lunedì 5 gennaio 2009

Riti di purificazione

Allora, dopo la botta di winterblues mi sono concessa un'ora di faccende affaccendate e già questo ha reso un pezzetto di casa vivibile. Ed ho ritrovato la borsa con le calzette, che ci mancavano a tutti.

Poi sono andata da Vilta, un ingrosso di feltro e gomma, un raid da 30 minuti però in compagnia di Cinzia, che si è offerta di venire ad aiutarmi a spostar roba e dare forma alla casa, che lei è bravissima.

A me già trovarmi proprietaria un un tot di belle pezze di feltro in vari colori, con cui farò degli scuri provvisori (cioè, conoscendo casa nostra e se funzionano, per almeno i prossimi 5 anni) (che il granfoulard Bassetti attaccato con lo scotch da pittore alle finestre per evitare che i vicini ci guardino nel letto alla lunga stanca. E poi ogni tanto si scolla un pezzo e crolla), dicevo, già la nuda proprietà del feltro mi rallegra.

Poi ho visto che ci sono i pezzoni spessi, con cui fare una testiera del letto e un paio di porte scorrevoli. Che bello il feltro industriale, adesso devo scoprire se ci posso fare le applicazioni colorate con l'ago da feltro, che infilzare lana maniacalmente con un punteruolo rilassa tanto, non so voi, ma a me si.

Poi abbiamo traslocato Silvia, abbiamo deciso di recuperare i figli e comprarci una pizza vicino casa. Poi ho scoperto che dovevo riconsegnare l'auto con il pieno, che già ero a un quarto di serbatoio e sennò mi multano. Non l'ho mai fatto con l'auto condivisa, adesso vediamo.

Lascio baracca e burattini a ordinar pizze dicendomi che in 20 minuti vado, riempio e torno. Mi ritrovo sullo stradone senza uscite per tornare indietro, che il distributore era dal lato opposto, arrivo al bivio per Purmerend, fuori Amsterdam, lì c'è un distributore automatico. Fra 8 minuti devo riconsegnre la macchina riempita e ancora non so come si fa.

Chiamo l'helpdesk per farmi allungare la prenotazione di un quarto d'ora (va a quarti d'ora) e farmi spiegare come fare. Il computer di bordo dovrebbe darmi un codice PIN, ma non lo fa. L'operatore mette in moto il suo di computer, per cercarmelo lui e segnalare il guasto. Alla fine mi dice il PIN e come funziona, io tento di ricordarmelo a memoria e gli segnalo che si tratta di una pompa a pagamento automatico, lui dice di cominciare ad inserire la tessera, ma se non funziona di andare a pagare in negozio. Ma il negozio non c'è.

Riattacco, che la telefonata mi costa 5 centesimi al minuto più la chiamate, torno indietro e arrivo alla BP, che il negozio ce l'ha. Mi memorizzo il chilometraggio, scendo e cerco di aprire con la chiave il serbatoio. Niente. ci riprovo 4 volte sempre più incazzata (con il vento gelido che mi entra da tutti i buchi del giubbotto), niente.

Entro in macchina e cerco il libretto. Leggo che bisogna girare la chiave un po' a sinistra e poi a destra. Esco dalla macchina e lo faccio, congelandomi. Niente. Intanto chiamo il capo e gli chiedo di attaccarsi al computer e prolungarmi la prenotazione di mezz'ora, che già sono stressatissima.
"Ma perché mezz'ora, dove sei?"
"Alla BP".
"E perché non sei andata alla Esso?"

In tutto ciò io sto cercando sempre di ritrovare il libretto delle istruzioni per capire perché non si apre il tappo del serbatoio. Scomparso. Cerco di sopra, di sotto, dentro, fuori, non c'è. Adesso si che sono una iena. Cavolo, la Esso. Non ci avevo pensato è a 100 metri da casa. Ma io non ho mai fatto benzina da quando abitiamo qui. E sto cercando il libretto e alternativamente cercando di aprire il maledetto tappo che adesso mi incazzo di brutto.

"Insomma, perché sei andata alla BP?"
Io questo lo sfanculo, signore dammi la pazienza.
"Senti, ma te lo posso spiegare fra poco a casa in tutti i dettagli, che questa storia è un incubo, non un pieno?"
Mi riattacca in faccia.

Bene, che così mi piego e vedo che il libretto è sotto il sedile. Mi precipito dentro per leggerlo al meno freddo, mi cadono da tutte le parti le chiavi, il pass per aprire la macchina, quello per il pieno, non ricordo se mi ricordo il PIN memorizzato in precedenza, qui c'è scritto che devo anche memorizzare il chilometraggio e io non ho uno straccio di penna, avevo lasciato la borsa a casa.

Memorizzo, capisco che dopo il doppio giro di chiave (un pochino a sinistra e poi a destra) devo togliere la chiave e svitarmi il tappo a mano (mai visto un tappo così complicato, gli venga un bene), faccio il pieno, vado a pagare, arrivo alla fase di inserimento chilometraggio e non me lo ricordo, ma a questo punto improvviso, che piuttosto che uscire, accendere il quadro, controllare, scendere, ricominicare daccapo e capire se mi ricordo il PIN non me la sento. Poi si scopre che era giusto. Uuuuf.

Certo che per farsi passare il winterblues, basta andare a fare un pieno.

Sono tornata a casa così stressata che prima di riprendermi quel tanto da riaccompagnare Silvia a casa con la macchina del capo, ho fatto a tempo a finire la pizza, mettere gli Gnorpoli a letto e bermi due tisane (e due fette di ontbijtkoek con la nutella biologica sopra).

Poi in macchina, a parlare per l'ultima volta sotto casa sua vecchia, ci siamo fatte un sacco di risate, mi ha parlato del suo ritiro spirituale di 10 giorni per ristabilire la comunicazione con sé stessa ("Ma se ti prendi uno zaino e ti circumnavighi l' Olanda spiaggia spiaggia con il vento contro, non ritrovi la comunicazione con te stessa?", "Si" e io le racconto del corso di crescita personale di 4 giorni che ho fatto quando ero incinta di 7 mesi e mezzo e non accettavano donne dopo il 2 trimestre, ma li avevo convinti).

E poi mi propone di andare con lei a fare il rito di purificazione con il peyote che ci ha proposto l' amica sciamana. e io non so, l'aveva detto anche a me l'amica sciamana e da un lato con lei ci proverei pure che mi fido della sua sciamanitudine, dall'altro ci tengo troppo ai neuroni ed è per questo che lo stupefacente più forte che abbia mai provato in vita mia sono l'occasionale bicchiere di vino e litri di chinotto, però, giro la domanda al pubblico, ma secondo voi il peyote è una roba pericolosa?

No, perché il winterblues mi sarà pure passato per oggi, ma il problema non è risolto alla radice. Qua o mi purifico con il peyote, o decido di andare un pomeriggio all'hammam.

PS e a me, ogni volta che pronuncio la parola hammam mi risuona in testa una canzoncina-tormentone di un programma radiofonico satirico di tanti anni fa, forse l'aria che tira, che faceva: "Ad Hammammet zum zumzum, ad Hammammet".

9 commenti:

LGO ha detto...

Oh mammasantissima, e io che mi lamentavo che oggi non sono riuscita a far benzina col motorino perché tutti i benzinai li hanno spostati sulle tangenziali e faceva un freddo cane. Tu mi hai magnificato la lamentazione!!
Bè, se è servito un po' a farti contrarre il winterblues, va bene.
Altrimenti, ti mando qualche dolcetto anch'io, in attesa che caliate in Italia ;)

graz ha detto...

Maaa non che io abbia niente contro per principio .. forse se provi prima con l'hammam ... (però se scegli il pejote dillo che magari ... un low cost per amsterdam magari lo trovo no?)

;-)) /graz

Igraine ha detto...

Cara Barbara
lascia perdere il peyote, trattasi di roba forte. Pensa che per Jim Morrison, che pure buttava giù acidi come caramelle, credo fosse un highlight delle droghe. Pure io, se mi assicurassero che avrò delle visioni davvero fighe, e che non mi capiterà nulla di male, lo prenderei. Ma qual è la persona che te lo può assicurare? Non siamo vissute in un accampamento di nativi Indiani. Meglio l'hammam.
Bacio, Igraine

lavaligiadicartone ha detto...

Brigitte con l'ufficio prende sempre la greenwheels e non abbiamo mai dovuto fare il pieno...in e out...ma quale car sharing hai usato? Hai pensato di far brillare il tappo?

http://nl.youtube.com/watch?v=8LJKUj97Gs4

Silvi@ ha detto...

Secondo me il winterblues te lo lascerai alle spalle tra un mesetto, quando sarai in pieno carnevale impegnata a sfornare mappazze. Comunque io lo ribadisco: un pied-à-terre in un posticino caldo per svernare non sarebbe un'idea così malvagia.
Vengo subito alla domanda finale del post "il peyote è una roba pericosola?"
La pianta contiene mescalina e questi sono gli effetti che ha sull'essere umano:
http://it.wikipedia.org/wiki/Mescalina
http://it.wikipedia.org/wiki/Peyote

Però se si preferisce apprendere da fonti più autorevoli -un bravo traduttore non si fida di wikipedia, dato che la versione italiana è piena di strafalcioni- si legga:
http://www.biology-online.org/dictionary/Mescaline
http://medical-dictionary.thefreedictionary.com/mescaline

Insomma, in due parole non è che l'idea di fucilare i pochi neuroni rimastimi mi alletti così tanto. Attendiamo altre opinioni o esperienze in merito.

Buona giornata,
Silvi@

emily ha detto...

ci vengo anche io, ovunque tu vada e qualunque rito tu faccia. mi basta dormire abbastanza mangiare da nn morire e riuscire a leggere un libro....dopo 15 giorni guancia a guancia con mio marito l'idea di riprendere a lavorare insieme mi angoscia...più di cento pieni alla Esso ehehehehehhe.

Mammamsterdam ha detto...

Nel frattempo stamane ho parlato con l'amica sociologa tedesca che è vissuta 20 anni a Firenze, e mi sono resa conto che siamo in effetti tutti provati dalle vacanze, dal guancia a guancia con la famiglia e dallamancaza dei sani ritmi soliti quotidiani.

Quindi il peyote per ora soprassedo (io si che sono contraria per principio alle sostanze stupefacenti, per tanti motivi non moralistici, ma poi ognuno si frigge i neuroni come vuole), con Anja venerdi cercheremo di andare all'hammam e portarci anche cosine da leggere.

@valigia: anch'io ho Greenwheels, ma adesso lo sai che il tappo maledetto, bisogna leggere bene le istruzioni a pag. 10 e soprattutto prendersi un grasso quarto d'ora.

The Soul Plugger ha detto...

ciao mammamsterdam! ti auguro un felice anno! io e mio marito abbiamo passato 5 giorni bellissimi ad Amsterdam e siamo tornati da poco....e come potevo non pensare al tuo blog quand'ero lì?? comunque una cosa va detta: che freddo tremendo abbiamo patito!!!!!
un abbraccio

My ha detto...

ciao mammamsterdam
volevo ringraziarti per aver teorizzato e messo nero su bianco questa cosa del winterblues.
mi son sentita meno sola.
è già un inizio.