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sabato 21 gennaio 2012

Imparare le parole difficili


Prima una pausa pubblicitaria per l' ultima creazione di Orso per il regalo di compleanno per Belle, il coniglio di zia A. Così, l' ha fatto e l' ha riportato a casa, perché in questo periodo di compleanni (la famiglia Diga tende a riprodursi nelle vacanze estive e quindi affoghiamo nei compleanni di questi tempi).


Questo invece è il regalo di compleanno che Ennio ha chiesto e che gli ho preso stamattina. Adesso comincio con il post vero e proprio invece.

Uno dei miei progetti a cottura lenta, non so se ve l' ho detto, è il Ricettario delle parole difficili e siccome le parole difficili sono quelle che incroci per sbaglio, non quelle che ti metti a cercare sul dizionario, si capisce perché ci vorrà del tempo. Mi sto ancora chiedendo se la carne cruda all' albese tagliata a mano, per esempio, ci stia alla voce: scotomizzazione. Voi che vi intendete più di me di carne all' albese o di scotomizzazione cosa mi dite?

Per questo sono evidentemente sensibile all' effetto che fanno le parole nuove o che ti piacciono o che ti colpiscono e del momento in cui provi a vedere se hai capito proprio bene cosa significano per poi usarle a proposito. Da ieri Ennio mi ha sorpresa con due delle sue.

Costrettolo a seguirmi al centro commerciale per comprargli scarpe nuove ("Ma me le compri tu, vai da sola" e io "No, ti devo far guardare la misura, infatti, quasi 37) ci ricompensiamo con un giro di ricerca e reperimento regalo di compleanno (la foto era per mandarla al padre e vedere se era d' accordo, lo era) e poi un hamburger lui e una tortina grassa e dolce alle nocciole e meringa io, che se non fosse di fabbrica potrebbe causarmi pure orgasmi spontanei, ma vabbè meglio di niente. Siccome siamo alla caffetteria dell' HEMA, sfoglio distrattamente il depliant delle offerte speciali, sorvolando su una pagina di reggiseni. Mi ferma al volo:

"Aspetta, ma allora un BH è un reggiseno?" l' ha letto alla rovescia sul depilantino.
BH che si pronuncia behà è il diminutivo di Bust Houder ovvero reggiseno ne più ne meno.

"Si perchè, non lo sapevi?"
"Io ho sempre pensato che fosse una di quelle case dove si va a fare sesso".
"No, quello è un bordello, ma si chiama anche casa chiusa in italiano".

Continuiamo a masticare e chiacchierare.

"Senti ma tu allora con il terzo bambino hai avuto un aborto spontaneo?"
"Io? No, non mi pare di averne mai avuto uno" non stiamo a sottilizzare a meno di 10 anni o quasi 10 anni, come volete, sui predictor che prima dicono si e poi dicono no il tutto alla 6-7 settimana che quindi a rigore ricade in quelle famose percentuali che lo dico sempre io che alle nostre generazioni ci ha rovinate il rpedictor, altrimenti sotto al terzo mese, ignorance is a bliss, una si faceva i fatti suoi.

"Ma tu la parola aborto spontaneo come la conosci?"

Lo dico anche a voi, ci sono due parole molto diverse in olandese: abortus è l' intervento di interruzionen di gravidanza, miskraam con kraam che afferisce a una serie di vocaboli intorno a maternità, puerperio, puericultura eccetera, e quindi sta per tutto ciò che ti va male. Ecco lui ha detto miskraam.

"Abbiamo letto un racconto a scuola".
Proprio quello che mi interessa, ma più di tanto non ne tirerò fuorio, quindi semmai chiedo alla maestra lunedi.

******
Oggi. In olandese.
"Mamma, ma nel milaans "chiùl" vuol dire culo, vero?"

Non gliel' ho chiesto come lo sa, scusatemi. Perché è proprio vero che ai bambini le lingue straniere gli saltano addosso come le pulci ai cani, ma il milanese, santo cielo, come ci arriva un figlio mio al milanese? Secondo me mi ha spiato qualcosa su Facebook o non si spiega.

E con chiùl che ci faccio, la ricetta del prosciutto in crosta?

giovedì 5 gennaio 2012

Progetti 2012 (ricordatemeli, per favore, a calci in culo se necessario)

Scripta manent anche se la maggior parte delle volte che bloggo, chissà perché me ne dimentico (Chissà perché il santuomo ancora non divorzia per crudeltà mentale, ma a volte si offende o mi cazzia).

Questi i miei progetti 2012, non sono propositi, li devo proprio fare, mi date una mano?

1) riorganizzare un Viaggio all' Aquila lungo la Statale 17 almeno intorno al 12 settembre per gli oriundi d' oltreoceano che vengono a Ofena per il pic nic annuale, che di solito si tiene a Vancouver, ma dallo scorso anno abbiamo iniziato ad organizzarci per farlo in proprio. Mandare entro tempi brevi programma e prezzi al gruppo.

2) Idem in estate per chi se l' è perso a ottobre ma mi ha fatto sapere di volerlo fare. Dal 21 luglio noi abbiamo le vacanze, inizio agosto chi potrebbe?

3) Finire il Giro d' Abruzzo in 80 ricette e racconti di zie, se qualcuno ha suggerimenti per un titolo decente, grazie. che Orfeo e Maura attendono qualcosa di concreto.

4) Impostare e forse finire il libro su Cracovia, queste vacanze sono state una manosanta per leggermi la documentazione seria. Sarebbe anche utile se a metà febbraio qualcuno mi ricordasse di ricontattare l' editore con un concettino fatto benino per proporglielo o va a finire come la volta scorsa.

5) Gia che ci sono e il materiale di base è quello, rimettere insieme lo spettacolo East Side Story (scusate, i titoli di lavoro non mi vengono meglio, vi dico solo che quello che doveva essere "Pagine immortali dalla Patrie lettere: Othello, un dramma pastorale" alla fine non solo è diventato come working title "La Pecorina", che poi è rimasdto il titolo definitivo e so per certo che ci siamo giocati una fetta di pubblico fisso con questo (ma ne è venuto di nuovo).

6) Non superare i 93 kg. di peso, se possibile perderne un po'.

7) Continuare a fare Pilates nonostante le sfighe della palestra sfrattata in cerca di un nuovo tetto, spero vicino casa mia.

8) Portare avanti con maggior convinzione il discorso pace, serenità e pulizia in famiglia, che adesso che c' è mamma mi faccio aiutare a buttar via scatoloni di fregnacce.

9) Cercarmi o trovarmi più lavori retribuiti in campo scrittorio.

10) Fare la versione professional-commercial di Mammamsterdam (il blog resta quello che è, ma le seccature è ora di monetizzarle).

11) Dire qualche no in più, sperando che non siano quelli sbagliati.

12) Vincere il concorso che qui c' è bisogno di soldi per pagare il mutuo.

Conto sul vostro sostegno, perchè che io mi distraggo e sono incostante quello si sapeva.

venerdì 23 dicembre 2011

Non mi lamento più

Nulla come due cesti di roba da lavare, non straripanti, di più (a cui si aggiunge gente in questa casa che in piena regressione da mal di cuore, o forse semplicemente pelandrite acuta dovuta al sonno sballato, ha ricominciato a bagnare il letto) e un figlio piccolo e pigro, che dopo che gli hai fatto il mantra: mamma sta così male e tu sei il mio bambino grande e bello, per favore vai sopra e vestiti subito subito da solo - sottotitolo: sono le 13.15, non hai mangiato, alle 13.30 dobbiamo prelevare mamma e sorellina di amichetto per andare alla recita scolastica di tuo fratello, che in questo momento vedo come una salita al patibolo ma tocca, e tu grazie per avermi fatto dormire ma vero è anche che sei stato cinque ore appiccicato al mio laptop che in questo momento non è surriscaldato, di più, sta per fondere, per i giochetti e cortesemente non farmi fare due piani di scale per farti vestire perché ci sono anche dei momenti di cesura nella vita in cui una madre accomodante e cretina forse riesce a imporre dei gesti di autonomia eccheccà, hai quasi otto anni, vabbè che sei il piccolo di casa, incazzoso e hai le mattine difficili ma muovi il culo e fai il tuo dovere perché tecnicamente non è da un pezzo mattina, e mi ti sto comprando con promessi di cornetti e donuts dal fornaio ma solo se ti spicci e questo temo, spicciarsi, non ti è sufficientemente chiaro, ma spicciati uguale, fallo per me, e per te perché potrei raccogliere le mie ultime energie per compiere un gesto inconsulto e accasciarmi sul pavimento, fine del periodo, ci siete ancora?

Poi urla incazzate da sopra, uno piccolo e furibondo che mi dice: ho fatto scuotere tutto l' armadio e ho scaraventato i cuscini per terra perché non me lo compri il cornetto, e io ribadisco che se si spiccia si, ma si deve spicciare, e mi metto a piangere dalla stanchezza e mi da i bacetti, perché incazzoso e stronzo si, ma anche tanto tenero (io una cosa forse l' ho imparata da questa influenza, che il pianto come metodo pedagogico, buttalo via, a mali estremi sempre meglio che mettersi a urlare) e se diovuole si veste, mentre andiamo alla macchina ho il lampo di genio della signora che da novembre a gennaio si piazza con i tipici dolcetti fritti di capodanno davanti al supermercato, che no ci andrei morta perchè amo i dolcetti fritti, ma il fritto secondo me va fritto e mangiato e non portato da altrove, esposto e se proprio lo vuoi caldo, scaldato nel microonde e a questo giro propongo al reprobo tre oliebollen senza uvette, le accetta, ne mangia due in macchina e la terza l' ho recuperata ieri sera, ancora nel sacchetto tra i cuscini del divano e ci siamo scampati la sosta cornetto dal fornaio.

Perchè l' incazzatura di figlio due lui l' ha giustificata con il fatto che non trovava più un paio di pantaloni da mettersi e io gli ho materializzato gli ultimi e anche l' ultima mutanda pulita. Perchè figlio mio, tu e tutti i maschi di casa così bravi a ricordarmi i miei limiti nei vostri e miiei confronti, ricordatevi solo una cosa: senza di me e tutti i miei limiti, stareste con le chiappe al vento e la panza vuota, sappiatevelo, voglio che diventi il vostro mantre per il 2012, grazie mamma.

Si, poi una si ritrova confrontata con il problema acuto e urgente che stiamo tutti a culo nudo e che domani si parte fino al 7 gennaio, anche se ieri non ero in grado sul momento di farmi chiara questa scadenza, perchè stavo ancora male. E poi trascina figlio 1 a coro dove lo recupererà il padre, per fortuna la direttrice della nuova scuola tra i suoi altri pregi e una santa.

Le avevo mandato una mail prima di crollare dicendo che ero messa troppo male per portare Orso a scuola e mi dispiaceva, e se per caso c' era qualche genitore che abitava dalle nostre parti e mi ci mettevano in contatto perchè mi facesse la carità di prelevasrmi e portarmi orso alla cena di Natale della scuola, rin graziavo umilmente. Me l' ha trovata, e pure una tipa molto caruccia che ho visto solo quando mi ha riconsegnato orso, perchè quando sono venuti a prenderlo io stavo portando Ennio a coro e Orso questo bambino, che sta due classi più su, manco lo conosceva, ma è andato, gli ho lasciato le chiavi, ha persino chiuso casa.

E io rientrata dal coro, munita di ottima cena presa da Antonio a Casa di Maggio, perché che ce li hai a fare gli amici con la migliore gastonomia da asporto di Amsterdam e pure vicino al coro, se non approfitti, che oltre a due fette di pescespada con melanzane e peperone ripieno, mi ha regalato una vaschetta di pasta e fave e un assaggio di una pasta strana? Così rientro in una casa vuota e tranquilla, la cena pronta e invece di schiantare metto in ordine e comincio a fare bucati che piego al telefono con Rita e insomma, quando rientrano i maschi al completo sto già meglio di testa, e mi tocca farli addormentare da me nel lettone e Ennio continua a fare il vago e l' insonne ma di nascosto aveva accettato di andare a letto suo dal lettone solo perchè si era fregato il laptop e allora pure io sono capace di essere insonne e adesso dormono ancora tutti mentre io ho piegato e ricaricato una lavatrice, mi rimetto a dormire un' oretta, è il primo giorno di vacanze, Giulia viene con i suoi a fare lavoretti di Natale, le valige dei bambini le riempio direttamente di fianco alla lavatrice e poi a pranzo scapperemo dall' Ikea per mollarli un' oretta e inaugurare Plundra, che comincia oggi. Che a me Plundra ha sempre fatto ridere assai come nome, visto che se sapete cosa significa plundering in inglese e plunderen in olandese, capite che a parte gli stupri e gli incendi ci andiamo a ficcare in una roba che dovrebbe sembrare il sacco di Roma.

Mutande e calzette pulite le abbiamo, le cose da sci miracolosamente lo scorso anno le ho messe in una scatola apposta nel ripostiglio, il maschio si impacchetta da se, domani il concerto di natale di Ennio e se diovuole ci togliamo di torno e a me passerà, spero, definitivamente l' ultima botta di sinusite. Così spero anche di voi, statemi bene e sappiate che dal 30 gennaio sono di nuovo online con le foto delle vacanze sulla neve live.

venerdì 9 dicembre 2011

Orso sa come (non) spezzarmi il cuore

Stamattina approfitto del capo ancora sotto la doccia per portare Orso nella nuova scuola con la nostra macchina, comodamente parcheggiata di fronte casa. Normalmente mi tocca farmi forza per portarlo in bici, come piacerebbe tanto a lui, o correre 3 vie più in là fino all' auto condivisa sotto la pioggia (mercoledi), la grandine (lunedi e martedi) e comunque al buio delle otto di mattina invernali a queste latitudini. Che lo so che stanno per arrivare le vacanze e verso febbraio la cosa lentamente migliora, ma per ora a me le mattine buie non fanno sangue. Specie con la grandine (ecco, la nebbia o la neve invece mi piacciono).

"Salutiamo papà, CIAO CAPO!!!!" ma il capo sta sotto la doccia e non ci sente.

Attraversiamo lo stradone tenendoci per mano.
"Sai mamma, ma papà quando esce presto io non riesco mai a salutarlo. E certe volte, quando torna dopo le 8, io neanche lo vedo". Ci sono dei giorni che non lo vedo mai".
"Amore, ma tu diglielo che ti manca, mi sembra una cosa tanto carina", e poi almeno lo sente dire da te, che magari lo sa benissimo che i figli li vede poco, come tutti i poveri genitori che si fanno un gran culo per il lavoro, ma almeno ne parlate ed esorcizzate la cosa.

Che il povero capo fa davvero del suo meglio e tra i due turni settimanali per portarli a scuola (Orso però con la scuola nuova ne è fuori, a parte ieri che io ho portato Ennio dal medico e loro sono andati in bicicletta) e in piscina la domenica. Ma Ennio ha in più il venir ripreso dal coro al giovedì sera e il calcio il sabato mattina. Che Orso aveva iniziato a dire che voleva fare calcio anche lui solo per questo motivo. Per cui sabato Ennio lo porto io così il capo per una volta poltrisce un po' e porta lui Orso a disegno.

Che questa è la cosa che davvero mi pesa più di tutte da quando abbiamo i bambini, soprattutto quando erano più piccoli e veramente non lo vedevano quasi mai e non cenavamo mai insieme come una famiglia, che a me, magari sbaglio, questa cosa del condividere il desco come espressione massima dell' armonia famigliare, lo so che è un pensiero limitante tutto mio, ma non mi piace che non lo possiamo fare, anche se adesso i figli crescono, mangiano sempre più tardi e ci riusciamo quindi abbastanza spesso.

Ma quando erano più piccoli, quanto mi sono sentita ragazza madre, proprio a me che la convivialità è tutto, ma convivia tu con due che litigano, non mangiano, mangiano la minestra con le mani, fanno cadere di tutto e io mica ho il tempo di cucinare prima e metterli a tavola dopo o dovrei iniziare a preparare la cena alle 16. E quando arrivi tu a mangiare la tavola è un casino e le cose buone che avevi fatto sono tutte fredde. Poi che una si da all' alcol. E alle pizze surgelate.

Adesso diciamo che va meglio, a parte che mangiano meno cose di prima e mica si può vivere di polpette, salsicce e pasta al pomodoro?

Insomma, tutto questo mi girava per la testa mentre attraversavamo lo stradone che è si larghino, ma neanche un' autostrada a 36 corsie. Chiedendomi cosa stavo sbagliando nella vita. Chiedendomi cosa voleva davvero dirmi mio figlio, che Orso è Orso e le sue richieste sono sempre molto ellittiche. Perché figlio mio mi stai dicendo questo?

Che mi si spezza il coredimamma?

"Perché quando torna alle 8 poi non abbiamo più il tempo di guardare i cartoni sul suo computer".

Giusto in tempo per non spezzarmi più il cuore.

È bello poter sempre contare su tuo figlio contro i sensi di colpa.

martedì 6 dicembre 2011

Citazioni citabili, igiene e il senso del proprio corpo

Va bene l'anima, lo spirito, la comprensione, la creatività, parlare con i figli e rispondere a tutte le domande, ma ogni tanto tra i doveri di una madre ci sta anche la cura del corpo.

Anche se i figli ti rispondono cose che ti fanno ribaltare.

Routine serale, detta anche 'del domatore furioso'.
"Forza, avete lavato i denti, di chi sono queste mutande per il corridoio aaaarghhh! mi sentite? prima di mettervi il pigiama voglio che vi facciate un bidet per bene, mi sentite?"
"Io voglio un guantino di spugna, perché voi che fate sesso ci siete abituati, ma a me non mi va di toccarmi il sedere per lavarmelo".

La situazione, anche se appunto sto annaspando, richiede una risposta energica e decisa:
"Guarda che lavarsi non ha niente a che fare con il sesso, è il tuo corpo mannaggia, bisogna anche volergli un po' bene e mica andare in giro puzzando".

Gli porto il guantino. Lo metto a mani a terra come al nido e gli faccio io un ripasso per sicurezza. Due ripassi.

Noi che facciamo sesso, mi devo sentir dire, puzzoni preadolescenti e pigri, tipici questi maschi. Anche se detto dalla madre che si fa la doccia solo quando si deve lavare i capelli, forse non fa effetto (ma io apposta ho il bidet e i guantini di spugna in casa).

Cavolo, ci ho messo tanto ad emanciparmi dalla diffidenza verso il corpo inculcatami dal cotè Silvestrone, tutte sante donne che si facevano la doccia o il bagno in camicia da notte per modestia, e me lo ritrovo qui?

Sarà uno di quei tratti ereditari che come i capelli ricci, a volte saltano un paio di generazioni.

lunedì 5 dicembre 2011

Fine (prima) settimana

Si apre la porta della sala d' aspetto della guardia medica all' ospedale e dietro c' è un belloccio in giacca a quadrettini azzura.
"Tocca al bambino Diga"

"Buonasera, sono il dottor X"
"Buonasera, Summa, sono la madre. Orso?"
"Ciao Orso" e da la mano anche a lui.

Stasera abbiamo festeggiato Sinterklaas dai cuginetti piccoli fuori Amsterdam, tutta la sacra famiglia Diga con regali, ricchi premi e cotillon. La tecnica ci viene incontro con un sistema sofisticatissimo su Internet in cui basta inserire i partecipanti e le loro mail che il sistema estrae a sorte a chi bisogna fare il nostro regalo, e ce lo comunica per e-mail. Il sistema di quest' anno inseriva la possibilità di fare una lista di desiderata, mostrando anche dei suggerimenti per classe di prezzo e io ho scelto l'argilla Himalaya di Rituals, da spalmarsi addosso prima della doccia. Mi sa che l' ha presa mia suocera, mentre a me è toccato il capo e a lui mia cognata che ha chiesto dei limoni biologici e altre cose.

Come sempre, si crea un trucco per far suonare il campanello (di solito sono i vicini) e i bambini si sono precipitati a cercare chi era, dov' era, poi si sono ricordati che lo scorso anno i regali erano nella baracca dietro e infatti:
"Mamma, guarda i regali stanno in un sacco e nella nostra borsa dell' Ikea", urla Orso.

Ora, sappiamo che da un paio di settimane, grazie all' amichetto più grande (bastardo) Ennio sa che Sinterklaas non esiste. Orso tiene ancora duro, ma aveva sgamato un paio di giorni fa che i regali nelle scarpe le sere che le esponiamo ce li mettiamo noi (visto che ci aveva sgamati gliel' ho spiegato come Un Grandissimo Segreto, che siccome Sinterklaas già ha il suo daffare a consegnare il tutto la sera dei regali grandi, quelli piccoli lo aiutiamo noi genitori. Insomma, Orso ci è o ci fa? Non lo sapremo mai).

Come sempre la parte più bella, da quando sanno leggere, è che tirano loro i regali fuori dal sacco e leggono il nome del destinatario e poi cazzeggiano tra loro per chi deve consegnare il regalo successivo, mentre gli diciamo di aspettare che il donatario apra il regalo, legga la poesia (le ha scritte solo mia suocera e qualcuno a lei) prima di passare al successivo. Ovviamente aspettare è durissima, e a mia suocera era toccata una poesia lunga e complicata da leggere perchè scritta a mano, e a quel punto Ennio l' ha interrotta:
"Te la devo leggere io?" per spicciarsi e proseguire.

poi mentre loro provavano sul tavolo un nuovo gioco avuto in regalo, e io riferivo a mia cognata tutta la telenovela della scuola e dei figli, salta su Orso che si lamenta di un chicco di mais nell' orecchio (si era portato dietro i chicchi di mais da sgranocchiare ed evidentemente ha esperimentato).

Insomma, io resto sul divano con una vaga nausea, mia suocera con la lampadina da minatore che Sinterklaas ha portato a Ennio esamina l' orecchio, individua il chicco in profondità. chiede se qualcuno ha una di quelle ventosine per le lenti a contatto e rinunica a cercare di tirarglielo fuori con mezzi di fortuna per paura di far danno.

"Orso, non toccartelo più e domattina per prima cosa andate dal medico".

A quel punto mi alzo e decido io che sono la madre:
"No, lo portiamo al pronto soccorso" tanto un ospedale vicino c' è, l' ho visto mentre arrivavamo.
"Telefona prima per sentire se lo devi portare al pronto soccorso o magari direttamente in reparto dall' otorino".

Non so se sono io troppo presa dalla cosa, ma noto una calma enorme, nessuno che si agita o dice niente. Nessuno che mi dice si o no sulla decisione di portarlo subito a vedere. Mio cognato già ha trovato il numero dell' ospedale e mi chiede se ci voglio parlare io.
"No, fai tu, che sennò si ritrovano la madre straniera in preda al panico".

Parla, riattacca e fa: dai che ci aspettano alla guardia medica che sta presso l' ospedale.
Il capo manda me.

"Mamma, ma se un bambino resta in ospedale ci rimangono anche i genitori?"
"Certamente, ma secondo me non dovrai restarci".
'Se invece in ospedale ci devono andare i genitori, un bambino non ci deve stare per forza?"
"Beh, può andare a trovarli, ma siccome i bambini in ospedale possono prendere facilmente delle malatttie, preferiscono non farceli andare a meno che non stiano male loro".
"Se tu devi andare in ospedale io ti faccio un disegno tutti i giorni, uno al giorno".
"Sei molto carino, sono contenta e puoi anche scrivermi delle mail".
"Si, ma ti faccio anche il disegno".

Il medico guarda un orecchio, poi per sicurezza anche l'altro e sissignore, anche lì c' è un secondo chicco di mais e decide di andare a prendere degli strumenti.

"Mamma, ma lui allora non è un vero medico", fa Orso, molto tranquillo e controllato, ma stiamo a fare tutti i tranquilli e controllati, mi sa, da quando abbiamo sentito questa storia, che uno se lo aspetta da un bambino di tre o quattro anni, ma da questo qui? (Si, proprio lui, chi altri sennò?)
"Si è un vero medico di base, ma non di questo ospedale, lo hanno mandato da fuori ad aiutare e secondo me è perché stasera è festa e chi ha bambini ovviamente vuole stare a casa".
Il medico appena siamo entrati mi ha informato, come da protocollo, che lui è un medico di base ma non di pronto soccorso e che quindi se è il caso si consulterà con il suo supervisore, il dottor Y, che sta nell' ambulatorio accanto. Insomma, se ho capito bene sta facendo il tirocinio per la specializzazione. È giocane, vestito con cura e non porta il camice. Io invece mi sono strafocata della crema di pomodori secchi con enormi quantità di aglio di mia suocera e me la sento puzzare fin dentro le orecchie, mannaggia.

Mi piace molto come parla con Orso, gli spiega tutto quello che farà e come lo farà e con che strumento, tutto in modo molto rassicurante. Glielo insegnano apposta, per carità, ma a chi viene meglio e a chi peggio.

Con un piccolo uncino non riesce a tirarlo fuori.
"Non capisco", fa Orso, "perché io ci sento tutto bene".
"È perché il chicco fa sempre passare un pochino d' aria intorno".

Scopro che Orso sa perfettamente come funziona l' orecchio interno, sa che il tunnel diventa più piccolo e:
"mamma, in fondo c' è come un muretto su cui i suoni vibrano, non c' è un buco direttamente verso il mio cervello".
Gran cosa l' istruzione.

Il medico torna con una siringona e gli spiega che ci metterà dell' acqua tiepida e che cercheremo così di spingere in fuori il chicco e di non preoccuparsi se sente nell' orecchio il rumore dell' acqua, come sotto la doccia ma più forte ovviamente.

Io reggo la bacinella sulla sua spalla e gli spingo la mia testa contro la sua, un po' per evitare che magari faccia movimenti improvvisi, un po' per toccarlo se ha paura. E plik, il chicco salta fuori. Poi tocca all'altro orecchio ci vuole un po' di più ma è fatto.

"Promettimi che non lo farai mai più".
"Penso che ti sia servito per imparare qualcosa, vero Orso? In fondo sei un ragazzino curioso, ma bisogna stare attenti".

In macchina con lo zio.
"Sai mamma, mi è piaciuto un sacco l' acqua nell' orecchio". Per carità di dio.

A casa stavano già tutti a tavola, abbiamo riferito ma nessuno ha sprecato troppe parole al riguardo, solo che ormai sappiamo che se la porterà dietro questa storia almeno per i prossimi 60 anni a tutte le riunioni di famiglia.
"Ti ricordi quella volta che zio Orso si è messo due chicchi di mai nell' orecchio e due piselli secchi nel naso eccetera eccetera?"

Questa è la stoffa da cui nascono le leggende. Io e il capo eravamo stranamente sfiniti e dopo cena abbiamo tagliato corto per ripartire che domani c' è di nuovo scuola. I figli e le feste, come no, ti distruggono.

PS: venerdì quando l' ho ripreso da scuola la maestra mi ha detto che partecipa, fa tutto, non solo i compiti al computer ma anche gli altri, che gioca molto con gli altri bambini, che ha ispezionato tutto quello che hanno in classe e che è molto curioso, ma che lei è contenta di vederlo che si trova bene ed è felice. (Il fratello invece è stanco, isterico, non riesce ad addormentarsi per i pensieri e sono alcune sere che viene nel nostro lettone dove in 5 minuti casca come una pera. Manovre di assestamento, direi).

A casa ci ha raccontato che hanno lo stesso metodo di lettura della scuola vecchia, solo che lì stava ancora facendo il libro 1 e qui gli hanno dato direttamente il 3. Come volevasi dimostrare, ci sono scuole che fanno di tutto per tenere su il proprio sistema e scuole che guardano cosa serve al bambino singolo. Un piccolo incoraggiamento che forse andrà bene, che forse abbiamo fatto la cosa giusta.

Domani dobbiamo andare presto a scuola che arriva Sinterklaas pure lì e hanno un regalo anche per lui.

venerdì 18 novembre 2011

È venerdì

È una settimana che attendo notizie sulla nuova scuola di Orso. Dopo il liscebusso esplicatorio di venerdì scorso delle due maestre, che si sono spaventate e sentite anche un po' offese dalla comunicazione del cavolo e dalla fretta con cui io lo voglio spostare, anche per via di tutta la procedura con l' ortopedagogo che era stata avviata, dopo avergli spiegato il nostro punto di vista ed essermi tolta un paio di sassolini dalla scarpa, avevo concluso dicendo: noi ci poassiamo dire e fare quello che vogliamo, ma tanto Orso la sua decisione l' ha presa nel momento in cui ha deciso che lui sarebbe diventato impermeabile. E io adesso ho fretta di toglierlo da questo stato, spero che solo il cambiamento gli faccia capire che può ricominciare da capo, con un foglio bianco, da un' altra parte.

Perché lui ha una gran voglia, di andarci a quest' altra scuola, e spero solo non si deluda subito, perché i primi giorni, con tanti bambini che non conosci e la necessità di farsi spazio nel gruppo lo so da me che possono essere faticosi. Lunedì a colazione ha fatto subito: mamma, ma oggi vado alla scuola nuova?

Insomma, ieri anche la maestra di turno non aveva sentito niente e sono andata a chiedere alla coordinatrice interna, che è lei che si occupa di queste cose, ma lavora 2 giorni a settimana. Finalmente ci parlo, perché avrei voluto farlo a marzo/aprile, ma era in maternità. E finalmente ho trovato qualcuno che ha capito esattamente che abbiamo perso un' occasione.

"Avremmo dovuto pensare prima a fargli un test e dargli del materiali più al suo livello, così non si riduceva ad annoiarsi", fa lei.
"Si, e col senno di poi, sai, io avrei dovuto cambiargli scuola già in seconda quando si era messo a dare fastidio per la prima volta. Però senti Lizette, quello che sappiamo oggi non lo sapevamo allora e allora inutile dirci che potevamo fare meglio, abbiamo fatto quello che potevamo".

Se non altro rientro sollevata, comunico al padre nel suo letto di dolore (è rientrato precipitosamente, è schiantato a dormire e ci ho riparlato bene solo stamattina, quando stanco ma ripresosi se ne è tornato al lavoro), parto per i miei giri, ritorno a sera sfinita e malaticcia e nauseata pure io, e dormo con Orso che sta più vicino al bagno di camera mia, un piano per la precisione.

Perché lo scioglimento del rebus è arrivato con una telefonata della nuova direttrice ieri pomeriggio. che questa settimana Orso resta alla scuola vecchia per darci il tempo di fare le carte. Che gli danno il tempo di ambientarsi e tutto, quindi la faccenda dell' osservazione si sospende e si riprende solo se anche lì ricomincia a fare il lavativo o lo strano. che comunque la settimana che viene può venire un giorno in visita per abituarsi e poi venerdì gli facciamo una bella festa di addio a scuola vecchia.

"Che posso fare di regalino agli altri bambini? E se qualcuno è malato e non c' è? Ah, bene, vuol dire che glielo mettiamo sul tavolo e se lo prende quando torna, come facciamo per i compleanni".

Il fratello piange e non ci dorme la notte.
"Mamma, io non voglio, Orso mi mancherà moltissimo, perché a scuola lo vedo tante volte".
"Su, su, in fondo state in classi diverse e vi vedete poco, e poi veniamo a riprenderti insieme".
"Ma perché non rimane nella mia scuola?"
"Perché lì lui non è felice".

Spunta la testa del soggetto da dietro la porta:
"Vi sto ascoltando, eh?'

Qualcuno deve spiegarmi perché in momenti topici come questi la povera mamma febbricitante, distrutta e con la nausea nel gargarozzo che non va su e nn va giù, si ritrova da sola ad affrontare il mondo.

Per fortuna è già venerdì.

E comunque ieri, mentre aspettavamo che Ennio finisse lezione di canto e io uncinettavo, Orso ha deciso che l' uncinetto gli piace e stra imparando a fare la catenella e vuole farmici un cappello per il mio compleanno. Mi sento sempre più Soulemama, tranne la parte dello home-schooling, che sinceramente, a un figlio solo alla volta, lo farei pure volontieri.

martedì 8 novembre 2011

Progressi in tema orsesco

Ci siamo tolti il dente, signore onnipotente che parto che è stato. Cioè, dopo visite, telefonate, patemi, discussioni esterne per togliere pressione al vapore (mio), in modo da poter sostenere discussioni interne che non prevedessero subito l' intervento della neuro, e facciamo bene e facciamo male (grazie, dico solo grazie a tutti quelli che mi sono stati a leggere, a sentire, a darmi consigli o saggiamente astenersene, comunque darmi l' idea che prendermi sul serio ed ascoltarmi, cosa che da altre parti non avevo, e mi sarebbe servito invece). Oggi abbiamo parlato ai bambini del cambiamento di scuola di Orso.

Oggi non c' era scuola e i bambini avevano deciso ieri che si sarebbero alzati, preparato il caffè, spremuto le arance, e io mi ero svegliata forse alle 4 e alle 7, dopo aver parlato con il capo, averlo spinto a decidere, aver fatto del lavoro vario per distrarmi, alle 7 sono crollata a dormire, fino a che Orso non si è alzato ma ha deciso di venire a sdraiarsi con me per scaldarsi mentre Ennio faceva la spremuta, e il capo ha annunciato che va bene, visto che poteva lavorare da casa oggi, tanto valeva parlarne a colazione purchè facessi iniziare lui.

"Orso, ma tu che ne diresti se ti cercassimo un' altra scuola?"
"Quale, quella dove sono andato tanto tempo fa un giorno e che mi piaceva tanto, si, si, quella?"
"Quella dove avevano i tappetini per i bambini che si stancano e vogliono sdraiarsi un pochino?" si intromette Ennio.

OK, io sono quella che ieri mattina si è risvegliata alle 5 con una bruttissima sensazione nella pancia che le diceva: ma tu, cosa stai facendo a tuo figlio? Il dubbio del cornuto, lo chiamano, perchè ieri avevamo il colloquio finale con la potenziale nuova scuola.

"No, non è quella scuola che dici tu, perchè è troppo lontana, ma un' altra".
"Bambini è quella dove siamo stati quest' estate con le bimbe e mentre io e la loro mamma siamo andate dentro a vedere voi avete giocato fuori".
"Ah, quella".

No, perché sa solo il cielo quante mattine mi sono svegliata all'alba con il patema, aspettando il momento di parlarne con calma assieme al capo, ma parlarne con calma pare sia un ossimoro, e il poveruomo mica ha solo me e i miei patemi da gestire, ha anche un lavoro che nei momenti salienti della nostra vita gli riempie la testa e i momenti liberi e questo è uno di quei momenti. Anche a giugno lo era.

Insomma, stamattina mi sono svegliata non voglio neanche sapere a che ora, sfogandomi a leggere La Mennulara che ho iniziato ieri sera. che se vogliamo è pure confortante come letteratura. Il capo si è svegliato appresso a me, e a me dispiace fargli pressioni per decidere in questi rari momenti di silenzio, perchè le decisioni ponderate esistono, ma come mi ricorda la saggia Vic le decisioni perfette non esistono perchè oggi decidi in base a the best of your knowledge di quel momento e domani la vita ti cambia le carte in tavola senza che tu possa farci niente.

Poi ieri ci siamo andati e abbiamo visto un attimo la sua classe e la nuova maestra, ma erano impegnati in giardino con un progetto natura e orto, ci siamo fatti un giretto per la classe vuota, guardato il materiale, letta la guida scolastica (è la prima in cui c' è nello specifico una frasetta in cui dicono di voler prestare particolare attenzione anche a quelli che una signora, ex-insegnante e redattrice della rivista per gli insegnanti, incrociata per caso ai giardinetti all' inaugurazione della scuola di musica, quelli che la signora chiama whizz-kids, cioè bambini che invece di darti preoccupazioni perchè non ce la fanno e hanno bisogno di sostegno, danno preoccupazioni e hanno bisogno di sostegno perchè ce la farebbero un pochino troppo. E io lo so che insisto troppo su questo punto e ormai mi sono scocciata da sola, ma secondo me il problema è proprio quello e la signora in questione di tre nipoti ne ha due che hanno richiesto alla scuola un approccio specifico).

La classe, che dire: sono in 19 (meno che nella classe attuale quindi), 14 femmine e 5 maschi, tutti molto etnici compresa la maestra e mi sono ricordata del primo, catastrofico nido di Ennio nel quartiere popolare accanto al quartiere fighetto in cui abitavamo prima. Che con i genitori che incrociavo non sapevo mai di cosa parlare, ma che ero ogni volta colpita dalla socializzazione dei bambini, molto fisica, molto affettuoso, molto mirata al gruppo.

Che un giorno che Ennio di manco due anni aveva piantato una tragedia di pianti mentre lo stavo per lasciare, e io incintissima e disperata mi ero seduta per terra e l' avevo preso in braccio, così com' ero, senza una maestra che mi si filasse, 3 in una stanza di 20 m2 scarsi a chiacchierare per fatti loro, e una bambina più grande è venuta ad accarezzarselo e dargli i bacetti, un' altra ha trascinato sotto al suo naso una cassetta di costruzioni e si è messa a giocarci invitando altri due bambini a unirsi e a quel punto Ennio interessatissimo si è scordato di piangere e mi ha mollata per giocare con loro mentre una piccolissima già che ha visto che il posto si era liberato mi è venuta in braccio lei.

Ecco, io guardavo quel nido parcheggio con quelle maestre ignoranti, e come dicono gli olandesi, molto ordi, abbreviazione di ordinair, che sta per biondone con 3 cm. di ricrescita, lampadate, con la sigaretta pendula e l' accento burino, e i pantaloni stretch bianchi su un giroculo da 2 metri e i taccazzi in bilico sotto e le unghione smaltate. Che io come tutte le madri con la puzza sotto al naso ci guardo a queste cose, e sapevo che entro il mese saremmo passate all' asilo ariano a 2 minuti da casa, con la maestra eterea steineriana e laureata (l' ho scoperto solo due settimane fa, ma lo sospettavo), il piano pedagogico e i giocattoli di legno, e, ma allora non lo sapevo, una classe di 7 maschi ariani taciturni e sotto i due anni, che ci hanno messo un bel po' a mescolarsi e interagire e meno male che a un certo punto sono arrivate un mucchio di femmine più coccolone e interessate nel prossimo, ma questo è stato il vantaggio di Orso che ci è entrato dopo in quella classe lì, quando il ricambio naturale aveva fatto il suo corso.

Insomma, spero in una classe con una socializzazione più 'mediterranea' e colorata, una maestra capace di improvvisare quando nel mese più piovoso dell' anno hanno il programma in giardino in cui ogni bambino ha un barattolo per misurare la caduta della pioggia e proprio quel giorno lì non piove e hanno però la signora del progetto natura venuta apposta allora con lei si mettono a ripulire dalle erbacce le aiuole, e a me le maestre con capacità d' improvvisazione mi fanno allegria e danno fiducia, e lo so che mi sto arrampicando sugli specchi e cerco di razionalizzare le mie sensazioni di pancia che vi devo dire?

Tanto ne ho parlato già qui.

Tanto, con tutto il mio politically correct del cazzo la prima cosa che ho pensato quando ho visto quella classe, ma proprio la prima, è che non ce ne sembrava essere manco uno con gli occhi azzurri, il contrario esatto della classe attuale. Tanto non me ne sono neanche dovuta vergognare perchè mi sono appena letta Blink! The power of thinking without thinking e mi sono rassegnata al fatto che non ci posso fare niente se ho questi pensieri di primo acchitto, basta che so da dove vengono, che io delle mie reazioni di pancia su argomenti su cui ho studiato volendo mi posso pure fidare, che un mucchio di gente che non si è letta Blink! questa fiducia non ce l' ha e cerca fatti, dati e analisi che poi sonop manipolabili esattamente quanto le reazioni di pancia e del diman non v' è certezza, e che ttè faa na pooora mamme? e insomma, l' abbiamo fatto, non per la prima volta il maschio alfa ha la sensazione che decido io e lui non ha niente da dire, non per la prima volta io trovo che sia un' osservazione ingiusta e soffro in silenzio, visto che io su questa cosa di cambiagli la scuola ci sto studiando dal 2009 e non mi sembra di aver preso decisioni affrettate, e che magari le potessi decidere io le cose, lo avrei fatto a giugno questo passo, cos^`trasferivo anche Ennio senza colpo ferire e invece questa maledetta cosa che le cose vanno studiate e decise in due, anche quando un momento tranquillo resta un' ossimoro e la vita ci insegue, o, che vi devo dire, io specialmente dopo che ho scritto questo mi sento molto più sollevata e così spero anche di chi ha partecipato con affetto degli infiniti patemi e per semplicità fa prima a leggerselo qui come è andata a finire, vero mamma?

martedì 16 agosto 2011

Gotta love me

Orso si definisce un inventore. E per inventare cose pasticcia con tutti i prodotti proibiti di casa, arrivando a portare di nascosto la scaletta della cucina sotto al pensile dei prodotti chimici, o rubarsi dal cassetto le chiavi per aprire la baracca in giardino e sfogarsi con tutti i resti dei prodotti della ristrutturazione della casa.

In primavera per esempio ha rovinato la piscinetta aggiungendo a quel pò di acqua piovana un fiasco di trementina, vari colori e vernici e ciligina sulla torta, cemento in polvere che peraltro ha sparso per mezzo giardino e poi ci ha pure piovuto e ve lo devo dire io come diventa la polvere di cemento quando sopra ci cade l' acqua? Basta provarci, è una cosa che si fa prima a farla che a spiegarla.

Un' altra cosa che lo affascina sono gli spray e la crema per capelli del padre, che hai voglia a nasconderla, a volte la ritrova. Mi ero comprata con gli sconti un deodorante figo di Rituals che adesso sta in cima alle mensole delle provviste. Quelle 4 gocce rimaste, intendo.

Arriva con mezza testa che sembra lo abbia leccato un vitello e fa:
"Mamma mi sono messo il plak-plak". Sembra la versione bambina della carta moschicida.

Ricordo che questo è il bambino assolutamente insensibile ai commenti negativi e che si fila poco pure quelli positivi. D' altronde cosa gli dovrei dire: Orso, ma quanto sei bravo, negli ultimi trenta secondi non hai combinato NESSUN disastro? Ci vorrebbe un tempismo che non ci appartiene perchè io sono distratta e certe cose le scopro quando è troppo tardi per fargli checchessia complimento.

No, quelli che si sono inventati la storia delle attenzioni in positivo è meglio che arrivino qui ed ora con un consiglio concreto e applicabile che non coinvolga maltrattamenti ma neanche prese per il culo. Perchè è un bambino sensibile e sveglio e se uno gli racconta palle se ne accorge.

Oggi all' improvviso ne ha rifatta una, ma gli ho fatto un discorsetto esausto e assertivo, ma non troppo incazzato e l' ho costretto a pulire il tutto, cosa che peraltro ha fatto con convinzione e impegno, anche se sui risultati meglio stendere un velo pietoso.

Il meglio di se l' ha però dato qualche giorno fa, fuori pioveva, io stavo cucinando, il padre è rientrato e l' abbiamo visto nascondersi fuori nel gazebo. Poi il capo si precipita fuori di corsa e rientra agitando una bomboletta spray di colla e urlando: che roba è questa?

Poi si è attaccato a internet (io continuavo a cucinare e non capivo bene cosa stava succedendo) ed è arrivato chiedendomi se avevamo la benzina per smacchiare (aeh!?) o in alternativa la trementina. Se me lo avesse chiesto all' epoca dell' impresa piscina avrei dovuto dire di no, che era finita, per per fortuna abbiamo riverniciato ultimamente e c' era.

Insomma, si era spruzzato la colla nei capelli.
"Prendi la macchinetta e rapalo, è estate e almeno se ne ricorda per un po' ", faccio io che sono per le pulizie rapide.
"No, è stigmatizzante".

Stica, qui le stigmate le farà venire a me. Comunque mi sono allineata al metodo pedagogico paterno, perchè i genitori devono fare fronte comune, ma io ero per raparlo, se necessario facendolo nel sonno.

Poi la mattina dopo che c' era un briciolo di sole e io dovevo sitemare il giardino mi sono accorta che aveva spruzzato anche le mie fioriere in legno appena fatte. Ho bestemmiato, ma non mi ha sentito nessuno e questo sarebbe il momento filosofico per chiedersi: se un albero cade in una foresta deserta e nessuno ne sente il rumore, quel rumore è davvero esistito? No, sono domande che con i miei figli mi faccio spesso.

Poi siccome doveva venire san Lukasz che è l' amico polacco che mi aiuta a fare i lavori di casa quando mi viene il raptus cambiamento-miglioramento che qui è come la fabbrica del Duomo e non si vive più, ma so anche che faccio meglio a starci lontana dal trapano, ho iniziato a staccare le tende del gazebo per muoverci meglio. E pure lì in trasparenza, ho visto le macchie di colla. Ho cominciato ad emettere vapore dalle narici.

Poi le ho guardate meglio.

Mi aveva spruzzato la tenda a cuoricini ton sur ton. (Qualcuno mi suggerisce che il termine adatto è paraculo, ma io non sono d' accordo. Orso è un bambino creativo e dolce, non importa se le due cose a volte fanno corto circuito).

Cosa sono la trementina spruzzata ad minchiam ovunque e le prove tecniche di muratura con i mattoncini della pavimentazione e la colla per piastrelle, se poi mi fa i cuoricini? Me ne ha fatti con del fil di ferro trovato per strada, con le perline stirabili, con un foglio di carta che prima ha colorato a grumi rosa. No, ditemelo. Io come prevedibile mi sono sciolta.

Un bambino così creativo è un peccato mortale tarpargli le ali. Comunqiue visto che in questi giorni collabora, io domani gli metto in mano la carta vetrata e mi deve scartare la colla dalle fioriere. O lo trito.

Che la creatività è una bella cosa, ma se accompagnata dalla giusta manualità è meglio.

martedì 21 giugno 2011

Ennio e l' altra metà del cielo (conversazioni da Hanneke's Boom)



Ennio è un bambino fortunato perchè sta in una classe bellissima. Il grosso sta insieme da quando avevano 4 anni con poche nuove entry, ma siccome sono anche stati in parecchi al nido, si rincrociano nel doposcuola, hanno avuto brave maestre, insomma quello che noto è molto rispetto reciproco, molta collaborazione e quasi nulla del famoso antagonismo maschi contro femmine.

Raramente vedi quei compleanni tutti maschi o tutte femmine, come per esempio succede dall' amichetta A. da quando va a scuola, e anche se capisco bene le motivazioni di sua madre, per me non sono d' accordo e quando facciamo i nostri inviti sto anche attenta che il gruppo sia misto: se le amichette ce l' hai, che fai, non le inviti al tuo compleanno?

È vero che a scuola ci sono anche le bambine, anzi ragazzine delle classi più grandi, preadolescenti con l' ormone a palla che fanno della lotta ai maschi piccoli e le capette a ricreazione, ma cosa vuoi che sia.

Adesso invece ha un problema e il problema sono le ragazze del suo coro con cui fa le prove il venerdì in conservatorio. Quella che sarebbe potuta essere la lezione più facile, vicino casa da andarci in bici, accanto alla meravigliosa biblioteca centrale di Amsterdam e adesso pure accanto un baretto-ristorantino shabby chic, mooooolto shabby, stupendo ma di quelli che da noi l' ufficio igiene e i vigili del fuoco non è che ti farebbero chiudere, nooooo, ti fucilerebbero sul posto, ma ad Amsterdam si può, nell' ultimo angolino selvaggio in pieno centro di Amsterdam, ecco, il venerdì invece di essere un pomeriggio in cui oltre alle attività ci godiamo anche la vita, no, è ogni volta uno psicodramma.

Il venerdì mi viene incontro quando esce da scuola in due modalità: o il mode "posso andare a giocare da qualcuno" oppure quello "oggi non voglio andare al coro" in varie sfumature interpretative. Quella tragica, quella disperata, quella assertiva, quella smadonnante, quella con gli insulti e un paio di volte siamp pure venuti alle mani (tipo che mi da i pugnetti mentre urla nooooooooo, non so se avete presente). Oppure quella colpevolistica" " io no voglio andare al coroooo, sei tu che lo vuoi".

Che ogni volta, il maledetto ci riesce ogni volta a farmi venire i patemi, farmi sentire in colpa, convincermi che forse baglio a non prendere sul serio le sue istanze e che messaggio gli sto trasmettendo, per carità, il genitore moderno se non si fa almeno 15 pippe mentali al secondo invece di dargli una sculacciata e dirgli: in macchina e zitto, andiamo al coro, nulla, abdicherebbe al proprio ruolo. Poi uno dice che adesso si fanno meno figli e come facevano una volta con 10 bambini? Beh una volta li mandavano a lavorare in campagna o in miniera a 7 anni, si faceva la fame e vedi che un bambino così troppe energie per lamentarsi che lo mandi al coro non è che gli rimangano. Ma sto divagando.

Insomma, venerdì non solo mi ero già smistata Orso dall' amichetto che quando sono arrivata a scuola già se ne erano andati e non avevo distrazioni. non solo ero in bici quindi niente fretta, patemi, parcheggio da pagare, macchina condivisa da restituire (o, alternativamente, rosicamente che per fare una cosa tanto semplice ed efficiente devo calcorare una mezz' ora in più minimo e quella macchina la pago a quarti d' ora).

Insomma, situazione ideale per affrontare uno tsunami di crisi, con pianti, scene isteriche, grandi insulti (stronza che da noi è l' apoteosi delle parole pribite, me l' avrà detto almeno 4 volte in un km. e mezzo?) Io imperturbabile, gli ho detto di salire in bici che andavamo a pranzo a quel baretto carino che avevamo visto l' altra volta, che avrei discusso solo quando ci saremmo messi bene comodi e seduti e che mi doveva spiegare seriamente un po' di cose. È stata durissima, patemi a gogò, ma ce l' abbiamo fatta.

Hanneke's Boom è un locale di un shabby chic, ma così shabby, ma così chic che se invece di sederti agli ottimi tavolini pitturati di fresco e lindi e pinti, decidi di accostarti agli sgabellini vintage sicuramente acquistati da Neef Louis ti ritrovi sotto al naso persino la ragnatela originale vintage e scusatemi se è poco.

Come il proprietario spiegava a un visitatore, hanno messo insieme 8 container abitabili a formare uno stanzone che fuori è rivestito in legno.



E lì, stravaccati sul divano in pello, noi che schifiamo i tavolinetti, e poi il divano per abbracciarsi e chiarirsi fa tanto, ci siamo ordinati due stozze e abbiamo incominciato a parlare. Lui che è un ragazzo dai gusti semplici ha voluto il panino con due crocchette e la senape, un classico olandese. A me invece ispirava la crema di mascarpone con una dadolatina di verdure grigliate, che poi guardavo i germogli e mi dicevo: ma come, con tutto il casino in Germania ci mettete i germogli ed ebbene si, sono ancora viva per raccontarvelo e ci stavano tanto bene


Diciamo che dopo questa foto qui e dopo tutta la conversazione ha detto:
"Va bene, ci vado".
E io stronza: " Ma certo che ci vai, in fondo su quello eravamo d' accordo, no?"

Che anche se sono la madre dal patema facile su certe cose non scendo più in discussione.

Ci siamo detti un po' di cose: Che le ragazze, 26 contro 8 maschi, quando entra e lo vedono nell' atrio pare dicano: è arrivato lo scemo. Lo diranno, non lo diranno? Magari lo guardano e basta e lo sappiamo come un gruppo di ragazze che ti guarda possa mettere in crisi un giovane, a me il contrario ancora adesso mi mette in crisi, è semplicemente una lotta impari. Che quando finiscono la lezione dicono che in ascensore ci vanno solo loro e lo chiudono fuori. Anche lì, lo fanno tutte le volte, lo avranno fatto una volta che si volevano raccontare i fatti loro, lo provocano per vedere come reagisce? Non lo so.

So solo che lui ci patisce e conosco benissimo la sensazione, ne soffro tuttora anch' io di quel senso di venire respinti. So che molti stronzetti o ragazzine linguacciute e bullette di solito sono loro che per prime hanno paura e attaccano per colpire per prime convinte che significhi colpire più forte. So che l' estrema sensibilità di bambini che sanno di poter contare sui genitori contro il mondo certe volte è anche un ottimo modo per marciarci se non hanno voglia e preferescono stravaccarsi davanti al computer, che lo rpeferisco pure io. So tante cose, gliele dico sapendo che in teoria è facile e in pratica ci vuole una vita per imparare ad affrontarla. Però nel frattempo si conoscono tante persone e si fanno tante esperienze e si è vissuto, vivaddio.

So che la forza migliore la troviamo dentro di noi, che a lui il coro piace e che sta imparando un mucchio di cose. accidenti, di tutti i bambini scelti per cantare nell' Opera al Festival dei canali quest' estate lui è quello che ha inizioato almeno un anno dopo tutti. Ha cominicato a novembre accidenti e sa solfeggiare, leggere le note e trovarsi i brani che canta sulla tastiera. E dovrei farlo smettere per delle stronzette del cavolo? Ma che smettano loro.


Insomma, ci siamo goduti il pranzo con vista Nemo, siamo arrivati al coro con un quarto d' ora di ritardo, ma niente male perchè quel giorno lì facevano delle riprese da mettere sul web e ancora non iniziavano a cantare ed erano già tutti seduto e gli ho dato appuntamento in biblioteca se tardavo dall' andarm a comprare gli occhiali e lì l' ho trovato, sdraiatp pancia a terra a leggersi i fumetti.

Il tutto alla modica cifra di € 15 in due con bevande, una megacoccola, una bella discussione e un momento importante condiviso.

Se lo portavo dalla psicologa mi costava di più e non ci mangiavo un panino così buono. Che non diventi un vizio però perchè io lo stress non lo posso reggere.

www.Hannekesboom.nl

lunedì 20 giugno 2011

Ma a giugno, chi me lo fa fare a mettermi a guardare altre scuole?

Giugno, col bene che ti voglio, lo so mi stresserò aiaiaiaiaiai!

E pure quest' annop si ricomincia, l' anno scorso ne ho parlato qui, e qui e qui, ma in realtà era cominicata già qui e a mia discolpa posso dire che è tutta colpa della mia vicina che mi ha detto che sarebbe andata a vedere la nuova scuola Dalton nel nostro quartiere. Di cui tre cose già so perchè sta nello stesso edificio della scuola in cui andrà la cuginetta piccola a settembre e noi genitori si sa, parliamo molto di figli e scuole e so quasi tutto.

Ma il punto è che la mia vicina è talmente insoddisfatta e preoccupata per la grande che comunque le vuole cambiare scuola. E a questo punto, se anche noi decidessimo di farlo, qualunque combinazione va bene. Lasciarne uno a testa, quello che ci si trova bene, nella scuola vecchia e dividerci per portare gli altri nell' altra scuola, a parte che questa è talmente vicina e comoda da raggiungere in bici per stradine tranquille, che ci potrebbero comunque andare da soli. Oppure no, e i miei restano dove sono, va pure bene.

Dallo scorso anno ho imparato un paio di cose: non ho intenzione di stressarmi più del necessario, non è questione di vita o di morte, è una scuola, importantissima, per carità, ma va bene comunque.
Se qualcuno cambia comunque ai bambini la si presenta come una cosa di gruppo, restano con un paio di amichette e la cuginetta e questo potrebbe bastare a renderla una cosa un pochino più famigliare.
Ai bambini non si dice nulla fino a che non abbiamo deciso noi grandi.
Adesso devo trovare un quarto d' ora tranquillo per parlarne col capo senza stressarci, senza drammi, serenamente e pensando al meglio dei bambini.

Orso è innamorato e sarà durissima farlo spostare.

Fatemi gli auguri.

venerdì 15 aprile 2011

Per disgrazia può succedere di tutto

" Sai mamma" mi fa ieri Orso al semaforo "per disgrazia oggi sul libro dei calcoli ho scritto fu**blpth(incomprensibile)".
"Orso, ma è scandaloso, come è possibile? Ma è una cosa tremendamente maleducata, cosa deve pensare la maestra?"
"La maestra non l' ha visto".
"Figurati se non lo vede. E poi non venirmi a dire per disgrazia, non esiste che per sbaglio scrivi una cosa del genere, non credere che ci casco. E adesso domani andiamo a parlare con la maestra, le dici che ti dispiace, e che non lo farai mai più, mi hai capito? e quella parola per cortesia smettila di usarla che lo sai che non va bene, inutile che fai il furbo".
"Ma è davvvero successo per disgrazia, perchè a un certo punto stavo guardando fuori...".
" Mi stai dicendo che non guardavi il foglio e la parola si è scritta da sola? Be scordatelo, abbi il coraggio di quello che fai e se proprio succede, fai molta più bella figura ad andare tu per primo dalla maestra a scusarti che non che mi chiami lei".

Oggi vado a riprenderlo, sono due giorni che Ennio malaticcio resta a casa e ritirare un figlio solo ti dà il tempo di ricordarti delle cose. Lui scappa via io resto con la maestra che mi deve dare una busta per il capo che fa il tesoriere dell' associazione genitori.

"Senti, ma mi ha detto che di nuovo ha scritto una parolaccia sul compito, lo vogliamo chiamare e parlarci insieme subito?"
"L' ho saputo, ma è con la collega che dovete parlare, sta in classe" .
Lo trascino sopra e gli spiego in breve sulle scale che deve dire mi dispiace e non lo faccio più. Recalcitra un po', poi entriamo, le dico che Orso ha qualcosa da dirle, lui tutto esitante e a bassa voce esegue e scappa via a farsi dare un panino dal doposcuola, che le volte che non ci va ma tiriamo tardi va sempre a mendicare lì.

"Che dobbiamo fare, io sto aspettando il colloquio con l' esperta che lo sta seguendo e capire che linea adottare con questo bambino. Figurati che mi ha detto che è successo per disgrazia".
" Si, ma a quello ci credo, avresti dovuto vederlo. Era un compito un po' difficile e lui si era così arrabbiato, lo vedevi che stava esplodendo" mi fa la faccia di Orso in versione bomba che ticchetta "lo sai com' è quando si arrabbia".

Si, lo so. E improvvisamente la disgrazia mi sembra molto plausibile, povero figlio. Che carattere complicato quello in cui ti dai grandi martellate negli alluci perchè non riesci a controllare le incazzature.

"E comunque è stato bravo a dirtelo".
Vero, mi ero scordata del dettaglio, Spero continui a farlo e spero che abbia capito che anche se la stupidaggine ti scappa, poi meglio scusarsi.

Poi mentre camminiamo verso casa, me lo vedo accanto con giubbotto in finta pelle che si è scelto lui e mi ricorda talmente tanto mio padre, povero, un altro buono e caro che poi esplodeva.

E mi dico che visto che ho esperienza con tipi così, che in fondo anch' io lo sono e mi ci è voluto un anno di terapia per darmi il coraggio di accettare la legittimità di arrabbiarmi, forse meglio prendere questo carattere di Orso come un regalo che mi viene fatto per imparare a gestirmi, ridarmi una seconda opportunità per capire meglio mio padre e me stessa e aiutare lui a smetterla di martellarsi i pollici senza per questo rinunciare ad esprimere quello che lo inciampa nella vita.

Vedremo come va a finire, tanto se non glielo creo io un po' di sano materiale da risolversi in futuro con il suo terapeuta, chi glielo deve procurare, la moglie?

martedì 15 marzo 2011

M***erF***er 2

Bisticcio per il ritiro dal doposcuola, in macchina Orso minaccia di ammazzarsi.

"vuoi forse che mi uccida? Sei contenta, eh, se mi ammazzo?"
"No, non sono contenta e se lo fai davvero mi mancherai moltissimo, ma è un problema tuo se decidi di ammazzarti. Il mio lo sarebbe se ti ammazzassi io (e signore dammi la pazienza, 10 minuti fa avrei anche potuto farlo se non fossi sana di mente ed equilibrata) ma non ho nessuna intenzione di farlo perchè ti voglio bene e ti preferisco vivo (e anche un pochino meno testone, se si potesse)".

Evidentemente un paio di semafori dopo decide di lanciarmi il ramoscello d' ulivo.

"Mamma, io ti prometto che non dico più fuck, cioè, non dico, sai, le parole, veramente adesso forse l' ho detto per sbaglio" respira, fa mente locale "ma non dico più le parolacce".
" Orso" comincio, ma gli rido in faccia, cioè no nello specchietto retrovisore.

Inutile, come educatrice non valgo nulla.

(Però che ci posso fare se lui è un tale paravento? Uccidermi forse?)

Però può essere che ogni santa volte che li riprendo dal doposcuola mi fanno venire i capelli bianchi dal nervoso, prendere le multe per il parcheggio perche' per trascinarli fuori ci vuole il triplo del tempo e farmi ogni volta allungare il noleggio della macchina di almeno un quarto d' ora? E come se non bastasse, alla mia santa cazziata invece di stare allineati e coperti fino a casa o mi fanno domande compulsive o cominciano a menarsi e a urlarmi alle spalle mentre guido per il centro di Amsterdam all' ora di punta? No, io comincio a dargli i soldi per il taxi e che si arrangino.

mercoledì 2 marzo 2011

Noi che...Modelli di vita e scelte per i figli

Da quando abbiamo traslocato, nonostante i lavori mai finiti, il casino sempre in corso, le scatole da aprire e sistemare, le cose da buttare che magari mi ci vorranno altri 10 anni di analisi prima di riuscirci, i figli sconfortati, il capo sfiduciato e io col winterblues che sta finendo perchè oggi c' è il sole, com' è, come non è, mi è spuntata la sindrome della chioccia.

Cioè, io starei a fare marmellate, biscotti e centrini tutto il giorno (prima o poi vi faccio la sfilata dei miei berretti all' uncinetto, utlima mania compulsivo-creativa appresa da un filmino su youtube, e mia madre che ancora si ammazza dalle risate, ma io intanto rientrando dalla Polonia in macchina ho fatto un berretto da puffo (o rasta, dicono altre fonti) in mohair grigio a Orso e un set berretto/sciarpa traforata per me. In 1200 km. si può fare).

Non so se è un' avvisaglia di menopausa, ma anche l' aver meno lavoro mi scoccia poco, anche se a volte mi preoccupo per i soldi, perchè così ho più tempo per l' uncinetto. Secondi me però è tutta colpa del blog di Soulemama.

Ora, ci riflettevo a proposito di Soulemama e la sua scelta di vita idilliaca (pure il quinto figlio sta facendo, fa home schooling a tutti e quattro gli altri, ha l' orto, sferruzza, cuce e scrive libri quando non fa foto e vivono immersi nella natura, anche se ancora non capisco che lavoro faccia il marito, mo pure la fattoria si sono comprati e stanno ordinando pulcini e altri volatili). A me mi rilassa assai leggerla e mi ispiro pure.

E ieri leggevo da ZiaCris un elenco di cose belle che facevano da piccoli quelli della mia generazione che ai nostri figli non ci fidiamo più di fargli fare, e da un lato è un bel testo che lavora tutto sulla nostalgia e la poesia della calma e le piccole cose e le gioie semplici, dall' altro mi sembra un po' insultante nei confronti delle nuove generazioni che no, non vanno a scuola a piedi sotto il sole splendente (perchè sono 5 km. + un traghetto sotto la pioggia battente e il vento contro) ma fanno un mucchio di cose che averle io, all' epoca.

E mi rendo conto che la nostalgia per la vita semplice, le marmellate, e quanto stavamo bene prima signoramia non serve, perchè è vero, come si diceva recentemente su Genitori nella Rete tramite Facebook, che le nostre scelte impongono scelte di vita per i figli, ma, spero nel mio caso, queste scelte sono ragionatissime.

Io ho scelto di non far crescere i miei figli in un paesello dove si conoscono (e ti controllano e ti giudicano) tutti, ma in una città stimolante, dove succede sempre qualcosa e che ha moltissimo da offrire ai bambini (e a me). lo so da me che è stancante tutta questa vita da città.

Io ho scelto di portarli in giro questi miei figli, fargli vedere il mondo, conoscere un mucchio di gente, fargli imparare le lingue, insegnargli il coraggio e il piacere della differenza, anche se poi mi tocca farmi supportare dalla terapeuta che gli insegna a gestirsele le proprie differenze senza soffrirne troppo.

Io ho scelto di sgobbare come libera professionista per il piacere di portarli il giovedì pomeriggio al coro (costosissimo, con il solo stipendio del capo col cavolo che potrei fargli fare tutte le cose che fanno), un pomeriggio perso al lavoro, forse, ma che mi permette di dedicarmi a loro dandogli il senso di esserci anche di persona, a volte.

Io ho scelto di non avere sabati nè domeniche perchè tutti i giorni ti offrono qualcosa di buono e l' importante è imparare ad apprezzarlo. Se la domenica ti annoi e tutti i tuoi amici hanno impegni programmati in anticipo, che dirti, mi dispiace per i tuoi amici e i loro genitori, ma non per te che la noia è un diritto fondamentale del bambino e dell' adulto.

Io non sono tanto in grado, ma ho anche scelto che al diavolo tutti i discorsi sul grosso bisogno di struttura e regolarità di cui ha bisogno Ennio: riconosco questo bisogno e cerco nei miei limiti di non strutturatezza di dargli orari fissi per le funzioni fisiologiche e le attività, tanto c' è già pure la scuola che è strutturante per definizione e necessità di sopravvivenza. Ma riconosco e soddisfo anche la sua enorme curiosità, il bisogno di stimoli intellettuali, di sorprese, di indipendenza, di movimento. A costo di stranirlo un po' certe volte, ma almeno si diverte. A costo di non nascondergli le mie debolezze e i miei momenti no, ma la maschera della vita felice e perfetta non è un trucco in cui i tuoi figli cascano e allora tanto vale dirgli che è un momento, che passerà e che averli accanto mi rende felice a prescindere.

E al diavolo anche la disciplina ferrea che servirebbe con Orso, certo che non mi faccio prendere per il naso dalle sue furbizie di bambino dalla forte autonomia, ma gli regalo spazio, fantasia e un muro di sostegno contro le sue rabbie e le sue irragionevolezze che per il carattere felice e bellissimo che ha sono come delle nuvolette passeggere in un giorno di sole e io sono il vento che lo aiuta a spazzarle via più in fretta. E se proprio deve piovere, fa parte del ciclo naturale pure quello.

E il capo, anche lui che ha bisogno di ordine e tranquillità, ma che vita noiosa che rischierebbe di fare senza lo stress che gli procuro io, che lo stress produce endorfine, e adesso che l' ho un po' interiorizzato questo suo bisogno a me estraneo cerco di assecondarlo, perchè ho bisogno di lui come dell' aria, perchè io lo faccio volare in alto nei miei momenti buoni, ma ho bisogno che mi tiri fuori dalle fosse del winterblues quando ci casco dentro e solo lui sa come ritirarmi su.

Non ho avuto modelli per tutto questo perchè ci lasciamo vivere come possiamo, al meglio delle circostanze e delle nostre inclinazioni, ma apprezzo l' aiuto e i buoni consigli di chi conosce trucchi diversi dai miei. Soprattutto di chi mi ha insegnato che è inutile avere i sensi di colpa o farseli inculcare da chi ha fatto altre scelte.

Qui sotto il testo che va in giro, ora secondo voi abbiamo distrutto la vita ai nostri figli perchè li prendiamo sul serio, ci ragioniamo, non li picchiamo noi per primi e la maestra a scuola e poi anche il bullo della classe così figo? Perchè il futuro non glielo facciamo vedere al cinema ma glielo facciamo vivere? Perchè se ci fanno una domanda di cui non sappiamo risposta gliela cerchiamo insieme su google? Perchè non gli do' un bulletto ignorante, asociale ed emarginato perchè povero migrante italiano come Fonzie per modello? ehiiii.

Più lo leggo più mi deprimo se penso che infanzia sfigata ho avuto rispetto ai miei figli. Però nonostante questo, non penso di esser venuta su così male, poi mi stanno spuntando tutti i bulbi in giardino e anche se fa ancora freddo almeno fino a novembre il winterblues non ce l' ho più, per cui vi lascio schizzando energia da tutti i pori, fino al prossimo post in cui mi lamenterò.

*****Eccolo qui*** non mandatelo in giro per piacere o rischiamo che qualcuno se lo prenda a modello educativo per i figli****
- Noi, che le nostre mamme mica ci hanno visti con l'ecografia.
- Noi, che a scuola ci andavamo da soli e da soli tornavamo
- Noi, che la scuola durava fino alla mezza e poi andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, anche con papà).
- Noi, che eravamo tutti buoni compagni di classe, ma se c'era qualche bullo, ci pensava il maestro a sistemarlo sul serio
- Noi, che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, mamma a casa te ne dava 2
- Noi, che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa erano guai.
- Noi, che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta, tutti felici.
- Noi, che la gita annuale era un evento speciale e nelle foto eravamo sempre sorridenti.
- Noi, che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su internet.
- Noi, che la vita di quartiere era piacevole e serena.
- Noi, che andare al mare nei sedili posteriori della 850 di papà o nella 1100 di nonno era una passeggiata speciale e serbiamo ancora il ricordo di un bagno "pulito" a Rimini o a Fregene.
- Noi, che alla Domenica andavamo sempre al ristorante, perché ogni papà poteva permetterselo.
- Noi che alla Domenica c’erano sempre le paste.
- Noi, che facevamo 4 mesi di vacanza al mare, da Giugno a Settembre.
- Noi, che non avevamo videogiochi, né registratori, né computer. Ma avevamo tanti amici .
- Noi, che per cambiare canale alla TV dovevamo alzarci e i canali erano solo 2.
- Noi, che andavamo a letto dopo Carosello.
- Noi, che sapevamo che era pronta la cena perché c'era Happy Days con Fonzie.
- Noi, che guardavamo allucinati il futuro con "Spazio 1999" .
- Noi, che se la notte ti svegliavi e accendevi la TV vedevi solo il monoscopio Rai con le nuvole o le pecorelle di interruzione delle trasmissioni.
- Noi, che ci sentivamo ricchi se avevamo 'Parco Della Vittoria e Viale Dei Giardini'.
- Noi, che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
- Noi, che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più fico e che se anche andavi in strada non era così pericoloso.
- Noi, che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
- Noi, che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
- Noi, che giocavamo a nomi-cose-animali-città.
- Noi, che ci divertivamo anche facendo Strega-comanda-colori.
- Noi, che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l'album Panini (celò, celò, celò, celò, celò, celò, mi manca!).
- Noi, che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa, ma che a quelli degli altri suonavamo e poi scappavamo.
- Noi, che compravamo dal fornaio pizza bianca e mortadella per 100 lire (= • 0,050!) e non andavamo dal dietologo per problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare.
- Noi, che bevevamo acqua dal tubo del giardino, non da una bottiglia in PET
- Noi, che un gelato costava 50 lire (= • 0,025!).
- Noi, che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la Bic.
- Noi, che sentivamo la musica nei mangiadischi sui 45 giri vinile (non nell'Ipod) e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos'è.
- Noi, che al cinema usciva un cartone animato ogni 10 anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro e solo di Disney.
- Noi, che non avevamo cellulari (c'erano le cabine SIP per telefonare) e nessuno poteva rintracciarci, ma tanto eravamo sicuri anche ai giardinetti.
- Noi, che giocavamo a pallone in mezzo alla strada con l'unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
- Noi, che trascorrevamo ore a costruirci carretti per lanciarci poi senza freni, finendo inevitabilmente in fossi e cespugli.
- Noi, che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri fico.
- Noi, che giocavamo con sassi e legni, palline e carte.
- Noi, che le barzellette erano Pierino, il fantasma formaggino o c'è un francese-un tedesco-un italiano.
- Noi, che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
- Noi, che la Barbie aveva le gambe rigide.
- Noi, che il 1° Novembre era 'Ognissanti', mica Halloween.
- Noi, che l'unica merendina era il Buondì Motta con i chicchi di zucchero sopra la glassa.
- Noi, che il Raider faceva concorrenza al Mars.
- Noi, che a scuola le caramelle costavano 5 lire.
- Noi, che si suonava la pianola Bontempi.
- Noi, che la Ferrari era Lauda e Alboreto, la McLaren Prost , la Williams Mansell , la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini e la Tyrrel a 6 ruote!
- Noi, che la penitenza era 'dire-fare-baciare-lettera-testamento'.
- Noi, che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
- Noi, che il Ciao e il Boxer si accendevano pedalando.
- Noi, che nei mercatini dell'antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo "guarda! te lo ricordi?" e poi sentiamo un nodo in gola.
- Noi, che siamo ancora qui e certe cose le abbiamo dimenticate e sorridiamo quando ce le ricordiamo.
- Noi, che vivevamo negli anni di piombo, ed abbiamo visto le lotte sociali e di classe.
- Noi, che votavamo per i partiti della 1° Repubblica: MSI, DC, PRI, PLI, PSI, PCI, e non per 70 diversi gruppi dai nomi fantasiosi.
- Noi, che abbiamo trovato lavoro tutti e subito.

Noi, che siamo stati tutte queste cose e tanto altro ancora.
Questa è la nostra storia.

Se appartieni a questa generazione, invia questo messaggio ai tuoi amici e conoscenti della tua stessa generazione .

Ma anche a gente più giovane perché sappia com'era bella la nostra vita ... anche se si chiederà come abbiamo potuto distruggere fino a questo punto la sua ...

mercoledì 9 febbraio 2011

Ho promesso a mio figlio la foto di Luxuria

"Mamma, allora gli uomini hanno solo 11 malattie, le donne invece ne hanno 12".
Io speravo di stendermi a fianco a lui, che si addormentasse presto e mi potessi rilassare, invece con mio figlio non ci si annoia mai.
"Come mai dici così?"
" Perchè alle donne può venire anche il cancro al seno, agli uomini no" .
" Agli uomini può sempre venire il cancro al pisello".

Mannaggia a me e la mania delle risposte complete, che mi frega sempre.

Non voglio neanche sapere chi troverà questo blog in base a una chiave di ricerca come da titolo. Ma non lo cambio perchè questo è. E pensare che era iniziata bene. Come tutti i mercoledi che siamo a casa relativamente presto dalle varie attività (siamo persino andati a trovare Dafna e Noam, che questo bambino altrimenti faceva a tempo ad arrivare al bar mitzvà prima che riuscissi a fare una visita alla puerpera come si deve, ma o avevo i microbi e non era il caso, o avevo da lavorare e non c' ero a prescindere).

Il capo torna a casa malaticcio e comunica che va subito a letto e non cena. Noi ceniamo con pasta e lenticchie e lokoum di dessert (ho fatto la spesa dal negozio turco), guardiamo una ire de Dieu di cartoni di Simon's Cat, andiamo a letto e ci spogliamo e coccolo un po' Orso e poi vado da Ennio e lì è iniziata la sfilza delle domande difficili. anche se all' inizio tentavo di anestetizzarlo recitasndogli " tu sei la nuvoletta e io sono il vento

Ma siamo arrivati in men che non si dica ai venti di guerra. Ricordo solo - non so come, io cercavo di abbioccarmi, ricordate? - di aver iniziato con il referendum monarchia o repubblica dopo la guerra, che visto che Mussolini nel discorso lo ha tirato lui, di Hitler avevamo già parlato a suo tempo, e gli ho detto già che c' ero di Franco in Spagna, di gente da tutta Europa che andava a combattere il franchismo (dell' ultimo olandese ho letto il necrologio la settimana scorsa, mi sa che se ne sono andati piu o meno tutti nel frattempo) e che dopo hanno reinsediato il re.

Poi ho un black out, come spesso accade nei discorsi profondi con mio figlio. Si parlava di seni rifatti e direi che ci siamo arrivati partendo dalla domanda della povera anima innocente 'Ma perchè c' è tanta gente che ancora crede a B.' e vai a spiegargli e il monopolio mediatico, e sua figlia che si è rifatta pure le tette. A quello ci siamo arrivati perchè mi sono lasciata sfuggire che è più vecchio del nonno e si è stupito moltissimo e mi è toccato arrivare al concetto di chirurgia plastica.

Che una povera donna semiaddormentata pensa: adesso mi sdraio cinque minuti con lui, gli faccio due coccole e spero si addormenti e sai invece che ti abbioccherai tu per prima, però con Ennio non ci si annoia mai e la tensione resta sempre alta.

Insomma, come diovuole siamo arrivati al concetto di tette rifatte, ci siete ancora tutti? Perchè da lì non siamo saltati direttamente a Luxuria, siamo passati invece al cancro.

Il cancro, ricorderete, è stato un topos delle domande di Ennio per tutto l' inverno, per colpa del maledetto mese della prevenzione e dei cartelloni pubblicità e progresso dedicati. Ma evidentemente o non sono stata esaustiva io, o era rimasto qualche dubbio a lui, stasera ci siamo tornati

La faccio breve, dalle tette rifatte di Marina ho spiegato che in realtà il sistema lo avevano inventato per le amputazioni di un seno delle malate di cancro, da lì ai rifacimenti in generale e la gente che ritiene erroneamente di non essere amata e si rif à tette e altro. E che è sbagliato secondo me.

Poi deve aver fatto una battuta e da lì sempre per l' esigenza di completezza nelle risposte al bambino ho introdotto il concetto di transgender con tutta una serie di esempi. Che un uomo che vuole esser donna basta che si faccia fare il seno
" E poi il dottore gli toglie il pipitto e con il coltello gli fa un buco"
e la cosa mi ha causato un capogiro per la crudezza con cui l' ho recepita io, e beata innocenza, ma il concetto di buco gliel' ho davvero spiegato io o `e frutto di un processo deduttivo dopo tutti i discorsi sulle nascite? No, mi sa che a un certo punto forse gliel' abbiamo detto noi, perdo un po' il filo con questo figlio inquisitore e le sue infinite domande a cui io, sempre la nevrosi della risposta esatta ed esaustiva e semplice ed adatta alla sua età, ma non banalizzatrice per rispetto alla sua intelligenza, eccheppalle, ma non si potrebbe andare tutti a dormire a questo punto che ne ho tanto bisogno?

No, perchè il concetto di donna che vuole diventare uomo è più difficile. Il seno se lo fa togliere, va bene, ma il pisello come glielo fanno?

Ho un' illuminazione, gli ormoni.

Nel frattempo Orso a cui avevo dedicato la coccola da un minuto è alla porta per la quarta o quinta volta a chiedere con tono inquisitorio come mai da Ennio ci sto così tanto tempo?

Colgo la palla al balzo, prometto a Ennio che domani gli faccio vedere sul computer le foto di Luxuria, magari anche il documentario su di lui già che ci siamo così me lo rivedo con calma.

Poi vado da Orso, ci spupazziamo per tempo debito, poi torno giù per mettere a ricrescere la pasta lievitata che domani ho delle signore a pranzo.

Poi saltellando tra Manager di Me Stessa e Lorenza scopro che i figli che fanno domande difficili non ce li ho solo io e sai cos' è? la storia delle 11 malattie contro le 12 mi è sembrata troppo carina per non annotarla, ma quando ho cercato di ricordarmi come ci fossimo arrivati mi sono davvero ricordata come è successo.

Non so voi ma io sono esausta mi sa che stavolta ci vado davvero a letto.

mercoledì 1 dicembre 2010

Chiuso per incapacità

Avevamo un appuntamento alle 12 per l'agopuntura e poi andare a pranzo, ti ho chiamata diverse volte ma non rispondi, stai bene? Va tutto bene?

Io non so bene cosa rispondere. Va bene? Si. L'influenza pare mi stia passando anche se oggi abbiamo meno 6 e mi tocca andare e venire tutto il pomeriggio e anche domani. Venerdì invece mi sto cancellando il cancellabile, se potessi sparire al mondo sarebbe bellissimo. Magari ce la faccio. Cioè, prima salto la psicologa mia, poi la terapeuta di Ennio, adesso l'agopuntura. Vorrà dire qualcosa?

Il capo è stressatissimo per il lavoro e io non posso aiutarlo.

La casa è un disastro. Noi siamo un disastro. Il lavoro c'è, non c'è chissà. Se c'è, pagheranno? boh.

Hanno fatto l'aggregato a Ofena, dovrei andare a firmare, dovrei cercare almeno di fare una delega, ci sono casini al catasto che non sono riuscita a risolvere quest'estate che ero sul posto e ne avevo voglia e adesso i parenti mi chiedono di sistemare tutto adesso che non ci sono, che non ho i soldi e il tempo per andarci. Ma io non ce la faccio.

Ho lavorato moltissimo il mese scorso, anche in orari faticosi come la sera e la domenica, poi mi sono ammalata e adesso sto pagando il conto all'inverno, alla stanchezza e al freddo. Passerà, l'inverno passa sempre.

Ma io sono preoccupata e stressata per il capo, per me, per mia madre, per la casa a Ofena che ormai non è più mia, per il buco nero che cerca di allargarsi ma non glielo permetto. Però costa fatica.

Ho bisogno di tempo mio, di spazi miei, di recuperare la botta di allegria.

Consigli? Purché non mi facciate uscire di casa.

PS però una cosa bella che mi dà serenità è il coro. Si è capito che nonostante la pigrizia al momento di uscire, i bambini ci vanno volentieri, gli piace, costa un botto ma ce lo regala mamma per Natale.

Questa settimana le ultime prove straordinarie per il concerto di Natale mi hanno un po' scombinata, ma trovo talmente rilassante e terapeutico stare in corridoio con gli altri genitori a sentirli, io con il berretto all'uncinetto per Ennio che i lavoretti rilassano, un figlio alla volta così non devo intrattenere l'altro. E poi andare dal fornaio francese che fa un pane favoloso e dal macellaio all'angolo che ha la salsiccia che piace a Orso.

Oh, sapete che vi dico, io adesso vado a comprare i biglietti per il concerto di Natale, che sarà bellissimo. Già sto meglio, guarda un po' quanto ci vuole poco.

mercoledì 17 novembre 2010

Ricetta delle caccole alla zucca


"Mamma, stasera voglio la pizza".

Proprio stasera che ho 10 minuti per fargli da mangiare e devo uscire. Benone.
"Quella del supermercato, vero?"
"Siiiii, Orso, mangiamo la pizza".
"Noooo, io voglio la pasta".
"Sentite, mettetevi d'accordo che sto guidando".

"Pizza", "Pasta", "Uauuuu", "Fai sempre quello che vuole lui".
"Tagliamo la testa al toro, vi faccio a tutti e due la frittata con le patate".
"A me senza patate".
"Io voglio la paastaaaauua".
"Ok, vi fate tutti e due una tazza di cereali e latte e andate a letto".

Lì si sono messi d'accordo immediatamente per la pasta, fusilli al sugo con dentro una zucchina. Il sugo quello nostro fatto in estate, per fortuna. Poi sono scappata a strafocarmi al thai più buono di Amsterdam, the White Elephant in van Woustraat 3. Le foto le ha fatte Andrea (Gori) perché quelle del mio aiphò al buio non rendono.

La sera dopo si ripropone il problema della zucca comprata la settimana scorsa, che già alla cassa nel metterla in busta mi sono accorta che sul fondo era molliccia, ma che fai, mica te la fai cambiare a questo punto. Zucca che da domenica viene: lavata, svuotata del pezzo molliccio e messa al forno a fuoco basso, con un fondino di acqua ad ammorbidirsi. Bisognava adesso lavorarla.

Ci ho fatto le caccole di zucca, che in questa casa bisogna stare attenti a pronunciare la parola gnocchi, perché questa suscita altre aspettative.

Come procedere:

- Togliere a cucchiaiate i semi dall'interno della zucca, se non lo avete già fatto prima di cuocerla.
- Mettere la zucca lessata, con buccia e tutto (ma senza semi) nel robot con un uovo, sale, pepe e un pizzico di noce moscata e ridurla in purea.
- Aggiungere tanta farina quanta ne serve per ottenere una massa solida ma soffice, che non si appiccichi troppo. A questo punto sa di poco, ma ricordate che ci arriva ancora una tonnellata di parmigiano in fase di condimento.
- Mettere nel frattempo a bollire acqua in un tegame grosso e ampio. Salarla.
- Prepararsi accanto al tegame una schiumarola e uno scolapasta appoggiato a una ciotola o tegame, per raccogliere l'acqua di sgocciolatura. Accanto la zuppiera in cui porterete a tavola le caccole.
- Tenete sottomano burro (a fiocchetti) e parmigiano grattuggiato, o altro formaggio fondente che ci volete aggiungere.
- Con due cucchiaini formate delle caccole e buttatele nell'acqua bollente. In alternativa ho riempito una sacca a poche di quelle usa e getta (grazie Marina, quando le ricompri, che era l'ultima? O le prendo io e te ne passo la metà?).
- A questo punto sarebbe bello potersi fare in santa pace degli gnocchetti che in varie tornate buttate nell'acqua, scolate, buttate la seconda tornata, versate la prima nella ciotola di servizio possibilmente calda, condite il primo strato con burro e parmigiano, scolate la seconda tornata e buttate la terza mentre condite la seconda ecc. (purtroppo sotto leggerete come è andata veramente ma: don't try it at home).
- Quanto state per finire l'ultima tornata urlate dalla cucina minacce irripetibili per chiunque non sia a tavola manilavato entro 3 minuti, portate a tavola e servite.

Se invece i figli rientrano prima del previsto rischiate che uno decida che l'impasto dalla sacca a poche lo spreme lui e invece di caccole vi ritrovate i vermoni, ma potete sempre spezzarli in 2 o 3 con la schiumarola man mano che cuociono.

L'altro invece si ricorda improvvisamente di aver rinunciato alla pizza il giorno prima e comincia a piangere e voi per evitare ulteriore stress per una sera che siamo tutti a tavola insieme gli date 5 euro, lo mandate al supermercato di fronte a scegliersi una pizza surgelata, accendete il forno per portarlo a temperatura mentre figlio piccolo collaboratore si sta sbafando, una a una, tutta la prima tornata di caccole da condire nella zuppiera, e insomma, alla fine eravamo tutti felici, abbiamo mangiato tante verdure nascoste nelle caccole, chi voleva la pizza ha avuto la pizza e ha persino riportato il resto senza comprarsi il giornalino, cosa che prima di uscire gli era stata severamente proibita da entrambi i genitori, e pure stavolta ce l'abbiamo fatta.

Perché non per dire, ma le caccole secondo me sono più veloci degli gnocchi di patate, si sporca di brutto solo il robottino, e sono tanto, ma tanto buone. Provateci, e fatemi sapere.

lunedì 8 novembre 2010

Mistranslations

"Io vi aspetto dove stanno suonando i bambini".
"Va bene".

Che fa la madre cretina la domenica pomeriggio, quando alle 17 comincia il suo corso da sommelier in centro e vorrebbe esserci alle 15 per prepararsi tutto con calma, per una volta? Decide di concedersi un'oretta di parco/mercatino con i bambini, cercare di vedere le amiche espositrici calate dal profondo nord, mezz'ora andare, mezz'ora tornare, un'oretta in giro e vabbé, diciamo che se faccio l'ultima spesa e trasporto tutto adesso anche se arrivo alle 15.30-15.45 va bene lo stesso.

Eccetto poi perdersi un figlio al mercato e litigare di brutto con l'altro. Tutto per una traduzione sbagliata.

Eppure sembrava una roba idilliaca: preso l'ultimo parcheggio libero nel raggio di km. e pure vicino a un ingresso del Westerpark. Figlio 1 deve immediatamente fare la cacca e troviamo pure un bagno immediatamente. Figlio 1 e 2 decidono di mettersi a giocare a pallone su un campetto in linea retta in direzione mercato e ci accordiamo che io vedo a vedere dove sono le amiche, loro non si spostano dal campetto e li vengo e riprendere fra poco. Persino la madre sconosciuta degli altri bambini non ci trova nulla di male.

Solo che il mercatino è un sacco più grosso di quanto pensassi e manco a farlo apposta incrocio il figlio di una mia amica che la cerca.
"Fermo qui che le telefono".
"Ma no, tanto stiamo con i parenti e so dove stanno loro, ci ritroviamo lì" e scappa.

Prima che si perdano i miei me li riprendo e ovviamente li stacco dal pallone a prezzo di ricatto.

"Venite, ci sono cose bellissime e ci prendiamo da bere e forse da mangiare".


Orso offeso rifiuta i sanissimi succhi di carota e more perché vuole la coca cola. Poi vuole le fragole. Poi si offende perché la moneta ai tre ragazzini (meno di 40 anni in tre) che suonavano la chitarra e stavano cantando i Weezer (e non solo gli veniva meglio di Twist and Shuot che hanno fatto dopo, ma ci si fermava un mucchio di gente, tutti quarantenni nostalgici come me che vedere tre cuccioli suonare i nostri oldies goldies vende sempre bene, of course) gliela voleva dare lui.

Poi se dio vuole me li trascino e ci sono anche cose carucce, facciamo tre code agli hamburger (abbandonati quando ho visto che per la ressa li impaninavano mezzi crudi) e altro cibo che ci piacerebbe ma si fa pure fatica a mettersi d'accordo e non perdere il posto in coda con Orso che fa il diavolo a 4 perché dice di avere sete ma insiste per la cocacola, che mi rifuto di compragli con tre bottiglie di tre succhi diversi smezzate in borsa e beva prima quelli (li ha poi finiti il capo a casa).

Le amiche non si trovano, Ennio dice la frase in incipit, massì, mi fido e poi orso è una lagna, lo capisco che voglia farsi i fatti suoi, ci sono 60 mt. di bancarelle e Orso ha appena accettato il compromesso di comprar fragole, due cestini a € 2,50 in un sacchetto trasparente e ci avviamo con calma verso i ragazzini che suonano. Ho ancora 25 minuti e magari ci rifermiamo a giocare.

Ennio non c'è. Lo cerchiamo avanti, indietro, per il mercatino, dov'è, lascio Orso ad ascoltare i ragazzini per muovermi meglio, ma poi mi viene il patema che si perda anche lui.

Non sono veramente preoccupata che gli sia successo quaclosa di brutto, piuttosto che non ci trovi e vada in panico. Il panico nel frattempo lo faccio venire a Orso. Alla fine mi rassegno a tornare al campetto da calcio, perché non so dove cercarlo, non so cosa fare, è sempre più tardi e magari devo andare dalla polizia più vicin, così se poi lo ritrovano mi possono avvertire.

Veramente non so cosa devo fare. E spero di nascosto che abbia fatto un colpo di testa e stia di nuovo al campetto. Ein effetti sta lì a lanciare palle e inseguirle insieme al cagnolino di una signora caruccia.

"Sta lì, per fortuna".
"Mamma, ma che stronzo".
"No, Orso, non dirle queste cose" (però, penso, ha ragione, stronzetto infame, guarda come si sta divertendo il bastardo mentre noi qui con le piccole morti).

Io arrivo con la faccia da tempesta, i nervi scossi, il timer spento da un pezzo, vorrei mettermi a piangere di sollievo e contemporaneamente tritarlo con queste mie mani. Vorrei che al solo vedermi gli venga il senso di colpa istantaneo e fulminante, ma manco mi si fila. E allora oltre a tritarlo vorrei farne puré.

Mi incazzo.
"Ma te l'ho detto che venivo qui".
"No, tu mi hai detto che stavi dai ragazzini che suonavano".
"Non è vero".

Cavolo, ha ragione. Suonare e giocare sono spelen tutti e due. Mi cascano le braccia. Lui mi aveva detto che ci aspettava dai bambini che giocavano, non quelli che suonavano.

"Hai ragione, ho capito, ma mi sono messa paura lo stesso e pure gratis e adesso è tardissimo e andiamo che devo lavorare e sono in ritardo MUOVETEVIIIIII".

Orso adesso si è messo lui a lanciare le palle al cane. Poi si rifuta di seguirmi. Poi fa opposizione passiva e lancia la giacca per terra. Poi mi incazzo io e lancio il sacchetto delle fragole per terra. Poi la crisi isterica viene a lui, per via delle fragole e io le recupero e lui si smuove.

Attraverso la strada urlando come una pazza in italiano dietro una famigliola felice nonni e nipoti che si vede che mi ignorano il più possibile, ma chiamerebbero volentieri la neuro. Orso piange per la metà di fragole che ho abbandonato nell'erba.

Poi è andato tutto benisimo, eh. Al corso ci siamo divertiti da matti, c'erano dei vecchi che ormai sono amici, e c'erano dei nuovi che spero lo diventeranno. E quando sono rientrata i reprobi erano stati messi a letto ma facevano ancora casino.

"Il punto è che tu sbagli a fidarti perché non tieni sufficientemente presente che sono dei bambini e che potreste non capirvi".
Io taccio e penso che la formulazione poteva essere più felice, ma che ha ragione pure lui. Oh, non ha torto nessuno qui, ma mi sfinisco io alla fine.

Difficilmente stamattina in bagno potevo dar torto al capo, ma tra lo scapicollarmi per fargli fare un'ora di parco al sole e uscire all'una per fatti miei, divertirmi da sola in santa pace al mercato e arrivare con calma al lavoro mentre loro marcivano in casa dietro al computer e il capo lavorava, onestamente, continuerò a lottare contro il tempo e a urlare per strada quando le cose vanno male. Perché insieme la maggior parte delle volte ci divertiamo pure.

È tutta una questione di traduzione insufficiente, in fondo. Per questo ultimamente mi diverto di più a fare lezioni di vino che traduzioni.