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martedì 22 novembre 2011

Marea bassa

Come cavolo si fa, quando hai una carissima amica, ci si vuole, bene, ci si rispetta, non si può fare a meno l' una dell' altra, sai che unendo le rispettive competenze potresti volare davvero alto con il lavoro, ci si parla di continuo, ecco, come si fa ad incartarsi in una situazione di feudi e gelosie professionali, senza averlo mai voluto, senza averlo mai cercato, ma così, senti che sta arrivando qualcosa e poi ti ci trovi dentro fino al collo?

Si può, si può, quando metti insieme due donne emotive, entusiaste, che non vogliono farsi fermare da nulla e da nessuno. La cosa peggiore è che per una settimana siamo state malissimo, ognuna a rimuginare la sua parte, ci chiamavamo, ci davamo un feedback per capire che ognuna delle due si sentiva precisamente come l' altra, compatirci, dirci che ci dispiaceva, ma era una settimana di lavoro matto e disperatissimo e umanamente il tempo di sederci faccia a faccia una di fronte all'altra e parlarci quel quarto d' ora con calma non c' era? Oh. l' avessimo fatto per calcolo, per stronzaggine, per farci le scarpe, uno lo capisce ma così?

Poi ieri c' è nebbia fitta, lei sta inchiodata a casa con bimbo ammalato, io le porto la spesa e finalmente davanti a una focaccia con la mortadella, che le cose semplici sono le migliori, ci siamo abbracciate, baciate, chiarite.

"Io con te no ci lavoro mai, più, ci tengo troppo".
"Invece no, è come le malattie esantematiche, adesso che è sfogata e conosciamo i nostri limiti, possiamo farlo".
"Ho pianto tanto, te ne ho dette di tutti i colori, a un certo punto mio marito e amica comune hanno detto che ti dovevo parlare e farla finita che non mi reggevo più".
"Io invece a mio marito non glielo potevo dire che mi ero incartata proprio con te, stava già incasinato per conto suo e mi avrebbe fatto un cazziatone. Insomma, non lo potevo dire a nessuno".
"E io che facevo: ma lo vedo che sta facendo uno sbaglio grosso e non dovrei dirglielo?"

La cosa più bella di tutto ciò è che solo le vere amiche ti fanno stare così male e ti costringono così facendo a modificare delle tue idee preconcette, i famosi pensieri limitanti. Credo, spero, mi pare che ho deciso che posso anche fare a meno di fare 300.000 cose contemporaneamente. Che se definisco e limito le mie attività non vuol dire che magari le faccio meglio (io posso fare di tutto e di più, sia ben chiaro:-0) ma che i miei potenziali clienti fanno meno fatica a individuarmi e capire cosa ho da offrire.

"Ma siamo così brave, furbe e tutto, non ci potevamo stare attente prima, dovevamo proprio passare per tutto questo?"
"Si, così ce lo ricordiamo, abbiamo tirato tutto fuori dal profondo e adesso basta".

Insomma, io devo essere stata un po' insopportabile questa settimana. I bambini hanno avuto picchi di gnognosaggine e imboscamento nel lettone che levati, il capo era pieno di cose sue da fare con l' influenza a mille e quindi anche lui a tratti malmostoso. io mi incartavo con tutto e in più mi è capitata tra capo e collo una rogna di latifondi, non miei purtroppo, ma toccava risolvere pure questa e a distanza. Adesso spero sia finita.

Ieri mentre tentavo di farlo dormire, Orso abbracciati faccia a faccia mi fa:
"Sai che sei la mamma migliore di tutti i miei amici perchè non ti arrabbi mai o comunque meno di tutte".
"Ah, si, perchè le altre cosa fanno?"
"Urlano sempre".

Il meraviglioso dono della sublimazione che hanno i bambini.

Poi ci sono stati degli avanti e indrè di fratelli dal lettone, poi Orso alla fine mi si è addormentato di fianco e io mi dicevo:
"Finalmente, adesso posso accendere la luce e leggermi finalmente il giornal zzzzzzzzz....".

Poi mi ha svegliata Ennio in ambasce, che non riusciva a dormire, mi aveva appena comunicato che voleva smettere con il coro perchè 4 allenamenti di calcio alla settimana gli bastavano, ma si era pentito e non riusciva a dormire mentre le due alternative gli giravano nel cervello e io gli ho detto:

"Non svegliarmi sto dormendo, mettiti accanto a me e dormiamoci sopra" e ci siamo riaddormentati insieme.

All' una rientra il capo da un concerto e se ne va direttamente nel letto degli ospiti mentre io stretta tra i due dormo nel solco tra i materassi come Mosè nel Mar Rosso.

Solo per dire che se le ondate si sono abbassate tutte e io stamattina vado in consolato (un destino peggiore dell' influenza) a farmi timbrare la dichiarazione antilatifondo in cui dico che non c' entro niente e non ci voglio entrare, fino a dopo Natale voglio un periodo di bassa marea e calma piatta che veramente mi sono stufata.

Domani Orso va a fare la visita di prova alla nuova scuola, questo bambino ha già tutto il suo piano in mente sulla visita, la festa di addio, il nuovo inizio, mi sembra quel project manager di suo padre. Forse ha ragione lui che quando le cose le prendi in mano in prima persona invece di farti trasportare dalle varie ondate che ti mettono sotto, la vita è molto più facile.

Io intanto continuo a piegare gli alberi di Natale origami che lui vuole regalare venerdì alla classe vecchia. Ha fatto pure gli schemi di colore per tavolo.

domenica 26 giugno 2011

Orso è il mio migliore amico!

Orso chiaramente sta passando uno di quei momenti nella vita in cui tutti ci chiediamo: chi sono, da dove vengo, dove vado e chi sono i miei amici. E siccome per lui è un momento cos^`la risposta spesso è: io non ho amici.

Invece li ha.

Mi manda un sms la mamma dell' amichetto J, che abita completamente in altri lidi ma lo scorso anno erano a scuola insieme e anche se quest' anno stanno in classi diverse si frequentano e sua mamma per me è sempre un refugium peccatorum quando proprio no so dove parcheggiarlo.

"Sai che ultimamente quei bambini che abitano nella nostra strada hanno messo J sotto pressione perchè dicesse che Orso è scemo. La cosa strana è che quando lui è qui giocano tutti insieme e non gli dicono niente, ma io credo che siano anche un po' gelosi. Comunque se J non lo avesse detto lo avrebbero escluso. E lui ha gridato forte: Orso è il mio migliore amico, e poi se ne è andato da solo. E io sono una madre orgogliosa".

Una cosa del genere è successa a me da piccola con Dalila, che abitava di fronte a me ed era più grande, quindi c' era sempre questo dualismo: tu sei piccola e non giochi con noi, ma poi ci giocavo comunque. e un giorno una bambina di fuori mi si è messa a prendere in giro perchè avevo delle macchie indelebili (idrocarburi di qualche traffico da officina di mio padre, che all' epoca aveva un lavaggio auto e autotreni) e mi prendev in giro. e io stavo già cadendo nel mio complesso di Calimero, tipo ecco, adesso mi prendono in giro pure le altre, quando Dalila le si è rivoltata come una serpe e le hafatto:
"Tu sta zitta e non dire niente, che questa è più pulita di te".

E io contenta di avere l' amica grande che prendeva le mie parti.

io spero che superata questa fase anche Orso impari ad apprezzre e ricordare i suoi migliori amici di quando era piccolo, ecco.

lunedì 28 marzo 2011

Soddisfazioni di primavera


Mi è bastato seguire un paio di partite di Ennio per capire che dall' anno scorso è migliorato moltissimo e che in difesa è davvero bravo.

Nel weekend siamo stati dai nonni, mi sono alzata per colazione e alle 10 mi sono rimessa a letto fino alle 13 (interrotta 4 volte dai figli e 2-3 dal capo, che questa gente non ha l' hobby del pisolo.

Ho rivisto con enorme piacere Marcello e conosciuto i suoi compagni di teatro e capito che quando fai ilm magistero all' Aquila, vuoi o non vuoi di vista ti conosci anche se lo scopri 23 anni dopo. mi ha fatto bene parlare con loro di cosa rappresenti per noi fare teatro e poi vederli all' opera. intanto un pubblico enorme, per le circostanze, con parecchi bambini, spettacolo bellissimo e oggi in macchina gli Gnorpoli mi raccontavano le parti che gli erano piaciute di più.

E grazie alle trasferte Amsterdam-Groningen ho iniziato e sono a buonissimo punto con un golfino all' uncinetto fatto tutto a occhio e senza modello (ma chi l' ha mai fatto un golfino all' uncionetto? E ai ferri saranno 20 che non ne faccio). E devo solo fare una piccola correzione che forse manco serve, ma per tigna la faccio.

Godiamoci queste piccole soddisfazioni di primavera.

mercoledì 9 marzo 2011

Dolcezze


Voglia di primavera significa anche sperimentare con dei dolcini veloci e carucci e soprattutto non troppo grassi e goduriosi. Goduriosi andante, ecco.

Sciogliere due tavolette di cioccolato bianco in un pentolino di acqua e agar agar, versare in una teglia, si rapprende in secondi. Ci avrei potuto aggiungere dell' acqua di rose per profumarlo, ma stavo cucinando per le belve in attesa di una branco di sommelier AIS con cui fare una degustazione con cena improvvisata e troppo al mondo non si può pretendere.

Il secondo strato caff'e, zucchero e il solito agar agar, spargo sul primo strato delle perle al cioccolato, verso sopra il secondo e quando si rapprende lo taglio a mano o con la formina da biscotti e li impilo a torretta, da servire con il caffè.



Poi certo, avere l' amica tortifera significa non solo che ti porta in casa una torta mimosa del genere per la festa della donna, appena fatta e si sa che il sapore cambia con il passar dei minuti e quindi in negozio una torta così, appena appena in fase di assestamento, non l' assaggerai mai. ma che ci ripensi immediatamente sull' utilità del concetto di sano e non eccessivamente calorico se si parla di dolce. E così ci siamo sbafati pure questa.

sabato 5 marzo 2011

In biblioteca


Orso ha pubblicato nel suo blog un video di cosa hanno fatto ieri in biblioteca loro.

Da quando Ennio il venerdì ha le prove del coro in conservatorio, sarebbe, mi dico ogni volta, una splendida occasione per passare con Orso un pomeriggio nella biblioteca centrale che gli sta a fianco. Poi il tempo, la logistica, vado a prenderli da scuola, in macchina, non ho pi`¨la bicicarro per caricarne due in una volta, che vi devo dire? Ci riusciamo poco.

Questa settimana ci sono stata due volte, giovedì mattina con la classe di Ennio a vedere uno spettacolo teatrale BELLISSIMO di pirati e cacciatori degli stessi (e di cui non so nulla, titolo, compagnia boh, perchè è stata una di quelle cose last-minute, manco avevo capito che ci si andava per il teatro. Ci siamo andati passando per questa stradina sconosciuta lungo il cab=nale con alcune abitazioni galleggianti creative a fianco e un ufficio tecnico del comune imboscato in fondo. con vista sul New Metropolis di Renzo Piano.

Ieri avevo l' amante virtuale in visita per il weekend e pover' uomo lo abbandoniamo sabato e domenica, mi sembrava carino proporgli un caffè in biblioteca, che è un posto che piace da matti anche a lui.

"Ci vediamo ai traghetti, così con due bici riprendiamo i bambini, ce ne portiamo uno a testa dietro" .

Mah, gli ospiti. all' ora dell' appuntamento era in muesumplein, alle 15 era a farsi una birra e mi ha comunicato che col cavolo che veniva a scuola, troppo lontano, al massimo ci raggiungeva in biblioteca. Gli ho dato il rompete le righe, noi ci organizzaziamo per conto nostro e tu goditi la città senza far conto di noi, il tutto per resistere alla tentazione di sfancularlo.

Se diovuole dopo aver giocato congelandoci davanti a scuola, a piedi, di corsa, strani e stracarichi arriviamo in biblioteca, consegnamo Ennio al coro e con Orso ce ne andiamo in biblioteca, al caffè del 6 piano, godendomi piano per piano la splendida vista della città dalle vetrate enormi, con il sole che splendeva e una strana foschia che lo velava, da schiantare su una delle poltrone messe lì e guardare fuori fino all' ora di chiusura.

Al caffè Orso ha voluto una sessione di bacetti, poi ho incontrato due figuri che si stanno preparando all' esame da sommelier lumando le pupe l`^e nel terrore da esame (questo lunedi) mi chiedevano come orocedesse, come fosse il commissario ecc, e uno nella confusione mi fa:
" Ma esattamente cosa chiedono all' esame anale"
e a quel punto ho capito che conta che gli vada di culo, quell' esame lì (ho tanto riso, ma dopo, non davanti a lui. Anche perchè costui è il tipico galletto italiano sempre a far battute sulle donne eccetera, mentre sia io che l' amichecca - quella che da qualche mese mi ha preso in simpati a e mi racconta di tutti gli uccelli che sa succhiato in vita sua, non che io ci tenga a saperlo, ma so che alla gente faccio spesso di queste simpatie a pelle e mi raccontanto quello che NON voglio sapere) ecco, sia io che l' amichecca siamo fermamente convinti che si tratti del tipico macho che all' occasione un giro di giostra altrove se lo fa pure e, aggiunge l' amichecca che di queste cose se ne intende, pare, comunque se ne intende più di me:
"è il classico tipo che alla fine te lo succhia pure" elemento su cui sospendo il giudizio, ma vabbè. ecco, con un tipo così il lapsus mi sembra rivelatore), ma sono comunque ragazzi simpaticissimi e carini e mentre Orso scompare chiacchierano un attimo.

Dal sesto piano ritrovo Orso nel seminterrato, sparapanzato a terra con una pila di libri e un giornalino, mentre io mi schianto su una delle bellissime poltrone di Gaetano Pesce (che io ho sempre chiamato, sbagliando, Big Mama, mentre invece è la Up, ma quel bel grembo accogliente che si vende con un puf tondo a cui è collegato da un cordone ombelicale a simboleggiare mamma e bambino, insomma, si capisce perchè un giorno butterò fuori il divano per avere questa unica poltrona in casa?

Recupero Ennio e passiamo il resto del pomeriggio a scialarci in biblioteca, specialmente quando no solo scorpo la sezione riviste, ma mi accorgo che pur essendo due mezzi piani sopra, ho perfettamente in vista i bambini. Li abbandono per godermi una rivista di arredamento casa e una di giardinaggio che mi ha dato due idee meravigliose per il giardino.

Scopro al ritorno che i bambini non li guardavo bene perchè con i cilindri morbidi hanno costruito una megascalinata da cui buttarsi nel cuscinone, che però ha i bordi duri (vedasi film di orso quando ci si schianta sopra di muso).

Poi arriva finalmente anche l' amante virtuale che si carica Ennio, io saluto l' ex-vicina suonatrice di celeste che era in conservatorio per un concorso concertistico e ci riaggiorniamo sulla sua idea di proporre alla nostra scuola di venire a fare qualcosa di musicale con i bambini. Torniamo a casa, ceniamo di corsa con pita e ripienini buonissimi e poi mi prende Antonella, con cui andiamo da Lucia per parlare di affari, la convinciamo a seguirci un attimo in un locale per fare l' analisi organoplettica al nuovo e recente amore di un' amica comune (guardarlo, annusarlo e se lei permette assaggiarlo, non ha permesso), finiamo per una birretta con confidenze al cafè de Ponteneur in Pontanusstraat, vicino al mercato del Dappermarkt, e consiglio anche a voi di passarci una di queste sere.

Decisamente ci dobbiamo andare più spesso in biblioteca. E farci queste uscite a forza tra madri che non escono mai, ma dovrebbero.

giovedì 10 febbraio 2011

Donne, guerriere e il pozzo

Da qualche giorno ho letto questo pezzo bellissimo di Natalia Ginzburg e la risposta ancora più bella che ne dà Alba de Cespedes. Se avete tempo leggetevelo tutto, perché è illuminante.

Poi stamattina mi sono fatta un pranzetto con le amiche italiane de quartiere che volevo far conoscere tra loro.

Ma prima, prima mi ha chiamata l'altra amica per una questione di lavoro rimasta in sospeso, mi ha svegliata perché avevo deciso di farmi un pisolo e dal discorso di lavoro mi ha fatto il predicozzo, dal predicozzo siamo passate ad altro e io dentro di me pensavo: le voglio bene a questa mia amica ma è sempre così mi fa telefonate lunghissime e mi critica, e mi dice come fa lei e io in teoria lo so che ha ragione e in pratica lo so che predica bene ma razzola peggio di me per le cose pratiche. Poi a un certo punto sembrava quasi incazzata.

"Non voglio che ti adagi, che ti arrendi, tu sei una guerriera, hai uno scudo bellissimo. Non puoi buttare a mare tutto quello che hai costruito in tutti questi anni, a cosa ti serve andare dalla psicologa se non capisci questo, butti via tempo, invece devi combattere".

Che me la sono un pochino presa, ma le voglio bene lo stesso, perché a me sembra che andare dalla psicologa sia la cosa migliore che abbia fatto.

"Senti, sarò pure una guerriera, ma mica vuol dire che devo combattere giorno e notte, o finisco come quei giapponesi nelle isole del Pacifico che non sapevano che c'erano state Hiroshima e Nagasaki e l'armistizio e continuavano ad assaltare tutto e tutti finché non li facevano secchi, porca padella".

Pensava che parlassi di lei e si è un po' incazzata anche lei. Però gliel'ho detto, che mi ha fatto un gran favore a farmi così. Sul momento ci dovevo rimuginare un po' e non ho avuto tempo tutta oggi di farlo, ma so che ne tirerò del buono. Le amiche servono anche per darti un calcio in culo, certe volte e mi sa che questa era una di quelle.

Poi sono arrivate le altre due amiche con una torta bellissima e buonissima, un rotolo al cioccolato dalla grande pasticcera, e un budino turco di farina di riso con le rose (ed è da ieri che con Orso ci siamo fatti fuori in due una scatola di Lokoum, per fortuna oltre al budino me ne ha portato un'altra scatola Giulia).

E ci siamo godute, piaciute, annusate e fatto progetti, prima di scappare a riprenderci i figli da scuola. E abbiamo concluso che viviamo così vicine che è una vergogna che non ci vediamo più spesso e deciso che da oggi il giovedì diventa il nostro giorno per cucinare e mangiare insieme.

Perché saremo guerriere, ma dopo il riposo del guerriero io credo che ci voglia pure quello della guerriera, perché si riprendono forze e si combatte meglio di prima e combattere comincia per con- perché non a caso si fa insieme.

E allora noi domenica alle 14.30, in Sint Jansstraat 37, dietro il Dam, ci guardiamo insieme il Corpo delle donne, poi lo commentiamo che le chiacchierate su un tema che ci prende tutti sono meravigliose, impari sempre dagli altri. E poi se ne abbiamo voglia ci andiamo a fare un flash mob in piazza Dam.

"Non è giusto, mamma ha mangiato tante torte oggi" fa Orso rientrando (perché già che venivano le amiche a pranzo ho fatto un pandolce al cioccolato pure io e i cadavero tortiferi giacevano a tavola).

È giustissimo, invece, figlio mio. Torte e scudi, di questo sono fatte le bambine*

* Che è una citazione di:
What are little girls made of?
Sugar and spice and all that's nice.
That are little girls made of.


Spice. Not just sugar. Remember that, girl.

lunedì 7 febbraio 2011

La poesia delle piccole cose


Il primo croco del mio giardino.

La prima crostata di primavera
(si fa così, la base della crostata d' autunno del cavoletto, uno strato di cotognata dolce, uno strato di cranberry freschi acidissimi, una spolverata di zucchero per mitigare i cranberry, un' ora e dieci in forno, sono uscita e il capo l' ha tirata fuori un po' flambè ma è buonissima uguale.

La prima cena programmata, poi sprogrammata, poi improvvisata, da Antonella con i maschi junior che si divertono, i maschi senior che si annusano e si piacciono e il suo di maschio che passa un pomeriggio con i bambini dicendo che lui ci sa fare. In effetti oltre a cose da maschio tipo suonare la chitarra elettrica e guardare Discovery channel, ha la moto, cosa vuole un bambino più di tanto?

Le gioie più grandi della vita stanno nelle piccole cose.

venerdì 19 novembre 2010

La mia amica Vic si lancia


Io per Natale ho deciso di regalarmi questa farfalla su mousepad. Perché la mia amica Vic ha aperto un negozio qui. E questo semplice fatto è la realizzazione del motto: invece di piangere il bruco lei ha accolto la farfalla. Ve lo segnalo perché magari anche voi come me state cominciando adesso a fare mente locale su cartoline e pensierini.

E a parte che a me piace un sacco quello che fa lei, se non ci credete quardatevi il suo blog la cosa per cui la ammiro tantissimo è che lei l'ha fatto davvero. Il blog, con tutto quello che comporta, e il negozio.

La mia amica Vic è la mia amica Vic. Se avete letto Statale 17 ho parlato anche di lei e di suo padre. Da quando la conosco fa cose. In genere adora gli origami, più sono piccoli meglio è. Non è di quei fanatici che fanno le miniature con le pinzette, lei è per le sole mani, ma a Ofena ho ancora la sua gru alta meno di 8 mm. E infatti fra un po' ricominciano i suoi corsi di origami di Natale, per bambini e grandi, alla biblioteca di Pescara.

Però quello che fa benissimo, a mio modesto parere, sono gli acquerelli. Cioè, siamo andati in barca a vela sull'Ijsselmeer e lei invece delle cartoline faceva acquerelli e li spediva. Il nostro primo anno da sposati mi ha regalato una replica dell'Amicizia, di Egon Schiele, che un'acquarellista in visita ha definito tecnicamente perfetta. Per me questo quadro riassume tutto. Ci siamo l'una per l'altra anche quando non ci vediamo, non ci parliamo, non ci sentiamo. ci siamo e lo sappiamo.


E guardatevi anche questo tutorial che bello (che secondo me è la fontanella della Villa all'Aquila, dove ci andavamo a bere lo sciroppo di menta al baracchino).

Non avevo ancora linkato il suo blog qui perché non sapevo se stavo offrendo munizioni al nemico. Ma non ci sono nemici e non ci sono guerre se decidi di vivere la tua vita e viverla bene, restano farfalle e amiche. E lei resta e resterà la mia grandissima, meravigliosa amica da cui imparo sempre tanto. Grazie Bà. Ma tanto lo sai.

venerdì 29 ottobre 2010

Il dolore non è statico (consolazioni a più voci)

Condivido con voi uno scambio mail di stamattina perché stanotte in un momento buio non trovavo le parole per tirare fuori il dolore che covava. E stamattina apro la mail e trovo un messaggio dal titolo: un post che mi ha fatto pensare, questo.

Parliamone insieme se vi va.

"...hai scritto cose belle e intelligenti, e ho letto con partecipazione le risposte

io soffro ma quando ne parlo non so, mi sembra di soffrire di più

sicure che la rimozione o meglio il contenimento non siano terapeutici?

op meglio, vorrei parlarne e sentire un tap tap sulla spalla

ma poi il desiderio rimane lì, insoddisfatto

e tu come lo gestisci il tuo desiderio? non ci pensi +, ti è uscito dalla mente

anche in quei giorni che precedono il ciclo? dimmi come fai..."


Cara,
Non lo so, stanotte per esempio ero insonne a congelarmi davanti al computer e scrivevo un post che non ho pubblicato e piangevo. Non era il lutto che dici tu, un altro, ma sempre quello è. Poi quando ho pianto e mi sono raffreddata da sfinirmi, sono scesa, mi sono sparata 2 fette di prosciutto, mi sono presa un thriller che ho letto fino a dormire e stamattina era passato.

Non sto banalizzando, sto dicendo come va con me. Sono d'accordo che il contenimento ha una sua funzione importantissima, solo che per me è anche un peso che mi risucchia energie mantenerlo. E secondo me poi non è una cosa specifica, il lutto dell'aborto in questo caso, e solo quella che ti sbatte nel buco nero, è un insieme di cose, e quando cominci a toccarne una le altre si rispostano per ridividersi il
posto. A volte ne arriva una nuova e anche lì ci sono spostamenti. E tutto questo rende faticoso il contenimento, magari il dolore fosse statico. Non lo è per me.

Allora ogni tanto questi spostamenti per me raggiungono un culmine, che può essere piccolo come quello di stanotte, ci piango e ci ragiono qualche ora, poi una dormita e rientra.

Oppure grande, e lì interferisce con il mio funzionamento, la mia gioia, l'amore che posso distribuire in giro, l'entusiasmo con cui faccio le cose. E lì ci sono due possibilità: mi trascino, mi riempio di impegni e di lavori fino a crollare, dormo 20 ore al giorno se posso (negli ultimi anni lo evito riempiendomi di cose da fare, mi chiedo però se sia sbagliato). E a volte chiedo aiuto. (Non l'ho messo nella mail, ma pensandoci ora il mio chiedere aiuto delle volte comporta uno sfrantecamento di palle agli amici cari e al capo).

Alcune cose che mi hanno aiutata a vedermi con chiarezza negli ultimi anni sono state la respirazione con la coach, il paio di riti con l'amica sciamana, che io non ci credo ma lei si (ecco, mentre lo scrivevo si è spento e poi riacceso mprovvisamente e misteriosamente il computer:-)) e la psicomotricità, per la serie: che non si dica che non le ho provate tutte, a parte farmi benedire o darmi all'alcol e alle droghe che da lì mi viene facile stare alla larga.

Vedere con chiarezza non significa però risolvere e smettere di star male a intervalli più o meno lunghi. E a me un accenno di risoluzione lo sta dando la psicologa, che non si limita a farmi parlare e fare chiarezza, mi convince ad agire. E la fatica che ho fatto a decidere di andarci e quanto ci ho girato intorno - vedi sopra- mi dice che devo ringraziare mio figlio che con i suoi piccoli disagi mi ha spinta a cercare aiuto per lui, sapendo che era per me. Lunedi comincia anche
lui a vedere la terapeuta e quando gliel'ho ricordato stamattina ha emesso suoni di giubilo. Chissà che si immagina lui e chissà che mi immaginavo io quando non ci volevo andare.

Sono d'accordo con te sul parlare che è limitativo, io su uno dei miei lutti ci ho scritto un libro e ne ho parlato infinitamente con chi lo condivideva e chi no, ma parlare non è servito, anzi. Condividere però si e delle volte non devi parlare per farlo, anche se noi due adesso per forza condividiamo a parole scritte.

Ovvio che rimozione e contenimento, parole che io uso qui da ignorante quindi non in un senso specifico e tecnico che non è mio e non conosco (ci vorrebbe Zauberei qui) quindi prendili come citazione che ci capiamo cosa vuol dire, ovvio che sono terapeutici. Però dipende dal tipo di terapia di cui hai bisogno in quel momento.

Io non prendo mai gli antibiotici per le influenze, per esempio, me le faccio passare a forza di bestemmie, lamentazioni, rincoglionimento totale perché ovvio che continuo a fare quello che devo fare e un paio di giorni di catalessi profonda a letto. Mi durano il triplo e mi danno un fastidio che chi magari ha il medico che gli prescrive l'antibiotico si risparmia.

È ovvio che se ti stacchi mezzo dito tagliando la legna puoi anche decidere di farci una fasciatura stretta e vedere che succede, o correre al pronto soccorso e fartelo
riattaccare (e io con la fobia degli aghi che ho, piuttosto che farmi fare l'antitetanica magari aspetto e vedo che succede). È un esempio del cavolo e sembra che stia banalizzando la cosa ma ha un senso nell'ottica, giusta o sbagliata, con cui io affronto le cose.

Quello che a me serve è chiedermi, invece, cosa mi stia dicendo la mia reazione di me, non com'ero e come sono diventata, come sono in questo momento. Posso anche evitare di darmi una risposta se fa troppo male, ma chiederselo con metodo serve (a me).

Questo non me lo può far chiedere un'altra persona. La risposta non me la può dare un'altra persona. Il dolore non me lo fa passare un'altra persona, perché sono io ad averlo e io a sapere a cosa mi serve. Magari delle volte ci serviva, poi non ci serve più ma ci siamo scordati di buttarlo via. Perché buttarne via uno comporta di nuovo i famosi spostamenti per ridistribuire lo spazio alle piccole e grandi
sconfitte e torti che ci portiamo dietro.

Insomma, non so se quello che ti ho detto ti potrà essere utile, temo di no. Ma devo ringraziarti perché tu non sai quanto ne avessi bisogno io proprio stamattina della tua lettera e l'avermi costretta a pensare a questa risposta. E considerato che non ci sentiamo da un sacco di tempo, direi che il tempismo è tutto.

Senti, se non ti dispiace io ne faccio un post perché secondo me ci saranno altre reazioni che possono arricchire quello che ci siamo dette.

Un abbraccio fortissimo e grazie,

Ba

domenica 24 ottobre 2010

Tanti libri da leggere

Chi ha i denti non ha il pane, chi ha il pane non ha i denti.

Io in vita mia molto ma molto spesso ho avuto la sensaione di non aver abbastanza libri da leggere. E si che ne ho letti un sacco, che gli utlimi due weekend li ho passati a mondare 2,40 per 2,40 metri di scaffali nuovi (inagibili fino a che il maschio non me li ancora alla parete).

Mi servono però per tutti gli scatoloni ancora chiusi dal trasloco, che ho un sacco di roba da cercare.

"Senti, perché non fai una cernita di libri che non ci servono sottomano, li rimettiamo in uno scatolone e li mettiamo in soffitta".
"Mi servono tutti sottomano" (ma sei scemo?)
"Va bene, allora mettici i miei".
"Ma no, proprio adesso che mi sono rimessa a leggere e fosse la volta buona che mi rifaccio una cultura di letteratura olandese, scherzi?"

Però è inutile, negli anni formativi della mia vita quando ho letto con voracità un iradiddio di cose inutili pur di leggere (una serie di manuali di applicazioni tecniche mai adottati da mio padre, per esempio) a me, averli avuti allora sottomano quegli autori formativi che se non leggi in quei periodi poi quando te li rileggi nella vita, che bello che sarebbe stato.

Bene, una così secondo voi cosa risponde quando le scrive un signore da una biblioteca olandese in culo al mondo proponendole di prendersi dei libri in italiano che gli avanzano? Che qui le biblioteche fanno pulizia per far spazio ai libri nuovi.

La sventurata rispose.

La scenturata pensava alla sezione italianistica della biblioteca di Amsterdam dove anni fa ho fatto incetta della qualunque, ma tanto erano quei pochi metri di scaffale.

Poi comunque per arrangiare che il capo andasse in culo al mondo a prenderli i libri, nella serena convinzione che fossero un lascito per la fondazione (e lo sono, lo sono, se avessimo spazio) ci sono voluti dei mesi.

Adesso ho venti pacchi di libri dal deposito centrale delle biblioteche olandesi. C'è di tutto. C'è di più. C è la prova che l'emigrazione italiana in Olanda È in grn parte sarda, come sospettavo, o quell'opera omnia di Grazia Deledda non si spiega diversamente.

C'è che toccherà inventarsi qualcosa di intelligente per la fondazione, perché tutti i libri che ci regalano e che distribuiamo finora erano pochi volumi, per cui non avevamo spazio, e meno ale che qualcuno se li prendeva.

Io qui rischio il divorzio. Ma prima di allora leggerò tanto, ma tanto, ma tanto. Se ne avessi il tempo.

(Ho cominciato con il pasticciaccio di Gadda, autore che da quanto mi sono arenata infinite volte a metà de La cognizione del dolore, ho sempre pensato che non ci sarei arrivata. E mi sto godendo Le parole non le portano le cicogne di Roberto Vecchioni. E mi mancano solo due scatoloni per completare la scrematura dei libri su cui intendo esercitare lo jus primae noctis, perché in effetti qui per leggere mi sono rimaste solo le notti.

Chi più felice di me, o me misera me tapina.

venerdì 1 ottobre 2010

Bipolarità

"Te lo volevo chiedere da tanto tempo, ma anche tu sei bipolare?"
"Boh, che ne so. Da che si capisce?"
"Ah, io me lo sono sempre immaginato che c'era qualcosa poi a ventanni ero in terapia ed è saltato fuori".
"Cosa vuoi che ti dica, io magari di carattere un po' lo sono pure ma non a grossi livelli credo".

Però a questo punto mi viene il dubbio. Sarò bipolare io? Spiegherebbe un paio di cose, in effetti. Ma no, che vado a pensare.

Poi se questa conversazione ti capita a mezzanotte, nella tua libreria preferita dove hai appena ritirato otto copie di grammatica tedesca per un corso che comincia domani alle 10.30 e sarà il caso che vada a farmi vedere in faccia dai clienti che ormai mi hanno dimenticata e se la suonano e cantano direttamente con l'insegnante, santa donna, che però mi ha chiesto l'aumento per questo.

Se tu alle 18.27 ti ricordi che l'orario di apertura della libreria è dalle 11 alle 18, se ti risponde la segreteria telefonica, se sai che la socia occulta abita a fianco e talvolta si chiude dentro la sera a lavorare al computer, se le mandi un sms e una mail chiedendo se ti apre a qualsiasi ora, anche stasera perché so che lavori fino a tardi, ma altrimenti domani un po' prima delle 10 va benissimo uguale, per non fare con i tedeschi la solita figura da italiana disorganizzata che quei libri li ho ordinati settimane fa, ma poi non sono proprio riuscita ad andarli a prendere prima.

Se la santa donna legge l'sms e ti telefona alle 23 interrompendo il menage familiare, ma gliel'ho detto io ("Ma chi ti chiama a quest'ora" "Fermo, fermo è la mia salvezza") e a mezzanotte appunto in pigiamo e poco altro sopra sei in libreria e ti senti fare questa domanda da una signora poco più giovane di tua madre in pigiamone di flanella, be, che ne so, forse lei ha la vista lunga ed io in effetti, un pochino pochino, forse così, un cenno di bipolarità magari non lo escluderei nemmeno di averlo.

E adesso toccherà dormirci sopra e magari domattina mi è passato

lunedì 5 luglio 2010

In bici per la campagna a Noord


Questi ultimi due weekend con i bambini siamo sempre stati fuori e siamo riusciti a darci un principio di abbronzatura. Il capo, povero deve chiudere tutti i lavori sospesi prima delle vacanze e non gli pare vero che ci togliamo di torno. Tanto io mi sacrifico volentieri, anche se quando torno sono assolutamente morta.


La settimana scorsa siamo andati in bici alla nostra fattoria preferita, non tanto per prendere il latte (che pure ho preso in grandi quantitativi per i miei tentativi - riusciti, di feta fatta in casa), ma soprattutto perché hanno aperto il giardinetto con la gelateria.

Io ci devo credere del tutto che facciano il gelato con il loro latte biologico, propendo più per un sacchetto di preparato sciolto nel latte e ficcato in gelatiera, ma vuoi mettere l'ambiente e l'atmosfera?
E poi per tutti i gitanti in bici che passano da quelle parti è un gran bel posto dove sostare, dissetarsi con il latte freddissimo del distributore, o farsi un caffé con torta di mele (anche questa, si vende surgelata ed è l'ubiquitous torta di mele di tutti i caffé olandesi). E fare pipì, che anche i gitanti hanno vie urinarie funzionanti.

Tanto per la botta di poesia bucolica mi è bastato come sempre il paesaggio e per una volta che non ci siamo andati in macchina ci siamo addentrati tra i canneti.

Questa è una zona di nidificazione e abbiamo visto tanti uccelli. addirittura un cigno che metà sulla strada e metà sull'erba si ritolava sulla schiena come fanno i cani, e purtroppo non ho potuto fotografarlo.

Anche se Ennio si è lamentato tutto il tempo che lui voleva andare a casa e non a esplorare e a nulla sono servite le mie rassicurazioni che quella era un scorciatoia.

Domenica scorsa poi nel pomeriggio più caldo dell'anno siamo andati alla festa di Bettina, una di quelle belle feste di latinoamericani che ti baciano di default e parlano spagnolo tutto il tempo.

C'è stato chi ha trovato un'ottima soluzione al caldo, e chi ha fraternizzato con il cane dei vicini.


Il bello è che queste ultimi due weekend di feste e barbecue ci siamo rivisti e riaggiornati con tutti gli amici del vecchio quartiere ormai dispersi per tutta la città, ed è bello rifare le misure ai bambini che sono cresciuti, confidarsi, sfogarsi e passarsi divani e vestiti usati.


Poi manco a farlo apposta giovedì è passata a trovarmi Supermambanana di passaggio congressuale ad Amsterdam e siamo scappate, approfittando delle sere lunghe, a Monnickendam per farle fare in macchina un giro bucolico e andare a mangiare al nostro thai preferito a Monnickendam.

Dove il centro era bloccato perché quella sera si esibiva la banda della marina, che quanto sono belli in divisa i marinai.
"Ma questi sono gli stessi che suonavano ieri sera allo Spui", fa lei mentre cercavamo di decidere del menu e li sentivamo aprire con Thriller.

Al dessert, quando hanno attaccato Rosamunda ne abbiamo avuto la certezza definitiva. Che le bande estive in luogo di mare hanno repertori paragonabili a tutte le latitudini.

Noi invece siamo risalite sulla diga, siamo andate a Marken e ci siamo aggirate tra le case su palafitte silenziose, esplorando i vicoletti, passeggiando sulla diga circondata da canneti e versi di papere e rane e parlando di polticia.

Perché chi l'ha detto che le mamme blogger parlino solo dei figli?

giovedì 24 giugno 2010

Venerdì: ULULATO DI PRIMA ESTATE (con Sol-S-Tizio incorporato)

Domani sera rifacciamo l'Ululato, ultimo evento pubblico della fondazione prima delle vacanze. Io arriverò scapicollata dalla festa della scuola, che qualcuno ha avuto la bella idea di spostare causa calcio e quindi stiamo tutti incasinati. Ma arriverò con un brano cattivissimo. ecco di cosa si tratta, nelle parole di Roberto, in arte Ruvy.

Ci saranno libri da portar via in cambio di un € 1 per le casse della fondazione. Se state ripulendo gli scaffali, portateci i vostri libri che avete deciso di lasciare andare via nel mondo.

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Dal 2004 l'Ululato ha conosciuto almeno 6 edizioni, da quello che posso ricordarmi. Tradizionalmente l'Ululato si tiene alla Libreria Bonardi e nasce come reading letterario con la formula open podium. Immancabilmente l'evento è cresciuto ed è arrivato a presentare veri act teatrali e musica. Ora per la prima volta Quelli di Astaroth portano l'Ululato all'ASTAROTHEATRO, volendo con questo sottolineare ancor più il carattere teatrale della serata. Eccovi titolo e breve presentazione di questo Ululato 2010:

UN ULULATO DI PRIMA ESTATE (con Sol-S-Tizio incorporato)
Venerdì 25 giugno ore 20.30 Sint Jansstraat 37 Amsterdam
Ingresso € 5 + offerta libera
Prenotazioni: http://www.ondaitaliana.org/Nederlands/site/Theater.htm o Tel. 06 25382491

...Dove durante una calda serata estiva si può trovare uno stimolante ed energizzante refrigerio fatto di rinfrescanti performances. Una serata varia ed eventuale per chi è assetato di proposte culturali a un buon livello: letture di poesia e prosa, musica e canzoni e chissà che altro!

Un piccolo aneddoto: quando nel 2003 chiesi ad una mia amica in Italia (Faenza) se potevo propore un breve reading letterario sul podio del suo bar (podio sul quale regolarmente si fa musica), lei mi rispose: Ma che cazzo di reading e reading vuoi fare? No, alla gente non frega niente di 'sta roba qua che vuoi fare tu. Dopo meno di un anno nasceva il primo Ululato ad Amsterdam come reading letterario. Un piccolo successo. Una mia piccola rivincita.

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Ruvy, io ci posso aggiungere solo questo: che in realtà per far funzionare una cosa del genere ci vogliono gli amici giusti, quelli che partecipano e quelli che vengono a vedere. e noi ce li abbiamo tutti e due (persino a Faenza, dai).

mercoledì 16 giugno 2010

Perdere il padre

Mio padre è ormai morto da 15 anni e mi ci sono voluti tutti. Mi ci sono voluti tutti non solo per dare un posto al mio quotidiano senza di lui, ma anche per scendere a patti con il fatto che non ci potevo più litigare. Non potevo più contestarlo. Rimproverargli quella cosa che aveva detto o fatto e che mi era costata tanti patemi e decisioni sbagliate nella vita.

Oh, io fino a un paio di anni fa, ma cosa dico, ancora adesso a volte mi ritrovo a litigarci nlla mia testa a rimproveragli cose che da vivo e al momento opportuno non ho potuyto fare, a incazzarmici. Con tutto che la prima cosa che ho pensato davanti a quel letto in terapia intensiva era la gratitudine per essere tutti in pace tra noi, che ci sono famiglie che un letto di morte si sbranano, mi dicono, e invece noi ci siamo sentiti ancora più uniti.

Io poi ero veramente un caso limite di daddy's girl, amore folle fino all'adolescenza per poi piombare nella contestazione ad oltranza. Mio padre in fondo è sempre stato una compagnia piacevole e mi ci sono fatta tante risate, solo che, povero, veniva (e si era notevolmente affrancato, c'è da dire pure questo) da un ambiente e una mentalità che sono anni luce dalla mia. Insomma, il modello dell'uomo e del tipo di relazione che non avrei mai voluto per me, e infatti si vede, mi sono sposata il capo.

"Ma insomma, Freud l'avrai pure letto" mi disse la compagna di studi olandese, quella che sarebbe andata in Italia al mio posto con lo scambio Erasmus e che mi aveva invitata a cena insieme all'altra studentessa con cui sarebbe partita per saperne di più su cosa aspettarsi dall'Aquila.

Chiacchierando chiacchierando avevamo iniziato a tirar fuori le foto degli sposi e alla mia Yvonnefece di botto: "Ma questo è Berend".(Ci era andata insieme al liceo).

Gertrude le prese la foto: "Ma è vero, è proprio Berend".

Che anche Groningen in fondo era una piccola cittadina universitaria dove tutti conoscevano tutti, o almeno gli studenti di lettere. E dal fidanzato al padre, e dal padre alle differenze tra i due, ecco Yvonne mi ricordò Freud.

Insomma, per dire i modelli maschili con cui una cresce, e come influenzano le tue scelte sentimentali.

"Tuo padre è un fascista" si sfogò in un paio di occasioni il Berend in questione ai primi tempi di quella che mia nonna chiamava "l'amicizia".
"Ma no, ma no, poveretto, è che proprio non ci arriva".

Il bello è che i modelli maschili e femminili della tua vita certe volte, anzi sempre, non si limitano ai tuoi genitori ma inglobano i genitori dei tuoi amici.

Diciamo la verità, quanti di noi figli di madri che lavorano invidiavano segretamente le amiche con le madri che stavano a casa e quindi sempre a disposizione come autista, confidente delle amiche, stiratrice eccetera eccetera?
Io questo ce l'avevo molto con la madre di Monica, ma c'è da dire che tra me e lei c'era anche un'affinità di carattere che aiutava. E anche lei riconosceva nei conflitti con mio padre delle cose che lei aveva con il suo.

Però ci sono anche i padri delle amiche, quelli ironici, intellettuali, che ti passano tutti i libri e la musica che ti formano. Quelli che non urlano, che sono distaccati, che sanno dare i consigli senza parere. Quelli che delle volte capisci pure che hanno i loro limiti nei confronti delle loro figlie tue amiche, come tutti i padri e per carità il tuo è sempre meglio, però delle volte ti chiedi davvero: dove sarei adesso se avessi avuto un padre così invece?

Per questo quando la tua migliore amica, e in fondo tutta la famiglia tua migliore amica perde un padre, un po' è come se lo avessi perso anche tu.

E ti dici: ma se quella volta fossi andata a trovarlo, ma quante volte mi sono detta, sapendo che stava male, che mi sarebbe piaciuto andarmici a fare una bella chiacchierata, che diceva sempre cose interessanti.

In quest'ultimo anno, che in Abruzzo ci sono stata così tante volte, me lo sono detta spesso, ma la vita mi inseguiva. E dovendo scegliere sceglievo di stare con sua figlia, che è pur sempre la mia migliore amica. A cui in questo momento vorrei davvero tanto essere vicina fisicamente, e non posso.

E quanto mi dispiace che sapendo che quello era il destino, non sia potuto morire in pace nella sua L'Aquila e neanche a Francavilla, ma sia stato sbattuto a Padova, così lontano o fuori strada per tutti quelli che gli volevano bene.

Perché quando insegni tutta la vita in un liceo della piccola città, beh, è un po' come la storia di Berend che a Groningen lo conoscevano tutti. Anche a Piero all'Aquila lo conoscevano tutti. Non ci si potevano fare 20 metri in centro perché ogni centimetro qualcuno lo riconosceva e attaccava bottone.

Ce ne sono di persone a cui hai messo in mano un libro risolutivo per il loro diventare adulto, a cui hai dato consigli fondamentali e lezioni impagabili. E adesso sono tutte sparse e comunque tutte lontano e manca quel passaparola della comunità perché non c'è neanche la comunità.

Grazie Piero Vicari, grazie professore per Zazie nel metro e Gli esercizi di stile, per tutto Pennac, per la Beat generation, per il Sing Out, e per aver potuto condividere la tua casa e la tua tavola e tutte le fantastiche conversazioni attorno alla tua tavola negli anni più formativi della mia vita adulta. E grazie per tua figlia Barbara e per quello che è anche lei.

A Barbara, Letizia, Giuseppe e soprattutto alla signora Leonilde non so proprio cosa dire, se non grazie anche a voi. E che mi dispiace e che anche se è poca cosa rispetto a quello che provate voi, lo sto piangendo un pochino anch'io e già mi manca. Immagino voi.

venerdì 12 marzo 2010

Del Miracolo Aquilano (buon sangue non mente)

Comincia così, io l'8 maggio sono all'Aquila dalla mia libreria Colacchi a presentare Statale 17. E il 9 e 10 è festa a Onna e mi hanno invitata anche lì.

Io sono felicissima, onorata e tutto, ma anche terrorizzata. Finora andare a presentare il libro in giro era per me soprattutto una scusa per raccontare l'Abruzzo, in particolare quella zona dell'Abruzzo interno, e per raccontare del prima e del dopo, che lo volessi o meno, perché tanto la gente me lo chiedeva. Ho fatto vedere il video in piazza Palazzo di alcune settimane fa quando i cittadini hanno aperto le transenne e finalmente dopo mesi sono entrati nella zona rossa.

Sabato scorso a un'altra presentazione (con degustazione di Montepulciano d'Abruzzo) con mio orrore e vergogna mi sono messa a piangere. Io non so se ce la faccio.

Ma adesso il punto è: a quelli dell'Aquila, a quelli di Onna, chi sono mai io per andargli a raccontare qualcosa? Con tutto che lo farei con piacere non tanto per parlare io, ma per sentir parlare loro. Insomma dubito, una parte del mal di testa era sicuramente quella e così ho girato la domanda a un paio di amiche aquilane.

Questo mi ha risposto ieri la cucciola, quella che vi dicevo ha mollato la carriera a Milano per rientrare. Mi ha risollevata splendidamente, perché lei ha scelto di rientrare all'Aquila e sta rifacendosi una vita lì, ha deciso che né il terremoto né la sua cattiva gestione possono toglierle il diritto di vivere adesso e qui e come vuole lei e fare dei piani per il suo futuro.

Questa risposta io la trovo un enorme inno al futuro e non ve la voglio togliere, anche se ancora non le ho chiesto il permesso di pubblicarla.

E sono orgogliosa di lei e di tutti quelli come lei. Perché la cosa peggiore che potesse succedere all'Aquila era toglierle i ragazzi, o perché sono costretti a cambiare università, o perché non ce li fanno rientrare, o perché nessuno ha pensato alle loro esigenze specifiche, o perché sono adesso nell'età per farsi un futuro, e che futuro vuoi che si sia all'Aquila in questo momento? E una città o una qualsiasi comunità senza la parte giovane, forte, ottimista, ingenua e intraprendente che futuro ha, me lo sapete dire?

Cavolo, è persino mia cugina. E adesso ricordatevi che questa è una risposta privata a una domanda specifica scritta senza avere l'idea che la leggessero altri e le maestrine e i maestrini dalla penna rossa andassero a farsi un giro per piacere, che non è roba per i loro stomaci delicati. E anche quelli che parlano del Miracolo Aquilano. Il vero miracolo è questo.

"ciao mamma orsa, fossi in te non mi preoccuperei proprio di non trovare parole, semmai di trovarne troppe!!!voglio dire, ci sarà pure un motivo se tanti si sono specchiati e nel tuo diario di viaggio/vita, che poi è il tuo specchio...direi che hai filtrato la realtà proprio con gli occhi di chi sanguignamente ha vissuto questi luoghi e ha respirato questa aria...e io ti capisco perfettamente visto che qua sento pienamente di essere me stessa...quindi revè revè che abbiamo bisogno di un fiume in piena come te e zia margherita!!!
la ricostruzione...è un termine così vago che e così denso allo stesso tempo che è difficile capire quanto ognuno ci sta mettendo del proprio..si fa con una carriola, con una tazza al boss (il giovedì orami è d'obbligo!!!), con una camminata sul vialone della croce rossa-il nuovo corso imbacuccato di neve(martedì sera sembrava di essere in siberia o alaska), col caffè al torrone del bar nurzia (praticamente nocciole intere e cioccolato fuso inumidito dal caffè), si fa coi pellegrinaggi a roma del sindaco per elemosinare qualche soldo in più a tremonti, si fa con la dannata e benedetta voglia di voler continuare a vivere sospesi, ma a ben vedere molto più consapevolmente di un tempo e forse di altre realtà che sembrano normali...io nn ho partecipato alle rivolte domenicane, perchè credo che il problema sia molto complesso (leggi, finanziamenti, accordi interistituzionali bla bla bla) ma riconosco che sono stati momenti fondamentali per la cittadinanza, per la riconnessione sociale, per il rinsaldamento delle speranze, per rivedere quelle vie spoglie popolate e sorridenti...
come sai sto lavorando al XXXXX, e mi vedo tutti i giorni passar sotto numeri freddi e malauguranti, persone che sbroccano per la lentezza delle pratiche, dipendenti alla frutta per l'ambiente lavorativo e le difficoltà oggettive, assedi dei commercianti, degli ambulanti, dei cassintegrati, beghe fra politicanti e persone di buon senso che lavorano seriamente e onestamente..è un piccolo affresco dell'italia, solo che molto più concentrato e quindi più facilmente incendiabile...però (e giuro che nn uso stupefacenti) sono e continuo ad essere imperterrita nel mio ottimismo, perchè la ricostruzione parte da ognuno di noi (oddio che banalità) e soprattutto dai piccoli gesti di ognuno di noi (magari anche un dito medio alzato ogni tanto quando chiaramente qualcuno mostra meschinità e egoismo)....e comunque...meglio il turismo intellettuale che l'immobilismo dei sensi..o del buon senso....
ci vediamo a colacchi...!!!!!!!"

Che dirvi, il premio Nobel subito.

martedì 2 febbraio 2010

Il film di Andrea


Ieri gita scolastica: con alcuni altri amici/genitori della nostra scuola siamo andati all'International Film Festival di Rotterdam, che sta svolgendosi in questi giorni, per vedere il film fatto da una dei nostri: Andrea Seligmann Silva (e Mieke Bal) hanno fatto Separations.

Non è la prima volta, ma resta sempre strano vedere cosa fa una persona che conosci, quando si tratta di produzione artistica. Separations tocca poi una serie di temi in cui io mi riconosco molto, ma in cui un po' chiunque trova del suo. Il bello è che del film mi aveva parlato il mio compare, il cui marito ha prodotto la musica/suoni ed è interessante vedere come si possa reagire in modo completamente diverso a questo film.

Che peraltro la stessa Andrea l'ha detto, alla prima ad Amsterdam, dopo il film i tavolini del baretto erano tutti pieni di capannelli, ognuno dei quali aveva visto una cosa diversa.

Di cosa parla Separations? Si tratta di un ego-documentario e tanto più verso la fine capisci che ruolo importante possa aver avuto Mieke Bal come co-regista, soprattutto quando devi mettere insieme il materiale, dare un taglio alle scene ecc. e cercare di mettere una distanza tra materiale di vita e materiale filmico.

Il punto di partenza è che i cinque fratelli Seligmaan Silva hanno tutti, a un certo punto, lasciato Sao Paulo dove sono cresciuti, per rifarsi una vita altrove, anche se due sono poi tornati. Come mai, si chiede Andrea? Da dove comincio a chiederglielo? Beh, cominciamo con un crollo nervoso avuto da sua madre 6 anni fa.

L'inizio è bellissimo, perché madre, padre e fratello, alla domanda: pensi che il passato di mamma abbia a che fare con la crisi che ha avuto 4 anni fa (all'epoca in cui girava) rispondevano a prima botta: quale crisi? e già capisci che la domanda è ottima.

È anche vero che in una famiglia con tante persone sparse tutte in giro delle volte devi far mente locale per capire di cosa si sta parlando esattamente. Ma questa crisi, si capisce dopo, è stata una bella batosta per tutti, per chi non c'era, come Andrea che all'epoca stava per partorire Eva, e per chi c'era, come Marcìo che ha passato tutti i pomeriggi del ricovero con sua madre in una specie di clinica degli orrori, con l'aggravante che la madre, psichiatra dedicata da sempre al suo lavoro, si è sempre battuta contro certe forme di psichiatria.

Infatti una notte, nel bel mezzo del suo periodo più difficile, si è alzata per slegare la paziente del letto accanto in contenzione, perché lei professionalmente era sempre stata contraria a questo sistema. Cioè, nel mezzo della sua crisi personale è il ricordarsi chi è come professionista che la tira fuori dal letto.

Ma la crisi, ala fine concordano un po' tutti, chi più chi meno velocemente, potrebbe in effetti avere causa dal fatto che nel 1939, quando Edith aveva 3 anni, la sua famiglia è riuscita a partire con l'ultima nave per il Brasile, unico paese fra tanti che aveva concesso loro un visto. A loro, ebrei tedeschi, ma soprattutto tedeschi dentro.

Insomma, ci sono moltissimi altri temi legati al come i Seligmann Silva, tutti e sette, vedono sé stessi, la propria identità multiforma (Brasiliani, ma di origine europea, padre antropologo a Belem, un'infanzia sotto la dittatura in Brasile che ha segnato la vita professionale del padre, tagliandogli di fatto le gambe e costringendolo a trasferirsi 3000 km. più a sud, a Sao Paulo).

Il tema dell'emigrazione permanente, della maternità e il modo di viverla, e delle separazioni che questo comporta nella vita: se vogliamo dirlo proprio in generale e tenendoci molto larghi, di questa parla Separations. Le separazioni nella vita come spunto per chiedersi: ma io, da dove vengo? Percé sono diventato quello che sono?

Trovo bellissimo come Andrea e Mieke lo abbiano sviluppato, come Andrea per sua stessa ammissione, è riuscita a fare certe domande ai suoi solo con la distanza della telecamera in mano, come Mieke per un annno e mezzo sia diventata incredibilmente intima con persone che conosceva solo dalle riprese di Andrea e dalle foto e frammenti audio e video di famiglia, montati in modo molto efficace.

Anche la tecnica di ripresa a mano dà questo taglio personale. Perché Andrea pone domande su un argomento di famiglia del quale non si è mai parlato, ma le vengono date anche delle risposte e le vengono poste anche delle domande, entrambe spesso scomode e quando vedi che l'immagine scivola via capisci che è il suo modo di togliere lo sguardo da qualcosa che riguarda profondamente anche lei.

Perché sono interessanti anche le risposte che loro tutti si danno.

Questo per quanto riguarda il film, che se l'argomento emigrazione, maternità, vita sotto dittatura, partenze, ritorni, ricerca delle radici, Sao Paulo amore mio e un'altra ventina che adesso mi sfuggono vi potrebbero interessare, io lo trovo molto ben fatto (Andrea fa la regista da una ventina d'anni e prima di andare a New York e poi venire in Olanda ha ricevuto molti premi per i suoi corti in Brasile, di cui vediamo alcuni frammenti).

Per me è molto strano vedere finalmente un suo film. Andrea ed io abbiamo vissuto dal 2000 al 2008 in due vie parallele e lei ha insegnato per me, per un periodo. Quindi sapevo dei suoi trascorsi registici, più di una volta abbiamo parlato di organizzare qualche proiezione tra amici per vedere i suoi lavori, poi ci siamo messe a figliare a intermittenza entrambe e la vita ci ha fagocitate.

Di lei puoi certo dire, a prima vista, che è molto più prussiana che brasiliana nei modi di porsi, e adesso capisco anche che certi pregiudizi di tipo etnico (che mi sono pure laureata sulla loro rappresentazione a fini umoristici) veramente ce li portiamo dietro dal profondo e che i posti in cui viviamo e il piacere e lo sforzo che ci costa adattarsi a un nuovo ambiente non fanno altro che aggiungere nuovi strati.

Quello che ho pensato - e le ho poi detto - è che in fondo lei ha fatto il film del mio prossimo libro. Che dopo aver tirato fuori qualcosina del mio coté paterno, ho subito pensato che prima o poi devo fare qualcosa anche con questa strana dinastia materna che mi ritrovo. E che assomiglia per certi versi alla sua nel senso del punto di partenza delle domande. Poi se iniziassi a farle io queste domande, le risposte ci porterebbero da tutt' altra parte, però è bello sentirsi riconfermare volta per volta che ci facciamo tutti le stesse domande e che il bello della vita è darci, come possiamo, al meglio o al peggio che le circostanze e la vita ci offrono, di darci ognuno delle risposte plausibili per sé.

Potete vederlo ancora oggi e dopodomani a Rotterdam:
Sala giorno ora
Cinerama 5 Tue 02 Feb 14:30 Tickets
Lantaren 2 Thu 04 Feb 20:15 Tickets

domenica 13 dicembre 2009

Amici per sempre

Inutile, c'è gente che magari, pur frequentandola poco, materialmente, per via della vita e del mondo e delle scelte e del lavoro e delle sfighe, basta un attimo perché ci si piaccia reciprocamente e basta. Quello c'è e rimane.

La settimana che ora chiude, colmo di fortuna, ne ho avute due da queste arti. Torinesi entrambe, che con gli amici capita anche questo.

Graz è venuta qui martedì, ce ne siamo state a spasso fino all'ora di riprenderci mariti e figli miei e ci siamo divertite, fatto cose frivole, parlato di cose serie e sbafateci un pranzetto dalle sciure tailandesi. poi l'ho caricata in macchina e le ho fatto fare il mio tour Holland nostalgia (dighe e casette, mulini, mucche, nuvole e cielo basso che si riflette nell'acqua) senza neanche abbandonare il cerchio della tangenzial, che Amsterdam è anche questo.

Betty e Paul sono arrivati giovedì figliomunite e già che ci eravamo, hanno messo di mezzo anche gli amici comuni che abbiamo conosciuto al loro matrimonio e che pur vivendo da queste parti, se non era per loro non avremmo mai combinato.

Betty e Paul sono stati nostri vicini quando eravamo giovani quasi-yuppie nell'Amsterdam da mordere. Una cartolina recapitata per sbaglio a me mi ha fatto scoprire che nel nostro palazzo, quasi sotto casa nostra ma con un ingresso a parte, abitava quest'italiana, io all'8 e lei al 108.

ci siamo piaciuti subito tutti e quattro, ma se ci siamo visti in tutto tre volte e sempre con altra gente, in quel periodo, grasso che cola. poi loro sono tornati in Italia, hanno fatto questo matrimonio bellissimo in alta val di Susa con tutti gli amici scout, cosa che mi ha rivoluzionato le idee che avevo io sui piemontesi in genere e i torinesi in particolare, e ci hanno fatto scoprire Torino, che da allora per me e il capo resta una città in cui vorremmo stare più spesso.

Poi non ci siamo più visti. Ogni tanto ci mandavamo qualche foto dei figli, 5 o 6 per parte, non di più.

Finché quando sono capitata a Torino per Statale 17 loro sono venuti, ci siamo rivisti come se ci fossimo lasciati il giorno prima e abbiamo deciso che dobbiamo assolutamente organizzarci per scambiarci i figli durante le vacanze, in modo che in miei maschi e le loro bimbe si contaminino linguisticamente come si deve. Magari pruma facendoli conoscere, che male non fa.

Insomma, dopo i primi 30 secondi di timidezza i mostri si sono presi benissimo. A un certo punto Ennio e Nora erano davanti al computer a guardarsi Thriller, che Michael Jackson da queste parti is the next big thing e se qualche volta vedete mio figlio afferrarsi il cavallo dei pantaloni, ancheggiare e fre "jui!" in falsetto, sappiate che è l'imitazione di Billie Jean, che lui chiama rigorosamente Billie jeans.

I piccoli, erano invece di sopra a costruire un treno. Orso si è persino ricordato il nome dell'amichetta, cosa che in genere bisogna guidarcelo esplicitamente.

Insomma, esperimento riuscito, stavolta con la scusa dei figli mi sa tanto che un pelino in più ci vedremo.

Perché ci sono degli amici con cui ti trovi sempre bene, nonostante (o forse proprio perché) ci si veda pochissimo. Però quelle poche volte non ti devi fare i salamelecchi, riprendi da dove ti eri lasciato la volta prima.

sabato 12 dicembre 2009

Dedicato ad Emily



Se tu e Re Mida non volete fare quella fine lì, consiglio un Capodanno ad Amsterdam.

giovedì 26 novembre 2009

Chi si trova a Viareggio il 5 dicembre?


Io saprò fare tante cose, ma il diavolo si nasconde nei dettagli e sono quelli che mi fregano. Quando mi sono iscritta a Donna è Web mi sono scordata di ricordarmi che da regolamento la presenza delle finaliste è obbligatoria (avete capito dove sto andando a parare?)

Me ne sono scordata prima di tutto perché non pensavo di finire in finale, poi perché non avevo idea che nell'ultimo mese circa sarei andata due volte in Italia e infine perché non ho fatto caso che la premiazione avveniva il 5 dicembre, praticamente - mutatis mutandis -la vigilia di Natale, che uno sta a casa con i bambini ad aprire i regali.

Peggio, ho pure chiesto io a mia suocera: ma il 5 dicembre, per Sinterklaas, vogliamo fare qualcosa tutti insieme per i bambini? E abbiamo organizzato da loro. Mia suocera già disapprova un pochino - o mi piace immaginarlo a me, perché mi chiedeva: ma ci devi proprio andare in italia? Non è meglio che finite di sistemare la casa, che state faceno una vita... - tutti gli spostamenti passati, se adesso le saboto il sinterklaas proposto da me, meglio che a Natale non mi ripresento (cioè, meglio che mi ripresento, cosi me lo dice).

Saranno tutte pippe mentali da stress, non dico di no, ma a me in questo momento sta stressando il fatto di organizzarmi questa discesa in Italia. A parte i soldi, che contano anche loro.

Insomma, cerco qulcuno che mi rappresenti alla premiazione. Non è che qualcuno di voi che già ci va mi fa questo favore?

Il 5 dicembre a Viareggio, dettagli seguono se mi scrivete a orsovolante(chiocc.)gmail.com.

E grazie.