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lunedì 30 maggio 2011

Yugoslavia


Questo che vedete è il tribunale per la Yugoslavia all' Aja. Quello dove Milosevic è riuscito a tirarla talmente tanto per le lunghe che alla fine gli è venuto un infarto un paio di mesi prima della sentenza. Quello dove fra poco verrà giudicato Ratko Mladic per genocidio, crimini contro l' umanità e varie altre cose. E dove si parla di voler mettere insieme i processi di Karadzic e Mladic per evitare di tirarla per le lunghe come con Milosevicz. In questo caso si può perchè Karadzic e Mladic sono sempre andati a doppio filo e anche le prove a carico sono le stesse, le fosse comuni finalmente le stanno aprendo e identificando i corpi, ma ci sono voluti 10 anni.

Ora, se inizio così uno pensa che chissà come sono informata bene sulla storia della Yugoslavia prima e dopo e invece no, so poco e niente. Sono passati in fondo 16 anni dalla caduta di Srebrenica, la città d' argento e dai massacri dei musulmani a opera di Mladic e dei suoi. Mladic che tuttore ha lo status di eroe nazionale e padre della patria per un mucchio di gente.

Io invece non so niente, conosco solo dei nomi e delle persone, ma sono storie e non Storia.

So che pochi anni prima dell' inguacchio, io ero forse al secondo anno di università, siamo approdati in Yogoslavia con i miei per un viaggio di affari. Che a un certo punto ci siamo persi e in un baretto di paese che sembrava tanto uno chalet di montagna fuori stagione, mentre col mio esperanto slavo di polacco e 4 parole russe chiedevo informazioni, saltò su una signora anziana, bassottina, con i capelli neri, che si scoprì parlava un italiano perfetto, ci portò a casa sua, altro chalet di caccia sparso nel nulla e da suo marito Tone, un signore forse ottantenne, alto e un po' curvo, con tutti i capelli bianchi, dolcissimo, che faceva il baciamano amia madre e per quel paio di volte che l'ho visto a me ventenne in cerca di identità fece proprio venire in mente, chiarissimo, il ritratto del gentiluomo decaduto. Quello che era.

Basta, quella sera Gianna, che così si è presentata e così l' abbiamo sempre chiamata per gli anni che è durata questa strana amicizia, dopo averci offerto di stare da lei e mia madre, che in fondo casa sua agli estranei l' ha sempre aperta sui due piedi, ma poi quando toccava a lei accettare faceva storie e cerimonie, ci ha trovato un alberghetto, siamo andati a cena in un altro ristorante dall' aria dello chalet con quantitativi mostruosi di carne grigliata (ma quanto era buona la carne in Yugoslavia? Nenad, altro serbo fuoruscito con cui ho lavorato anni dopo mi presentò una volta il suo macellaio slavo in Alber Cuyp ad Amsterdam e l' unica cosa che io vidi era una mensola colma di sacchetti blu in fila, con la faccia del cuoco gioviale e l' unica cosa che mi uscì di bocca fu: guarda, hanno pure la Vegeta con il tono di chi ammira un Eden perduto e la madeleine di Proust a noi ci fa un baffo, per sentirmi rispondere: ma sei proprio come tutti i polacchi, perchè, scoprii in quell' occasione, i polacchi hanno questo feticcio per la Vegeta, un dado da brodo in polvere con le verdure liofilizzate dentro che per questo sembra una roba tanto sana e naturale).

E nel ristorante, torno indietro alla Yugoslavia, c' era questa orchestra che era la versione genuina e autentica di paese di quella che qui si chiama A Caspian Hat, un gruppo di fuorusciti di varie provenienze tra cui un paio di iraniani che fanno musica balcanica dal matrimonio al funerale e invece noi eravamo lì the real thing, a parte che io e mamma ci facevamo i patemi che papà si ubriacasse smodatamente, ma anche noi ci siamo divertite, abbiamo cantato e parlato.

Io non so perchè, cioè si, lo so benissimo, sono la lingua che non conosci ma capisci, e certi paesaggi e l' arretratezza come in certi posti sperduti da noi in Abruzzo, mi sono sempre sentita a casa in Yugoslavia. È che abbiamo lo stesso mare e per me l' adriatico così verde e opaco fa l' effetto cullante del liquido amniotico.

Ma dicevo di Gianna. Gianna che era nata, come diceva lei, nell' isola di Vejo, che era in realtà Veglia ovvero Krk. Che era stata campionessa olimpica di equitazione ai tempi, e che a un certo punto da giovane l' avevano arrestata per attività politica. E sua mamma le mandava da mangiare in prigione, e i suoi erano di buona famiglia e quindi dovevano mandare cibo per tutta la cella o non passava niente e allora sua mamma faceva questi pentoloni di zuppa per la prigione perchè ne mangiasse un po' anche lei, noblesse oblige.

Poi è uscita e ha sposato Tone, che era anche lui un nobile di campagna, solo che a un certo punto ai nobili hanno tolto tutto, ma lui è potuto rimanere a vivere in quello che appunto era il capanno di caccia della tenuta di famiglia nel frattempo sequestrata e che era la casetta dove siamo andati anche noi. Che poi hai voglia a dire il socialismo e gli aristocratici, in campagna se vieni da certe famiglie un minimo cercano tutti di attaccarti al suo carretto, e Tone era una persona troppo buona per dire di no a chicchessia. figli non ne hanno avuti, ma sono rimasti insieme una vita, lei questa piccoletta bruna che era un vulcano di energia, e lui così alto, buono e dolce.

E lei ogni tanto e avrà avuto sicuramente quella sessantina abbondante verso i settanta anni, prendeva il traghetto da Spalato e veniva a trovarci, come una qualsiasi massaia con le borse della spesa piene di conserve di verdure e funghi e sempre una tanichetta di plastica da 5 litri con la Slivovitz fatta in casa. Veniva in italia, andava a trovare i vari amici italiani che aveva e poi tornava a casa.

Un' estate mi ha invitata a Szibenik da una sua cugina e così ho conosciuto Nikitsa. Nikitsa che aveva forse 13 anni e io magari 19 o 20, che abbiamo dormito insieme e giravamo per le stradine di Szibenik, scendendo giù attraverso scorciatoie per gli orti di qualcuno che lei conosceva, che mi presentava a tutti quei ragazzini in strada dicendo con orgoglio che io non parlavo solo italiano ma anche polacco e russo e così prese l' uso da parte mia dell' esperanto slavo che tanto avrebbe fatto quando lavoravo per i diamantari con colleghi di tutta la slavilandia e gli occasionali ugro-finnici.

Una vacanza, per me ventenne che all' epoca in estate lavoravo 16 ore al giorno in albergo e per una volta che avevo una settimana libera in estate avrei tanto voluto spassarmela, invece ero lì, in famiglia che non era la mia, in un posto noioso peggio di Ofena, con il mare bellissimo ma non ci andavamo quasi mai, la nonna di Nikitsa che era il prototipo della strega di paese, un mare di differenza tra lei e la cugina, e anche un po' approfittatrice nei suoi confronti.

Però Gianna organizzò questa gita bellissima in un parco nazionale, con le cascate, i boschi e un monastero su un isolotto in mezzo al lago, portati in macchina dal vicino e io la Yugoslavia me la ricordo così, tutta verde e con quell' acqua minerale quasi salata che mi piaceva tantissimo, ne bevevo a litri, e poi boschi, montagne, valloni, dirupi, anche tutta la costa dove avevamo guidato di notte e fuori stagione con i miei ed era tutto buio, pochi posti aperti, nei tornanti lungo il mare a volta una macchina arrugginita abbandonata nell' acqua dove era cascata, e i migliori calamari ripieni della mia vita fatti in un baretto sulla strada alla griglia, uno di quei posti improbabili di cui scrivono le guide.

Di quei due viaggi mi sono rimasti gli sguardi estatici quando si nominava Tito buonanima, ah, Tito, quanto ha fatto di buono per questo paese, dicevano, poi però alle feste nazionali serbe o croate o albanesi meglio stare in casa che fuori si prendevano a mazzate. Perchè questo scoprii allora in quel prima viaggio lungo la costa e poco nell' interno con i miei, le scritte sulle strade erano in lingue diverse, mentre io allora come tutti avevo quest' idea di un paese unico, vallo a sapere che non nera così.

Mi è rimasto quel tono normale con cui mi dicevano, noo, non comprarlo qui il gelato, sono albanesi, sono sporchi. O quando dicevano: perchè loro sono stati sotto i turchi, per questo sono grezzi e cafoni, mentre noi stavamo sotto l' Austria-Ungheria.

E poi? E poi in autunno dopo quell' etsate e io ero già in Olanda e Hariklia, la mia compagna di casa greca che doveva tornare a casa in aereo con una linea aerea yugoslava che in tempi di non low-cost si volava con quello che si poteva, nulla, non arrivò mai in aereo perchè chiusero lo spazio aereo, e atterrò non so più dove se a Sarjaevo o altrove e se la fece tutta in treno fino a Salonicco, che adesso sembra quasi un racconto di spie dell' orient-express, attraverso un paese che si stava cominciando a sfasciare.

E i miei che sarebbero tornati da Gianna finalmente per prendere questi contatti con la fabbrica di cristalli a Maribor e già che c' erano si sono fermati da certe suore su uno dei laghi in Nord Italia, che all' epoca mia madre aveva tutti questi contatti con le suore polacche e non che accoglievano ospiti, e improvvisamente successe il patatrac, le suore si sentivano telefonicamente con le consorelle di là dal confine e queste dicevano delle sirene che suonavano giorno e notte, che non smettevano mai di suonare.

Non so voi, ma a me le sirene mi fanno questo effetto di bombardamenti e rifugi antiaerei.

I miei comunque restarono sul lago di Garda.

E poi tutte quelle notizie che non ci si capiva niente, chi fossero i buoni, chi fossero i cattivi, i profughi, gli stupri come arma di guerra, La NATO, i bombardamenti, i cecchini, la sniper avenue, le storie tremende di eccidi di massa e fosse comuni e io pensavo tutto il tempo a Nikitsa, quando sentivi queste storie tremende degli stupri di massa su donne e bambine e Emma Bonino, all' epoca alto commissario ai Rifugiati, che in TV in inglese diceva che non so più dive, non so più quando, tra le colonne di profughi che stavano accogliendo mancavano le donne giovani e le ragazze e quella volta mi sono sentita tremendamente orgogliosa di un politico italiano (per la prima e forse ultima volta), perchè chiaramente su questa storia degli stupri degli alti comandi militari dei paesi coinvolti e della Nato non poteva fregare di meno, quando mai, gli stupri fanno parte del bottino di guerra dalla notte dei tempi. E invece quella volta lì venne proprio nominato come crimine di guerra e mi sembra che sia anche stato merito di Emma e di donne come lei.

Insomma, io in Yugoslavia non ci sono poi mai più ritornata, non ce l' ho mai fatta, anche se una mezza idea me l' ha fatta venire Vera, che ho conosciuto l' ottobre scorso a Carignano, dicendomi perchè non andavo a trovarli in Montenegro per portare i bambini al mare?

Vera che sarà pure sposata in Italia da anni, ma che è una serba del Kossovo e la pulizia etnica l' hanno fatta di brutto anche lì, lo dicevo che non ci si capisce niente su chi fossero i buoni e chi fossero i cattivi, e i suoi con troppi altri stanno in Montenegro appunto.

Vera che grazie agli amici militari italiani di stanza lì e con il suo passaporto italiano è riuscita a tornare un giorno al suo paese, rivedere casa sua e persino andare a prendersi il caffè a casa dei vecchi vicini. Ma quando ha voluto fare una foto alla casa, per ricordo, le sono saltati addossi in tanti per impedirglielo, gli amici italiani l' hanno immediatamente caricata e portata via prima che succedessero casini e ormai non ci può tornare più. Ovvio, una foto di casa tua è una terstimonianza tangibile che quella casa prima era davvero tua e adesso non lo è più e questo guasta la vulgata degli usurpatori scacciati per far posto ai legittimi autoctoni. Leggetevi L' Urlo del Kossovo di Alessandro di Meo, edizioni Exorma, se volete capire un po' di più come che la guerra in Yugoslavia è stata fatta finire e a che prezzo, e vi spiegherete anche perchè Mladic viene ancora considerato un eroe invece del criminale che è.

Per questo sono contenta che sia stato trovato, dicono, per caso durante un controllo di routine (ok, allora stiamo parlando di un paese dove la polizia fa i controlli di routine nelle case, bene, benvenuti in Europa). Per questo deve essere processato e giudicato, non solo per tutti quelli che sono scomparsi nelle fosse comuni e spostati pure da una fossa all' altra, quelle fosse che solo 10 anni dopo si è cominciato a riaprirle e cercare di identificare i morti e dire a donne e ragazzi che si, mettetevi l' animo in pace, è veramente morto.

Per questo in una scuola superiore questa settimana alla festa per la maturità il direttore ha deciso di non invitare i genitori: si sarebbe trovato una sala praticamente vuota, visto che a quasi tutti i ragazzi manca il padre e anche molte madri nel tempo non ce l' hanno fatta.

La politica internazionale è un grosso gioco di ipocrisia, lo prova il fatto che non abbiamo neanche iniziato a capire i danni e gli errori enormi fatti in Yugoslavia che si è ricominciato paro paro con l' Irak e adesso tutto il resto.

Pensate a questa sfilza: Demjanjuk condannato, Osama ammazzato e Mladic arrestato. Tutti i criminali di guerra con il tempo diventano degli innocui vecchietti malaticci, ed è giusto, utile e incoraggiante che debbano comunque venire condannati per quello che hanno fatto. Basta con la certezza dell' impunità.

Lo dobbiamo alle vittime e a noi stessi e la Yugoslavia e l' arresto di Mladic ci ricordano quante schifezze ci sono successe davanti casa neanche troppo tempo fa, che le abbiamo fatte succedere, che siamo in parte conniventi e che è inutile che adesso gli xenofobi di casa nostra stiano a piangere e far crescere la paura dello straniero, del profugo e del mafioso albanese, perchè sono sempre gli xenofobi ad avviare queste cose, poi ci vanno di mezzo tutti.

Un ragazzino albanese ventenne che fece con me gli esami per il diploma di olandese, mi diceva: sai che non ci ho mai capito nulla, vivevamo insieme tutti, non succedeva mai niente e poi di colpo hanno iniziato ad ammazzarsi e per fortuna che mi hanno fatto venire in Olanda. E io dentro di me mi dicevo: perchè tu forse eri troppo giovane per sentirti dire che i gelatai albanesi sono sporchi o per fare a mazzate in strada alle feste.

Poi vi volevo raccontare di Vilma che è nata a Novi Sad nel secolo scorso da famiglia ungherese, ma non ricordo se l' ho fatto qui o altrove. Ci ritornerò.

mercoledì 23 febbraio 2011

One horse open sleigh


Prima esperienza sciistica della famiglia Diga, e ci è venuta voglia a tutti di ripeterla seriamente il prossimo anno. pure il capo, che non ha mai sciato, e io che ho preso un paio di lezionib 28 ani fa.

Ieri abbiamo fatto la gitona in slitta a cavallo, the one horse open sleigh con il capo che reggeva le torce.

Il cavallaro mi ha raccontato di aver fatto per quattro anni la stagione in Italia, tanto tempo fa, con un tale Marini che reclutava tagliaboschi, li faceva arrivare a Civitvecchia e poi sulle montagne
" Erano monti vulcanici" mi raccontava lui.

E poi? Mah, poi Marini che era vecchio è morto e uno giovane che a volte an=dava da lui, non gli dava affidamento e non sono pi`¨tornati. Quello giovane era avvocato ma pensava pi`¨alle ragazze che al lavoro.

Arrivati a destinazione, dopo esserci fatti la pista p[arallela al fiume e tra gli alberi, c' erano due fuochi accesi e i bambini se ne sono presi manu militari uno. Su quello poi abbiamo arrostito le fette di pane, mentre sull' altro arrostivano salsicce e li di pollo. Il padrone ha tirato fuori una bottigliona di wodka aromatica fatta in casa e ci passavamo il bicchierino come dei cospiratori(tanto l' alcol disinfetta).

Il nostro slittarolo si è messo a cantare accompagnato da una signora, e poi a raccontare storielle che magari non sono granchè come umorismo, ma il dialetto fa tanto, sempre, per queste storielle. Qualche canzone la sapevano anche i bambini. Gli ho chiesto di cantare l' unica canzone gorala che mi veniva in mente, " Montanaro, finchè la nostalgia", che insieme ai suoi racconti mi ha fatto capire meglio quanto anche queste zone fossero estremamente povere fino a poco tempo fa. Va bene la roba, va bene la terra, va bene le bestie, ma questi contadini polacchim, specie quelli che non stanno in montagna e non hanno 3/4 dei paesani in america, sono davvero arretrati, ignoranti, manipolati dai preti e fanno un figlio dopo l' altro.

Mi raccontava un' amica che anni fa, ala fermata dell' autobus, ha visto la vecchietta che gestiva il chiosco accanto forare con l' agop tutti i pacchetti di profilattici che aveva in bottega perchè il parroco aveva detto che `e peccato.

In quest' ottica, anche se adesso con gli impianti da sci tutti lavorano e bene con l' indotto turistico in estate e in inverno, con le colonie di bambini e tutto il resto, la base è sempre quella. Lo dimostra la figlia dei miei padroni di casa, una ragazza intelligente, laureata, che avora bene e da matti, ma no trova un cencio di uomo da sposarsi perch`' nessuno è al suo livello e non sa assolutamente di cosa parlare con i ragazzi di qui che si ubriacano come i loro nonni e bisnonni e questa è tutta la grande soddisfazione che hanno dalla vita. Non hanno di pi`¨perch`' no lo cercano.

Ora senza fare della sociologia da mercatino dell' usato, so che questo non `e solo un problema polacco o dei montanari. Solo che mi piace sapere sempre chi siamo e da dove veniamo e anche se adesso qui c' è un gran benessere e grande imprenditorialità, se i ragazzi semplicemente non danno retta al prete e scopano e fanno i figli che vogliono loro (quante coppie della nostra età vedo a colazione con dei ragazzoni di figli e figlie, perchè contrariamente a noi li hanno fatti a vent' anni, grazie a certe vercchiette del chiosco, magari) nonn camboiano le finalità e kle esigenze che hai dalla vita. E questo mi sembra un grosso spreco umano.

comunque ieri poi al ritorno il nostro lanciava proposte ai compari perchè cantassero Sokoly e questa la so anch' io e persino il capo sa il ritornello e faceva ' hej, hej' al momento giusto come un vero montanaro, e pi¨`intonato del nostro.

Allora ho proposto io Sla dzieweczka do laseczka, il cavallaro mi ha seguirta e questa la sapevano anche i bambini.

Mi mancavano solo le cantate intorno al fuoco? Le ho avute in slitaa.

Adesso aspettiamo l' ultima lezione dei bambini, Bogdan si ricordava benissimo orso e gli ha detto immediatamente: se a me no mi ascolti come facevi con Ewa, col cavolo che andiamo col la seggiovia.

Dopo ci ha aggiunto una botta di learning by challenging: sulla risalita lo sfidava a fare tutte le cretinate e [eggio che `orso faceva di suo invece di guardare in alto e andar dritto: lo chiamava e alzava unio sci per fargli vedere che si poteva fare anche cos`^. Orso l' ha imitato con entusiasmo, si è schiantato quel paio di volte, si è divertito e ha capito quando è meglio dar retta al maestro e quando no.


Decisamente c' è della pedagogia anche dietro i maschi cazzoni, quando si ritrovano tra di loro e si riconoscono.

lunedì 21 febbraio 2011

Antropologia goraslka 1



I montanari degli altipiani dei Tatra, i cosiddetti gòraly, dove la o accentata si legge come " u" sono una razza a sè. A parte che parlano un dialetto che ha più in comune con il ceco che con il polacco standard, io dico sempre che sono come i siciliani (o forse semplicemente come tutti i montanari del mondo). Il clan e l' onore dello stesso, la terra, le bestie, le tradizioni. Ora, la famiglia di mia madre sono polacchetti di città orgogliosi di esserlo, ma mio zio Kris è sempre stato appassionato di montagna, e alla fine si è innamorato di una ragazza di queste parti, Helcia.

" Sta sempre con quei montanari ubriaconi" si lamentava mia nonna, ed era pure vero, i montanari hanno questo di tratto distintivo, che comunque vada si ubriacano spaventosamente e, se necessario, finisce a botte".

La famiglia di Helcia era emigrata Chicago da quando lei aveva 12 anni, e occorre sapere che i Gòraly a Chicago sono un po' come gli italiani a Toronto, ce ne stanno più che in patria a momenti. mio zio e miei cugini sono stati quindi immediatamente inglobati nel clan, dialetto compreso. Tantevvero che quando sono andata quel paio di volte a trovarli quando studiavo in Canada tutti mi facevano i complimenti per come parlavo bene polacco e ci ho messo un po' a capire che era perchè non parlavo dialetto come tutti.

Comunque sul' interculturalità polacchi di città e di montagna ha fatto scuola a casa nostra il primo incontro tra i futuri suoceri.
"E cosa gli lasciate quando si sposa?" si informò subito la consuocera.
"Come cosa gli lasciamo? L' abbiamo fatto studiare, ha una laurea, adesso la sua vita se la deve costruire lui come abbiamo fatto noi", rispose mia suocera, la dama di città con la puzza sotto il naso che non esce mai di casa senza rossetto e guanti.
"Bene sentite, noi ci sposiamo comunque quindi non serve continuare a discutere" rispose Helcia alzandosi con Kris e a quel punto i genitori tutti si rassegnarono e Kris, con enorme dolore di mammà sua se ne andò a Chicago.

"Quei bambini, hanno proprio due facce da gòraly e parlano solo in dialetto" si lamentava per anni mia nonna. Poi quando tornarono tutti, non so se per il funerale di mio nonno o altro, la sentii dire al piccolo, Andzrej:
" Amore della nonna, tu non farci caso se ti parlo così e se vuoi rispondimi tranquillamente in gòrale che la nonna tanto ti capisce lo stesso", perchè le nemesi storiche dei figli passano attraverso i nipoti.

Dove stanno ancora, dove la suocera non gli ha mai reso la vita facile ma adesso ha l' Alzheimer e
lui, che nel frattempo è diventato sindaco del piccolo comune fuori Chicago in cui vive, a mezzogiorno torna a casa per imboccarla perchè Helcia ha sempre lavorato full-time.

Noi a Bialka e a Bukowina ci siamo venuti un paio di volte, io e mio fratello da piccoli in colonia estiva per imparare il polacco, un inverno con tutta la famiglia afare Capodanno ed è stata la volta delle mie prime e uniche lezioni di sci. Mia madre ci sta tornando da quando vive di nuovo a Cracovia, e in genere viene in questa guest-house.

In questo momento sto scrivendo dalla sala comune di quella che era la casa di famiglia di Hlecia, che sua madre ha lasciato apposta al fratello per paura che altrimenti ci venissero i parenti di Cracovia della figlia. Il fratello un mese dopo l' ha venduta alle persone che adesso in queste tre casone contigue, tutte ridecorate con capolavori di artigianato locale del legno e della lana, e con un bel terreno intorno che scende fino al fiume, hanno messo su questo posto carinissimo.

Ti affittano camere con bagno e a ogni piano ci sono salette comuni e un cucinino con il frigo per farsi un te e dei panini. Loro ti servono un' ottima e abbondante colazione con anche piatti caldi (sui pasti qui mi dilungherò un' altra volta per la gioia di Marina).

Ci siamo interrogati sulla logica di questi orari, ma siccome qui vengono sciatori in inverno ed escursionisti nelle altyre stagioni, magari tra le 15 e le 17 rientrano stanchi e affamati all' ovile, mangiano e dalle 18 alle 21 si accende la sauna e sauniamo. Nella casa di famiglia al pianoterra ci sono appunto sauna, sala attrezzi per chi fa fitness, una saletta con biliardo e biliardino per la gioia di bambini e ragazzi, e la grotta del sale.

La grotta del sale è una stanza di un 4x3 con 6 sdraio con copertine, completamente rivestita, pavimento, pareti e soffitto di cristalloni di sale, luci soffuse, fontanella gorgogliante nell' angolo e luci soffuse. Accendi l' interruttorone, entri ti drai ti avvogli e per 45 minuti ti rilassi con una voce suadente che all' inizio spiega gli infiniti benefici per le vie respiratorie, il cuore e quant' altro, e poi tra musichine new-age e cinguetti di ' celletti uno si rilassa, dopodichè alla fine ti avvertono e poi si spengono le luci soffuse, restano due lampade e uno può rientrare in sè e nel mondo.

"Cos' è questo" fa ieri Orso mentre li porto dentro e già sono avvolta e sdraiata e lui raccatta un sassone da terra.
" Leccalo".
" Papà, ma è salato" si meraviglia lui.

Il nostro ritmo sta diventando questo: al mattino usciamo, passeggiamo al fiume e tiriamo sassi. Oggi abbiamo rotto la crosta di ghiaccio che si era formata sulla riva stanotte e guardavamo le schiazze, alcune con ancora sopra dei sassi più piccoli che non erano affondati.

Passiamo davanti questa vecchia casa in stile montanaro, costruite con tronchi interi o mezzi disposti orizzontalmente e gli intercapedini tappati da trecce di paglia, a volte intonacate a volte no. Casa di un nostro zio in campagna era anche fatta così, sono tutte case in legno.
Poi andiamo a fare merenda in pasticceria o in questo ristorante:


Oggi siamo andati a ioscrivere i bambini ai corsi di sci, abbiamo deciso, per il poco tempo che abbiamo, di fargli fare lezioni individuali. Mi dispiace solo aver scoperto che l' i-phone dopo un toto ore all' aperto si blocca e non fa foto. E mi preoccupavo un pochino che Orso si facesse prendere uno dei suoi infiniti attacchi di testardaggine come stamattina che si è impuntato su tutto.

A colazione ha rifiutato di mangiare e previdentemente gli abbiamo fatto dei panini, poi con enormi drammi perchè la pasticceria dove volevamo andare era chiusa, il capo se lo è portato verso la macchina.
" Ma che stannnpo facendo," chiedo a mia madre in piedi mentre io sono crollata su una panchina.
" Lo sta coccolando, adesso gli scalda le mani e gli ha messo i guanti e lo sta rivestendo e stanno arrivando.

Mi si sono presentati così, Orso imbacuccatissimo, guantio cappuccio del meglione di lana, cappuccio della giacca, baschetto sopra e occhiali da sci, voilà. A quel punto si è sbafato tre panini e abbiamo potuto ricominciare a ragionarci.

Poi il pomeriggio se lo è preso in consegna il maestro, si è fatto tradurre due istruzioni e li vedevo salire e scendere, lui tutto felice, gli sci a spazzaneve e le braccia allrgate ad angelo con la faccia più contenta della sua vita.

Il fratello, uguale. I maestri di sci in coda alla risalita, ognuno con qualche bambino a carico, in men che non si dica hanno cominciato a scambiarsi tutte le 4 parole di italiano che sapevano. Io e mia mamma, in prima fila, abbiamo fatto un casino, e incoraggia quello che è partito senza scapicollarsi sulla risalita, e ' oddio, non lo vedo, fa mia madre che è un' ansiosa storica, ma mn scendono, ma sarà caudto, ma si sarà rotto qualcosa" mentre erano già scesi e stavano di nuovo in fila e manco ce ne siamo accorte.

Ho avuto un lampo di genio a comprare a tutti e tre i pantaloni giallo fluorescente perchè si vedono a distanza. Alla fine della lezione, vedendolo così pieno di entusiasmo ho chiesto all' istruttore se era il caso di prendergli delle altre ore di lezione, perchè che ne so io che no scio, se ce la fa a fare due ore al giorno invece di una.
" Questo qui? Ma è un vulcano, certo che ce la fa" e allora domani andremo a vedere se ci si riesce.

Il capo, come è bello il capo nella neve, mi ricorda il nostro secondo inverno insieme in Canada, e poi fa bene vederlo con la faccia rilassata ogni tanto, anche se ha detto che deve ignorare me e mia madre che in effetti i primi giorni gli diciamo un po' troppe cose, mentre dovremmo limitarci a: vai a destra, vai a sinistra, stop. che abbiamo risolto lasciandolo a riposarsi mentre andavamo a portare i bambini a sciare.

Io invece mi faccio dei pisoli spaventosi il pomeriggio, e la notte dormo benissimo e la mattina mi sveglio bene perchè qui fa giorno prima che in Olanda, stamattina alle 6.50 era già pieno di luce.

E uno di questi giorni andiamo alle piscine termali dove ce n' è una che sfocia all' aperto e non vedo l' ora di provarla, mentre mercoledi la padrona di casa ci organizza a tutti un mega giro in slitta a cavallo con falò finale.

Non so voi, ma noi abbiamo deciso che ci torniamo quest' estate. Stay tuned