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sabato 21 gennaio 2012

Imparare le parole difficili


Prima una pausa pubblicitaria per l' ultima creazione di Orso per il regalo di compleanno per Belle, il coniglio di zia A. Così, l' ha fatto e l' ha riportato a casa, perché in questo periodo di compleanni (la famiglia Diga tende a riprodursi nelle vacanze estive e quindi affoghiamo nei compleanni di questi tempi).


Questo invece è il regalo di compleanno che Ennio ha chiesto e che gli ho preso stamattina. Adesso comincio con il post vero e proprio invece.

Uno dei miei progetti a cottura lenta, non so se ve l' ho detto, è il Ricettario delle parole difficili e siccome le parole difficili sono quelle che incroci per sbaglio, non quelle che ti metti a cercare sul dizionario, si capisce perché ci vorrà del tempo. Mi sto ancora chiedendo se la carne cruda all' albese tagliata a mano, per esempio, ci stia alla voce: scotomizzazione. Voi che vi intendete più di me di carne all' albese o di scotomizzazione cosa mi dite?

Per questo sono evidentemente sensibile all' effetto che fanno le parole nuove o che ti piacciono o che ti colpiscono e del momento in cui provi a vedere se hai capito proprio bene cosa significano per poi usarle a proposito. Da ieri Ennio mi ha sorpresa con due delle sue.

Costrettolo a seguirmi al centro commerciale per comprargli scarpe nuove ("Ma me le compri tu, vai da sola" e io "No, ti devo far guardare la misura, infatti, quasi 37) ci ricompensiamo con un giro di ricerca e reperimento regalo di compleanno (la foto era per mandarla al padre e vedere se era d' accordo, lo era) e poi un hamburger lui e una tortina grassa e dolce alle nocciole e meringa io, che se non fosse di fabbrica potrebbe causarmi pure orgasmi spontanei, ma vabbè meglio di niente. Siccome siamo alla caffetteria dell' HEMA, sfoglio distrattamente il depliant delle offerte speciali, sorvolando su una pagina di reggiseni. Mi ferma al volo:

"Aspetta, ma allora un BH è un reggiseno?" l' ha letto alla rovescia sul depilantino.
BH che si pronuncia behà è il diminutivo di Bust Houder ovvero reggiseno ne più ne meno.

"Si perchè, non lo sapevi?"
"Io ho sempre pensato che fosse una di quelle case dove si va a fare sesso".
"No, quello è un bordello, ma si chiama anche casa chiusa in italiano".

Continuiamo a masticare e chiacchierare.

"Senti ma tu allora con il terzo bambino hai avuto un aborto spontaneo?"
"Io? No, non mi pare di averne mai avuto uno" non stiamo a sottilizzare a meno di 10 anni o quasi 10 anni, come volete, sui predictor che prima dicono si e poi dicono no il tutto alla 6-7 settimana che quindi a rigore ricade in quelle famose percentuali che lo dico sempre io che alle nostre generazioni ci ha rovinate il rpedictor, altrimenti sotto al terzo mese, ignorance is a bliss, una si faceva i fatti suoi.

"Ma tu la parola aborto spontaneo come la conosci?"

Lo dico anche a voi, ci sono due parole molto diverse in olandese: abortus è l' intervento di interruzionen di gravidanza, miskraam con kraam che afferisce a una serie di vocaboli intorno a maternità, puerperio, puericultura eccetera, e quindi sta per tutto ciò che ti va male. Ecco lui ha detto miskraam.

"Abbiamo letto un racconto a scuola".
Proprio quello che mi interessa, ma più di tanto non ne tirerò fuorio, quindi semmai chiedo alla maestra lunedi.

******
Oggi. In olandese.
"Mamma, ma nel milaans "chiùl" vuol dire culo, vero?"

Non gliel' ho chiesto come lo sa, scusatemi. Perché è proprio vero che ai bambini le lingue straniere gli saltano addosso come le pulci ai cani, ma il milanese, santo cielo, come ci arriva un figlio mio al milanese? Secondo me mi ha spiato qualcosa su Facebook o non si spiega.

E con chiùl che ci faccio, la ricetta del prosciutto in crosta?

martedì 1 giugno 2010

Il filtro dalla partecipazione al potere comincia a 11 anni

Ieri in Olanda c'è stato il CITO-toets, un esame periodico che viene fatto regolarmente agli alunni delle elementari per valutarne i risultati in una serie di materie in base alla media nazionale. L'unico che serve veramente è l'ultimo, quello che si fa a 11 anni, perché in base a quello vengono date le raccomandazioni per la scuola superiore da seguire.

Ella, la bimba dei vicini, ha fatto questo. Stamattina sua sorella mi ha detto che aveva paura di aver cannato, ma mi sembra impossibile. A domanda la diretta interessata mi ha detto un formale: abbastanza bene, ma quando le ho spiegato che in genere ci sembra sempre di aver fatto peggio di quello che possiamo e che se lei pensa abbastanza bene sicuramente è andata molto bene, mi è sembrata sollevata.

Ella andrà al Gymnasium, immagino. che sarebbe non solo il liceo classico, ma anche la scuola che dà accesso diretto all'università. L'alternativa è l'Atheneum, che ha più o meno le stesse materie tranne latino e greco = materie classiche. entrambi durano dai 12 ai 18 anni. Ora ad Amsterdam il problema fondamentale è che c'è un Gymnasium al quale vale la pena di andare ed è il Barleus. Ci sono anche il Vossius che quanto a percentuale di fighettagine non scherza e un altro paio, ma il Barlaeus oltre ad essere il ginnasio storico in centro, è anche una monoscuola. Cioè è solo ginnasio.

Ha importanza? Per molti genitori, guarda caso quelli che hanno fatto pure loro il ginnasio e l'università si, è importante. Non solo per la questione fighettaggine, che ha pure il suo peso. Quanto per il fatto che alcuni anni fa il ministero ha incoraggiato la creazione di megascuole (magari anche divise in più succursali, ma amministrativamente insieme) perché più efficiente. E anche, era l'idea, perché un ragazzino che inizia a un livello troppo facile o troppo difficile ha sempre la possibilità di spostarsi a un altro tipo di scuola superiore senza uscire dalla scuola di provenienza e ritrovando i propri amici più o meno nello stesso edificio.

Ai genitori ambiziosi, o comunque a quelli che conoscono le capacità dei figli e le possibilità offerte dal sistema, il liceo senza uscite di sicurezza sembra però più serio. Questo perché il programma è tutto a un certo livello e non si fanno concessioni al fatto che in una scuola mista alcune materie valgano sia per il liceo che per altre tipologie di scuola (come l'atheneum, che sarebbe più ad indirizzo scientifico ma un pelino più in basso come status) e che magari quindi il livello del liceo è più basso per venire incontro alla preparazione degli alunni delle altre scuole. Questo perché nei licei olandesi ci sono una serie di indirizzi con materie fisse e poi delle materie a scelta. Le materie a scelta nelle scuole miste forse sono di più, ma molte in condivisione con altri livelli di istruzione.

Un po' come dire lettere fatte al classico o alle professionali (a me è rimasto impresso mio fratello che al I Itis mi spiegò che la Divina Commedia era scritta in latino, per questo loro la studiavano sulla parafrasi in italiano).

E una scuola che ha 4 volte il numero di iscrizioni rispetto ai posti per le nuove prime, è chiaro che stabilisce i criteri che vuole per l'accettazione e che quindi può scegliere di ammettere solo bambini (scusate, per me a 11 anni stiamo parlando di bambini) che abbiano certi voti al CITO.

Un CITO che come tutti gli esami, e specie quelli di importanza vitale, no necessariamente rispecchia l'effettiva preparazione di un bambino, che magari gli dice culo o al contrario si impappina per i nervi. Qui ad Amsterdam la situazione è così da anni, ci sono storie infinite di genitori del centro che mandano i figli a licei in provincia, pur di non iscriverli al liceo misto.

Ora, io salto volentieri i dettagli tecnici, perché non li so abbastanza. Ricordo solo che quando andammo alla prima giornata informativa per iscrivere Ennio alle elementari nel vecchio quartiere, che a suo tempo aveva le scuole strapiene con liste di attesa di 2-3 anni e considerato che iniziano a 4, Ennio aveva un anno quando siamo andati alla mattina info dell'Achthoek, l'elementare cattolica dietro l'allora casa. Da me scelta in primo luogo perché ci si poteva andare in bici da casa attraversando la strada una sola volta vicino la scuola, con gli addetti al traffico che aiutavano i bambini ad attraversare.

Insomma, queste all'epoca le mie preoccupazioni per la scelta della scuola. Il capo ne aveva di altre:
"Senti, secondo me, cioè, io e te abbiamo entrambi fatto il liceo e l'università, supponiamo per un attimo che anche lui cresce che può fare un liceo (da qui il genitore olandese che manco osa supporre, in nome del principio di uguaglianza ed equità, che suo figlio possa essere meglio della magica, aurea media che imperversa, n.d.b.), sarà il caso di informarci che criteri chiedono al Barlaeus?"
"Cristo, ha un anno, stai già a pensare al liceo".

Poi l'amica americana con padre prof universitario mi disse ridendo che suo marito aveva fatto lo stesso ragionamento. I padri olandesi che si preoccupano del futuro dei propri figli.

Bene, fanno bene.

Perché a me ci è voluto un bell'intervento di Elisabetta Materassi alla discussione seguita allo spettacolo di teatro filosofico Demo di Democrazia per capire di cosa si tratta esattamente.

Elisabetta, che non per niente insegna all'Università di Amsterdam e ha una figlia adolescente che il CITO con tutte le sue conseguenze occulte se l'è già fatto ci ha spiegato che così come è costituito il CITO serve essenzialmente a mantenere al potere il solito gruppo di olandesi maschi bianchi. (E infatti se andiamo a guardare chi sono gli ex-alunni del Barlaeus, ci sta mezzo parlamento e ancora di più se guardiamo alle legislazioni passate. e quelli che non stanno in parlamento dirigono le banche e le multinazionali. E si conoscono tutti tra di loro).

Fondamentalmente a un 15% di undicenni prevalentemente maschi viene consigliato, in base al CITO, il liceo. Un 40% tra cui anche le femmine intelligenti, vanno al Havo che è il gradino sotto. I bambini figli di migranti senza laurea, finiscono tutti, guarda un po', al vmbo che è questa specie di refugium peccatorum, a cui hanno aggiunto però ultimamente anche un indirizzo "teorico", si chiama così.

E ricordiamoci che a differenza dell'Italia, per passare da un gradino all'altro delle tipologie di scuola superiore ci vuole un anno integrativo. Quindi se cominci con il VMBO prima di entrare all'università ti tocca sgobbare e perdere del tempo.

Per carità, ne abbiamo di amici che si sono fatti tutto il cursus honorum e sono riusciti bene, Martin per esempio (il padre era ristoratore, non per dire) che non solo si è laureato in medicina e ha preso 2-3 specializzazioni, ma alla fine è diventato medico di famiglia con ambulatorio ostetrico, in pratica la specializzazione più lunga e difficile di medicina da queste parti.

Mia cognata invece che era una ragazzina timida e abbastanza chiusa, di quelle che hanno bisogno di tempo per sbocciare, anche a lei era stato consigliato l'indirizzo Havo. Sua madre si è impuntata. I 3 fratelli, il cui percorso scolastico e cognitivo lei era perfettamente in grado di confrontare con la figlia, il liceo l'avevano finito o lo stavano frequentando benissimo, per cui ha chiesto un anno di prova al liceo in quanto era sicura che con quell'anno in più la bambina sarebbe sbocciata.

Infatti è quella che si è laureata in veterinaria in tempi record, rispetto ai fratelli che sono tutti andati fuori corso. Solo che nel liceo in provincia dove la famiglia Diga la conoscevano da quando lo ha frequentato mio suocera c'era il posto e a quell'epoca la possibilità di farla provare. E no ci scordiamo che mia suocera è bravissima a sostenere le proprie posizioni con argomenti logici, cosa che io mi incazzerei o comincerei a balbettare e mi bollerebbero immediatamente come straniera emotiva da non prendere sul serio.

Qui ad Amsterdam al Barlaeus non te la daranno mai questa possibilità. Ed Elisabetta, giustamente si chiedeva: che messaggio passa ad una ragazzina intelligente che a un certo punto si accorge che i fratelli al liceo ci sono andati direttamente mentre lei ci deve mettere un anno extra e perdere per strada i suoi amici se cambia scuola, e insomma, hai veramente voglia di primeggiare o ti accontenti di quello che puoi e invece di diventare tu la manager ne diventi l'assistente che è pure un bel lavoro? (Il peresempio è mio).

Ecco, per questo a me è piaciuta moltissimo la discussione seguita a Demo di Democrazia: ci vuole delle volte la scusa e l'occasione per farsi un paio di chiacchiere serie e a un livello interessante con gente che ha voglia di pensare. Di questo pomeriggio filosofico avrei voluto scrivere molto prima e molto di più e meglio, perché abbiamo toccato argomenti interessantissimi, mi limito ad accennare a questo, sperando che nei commenti anche gli altri mi vogliano rispondere ricordandoli tutti.

E per Ella non ho dubbi, anche se lei è la prima delle 4 sorelle, buon sangue non mente e se la sua sorellina quest'anno il CITO lo ha fatto insieme a quelli della clsse più alta della sua, in cui ha seguito tutto l'anno matematica (e anche così era avanti a tutti, ma l'uguaglianza, eh? Mica puoi ammettere che ci sono bambini più dotati di altri) sono sicura che lei andrà in una scuola che le piace e che valorizzi le sue qualità.

Che poi alla fine il discorso scolarizzazione, eccellenza e carriera l'ho fatto tante volte con l'amica americana che temporaneamente è rientrata in patria e ha constatato che il livello della scuola (privata) lì solo per quanto riguarda le nozioni e il programma è molto più avanti che qui. E deprecava appunto il fatto che i bambini che prestano molto nella nostra scuoletta vengano penalizzati per mancanza di comprensione.

"You know, it's that sort of kids who in the end will run the country".
"I don't want them to run the country, I want them to do something they like and be happy".

Il che dimostra quanto olandese stia diventando pure io. O fricchettona, che non so cosa sia peggio.

Orange fever

In caso una voglia ignorare i grandi eventi sportivi in arrivo, nel mio quartiere si fa proprio fatica.

Vero che con questo tempo grigio l'arancione fa allegria. Ma quando è troppo è troppo. L'unica cosa che mi consola è che ancora non abbiamo un partito che si chiama Hup Holland Hup, anche se con le elezioni in arrivo potrebbe ancora capitarci questa. Ma speriamo di no.

lunedì 15 febbraio 2010

Per la forca e per la ruota

Questa è un'espressione olandese (voor galg en rad) per dire quei tipetti che promettono di diventare dei delinquenti se continuano così. Viene anche usata in senso affettuoso per bambini magari vivaci o furbetti, ma tant'è.

Oggi ho avuto il colloquio con le maestre di Orso.

Ahem.

Dal punto di vista cognitivo, nulla da dire. Se vogliamo invece parlare della cocciutaggine e della wrong attitude, ovvero che si dà da solo le martellate nei coglioni, parliamone, perché eravamo tutte e tre d'accordo.

Adesso ci pensiamo sopra e cerchiamo di capire come aiutarlo. Perché uno che continua così magari pensa di essere tanto figo e autonomo, ma si fa del male e non si rende piacevole. Insomma, ha cinque anni, è chiaro che ha tutto il tempo di cambiare, ma nel frattempo un paio di tratti caratteriali del ragazzo si sono capiti.

"Maaike - la maestra dell'altra seconda materna - ormai l'ho avvertita. Se vedi entrare Orso, lascialo fare e non chiedergli niente".

È il trucco per dargli qualcosa da fare per cui possa muoversi e togliersi di torno quando sta sabotando qualcosa in classe perché si annoia. Allora la maestra lo manda nell'altra classe a prendere una matita gialla, o un foglio di carta e così lui si muove, s distrae, si sente utile e non rompe e non distrae gli altri. Che ne so, magari c'è anche chi ci si è laureato in questo modo.

Non sa stare seduto sulla sedia. lo sappiamo, ma c'è un limite allo spazio che si può dargli in classe. A volte sono seduti in circolo e lui le chiappe sulla sedia ce l'ha, ma penzola con la testa a terra. Gli hanno dato un cuscinetto speciale, che ho anch'io preso anni fa per aiutare la schiena quando stai seduta tante ore al computer. È un cuscinetto gonfiabile mezzo sgonfio che si muove di continuo e ti costringe a star seduta dinamicamente.

Quando lo comprammo c'era scritto che si usava pure per i bambini che non sanno star fermi, per stancarli (interpretammo noi, giovani, ingenui e senza figli). Solo che a scuola lui lo usa come un palloncino da gonfiare, per giocarci, tutto, ma non starci seduto. Si abituerà, intanto ho tirato fuori il mio e glielo metto a tavola, che anche farlo stare seduto ai pasti è un disastro.

Non è cattivo ma è stronzetto e fa il furbo. Lo fa per semplificarsi la vita dal suo punto di vista, ovvero non mi scocciate e faccio solo quello che ho voglia. Fa gli sberleffi e su quello gli abbiamo subito fatto delle partacce. Ci ha provato con i maestri giovani del doposcuola e in concertazione gli abbiamo rifilato le unghie anche lì.

Insomma, spero che capisca subito che fare il bastian contrario per amore del dissenso non lo porta da nessuna parte. Le maestre hanno persino pensato di dargli più compiti, più cose stimolanti, perché è vero che è il più grande della classe e si annoia. Ma il punto è che pigro. E timido. E rompicoglioni. E dolce ed affettuoso. Allora ti viene da ridere ed è sbagliato, perché ci sono delle costanti nel suo comportamento da quando ha un anno e mezzo.

Stasera li abbiamo messi a letto relativamente presto, nel letto a castello separati (di solito stanno insieme in un lettino stretto). Poi Ennio è subito venuto sotto per infilarsi nel lettone.

"Orso mi dà fastidio e non mi fa dormire".
Quando arriva il capo si informa:
"Che ci fa questo qui?"
"Orso lo teneva sveglio perché cantava: "fammi vedere il tuo pisello", e allora si è rifugiato qui".
"Quell'Orso sta davvero crescendo per la forca e per la ruota".

E la fregatura più grossa è che davvero ci fa venire da ridere. Ma tocca essere coerenti e dare regole chiare.

giovedì 22 gennaio 2009

Quanto sono calvinista?

Questo è l'anno di Calvino e il quotidiano Trouw ha messo sul sito un test per misurare il proprio fattore-C.

Io l'ho fatto due volte: la prima volta è venuto fuori il 28%, solo perché per la fretta ho dato una risposta troppo calvinista rispetto a quello che pensavo. Incoraggiante. (La seconda è venuto 33, e non concordo. a me bastava 18).

Insomma, sono troppo edonista, emotiva e facilona per essere una buona calvinista (signore di Calvino, te ne ringrazio profondamente).

Ma le domande in realtà sono più interessanti del risultato:

  • ami i cibi di lusso? certo, perché in questo paese è lusso comprarsi un cibo prodotto onestamente, con coscienza e senza stronzate di marketing intorno.comprarsi un pane con la crosta che sappia di pane, fatto con lievitazione non forzata
  • in fondo al lavoro potresti fare di più? No, perché rispetto al calvinista che la domenica celebra il sabbath, io già lavoro moltissimo, mica ste pappette. E faccio un lavoro che mi piace, quindi lo faccio meglio di chi lavora per dovere
  • spendi per i vestiti? meno di quello che vorrei, se avessi una taglia più facile, ragazzi, eravamo rovinati
  • accendi ogni tanto una candela per i defunti? Per forza, sono cresciuta cattolica e italiana, quindi il culto dei defunti ce l'abbiamo nel DNA anche prima dei cattolici e Co.
  • quello che secondo me però li ha confusi è stata la domanda sul sesso. Che mi ha ricordato un vecchio sketch dei Monty Python, con la famiglia cattolica piena di figli, tutti magri, sporchi, desolati, e la coppia protestante belli, giovani, scattanti, che praticano la contraccezione e possono anche usare tutte quelle belle cosine. non so, con tutto che era semplicemente un'affermazione di cui dire: concordo oppure no, devo essermi contraddetta non poco a quella domanda lì.
  • l'eccezione alla regola mina la validità della regola: ma fatemi il piacere.
Insomma, da quel test il protestante ne emerge come una persona dall'intelligenza e la fantasia mooooolto limitate, con un cervello che è impostato solo sul SI/NO, con il terrore dell'emotività, della sfumatura, dell'estetica, e che proprio perché non si pone domande poi si riempie di soldi, visto che lavora come un automa. (E tralascio come ne viene fuori il cattolico).

E si può discutere fino a che punto questo ritratto sia vero. Certo, l'olandese medio ne ha un paio di queste ossessioni, ma o perché vivo ad Amsterdam, che non è propriamente l'Olanda media, o perché apprezzo moltissimo alcune delle conseguenze che questo modo di fare genera per la mia vita quotidiana, io trovo l'olandese medio un po' più decente di quello che viene fuori da questo test.

Magari era Calvinista poco convinto il compilatore, pora stella?

mercoledì 21 gennaio 2009

Dubbi sull'identità di genere (non è quello che pensate)

Uno dei grandi problemi per chi impara l'olandese è il genere dei sostantivi. Noi siamo abituati alla divisione tra maschile, femminile e neutro, l'articolo e tutti i pronomi vanno di conseguenza.

In olandese esistono l'articolo neutro (het) e non neutro (de). La forma del sostantivo ci dà lumi solo nei diminutivi: se finisce in -je allora è neutro. Het huisje = la casetta. Per il resto ti attacchi e così viene sgamato lo straniero, anche se parla bnissimo. Prima o poi si sbaglia.

Questa indeterminateza di froma tra sostantivo maschile e femminile crea però dei problemi anche agli olandesi quando a un sostantivo ci devono attaccare il pronome personale: divento suo o sua? Vall'a ssapè.

Per fortuna adesso il problema te lo risolvono qui: un sito in cui inserisci la parola su cui hai dubbi e ti dicono di che genere è.

giovedì 15 gennaio 2009

Come pianificarsi il viaggio con i trasporti pubblici ad Amsterdam

Tutti i trasporti interni ai Paesi Bassi possono venire pianificati su un sito geniale (http://www.9292ov.nl/). Si può inserire addirittura l'orario di partenza o di arrivo e ti dice precisamente a che ora partire, come camminare, ecc. Solo che è in olandese.

Allora sarà bene che ve lo spieghi passo passo. Sulla colonna azzurra a sinistra avete l'OV Planner.
Sotto tre campi da riempire alla voce Van, che significa "da" e ci mettete l'indirizzo di partenza.
Questo può essere un indirizzo:

Straat = via
Huisnr = numero civico
Plaats = località

Il primo campo in alto però vi offre l'opzione di cercare non con un indirizzo (e chi lo conosce l'indirizzo dell'aeroporto?) ma con una tipologia di posto. Lo indica la scritta: zoek anders, che schiacciata vi offre la scelta tra (indico quelli che possono essere più utili):
Postcode = codice postale (che, lo ricordo, in Olanda insieme al numero civico basta per individuare un indirizzo, la via manco serve)
Congres/beursgebouw = Centro congressuale o fieristico
Museum = museo
Schaatstoertochten = tour e gare di pattinaggio
Strand = spiaggia
Vliegveld/veerhaven = aeroporto/porto traghetti
Ziekenhuis = ospedale

Poi segue la sezione Naar che indica il punto di destinazione e i campi da riempire sono identici.

Infine il momento in cui avviene il viaggio, con le sezioni:
Datum = data
Tijd = orario
Vertrek = partenza
Aankomst = arrivo.

Riempite tutto e schiacciate il bottone: geef reisadvies.

Vi compare uno schema con tutte le informazioni: a che ora uscire di casa, quanti minuti camminare (lopen) che mezzo prendere, se è un treno anche il binario e la destinazione finale, dove scendere a che ora prendere il mezzo successivo, insomma, tutto.

In cima invece ci sono una serie di alternative con l'ora di partenza, quella di arrivo e il tempo di viaggio. Se ne cliccate un'altra, vi compare lo schema dettagliato relativo.

Con questo sito si può fare molto di più, in fondo ti indicano anche i prezzi, se ci sono evntuali deviazioni o ritardi, ma in genere questo basta per cominicare.

Poi per i ritardi imprevisti, gli incidenti di percorso ed altro, ci si affida alla sorte.

martedì 2 dicembre 2008

Partorire in Olanda

Su invito di Francesca ho raccontato per Mammablogger la mia esperienza di parto in Olanda. Lei l'ha elaborata benissimo e corredata di altre testimonianze. Mi sembra interessante andare a leggerlo lì per la sua completezza (e poi, perché fare i lavori due volte?)

http://www.mammablogger.net/2008/12/02/gravidanza-e-parto-in-olanda/

Lì ho anche aggiunto un commento, per completare il discorso generale. Se vi va, possiamo parlarne meglio. Io da tempo penso di dover scrivere qualcosa sulla nascita dei miei bambini,ma ho bisogno di tempo. Grazie a Francesca intanto di avermi dato l'avvio per parlare almeno del lato tecnico.

PS: il titolo preciso in olandese dell'ostetrica è: verloskundige. Il corrispondente al nostro levatrice è vroedvrouw. A volte si fa confusione, perché il primo è lo stesso termine per definire lo specialista in ostetricia, cioè un medico, oppure il reparto, per questo nel dubbio dite tranquillamente vroedvrouw che tanto vi capiscono.

La specializzazione della verloskundige va oltre quella delle ostetriche in Italia, in quanto qui si fanno carico di controlli che in Italia fa il ginecologo. Sono in grado di determinare, palpandoti la pancia, la posizione del bambino (l'abbiamo imparato anche noi, cosi potevo far sentire alla nonna di mio marito dov'era la schiena, dove la testa ecc.) e in genere posso prevedere in modo molto accurato il peso alla nascita ("Questo ti viene 4 kg e mezzo" mi disse di Ennio, e infatti 4.750).

Parlando con un'ostetrica italiana con 16 anni di carriera a Bologna, e venuta in Olanda per amore, mi disse che se avrebbe voluto esercitare qui si sarebbe dovuta rimettere a studiare. So che l'ha fatto e adesso vive ed esercita ad Alkmaar, ma non ne ricordo il nome.

La puricultrice (o puericultore) che invece assiste a casa, si chiama kraamverzorger (che significa letteralmente: la persona che si occupa della culla). Di conseguenza la puerpera si chiama kraamvrouw.

Il kraampakket invece è il set che ti viene recapitato in casa o che prendi in farmacia e che devi tener pronto, insieme a una valigina di emergenza, alcune settimane prima. Te lo passa l'assicurazione ed è comodissimo, sia che tu partorisca in casa, sia che tu vada in ospedale. Per esempio la mia amica Gaia ha partorito talmente in fretta che l'ostetrica non ha fatto in tempo ad arrivare e grazie al contenuto del kraampakket l'ha fatta partorire il marito in collegamento telefonico. Lo ricordano ancora come il momento più bello della loro vita, ma queste fortune non capitano a tutti.

Nei centri più piccoli, dove magari un ambulatorio di ostetriche non è presente, è il medico condotto ad avere anche la specializzazione per i parti, anche se poi bisogna vedere quanto spesso gliene capitano.

Insomma, se l'argomento interessa, ci torneremo sopra.
Credits foto: il sito dell'ospedale Bronovo. Però è identica alla sala parto individuale in cui sono nati i miei figli. Notare che non ti costringono a mettere le gambe in quegli strumenti di tortua medievale dei lettini ginecologici)

lunedì 1 dicembre 2008

Palle al piede

In olandese la nostra espressione "una palla al piede" nel senso di persona che ti devi trascinare dietro facendo una fatica bestiale, si chiama een blok aan je been, ovvero un blocco alla gamba (cementizzazione dei nemici?).

Comunque, ognuno ha i suoi.


(E anche queste sono due foto fatte da Marina nella cucina della festa, da dove ha servito manicaretti ineffabili. Anzi, sai che è? Vado a riesumare dal frigo la sua panna cotta, che ai blocchetti non è piaciuta. Ingrati. Marina, perdonali, tanto c'è chi apprezza).

domenica 9 novembre 2008

Hedy d'Ancona, le donne e l'emancipazione

Avere l'occasione di sentir parlare persone che hanno rappresentato qualcosa per la storia di un paese, fa un gran bell'effetto. Non tanto perché magari dicano sempre ed ogni volta qualcosa di nuovo, incredibile, a cui non saresti mai arrivata da sola.

Ma perché quando parlano delle cose che per loro sono importanti in qualche modo ti aiutano a rimettere insieme i tasselli delle tue opinioni. e poi che bello sentir parlre una persona entusiasta e coinvolta.

Così la chiacchierata con Hedy d'Ancona, senatrice, produttrice TV, femminista, europarlamentare e ministro olandese, e in più una signora che ha l'età di mio padre, un paio di settimane più grande, e una visione del mondo anni luce lontana dalla sua, ma un pelo più vicina alla mia, che dire, sono dei bei momenti di confronto.

Lo spunto era la presentazione di una selezione di cortometraggi di registe tratti dal festival A corto di donne, che si tiene in genere a fine giugno a Pozzuoli. Così si è finito di fare il punto dell'emancipazione femminile in Olanda e Italia, del ruolo delle donne nei media, su cosa ci aspettiamo in fondo dalla vita, sui diritti umani, la prostituzione e il traffico in esseri umani.

La d'Ancona è stata europarlamentare nel periodo in cui c'era anche la Bonino, e infatti raccontava che l'Italia aveva il minor numero di donne di tutto il club al parlamento europeo, ma che quelle che c'erano, dio le benedica, erano tanto in gamba, forti personalità.

Si è parlato di quote rosa (indispensabili, trova lei, che preferisce chiamarla discriminazione positiva, fino a che servono. Nel momento in cui le donne ci sono, non serve più, ma se stiamo ad aspettare che le cose cambino da sé, campa cavallo).

Si è parlato della divisione dei ruoli in famiglia, una cosa su cui la signora d'Ancona si è molto battuta, nell'ambito più ampio della parità di diritti e doveri per uomini e donne isnieme. L'organizzazione da lei fondata si chiamava infatti Man-Vrouw-Maatschappij, ovvero Società- uomo-donna e più che sul vittimismo si basava propio sullo sforzo di permettere a uomini e donne insieme di seguire al meglio le proprie aspirazioni insieme per una società equa.

Si è parlato della rivoluzione sessuale e di ciò che la pillola abbia rapppresentato per l'autodeterminazione femminile: ha ricordato che all'università quasi tutte le sue amiche hanno rinunciato agli studi a causa di una gravidanza indesiderata. Perché non potevi proprio decidere un bel niente.

Insomma, una bella differenza dall'immagine della femminista arrabbiata e che esclude il maschio sciovinista per definizione dalla sua vita. La d'Ancona (che mi sono chiesta per anni da dove le venisse il cognome, ovviamente ebraico, e infatti è una famiglia veneziana che nell'800 si è trasferita qui) ha due figli, ha avuto un 3 o 4 relazioni importanti nella propria vita ed è quindi una che sa stare al mondo. per dire, un mese fa ha preso il mio stesso tram per tornare a casa. Un ex-ministro in Italia, ma quando mai.

Che dire, una gran bella persona ed è stato appassionante sentirla parlare. Per cui alla fine, ringraziandola con un mazzo di fiori mi è sembrato appropriato dirle che le toccavano i fiori perché è donna, che se fosse stata un uomo ci stava invece bene la bottiglia di vino. al che lei con un candore incredibile ha detto di amare un sacco i fiori e poco il vino e che solo per questo le dispiace per i poveri uomini. Ecco, per dire, il tipo di persona.

sabato 8 novembre 2008

3 film e 1 considerazione politica

È cominciato Cinemissimo al Melkweg di Amsterdam e questo è un consuntivo rapido dei film che abbiamo visto (lo so che voi che vivete in Italia li avete probabilmente visti da un pezzo, ma questa è la prima olandese).

1) Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio mi è piaciuto tanto. Non tanto per quella perfezione estetica che è la cosa che lo avvolge tutto, quanto per i pazzi che ci circolano dentro. Il finale aperto va benissimo, così chi ama gli happy endings finge che finisca tutto bene, chi ama le divagazioni oniriche può chiedersi dove comincia e dove finisce il sogno e sicuramente ci sono altre tre o quattro possibilità per cui ognuno si sbarra la casella che preferisce.

2) La seconda notte di nozze di Pupi Avati. Io amo tanto di film di Pupi Avati per la profonda umanità con cui descrive persone e situazioni fin troppo umane, ma certe volte non ho il coraggio di vederli, perché ne esco sempre con il magone. Che nella vita gli happy endings non sempre ci sono, anzi, i bastardi che ti mettono i bastoni tra le ruote abbondano e lui te li fa vedere proprio tutti. Stavolta invece, fosse che mi piace tanto Antonio Albanese che era splendido nelle vesti del minus habens innamorato, pazzo forse, ma non scemo, anzi, fosse che la Ricciarelli che manco l'avevo riconosciuta reggeva spendidamente il suo ruolo, fosse che Neri Marcoré l'avevo visto l'ultima volta a fare papa Luciani e quindi il ribaltone e la flessibilità con cui ricopre tutti i ruoli, da Ligabue che si gratta le palle dalla Dandini fino a questo personaggio completamente amorale ed egocentrico che gli è toccato qui, che dire, non mi è manco venuto il magone, anzi, era a modo suo un bellissimo lieto fine. Tranne la dedica di chiusura, che mi ha di nuovo fatto piangere, che i bambini ammazzati dalle mine, lo sappiamo è un argomento che strazia il mio cuore di mamma.

3) La terra di Sergio Rubini, un bel drammone di famiglia, con questi fratelli che prima si menano, poi si abbracciano, poi si rovinano la vita e alla fine le radici e la famiglia ti fanno fare scelte ataviche, ma che per te sono giuste, anche se completamente illegali e disoneste, in perfetto stile western. Una bella botta di legge del taglione dall'inizio alla fine. In qualche modo meno sorprendente come plot, ma con una bellissima fotografia, bei dialoghi e Sergio Rubini himself che come attore mi piace tanto.


Tutti e tre pieni di questi splendidi paesaggi, palazzi e massarie tra Scilia e Puglia che sembravano, nel contesto, un gigantesco spottone dell'ente del turismo e manco lo erano.
La considerazione politica invece è questa: quanto è vera la considerazione olandese di links lullen, rechts zakken vullen, che letteralmente significa "fare alte considerazioni del cazzo sugli ideali di sinistra per poi riempirsi le tasche con la politica nelle migliori tradizioni di destra".
Insomma, come piccola fondazione culturale retta da un enorme entusiasmo, tanto lavoro gratuito che sottrae tempo ed energie alle nostre famiglie, al nostro lavoro e alla nostra vita, fa brutto scontrarsi, non dico con certi peson aggi, enti e istituzioni che sai che stanno lì per sentirsi minacciati da chi è fuori dalle cosche. Ma scontrarci con gente che in teoria è tanto idealista e di sinistra, ma quando deve presentarti il conto lo fa con una bassezza che tanto idealistica poi non è, non so, saremo ingenui ma ci siamo un pelo straniti. E incazzati.

Tipo il documentario Biutiful cauntri, che gli autori che avevamo intervistato per la radio ce lo avevano promesso gratuitamente su DVD da farlo vedere in Olanda, che è sempre il miglior sistema di interessare una casa distributrice, suppongo. Cioè, se trovi gli imbecilli che gratis et amor dei te lo programmano, tu inviti i distributori a vederlo al cinema e poi ti ci fai gli accordi che vuoi. Quella che chi non ha bisogno di dimostrare quanto è di sinistra chiama una situazione win-win.
Invece quello che succede è che dopo averlo promesso gratis ci mandano una copia con in sovrimpressione la scritta non per uso commerciale inutilizzabile, e va bene, la copia da mandare non arriva e dopo giorni di telefonate, con il programma stampato e pubblicato da mesi sui giornali e su Internet, ti fanno la proposta capestro di farti pagare dei diritti esagerati + il corriere per un dvd (che i diritti li abbiamo pagati a tutti e per una pellicola le spese arrivano al paio di migliaia di euro, ma i dvd hanno altri prezzi) stampato in casa e che si è pure interrotto durante la proiezione. E siccome la cosa si è ripetuta con modalità diverse per altri titoli in programma che o abbiamo buttato fuori o ce li siamo tenuti con le magagne, pagandoli pure, ci siamo resi conto che è una strategia.
Paga, una strategia del genere? Se per duecento euro vi perdete l'occasione di trovarvi gratis un distributore in un paese straniero e fate una figura del cavolo, ricattando chi ha creduto nel vostro film e nel cinema italiano, lasciamo perdere, va. Che la pirateria si alimenta anche così.

E il Melkweg, tempio della controcultura olandese, pieni di soldi e di sussidi, con gente pagata a stipendio per fare male il proprio lavoro, sarà anche stata una vetrina prestigiosa, non dico di no, ma sono talmente peracottari, incompetenti ed incapaci di vendere il proprio prodotto, che davvero non so se l'anno prossimo Cinemissimo si rifarà con dei partner del genere. Che di gente seria, professionale e che non necessariamente deve fare l'idealista alternativa per soldi, Amsterdam è piena.

Ma come diceva sempre l'amico Vincenzo (e l'ho detto qui precendentemente) in fondo gli olandesi fanno tanto i precisini, ma sono poi peracottari come tutti gli altri.
Intanto, se ve lo siete persi, stasera e mercoledi si riproietta Il regista di matrimoni, e io lo consiglio assai. stasera invece i corti al femminile e il dibattito con Hedy d'Ancona.

sabato 1 novembre 2008

Lo spelling degli animali

Ennio a scuola sta imparando che ci sono due modi di scrivere uno stesso suono in olandese; "ei" e "ïj" (e che "ij" si possa anche abbreviare direttamente con "y" meglio ancora non dirglielo).

Proviamo a spiegarglielo:
"Vedi Ennio, questo fiume davanti casa ha il nome di una lettera, si chiama il fiume Ij e comincia con la i" fa il capo.
"Si, mentre ei, l'uovo, quello che mangi comincia con la e. Quindi ce n'è uno che comincia come il tuo nome, con la e, e uno che cominica con la i, come zio Italo."
"Ma non complicargliela così"si stressa il capo che ama le soluzioni logiche e lineari
Orso intanto ha iniziato la paturnia (premessa, Orso nella vita quotidiana lo chiamiamo con il suo altro nome, che inizia per l):
"Ma non ce n'è nessuno che inizia per l, e iooooooo?"
"Ma tu sei l, come il leone" cerca di consolarlo il capo mentre i decibel aumentano.

"No, il leone è un animale e io sono una bestia".
Se lo dice lui.

sabato 25 ottobre 2008

Metatesi ed etimologie

L'altro giorno in macchina con il capo ho pronunciato la parola versacci che lui non conosceva e che l'ha incuriosito. Perché no so se l'ho già detto, ma il capo è un fine linguista ed oltre a laurearsi in informatica ha fatto anche lettere.

"Ma Versacci come lo stilista?"
"No, quello è Versace".
"Ma il nome di Versace deriva da versacci?"
"No".
"E da che deriva?"
"Non lo so, sarà uno di quei cognomi calabresi in - ace: Ierace, Gerace, boh".

Silenzio, che stiamo sorpassando un bus che non si capisce se si vuole staccare dalla fermata e passarci davanti al naso, o se sta ancora fermo.

"E Berlusca da dove deriva, da , come dire, berlusque?"
"No, quello che dici tu è burlesque, e si dice burlesco, ma non ha niente a che fare con il Berlusca".
"Allora è una metatesi".

Piuttosto una metastasi, vorrei dire, ma me la tengo per me.

giovedì 31 luglio 2008

Se cerchi lavoro in Olanda (link annuncio in calce)

... come sempre dico che non sono un'agenzia di collocamento, non ho l'ambizione di organizzare la vita degli altri e anche volendo, non ho tempo. Però arriva l'estate, la gente vuole cambiar vita (anch'io!) e mi arrivano un sacco di mail di persone che chiedono informazioni per venire a vivere in Olanda. Mi lavo subito le mani dicendo che forse non riuscirò a rispondere a tutti, e non è per stronzaggine, ma che continuerò ad aggiornare tutti al meglio possibile da questo blog. Prima o poi farò dei post ad hoc tentando di aggiornarli, ma non ci dimentichiamo per favore che questo blog è il mio giocattolo. Fatemici divertire pliiiis.

Ricordo che esistono un consolato, l'ICE (isttuto per il commercio estero), un istituto italiano di cultura, una camera di commercio italiana per l'Olanda, un'agenzia di collocamento specializzata in personale che non parla olandese (The Undutchables), un'agenzia di servizi italo-olandese che fa anche ricerca di personale (Poliedro), ci sono tante multinazionali che hanno in Olanda il loro ufficio EMEA (Europe, Africa, Middle East) e che necessitano di personale che parli anche l'italiano. Se avete trovato me su Internet, fate un piccolo sforzo e cercatevi anche loro, che lo fanno per lavoro.

Adesso la notizia utile e concreta, da cui mi lavo le mani preventivamente: non li conosco, non mi conoscono, so che cercano personale tecnico che parli italiano e per il resto arrangiatevi e non venitemi a chiedere chiarimenti, non ne ho. (Se poi qualcuno però viee assunto ed e felice, ce lo faccia sapere che fa sempre piacere rallegrarsi con gli altri).

http://www.colormatrix.com/us/europe-mild-east-and-africa/technical-service-engineer-southern-europe.html

Quello che posso e faccio per lavoro sono traduzioni giurate e interpretariato: ma per quello non ho bisogno di farmi pubblicità sul blog, chi mi cerca mi ha sempre trovata.

Insomma, ho come la sensazione che mettendo questa cosa mi sto ficcando in un ginepraio, per favore, vita, smentiscimi.

lunedì 14 luglio 2008

Spiaggia di città: dove


Ieri avevo promesso a Orso-figlio-unico che l'avrei portato alla vasca delle palle.

"Dell'IKEA? La vasca delle palle all'IKEA?"
Propro lei, che ci sono i saldi al 70% e non sia mai che io non ci vada a guardare. Il capo disapprovava, cosa dobbiamo mai comprare ora che traslochiamo fra un po', e non ero io quella che ha giurato basta IKEA?

Si, lo so, ogni tanto mi giuro delle cose. Che mi metto a mangiare frutta e verdura crude per una settimana così mi disintossico. Che appena mi capita l'occasione mi faccio un amante fugace. Che smetto di essere disordinata e comincio a portare tutti i vestiti che non metto da 10 anni al negozio vintage.

E invece sono ancora qui intossicata, praticamente vergine, in mezzo a un caos che stavolta dà sui nervi anche a me e con la tentazione di andar per saldi. Per dire, la coerenza.

Poi, per non smentirmi ho dormito fino alle 16 e 54 e anche se in mezzo minuto ero pronta, l'IKEA qui di domenica (le domeniche di apertura, poche) chiude alle 17 e buonanotte.

Allora siamo andati alla spiaggia di Amsterdam. Ora, io dico spiaggia, ed essendo vissuta a 30 mt. dal litorale adriatico per tutta la parte formativa della mia vita, so che sto usando il termine impropriamente. Ma la vita impone dei compromessi, e la cosa più spiaggiosa che c'è da queste parti è la spiaggia di Ijburg.

Due imprenditrici visionarie hanno aperto il caffé Blijburg. Ijburg è il nome del quartiere, blij vuol dire: felice, shall I say more?

Il caffé possiede il giusto mix di fighettagine e informalità scaciata, la sabbia è la sabbia edile con cui sono state formate le isole, la zona è transennata per tenerla sicura e pulita, che dietro ci passano i camion trasporto inerti a tutta velocità, che come diceva mio fratello ai tempi in cui faceva il camionista, gli autisti di inerti sono i più ignoranti e scostumati tra gli autisti e ciò resta a qualsiasi latitudine.


Certo, in Italia le ASL, i vigili del fuoco e svariati altri enti avrebbero rifiutato di farlo aprire. Gli avrebbero negato la licenza e gli avrebbero mandato i NAS un giorno si e l'altro pure. Ma siamo in Olanda, siamo pragmatici e Blijburg ha salvato progetti di milioni. Il fatto che una delle due giovani imprenditrici creative sia la figlia di un ex-ministro und senatore und giornalista viene fuori solo dalla mia mente malata di italiana. Che come si affrettano a dichiararmi tutti, "qui da noi non succede".

Sarà. Fatto resta che Blijburg resta un gran successo, io come tanti ci vado volentieri, ma agli italiani va un pelo spiegato, come va spiegato Ijburg in sé, che altrimenti si fa fatica a capire come un posto sporco, insabbiato, in mezzo ai cantieri e i palazzoni, arredato con solo ed esclusivamente mobili, legnami e tende dell'esercito di recupero selvaggio ed un menu buonino ed interessante dai prezzi fighettosi, (questo riconosciamolo), sia diventato in pochissimo tempo the place to be balneare di Amsterdam.

Lì, in mancanza di palle, che siano dell'IKEA o meno, ieri ho portato Orso, che da bravo bambino ha fatto il bagno (io stavo sulla riva a tremare con la mia giacca di lino foderata addosso), ha fatto castelli, ha ammirato la barca dei pirati e quando infreddolito, smutandato ed affamato siamo entrati nella terrazza posteriore del caffé, ha mangiato patatas bravas e polpette, bevuto un succo, e ballato alle note del quartetto jazz insieme ad un altro bambino.

Pronto per rientrare a casa, fare il bagno ed andare a dormire.

Il dove adesso l'ho spiegato, ci arrivate con il tram 26 dalla stazione, scendete ad Ijburg al capolinea e seguite i cartelli in direzione strand, oppure andate in macchina e parcheggiate nell'unico parcheggio gratis, quello della spiaggia (se non trovate posto lì e finite vicino alle case controllate che non si debba pagare).

Dove cominiciate a vedere una roba fricchetton-design di recupero con degli enormi budda magri in plastica ("Questo non è Budda, Budda è grasso" sostenva la nipotona in visita), ecco, ci siete. L'ingresso è triste e incasinato, ma è il retro, tenete presente. Poi migliora.

Adesso sapete dov'è. Il come e cosa e quanto lo racconto un'altra volta.

mercoledì 25 giugno 2008

Inviti orseschi


"Perché quando Charlotte fa il compleanno le facciamo una grande festa qui da noi, a casa nostra, e tu papà devi fare i pannenkoek"

"Ma davvero Charlotte viene a festeggiare il suo compleanno qui?" stranisce il capo, che questi annunci di prima mattina bisognerebbe darglieli con calma.
"Ma no, è un'idea che gli sarà venuta adesso".

Meglio che non gl dica che proprio ieri ho proposto a Marta di fare la sua cena di compleanno qui. Che diceva che con il neonato da allattare doveva stare nei paraggi.

E noi siamo abbastanza nei paraggi da farsi portare l'idrovora al momento del bisogno, ma sempre fuori casa, che mi sembra una cosa non trascurabile. Non devi pulire il bagno. Non devi mettere in ordine. Non devi lavare i piatti. Decisamente, amo i compleanni fuori casa.

Orso deve aver rirpeso da me.

N.d.R.: i "pannenkoeken" sono una delle specialità olandesi. Ve li spacciano anche sotto il nome inglese di pancakes (ma non sono i pancakes americani), potremmo fare i fighi e chiamarli crepes, ma sono più spessi di una crepes, dalle mie parti si chiamerebbero scrippelle rustiche dolci. La ricetta alla prossima.

N.d.R. 2: il capo da giovane, nel suo studentato era anche noto com Dr. Pancake. Così un paio di mesi fa gli ho proposto, la domenica, di farceli a colazione. Ma ieri ne ho comprato un pacco già pronti alla HEMA, solo da scaldare 30 seconi nel microonde.

venerdì 6 giugno 2008

Lo shopping di Mammamsterdam

E così stamane, anche se ero tutta rintronat, appena i maschi di casa sono partiti per la gita lasciandomi la macchina, io sono partita. L'idea era di farmi un periplo di Loods 5 a Zaandam (poco a nord di Amsterdam), tornare indietro passando da Kids Factory (www.kidsfactory.nl) all'estremo Ovest di Amsterdam, una zona in cui mi perdo sempre, e finire dal marmista ad Amsterdam a sud della tangenziale.

Il tutto per raccogliere impressioni, stili e colori, che domani arriva il supersuocero e sta qualche giorno ad aiutarci. Domani, signori si cominica a lavorare sul serio alla casa nuova (sorvolando sul fatto che vere decisioni su pavimenti, piastrelle, cucina e bagni, per non parlare della ditta che farà i lavori in ridotto e che quindi bisognerà chiedere due preventivi aggiornati, ancora non ne prendiamo mezza).

Ma io funziono per procedimenti ellittici, quindi oggi vacanza a spasso.

Arrivo a Zaandam, nella P. Ghijsenlaan, dove sono accumulati un sacco di negozi di interni, cucine, fai-da-te ecc. Comincio con un giretto veloce al Sani-Dump, a vedere se hanno un WC economico ma non troppo da battaglia come quelli dei depliant del Praxis. Mi chiarisco un po'le idee, vedo anche un lavamani che andrebbe bene, prendo mentalmente nota.

Poi passo a un negozio di arredi nostalgico-provenzal-biancoenero, che mi dice poco, ma nel frattempo mi chiama l'amica Gina per una chiacchierata e per chiedere lumi sul mutuo.pare la sua/nostra banca dia appuntamento solo se hai già visto concretamente una cosa da comprare. Si, l'avevo letto che improvvisamente, le bache sulla scia della storia dei mutui negli stati uniti sono diventte estremamente caute. Pare rifiutino un mutuo anche a chi ha un margine sulla carta di credito, considerandolo come debito anche se il cliente non lo usa mai. Le prometto di passarle i dati del nostro consulente.

Poi vado a Het Goed. Het Goed è uno dei tanti kringloopwinkel ovvero un negozio del riciclo, ovvero seconda mano. In genere lavorano su due fronti: offrono la possibilità di fare training lavorativo a persone svantaggiate e usano gli utili per varie attività sociali. In genere la gente regala le cose che non servono più.

Io adoro i kringloopwinkel e quelli fuori Amsterdam, nella provincia ricca sono i migliori. Perché non ci sono gli studenti che li vuotano e gli esecutori testamentari che devono svuotar case di gente i cui parento non hanno spazio, giano tutto lì. Non ci ho mai comprato vestiti, ma mobili(soprattutto sedie) e addobbi teatrali si. Bisogna andarci spesso e cercare con pazienza (magari facendosi dire in che giorno espongono i nuovi arrivi) ma ci ho comprato un paio i poltrone di design che adoro, due vecchie sedie con schienale e seduta in paglia di Vienna, che poi ho passato a Cinzia e un'altra sedia imbottita favolosa anni '30.

In questo ho visto al volo una credenzina e un cassettone, anche loro tipo anni '30-'40 che avrei preso al volo. Ci compro anche libri e vedo che in alcuni la gente va apposta a cercare musica, dischi e film. li ho lasciati lì, che il capo sennò divorziava. A lui lo sport di recuperare i mobili per strada o dai rigattieri dice poco.

Oggi ho preso un libro di Kikker ai bambini, due salsiere in porcellana della Hutchenreuter, due zaini per le belve, che i loro sono misteriosamente scomparsi da due settimane, una volta che li ha presi il capo dal doposcuola, e una maglietta, che poi è risultata piccola, ma la riciclo presto.

Infine mi sono fiondata nel mio orgoglio e gioia, il Loods 5 (www.loods5.nl). Loods significa magazzino. Si tratta di un capannone gigantesco diviso in settori e gli importatori di arredi interni ne affittano uno per venderci le loro merci. Con questo sistema, dicono loro, i prezzi sono più bassi. Non sempre è vero, ma non importa.

A me piace andarci perché hanno sempre e comunque cose bellissime, anche quelle che non sono di mio gusto, e posso girarci per un pezzo (ma mai con calma, purtroppo). Oggi invece me lo sono goduta: a un certo punto sono arrivata al caffé, dove ho mangiato un'ottima zuppa al pomodoro fresca e bevuto un te alla menta con il rametto nel bichiere. E mi sono letta con calma per una buona mezz'ora le riviste di arredamento che avevano lì. Leggendole mi è venuta la fretta di andarmene, e cominicare a fare qualcosa: la riceca di ispirazione ha fuzionato. Ho deciso che davvero voglio un sacco di turchese in casa e mi sono fiondata a cercare di sotto il "crispy turquoise" per farci delle prove riverniciando tavolinetto e sedie dei bambini, ed eventualmente rifarci i miei due tavoloni. Era solo per muri, quindi ho lasciato perdere.

Ho pagato 3 cose e scoperto come ordinare eventualmente le piastrelle in cemento colorato portoghesi, e mentre andavo verso la macchina ho deciso di entrare dal vivaista di fronte, Overvecht. Bellissimo. Di fronte a un albero di fichi che mi piaceva tanto mi sono fermata a chiacchierare con un signore un po' più di mezza età di me (già si vede che basta uscire da Amsterdam per incontrare gente con cui chiacchierare) che mo ha consigliato di rivolgermi a ton, un signore anziano con i capelli a spazzolino da denti che lavora lì da una vita e sa tutto delle piante.

Anche lì, per evitare un divorzio, non sono rientrata con un fico da 1,5 metri, e neanche un paio di viti, e nemmeno il gelsomino, l'alberello di lauro che vorrei mettermi all'ingresso, o l'ulivo (costosimmo) o il tiglio e un paio di piantine di lampone. Verranno, prima o poi.

Invece mi sono presa dei pomodori, tre zucche diverse, un vassoio di fragole e due timi con colori diversi che domani piazzerò in giardino. E 60 kg. di terriccio.

Per quelli ho la scusa, che adesso che strappo erbacce, se non ci pianti qualcosa, queste rispuntano. Se invece c'è una piantina utile, questa prende lo spazio e forse, dico forse, non mi ritrovo le ortiche e gli equiseti in men che non si dica.

Poi rientro ad Amsterdam e passo dai trucidoni di Cinzia. Sono due rigattieroni di lusso, adesso piazzati in un capannone in attesa di demolizione al vecchio porto del legno, dove ora ci sono gli studentati nei container. Van Dijk & Ko ha più roba di legno, mobili (soprattutto dall'Ungheria, pare), vecchie porte, cancellate, lampade ecc.

Neef Louis invece, che prima aveva un modernariato in Harlemmeerplein, in centro, adesso si è ampliato e quindi ha un mucchio di roba, più sul genere metallico. Da un lato hanno le stesse cose che con molta pazienza io racimolerei dai rigattieri, solo più impolverate e scaciate. Riciclo per fighetti che non hanno tempo di andare dal rigattiere, ma che vogliono certe cose in casa perché fa trend. E per averle pagano.

D'altro canto entrambi hanno accesso ad altre fonti: hotel che riarredano, aziende, ristoranti, il primo aveva tutta una serie di sedie pieghevoli da chiesa, con l'inginocchiatoio dietro, una fila di sedie in legno da cinema e una serie di sgabelli quarati scaciatissimi su cui ha un'opzione il Cantinero e ti credo, erano almeno una sessantina. L'altro ha lampade che non so se siano da navi, schedari e armadietti in ferro, scrivanie, alcuni appendiabito che ora non ricordo il progettista, ma li conosco, a 75 euro che sarebbero da prendere di corsa, banconi da negozio.

Anche lì, ci sono un pio di cose che mi piacerebbero, ma non a quei prezzi lì. C'era un bancone di ferro con un piano in graniglia che avrei preso subito per la cucina, ma era già venduto.

Infine, sono passata al volo alla traversa dell'Haarlemmeerweg vicino a Stox, che vende stock, appunto, mi sono fatta un giretto in un altro negozio d riciclo, ma appunto, ad Amsterdam si trova poco. Comunque mi sono comprata una caraffa con filtro della Brita a un euro e mezzo, adesso la sto lavando e domani cerco il filtro nuovo.

Poi un'occhiata da Luca, un nuovo negozio bellissimo di pavimenti e tendaggi, hanno un paio di cose neanche male.

Infine a casa, dove i maschi erano rientrti, abbiamo deciso di dormire tutti prima della festa, il capo e Ennio in men che non si dica ronfavano, Orso invece non ha drmito e mi ha svegliata 3000 volte. Nello stato comatoso dell'ultima ho visto che erano quasi le 19, ci siano tirati su, vestiti bene e andati alla festa a sorpresa di Mahtab. Dove eravamo in tre ad aver appea comprato casa e abbiamo parlato di cucine e lavori.

Per dire, un pelo monotematica.

domenica 25 maggio 2008

Grazie (e non cito Pennac)

"Papà? Grazie che ho mangiato l'uovo e grazie che siamo andati nel negozio" attacca Orso mentre il capo lo attacca al seggiolino.

Ci siamo guardati straniti.

"E grazie anche per la pallina".
"Chi sei?" chiede il capo "cosa ne hai fatto di Orso?"

Ci siamo commossi. Grazie a te Orso, che stai diventando un bambino grande e responsabile e sei anche una meraviglia. E pure educato, mi impressiona questa cosa (ma perché, poi?)

Siamo stati una mattinata con Orso figlio unico per commissioni. Il capo ha avuto l'idea geniale di portarsi un barattolone di lego. Mentre noi discutevamo della cucina nuova lui ha costruiti aerei e motoscafi supersonici con tante lucine colorate, e mangiato due banane.

In macchina si è addormentato, poi al negozio delle piastrelle portoghesi si è svegliato ed è di nuovo stato angelico per tutta la faticosa discussione su colori, modelli e abbinamenti. Solo un paio di volte ci ha detto che aveva fame.

Siamo arrivati a Loenen, ridente paesino del Gooi attraversato dal fiume Vecht (quello delle ville sul Vecht) e in mancanza di altro siamo approdati al caffé De Heren.

Abbiamo pranzato (ottima la zuppa di cipolle, che è vero che è stata una calda giornata, ma sotto l'ombrellone e con la brezza freschettina ci stava proprio bene) e l'insalata di patate, acciughe, pomodorini e salmone, che quest'ultimo mi chiedevo: ma che ce l'hanno messo a fare, però me lo sono mangiata sul pane e burro salatino della zuppa di cipolle e sono stata felice.

Orso ha insistito fino allo sfinimento per avere una coca, ma alla fine si è rassegnato al chocomel. Poi ha ordinato un uovo con sopra il pane e gli abbiamo preso un uitsmijter senza formaggio e prosciutto. Si tratta di una fetta di pane sottile, tostato o meno, su cui in genere mettono due uova all'occhio di bue e l'eventuale prosciutto, formaggio o altro sulle uova, bello fuso. Gli è arrivata una cosa enorme con 4 uova, lui si è lamentato che il pane fosse sotto e non sopra e ne ha lasciate, per fortuna, due, e poi come promesso siamo andati io e lui a fare una spesina al volo e a mettere 20 centesimi nel distributore delle palline di gomma.

Poi siamo tornati in macchina e ci ha ringraziati. Ci ha detto che Ennio è carino, ma dov'è? (era al mare con gli amici, la cui madre mi ha chiamato usciti dalle cucine, che mentre loro uscivano, la porta per disabili ad apertura automatica del loro palazzo gli è sbattuta contro la testa, gli ha causato un bernoccolo a forma di uovo enorme sulla fronte e lei voleva sapere come regolarsi. Era vivo e sono andati al mare e si è divertito).

Insomma, a Orso ha fatto un gran bene la giornata da figlio unico ed è stato esemplare, a Ennio ha fatto bene la giornata al mare ("Se lo merita proprio il suo cognome, ha detto l'amica G. riportandomelo, non hanno fatto altro che costruire dighe e mi spiegava mano a mano tutta la relativa gestione delle acque").

Anche l'amica G. ha un figlio con l'animo da ingegnere e ogni volta i due stanno interi pomeriggi a costruire basi spaziali, svincoli ferroviari, ponti. Oggi erano al mare, e da bravi bambini olandesi (uno in due, ma vabbé) invece di fare castelli hanno fatto dighe.

Allora dico grazie anch'io: all'amica G. che mi ha davvero tolta da un impiccio (col cavolo che avremmo risolto tutte queste cose se fossero stati in due) e ai miei figli che sono meravigliosi. E anche al capo, che sta reggendo abbastanza bene lo stress da ristrutturazione, un po' meno a quello da iperlavoro, e a parte uno scazzetto di pragmatica ci stiamo tanto divertendo a metter su casa. Domani andiamo a tirar fuori le ortiche dal giardino, e forse ne tengo un po' per la frittata e la minestra.

E faremo un Wigwam di cannucce per piantarci e farci arrampicare i piselli.

mercoledì 14 maggio 2008

Assertività e seconde occasioni


"There is no such a thing like a second chance", mi scrisse anni fa il capo dal Canada, che il nostro per un po' di anni è stato un amour de loin.

Erano gli albori di Internet, quindi lui era aggiornatissimo e mail me ne avrebbe potuto mandare, ma io dall'Abruzzo un po' di meno e ci scrivevamo quindi tante lettere lunghissime,da 4 a 8 alla settimana, che il mio postino ancora se lo ricorda, me le portava e gli consegnavo direttamente le mie e il giorno dopo mi diceva quant'era costato affrancarle.

Questa frase non so più a che proposito me la scrisse o se era una citazione da qualche canzone, so che mi mise tanta tristezza, che gli amori epistolari da lontano si prestano a misletture, equivoci e quant'altro e si soffre e bisogna poi spiegarsi.

A parte le mancate seconde occasioni, non so se nel frattempo si era capito, ma Mammamsterdam è sempre stata una bimba timida, timidissima, fino alle lacrime e col tempo la cosa non è migliorata affatto, ho solo imparato a conviverci.

Quante volte, in situazioni che mi ferivano o facevano incazzare, mi venivano in mente risposte feroci, ad hoc, argute, solo non le dicevo subito, il momento passava, io ci perdevo settimane a macerarmi sul perché non l'ho poi detto, ma la vita non offre una seconda occasione.

("Voce dal sen fuggita, poi riparar non vale, non si trattien lo strale, quando dall'arco usci'"). In compenso quante volte per amore della battuta o per distrazione ho detto cose che poi, porca miseria, stavo lì le settimane a macerarmi sul perché non sono stata zitta, indipendentemente dal fatto se il destinatario ci si fosse incazzato, mi avesse tolto il saluto, o manco se ne fosse accorto, e questa la dedico a Mamikazen.

Oggi, con una botta sola, ho messo tutto a posto.

Che stavo in ufficio in attesa di scaricare mail, che il mio provider da due giorni ha problemi e mezza Amsterdam ne soffre, io sto da stamattina a tirr giù mail a manovella dalla linea analogica del fax e per distrarmi dallo stress mi sono messa a fare il feltrino con lo chiffon, che in calce te lo spiego, Elena.

Sul tavolone dell'aula da basso, senza neanche potermi godere un po' di sole che da stamani c'è un furgoncino della manutenzione parcheggiato anche se non si può, china sulle lane e le sete, a un certo punto sento al di là dal vetro fischi, commenti e insomma, sembrava di stare allo stadio. Alzo gli occhi e i due ometti della manutenzione, due stronzetti giovani, dall'alto del loro furgone, che supera quindi la barriera di poster e puttanate attaccate al vetro che mi coprono dal semplice passante, pare si siano accorti che fa caldo e che ho una cannottiera scollata.

Ma porca miseria, proprio in Olanda mi capitano i pappagalli? Che poi così appiccicati al mio vetro è come averli in casa e ciò disturba il mio senso della privacy (che è vero che gli olandesi hanno finestroni enormi senza tende, ma l'accordo sottinteso è che il passante, se proprio ha voglia di sbirciare, lo fa con discrezione.) Insomma, non posso stare scollata e china in avanti manco in casa mia. Mi incazzo, ma faccio finta di niente, che la mia mamma mi ha insegnato che una vera signora finge di non vedere e non capire (ed è un altro di quegli insegnamenti poco utili nella vita).

Poi se ne vanno e io mi ripeto tutto quello che avrei potuto dirgli e non ho fatto. Lo racconto al capo, che avevo al telefono per chiedergli di scaricarmi alcune delle mail e stamparmele.

Poi i due tornano. E ricominciano. E lì mi sono detta che la vita non ti mette davanto una seconda occasione per nulla.

Spalanco la porta e chiedo:

"Signori, questa cosa la trovo particolarmente seccante, oltre che infantile, che modi sono?"

"Ma noi le abbiamo appena aggiustato la strada".

Brutto stronzo, risponde pure. Che poi anche gli stradini li si guardano, in virtù della "bilspleet", che quando sono inginocchiati a metter giù mattoncini gli si scopre la scollatura della chiappa, diventata appunto proverbiale. Ma io mica gli fischio, quando capita.

"La strada non c'entra e poi anch'io sto lavorando e magari è un lavoro che potrebbe servire a voi, quindi piantatela, e vi ricordo pure che siete parcheggiati in un posto proibito, anche se avete l'esenzione dal pagamento".

Che oltre a sfancularli, prima mi ero pure gingillata con l'idea di telefonare al controllo parcheggi e farli multare. E non l'ho fatto perché non sono vendicativa. e sono una signora.

Chiudo la porta. Poi la riapro:

"E che cavolo, pare che non abbiate mai visto una tetta in vita vostra".

"La vediamo adesso".

Vabbé, questa forse me la sono cercata. Gli volto le spalle e continuo. Poi però dopo 10 secondi mi stufo, afferro le chiavi di casa ed esco decisissima ad attraversare la strada e chiedere all'ufficio che mi affitta casa (e altre 6000 abitazioni in questo quartiere) se li hanno chiamati loro e se gentilmente mi mandano il signore grande e grosso a dirgli di togliersi dai coglioni.

Non faccio mano a tempo ad arrivare alla porta principale, che hanno messo in moto e se ne vanno.

Funziona. Funziona sul serio. 'Azzo, come sono assertiva. Allora lo faccio più spesso.

Chiamo il capo e riferisco. Mi ridacchia al telefono.

"Brava".

PS uno, della reciproca discrezione: siccome viviamo in case piene di vetri, non sempre apribili, l'ufficio che ci affitta casa due volte l'anno manda un'impresa a pulirli a tutto il quartiere da fuori, con scalette, ascensori ed altro. A volte succede che d'improvviso apro una teda e mi trovo un uomo ragno a pulirmi il vetro.

Per esempio, proprio la settimana scorsa, scendo rincoglionita in cucina a farmi un caffé e mente bevo l'acqua alzo gli occhi e mi trovo a un metro, fuori, due tizi con le scalette. Meno male che avevo una camicia da notte decente, che non sempre capita. Fingiamo di non vederci, loro continuano a spostar scalette, io faccio dietrofront e avverto il capo, prima di vestirmi, che il sant'uomo talvolta la mattina gira nudo per casa. Specie ora che non ci sono stati i figli.

I lavavetri in privato si fanno tutti i film che vogliono sugli spezzoni di vita che vedono quotidianamente, ma io non sono tenuta a saperlo. Ci vediamo, ma non ci guardiamo. È un accordo non scritto. (Ok, un paio di volte, se stanno montando impalcature o comunque non rischio di ammazzarli aprendo la finestra, mi affaccio e dico che sto facendo il caffé e se ne gradiscono un po'. Di solito rifiutano, una volta hanno accettato e lo hanno bevuto dall'impalcatura).

PS 2 del far feltro, per Elena: in genere il feltro si fa partendo da lana non filata a sfilacci, tipo bambagia. In genere si usa un fondo in chiffon per creare le composizioni con sfilacci di diversi colori, prima di passare a infeltrire con acqua caldissima e sapone. Il fondo o lo lasci come fodera, se ci si infeltrisce insieme, oppure lo togli, se non ce lo vuoi, a uno stadio iniziale, prima che si infeltrisca con il resto.

Quello che sto facendo oggi diventerà uno sciallino in chiffon a cui io faccio in feltro solo un orlo colorato intorno. Appena è pronto cerco di fotografarlo e postarlo.

Credits foto: Wikipedia olandese alla voce "bilspleet"

lunedì 12 maggio 2008

Corticircuiti linguistici

Prima di partire da casa di oma e opa sabato sera, dopo cena, abbiamo fatto fare il bagno agli gnorpoli, li abbiamo impigiamati e messi in macchina. Così facendo ci siamo scordati le scarpe dai nonni.

Un bel casino con due giorni di vacanze e negozi chiusi davanti al naso. Mi sono messa perciò a rovistare fra le scarpe vecchie alla ricerca di sandali indossabili. C'erano.

"Bambini, venite, ho trovato i sandali".

"Mamma, io voglio le bloedschoenen" fa Orso.

EEEH? Come, le scarpe col sangue?

Poi ho capito che lui ha confuso 'sangue' con 'sandali'. E nel dubbio me lo ha tradotto. Bloed = sangue, schoenen = scarpe.

(E rovistando sono giunta alla conclusione che quest'anno, fatte salve le solite crescite improvvise da vacanze, a sandali stiamo a posto).