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martedì 16 agosto 2011

Gotta love me

Orso si definisce un inventore. E per inventare cose pasticcia con tutti i prodotti proibiti di casa, arrivando a portare di nascosto la scaletta della cucina sotto al pensile dei prodotti chimici, o rubarsi dal cassetto le chiavi per aprire la baracca in giardino e sfogarsi con tutti i resti dei prodotti della ristrutturazione della casa.

In primavera per esempio ha rovinato la piscinetta aggiungendo a quel pò di acqua piovana un fiasco di trementina, vari colori e vernici e ciligina sulla torta, cemento in polvere che peraltro ha sparso per mezzo giardino e poi ci ha pure piovuto e ve lo devo dire io come diventa la polvere di cemento quando sopra ci cade l' acqua? Basta provarci, è una cosa che si fa prima a farla che a spiegarla.

Un' altra cosa che lo affascina sono gli spray e la crema per capelli del padre, che hai voglia a nasconderla, a volte la ritrova. Mi ero comprata con gli sconti un deodorante figo di Rituals che adesso sta in cima alle mensole delle provviste. Quelle 4 gocce rimaste, intendo.

Arriva con mezza testa che sembra lo abbia leccato un vitello e fa:
"Mamma mi sono messo il plak-plak". Sembra la versione bambina della carta moschicida.

Ricordo che questo è il bambino assolutamente insensibile ai commenti negativi e che si fila poco pure quelli positivi. D' altronde cosa gli dovrei dire: Orso, ma quanto sei bravo, negli ultimi trenta secondi non hai combinato NESSUN disastro? Ci vorrebbe un tempismo che non ci appartiene perchè io sono distratta e certe cose le scopro quando è troppo tardi per fargli checchessia complimento.

No, quelli che si sono inventati la storia delle attenzioni in positivo è meglio che arrivino qui ed ora con un consiglio concreto e applicabile che non coinvolga maltrattamenti ma neanche prese per il culo. Perchè è un bambino sensibile e sveglio e se uno gli racconta palle se ne accorge.

Oggi all' improvviso ne ha rifatta una, ma gli ho fatto un discorsetto esausto e assertivo, ma non troppo incazzato e l' ho costretto a pulire il tutto, cosa che peraltro ha fatto con convinzione e impegno, anche se sui risultati meglio stendere un velo pietoso.

Il meglio di se l' ha però dato qualche giorno fa, fuori pioveva, io stavo cucinando, il padre è rientrato e l' abbiamo visto nascondersi fuori nel gazebo. Poi il capo si precipita fuori di corsa e rientra agitando una bomboletta spray di colla e urlando: che roba è questa?

Poi si è attaccato a internet (io continuavo a cucinare e non capivo bene cosa stava succedendo) ed è arrivato chiedendomi se avevamo la benzina per smacchiare (aeh!?) o in alternativa la trementina. Se me lo avesse chiesto all' epoca dell' impresa piscina avrei dovuto dire di no, che era finita, per per fortuna abbiamo riverniciato ultimamente e c' era.

Insomma, si era spruzzato la colla nei capelli.
"Prendi la macchinetta e rapalo, è estate e almeno se ne ricorda per un po' ", faccio io che sono per le pulizie rapide.
"No, è stigmatizzante".

Stica, qui le stigmate le farà venire a me. Comunque mi sono allineata al metodo pedagogico paterno, perchè i genitori devono fare fronte comune, ma io ero per raparlo, se necessario facendolo nel sonno.

Poi la mattina dopo che c' era un briciolo di sole e io dovevo sitemare il giardino mi sono accorta che aveva spruzzato anche le mie fioriere in legno appena fatte. Ho bestemmiato, ma non mi ha sentito nessuno e questo sarebbe il momento filosofico per chiedersi: se un albero cade in una foresta deserta e nessuno ne sente il rumore, quel rumore è davvero esistito? No, sono domande che con i miei figli mi faccio spesso.

Poi siccome doveva venire san Lukasz che è l' amico polacco che mi aiuta a fare i lavori di casa quando mi viene il raptus cambiamento-miglioramento che qui è come la fabbrica del Duomo e non si vive più, ma so anche che faccio meglio a starci lontana dal trapano, ho iniziato a staccare le tende del gazebo per muoverci meglio. E pure lì in trasparenza, ho visto le macchie di colla. Ho cominciato ad emettere vapore dalle narici.

Poi le ho guardate meglio.

Mi aveva spruzzato la tenda a cuoricini ton sur ton. (Qualcuno mi suggerisce che il termine adatto è paraculo, ma io non sono d' accordo. Orso è un bambino creativo e dolce, non importa se le due cose a volte fanno corto circuito).

Cosa sono la trementina spruzzata ad minchiam ovunque e le prove tecniche di muratura con i mattoncini della pavimentazione e la colla per piastrelle, se poi mi fa i cuoricini? Me ne ha fatti con del fil di ferro trovato per strada, con le perline stirabili, con un foglio di carta che prima ha colorato a grumi rosa. No, ditemelo. Io come prevedibile mi sono sciolta.

Un bambino così creativo è un peccato mortale tarpargli le ali. Comunqiue visto che in questi giorni collabora, io domani gli metto in mano la carta vetrata e mi deve scartare la colla dalle fioriere. O lo trito.

Che la creatività è una bella cosa, ma se accompagnata dalla giusta manualità è meglio.

lunedì 15 agosto 2011

the Golden Vanity, opera di B. Britten, featuring mio figlio



Per la serie: "mio figlio è Mozart" e su richiesta di una gentile lettrice vi comunico che venerdì è il grande giorno (non domenica, scusassero).

Nel programma del Grachtenfestival, il festival musicale sui canali di Amsterdam che si tiene in questi giorni c' è un' opera breve di Britten di tema piratesco che si chiama The Golden Vanity.

I bambini che domani cominciano con grandi prove generali canteranno al Museo-Darsena Museumwerf Kromhout, indirizzo Hoogte Kadijk 147, praticamente sul tratto di canale tra il museo marittimo e il mulino (dove si trova un birrificio artigianale dove andremo a sbronzarci nelle pause).

Ci sarà uno spettacolo alle 15 e uno alle 17, l' opera dura una ventina di minuti se non mi sbaglio (ma mi sono già sbagliata su un mucchio di cose) e chi vuole comprare in anticipo i biglietti può farlo su: www.grachtenfestival.nl. Io starò nel mio miglior stato emotivo di madre al saggio del pargolo, non fateci caso, semmai datemi dell' alcol o trascinatemi a detto birrificio negli intervalli. (Questa cosa che io ai saggi di bambini am a nervous wrack non ha nienter a che fare con i miei figli, infatti la prima volta l' ho sperimentato al primo saggio della scuola di pianoforte della mia amica d' infanzia Franca Ciutti. Dipenderà dagli infiniti saggi di tutto che ho fatto io da piccola, sempre con enorme piacere perchè il divismo non è un effetto degli ormoni post-gravidici, ce l'ho proprio sempre avuto).

Insomma, io ai saggi mi metto sempre a piangere, peggio che ai matrimoni. Siete avvisati.

Vado a comrpare i biglietti e poi a togliere di mezzo i cadaveri delle uova sode che i miei figli vogliono fare in mayonese per questa festa di ferragosto improvvisata con famiglia di Antonella, famiglia di lettrice blogger da Barcellona che è in visita ad Amsterdam, famiglia di santadonna simpatica che ci siamo telefonate e scritte da quando si è trasferita ad Amsterdam ma solo oggi sono riuscita a proporle di vederci e un paio di amici sparsi e senza figli. Ci sarebbero ben altri cadavero da eliminare prima di rendere la casa visitabile, ma stamattina ho deciso che con Orso avremmo ripittato i buchi in camera sua, abbiamo stuccato e scartavetrato e adesso devo pure dare la prima mano. Insomma, business as usual.

(Il video del coro viene da youtube ma è stato fatto ben prima che ci entrassero i miei figli. Parecchi di quei bambini lì li ho conosciuti un po' più cresciuti e sono contenta che Ennio faccia abbastanza progressi da essere stato messo nel mucchio, in fondo è l' ultimo arrivato. Tutti i patemi sul coro dello scorso inverno, grazie al cielo, sono serviti a qualcosa).

martedì 21 giugno 2011

Ennio e l' altra metà del cielo (conversazioni da Hanneke's Boom)



Ennio è un bambino fortunato perchè sta in una classe bellissima. Il grosso sta insieme da quando avevano 4 anni con poche nuove entry, ma siccome sono anche stati in parecchi al nido, si rincrociano nel doposcuola, hanno avuto brave maestre, insomma quello che noto è molto rispetto reciproco, molta collaborazione e quasi nulla del famoso antagonismo maschi contro femmine.

Raramente vedi quei compleanni tutti maschi o tutte femmine, come per esempio succede dall' amichetta A. da quando va a scuola, e anche se capisco bene le motivazioni di sua madre, per me non sono d' accordo e quando facciamo i nostri inviti sto anche attenta che il gruppo sia misto: se le amichette ce l' hai, che fai, non le inviti al tuo compleanno?

È vero che a scuola ci sono anche le bambine, anzi ragazzine delle classi più grandi, preadolescenti con l' ormone a palla che fanno della lotta ai maschi piccoli e le capette a ricreazione, ma cosa vuoi che sia.

Adesso invece ha un problema e il problema sono le ragazze del suo coro con cui fa le prove il venerdì in conservatorio. Quella che sarebbe potuta essere la lezione più facile, vicino casa da andarci in bici, accanto alla meravigliosa biblioteca centrale di Amsterdam e adesso pure accanto un baretto-ristorantino shabby chic, mooooolto shabby, stupendo ma di quelli che da noi l' ufficio igiene e i vigili del fuoco non è che ti farebbero chiudere, nooooo, ti fucilerebbero sul posto, ma ad Amsterdam si può, nell' ultimo angolino selvaggio in pieno centro di Amsterdam, ecco, il venerdì invece di essere un pomeriggio in cui oltre alle attività ci godiamo anche la vita, no, è ogni volta uno psicodramma.

Il venerdì mi viene incontro quando esce da scuola in due modalità: o il mode "posso andare a giocare da qualcuno" oppure quello "oggi non voglio andare al coro" in varie sfumature interpretative. Quella tragica, quella disperata, quella assertiva, quella smadonnante, quella con gli insulti e un paio di volte siamp pure venuti alle mani (tipo che mi da i pugnetti mentre urla nooooooooo, non so se avete presente). Oppure quella colpevolistica" " io no voglio andare al coroooo, sei tu che lo vuoi".

Che ogni volta, il maledetto ci riesce ogni volta a farmi venire i patemi, farmi sentire in colpa, convincermi che forse baglio a non prendere sul serio le sue istanze e che messaggio gli sto trasmettendo, per carità, il genitore moderno se non si fa almeno 15 pippe mentali al secondo invece di dargli una sculacciata e dirgli: in macchina e zitto, andiamo al coro, nulla, abdicherebbe al proprio ruolo. Poi uno dice che adesso si fanno meno figli e come facevano una volta con 10 bambini? Beh una volta li mandavano a lavorare in campagna o in miniera a 7 anni, si faceva la fame e vedi che un bambino così troppe energie per lamentarsi che lo mandi al coro non è che gli rimangano. Ma sto divagando.

Insomma, venerdì non solo mi ero già smistata Orso dall' amichetto che quando sono arrivata a scuola già se ne erano andati e non avevo distrazioni. non solo ero in bici quindi niente fretta, patemi, parcheggio da pagare, macchina condivisa da restituire (o, alternativamente, rosicamente che per fare una cosa tanto semplice ed efficiente devo calcorare una mezz' ora in più minimo e quella macchina la pago a quarti d' ora).

Insomma, situazione ideale per affrontare uno tsunami di crisi, con pianti, scene isteriche, grandi insulti (stronza che da noi è l' apoteosi delle parole pribite, me l' avrà detto almeno 4 volte in un km. e mezzo?) Io imperturbabile, gli ho detto di salire in bici che andavamo a pranzo a quel baretto carino che avevamo visto l' altra volta, che avrei discusso solo quando ci saremmo messi bene comodi e seduti e che mi doveva spiegare seriamente un po' di cose. È stata durissima, patemi a gogò, ma ce l' abbiamo fatta.

Hanneke's Boom è un locale di un shabby chic, ma così shabby, ma così chic che se invece di sederti agli ottimi tavolini pitturati di fresco e lindi e pinti, decidi di accostarti agli sgabellini vintage sicuramente acquistati da Neef Louis ti ritrovi sotto al naso persino la ragnatela originale vintage e scusatemi se è poco.

Come il proprietario spiegava a un visitatore, hanno messo insieme 8 container abitabili a formare uno stanzone che fuori è rivestito in legno.



E lì, stravaccati sul divano in pello, noi che schifiamo i tavolinetti, e poi il divano per abbracciarsi e chiarirsi fa tanto, ci siamo ordinati due stozze e abbiamo incominciato a parlare. Lui che è un ragazzo dai gusti semplici ha voluto il panino con due crocchette e la senape, un classico olandese. A me invece ispirava la crema di mascarpone con una dadolatina di verdure grigliate, che poi guardavo i germogli e mi dicevo: ma come, con tutto il casino in Germania ci mettete i germogli ed ebbene si, sono ancora viva per raccontarvelo e ci stavano tanto bene


Diciamo che dopo questa foto qui e dopo tutta la conversazione ha detto:
"Va bene, ci vado".
E io stronza: " Ma certo che ci vai, in fondo su quello eravamo d' accordo, no?"

Che anche se sono la madre dal patema facile su certe cose non scendo più in discussione.

Ci siamo detti un po' di cose: Che le ragazze, 26 contro 8 maschi, quando entra e lo vedono nell' atrio pare dicano: è arrivato lo scemo. Lo diranno, non lo diranno? Magari lo guardano e basta e lo sappiamo come un gruppo di ragazze che ti guarda possa mettere in crisi un giovane, a me il contrario ancora adesso mi mette in crisi, è semplicemente una lotta impari. Che quando finiscono la lezione dicono che in ascensore ci vanno solo loro e lo chiudono fuori. Anche lì, lo fanno tutte le volte, lo avranno fatto una volta che si volevano raccontare i fatti loro, lo provocano per vedere come reagisce? Non lo so.

So solo che lui ci patisce e conosco benissimo la sensazione, ne soffro tuttora anch' io di quel senso di venire respinti. So che molti stronzetti o ragazzine linguacciute e bullette di solito sono loro che per prime hanno paura e attaccano per colpire per prime convinte che significhi colpire più forte. So che l' estrema sensibilità di bambini che sanno di poter contare sui genitori contro il mondo certe volte è anche un ottimo modo per marciarci se non hanno voglia e preferescono stravaccarsi davanti al computer, che lo rpeferisco pure io. So tante cose, gliele dico sapendo che in teoria è facile e in pratica ci vuole una vita per imparare ad affrontarla. Però nel frattempo si conoscono tante persone e si fanno tante esperienze e si è vissuto, vivaddio.

So che la forza migliore la troviamo dentro di noi, che a lui il coro piace e che sta imparando un mucchio di cose. accidenti, di tutti i bambini scelti per cantare nell' Opera al Festival dei canali quest' estate lui è quello che ha inizioato almeno un anno dopo tutti. Ha cominicato a novembre accidenti e sa solfeggiare, leggere le note e trovarsi i brani che canta sulla tastiera. E dovrei farlo smettere per delle stronzette del cavolo? Ma che smettano loro.


Insomma, ci siamo goduti il pranzo con vista Nemo, siamo arrivati al coro con un quarto d' ora di ritardo, ma niente male perchè quel giorno lì facevano delle riprese da mettere sul web e ancora non iniziavano a cantare ed erano già tutti seduto e gli ho dato appuntamento in biblioteca se tardavo dall' andarm a comprare gli occhiali e lì l' ho trovato, sdraiatp pancia a terra a leggersi i fumetti.

Il tutto alla modica cifra di € 15 in due con bevande, una megacoccola, una bella discussione e un momento importante condiviso.

Se lo portavo dalla psicologa mi costava di più e non ci mangiavo un panino così buono. Che non diventi un vizio però perchè io lo stress non lo posso reggere.

www.Hannekesboom.nl

martedì 5 aprile 2011

Scrivere con i bambini


Sarà che a noi ci hanno ammorbati di pensierini e temi per tutta la carriera scolastica, ma in questi anni, quando vedevo i capolavori scritti dai bambini della nostra scuola, fossero cosette sul giornalisno scolastico direttamente fotocopiate scritte a mano, o compiti e lavoretti appesi nei corridoi, mi veniva sempre da pensare quanto scrivono male ' sti bambini olandesi a scuola. Da quelli di 10-11 anni ti aspetteresti che non facciano certi errori di ortografia (si, dico ortografia) e sintassi.

Poi frasette povere, interrotte, non mezzo periodo di un respiro poco poco ampio. Certo, fanno milioni di altre cose e hanno competenze che noi ce le sogniamo però a noi a 7-8 anni davano da fare un tema di 2 pagine sul rapimento di Moro, cosa che io avevo trovato un vero sopruso al punto di ribellarmi dicendo che non me ne fregava niente nè che lo avevano rapito e manco se lo ammazzavano, e la santa zia Filomena rimase assolutamente traumatizzata dicendomi che le avevo dato un dolore al cuore fortissimo. Ma per dire, ditemi se seriamente si può dare un tema del genere a uno dell' età di Orso che ha appena imparato a scrivere, grasso che cola.

Orso che mi dicono ha ancora tanto da fare a livello di motricità fine e ordine, infatti scrive a zampe di gallina peggio. Ma quello che scrive. Sopra un resoconto delle sue vacanze e per uno che ancora legge pochissimo e soprattutto compitando le lettere una a una, io trovo che abbia messo su un gran bel paragrafo strutturato e senza timore di un respiro ampio (si lo, so, sembro la mamma di Mozart, ma ho potuto confrontare con i resoconti esposti di tutta la classe e anche se alcune bambine hanno calligrafie favolose la maggior parte erano mezze parole spezzettate messe in fila).

Quindi per il pomeriggio dei talenti dei genitori oggi pomeriggio per cui come sempre mi hanno incastrata, ho proposto un corso di scrittura per i bambini più grandi e se ne sono iscritti 6.

Con un po' di Propp e un po' di Raperonzolo cercherò di farli riflettere in quest' ora e mezzo sugli elementi salienti di un racconto partendo da favole che conoscono bene. Per poi invitarli a scrivere insieme qualcosa, anche solo una traccia, a cui poi metteranno a casa ognuno il finale che vuole.

Speriamo bene. Ennio comunque si è iscritto per fare il dj e Orso non lo so ancora.

martedì 13 aprile 2010

Figlio mio, parliamone


"Mamma, ma se io muoio prima di te tu che fai?"
Domanda delle 18.40, fermi all'ultimo semaforo prima di casa.

Ogni tanto anche a otto anni la vita diventa troppo pesante e con Ennio abbiamo fatto un patto, che a suo tempo avevo anche con i miei: se una mattina non ti senti di andare a scuola me lo dici, e nei limiti del possibile ti tengo a casa.

Io so benissimo cosa pesa a Ennio, nonostante il capo minimizzi e relativizzi come solo lui sa fare (e ringrazio il cielo che siamo in due a tirarli su): non è solo che sia estremamente intelligente (per le madri ovviamente tutti i figli sono la reincarnazione di Einstein) ma lo frega una sensibilità estrema.

Che lo porta a offendersi, vergognarsi, sentirsi stupido anche per cose che magari un altro neanche ci fa caso. Che lo porta a voler disperatamente essere accettato dai suoi amici per rassicurarsi che anche lui è nella norma, anche lui è come tutti, anche lui non ha niente di diverso che si noti.

E allora fa il clown, è estremamente socievole, si butta in mezzo a tutte le cose e generalmente si diverte pure. Tranne che ogni tanto percepisce lo scollamento, o gli viene la botta d'ansia. Tranne che per mantenere questa facciata spreca una quantità immane di energie a monitorare, guardare, esaminare, cercare di capire come reagiscono gli altri a lui. Per adattarsi.

Energie che invece quando dedica a qualcosa che gli piace davvero, in cui non ha bisogno di relazionarsi agli altri, ma può sfruttare per quello che sta facendo, fa cose strabilianti e che non gli pesano neanche. Per dire, quest'inverno ha imparato a giocare a scacchi con suo padre e all'inizio ci ho fatto un paio di partite purché mi ricordasse lui quale pezzo muove come, che io proprio mi scordo di volta in volta.

Non è che nel frattempo abbia fatto chissà quante partite, ma ha cominciato a mettere in difficoltà il padre. No, dico, il capo, quello logico-matematico organizzato, quello che a un test online aveva fatto un IQ tra i 150 e 160 (che sua madre a cui ho immediatamente telefonato per comunicarglielo risponde: lui 150? Non ci credo neanche se lo vedo). Messo in crisi da un pischello di 8 anni che pensa a mosse che lui neanche vede.

E vabbé, uno dice, l'abbiamo capito che la famiglia di geni come la vostra un'altra non c'è, e allora cosa vuoi, di che ti lamenti?

Io lo voglio esattamente così com'è e mi lamento soltanto perché non lo vedo completamente sereno. Perché ci sono dei ragazzini molto intelligenti che sono perfettamente inseriti, riescono a fare un mucchio di cose tutte bene, hanno un sacco di amici, fanno sport e tutti li apprezzano, gli vogliono bene e li capiscono. come il mio compagno di liceo Piero L., per esempio.

E poi ci sono quelli come lui e come me che stanno sempre a mettersi in discussione e si danno delle grandi martellate negli stinchi e anche se fanno tante cose in qualche modo se le godono di meno, sono scollati da quelli che li circondano.

Allora l'altra mattina, quando è rimasto a casa perché preferisco curargli preventivamente il mal di pancia o il mal di testa che si farebbe venire se lo mandassi a scuola a tutti i costi, e devo dire che non ne approfitta per niente, anzi, a volte, basta che dica: hai davvero bisogno di stare a cosa, o facciamo colazione, giochiamo e poi magari ci provi ad andare a scuola? E lui dopo un po' fa: ma si, ci vado.

Invece è rimasto a casa e ho provato un pochino a sondare cosa c'è che non va. nulla, dice lui, ma l'amica insegnante che studia questi bambini da 30 anni e mi conferma che ce ne sono parecchi, con genitori disperati e scuole che assolutamente non sanno prenderli mi dice che a volte fanno finta di niente per proteggere noi genitori, per non farci dispiacere.

"Ennio, ascolta, se qualche volta tu sei triste o c'è qualcosa che non va, tu puoi sempre dirmelo, anche se hai paura che poi divento triste io. Se ne parliamo insieme poi sappiamo cosa fare e anche parlare aiuta, sai?"

Mica gli ho detto che se me ne parla a me non fa male.

E allora ieri alla domanda, cosa farei se lui morisse prima di me, ci ho pensato, ma neanche tanto, che le sfighe della vita me le sono già esaminate tutte nelle notti insonni e quindi sono preparata.

"Se tu morissi io avrei un dolore enorme, quasi da morirne. Ma non morirei. Piangerei tanto questo si. Però poi alla fine ricomincerei a vivere, per papà, per Orso, per me e anche un po' per te. cercherei di godermi la vita anche per te che non ci sei più e non te la puoi godere con noi".

OK, è più difficile di quanto pensassi.

"Perché io ti voglio un bene da morire e non ci posso pensare che tu muori prima di te, anzi, già solo a parlarne mi viene un po'da piangere".

"Ma se me lo hai detto tu che te le posso dire le cose".

Te l'ho detto, si. Ma la maternità è un processo empirico. Dico solo che dobbiamo poter parlare di tutto. Poi di volta in volta cerchiamo di capire come e cosa.

Orso in tutto questo taceva e pensava ai fatti suoi, ma sono sicura che ha assorbito ogni parola e prima o poi mi tirerà fuori la sua interpretazione. Orso da fuori è un duro fino a che non abbassa gli aculei, perché sotto è tenero come tutti noi.

Ma ha un vantaggio rispetto al fratello: intanto è il più piccolo e quindi si sente più protetto da tutti noi che gli stiamo intorno. E poi non so come dire, ma lui basta di più a sé stesso. Non ha bisogno dell'approvazione generale e incondizionata del mondo. Gli basta quella dell'amico alla volta con cui ha a che fare. È più sicuro delle sue scelte e le difende con le unghie e con i denti, fino a farsi venire i famosi accessi di rabbia.

Ennio se contrastato si demoralizza, Orso è più cocciuto, se contrastato combatte. non dico che sia una soluzione nella vita ma in questo momento mi dà meno problemi.

Tutto sommato un modo bisognerà trovarlo per Ennio, immagino che tenerlo a casa da scuola per parlare e fare cose insieme sia una soluzione, magari non definitiva, ma mi chiedo se portarlo da uno specialista, come ci suggerì la sua maestra quando aveva 5 anni. Che era anche lei una ragazza estremamente intelligente ed empatica e peccato che si sia trasferita, ma a me e al capo all'epoca rivolgerci a uno psicologo per una cosa del genere sembrava esagerato.

Però mi sto informando per le scuola Leonardo e forse varrebbe la pena fare una prova lì. Solo che sta fuori Amsterdam ed è tutto da vedere. Intanto parliamo che secondo me già si risolve parecchio.

lunedì 1 febbraio 2010

La presentazione di Ennio


A scuola dall'anno scorso, cioè dal gruppo 3 in poi, i bambini tengono delle presentazioni su un argomento a scelta per imparare a esporre in pubblico.

Lo scorso anno Ennio lo ha fatto sugli strumenti a percussione, ma si è incasinato da matti perché invece di portarsi e seguire le foto che avevamo preparato in ordine logico per aiutarlo a darsi una traccia, si è preso una cosa che avrei dovuto buttare, ovvero, tutto il materiale di riferimento tirato giù da internet.

Che io nella mia ingenuità di madre pensavo: se gli faccio vedere delle foto di strumenti a percussione poi lui sceglie quelli che conosce e di cui sa qualcosa da dire, li scegliamo e parla solo di questi. Non l'ha fatto, nell'ansia di avere tanto e tutto si è incartato da morire.

Badate, quest'errore l' ho commesso anch'io al mio primo esame in Olanda, inglese. Mi sono persa nel contenuto - preparato benissimo - e ho trascurato la forma dell'esposizione.

Stavolta scopro la settimana scorsa la lista delle date e degli argomenti che si faranno da qui a giugno. Lui non c'è. lo iscrivo d'ufficio per la prima e unica data disponibile che ci lasciasse qualche giorno per prepararci. accetta di malavoglia.
"Ma non so di cosa parlare".
"Parla di una cosa che già conosci bene. Parla dell'Italia, parla delle vacanze".

Che se l'amico Samuel lo scorso anno ha parlato della Sicilia in cui è stato 10 giorni, vuoi che Ennio non abbia tante cose da dire?

"Allora parlo del terremoto a Ofena. Con le foto dell'Aquila e della casa di Lucrezia. Abbiamo parlato tanto del terremoto a Haiti e abbiamo anche raccolto i soldi, ma perché per il terremoto in Italia non abbiamo fatto niente?"
"Perché a Haiti stanno molto, ma molto peggio e ci sono molte più persone nei guai".
"Ma non è giusto".
"Parla di Ofena che ti cerco le foto".

Poi la vita continua, questo weekend abbiamo avuto il teatro, lui ha dormito fuori, finché ieri sera, al rientro dal cinema mi fa:
"Io domani ho la presentazione".
'Azz

Poi uno dice perché amo la scuola olandese? Perché te li tengono fuori dai piedi fino al primo pomeriggio e pranzano lì (a panini, va bene, ma occhio non vede, coredimamma non duole, tutto questo paese pranza a panini) e soprattutto non gli danno i compiti per casa. Tranne in casi disperati, che Ennio si lamentava che a qualcuno hanno dato i compiti per casa di matematica e a lui no. Che se avessi pure i compiti da seguire sarebbe la fine.

Insomma, le foto di cosa facciamo in estate a Ofena: arrosticini, piscina, vicoli e montagna.
"Me l'hai messa la foto degli arrosticini?" mi ha chiesto otto volte.
Per sicurezza la metto anche qui.

Questa è via Umberto I, prima (la foto è di Antonio Di Maggio)

Questa invece è dopo la messa in sicurezza
Comunque, abbiamo guardato le foto, pensato a quello che facciamo noi in vacanza e io, tanto per non smentirmi, gliele ho messe in PowerPoint. La nostra via prima e dopo la messa in sicurezza. Il terrazzo prima e dopo. Camera sua prima e dopo. Loro tre con Lucrezia che dormono sul lettone quest'estate, che è solo per il terremoto che stavolta ci siamo fatti finalmente alcuni giorni di mare con Lucrezia, sua mamma e suo fratello.

Questa è la mia camera di bambina e adesso dei bambini (quando non dormono con qualcuno di noi, che finisce sempre così)

Questa è dopo che ci è piovuto dentro per via che le scosse hanno spostato i coppi, e continuerà a pioverci finché non mi permettono di mandarci qualcuno, che perché l'unica parte di casa senza crepe debba andarmi in malora per le infiltrazioni non lo capisco, ma deve aver a che fare con il fatto che Bertolaso vuole diventare ministro insultando la Clinton

Con lui che a colazione ancora mi chiedeva altre foto, altre case rotte, altre macchine schiacciate. Gli ho spiegato che non bisogna buttarla sul sensazionalistico.

"Ma loro non le hanno mai viste le case tutte rotte".
E lui si, è vero anche questo.

Orso che mi chiede di prenderlo in braccio, mentre guardiamo le foto bellissime di Dario van Houwelingen, giovane fotografo di madre abruzzese che per il benefit sull'Abruzzo ci ha mandato le sue foto a caldo fatte a Pasqua, ma mi ha chiesto di non pubblicarle.

E dalla prossima volta gli insegno a farselo da solo il PowerPoint.

domenica 17 gennaio 2010

Trappole

Rientra il capo carico di valigette e valigione. Il nostro cuore esulta.

"Orso,"fa dall'ingresso "guarda che la giacca la devi appendere, mica puoi lasciarla qui per terra, quante volte tocca dirtelo?"
"Ma no, papà, quella è una trappola".
"Per farmi inciampare? Bene".
"No", sospira con il tono di quello che ha il padre deficente "è una trappola contro i ladri".

Orso Diga, futura star del genio guastatori.

martedì 10 novembre 2009

Principessa

"Mamma, non hai ancora gli orecchini" mi fa Orso stamattina a colazione mentre sto lì a cercare di riempirgli il portapane del pranzo.
"Adesso me li metto amore, e che dici, anche un anello?"
"Si" ordina conciso e lapidario come solo gli uomini che non devono chiedere mai sanno fare.

È cominciato ieri pomeriggio, che il lunedì li prendo prima dal doposcuola per andare a danza. Ma non ci volevano andare e siccome stanno per scadere i due mesi di iscrizione gli ho chiesto di chiarirmi.

"Se volete smettere mi va benissimo, però oggi vi aspettano e andate, e al maestro lo dite voi che non ci venite più" e mannaggia a me che nella fretta mi sono scordata di portargli un po'di merenda per tirarli su. Che delle volte basta quello.

Poi Ennio mi ha chiarito che lui voleva continuare e da subito, Orso che oggi era un po' stanco e ci avrebbe aspettato in macchina ma che da lunedì prossimo tornava anche lui. E 10 minuti dopo erano tutti e due in uniforme e Orso saltellava impaziente per le scale per cominciare.

Poi ovviamente tornano a casa stanchi, piangenti di sonno, incazzati, però mangiano tutto che le stelline e la salsiccia preferita dell'Hema erano già pronte, e il trucco del mettersi il pigiama e lavarsi i denti che poi guardiamo un film nel lettone mi si ritorce contro, perché ovviamente mi si arenano sul lettone e lì restano, che quando sono stanchi e straniti chissà perché si addormentano più tardi mentre tu vorresti che si spicciassero.

Nei fatti ciò significa che abbiamo cacciato papà dal lettone, con uno che ronfava sulla direttrice nord-sud e l'altro su quella est-ovest e io come dio vuole stravolta che dormivo in mezzo nel solco tra i due materasi, mannaggia a chi mi ha convinto che due sono più pratici di uno grande e da 10 anni dormo separata dal capo come dalle acque separate del mar Rosso, poi uno dice i percorsi biblici, e il poveruomo rientrato tardi ma cenato è andato a dormire nel letto dei figli.

Che se fossi stata meno addormentata lo avrei seguito volentieri (ma speravo segretamente che rientrando li avrebbe riportati lui al loro letto, invece mi ha fregata. Evidentemente il lunedì è un giorno duro per tutti).


Il che nei fatti significa pure che stamattina gli ho portato i vestiti giù e ci siamo vestiti insieme, il che mi sottopone all'occhio critico di Gnorpo Two.

"Mamma, mettiti una collana" mi fa. "E anche il braccialetto, così sembri proprio una principessa.

Che vale la pena di dormire nel mar Rosso per sentirsi dare della principessa. eh, le soddisfazioni che mi dà Gnorpo Two con il suo senso estetico. Stilista, mi diventa.

martedì 1 settembre 2009

Disse la mamma di Nijinsky

Ieri sono cominciate le lezioni di balletto di Orso e ci si è aggregato pure Ennio. Ora, io non so dove gli sia venuta quest'idea. Non so se e dove abbia veduto un balletto.

So solo che ieri nello spogliatoio si è messo a fare dei zompi che a casa non gli ho mai visto fare. Barisnikov.Boh.

Gli altri bambini, coetanei ma anche più piccoli, hanno già fatto lo scorso anno. Tutti bellini con i pantaloni e la scarpine nere e la maglietta bianca. I miei in calzoncini e magliette colorate, Orso in calzini alla caviglia.

A noi genitori hanno fatto guardare l'ultima mezz'ora in cui con il maestro facevano dei passi laterali su una musica rap, poi il gioco di ballare liberamente e bloccarsi quando si blocca la musica, che a un certo punto Orso "per vincere" stava fermo. O faceva un zompetto e poi si accucciava fermo a terra.

Ennio invece tra salti e ruote che si interrompeva la musica e lui era a mezz'aria, quindi gli toccava uscire, era meno calcolatore e più diva.

Al che la direttrice, che li guardava fare, minacciato Orso di farlo uscire se non ballava e si è rimesso in careggiata. Ho provato a spiegargli che l'importante non è vincere, ma ballare e divertirsi.

Comunque, continueranno per un paio di mesi e vediamo come va. spero che si divertano e spero che divertendosi imparino un po' di disciplina, secialmente Orso che tira a buttare ma visto che questa è una cosa che piace a lui spero di pieghi un po'(la maestra, non ho dubbi, sa come farsi sentire. Queste ballerine dolci, piccine ed esili di 70 anni, ragazzi, hanno la frusta incorporata).

e logisticamente questa classe di maschi e l'ideale: vicino casa, dopo il doposcuola così faccio un'uscita sola e uno snackbar (solo per i gelati) e il grill turco a fianco. Così le sere che il capo non torna a cena, li ficco lì e ci siamo pure spicciati con la cena.

Comunque l'idea di una classe di maschietti con il maestro giovane, che anche lui aveva iniziato da piccolo lì, mi sembra geniale. E mi ricorda sempre di più perché conviene vivere in città con i figli. In campagna, nei paesi, dove la trovavano mai la massa critica di 6 ragazzini per fargli la classetta apposta? che già un maschio che vuol fare balletto è tanto stigmatizzato, almeno a quest'età vorrei gli restasse solo il piacere di ballare.

mercoledì 19 agosto 2009

Poesia bucolica (come incastrarsi i mercoledi pomeriggio)

Amo gli orli di paesaggio sfilacciati,
dove comincia o finisce la città,
un campo appena arato fianco a fianco
alla dependance dell'università
ai pali del quartiere in divenire,
(un bosco sopravvive un po' più in là)
la tangenziale sopra alla ciclabile,
un pescatore sta dove poi sta
sull'orlo di un fosso ancora verde
che separa gli skater dai tennisti
e di fronte una baracca con su sopra
"la Benemerita" passa un plotone di ciclisti.

Tra queste strade e campi un'officina,
polisportiva e pista pattinaggio,
Premiata vetreria e se vi piace
l'area natura che a partir da maggio
ad ottobre inoltrato accoglie tutti,
vecchi, famiglie con bambini e cani,
i ciclisti, podisti e pescatori,
orde di ragazzini, tipi strani,
che invece di passare la domenica
a pescare, correre o pranzare,
mandano avanti un dopolavoro,
un club sportivo, o altre attività.

Oggi ho portato Ennio in una zona incognita tra Watergraafsmeer e Diemen, per il primo allenamento di calcio. Speravo fosse un calice che potesse venirmi allontanato, ma il destino ha deciso diversamente.

Ho conosciuto Kees che allena i Midi, il Cileno che allena gli F1, Paul che si occupa del baretto del club e potrebbe essere un mio nonno giovane e che nelle pause preparava una trentina di bicchieri di plastica pieni d'acqua per i prodi calciatorini in uniforme e rossi in faccia.

Ci abbiamo ritrovato un amico dell'asilo, i due fratelli metà marocchini della scuola, alcune bambine dalle mamme in vestiti a fiori, un padre in jeans, infradito Birkenstock e camicia bianca e io sotto il sole cocente a tentare di leggere il giornale mentre Orso riempiva di ghiande una bottiglia dell'acqua e giocava con una bambina sui tre anni, che poi gli ha rovesciato la bottiglia con le ghiande facendolo piangere e le è andata bene che era piccola.

Tutto un altro paesaggio, le zone dei campi sportivi. Peccato che il parcheggio più vicino sia a un chilometro abbondante e che Orso, alla mia domanda: ma ti piacerebbe fare calcio anche tu, ha risposto che solo se si può fare dopo balletto.

Fatto è che con il caldo che ha fatto oggi e cara grazia se dura fino a domani, a me onestamente avrebbe fatto più piacere andare in piscina.
Adesso mi toccherà iscrivere a musica da quelle parti, se si può.

mercoledì 29 luglio 2009

Talento in boccio


No, dico. Mi distraggo un attimo al telefono e lo Gnorpetticcolo di Vic, 20 mesi scarsi, prende la macchinetta fotografica, la accende (ci ho messo alcuni giorni io per capirlo) e scatta il capolavoro qui sopra.

Che per quanto mi riguarda riassume benissimo quelloa che è la mia aspirazione di vacanza estiva. Anche cromaticamente.

Complimenti, Spinacino. Se la faceva tuo zio subito tutti a dire che pensiero profondo sottende la ricerca formale che si fa simbolo solare. A te ti sarà uscita un po' a caso, ma quando uno cià occhio cià occhio.


Ritratto dell'artista da cucciolo (che è poi un titolo rubato a Dylan Thomas)

martedì 28 luglio 2009

sabato 4 luglio 2009

Lessico Enniesco

"Che aereo era, Ennio?"
"Un aereo supersTonico".

"E cosa fuma zio Italo?"
"Le ghisarette, ma gli fa male".

E poi siamo passati per Leeuwaarden, che lui chiama Leeuwe-naarden. La sega elettrica o kettinzaag che lui dice tekkingzaag.

Il capo si diverte a fargli domande per fargli dire le parole incriminate.

Io noto questo gusto per la metatesi, che chissà, magari vuol dire qualcosa.

martedì 17 marzo 2009

Comportamento anomalo

Oggi, giornatona di sole, quando vado a riprendere i mostri al doposcuola, mi dicono che Ennio è fuori sul campetto da basket, dove stanno rotolandosi e costruendo con i blocchi di gommapiuma rivestiti di plastica.

Mentre lo prelevo mi viene incontro una delle maestre, che si presenta:
"Buongiorno, volevo chiederle una cosa. Io sto facendo lo stage qui e per la mia tesina devo osservare un bambino dal comportamento anomalo".

La freschezza di una ragazza giovane, che proprio non si rende conto dell'effetto che fai a un genitore con un'espressione del genere è talmente disarmante che mi metto a ridere di cuore.
"Quale dei due?"
"Orso".

La vedo però che mi guarda: o pensa che con una madre così niente di strano che il bambino abbia un comportamento anomalo, o forse si è accorta della gaffe. Buona la seconda.

"Cioè, sa, Orso è un bambino tenerissimo e mi piace un sacco, per questo mi farebbe piacere lavorare con lui, non che faccia nulla di strano".
"Ma è fatto a modo suo, so benissimo cosa intende dire".

Non lo so, invece. Cioè, mi rendo perfettamente conto che i miei figli, e in particolare Orso, delle volte si fanno notare in questo senso. Ma se dovessi descrivere cosa ha di anomalo questo bambino, non saprei dirlo. Nel senso che non lo vedo come negativo.

Orso socializza facilmente e gioca volentieri con gli altri bambini. Ha anche delle preferenze specifiche, con i suoi amici del cuore gioca in modo molto felice e rilassato. Oggi per esempio ho dovuto trascinarlo via da Charlotte, con cui si stava rotolando intorno e sotto al biliardino facendo leva su una di quelle palle enormi con la maniglia su cui si salta sopra, solo che questa era mezza sgonfia e loro la usavano come un'automobilina a pedali.

Però è anche uno che fondamentalmente sta tanto bene con sé stesso e se gli gira sta lì delle ore per conto suo sdraiato in terra a giocare con qualcosa, una pallina, una scatoletta, una macchinina. Costruisce con i pezzi del lego delle macchine impossibili e fantasiose che manco Bruno Munari innestato su Leonardo da Vinci. Nella pagella dicono che tende ad isolarsi.

Orso è cocciuto, sa quello che vuole e fa concessioni solo dopo ragionamenti logici o se proprio lo costringi, ma ti tocca comunque spiegargliela. È ragionevole, ma accetta solo l'autorità che si è prima dimostrata degna di fiducia. E in questo senso i risultati acquisiti in passato non offrono nessuna garanzia per il futuro, come dicono qui per legge le avvertenze sugli investimenti in borsa.

Orso ha un'enorme fantasia, canta, disegna, è estremamente creativo e fa il furbetto. Ovviamente è un pastrocchio di prim'ordine, dategli un secchio d'acqua e una pozza di fango e lui è felice.

Per cui si, il ritratto di Orso, che me lo facessero all'asilo, in pagella o al doposcuola è sempre estremamente coerente.

Devo essere pure io tanto anomala se proprio non riesco a trovarli né difetti, né fattori preoccupanti, né campanelli d'allarme da tenere d'occhio. È il bambino più dolce ed affettuoso del mondo, è estremamente intelligente, felice, inventivo. E non lo vorrei di mezzo grammo diverso. Perché sono convinta che dandogli un pochino di tempo diventerà persino più conciliante, ed allora sarà proprio il bambino più bello del mondo a mamma sua.

Davvero, dei miei due figli, per Orso non mi sono mai preoccupata.

martedì 13 gennaio 2009

Accento da native speaker

Oggi, al consueto rientro dal doposcuola con l'auto condivisa Ennio scopre di non aver ancora letto il cartello del parcheggio. E comincia:

"A-U-T-O-D-A-T-E, mamma, ma che significa?"
"È inglese, date si legge deit".
"Oh, allora outouh".

L'inglese che fanno a scuola mi sconvolge sempre di più. Ma spero anche sia la benefica influenza di quel paio di ragazzini anglofoni che gli girano in classe. questo fra un po cominica a correggermi le aspirate.

venerdì 19 dicembre 2008

Icecube: telescopio a neutrini

Il titolo ovviamente è una volgarizzazione tutta mia. Avete notato che la scienza è da un sacco di tempo che non è più intuitiva? Voglio dire che il teorema di Pitagora, ovviamente non l'ha scoperto il primo arrivato, ma persino io riesco a capirlo.

La maggior parte della matematica e fisica che ho fatto allo scientifico (e ragazzi, quanto andavo male in quelle materia, sono la prova vivente che non esiste nessuno davvero negato per la matematica, solo gente che ci mette 50 volte il tempo di altri per venirne fuori, e se quel tempo non te lo prendi, non capisci of course) era anche intuitiva. Prima o poi arrivava un peresempio che ti chiariva le idee.

Ecco, la cosa che mi affascina di questo telescopio, è che per studiare fenomeni astrofisici più violenti, tipo esplosione di stelle, buchi neri, raggi gamma scopppiettanti attraverso i segnali dallo spazio, è che non lo mettono sulla montagna più alta, ma sottoterra. Anzi, sotto il ghiaccio.

In Antartide, a una profondità tra un chilometro e mezzo e due chilomerti e mezzo, c'è tutto blocco di sensori attaccati a una serie di stringhe che vanno verso il basso di sensori collegati tra loro che devono intercettare i neutrini. Ha un volume di un km3 e lo vedete nella foto. Ora, i neutrini sono le più antisociali delle particelle: non si vedono, non si sentono e passano indisturbati attraverso tutto. Anche il nostro corpo. Perché sono piccini e non hanno una carica elettrica.

Però se vanno a sbattere contro una particella di ghiaccio, producono una luce blu, che viene registrata da tutti i sensori che a intervalli regolari sono attaccati a queste stringhe immerse nel ghiaccio che compongono il telescopio. Ora, perché metterlo sottoterra? Perché i neutrini che vengono dall'altro sono innumerevoli e ci cadono addosso continuamente, ma tra queste rare esplosioni, alcune sono provocate da neutrini cosmici, che hanno una carica di energia altissima, che vengono da tanto lontano e che ci dicono cosa ha combinato l'universo in passato. In questo caso, i neutrini vengono dal basso, ovvero dal cielo sopra al polo Nord, e la terra gli fa da filtro.

Ecco, voi la considerate intuitiva una cosa del genere? Un telescopio sottoterra che ha bisogno della terra come filtro? Io no, per fortuna lo spiegano tanto bene qui.

Così ho anche imparato che il neutrino è stato battezzato da Enrico Fermi, come diminutivo di neutrone. che i fatti di linguistica invece li capisco molto meglio (anche se tutta la Government and Binding theory è peggio della fisica dei neutrini).
Comunque se vi andate a vedere il sito, c'è tutta una parte sui collaboratori che stanno cercando, anche tra studenti, laureati e dottorandi. più altra gente che sia in grado di passare un inverno in Antartide. che io non ci capirò molto, ma sono sicura che un mucchio di gente qua fuori non solo le capisce queste cose, ma si esalta all'idea di partecipare. In tal caso, non fate figli che è meglio, almeno finché passate gli inverni in Antartide.

lunedì 8 dicembre 2008

"I'm just falling from grace..."

Il titolo di questo post è una citazione da Dracula Moon, un pezzo di Joan Osborne, la cantante preferita dei miei figli.

Che l'altro giorno, già bagnati dal ritorno a scuola e asciugatici alla bell'è meglio a casa di Miriam, dove i miei le hanno spazzolato tutto il pane (la santa donna si è riportata 6 bambini, compresi i miei che aspettavo il tram ed ero in ritardo, e li ho raggiunti correndo a 200 mt. dalla scuola, mentre nevicava), siamo andati a prendere l'autobus.

Orso dava calci alla spalletta del ponte per constatare che era proprio forte.
"Però Sonic, se viene Sonic con un colpetto la fa a pezzi, vero Ennio?" che Sonic non so bene chi sia o cosa sia, ma è un grande eroe di Orso (e forse mi devo informare).
"Ma, no, Sonic non esiste davvero, in fondo non l'ha mai visto nessuno". Fratello maggiore informa.

Il che mi ricorda un discorso recente.
"Mamma, in fondo è come con dio".
Non faccio a tempo a rifugiarmi sotto la pensilina del bus, che qui nevica sul serio e fa freddo, anche se la vista sull'acqua è bellissima, che Ennio adotta il suo tono di voce 'eureka'.
"Mamma, ma allora perché non si fa vedere, così poi lo sappiamo tutti se dio esiste o no".

Figlio mio, non ti posso dire che è esattamente su questa domanda fondamentale che tua madre ha perduto definitivamente la fede alla tenera età di otto anni. E che purtroppo un ufficio oggetti smarriti preposto all'uopo non esiste.

Tu pensi figlio mio. Ed è un difetto che con la fede funziona assai poco. Ma ti voglio ancora più bene e sei ancora più mio solo per questo. anche se con la scusa della neve, dell'autobus, di Orso che stava studiandosi la spalletta del ponte, del freddo che ci faceva battere i denti, mi scuserai se ho fatto a meno di darti una risposta.

Che non mi sembra giusto appiopparti i miei dubbi, quando sei bravissimo a farti i tuoi da solo.

sabato 17 maggio 2008

Genio e giardinaggio


Sono un po' tritata oggi, dopo 3 giorni di cabina (con un collega caruccio da cui ho imparato un paio di cose, che fa sempre bene) e una seratina per la Dante Alighieri di Den Haag, in cui abbiamo recitato, letto, cantato, intrattenuto e io ho invitato il presidente a ballare un lento (e poi comunque hanno ballato anche loro tutti), che io adoro i presidenti ultrasettantenni che nel tempo libero si impegnano per la cultura italiana.

Però o sto invecchiando, o il pensiero della casa mi rimbecillisce, ma sono davvero deconcentrata e lenta. Ho un gran sonno. Oggi pomeriggio mi sono trascinata fuori dal pisolino ristoratore solo perché avevamo urgenza di fare la spesa per il weekend, ma davvero avrei solo voluto dormire un po' di più.

Però ho Ennio che mi dà soddisfazioni: stasera stavo tentando di rilassarmi con una rivista di giardinaggio che gli è piaciuta moltissimo, e ho scoperto che questo mio figlio a 6 anni sa leggere le piantine. Mi mostrava un punto del progettino e poi mi indicava le foto corrispondenti.

Il capo dice che non devo indottrinarlo.

Ma che ci posso fare se a tutti e due piacciono le fontane da giardino, le vasche con ninfee, carpe e la possibilità di farci un bagnetto, e le case sull'albero? E le pergole?

Domani ci andiamo io e lui a strappare le erbacce, piantare la lavanda che da una settimana mi profuma l' ingresso, e se domattina li trovo, a piantar piselli. Spero di coltivargli il pollice verde che manca a me. Che io i giardini li adoro, ma il giardinaggio un po' meno.

Credits foto: www.boomhut.nl, che progettano e realizzano favolose case sugli alberi (e anche gallinai e altre costruzioni)

lunedì 7 aprile 2008

Il bambino ricercatore

Il tema pedagogico del nido di Orso ed Ennio era: il bambino ricercatore. La cosa più bella me l'ha scritta la maestra Anouk nella cartella di addio con tutti i suoi disegni e i suoi rapporti, che ci hanno regalato bella impacchettata in carta regalo alla festa di compleanno e di addio del mese scorso.

"Orso, tu sei sempre stato per me la perfetta personificazione del bambino ricercatore. Ti vedo ancora, sdraiato sul pavimento mentre con una cordicella, un tappo e un pezzo di cartone stai a fare esperimenti."

La foto accompagnatoria mostra il piccolo ricercatore sdraiato in terra, che con un pendio di cartone appoggiato a una pentola scopre la trasformazione dell'energia potenziale in energia cinetica facendovi rotolare un tappino di plastica. Secondo me è un concetto che ha assimilato splendidamente, infatti quando scendiamo per il mini-pendio verso il ponte urlano entrambi che devo frenare ed è pericoloso.

Peccato che la nuova maestra a scuola si sia lamentata che Orso non sa stare seduto sulla sedia, neanche nel corso dei 10 minuti di conversazione in circolo del mattino.

"Sta sempre sdraiato per terra", dice, "e non ascolta".

Si, lo ha letto, sul rapporto dell'asilo che gli piace pensare sdraiato. Si, se lo ricorda che le ho spiegato che è un bambino cinestetico e che quindi spesso proprio non sente se gli si parla, bisogna toccarlo o farsi guardare negli occhi. E nel rapporto avevo fatto mettere apposta che se non guarda negli occhi, non è un comportamento innato ma appreso, perché noi in Italia meridionale a volte ci sembra sfacciato o poco educato guardarci fissi. Molte cose le diciamo distogliendo lo sguardo. E Orso anche questo lo ha appreso benissimo.

"Stai attenta" mi avverte l'amica G., "Quanto prima ti raccomanderanno di portarlo al centro per l'autismo". Come i suoi, che davvero hanno un quoziente di intelligenza spaventoso.

Stiamo parlando di un cucciolo che ha compiuto 4 anni due settimane fa.

L'asilo sarà anche pronto per i piccoli ricercatori. È alle elementari che la strada verso il Nobel diventa faticosa.

lunedì 10 marzo 2008

Imput positivo

Domenica mattina, alle 7 decido di concedermi un tenero momento madre-figli sul divano con le belve, che chissà perché solo nel weekend si svegliano prestissimo, ma per fortuna se ne vanno a giocare sopra con il Lego, mentre io e il capo ronfiamo, o rinnoviamo i voti matrimoniali.

Ma sabato sera ero andata a letto presto (dopo un pisolo cieco, stile sacco di patate esausto, dalle 17:30 alle 19:00, sennò non sarei riuscita a trovare le energie per imrpovvisare una cena.)

Questo perché sabato sono stata a presentare cortometraggi a una fiera italiana, vestita da strafiga con tacchi altissimi. Da allora ho gli avampiedi addormentati. Dalla stanchezza mi sono addormentata di botto alle 20:00.

Il che mi ha permesso, domenica mattina, prima di ripetere i CortibenCotti, questo il titolo del mini-festival, con tacchi normali, di scoprire Ennio, seduto sul tavolino davanti al divano, con il libretto delle istruzioni davanti, a montare un complicatissimo aereo Lego.

- Ennio, ma sai leggere le istruzioni del Lego? Ma sei bravissimo (mio figlio è davvero un genio, non ho più dubbi).
- Vogliamo fare un piccolo applauso per Ennio?, propone Orso.

Ecco, queste secondo me sono le cose che imparano all'asilo. La madre diva non c'entra niente.

Applaudiamo e poi metto su l'orzo per tutti.