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venerdì 5 agosto 2011

Interculturalità in colonia

Il primo giorno mi tornano stanchi ma felici con una canzoncina nuova sui Teletubbies, cantata sul motivo di una canzone di Sinterklaas. Dinki sta in prigione perchè ha fatto fuori Lala con la mitraglietta (a parte che i Teletubbies li farei fuori pure io, ma con le bombe a mano, se potessi).

"Vede la luna attraverso le sbarre? Accidenti, allora la cultura di questo quartiere funziona così, benone" fa il capo a cena, imperturbabile.

Il secondo giorno esce dal bus e non può tenersi:
"Mamma, mamma, ho una canzone che lo so che non ti piace ma ascoltala" ed era una canzoncina antisemita che gli stronco subito. Ma insomma, proprio tu che per un mese non hai fatto altro che guardarti la serie sui tredicenni durante la guerra e ti indignavi tanto su Hitler e gli ebrei. Vabbò, starà sedimentando le informazioni. Ho bello che capito che se continuo a cercare di integrarci nel quartiere questo mi diventa un tifoso hooligan del Feyenoord che prendono a mazzate quelli dell' Ajax, che tradizionalmente vengono chiamati ebrei. Tanto con la nonna di e gli zii a Rotterdam, ci potrebbero finire anche loro lì.

Mercoledi a colazione figlio 1 mi comunica che dio è un dio della vendetta. Cazzo, lo sapevo che a mandare i figli con le associazioni protestanti ci si ritrova ad averli indottrinati.
"Amore, tu rispondigli: grazie a dio noi siamo atei. Perchè dio è vendicativo solo con chi ci crede, e noi non ci crediamo".
E poi se ci credessimo saremmo catolici e crediamo nel dio d' amore, ma figlio 2 sta isterico dalla stanchezza e la scottatura sulla schiena e resta a casa per riprendersi e non mi sembra il momento per le sottigliezze teologiche, soprattutto visto che siamo atei.

Figlio 1 torna di nuovo stanco, isterico e felice. Mangia la pizza surgelata e poi li abbandono a loro stessi per la mezz' ora tra il momento in cui esco per dare una lezione di vino e il momento in cui rientra il capo. Mangia metà pizza perchè da quando stanno in colonia sono troppo stanchi per mangiare.

Giovedì non li prendo davanti alla fermata (di fronte casa) perchè sto consegnando una traduzione mentre santo Lukasz mi sta finendo di sistemare il vialetto nuovo del giardino che abbiamo pavimentato oggi, e stamane mi becco un mega liscebusso. Io credevo che sapessero attraversare da soli sulle strisce, ma l' accompagnatrice ha santa ragione che non li può scaricare così anche se abitiamo di fronte ("Stronza, faceva Giulia, pure la fermata di fronte casa hai". Tutta invidia perchè lei deve fare 50 metri dalla sua, e stronza pure lei che è partita stamane ale 4 per l' Italia alla faccia mia che devo ancora aspettare.

A sera inoltrata figlio 1 che non riesce a dormire e ilf ratello l' ha cacciato da camera sua causa altra canzoncina rompiscatole, non lo sopportava più, mi racconta, mentre mi sdraio accanto a lui per addormentarlo, che esiste al campo una carta delle infrazioni e che se ne hai 20 non ti prendono più.
"Tu quante ne hai?"
"Io nessuna perchè ho cominciato adesso, ma il mio amico Tom che ci va da tre anni ne ha già 11. Sai che possiamo portare un film la mattina da guardare in bus, beh, lui una volta ne ha portato uno ed era un film porno, l' ha preso da casa. dice che non lo sapeva ed era stato per sbaglio".

Ringrazio mentalmente il cielo che tra i nostri infiniti difetti come gestione della casa, una cosa è certa, i nostri figli non riusciranno mai a portarsi dietro per sbaglio o intenzionalmente un film porno.

Venerdì mattina, altro liscebusso perchè siamo pronti da 20 minuti ma ci siamo scordati di uscire e il pullman ci aspetta (non devo mettermi su facebook mentre aspetto che arrivi il bus). Mi metto d' accordo con le due altre madri precise che vengono in macchina alle 16.30 di bussarmi appena arrivano così ci prendiamo il caffè in giardino e vediamo arrivare il bus. Mando una mail implorante all' organizzazione per chiedere se li possiamo mandare pure la settimana prossima.

Dura la via dell' integrazione nel quartiere popolare, ma ce la stiamo mettendo tutta.

giovedì 1 ottobre 2009

Requiem

Quando è troppo è troppo. Se ne è andata via piano, senza intervenire, e poco dopo che il capo era passata a vederla, ma già lei non riconosceva più nessuno.

Ciao Truus.

Nota informativa:
In Olanda i funerali si fanno in genere dopo 5 giorni in modo da poter mettere l'annuncio sui giornali e mandare una lettera di partecipazione a parenti e amici. Prima della privatizzazione la posta imbucata entro le 18 veniva consegnata il giorno dopo.

Adesso a volte non funziona, per questo ti consigliano, la posta da lutto, come la chiamano loro, di consegnarla direttamente a un ufficio o agenzia postale che la mettono da parte e la fanno partire subito. I manifesti in strada invece non si usano.

L'altra nonna del capo è stata cremata, una cosa che qui, anche per questioni di spazio, si usa molto e infatti ho visto passare dei funerali con una semplice bara di legno a cui tutti avevano appiccicato una cartolina, un disegno, una lettera d'addio, dei fiori. Bellissime, altro che quei catafalchi, è il caso di dirlo, imbottiti di zinco e accumulabili in omnia saecula saeculorm a fare volume.

Alcune foto potete vederle, ma non riprodurle, qui, a me piace molto anche quella in vimini. Sono trtte dal sito di De Ode, in Levantkade, un negozio che mi piace moltissimo e che le prime volte che ci passavo davanti non capivo bene cosa fosse, avevano degli oggetti esposti in uno spazio vuoto bellissimi, design, ma non ne capivo l'uso, finché non ho visto, guardando meglio, che era una lapide in vetro con un albero, delle bare completamente diverse da quelle a cui sono abituata io.

Hanno persino una sezione a parte per i bambini, lo dico tremando, ma non ci scordiamo che è una cosa che esiste. Guardate che bello l'uovo di legno (Ok, ammesso che si possa dire una cosa del genere, sto facendomi mentalmente gli scongiuri).

In Olanda queste attività le definiscono non tanto onoranze funebri come da noi, quanto Guida al funerale, dove per la parola per "guida" ha anche un sottotono di counseling. Mi sa che solo questo ti dà un'idea della differenza (a parte che poi qui cercano tutti di venderti - e in molto comprano, per non dover essere di peso a nessuno - l'assicurazione per coprire le spese del funerale, rimpatrio salma ecc.

Solo che poi i nonni del capo con questa preferenza espressa per la cremazione non hanno avuto una tomba presso cui andare a trovarli, cosa che il capo ha sempre patito molto, specie dopo aver visto come mia madre si consoli coccolando la tomba di mio padre (e compra le piante, ci pianta i bulbi, la zappetta, compra dei fiori bellissimi artificiali quando non ci va per periodi lunghi perché viene da me, cose del genere. Cavolo, lei e le sorelle fanno le riunioni di famiglia alla tomba di mia nonna, ci si fanno le foto e ce le mandano, a me questa cosa di farsi le foto accanto alla tomba la prima volta mi ha stranita non poco, ma ho capito che per lei è come se andasse a trovarli da vivi. Manca solo che porti i pasticcini).

E quindi forse questa nonna qui le facciamo lasciare un memento tangibile, che i riti funebri sono sempre una cosa da non sottovalutare per l'effetto consolatorio che hanno sui vivi. Sono curiosa di sapere cosa faranno.

Un'altra cosa carina l'ho imparata a un corso per imprenditori cui partecipava una signora che fa decorazioni con piante e fiori, preferibilmente le sculture vive di piante per uffici (come paretina di separazione tra scrivanie e cose simili). E si era inventata una specie di cippo funebre di piante varie, da mettere per il funerale e lasciarlo finché non è pronta la lapide definitiva, che a volte può durare parecchio farla fare, ma almeno per il funerale, chi viene seppellito, che qui non usano i loculi, ha una cippo ed è pure già verde e fiorito.

Comunque io ricordo ancora con affetto la mattina della morte di mio padre, dopo averlo vestito in ospedale siamo andati con mia madre e mio fratello a fare shopping e per strada, sulla discesa di Giulianova Paese, ci è venuta la ridarella nervosa con mio fratello che raccontava una serie di barzellette cretine a sfondo funebre.

Ma non so se posso proporle a mia suocera stamattina, meglio che stia zitta.

sabato 16 maggio 2009

Baci fugaci

Uno dice, salutarsi con un bacetto sulla guancia, che sarà mai? A parte che al mio matrimonio non ci ho azzeccato con nessuno: gli italiani si baciano due volte da sinistra a destra, gli olandesi tre ma da destra a sinistra (o sono le direzioni contrarie?), i polacchi e i francesi 4 volte, gli inglesi non bacerebbero ma ai matrimoni in Italia gli tocca. Io mi sono confusa SEMPRE, che devo dire?

Poi c'è un'altra differenza: gli olandesi non si baciano fissi per salutarsi, ma solo se davvero non ti vedono da un sacco di tempo, e lì abbondano. Un'amica che vedi tutti i giorni o quasi, le urli un saluto a distanza, e poi ti avvicini, non la baci. In Italia magari le darei un bacetto solo, ma lo farei.

Poi frequentando gli italiani gli olandesi ci prendono gusto e ti baciano sempre e comunque e ogni volta da tre lati, e ogni volta io istintivamente inizio dal lato sbagliato e ci scontriamo nasi e occhiali. Che fatica, dio mio.

Io certe volte, specie se son gruppi che devo salutare, mi alzo, agito la mano, dico: consideratevi baciati, e me ne vado.

E pensare che di mio sarei tanto baciosa e coccolosa, ma la vita e le pippe mentali mi inibiscono. Per esempio in Olanda, per anni sono stata eccessivamente formale, che non sapevo mai se e quando ci si può considerare in kissing terms con qualcuno.

La mia amica Anna mi ha tolto il dubbio: lei saluta baciando tutti, amici, parenti, semplici conoscenti, corsisti, dicendo: chissenefrega, tanto sono italiana. Lo faccio anch'io adesso.

Così oggi mi sono baciata con tre persone che non conoscevo: con la mamma russa dell'amichetto di Orso, che era stato invitato al compleanno. Entro, lo consegno, mi scuso che non posso restare che sono parcheggiata di traverso e mi aspettano altrove e già che ci siamo ci baciamo tre volte, con il chissenefrega mio e il: bacio russo-italiano che dice lei. Mi piace proprio questa donna, anche se la vedo per la seconda volta in vita mia.

Poi sono andata alla giornata a porte aperte di Wine Masters, due ragazze che organizzano eventi, assaggi e cose varie su cibo e vino. Cercavano sommelier donna, gli avevo mandato un curriculum, per due volte sfighe varie ci hanno impedito di conoscerci e mi sono detta: oggi o mai più.

Ci siamo dette tre parole, assaggiato vini, poi siccome entravano persone varie le ho lasciate e con Corria ci siamo spontaneamente baciate tre volte. Cosa che per gli olandesi è strana, per me un attimo pure che sul lavoro sono sempre tanto formale, ma secondo me ci siamo piaciute.

Alla fine sono scappata via perché dopo mesi di bloggaggio reciproco, con Giulio siamo riusciti a combinare per un caffé e anche lì, che ho deciso che i blogger li bacio al volo quando per una volta mi capitano tra le grinfie dal vivo.

E ultimamente ho deciso di perdere tutti i freni inibitori, e un amico di passaggio, che incontro sempre alle varie feste, concerti ecc., che è una gran bella persona e soprattutto mi fa tanto senso di coccole, ultimamente se lo vedo lo inseguo per sbaciucchiarmelo sulle guancette. Finché non si fidanza, io ne approfitto.

martedì 5 maggio 2009

Lezioni di faentino

A frequentare quelli della Bassa, si imparano tante cose. Tipo:

l'è na ciustecch'= è una schifezza. Come in: aggiungere il pangrattato all'impasto dei passatelli l'è na ciustecch'

n't ol grantorch = contriti e in punizione. Come quando ti mettono in ginocchio sul granturco, appunto, a scontare quello che hai da scontare.

A la faza ed quei chi’s vo mel = alla faccia di chi ci vuol male.

Incazzosi, quelli della Bassa. Sarà colpa delle zanzare.

sabato 28 febbraio 2009

Bilinguismo 2: i risultati della scuola in Italia

Durante il nostro soggiorno in Italia i bambini sono andati per 5 mattine alla scuola elementare Maria Schiozzi, una scuola piccola e carina, con un giardino e un grosso parcheggio davanti (disse la madre multata per sosta illegale mentre ritirava i figli dal doposcuola senza parcheggi vicino).

Per motivi logistici e per semplificare le cose a tutti, con le maestre è stato deciso di metterli tutti e due in seconda, insieme al loro amico Leo, la cui nonna, amica di famiglia, ci ha ospitati tutti quanti.

"Ma davvero dormite insieme?" chiedevano gli amichetti increduli e un po' gelosi.
"Si", risponevano i reprobi, che effettivamente tutte le sere riuscivamo a ficcare nel lettone e dopo 10 minuti di chiacchiere e urla, schiantavano all'improvviso.

Sono stata commossa e piacevolmente soprresa dalla disponibilità ed apertura delle tre maestre: Daniela, Ambra e Gentilina, e da come si sono adoperate per mettere i bambini a proprio agio e farli lavorare al proprio livello, se la classe era più avanti. tutti hanno visto questo esperimento anche come un'occasione di apprendimento per entrambe le parti e si ralegravano che i loro bambini potessro imparare dai miei come si vive in Olanda.

Pare Ennio abbia avuto un gran successo come traduttore di parole tipicamente olandesi, tipo "taxi".

Risultato?
"Mamma, mamma, Orso sta giocando in italiano, mi ha chiesto: adesso giochiamo?", mi urla un Ennio eccitatissimo giusto il pomeriggio in cui io, abbattuta dalla tachipirina e dall'overdose di VivinC stavo cercando di dormire.

Io tendo l'orecchio e sento in effetti Orso, come suo solito, commentare a presa diretta il proprio gioco: solo che stavolta lo fa in italiano.

Stasera, mentre al buio parlo al telefono dal mio letto e scaccio i figli che vengono ad interrompermi per chiarire chi ha cominciato esattamente a picchiare l'altro (che non me ne può importare niente, se la vedano da soli se proprio insistono a picchiarsi, io ho il mal di testa da ieri), urlo a Ennio:

"E per favore chiudimi la luce" che la testa mi si spacca.
"Si dice la spengo", ribatte lui.

Ecco, ma a me chi me l'ha fatto fare ammalarmi a Roseto per mandarli a scuola, se poi cominciano subito a riprendermi e farmi la lezione? 'Sti batavi, con il ditino sollevato.

PS: la faccenda del ditino ammonitore volta ad insegnare e moderare pare sia un vizio nazionale degli olandesi, che se lo dicono da soli, evidente residuo del passato coloniale in cui partivano per civilizzare i popoli selvaggi. Ecco, non so dei selvaggi, ma il ditino, tutto vero. Lo fanno ancora, per il tuo bene.

venerdì 6 febbraio 2009

100

Ieri siamo arrivati a scuola e stavano tutti i cortile, strapieni di palloncini colorati con su il numero "100" in tutte le salse. Dalla finestra della palestrina si affacciava un amplificatore che spargeva musica, le maestre erano cariche di bigliettini che dovevamo legare a un palloncino, scriverci il nome del bimbo in questione e liberare il tutto nell'aria.

Sul bigliettino c'èra l'indirizzo della scuola, con preghiera, chi lo avesse ritrovato, di spedirlo per vedere dove era arrivano il paloncino più intraprendente. Il bambino il cui palloncino sarebbe arrivato più lontano avrebbe ricevuto un premio.

Ora, io sarò una grande rompicoglioni, ma queste imprese, di cui peraltro apprezzo tanto il simbolismo, affida un tuo deisderio, un saluto, un mesaggio al palloncino, mi sembrano un modo per imbrattare, che i palloncini non sono biodegradabili, si spargono ovunque, cadono in acqua e soffocano i pesci e sporcano ovunque vadano a finire, ma non essendo di quelle madri che per amor di chiarezza spiegano subito a tutta la scuola che Sinterklaas non esiste perché non tollero le menzogne e il silenzio è una mezza menzogna, mi sono stata tanto zitta ed ho aiutato Orso a legare il bigliettino.

Il troppo peso ha schiantato il palloncino a terra. Ne è avanzato un altro, ce lo abbiamo legato insieme, ma anche così, sempre più a terra, gravità-palloncino 2 a 0. Nel frattempo Orso ha dichiarato che lui non l'avrebbe mollato, il palloncino, era suo e se lo teneva.

Ho proposto di portarglielo a casa prevedendo drammi all'uscita da scuola. Ha rifiutato cocciutamente. Dev'essere poi andata bene, che è poi sopravvissuto a scuola e doposcuola ed adesso giace nella cassetta dei rommici sparsi all'ingresso.

Io in tutto ciò ho dimenticato di avere la macchina a nolo e l'ho riconsegnata con un minuto di ritardo (che l'orologio in macchina e quello del computer spostano di due minutin e fa fede il computer, due minuti prima). Multa, mi sa.

Il tutto, l'ho capito poi, per festeggiare il 100simo alunno della scuola. Che quando era arivata due anni fa l'attuale direttrice, erano 19. I miei figli crescono e la nostra scuola pure.

mercoledì 4 febbraio 2009

Pubblicazioni e diritto di famiglia

Ieri ero al consolato per fare da interprete a una coppia usa-sudamericanadiorigineitaliana che vivono in Olanda e hanno deciso di sposarsi in Italia. Erano lì con 4 testimoni che dovevano dichiarare sotto giuramento che non fossero né sposati, né che sussistessero altri impedimenti al matrimonio (parentela, affinità, adozione ecc.).

E bisognava fare le pubblicazioni, una cosa che in Olanda, per esempio, non esiste più da anni.

Loro erano carinissimi, felici e c'è questo modo molto tenero (della signora dell'anagrafe) che abbiamo noi donne italiane di dire "la sposa" e ti si apre tutto un mondo dietro. Non è un titolo, è di più, è un inno alla maternità, alla fertilità, alla vita che continua, pensateci bene sennò non si spiega. Forse perché di spose ce ne sono sempre meno, e con loro tutto l'indotto dell'industria dei matrimoni.

Poi per carità, la gente divorzia, se mena per i soldi, la casa, i figli, ma a me i preparativi per i matrimoni mi fanno sempre tenerezza, vedi questi aspiranti sposi completamente staccati dal mondo, sono più belli, magari persino più buoni (continuo a generalizzare, ma quelli di ieri erano così).

Ci siamo chiesti la necessità dei 4 testimoni. Sembra sia questa la prassi per i cittadini USA, che, sospetto, magari non hanno un certificato di stato libero e allora bisogna ovviare. E mi viene da pensare che io della maggior parte dei miei amici, volendo, come faccio a saperlo davvero se non hanno mogli, mariti, figli e un'altra vita da un'altra parte? Voglio dire, io so quello che mi dicono loro e basta farlo con coerenza e va bene. Ma giurarlo assumendomene le conseguenze di legge se sbaglio?

Che uno non ci pensa finché non capita, ma le leggi nei vari paesi non coincidono granché e delle volte ti tocca arrampicarti sugli specchi per ovviare a requisiti di legge X a cui il citadino Y, in base alla propia legge, non può ovviare.

Ieri spiegavo appunto ai presenti che per la legge italiana quello che non puoi documentare non esiste ed è per questo che abbiamo bisogno di tanti timbri, certificati ecc. Mentre la legge olandese si basa sul principio della ragionevolezza, cioè ammette, se ci sono motivi fondati per assumerlo, che anche quello che nella legge non ci sta se si può ragionevolmente dimostrarlo, o pensarlo o farlo, allora va bene.

Che sembra una cosa bellissima, ma poi si incartano anche loro.

Per esempio la legge olandese riconosce come padre di un bambino il marito o convivente legale della madre all'epoca del concepimento. Quindi una mia amica americana, risposatasi qui non appena pronunciato il divorzio con l'ex-marito americano, si è trovata in un inguacchio, che la volevano cacciare dai Paesi Bassi insieme al bambino.

Questo perché hanno tardato a trascrivere il divorzio di qualche mese, e a un certo punto l'anagrafe di Amsterdam si è presa la briga di fare un controllo e ha deciso che essendo il divorzio stato trascritto dopo la presunta data di concepimento del bambino, il padre legale era (per la legge, ma non nei fatti) l'ex-marito.

Gli hanno semplicemente mandato a casa un atto di nascita con la paternità corretta e la lettera di deportazione. Poi si è risolto, lei ha dovuto chiamare l'ex e fargli firmare una dichiarazione in cui negava la paternità, hanno speso un'iradiddio in avvocati intanto che l'errore di trascrizione veniva ammesso e certificato. E manco una parola di scuse da parte dell'anagrafe, che per carità, formalmente era nel giusto, ma a me non mi venite a toccare matrimoni e bambini che mi incazzo.

giovedì 15 gennaio 2009

Tasto stampa in tastiera

Io ho la tastiera in inglese, il tasto Stampa non lo trovooo! Sniff.

Grazie a VeraMatta e Luisa per l'assistenza, ma technology fails me once again. Adesso me la studio e cerco di tradurla, sennò ho sempre il capo, quando lo vedo, a cui chiedere.

domenica 11 gennaio 2009

Testo e contesto in pubblicità

Oggi ho visto una bellissima pubblicità della UNOX per quanto riguarda il discorso testo e contesto. E siccome bisogna presupporne di cose, per capirla, ho deciso di parlarne e spiegarla al popolo non batavo.

La pubblicità è semplicissima. Si vede un canale ghiacciato, con le cannuccie rinsecchite sulle rive e i campi freddi dietro. Sotto, un incoraggiamento: forza Bonke, ancora un paio di centimetri! Sotto il logo Unox.

Cosa stiamo pubblicizzando? una minestra e il salsicciotto che ci va sopra. salsicciottone sugoso quanto pochi altri mai, avvolto nella sua bella pellicina di collagene, che ormai la pelle delle salsicce fatta di intestini non esiste più, inutile illudersi.

Come lo so? Perché la Unox, che è un marchio dell'Unilever, produce fondamentalmente tre cose: minestre in busta, il salsicciottone affumicato, e il paté di fegato spalmabile in lattina.

Come gli si crea una pubblicità del genere? perché ora? chi è Bonke?

Cominciando dall'ultima domanda, Bonke, lo spiega una didascalia minuscola sotto la foto, è il Bonkevaart, un naviglio della Frisia. Specifica, la didascalia, che è il finish dell'Elfstedentocht, il Giro delle 11 città di pattinaggio, mito del'inverno olandese con i pattini d'argento e il pattinatore libero e felice, che senza i confini della pista, parte, con le guance rosse e lo sguardo rivolto all'infinito (e si schianta contro il primo ponticello, se non sta attento).

Come lo stiamo pubblicizzando? facendo appello alla migliore immagine che giustifica l'inverno ghiacciato, gli incidenti per le strade e la Russia che taglia il gas all'Ukraina mettendo a secco mezza Europa, alla quale sono gli altri paesi adesso che devono fornire gas.

Che qui siamo in fibrillazione, per la prima volta da 12 anni forse abbiamo un inverno freddo abbastanza da rifarlo, forse, questo benedetto giro, e tutti i giri fringe collaterali per consolare tutti quelli (e sono 16 milioni di persone meno i 16.000 fortunati partecipanti) che non partecipano ma lo guardano da casa, o stanno sulle rive alle varie tappe ad incoraggiare i partecipanti, bloccare il traffico di tre province a nord e ingozzarsi di Jenever e zuppa di piselli per scaldarsi.

Che come spiegavo nel post apposito, il giro si fa solo se la maggior parte del percorso è coperta da uno strato di ghiaccio spessa almeno 15 cm. e ci siamo quasi, ne mancano giusto quel paio, che la Unox sta incoraggiando Bonke a farsi al più presto.

E qui arriviamo al clou: nell'immaginario romantico sull'Elfstedentocht la zuppa di piselli con il salsicciottone della Unox è come capodanno e lo zampone, ferragosto e il cocomero, la fiera della befana all'Aquila e il torrone nurzia.

E la Unox, la conosciamo? No, perché per quanto l'Unilever sia spaventosamente internazionale e presente su tutti i mercati, le specialità della Unox sono tipicamente olandesi; lo stampot, che è un puré di patate sfrantecato con il cavolo riccio verde crudo che si cuoce con il calore dele patate, condito unicamente dal salsicciottone sugoso, e la zuppa di piselli sempre con il salsicciottone facoltativo, e quel paio di altre zuppine tipo la zuppa italiana al pomodoro e quelle altre tre cose che piacciono giusto agli olandesi, che ci ritrovano tutto il gusto romantico degli inverni ghiacciati con i canali chiusi e i bambini che appoggiati alla sedia facevano i primi passi sul ghiaccio.

Un inverno che con il riscaldamento globale non esiste più. E che nessuno vorrebbe esistessse più. Anche perché il jenever ha perso tanto di quel terreno a favore dei breezer, e diciamocelo pure, quando fuori fa così freddo da ghiacciare, il Breezer al pattinatore stanco gli fa un baffo. E allora gli resta giusto la zuppa di piselli bollente, con le fettine di pane di segala.

PS: che la Unox giochi tanto sul sentimento primordiale di batavità lo prova la loro presenza assiduissima al tuffo in mare di Capodanno, che se ve lo volete vedere, sta qui, sul loro sito.

Per dire, se non siete olandesi, non vi piace il salsiccione e la zuppa di piselli, il pattinaggio, la Frisia, questa pubblicità non fa per voi. Ma alla Unox a questo punto gli fate un baffo.

domenica 21 dicembre 2008

Mance festive e olandesità

Chi ti passa regolarmente davanti la porta, postino o consegnatore di giornali vari, a fine anno si aspetta la mancia. E quindi da adesso cominiciano a bussarci, porgendo gli auguri di Natale. Anche se abbiamo appena traslocato, non riceviamo niente perché abbiamo alla porta l'adesivo che chiede di non lasciarci pubblicità e riviste non richieste, abbiamo già dato un paio di mance per toglierci il pensiero. E ieri il capo ha detto "No grazie". Che troppo è troppo.

Perché da un tot di anni succede che c'è gente che non ha niente a che fare con le consegne vere, ma si presenta a scrocco. Poi passa il fattorino vero e resta a bocca asciutta. Le varie riviste e aziende di distribuzione hanno iniziato a fare delle cartoline che ti fanno consegnare dall'addetto, così gli auguri li hai cartacei. Ma anche questo non basta contro le truffe.

Una volta la consegna dei giornali (si, in Olanda se hai l'abbonamento il giornale ti viene recapitato quotidianamente a casa, e se sbagliano chiami entro una cert'ora e ti mandano la consegna speciale) era compito degli studenti di scuola superiore. Li chiamavano persino "i giovani eroi". Adesso diverse testate hanno problemi strutturali a coprire certi quartieri.

Adolescenti bicimuniti uscivano di casa quel paio d'ore prima di andare a scuola, si facevano il proprio quartiere o la zona assegnatagli, rientravano, facevano colazione e proseguivano la giornata. Guadagnavano due lire (che di più non ce n'erano nel settore), imparavano un minimo di etica lavorativa e facevano curriculum. E si ritrovavano due belissime borse da bici belle capienti gratis, che portavano con orgoglio anche anni dopo, quando ormai facevano altro.

Poi questo lavoro, unito a quello della consegna di depliant pubblicitari, è finito in mano alle vittime della crisi o nuovi emigranti. Lo studente, che per età è la categoria meno pagata del paese (gli stipendi per legge vanno con l'età, i ragazzini prendono ad esempio tra i due e i tre euro l'ora, anche le giovani cassiere al supermercto) nel frattempo poteva starsene all'asciutto a riempire gli scaffali del supermercato o fare altri lavoretti, sport eccetera. I genitori preferiscono dare loro dei soldi ai figli, piuttosto che saperli in giro la mattina presto al buio.

Che va sempre bene dove il part-time è diffuso: per i lavori meno qualificati ognuno ha almeno il vantaggio di scegliersi gli orari comodi, le madri quelli scolastici e gli studenti quelli extrascolastici. E i giornali non li vuole più fare nessuno.

Comunque, a livello di giovani portagiornali e mance, la storia più carina ed esemplare l'abbiamo avuta qualche anno fa, prima di disdire il quotidiano. Ci è arrivata consegnata a mano la lettera della madre della nostra giovane distributrice, che date le frodi ci invitava, in caso avessimo voluto dimostrare tangibilmente la nostra soddisfazione per la puntualità delle consegne con la mancia di fine anno, a fare un bonifico al numero di conto indicato.

Ci segnalava anche il cognome e codice della figlia, insieme al numero preposto del quotidiano se avessimo voluto controllare che era davvero lei l'incaricata del nostro indirizzo. Che anche lei come madre era più tranquilla se la figlia poteva fare a meno di andare a suonare casa per casa, che infilare un giornale nella buca delle lettere è una cosa, ma bussare e parlare con degli socnosciuti è un'altra.

Ecco, una lettera del genere la trovo esemplare per tante delle virtù tipiche olandesi, che uno ha gioco facile a notare gli aspetti negativi ma elenchiamo una volta anche quelli positivi:

- il presentarsi e qualificarsi sempre e comunque quando hai un'interazione con gli altri. Se rispondi al telefono cominci con il qualificarti, anche se la telefonata la ricevi. Alle feste di compleanno ogni nuovo arrivato fa il giro di tutti i presenti stringendogli la mano uno ad uno e dicendo il suo nome, così poi l'hai sentito quindici volte nel giro di un minuto e c'è il caso che te lo ricordi
- il desiderio di trasparenza
- il rispetto per il senso di distanza: voglio qualcosa da te ma te lo comunico per iscritto così non ti disturbo troppo
- la pragmaticità e il semplificare le cose. Magari quando ti bussano, tu la mancia la vorresti proprio dare, ma proprio in quel momento non hai spiccioli in tasca, ti imbarazzi ecc. Meglio un bonifico quando ti fa comodo e stai magari già pagando le bollette di casa
- le spese bancarie che per i conti privati per anni non esistevano. Le banca guadagnavano sulla valuta e per abituare i correntisti a non poter fare a meno di loro, non ti addebitano spese di bonifico. poi uno si chiede perché ero contenta quando ABN Amro voleva rilevare l'antonveneta. Le banche nostre hano tutto da imparare
- il chiedere chiaramente quello che vuoi senza remore
- la facilità a parlare di soldi
- il desiderio di combattere le frodi in modo costruttivo
e, più importante di tutti:
-rendere i figli autonomi e responsabili.

Uno lavora, ci sono delle consuetudini accertate, se vuoi seguirle semplifichiamoci tutti la vita e se no, eviti a una bimba un rifiuto o un eventuale utente maleducato e la motivi nella strada che è bello, formativo e utile guadagnarsi i propri soldi. Tutti contenti, tutti a casa propria e il risultato è lo stesso.

Volendo, io l'avrei migliorata solo di un punto: avrei inventato e mandato un adesivo che l'utente può attaccarsi alla porta, che dice: "il mio distributore quest'anno gli auguri me li ha già fatti. Astenersi perditempo e non aventi diritto".

Quasi quasi brevetto l'idea e me la vendo ai quotidiani e alle società di distribuzione.




Crediti foto, presa da http://www.ed.nl/. Il distributore è Martijn van der Putten, la foto di Anja Ligtenberg

martedì 16 dicembre 2008

I ladri di bambini

Oggi leggo su almeno un paio dei miei blog fissi la notizia della belga che avrebbe venduto due gemelli (a una coppia olandese).

Io l'ho letta la settimana scorsa in uno dei giornalini gratuiti che prendo alla stazione quando vado a ritirare le belve. E stava nel posto che merita, un trafiletto oltre la decima pagina, poche righe, per dire che siccome il reato vendita bambini non è previsto (e ci credo, a chi sarebbe venuto in mente?) stanno cercando di incriminarla in un altro modo. E che aveva già spillato soldi ad altre coppie in cerca di una madre biologica disposta a farsi fecondare artificialmente. Un grembo in affitto, insomma.

Non sono neanche andata a vedere in che pagina l'hanno messa questa notizia e quanto spazio le abbiano dato, l'averla trovata per caso un tot di volte già me lo fa immaginare.

No, dico. Stiamo parlando di quotidiani nazionali. Non del settimanale da parrucchiere.

Non è che io non abbia delle opinioni personali su un caso del genere, e anche molto forti. Mi meraviglio, ad esempio, perché sia più facile condannare chi li vende, dei bambini, piuttosto che chi li compra, che anche lì ci sarebbe parecchio da dire. E trovo giusto che un blog serva anche a parlare di questo.

Però vivere qui mi fa rendere conto che l'importanza che si dà a certe notizie è sempre un fatto interculturale. Essendo coinvolta una famiglia olandese, magari era più logico che se ne fosse parlato molto di più qui. E che in Italia finisse nel trafiletto "Stranezze dal mondo".

È vero però che con quello che succede in Italia, è meglio che ci occupiamo di delitti e crimini nell'ambito della sfera familiare, non sia mai ci mettiamo a parlare delle cose serie e gravi che ci toccano.

venerdì 10 ottobre 2008

Kinderboekenweek


E parto con una serie di minipost a raffica, che ce ne sono di cose in questi giorni su cui vorrei scrivere un po' di più, ma non ho assolutamente tempo e i temi mi ronzano nelle orecchie, che dà un bel fastidio. La prima è che domani finisce la Kinderboekenweek, ovvero la settimana del libro per bambini.

Nei Paesi Bassi ci sono la Boekenweek, ovvero la settimana del libro, in cui il settore editoriale chiede ad un autore famoso di scrivere il regalo della settimana del libro, un breve scritto, un librino, novella, racconto lungo o miniromanzo, che poi viene regalato nel corso della settimana a tutti gli acquirenti di libri. La cosa culmina nel Boekenbal, l'esclusivo ballo per il quale gli scrittori si scannano per esserci, in quanto tutte le case editrici hanno un numero limitato di inviti. Insomma, si fa il conto di chi conta e ci no. come l'anno che Salman Rushdie arrivò accompagnato dalla bonazza super, che poi i giornali di questo hanno parlato.

Poi, per par condicio, esiste anche l'equivalente per la letteratura dell'infanzia e della gioventù, un settore sul quale si investe moltissimo, in questo paese, che evidentemente rende. Si comincia alle prime vaccinazioni del pupo, in cui al consultorio ti raccomandano di leggere ad alta voce al bambino, anche se di pochi mesi, per aiutarlo nello sviluppo linguistico.

Per dire, in tema di trasloco, avrò riempito tre scatoloni solo con i libri dei bambini. La Kinderboekenweek, però, è molto più micragnosa dell'equivalente per adulti. Non solo nessuno ti regala un bollino, i poster che la nostra scuola ha appeso per il corridoio, li hanno pure pagati. boh.

Il tema di quest'anno era la poesia e oggi pomeriggio la nostra scuola ha presentato a quei genitori che potevano andare a prendere i figli, una raccolta di "poesie" scritte da tutti i bambini. a quell'età poesia significa rima, un esercizio che ci tornerà buono per Sinterklaas, a dicembre, per scrivere le rime sfottò con cui accompagnare i regali.

Insomma, lo dico di cuore: questa raccolta di disegnini, prove di scrittura dei piccoli (che dovevano giocare con l'acronimo del proprio nome) e di rime dei più grandini, che sono a volte dei divertissement molto buffi e teneri, rimarrà uno dei miei ricordi più cari e sono cavoli di chi mi sgombrerà la soffitta quando muoio.
Però al mio orecchio di scrittrice, fanno decisamente schifo. Se ne salvasse uno. ci fosse uno spunto, un pensiero, una assonanza che ti saltino un attimo all'occhio. Lo so, non era questa la pretesa. E se vedo l'età degli autori, mi dico: un peana alla buona volontà, ma 'ste grandi promesse letterarie io non le vedo.

Se non fosse per la settimana del libro in fondo nella scuola olandese non c'è questa ossessione per (il bello) scrivere, tutta quella camurrìa di pensierini, temi, discorsi che ci toccavano a noi. E i risultati si vedono.

Magari la differenza è questa; loro sono un popolo di lettori, noi di scrittori. E in nessuna delle due direzioni questo commento implica un giudizio di qualità.

mercoledì 1 ottobre 2008

Frocitudini: ecce homo

L'altro giorno un mio amico lamentandosi di un comune conoscente me lo ha descritto con quella che trovo un'espressione bellissima; valse nicht, ovvero una checca falsa. (Ma io non ero quella tanto politically correct? Eeh, hai voglia). Metto subito le mani avanti, dicendo che ho tantissimi amici omosessuali. Che pare sia la scusa per prevenire accuse di sessismo quando si entra in argomento. Ma non sono io che li cerco per difendermi, sia ben chiaro. quindi non mi toccate.

Il fatto è che da sabato dovunque mi giro, mi confronto con l'argomento e la cosa mi ha creato il solito cortocircuito, per cui vi butto questo giro di riflessioni varie, che si concudono seriamente, giuro. Intanto mi consolo pensando che sarà la congiunzione astrale, che pure zauberei ci si è lanciata, e allora mi butto, che quando la compagnia è buona, perché tirarsi indietro?

Comincio dall'olandese: nicht è una cugina o nipote, ma anche una checca, non necessariamente parente. E quel commento della valse nicht era tanto azzeccato, che il conoscente in questione è un tipo un po' sacrestanesco, intrigante e gelosetto, me ne ha fatta una non troppo simpatica un paio di anni fa, che ci sono rimasta male, quando all'amicizia si accompagnano le malefigure in campo lavorativo. Uno che ti fa una faccia in un modo e ti pugnala alle spalle.

Poi, tanto per continuare, c'è anche la rel-nicht e se dico che rel è una rissa, capiamo subito una situazione alla Sgarbi che da dietro un microfono dal nulla crea la materia, cioè si incazza e aggredisce tutto e tutti, soprattutto chi non se lo caga di striscio. Ecco, le rel-nicht in genere agiscono sui media, ma non solo, in modi simili. Il Webster online traduce come drama queen, ma non sono d'accordo più di tanto, che a me pare rel-nicht piuttosto come gente che cerca la scusa per appicciarsi con il mondo creato. Che ce ne sono tanti al mondo di svariate inclinazioni sessuali, tra cui, stranamente, escluse le omo-femmine.

Che adesso che mi ci trovo, potrei anche dire che l'omo-femmina tra i Batavi si chiama pot, che tra di noi traduciamo come le pentolone e adorano Gianna Nannini. Il che, a mio parere, è la prova della superiorità femminile, che ai maschi piace invece Barbra Stresand, e financo Raffaella Carrà, capirai. In genere, e stranamente, homo è un termine tutt'altro che neutro: anzi, persino dagli intenti offensivi, se rivolto ai maschi. La versione educata è homofiel.

Ora, non è nelle intenzioni fare una disamina ragionata di tutti i sinonimi olandesi sugli omosessuali maschi e femmine. È che sabato ho conosciuto un ragazzo che rappresenta un modo di vivere la propria omosessualità che potremmo definire fashion victim homo. Che si riconosce esteticamente, cineticamente e professionalmente. Una volta praticamente tutti i miei colleghi dai diamantari appartenevano al genere. Ora sono anni che non ne incrocio uno, per cui la cosa mi ha colpito.

Il fashion-victim in questione è un ragazzo simpatico e socievole, molto snello, elegante e curato, con degli splendidi occhiali da sole stile Carla Bruni, fedina creativa al dito in acciaio satinato identica a quella del marito, che essendo un informatico era, nonostante gli occhiali da sole identici, tutt'altro tipo. Il tipo che per capire che non sposerà mai una brava ragazza per metter su famiglia, fai prima se te lo dice lui. Il che non gli impedisce di sposarsi un bravo ragazzo e metter su casa, e talvolta anche famiglia insieme. Insomma, per il cotè estetico, se dico che si tratta di un tipo depilato e manicurato con un'enorme attenzione ai dettagli estetici, immagino capiate immediatamente il tipo. E ce ne fossero di più in giro. Quelli etero, c'era un periodo che li chiamavano metrosessuali. Ecco, immaginatevi un Beckham che non si sposa la Victoria, ma il Victor e ci siamo.

Dal punto di vista cinetico, se uno aveva dei dubbi gli passano, che il fashion-victim ha queste articolazioni così mobili, le mossettine, insomma, la caricatura della frocia pazza sculettante. Che invece è l'unico genere di omosessuale visibile in Italia.

Perché discorrendo con il mio migliore amico appunto di questo, proprio oggi, lui osservava che questo tipo di uomo gay, ad Amsterdam in fondo se ne incontrano proprio pochini. E perlopiù stranieri. In Italia il contrario, tanto per dire, abbiamo Luxuria come archetipo del genere.

E la domanda/risposta che si dava è che un gay fashion victim è più facile da accettare. dalla massa bue e ignorante, di uno che non lo sembra esteticamente, perché lo puoi compatire. Uno che invece è un uomo è basta, casualmente gay e non ne fa un dramma, ti tocca prenderlo sul serio. Ed evidentemente, in Italia, la cosa difficile è stata questa.

Perché, vi giro la domanda, quanti ne conoscete e frequentate voi di uomini che fanno l'ingegnere, il contabile, il commesso, il meccanico, il faccendiere, il fornaio, mestieri qualsiasi, che non facciano né un mistero della propria omosessualità, al punto di farsi accompagnare dal fidanzato in occasioni formal/sociali, né un dramma, manco fosse una stigmata. Così, come voi parlate dei figli e loro della suocera. Pochini, mi sa.

E gli diamo torto se mantengono un profilo basso? E gli diamo ragione se anche a loro farebbe piacere sposarsi e dimostrare al mondo intero che amano la persona che amano e che vogliono potergli intestare la pensione di reversibilità o andarlo ad assistere dioneliberi in ospedale? Perché da come è andata tutta la faccenda dei PACS, DICO, unioni di fatto o altro, che in fondo interessano uomini e donne di qualsiasi incinazione sessuale, non si direbbe mica.

Invece magari, in mancanza dei riconoscimenti estetici e cinetici, sicuramente quelli professionali non ci meravigliano. Anche se non urletta, ancheggia, si fa le meches e si depila, pare che facciamo meno fatica a confrontarci con un parrucchiere, uno stilista, un commesso di biancheria intima, un attore, un regista, un visagista, un architetto scapolo, insomma le solite professioni che sappiamo e in cui accettiamo che anche un homo faccia carriera. Anzi, se vuole fare carriera e di suo non ci è, talvolta gli tocca pure fingere.

Infatti il mio fashion victim di sabato vende biancheria, ci siamo fatti uno splendido excursus sulla mia stilista preferita, Marlies Dekkers, che fa reggiseni favolosi (anche da allattamento, ho scoperto lunedi) ed è una persona sgradevole, dice lui e non faccio fatica a crederci. Sulle suocere, sulle donne che sanno camminare bene sui tacchi alti (che c'era Monica davanti a noi che ballava divinamente dall'alto di 12 cm. dovrebbero farne una disciplina olimpica, se dipendesse da me).

In conclusione, io a volte penso che l'omoseesuale fashion victim adori tanto le donne, abbia tante amiche femmine-femmine con cui parlare di moda, si esalta davanti al taccone e la manicure panteresca laccata in carminio 159, proprio per una questione estetica. A lui piace tanto quel genere di femminilità lì, farebbe carte false per poterci andare lui in giro al lavoro combinato così senza che nessuno ci trovi nulla di strano, ma essendo il mondo quello che è, se vuole essere preso un minimo sul serio in senso umanistico, come persona, intendo, non può farlo. Non si prenderebbe sul serio da solo. E allora sublima, facendo un mestiere che esalti invece le donne con gli stessi gusti estetici suoi.

(E con me casca molto male. Ma prometto di redimermi).

domenica 24 agosto 2008

Quanta musica trash degli anni ottanta e dintorni si può ballare su tacchi da 12? In ogni caso Bananarama, Bronski Beat, Mike Oldfield e in onore degli italiani presenti anche un Ramazzotti e Matia Bazar. E un paio di lambade, che Ruvy si è rifiutato di concedermi, ma messo alle strette dalla festeggiata gli è toccata pure questa.

Ho scoperto di essere altamente igroscopica: ma quando sei al caffé de Omval, all'angolo di un naviglio dell'Amstel, di fianco a un argine che si perde nel nulla su cui passano biciclette a due a due fino a mezzanotte, e l'occasionale motorino che maledici per il frastuono, con un pescatore irriducibile che poi si riprende le sue carabattole e se ne va senza aver preso nulla, al crepuscolo di questo spledido tempo novembrino in agosto, e siccome è agosto ed è una festa, ci vestiamo da festa agostana anche se poi le giunture ci ricorderanno, che, vivaddio se una tua amica compie 50 anni forse anche tu è ora che ti cominci a riguardare, insomma, tutta l'umidità (tanta) presente nell'aria me la sono assorbita e spero di rilasciarla in forme innocue, magari gocce di rugiada al risveglio.

Belle le feste dei 50 anni. Si tirano i bilanci e sono sempre in positivo. Non vedo l'ora che tocchi a me.

Non è mancata la canzone, con relativa presentazione dell'organizzatrice, la vicina in tal caso:
"No, perché oggi pomeriggio eravamo in giardino e a un certo punto la vicina si è affacciata ed ha chiesto: Ma hai già organizzato qualcosa per la vicina che compie gli anni (e ricordatevelo, in Olanda il titolo di vicino si una pochissimo, solo per quelli a destra, a sinistra e di fronte, ma vale più di un titolo di commendatore) e allora ho pensato che no, non avevo niente, ma in fondo sono tanti anni che facciamo feste e sicuramente avevo ancora un canzoniere e infatti eccolo c'era, però siccome tutti i nomi olandesi in genere sono Wil, Bep, Bart e Pinuccia, come dire, non rimava bene, allora è diventato pinoes, come Minoes, sapete, il libro e allora pregherei tutti gli Over 50 di mettersi da questo lato, e tutti gli Under 50 dall'altro e questo è il testo".

Un testo cattivissimo sulla musica di John Bronw giace nella tomba là nel pian. Che agli olandesi una fetsa, senza le cattiverie commemorative cantate male, non è festa.

Auguri Pinoes.

martedì 12 agosto 2008

Condizioni lavorative Italia-Olanda


(questa busta blu è quella delle tasse. Quando arriva respiro sempre un po'più rapidamente, ma a volte mi dice che mi rendono dei soldi.)

Evidentemente l'autunno caldo incipiente, o le vacanze, stanno spingendo molti a riconsiderare la propria vita (noi per esempio abbiamo fantasticato di tornare un paio d'anni a vivere in Italia, follia, ovviamente, con una casa appena comprata e da ricostruire).

Un sacco di persone mi scrivono per informazioni su come si vive in Olanda. Io parto dal presupposto che ho solo la mia esperienza da raccontare, in quanto non sono un'esperta, e che questo penso di farlo bene o male nel blog. Però mi è sembrato utile condividere donmande e risposte specifiche in un ingegnere delle telecomunicazioni trentenne in Italia, per farci un attimo mente locale.

Ripeto, non sono un'esperta, ma credo che se cominiciamo così e chi vuole rispondere, dall'Olanda o dall'Italia con i propri dati concreti, creiamo una scorta di informazioni che poi ognuno può interpretare ed utilizzare come crede.

Non sto manco più a mettere le mani avanti. dico solo che se non arrivo a rispondere personalmente a mail private, è proprio perché non ce la faccio. però tutte le mail mi ispirano a capire quali argomenti possono essere utili e mi fa piacere ogni tanto, come qui, condividere informazioni. Qui sotto seguono le osservazioni italiane in corsivo con i miei mumble mumble dopo.

Per esempio in Italia si puo' dire che i salari siano bassi (non ci schiodiamo molto dai 1100 euro in media, salvo straordinari ovviamente), pero' mi pare che in italia si godano di piu' "privilegi", per esempio assistenza sociale e sanitaria, che in europa e' in generale privatizzata, quindi ha un costo superiore (che incide sul salario superiore).Ho il medico di base gratuito, come tutti i cittadini italiani.

Si, è bassino per un laureato che qui in genere prende di più. Se non sbaglio anche dai 1800-2000 euro. Non sono poi così d'accordo con la storia dei privilegi. Si in Olanda si paga un fisso mensile per l'assicurazione sanitaria, però la copertura di base è completa, compresi i medicinali. L'assistenza in ospedale è senz'altro superiore. In Italia c'è talmente tanta gente che si rivolge a strutture private (qui scarsine e soprattutto per le cose 'frivole'), il che dimostra che il pubblico non li soddisfa. Certo, stiamo parlando dell'assistenza di base. Certo, dipende da cosa vogliamo nella vita. Se vuoi antibiotici per ogni starnuto, scordatelo, non te li danno per il tuo bene. Certo, a volte te li danno tardi e li maledici per essere così cauti. Io partorire in Italia, mai, né nelle strutture pubbliche né in quelle privgate. Ma se avessi una gravidanza a rischio, chissà? Anche il discorso analisi. In Italia c'è chi ha la fissa di farsi controllare i trigliceridi due volte l'anno solo per lo sfizio, che poi se li ha alti non è che cambia dieta, si rifà le analisi due mesi dopo. Qui sono calvinisti, però partono anche dal presupposto che finché stai bene, è inutile interferire. Sicuramente ci sono meno sprechi, e per questo il sistema può offrire di più a tutti.

Comunque l'assicurazione privata non è costosissima e molti datori di lavoro ne rimborsano una parte tra i vari benefici. Non siamo assolutamente a livelli americani.

Le faccio il mio esempio.
Contratto tempo indeterminato, metalmeccanici 5° livello. Azienda di 49 dipendenti (elettronica). Lordo mensile (da contratto): 1457 (dal 1°gennaio 2009 saranno 1494, dal 1° settembre 2009 1524, in base al nuovo contratto appena rinnovato)
Netti: Circa 1100

Gesù, è davvero poco. Qui a orecchio direi che 2500-2800 euro netti per un ingegnere trentenne è più realistico.

Dovrei iniziare a costruirmi un fondo pensione, in quanto il sistema pensionistico italiano e' prossimo al collasso (ho gia' una stima di 80 euro/mese circa per integrare il mio attuale stipendio)

Qui è un po' la prassi, integrare. Esiste una pensione minima che tocca a chiunque abbia vissuto (non necessariamente lavorato) in Olanda dai 18 ai 65 anni. chi è arrivato tardi, come me, prenderà di meno proporzionalmente. schemi pensionistici ce ne sono di tutti i tipi, noi abbiamo preferito uno schema di risparmio + assicurazione sulla vita allegato al mutuo, che in ogni caso ci garantisce di poter estinguere il mutuo ed eventualmente, fra 30 anni, contare sul valore della casa.
Mio marito che è lavoratore dipendente ha cambiato diversi schemi a seconda dei datori di lavoro, il che non è mai una buona idea. C'è sempre la possibilità di integrare quello che ti offre il contratto, oppure fare direttamente qualcosa da sé. Ma io - e tutti - troviamo estremamente difficile capire cosa ci conviene, e ogni volta bisogna informarsi, magari con un consulente, e scoprire cosa è meglio.

Maturo 6 ore al mese di permessi retribuiti (se esco/entro prima).
Maturo 12 ore al mese di ferie retribuite, escluse festivita' (Natale/Pasqua, 2 giugno, 1 maggio, ecc...)

Se non sbaglio qui si parte da 28 giorni di ferie, più un tot di feste comandate. 16 settimane di maternità di cui le prime 4 obbligatoriamente alla fine della gravidanza, permessi parentali a volte. È molto diffuso il part-rtime tra le donne, anche senza figli da accudire, e tra i padri, ma è un fenomeno più recente e molti ancora sostengono di non poterselo permettere per la carriera. Cosa in parte vera per tanti lavori, bisognerà abituarsi

Lavoro 40 ore settimana,
Qui spesso si considera la settimana di 38 ore. Alcuni amici che lavorano nel pubblico e anche in certe aziende, possono scegliere per esempio di lavorare 4 giorni x 9 ore, e così riescono ad avere un giorno libero e uno stipendio quasi completo. Oppure lavorare 36 ore, in cui ogni due settimane hanno un giorno libero. Diciamo che per il part-time, data la sua diffusione, i datori di lavoro sono sicuramente più flessibili che in Italia, ma anche qui ci sono dei limiti dovuti all'azienda o alla funzione

posso fare straordinario (circa 10/11 euro/ora). Facendo 1 ora al giorno in piu' arriverei a 1250 netti di stipendio credo (credo che chi ha mutuo/figli sia costretto a farle, con Berlusconi saranno anche detassate)
Qui invece tassano tutto, quindi gli straordinari in genere si preferisce recuperarli in tempo, piuttosto che in soldi. Anche l'uso privato dell'auto aziedale e in più bisogna tenere il conto dei km, anche i regali di Natale o per ricorrenze che non possono superare un certo valore, altrimenti vengono tassati anche loro. In genere il sistema tasse funziona bene anche per il fatto che stanno molto attenti a non far passare delle forme di benefici che potrebbero essere un compenso sotterraneo. Le tasse si fanno pagare, ma non infieriscono troppo, ci si può parlare e ne vedi comunque l'utilità. Nonostante gli olandesi si lamentino per sport, i servizi ci sono e in genere funzionano

Potremmo parlare per giorni e non venirne fuori, e io lavoro da troppo tempo in modo autonomo (senza pensione integrativa, maternità ecc. ma mi sta bene così) per saper bene come funziona per i lavoratori dipendenti. Chiederò al capo, ma se qualcuno ha altre info, ce le mettete nei commenti? avverto subito che cancellerò d'ufficio tutti i casi troppo particolari, e terrò invece gli esempi che possono essere utili a tutti. Quindi il parto horror con 3 giorni di travaglio, cesareo all'ultimo minuto, errori medici con denuncia in corso all'ordine sono drammi umani, che contano su tutta la mia compassione, ma onestamente non vale allo scopo di quello che vorrei discutere qui.

E comunque, mandatemi anche le esperienze di questo tipo, che prima o poi vorrei fare un post su maternità in Olanda.

sabato 5 luglio 2008

Sto lat (100 anni)

"Domani c'è da noi una cena di femmine, ci vieni a fare lo strip tease?"
"Femmine, che femmine?"
"Il compleanno di Marta"
"Aaah. No, comunque non ci vengo".

Poi quando si è affacciato un attimo per dirmi una cosa è stato accolto da grandi ululati e agitar d'ali (col pugno sotto le ascelle e su e giù con i gomiti, per capirci). Il capo, che è un uomo carino, ma di fondo introverso, ha sorriso, salutato ed ha battuto in ritirata.

L'ho inseguito dietro alla lavatrice per spiegargli che ci stavano facendo un resoconto interculturale su come si ubriacano gli ucraini maschi e quelli femmina. I maschi, omoni giganteschi, tirano giù una wodka dietro l'altra e poi si mettono a piangere di commozione. Le femmine, senza perdere una goccia di decoro e attenzione per gli ospiti e il buffet impeccabile, tirano giù una wodka dopo l'altra per poi guardare d'improvviso negli occhi l'ospite e sbattere le ali come sopra, ululando 'Yiiihhaaah", come un cow-boy sbronzo.

A quel punto della sua storia ucraina l'amica Wanda ha tirato per la giacchetta il suo uomo dicendo "ce ne andiamo. Ora" che l'amica Wanda è donna di mondo e sa quando ormai è quasi troppo tardi.
"Ma no, stiamo così bene, perché?" chiede il suo ingenuo accompagnatore anglo-zelandese, che sarà pure abituato a qualche drinking binge da vero maschio, ma deve ancora imparare un paio di cose sulla wodka.

Questo il tenore della serata. C'è da dire che le ho accolte tutte con un bicchiere della mia sangria corretta al rum, che le insalatine e i couscous erano buoni, che la torta (una torta senza farina di grano, senza uova, senza zucchero "quanti ingredienti si possono togliere da una torta prima che smetta di essere torta?" si è chiesta Eia, l'autrice finlandese della stessa, che ho visto otto anni fa l'ultima volta, ma di cui mi ricordo e ho citato ieri le battute geniali di allora che ancora ricordo a memoria) una meraviglia e che di sangria non ne è rimasta una goccia, che abbiamo cantato tanti auguri a te in 6 lingue (finlandese, brasiliano, inglese, francese, italiano, serbo-croato)+ sto lat che è la canzone di circostanza polacca e Er is een jarig hurrà hurrà che è la controparte olandese.

Che abbiamo riso incredibilmente. che abbiamo parlato di arte, uomini, antropologia, fotografia, figli, uomini, dottorati, madri italiane, suocere italiane, madri polacche in un crescendo di orrori che ci facevano ridere ancora di più, di mariti olandesi (e lì qualcuno ha cominicato a chiedere con discrezione dove fosse il bagno), riordinato e dormito come angeli fino a mattina inoltrata.

Poi mi chiedono perché adoro le cene tra donne. C'è da dire che le olandesi erano solo due.

giovedì 26 giugno 2008

Il privato è pubblico?


Colgo l'occasione di pubblicare uno stralcio di e-mail a firma Anna Ciriani (sto cercando di controllare l'autenticità della mail arrivatami, ma siccome sottoscrivo in toto alcune delle cose che leggerete, non mi interessa più di tanto conoscere il contesto di questa mail), e mi piacerebbe fare un paio di commenti, come al solito interculturali con quello che so io della vita in Olanda e quello che sento arrivare dall'Italia. Anche qui, conto sulle reazioni di chi legge.

Anna Ciriani è purtroppo nota (e dico purtroppo, perché mi sembra che abbia pagato molto caro con un esagerato sputtanamento pubblico) perché nell'ottobre 2007 ha visitato la fiera di Berlino e alcune sue immagini in tale occasione sono state messe in rete. A seguito di ciò è passata alla storia del giornalismo nazionale come la Sexyprof (o peggio) ed è stata sospesa per 7 mesi dal suo incarico di insegnante. Ora è stata reintegrata.

Questo lo stralcio che mi interessa riportare (grassetto mio):

"Ritengo ingiusto che io abbia pagato così a lungo, per un fatto avvenuto nella mia vita privata e al di fuori del mio lavoro. Io, a scuola, sono sempre stata professionale e morigerata nel comportarmi e nel vestire.Agli studenti ho sempre trasmesso tutta la mia preparazione e la mia educazione. Ritengo che sia più nociva l’azione di un docente poco preparato o che toglie autostima e sicurezza ai ragazzi con il sarcasmo, la mancanza di sensibilità o di obiettività di giudizio.Ai miei alunni non è mai interessato ciò che faccio al di fuori delle mie ore di lavoro.Tuttora, quando mi incontrano, mi salutano con grande rispetto e gratitudine. Ho sempre cercato di insegnare la necessità di un profondo rispetto per la libertà altrui e la tolleranza nei confronti di tutti. Quanto accaduto a Berlino esula da tutto questo, perché riguarda esclusivamente la mia vita privata. Gli orientamenti e le scelte sessuali sono una questione che riguarda la vita privata dell'individuo.Ricordo gli articoli di legge 675 del 1996 e soprattutto il D.L. 196 del 2003 art. 22 comma 1che sancisce che un dipendente pubblico non può essere sospeso per gli atteggiamenti che riguardano la sua sfera sessuale. Ribadisco che non sono una pornostar, come riportato erroneamente da molti giornali che non conoscevano nulla della vicenda, e non sono stata io a immettere nel circuito internet i filmati o le foto che mi ritraevano.Penso di essere io l'unica vittima di tutta questa vicenda, che ha leso la mia dignità di donna, di libera cittadina e la mia immagine professionale, in quanto i miei comportamenti privati non possono essere messi in discussione da nessuno, dal momento che non ho mai commesso alcun reato né a scuola né fuori, e dal momento che non sono stata io a rendere pubblici e a divulgare tali comportamenti".

Ecco, io trovo che tutto questo si commenti da sé. E basterebbe per aprire molte linee di discussione: dalla proprietà delle proprie immagini, che purtroppo negli ultimi anni, con la diffusione di massa di sistemi di riproduzione è scomparsa, ma è giusto rivendicarla quando questa viene esposta senza il proprio consenso sui media, all'ipocrisia di chi giudica i comportamenti privati degli altri o di chi pretende di imporre la propria morale sessuale al resto del mondo, ai danni che gli insegnanti sbagliati possono infliggere ai propri alunni creandogli paure e insicurezze che poi si portano dietro per tutta la vita, al ruolo dell'educatore e come la scuola (tutte le scuole, non solo quella italiana) cerchi sempre la via ideale tra istruire ed educare. Ma potrei andare avanti all'infinito.

Mi limito, sul tema specifico dell'ingerenza della scuola nella vita privata dei suoi insegnanti, a segnalare il bellissimo libro di Lalla Romano, Un caso di coscienza (ed. Bollati Boringhieri). Allora il motivo della sospensione di un'insegnante era stato il suo rifiuto, da Testimone di Geova, di far praticare una trasfusione a un suo figlio (me lo ricordo bene? Devo controllare, l'ho letto tanti anni fa) ma il punto non era neanche nel libro quello, era proprio il dubbio di coscienza della collega chiamata a portare avanti l'azione disciplinare.

Cosa sarebbe successo in Olanda in una situazione del genere? È vero che abbiamo un governo tanto protestante (e tenete presente che in questo paese qualche apertura domenicale di negozi, enormemente irregimentata per di più, è cosa recentissima, a causa dell'opposizione di chi insiste ad imporre agli altri il suo giorno del Signore) ma è vero anche che proprio sulle questioni di orientamento sessuale non è bon ton impicciarsi dei fatti degli altri.

Le saune sono miste e non vi si indossa costume da bagno, il topless è accettato ovunque, anche nelle piscine all'aperto e nelle spiagge, insomma, non è un ciuffo di pelo pubblico a smuovere gli animi, almeno non ad Amsterdam e nelle città grandi in genere.

Insomma, dal mio modesto osservtorio direi che magari un pochino di scalpore mediatico il fatto lo avrebbe anche suscitato, ma secondo me si risolveva con una discussione interna alla scuola, magari insieme ai genitori. O forse neanche quello. Certo non con una sospensione dal lavoro. Parlo però esclusivamente delle scuole pubbliche.

Quelle confessionali è un altro discorso, fanno quello che gli pare, accettano e rifiutano gli alunni che vogliono loro e vengoo pure finanziate con soldi pubblici. I paradossi di questo paese così emancipato e così baciapile.

domenica 22 giugno 2008

Pubblicità

La maggior parte delle pubblicità in Olanda ha questo sottotono ironico, sarcastico, che gioca con la doppiezza delle situazioni. Non hanno rispetto e paura di niente, in particolare dei temi politically correct.

E in un paese che si regge su birra, banche ed assicurazioni, chi avrebbe mai potuto pagarsi i migliori spot, se non le società di assicurazioni?

Anni fa ci fu tutta una serie di pubblicità della birra Bavaria: persone impegnate in qualche impresa impossibile, che all'inizio le vedi far qualcosa che sembra normalissimo, poi il campo si allarga e ti rendi conto della titanicità della cosa, e forse a quel punto se ne rendono conto anche loro, che decidono di prendersi una pausa ed ecco che spunta il pay-off: Ecco fatto, e adesso una bella Bavaria.

Questo format venne rilanciato al pubblico con un concorso a cui spedire fotografie che stessero bene con questo motto e con tutta l'idea dell'impresa titanica da risolvere, e ne vennero fuori cose belline, che poi hanno trovato la strada sui media. Sparagn' e cumbarisc', si dice dalle mie parti, fai bella figura e risparmi pure.


Un altro campione è Centraal Beheer, una grossa assicuratrice che ha la sede in the middle of nowhere tra i boschi di Apeldoorn. Da ventitré anni il loro pay-off è: Chiamiamo un attimo Apeldoorn, che è diventato uno di quei posto che nessuno sa di preciso dov'è, tipo Voghera o Domodossola, ma che è sulla bocca di tutti.

E vai allora con film che mostrano o suggeriscono catastrofi epocali, in cui, al momento della realizzazione del dramma in tutte le sue proporzioni, appare il pay-off: Chiamiamo un attimo Apeldoorn e tutti si rilassano, che se ci mette mano Apeldoorn vedrai che finisce bene (questo, ricordiamocelo, è il paese dove le assicurazioni hanno persino le assistenti sociali che vanno a prelevare in paesi lontani quei turisti stressati che lontano da casa danno di testa per le grandi differenze cultural-climatiche, per dire che vanno a Napoli e si seccano perché nessuno fa la fila alla posta, e vanno presi per mano e riportati al sicuro. Più regolare i treni dei gessi, i treni in cui tutti gli sciatori infortunati e ingessati vengono comodamente riportati a casa).

Ultimamente però Apeldoorn ha fatto una cosa meno furba: ha censurato un filmino che nel frattempo su youtube sta facendo furore (e finché non capisco come appiccicarcelo direttamente vi tocca cliccare).

http://nl.youtube.com/watch?v=_phH_-e1jTM

Eva è nell'Eden, si guarda intorno, vede i passerotti che amoreggiano e pensa "anch'io". E a quel punto le arriva Adamo in costume adamitico, lei gli ispeziona il pacco sotto la foglia di fico... e poi, delusione e la povera riesce solo a dirsi che deve assolutamente chiamare l'assicurazione, che così non va proprio. Guardatevelo, tanto non è parlato.

Perché ha fatto scandalo? Non per i contenuti, che ci vuole altro. All'ultimo momento, infatti, un membro della direzione centrale ha frenato dicendo che un film del genere poteva disturbare un paio di categorie, prima fra tutte i protestanti (e che vi credete, perché sta in un paesetto di provincia la sede centrale? Ma Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo ve lo siete mai letti? Ecco, stanno tutti lì in provincia a farsi i soldi e a scandalizzarsi del malcostume imperante).

Adesso il gran casino. Il film l'hanno visto tutti comunque, l'agenzia pubblicitaria sta facendo un'inchiesta interna per trovare la talpa, il tema del film, si è scoperto che l'aveva inviato un paio di anni fa un informatico di Rotterdam per una gara indetta dalla compagnia e che l'agenzia se l'è riciclata anni dopo paro paro, i consumatori parlano di censura e questa in Olanda è una parola proibita che sta danneggiando l'immagine dell'azienda.

Fossi in loro, quasi quasi, chiamerei l'assicuratore.

PS altri filmini carini su youtube li trovate digitando il nome dell'assicuratore +:
Wesp: la sfortuna della vespa
Skieen: gli sciatori fighi che bevono campari

e comunque sceglietene un po'a caso che sono bellini tutti.