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giovedì 22 dicembre 2011

Post lamentoso anch' io (seconda a nessuno)

Dedicato a Chiaradinome e Retelab, ho la scusa per lamentarmi.

Allora, io sto male da una settimana, lo sapete già. Ma fatemene lamentare ancora un pochino.

Mi sto trascinando per scuole, prove generali, cori, cene natalizie a scuola. Ieri mattina mi sono messa a piangere dalla debolezza e dal male dopo che Orso, invece di vestirsi da solo, come lo stavo scongiurando in ginocchio, restava in catalessi sul lettone, dove aveva peraltro dormito spodestando il padre, e qualcuno mi convinca che non ci sta niente di edipico in questo mese di gente che va e viene dal mio letto, ma mai che riesca io a farmi una notte sana di sono core a core con il titolare.

Insomma, mentre piango si riscuote quel tanto da venirmi a dare tanti bacetti, ma resta il fatto che se non gli metto io i calzini e non lo trascino all' auto condivisa, a scuola non ci andavamo. Poi per fortuna lo porta il padre, che a furia di dormire lontano da me non sente più la sveglia e si è alzato tardi, e tardi per tardi....

Io alle 10 mi trascino da un notaio per fare da interprete a una coppia caruccia che ha comprato casa, amici di amici e forse nuovi amici anche loro, ma ne esco completamente sfiatata. La farmacia vicino casa ha chiuso definitivamente. Devo chiamare l' help-desk dell' auto condivisa perché stamattina c' erano dei graffi sul parafango e altrimenti li addebitano a me. Lo so perchè mi ci sto ancora telefonando per contestare 225 euro di franchigia per un buco nel parafangp dell' altra auto condivisa che non avevo visto nel controllo, non ho segnalato, e qualcun altro lo ha fatto per me. Siccome sono strasicura di non averlo fatto io il buco, è ovvio che qualcuno ci sta marciando, ma per contratto ero io a dover controllare ogni volta prima di mettere in moto.

"Scusi, ma perché non ha chiamato subito per segnalarlo?"
"Perché ero dal notaio", ma non aggiungo: perché sono morta e lei crede di star parlando con me e che io prenda la vostra auto per andare in giro, ma in realtà non sono io, è il mio zombie. 9Il capo è furibondo e vuole andare con lo schioppo sotto la casa di tutti quelli che hanno preso l' auto prima e dopo di noi finché uno non confessa di esser stato lui. Come dicevo, siamo un po' esausti).

Sabato, con avvertimento last-minute, cin convocano in conservatorio per la lezione genitori di natale del coro. Il capo è perplesso, sul sito ci sta anche che hanno la generale dall' altra parte della città. Scriviamo tre volte e la risposta definitiva è: conservatorio. Bene perché figlio due ha l' ultima lezione di pittura lì vicino e ci viene bene.

Era l' altra lezione. Ennio nell' atrio del conservatorio che vuole piangere, si trattiene, il padre gli fa: vieni qui e lo abbraccia stretto e lo fa parlare e lui dice subito che ha paura che non gli facciano fare il concerto di Natale perché anche mercoledì ha perso la prova.

Per mail ci chiariamo, si scusano, colpa loro, chiediamo altre 3 volte i testi definitivi che deve studiare, il mio zombie gli far`a ripetizioni, nulla. poi ieri lo porto alla prova, resto due ore e mezzo in macchina a piangere dallo sfinimento e a fare la spesa per la festa di natale a scuola che seguirà (all' ultimo momento ho comunicato a entrambe le maestre, Orso ce l' ha stasera la festa, che non farò le polpette promesse, fossi matta, ma porterò dei drink. Va bene uguale, anzi, non li porta nessuno. Ennio mi chiede una marca specifica di champagne per bambini analcolico che costa quanto il prosecco base che hanno. Ritiro Ennio dal coro, ritiro Orso dall' amichetta che fra 3 giorni trasloca in Germania, è la Lotte che è stata la sua prima vera grande amica al nido, quando avevano due anni e un po' e si sono accorti contemporaneamente che con gli altri bambini si può anche giocare insieme e non solo accanto, lascio Ennio a scuola con tale congruo anticipo che temo non lo facciano entrare ("Non preoccuparti mamma, sono vestito caldo e resterò a giocare fuori"), ma poi l' hanno fatto entrare, entro in casa, metto su un brodo e schianto abbandonando Orso a se stesso e ai panini autospalmati di estratto di mele marrone e appiccicoso 9ritroverò il barattolo sotto al divano).

Schianto. Rientra il capo incazzato nero, Ennio gli ha raccontato che al coro gli hanno fatto un liscebusso da stirargli i capelli, pare abbiano studiato molte pi`¨canzoni di quante ce ne hanno voluto dire o mettere sul sito e i biglietti per il concerto sono stravenduti.

Io vorrei tanto evitare di portarlo stasera e scappar via di corsa per portare orso alla cena della scuola mente il capo lo recupera e parteciperà al loro concerto di natale per i genitori. E temo di stare così male da fare gesti inconsulti, tipo restituire il liscebusso dicendo che non è colpa nostra se la settimana scorsa siamo andati alla prova ma lui stava così male che il maestro lo ha esonerato senza avvertire la collega, se l'; altra collega dopo tre mail ci ha mandati sabato alla prova sbagliata e quante mail ancora dobbiamo scrivere per sapere il cazzo di repertorio che hanno in mente di fargli cantare. Il costume però glielo hanno dato. E che il bambino gi`a sta abbastanza demoralizzato di suo grazie tante e a gennaio vuole smettere e a questo punto per quando mi rigaurda smette questo sabato, non viene al concerto, almeno io me ne posso finalmente stare un giorno a letto a soffrire prima delle feste (e prima di farmi 18 di macchina per andare da mammà).

Intanto Orso oggi non va a scuola e sta dormendo,. Nun ja fò a portarlo.

Poi tanto alle 14 devo essere alla recita di natale a scuola di Ennio e per fortuna mi chiama alle 13 la mamma di amichetto per svegliarmi e andare insieme anche se devo guidare io. La spesa per la cena di natale di Òrso stasera ci mando lui.

Non telefonatemi per un paio di giorni pleaaaaaaaasse. E vaffanculo pure al natale scolastico, che io preferirei tanto prepararmi e godermi quello privato invece di sprecare energie in giro, poi uno dice perchè siamo atei. Per fortuna domani sono liberi da scuola entrambi e viene Giulia con i suoi per fare insieme le statuine del presepe.

martedì 20 dicembre 2011

Come mi stressa la meditazione dei figli

Io sono quella che quando iniziò (e finì presto) a fare yoga perché mi stressavo tanto con il lavoro, nulla, mi veniva un nervoso a stare lì a pensare a tutte le cose che avevo da fare e che non stavo facendo perché perdevo tempo a stare lì in posizioni ridicole. tanto per chiarirvi il tipo. In olandese si chiamano stresskip quelli come me, le galline da stress.

E non so se si è capito, io non sono una workoholic in fondo, sono una cazzona che se potesse passerebbe le giornate in panciolle a leggere, inventarsi universi paralleli e corsi che però mi dovrebbe vendere qualcun altro perché manco quello ci sono portata, e a cucinare, mondo crudele, solo che anche il cucinare non mi da soddisfazione negli ultimi anni perché devo nutrire due figli e un vegetariano e allora mi sfogo con i miei bei corsisti del vino a cui faccio brasati, paste con le sarde, cozze ecc. Però se c' è una cosa che mi stressa sono i rituali regolari, le procedure, ste robe qui. A meno che non mi paghino.

Poi uno dice le contraddizioni tra pubblico e privato. Professionale e famigliare.

Poi vabbè, i figli ti cambiano, anche se l' ora di punta della sera me la spupazzo ancora tutta io (il poveruomo gli hannp appena cambiato sede allungandogli i tempi casa-lavoro a 3,5 ore al giorno) e quando si arriva al momento denti, pigiama e storia, io sarei al limite ma i miei figli no e riescono ad inventarsene di ogni tipo, con il risultato che mi schianto io a metà storia mentre loro stanno ancora svegli. Che se poi si addormentassero, bene, mi sveglio io alle 3 di notte sudata e insonne ma qualcosa di silenzioso da fare me lo trovo.

Però idealmente mi direi: ma perché non riesco ad avere qualcuno che doma i figli e li mette a tavola e li fa apparecchiare (è un lavoro più duro che apparecchiare da se per un banchetto da 60 convitati, si sappia) mentre io finisco di cucinare e poi gioia mangiamo e qualcuno mi dimostra persino di gradire?

Perché alla loro età questi due non sono capaci di lavarsi i denti, il pisello e impigiamarsi da soli, così io passo per un bacio finale e poi divento anch' io per quel paio d' ore una persona libera? Solo la doccia la fanno da soli e volentieri allagandomi il bagno e il corridoio, e non so cosa sia peggio.

Poi diciamocelo, a me sdraiarmi con l' uno prima e l' altro dopo a farci due coccole, raccontarci i fatti del giorno, magari una storia - piccola - e stare lì per le domande piace pure, ma mi piacerebbe molto di più se ci potessi arrivare serena e rilassata e magari docciata pure io, tiè. Che in questa casa, a parte il capo che ne ha bisogno tutte le mattine per svegliarsi, noialtri ci lecchiamo come i gatti col guantino di spugna e ci facciamo quel paio di docce alla settimana come retaggio degli eczemi infantili ("signora, mi raccomando, il bagnetto non più di due volte alla settimana").

Insomma, nonostante l' universo che mi sta contro devo dire che io la sera faccio del mio meglio per non incazzarmi, poi mi incazzo ma diciamo che non urlo, reprimo, cerco di sublimarlo in una coccola o uno scherzo e poi uno si meraviglia che appena finisco schianto per lo sfinimento dell' incazzatura repressa.

Il tutto per dire che l' ultima visita dalla terapeuta di Elianto mi ha fruttato un rituale della sera da seguire, e un librino: lui fa una doccina tiepida per rilassarsi (io ci aggiungerei il massaggio con l' olio di mandorle ma anche quello nella routine proprio non ci sta o dovrei mettermi a cucinare la cena alle 16 per averli a letto per le 20). Poi ci mettiamo a letto, io gli leggo una delle storielle meditativo-rilassanti del libro, lui fa quello che si dice, ovvero chiude gli occhi, sta fermo e zitto, inspira, espira, visualizza quello che si racconta eccetera e si conclude con una frase ripetuta due volte che è l' intenzione del raccontino scelto.

La prima sera incazzature a gogo, niente storia, ma me ne leggo un paio io per vedere com' erano e marò, quanto sono rilassanti, alle 21 russavo beata. Io entusiasta del libro. Fino a che certi figuri nati da me non hanno cominciato ad entrarci a turno nel letto scacciando me e il maschio alfa dal talamo.

La sera dopo, niente doccia perché i tempi e metodi vanno ancora settati ma coccola e si inizia a leggerla nel mio letto mentre il fratello sta nel suo. L' intenzione d' apertura e chiusura era:
Io sono rilassato, io sono rilassato.

Ovviamente appena ho finito di dire: adesso chiudi gli occhi, stai fermo e zitto, e immagina che sei appeso a un pallone (o che sei un robot, o un faro o l' accidenti che sei) che i vicini hanno deciso di testare i botti di Capodanno e hanno scatenato una beirut sotto la nostra finestra. Ci è toccato aspettare che finissero, ho letto anche una seconda storia come bonus, ma la magia del rilassamento se ne era andata a ramengo. Io ero furibonda ma cercavo di non darlo a vedere.

Poi, c' è da dire che io ci provo e leggere con voce bassa, serena, monotona, ma è pure vero che da quando abbiamo iniziato io sto malissimo e il raffreddore, e l' otite, e la tosse, a me leggere ad alta voce mi sfianca che non avete idea e mi incazzo. Poi mio figlio lo doveva ancora capire che si sta fermi, zitti e prima il tuo piede destro diventa pesante e affonda nella nuvola, poi il sinistro eccetera e nel frattempo lui mi si alza di scatto a sedere per aggiungere domande e dettagli.
Z~itto, porcaputtana, sta sdraiato, in silenzio e non farmi sprecare fiato che non ne ho più. A quel punto mi è venuto l' attacco di tosse.

Io oggi sono stata uno straccio. mi sono trascinata a portare Orso a scuola per pura forza di volontà, poi lo sono andata a riprendere, poi sonop andata a riprendermi Ennio al doposcuola, per il resto del tempo ho dovuto fare dei lavori, ma ogni due per tre mi mettevo una felpa del capo, una berretta in testa, due coperte addosso e andavo in catalessi rabbrividendo dal freddo fino a che il raffreddore non mi destava con il senso di soffocamento. Le gengive dolenti, gli zigomi anche, le ossa e i muscoli pesti, per fortuna non mi fa più male l' orecchio. E la farmacia vicino casa, quando sono riuscita a trascinarmici, niente, ha chiuso. Mannaggiallacrisi.

Vado avanti a te di zenzero, tintura di propoli come se piovesse e un' aspirina stamane contro i dolori. E domani DEVO essere da un notaio a fare da interprete a un romano caruccio che ha comprato casa. Dico solo che dalla disperazione quasi avevo pensato di tenermi Orso a casa da scuola per risparmiarmi almeno due avanti endre e Ennio farlo riportare da qualcuno.

Per dire che stasera ho avuto l' idea di fare la lettura meditativa in tandem nel lettone, che almeno poi si addormentano prima.
I due mostri, contrariamente a istruzioni specifiche, si ficcano di corsa sotto la doccia, ci faccio la lotta libera per tirarceli fuori e pettinarli, e il pigiama, e la pipì, e la sete e la fame e l' accidentichetipijafigliomio se non ti fermi un secondo, e si perde il libro,e figlio piccolo l' aveva nascosto, e non si vuole mettere staccato dal fratello nel lettone, e sdraiati, e sta zitto, e medita, giuro che a sto giro ho urlato, ma ho urlato, che ho capito che sto male, ma a me la meditazione serale dei figli mi sta ammazzando. No, sul serio, proprio non ci sono portata.

Però adesso dormono.

E a parte che che devo risanarmi e poi abituarmi, questi raccontini sono veramente fantastici e mi sa che devo trovare un editore per cui tradurli perché secondo me ce n' è un bisogno enorme, altro che Estivill.

lunedì 11 luglio 2011

Lo stupido è la misura di tutte le cose (call for comments)

Intanto vi lascio il titolo di un post che mi sta premendo da tutti i lati per uscire, ma le idee si ammucchiano e il periodo è pienuccio. Il tema è in che modo possiamo valutare intelligenza e stupidità e tutte le posizioni intermedie e al di sopra e al disotto di ciò nel nostro quotidiano e con la gente che incontriamo. Intanto che cerco il tempo di scriverlo come si deve il post, mi piacerebbe chiedervi tra i commenti vostri aneddoti, esperienze, idee, opinioni e parazbole sul tema. Si accettano anche commenti anonimi, se volete:-).

Ecco, per esempio per me dire di qualcuno che non è stupido, anzi, se ci va bene, dire persino che non è affatto stupido è un complimento, nelle intenzioni sarebbe quasi come dire che è intelligente. Solo che non lo dico che è intelligente, anzi, sento la necessità di girarci intorno. Penso a mio padre, che era uno di quelli non affatto stuoido ai limiti della genialità, mio padre è davvero geniale a modo suo. Ma è intelligente? (era, in realtà).

Intanto che ci penso, vi lascio con questo titolo come temino delle vacanze, ditemi la vostra.

martedì 14 giugno 2011

Alleluja, si torna a scuola

Per fortuna i mostri domani tornano a scuola, perchè come tutte le madri di figli in vacanza sanno, intrattenere la prole per 14 giorni di seguito da sola è una di quelle cose che dopo mi ci vorrebbe una settimana alle terme per riprendermi, invece no, mi aspetta la solita routine.

Saremmo dovuti andare in Abruzzo in spiaggia, cosa che, adesso lo posso dire, fortunatamente è saltata, dato il maltempo e l' insana idea di andare in campeggio. Il capo per motivi di lavoro e deadline, che sono quelli appunto responsabili del saltovacanza, in questi giorni lo si è visto poco e quel poco era preoccupante.

Io ho fatto avanti e indrè tra casa nostra e quella di santasuocera, visto che ho colto al volo l' occasione per far finire a Orso il corso di nuoto e prendere il maledetto diploma A che non se ne può più e non lo posso iscrivere a un corso regolare sotto casa fino a che non ce l' ha. Bene, abbiamo con l' occasione scoperto definitivamente che il ragazzo soffre di ansia da prestazione, non mettetelo a fare un esame che da il peggio di sè.

Ennio oscillava tra il martellamento continuo: "Posso andare da un mio amico? Posso giocare con X, Y o Z", quando tutti quanti, X, Y e Z figli di genitori olandesi che col cavolo che cambiano piani all' ultimo momento, erano già incastrati in piani vacanza inderogabili. La nostra salvezza sono stati l' amico N di madre neozelandese che abitano pure vicino casa e che siccome almeno quest' anno la megavacanza se la fanno in Nuova Zelanda in estatem erano anche loro qui in cerca di intrattenimento. E l' amico J di Orso, la cui madre oppressa tra sensi di colpa e sfrantecamento di maroni anche lei gradisce la presenza di un amichetto che distragga il pargolo dal fuoco di fila di domande e richieste permettendole, che so, di leggersi un libro mentre li controlla giocare.

Li ho portati al museo, allo zoo, all' Ikea (santa Ikea). A mangiare fuori. Sempre con lo sfrantecamento da esci, alzati, vestiti, mettiti le scarpe, sto uscendo, chi viene con me e la voglia di abbandonarli a se stessi, chiudersi in camera con un libro, un computer e gli auricolari e al diavolo l' esigenza tutta materna di portarli fuori a prender aria e scrollarsi di dosso le pulci la volta che sembra primavera ed esce un raggio di sole.

Trascinarsi due reprobi in giro quando hai l' emicrania pulsante e gli zuccheri a zero mentre litigano, si scocciano, si offendono, ti chiedono di giudicare e punire mentre tu vorresti solo deviare per la discarica comunale e depositarli el cassonetto rifiuti organici per quel paio d' pre di silenzio.

Quando vorresti approfittre delle vacanze e del primo sole per risistemare il giardino e cominciare a mangiar fuori, risistemare qualcosa per l' irrigazione orto, mentre il tuo secondogenito si appropria di mazzuolo e decide di fare a pezzi le piastrellone 60x60 avanzate dalla cucina e ccatastate in un angolo discreto del giardino, per ritrovarmi l' orto pavimentato a schiazze che mi schiacciano le cime di rapa e i pepoeroni proprio l' anno che ho protetto, non si sa bene in quale momento morto, le fragole e finalmente se ne mangia qualcuna senza che le facciano fuori le lumache come sempre.

Il tutto con due maschi giovani che remano contro e il maschio alfa che non c' è quando occorre ma che a programmi fatti avrebbe voluto aver qualcosa da dire in proposito e tocca andare di diplomazia, e non puoi neanche imitare l' amica preferita che il suo, di maschio, lo diplomatizza promettendogli a complete blow job per la qualunque, che poi non l' ho capito bene se sono promesse vane o no, visto che il figlio di 4 anni dorme appiccicato a cozza in mezzo al lettone e ogni proposta velata di dormire nel suo lettino appositamente montato a 50 cm (di più non ce ne sono) dal lettone suscita patemi vari e un aggravio di cozzaggine. Non la puoi imitare perchè la sola idea di dover promettere ancora qualcosa a qualcuno pur di veder accadere il minimo indispensabile quotidiano, no, non ce la posso fare.

Che a una certa età vorresti che certa gente si infilasse le scarpe da sè, desse retta, mangiasse quando una cosa gliela metti davanti e non sei ore dopo quando ormai se l' è bella che mangiata qualcun altro. che questo non è un ristorante à la carte, non è un giardino d' infanzia, non è l' ONU e signore ti ringrazio che domani mi si tolgono tutti di torno per quelle 3 ore e mezzo prima di doverli andare a riprendere a scuola e dare una mano alla suddivisione dei pacchetti delle foto scolastiche ordinate tempo fa e adesso mi ricordo che il modulo per figlio 1 io proprio non l' ho mai visto e le foto non gliele ho ordinate, meno male che ne ha un paio tra quelle in coppia con il fratello.

È la prima volta che non rimpiango che quest' anno le vacanze lunghe ce le danno a fine luglio. Mi serviranno tutte queste settimane per rirpendermi dalla vacanza breve di giugno. E così spero anche di voi, madri martiri italiane che invece avete appena iniziato.

mercoledì 9 febbraio 2011

I soliti italiani

È da un sacco di tempo, almeno un paio, che mi circola in testa un post sulla comunità italiana in Olanda, le sue mappe, le sue logiche interne, le sue camarille, le sue briciole da gettare ai cani. Ovviamente mi riferisco a quei circoli italiani autoreferenziali che la parola integrazione non sanno bene come si scriva.

Mi riferisco alle dinamiche e non alle persone, perché le persone sono gente per bene nella maggior parte dei casi. Da precisare che in genere io e i miei amici italiani più cari, quelli con cui a un certo punto si è creata un'affinità di pelle e di finalità che ci consentiva di sorvolare sulla reciproca italianità, anche se era importante pure quella, siamo appunto quei tipici italiani che quando vanno all'estero per i primi 10 anni in genere evitano di incontrare altri italiani in nome dell'italianità, ma mettono la parte migliore delle proprie energie nel ricavarsi un posto proprio nella nuova società in cui vivono.
E in genere ci riescono e lo fanno da soli, al massimo grazie agli olandesi, non grazie agli italiani.

Lo dico per quelli che il percorso di espatrio non l'hanno mai fatto, spezzando una lancia a favore di chi emigra in Italia: ragazzi, la vita dell'emigrante è sempre dura, tocca sempre fare il doppio di fatica anche solo a respirare, lo è anche per quelli che la gente ama vedere come expat privilegiati, che sanno le lingue, che vengono per lavori belli e incarichi prestigiosi, figuriamoci i poveracci, quelli che in Italia fanno le badanti e qui lavorano nei call-center e nelle pizzerie. Spostarsi è faticoso a prescindere, se non vuoi vivere a metà.

In quest'ottica di fatica extra, è normale ed umano semplificarsi la vita, almeno per la gestione quotidiana, cercando sostegno, dritte, una rete di supporto sociale tra altri stranieri o tra connazionali. Fa parte delle cose della vita ed è per questo che succede e ha persino i suoi lati buoni, anche se non è per tutti. Per esempio io che in questa catena sono la parte che dà e mai quella che prende, comincio ad accusare segni di fatica e cedimento delle volte.

Ma alla fine mi viene anche da dire: se uno, per amore o per forza, a un certo punto della sua vita decide di andarsene dall'Italietta delle mafie, degli amici, dei compari per farsi un buco in una società non dico apertissima, ma magari che si muove in logiche diverse e fa fatica capirle queste logiche altre.

Se dopo vent'anni questo buco è una voragine nel senso che tra lavoro, famiglia, vita sociale è da un pezzo che non sono io che ho bisogno dei circoli, sono loro che hanno bisogno di me e non si sono mai fatti scrupolo di approfittare e sfruttare il mio entusiasmo e la mia voglia di fare, pur tenendomi a debita distanza, perché si sa che se uno decide che si vive meglio a schiena dritta e non solo a 90 gradi con il barattolo di vaselina in mano, difficilmente è manipolabile, non crederà mica la gente che io ho comprensione o accettazione per un tentativo di rimettermi al patrio guinzaglio?

Così capita che ieri sento quello che sento: e per non dirvi i dettagli veri vi racconto il nanetto con un peresempio che prende dati completamente diversi dal vero.

Facciamo finta che io prenda un master (organizzato dagli amici degli amici) pagandolo profumatamente, ma che in virtù della mia esperienza pregressa venga contemporaneamente assunta dall'organizzazione del master stesso come interprete. E finisce che gli divento, involontariamente, il contatto con tutti gli studenti delle varie annate dei master perché sono l'unica che li conosce, li pratica dopo gli studi, ci va a cena, si coccola i docenti che arrivano dall'Italia e che magari anche loro come quelli appena arrivati gradiscono una guida locale, ci organizza cose che magari non hanno nulla a che vedere più con il master, che per me era comunque un hobby e non una necessità di lavoro come per gli altri.

Facciamo che per questo lavoro specifico un'altra persona con le mie specifiche competenze (per tacer del titolo, che in Italia va sempre bene un titolo, specie se non è gratis) non esiste. Che le poche volte che mi sono dovuta far sostituire ho fatto una fatica bestia a trovare chi prendesse il mio posto a quel prezzo (perché in tutto ciò per amore della materia l'interprete lo faccio a prezzo di favore e le mie fatture vengono pagate dopo un anno, mentre le mie sostitute le pago io sull'unghia quando serve) e sempre le sostitute sono state crititcate sulle competenze.

Facciamo che in virtù di quel titolo e forse, ho la presunzione di credere, della mia fama di persona competente, un'altra istituzione italiana mi chieda di svolgere incarichi in base a questa competenza ma a un livello completamente diverso dal master per una cosa completamente diversa, pagandomi. Diciamo che mi chiedono di dare ripetizioni ai bambini, non di insegnare a un master analogo. Questa cosa però è una promozone per il master stesso per il quale trovo nuovi clienti e chiedo un mandato per informarli e mandarglieli.

Succede che il gran capo onorario di questa cosa (quello che da anni mi dice: se ci trovi altri studenti ti diamo la pencentuale, ma non me lo mette mai per iscritto e la percentuale quindi non ce l'ho), non istituzionale, uno dei tanti bottegari di cui il mondo è pieno, si offenda en plein public con il rappresentante dell'istituzione italiana (pagata con le vostre tasse, vi ricordo) perché come osano prender me per far quel lavoro, bisognerebbe fare a rotazione tra tutti i laureati di quel master.

I quali laureati, si sappia, sono manager, imprenditori, o gente con tuttaltro mestiere e non è detto che abbiano il tempo e la voglia di mettersi a fare, sottopagati e a padrone, il lavoro che faccio io meglio di tanti.

Per ora il mio incarico è sospeso in attesa di chiarimenti e decisioni.

A me non è che le istituzioni italiane come clienti o procacciatori degli stessi in questi vent'anni mi abbiamo mai aiutata a pagare il mutuo. Al massimo le cene fuori necessarie alle PR, che sono pure poche e sempre nei locali della cricca. E quel lavoro lì, pietra dello scandalo, lo faccio da prima di prendere il master, ma diventa un problema per certi italiani se me lo chiedono gli altri italiani senza prima passare per loro. Da dire che anche chi me l'ha detto era abbastaza strabiliato e credo pure seccato che qualcuno gli venga a dire come fare il suo lavoro, con chi e a che titolo. Ma non ci si mette contro la cricca e non avverrà, quindi.

Io ufficialmente non so nulla, quindi chissenefrega. So adesso di essere padrona del mio tempo per organizzarmi quel lavoro lì in proprio esattamente come facevo prima che mi chiedessero gli italiani, i soliti italiani, di farglielo.

Ma vedermi ritrascinare per i capelli e alle mie spalle in quelle logiche clientelistiche per sfuggire alle quali io me ne sono andata e mi sto facendo il culo da immigrata da un paese neanche troppo sexy (se ogni volta tocca spiegare all'Olanda intera che no, non voto e non sostengo questo governo che purtroppo mi rappresenta - al contrario degli altri protagonisti di questa vicenda, sarà quello?), ecco, dopo ventanni fa un effetto straniante.

Ed è da ieri che sto cercando di capire se mi viene più da ridere o da incazzarmi. Così l'ho scritto sperando di chiarirmi le idee.

Il post sugli expat mi sa che dovrà ancora aspettare. La vaselina pure.

sabato 15 gennaio 2011

Get a life

Avvertenza: questo è un post autoreferenziale. Molto autoreferenziale. Ma contiene istruzioni utili a tutti.

Come tutte le persone che girano, di su, di giù, fanno cose, vedono gente (e si divertono, eh, mica mi lamento) capita che conosca persone che magari vogliono fare due chiacchiere o darmi e chiedermi informazioni e voi tutti, cari lettori del blog che mi avete scritto, sapete che dal vivo sono meno stronza di quello che sembra da certi post esasperati che a volte sfuggono pure a me (vedi alla voce: sono una donna non sono una santa).

I peggiori sono gli amici degli amici che non mi capitano tramite blog, perché
questa è gente di me in genere non sa niente, tranne che deve chiedermi del tempo e della fatica senza la certezza che si rivelino conoscenze piacevoli e istruttive.

Perché io in genere, perché è così che si conosce gente caruccia che ti fa poi piacere frequentare, amo conoscerli, chiacchierarci, ospitarli per periodi più o meno indefiniti, spargere la voce perché trovino casa e mi si tolgano di torno due mesi dopo, cerchino lavori belli o brutti, si licenzino dai lavori sfigati eccetera.

Lo facevano i miei genitori in modi ancora più estremi, lo facciamo io e il capo e ringrazio dio che lui da questo punto di vista la pensa come me. Se facessimo il conto degli sconosciuti che abbiamo ospitato senza saperne nulla, in certi periodi questi hanno superato gli amici che ospitavamo, perché poi è così che gli amici li vedi sempre troppo poco, se sei sparso ai 4 venti.

Allora, giusto perché tutto il lavoro faticoso che ho fatto su me stessa nel 2010 per stabilire dei confini mi venga semplificato, perché continuo a far fatica a dire di no, ecco i miei propositi che vi elenco qui davanti a voi come testimoni per evitare di cascarci di nuovo alla prossima e per ricordarvi di stare attenti a chi mi raccomandate, perché in questi casi tendo a dire di si a tutti per poi mordermi le mani.

- Sono una libera professionista, il che vuol dire che vendo il mio tempo lavorativo. Il mio tempo quindi costa soldi per tutto quelle attività che non mi arricchiscono di loro e diversamente (una serata di chiacchiere piacevoli non ha prezzo ed è la cosa più bella che mi danno gli amici).
- Già non ho tempo di vedere gli amici cari che mi vivono nel raggio della tangenziale di Amsterdam.
- Se mi dite: vogliamo prenderci un caffé e vi rispondo: perché non vieni invece stasera a cena, sul presto mi raccomando, sappiate che davvero mi fa piacere e mi costa un decimo dello sforzo organizzativo per venirmi a prendere il caffé da qualche parte. Non cominciate a formalizzarvi o a fare complimenti, ma sappiate che you get what you see, non necessariamente riesco a sgombrare il divano ma possiamo stare seduti a tavola fino alle 3 di notte dopo che ho fatto mangiare e messo a letto i figli.
- La mia vita non prevede sere libere o weekend, perché o lavoro tutta la notte o schianto a orario da neonati. Gli inviti a cena estemporanei invece mi permettono di andare a dormire a orario adulto, cosa che fa un gran bene al mio bioritmo.
- Nei giorni settimanali dalle 18 alle 21 non ci sono per nessuno a meno che non siano cose bellissime e creative e interessanti, o fatturabili. Meglio se entrambe.
- Il giovedì pomeriggio dalle 14 al momento in cui metto a letto i figli siamo presi dal coro, ma se siete ad Amsterdam Zuid un caffé o altre piacevolezze ci scappano sempre. Altrimenti mi trovate da Cristina (indirizzo: Overtoom 303) a bere te e sgranocchiar biscotti, che anche lei è una che va presa nei momenti di buco andandola a stanare.
- Il venerdì se non sto lavorando mi trovate tra Conservatorio e Biblioteca centrale tra le 16 e le 18. Vediamoci lì vicino.
- Nel weekend prendo solo impegni di lavoro o di famiglia (o volontariato che già ho), perché mi serve un momento non pianificato per lavarmi i capelli, fare la spesa, fare i bucati che non sono riuscita a buttare in lavatrice in settimana, godermi i figli nei modi che possiamo, preparare il lavoro per la domenica o la settimana successiva. In questi momenti in genere mio marito ha del lavoro anche lui o mi sta guardando i bambini se faccio dell'altro. per fortuna il supermerfcto davanti casa è aperto anche di domenica.
- Non costringetemi a pianificare anche le cose piacevoli: se volete invitarmi a cena dio ve ne renda merito ma vengo con tre maschi di cui uno non mangia carne e tre non bevono alcol. Tenetene conto.
- Se mi chiedete dei favori li faccio sempre volentieri purché non debba perdere tempo nella manutenzione: a casa mia gli ospiti ricevono una chiave, prendono e fanno e vanno e vengono come vogliono e dove posso li accompagno e li spupazzo nei buchi tra gli orari, ma non si offendano per le lenzuola plissé fresche di bucato perché qui non si stira. Il bagno lo laviamo quando possiamo o quando viene l'aiuto di casa. Se decidono di cucinarci loro qualcosa o rendersi diversamente utili, tipo aiutando con i bambini, non è richiesto ma graditissimo.

Tipo don Stalin che ho conosciuto e praticato per e-mail e il giorno che è venuto a trovarci l'ho scaricato in macchina dalla logopedista chiedendogli di riportarmi Ennio a casa alla fine e dandogli indicazioni sommarie su dove prendere l'autobus perché io dovevo lavorare fino alle 21, però poi doveva raggiungermi in centro e ce la siamo spassata fino alle 2 in un caffé con gli amici. Da allora deve solo dirmi: Transavia ha rimesso le offerte speciali che comincio a preparargli il letto, e proprio perché è lui gli stiro le federe.

Potrei aggiungerne altre, ma in realtà basta dire che se volete beccarmi il modo migliore è farlo quando sono già in missione perché non mi costa organizzazione extra e anche se da quanto detto sopra non sembra, in genere mi fa piacere.

Ma se state in giro, vi annoiate, non sapete cosa volete dalla vita ma basta che ci pensi qualcun altro, volete qualcosa da me ma alle vostre condizioni, io non ce la faccio.

Nello specifico se vuoi che ti sistemo la vita perché ti annoi e ti devi riorganizzare la tua e tendi a lamentarti o a sfruttare bellamente gli altri, e se dico che sto da una settimana chiusa in fiera, che mio marito sta facendo i salti mortali con i bambini, che sabato mattina sono a casa ma sono presa dal fornire letti rifatti e mutande pulite al gruppo, che la settimana prossima lavoro tutte le mattine e i pomeriggi ho i figli e perché non vieni il 28 a teatro che ci sono un sacco di altre persone che potrebbe farti piacere conoscere visto che sei appena arrivata e non hai altro da fare e vorresti conoscere gente, quello che non devi dirmi è:

"ma io sono un tipo all'antica e vorrei conoscerti prima di persona, e perché non ci vediamo sabato per un caffé, e secondo te come devo fare per riprendere la mia attività ad Amsterdam (impara l'olandese e fatti un corso di specializzazione da due anni, è la risposta, poi se ne riparla) e perché non mi hai mandato la mail con gli indirizzi dei colleghi che hai detto di conoscere (perché sono rientrata stanotte al'una, mi sono svegliata alle 7 per preparare Ennio per il calcio, mi ha risvegliato il capo 20 minuti dopo per chiedermi le tessere dello zoo, poi Orso che aveva freddo è venuto a scaldarsi e farmi le coccole, ho fatto i lavori di cui sopra e preparato il pranzo e davvero dovevo uscire mezz'ora fa ma volevo lavarmi i capelli prima e rientro stasera già mangiata con Orso a cui devo anche sistemare un appuntamento domani perché io e il capo lavoriamo entrambi, e la mail ancora non la voglio leggere ma intanto meglio che scriva questo post)"

Ecco, cara amica della conoscente che non vedo da 12 anni e non sento a parte la mail in cui annunciava la tua esistenza e mannaggia a me che ti ho scritto, non inchiodarmi al telefono mentre sto in fiera e già non sento nulla ma dovrei lavorare, non mandarmi 3000 sms e richiamami quando ti sei rifatta una vita e mi vuoi invitare a cena un giorno che non ho voglia di cucinare, perché dalle premesse mi stai di un antipatico che è meglio se non ci conosciamo.

Poi mi passa, ma intanto l'ho detto.

Che poi in questo paio di mesi se proprio devo perdere del tempo a fare la manutenzione a qualcuno, meglio che sia il capo, che ne ha un gran bisogno.

giovedì 2 dicembre 2010

Sfoghi blog e scazzi propedeutici

Carissimississimi,

vi amo, che vi devo dire? Amo tutti quelli che ieri mi hanno coccolata con commenti, offerte di minestre e telefonate. E la donna scorpione che in questo momento si sta sciancquando la tinta e poi mi fa la minserta di zucca. Il capo, dio benedica il blog nella comunicazione matrimoniale, mi ha chiamata mentre ero davanti alla scuola per accertarsi che non stessi suicidandomi, si era preocupato un po' leggendo. L'ho tranquillizzato, perché niente come un panino tonno e maionese per far risorridere la vita, specie se sei a digiuno dalla mattina (si mette in un barattolo dall'imboccatura abbastanza larga per il minipimer un uovo, 3 pomodori secchi sott' olio, uno spicchio d'aglio, un goccio di aceto o succo di limone, 3 capperi sotto sale con tutto il sale e tonno a piacere, si gira e si spalma su 3 fette di pane).

Era evidentemente giornata perché girovagando per blog ho visto che non ero l'unica stonata e poi mi ha chiamato l'amica Stra che non sentivo da una vita, anche lei in crisi depressiva, e fa bene scambiarsi pareri. Che come mia madre fa da anni mi ha suggerito di farmi controllare la tiroide, che lei pure è stata in analisi per un bel po', ma hai voglia a fare le robe comportamentali, poi ha scoperto che una mano santa negli attacchi d'ansia ce li aveva pure la tiroide. Insomma, adesso chiamo il medico e le chiedo che ne pensa.

A me accettare ieri che ero giù ha fatto un gran bene, ma ancora meglio mi ha fatto lo scazzo propedeutico, perché ovviamente c'era un motivo scatenante della botta di sconforto ed è sempre collegato alla casa inagibile a Ofena. A ottobre si sarebbe dovuto fare l'aggregato, ovvero firmare per creare questa specie di condominio di proprietari per il progetto delle parti comuni (mura esterne e tetti condivisi).

A ottobre non si è fatto, come sempre si fa all'ultimo momento quando io non ho né tempo né modo di andarci. Dovrei fare una delega e spero di riuscirci, perché non è che il consolato di questi tempi sia vuoto e si annoiano, visto che da anni sono sotto organico e fanno quello che possono. Di sé è una buona notizia, non vuol dire che cominceranno dei lavori, ma qualcosa si è mosso. Ovviamente non vuol neanche dire che miracolosamente sono saltati fuori i soldi per i lavori. Magari qualcuno ci crede, io prima devo vedere il cammello.

Bene, questo è il momento buono per gente che non si è fatta vedere né sentire da decenni, che in quella casa non ci va da altrettanto tempo, che non ci ha mai trascorso una notte se nno forse la volta, 35 anni fa, che mia madre ci ha organizzato un Natale. Cha lascia i tetti che perdono alle cure della santa vicina che a ogni pioggia va a svuotare il secchio.

Ma questo è il momento per saltar fuori, per invitarmi ad andare al catasto a sistemare cose che quest'estate con un tecnico che mi è costato 1000 euro, il tempo e la voglia, non sono riuscita a risolvere.

Come se L'Aquila fosse dietro l'angolo, come se non stesse in questo momento in stato di catastrofe naturale con l'Aterno che esonda e l'invito a non uscire in macchina se si può farne a meno. Come se io non dovessi far altro che prendere un aereo per Roma, con una macchina che non ho arrivare a Ofena, trovarmi da dormire in albergo, cercare il tecnico e prenderci appuntamenti, andare al catasto che manco so più se sta ancora dove stava e probabilmente no. Come se ciò non costasse tempo e soldi. Che non ho entrambi.

Il tutto detto da gente che sta in pensione, abita a 40 minuti di distanza, non ha famiglia e mi chiedo se abbiano un cazzo da fare tutto il giorno a parte mandarmi copie su copie di documenti catastali con l'invito: controlla sulle tue carte. Si, solo che le mie carte stanno a Ofena, nello stipo a muro della stanza più danneggiata, quella che in qualsiasi momento (e magari con queste piogge è la volta buona), quella che quest'estate ho rinunciato a svuotare perché troppo rischioso. aspetto che il soffitto cada sul letto nuovo comprato due anni fa, sui comò della bisnonna, sulla cassapanca che per anni è stata in salotto dai miei. Sul mio lettino da bambina, troppo piccolo per un materasso normale.

Basta, io ho mandato una lettera a tutti i parenti di cui avevo la mail, anche quelli che non c'entrano, dicendo un po'quello che ho scritto sopra e invitando tutti, visto che a casa non ci sono mai andati, a cogliere l'occasione per riflettere serenamente su cosa ci vogliamo fare. E magari nella riflessione, se è vero che mi sta intestato quello che non è mio, cominciare a farsi il calcolo dell'iCI che ho pagato per tuttia fin dalla morte di zia Filomena buonanima, che è nata nel 1900 tondo ed è morta che era sulla settantina. Un bel pezzo d'ICI, direi.

Adesso attendo risposte. In compenso mi ha risposto la zia cugina ultrasettantenne ringraziandomi per la lezione di vita, che lei è sempre stata zitta e ha subito le peggio fregature dai parenti, anche se sua madre le diceva sempre che chi pecora si fa, il lupo se la mangia.

Insomma, come il tramezzino al tonno e lo scazzo propedeutico, nulla fa. Lo consiglio con affetto a tutti.

martedì 9 novembre 2010

Miserie umane

A voi sembra che i soliti disastri naturali di cui l'Italia è ricca siano un castigo di dio? Pure quelle volte, come nel caso di alluvioni e esondazioni e frane è chiarissimo che certe zone a notorio rischio idrogeologico potrebbero venir protette meglio con i semplici investimenti e politiche che tutti predicano da anni ma nessuno adotta se non in pochi e sporadici casi? It ain't rocket science, o no?

A me in questi giorni sta sul cuore il Veneto, come lo è la Liguria tutte le volte che anche lì viene giù tutto, come lo è la Sicilia, come lo sono tutti i posti e tutte le persone che vengono colpite nel proprio quotidiano ogni volta che le cateratte si aprono e la terra trema o i boschi bruciano.

Abbiamo una protezione Civile per questo e quello che vale lo sappiamo. In genere basta dare degli angeli ai pompieri, i militari e i volontari che rischiano in proprio, senza poi chiederci se ce l'hanno un contratto decente, un organico sufficiente, la benzina per i mezzi, le attrezzature.

Lo sapete, vero, che i VVFF in tutta Italia sono quanto quelli della sola Parigi? cioè, ci salvano la pelle tutte le volte - e spesso - che serve e non gli pagano gli straordinari, non gli pagano da mangiare se non mesi dopo e se li devono anticipare loro, li trattano a pezze da piedi. Lo sapete questo vero? Io l'ho imparato con il terremoto.

Chi ci lascia la pelle sono anche loro. Li avete mai visti i funerali di stato con le TV in prima fila per un pompiere?

Ogni volta saltano fori le promesse di soldi per l'emergenza, distribuiti con i criteri oscuri che sappiamo. Perché se invece di farlo dopo, i soldi si investissero prima per prevenirli, questi disastri, non c'è gusto. Un disastro evitato, non se ne accorge nessuno, non fa titoli, non fa figo.

La gente soffre, perde casa, spesso lavoro, quello che ha perso (macchine, attrezzature, suppellettili) se le ricomprano e vivaddio.

A me sembrerebbe abbastanza brutto questo.

Poi però adesso la cosa più eclatante che sento in commenti e in giro per blog, e scusatemi se magari dipende da me che sento spesso questo, evidentemente ci faccio caso, è che bravi i veneti, loro si che si rimboccano le maniche, loro si che non hanno bisogno di nessuno, loro si che spalano il fango. Mica come quelli del sud.

Beh, a Tortoreto qualche anno fa è esondato un laghetto sulle colline che si è portato giù un mare di fango, ci sono ancora le tracce sui muri non ridipinti a un metro di altezza. E meno male che è successo di notte mentre tutti dormivano e non, ne dico una, mentre i bambini entravano a scuola in piazza matteotti, che le foto che ho visto, i bambini più piccoli se li risucchiava il fango immediatamente.

E anche lì la gente si è presa le pale, ha spalato, ricomprato macchine magari apena consegnate, ricomprato una tipografia, un bar, quello che serviva. Forse nel lavorio l'unica differenza è che non ho sentito nessuno dire: visto come ci arrangiamo, mica come quelli del nord, che quando c'e da prendere contributi a pioggia per risistemare il Po li prendono e ogni anno poi stiamo daccapo.

Scusate, le miserie umane sono tante ma a me oggi sta sullo stomaco questa. E ci sta di brutto. E io ho un bruttissimo carattere.

Allora, miseria per miseria lo dico qui, che stavo per dirlo nel blog di un'amica e mi sono trattenuta. Ehi, voialtri del nord che siete così bravi e ce l'avete con noi profittatori del sud: comincia per V, la indovinate?

Certe volte il federalismo mi sembra auspicabile solo perché certa gente tocchi con mano le cazzate che dice. So che dovrei vergognarmi per quello che ho appena scritto, ma qui abbiamo tutti la faccia come il culo. pure io.

sabato 14 agosto 2010

Testone

Mentre butto lo scontrino nell'apposito secchio, leggo il cartello:
Ogni furto verrà denunciato alla polizia. La direzione inoltre applicherà una multa pari a € 151 all'esecutore a titolo di risarcimento per il disturbo e il lavoro extra.

Stiamo tutti aspettando Orso, io, suo fratllo e l'amico J. da cui sono stati a giocare tutto il pomeriggio mentre io e il capo (ma soprattutto il capo) abbiamo fatto un remake alla baracca che non ci si entrava più e ce n'è di roba che non sappiamo buttare non sappiamo dove mettere, abbiamo la vaga sensazione che sia utile e quindi andava sistemata.

Poi J. ha accettato di venire a dormire da noi, tanto domani festeggiamo Ferragosto e sarebbe venuto comunque, si sono mangiati un piattone di penne al ragù (il ragù della lasagna che da stamattina stava a ritirarsi, quello con 1 kg. di verdure e odori, 300 gr. di pancetta, 750 gr. di macinato, 3 chiodi di garofano e due bottiglie della passata fresca fatta in casa e appena riportata). Tranne Orso, che invece è andato a fare la cacca.

Per dessert, si va come da promessa allo snack-bar all'angolo per un gelato, persino Orso che non ha mangiato e si è salvato in corner perché il santuomo di suo padre si è messo a imboccarlo, spiegandogli il concetto niente cena-niente gelato 9"Perché vieni a dirlo a me?" mi ha fatto. Perché tu sei il padre, hai autorità e a te danno retta, mentre a me mi tirano scema e poi urlo, che la madre italica maltrattata dalla prole si difende a urlacci) mentre noi lo aspettavamo fuori casa. Dove il cane demente e sordo invitato alla festa di inaugurazione dei vicini viene nel nostro giardino con gioia nostra e costernazione dei proprietari.

Come diovuole partiamo in direzione snack-bar, che è chiuso. Costernazione anche di qua.

"Andiamo a comprare un gelato al supermercato" faccio io per salvare capra e cavoli. che dove stiamo noi se chiude lo snack-bar è la morte civile.

Alla cassa J. mi sta vicino mentre i miei mostri vanno a sfogliare giornalini.

"Mamma, prendimi questo" accorre Orso.

"Oggi no, mettilo a posto e sta con"
Mica mi ascolta finire la frase.

Pago, esco e spedisco J. ad avvertirli che vado via senza loro.

Ennio e J. sgusciano dalla fila alle casse chiedendo permesso, Orso resta piangente e urlante dietro, io con la spesa di gelato e acqua minerale in mano senza borsa, perché ovviamente sono uscita con la tessera bancomat e le chiavi in mano, tanto lo snack-bar è dietro l'angolo, no?

Alla fine Orso esce incazzato e urlante dalla fila. Con un giornalino, ovviamente non pagato, in mano. Lo rispedisco a metterlo a posto ingiungendo di chiedere scusa, sperando di non beccare la commessa troppo zelante. Ma di sabato sera, alle nove meno cinque, non ci si fila nessuno e lui rifiuta di scusarsi 9anche io, però, sono un'aquila quando mi frego con certi dettagli).

"Ennio leggi a tuo fratello questo cartello per favore".

Lo legge compitando le parole lunghe e seguendo con il dito.

"Lo capisci che oltre a dover perdere una serata dalla polizia poi mi tocca anche pagare 151 euro per un giornalino che sicuramente non ti comprerò mai a quel punto?"

Pare che l'abbia capita, anche perché il fratello ramanzina ha ripetuto la partaccia per tutta la strada e anche mentre scartavano i ghiaccioli, fino a che non gli ho detto di piantarla.

Io spero solo che questo cocciutissimo e incazzosissimo figlio mio capisca al piu presto il principio di azione e reazione. E possibilmente a un prezzo più basso di € 151.

E voglio una gelateria buona a distanza di passeggiata. Ma per quella toccherà traslocare di nuovo e ce ne guardiamo bene.

mercoledì 30 giugno 2010

Introspezione e decisioni

Oggi finamente siamo andati con il maschio alfa a parlare con la direttrice della Montessori per concludere tutta la questione cambiamento scuola. E la prima cosa che ci ha detto è stata: fossi in voi aspetterei ancora un anno.

Mi è letteralmente caduto un peso dalle spalle. Avremo un anno per vedere come va la dependance, un anno per i bambini per scendere bene a patti con l'idea, perché è vero che ieri a tavola al giro di raccontarci la cosa più bella e la cosa più brutta Ennio ha detto che la cosa più bella era stata la visita alla nuova scuola, ma immagino che anche per loro è stato tutto troppo inaspettato, troppo veloce, troppo tegola che ti cade in testa. Un anno anche noi per vedere cosa succede.

Ieri hanno guardato i bambini, soprattutto li hanno visti reagire insieme, hanno telefonato alla scuola d'origine per controllare se quello che avevano notato loro corrispondeva ed insieme sono giunti alla conclusione di consigliarci così.

"I bambini separatamente sono molto vivaci, ma il punto non è questo. Il punto è che secondo noi non gli fa bene fare un anno nella stessa classe, e una classe separata gliela possiamo offrire solo dal prossimo anno. Sono molto focalizzati l'uno sull'altro, e alla fine succede che uno diventa quello dominante che a casa racconta la sua versione dei fatti e quella versione diventa definitiva. L'altro, indipendentemente se sia il piccolo o il grande, non ha più una storia sua".

Che dire, io mi ritengo fortunatissima ad avere avuto tutte queste attenzioni da parte di entrambe le scuole. Data una situazione di partenza, tutti si sono davvero messi ad esaminare il singolo bambino e vedere cosa è meglio per lui.

Nel frattempo ieri pomeriggio mi sono anche vista con la mia psicologa preferita. Con Anna Calogero, che conosco da 15 anni, visto che noi italiani di Olanda prima o poi ci incrociamo tutti, ho deciso di avviare un percorso che mi aiutasse ad uscire da tutte le sfighe dello scorso anno (elaborazione del lutto, mi pare si chiami:-0), ma nel frattempo è diventato un corso di resistenza alla vita. Io sono molto timida e ci vuole poco per azzittirmi, avvilirmi, vergognarmi ecc. e tutto questo oltre a impicciarmi, mi imedisce di stabilire i miei limiti, sia per me stessa che nei confronti degli altri.

Raccontandole di tutto il processo decisionale degli ultimi giorni, mi sono resa effettivamente conto che sto iniziando a reagire diversamente a certe situazioni. Soprattutto nelle discussioni con il capo (ma mi succede un po' con tutti) ci sono delle situazioni abbastanza riconoscibili in cui io non riesco a relativizzare o ascoltare l'altro, ma mi chiudo a riccio, mi sento attaccata, smetto di ascoltare in modo costruttivo.

Stavolta sono riuscita a non farlo, dirò di più, invece di nasconderle ho manifestato le mie insicurezze e questo ha permesso al mio interlocutore di prenderle sul serio. Di trovare insieme una soluzione.

Sul momento magari ho annotato che stava succedendo, ho notato che stavo reagendo diversamente, ma poi in fondo sono andata avanti con la cosa in questione. A posteriori davvero posso dire che in 6 sessioni ho imparato un paio di trucchi che mi aiutano ad aiutarmi. A me sembra fantastico, perché non l'ho fatto prima? Ma molto prima? Ma molto, molto prima? Quanti anni ed energie sprecati, ma vabbé, questo è. Già mi sento fortunata per averlo fatto.

Non sono costretta da me stessa ad essere Wonderwoman. Posso essere una sfigata qualsiasi e già mi va molto bene. E quindi posso ammettere serenamente che anche se sono adesso ancora più convinta che la Montessori possa essere un'ottima scuola con un ottimo metodo per i miei figli (specialmente per quanto riguarda la matematica, che è la loro gioia), tutta questa fretta di decidere con le relative conseguenze di fondo non mi convinceva.

Ognuno ha i suoi tempi e a casa nostra quelli decisionali sono molto lunghi. Questo perché dobbiamo mettere insieme due metodi, quello ellittico mio e quello logico-ordinato del maschio, che in fondo si integrano ala perfezione permettendoci di mettere insieme sia la pancia che la testa. Solo che come tutte le cose che tendono alla perfezione, ci vuole il suo tempo per arrivarci.

Quello che, in modo più ampio, sto cominciando a vedere è che delle volte non sono solo io con i miei riflessi condizionati che tendo a sentirmi attaccata dall'altro. Un paio dei miei interlocutori preferiti hanno anche i loro: uno tende a sentirsi manipolato, l'altra a sentirsi contestata gratis. Scoprire come funzionano questi meccanismi sta permettendo anche a me di ascoltarli meglio ed accoglierli meglio, visto che sono persone a cui tengo.

Ma una delle mie questioni da risolvere era quella dei confini: sto diventando più brava. mi rendo conto adesso che non ho bisogno di tutto e di tutti, che con alcune persone a cui voglio molto bene ma di cui non condivido il modo di crearsi problemi (che poi devono discutere a tutti i costi con me inchiodandomi delle ore) devo semplicemente ridefinire le aspettative e le attività da fare insieme.

Devo chiarire meglio che se una cosa è importante per loro non necessariamente lo è per me, che li ascolto volentieri ma meglio essere consapevoli di questo fin dall'inizio e non aspettarsi da me quello che non posso dare. E che sta a me capire subito dove andiamo a parare e dire fino a che punto posso arrivare io.

Qui si sta prospettando un'estate interessante, decisamente.

lunedì 14 giugno 2010

Il dolore del genitore orfano

Io ricordo di aver scritto un post una volta sui bambini che non ti nascono e Serena di Genitori crescono a suo tempo l'ha letto. Io non sono più riuscita a trovarlo, anche se un po' l'ho cercato e ricordo che in quel periodo e in quell'occasione qualcuno mi scrisse: "se perdi i genitori sei orfano, se perdi un compagno sei vedova e se perdi un figlio? Non sei niente". E l'ho trovata un'osservazione molto saggia, da cui il titolo di questo post.

Poi un pochino di tempo fa Serena mi ha chiesto di scrivere un brano sull'argomento del lutto dei genitori, l'ho fatto di getto altrimenti sapevo che non ce l'avrei fatta, ed eccolo qui, me l'hanno pubblicato da loro.

Io queste donne le devo ringraziare, Serena e Silvia, perché affrontano sempre tanti argomenti che a me come genitore sono utilissimi, perché delle volte mica possiamo tutto stare il santo giorno appresso a Google in cerca di soluzioni per l'acqua calda?

E proponendo per questo mese un argomento per molti doloroso, forse per molte più donne di quanto pensiamo o di quanto lo ammettano loro, hanno fatto una cosa utilissima.

Non dobbiamo aver paura del nostro dolore. È vero che per andare avanti certe volte lo nascondiamo in un armadio profondo, ma a me ha fatto molto bene scrivere e poi rileggere questo post per loro. Mi ha fatto piangere, una cosa che amo e trovo tanto liberatoria, ma che per tanti motivi mi impedisco sempre di fare.

E quindi, carissime, vi ringrazio per il favore che mi avete fatto a farmi cacciare per un attimo dall'armadio il mio fagotto, perché farlo ogni tanto fa bene e mi costringe a guardare con altri occhi alle cose belle che la vita mi ha regalato, ovvero i miei maschi.

lunedì 2 novembre 2009

Non mi ricordo, no, non mi ricordo

Sarà un annetto e mezzo che mi sto godendo davvero profondamente i miei figli. Nonostante il trasloco infinito con tutti gli annessi e connessi, nonostante le varie botte di depressione che ho avuto in pieno inverno scorso (winter-blues) e in piena estate (terremoto-blues).

Secondo me è cominciato un po' prima, quando dopo cinque anni insonni mi sono accorta che riuscivo a dormire ben quattro ore per notte ininterrotte, e quanto questo mi facesse bene. Non tanto a energie recuperate, quanto proprio a lucidità di pensiero ed azione.

Ed il culmine l'ho raggiunto quando Ennio ha imparato a leggere, Orso a fare i giochi da tavolo ed entrambi a giocare a carte. Cavolo, finalmente possiamo fare insieme le cose che interessano anche a me. Tipo cucinare, o spiegarci scientificamente il mondo.

Però, cosa ci facevo io prima? A me sembra che ho passato gli anni in cui erano piccoli a trascinarmi esausta in giro. Non è vero, ovviamente, ballavamo e facevamo tante cose. Ma chissà perché il velo grigio di quella che credo fosse una seria depressione postnatale con Ennio, copre un po' tutto.

9Oh, il dubbio che la mia iperattività e relativa stanchezza, come ho già detto, mi è venuto al secondo richiamo della vaccinazione di orso, leggendo un poster al consultorio che elencava sintomi vari. Tra cui quello della stanchezza, che io mi curavo a vitamine, agopuntura e respiro, am diciamo la verità, non so con quanto successo.

Come mi disse una volta Betta, la mia coach di respiro: checché tu ne pensi sei un'ottima madre e siccome è un ruolo che ti sei suonata e cantata interamente da sola, ti ci trovi proprio bene.

Insomma, io so di essermeli anche goduta questi figli e di averci fatto cose bellissime per loro, anche se trascinandomi tra senso del dovere e senso di colpa perché io proprio non mi divertivo.

Però, quando e dove e perché me li sono goduta, io mica me lo ricordo. Meno male che a volte l'ho scritto. Perché io vivo per interposta pagina scritta, evidentemente.

Tutto questo mi è venuto in mente vedendo negli ultimi mesi alcune amiche fare figli e vedendo come reagiscono a questi neonati. Loro si fanno tante risate. E io?

No, proprio non me lo ricordo.

martedì 13 ottobre 2009

L'Aquila censura Internet come la Cina (forse peggio)

Al peggio non c'è mai fine, come conferma questa mail mandatami da un amico. Adesso gli sfollati alla caserma della GdF all'Aquila non possono neanche collegarsi più a google, Facebook ecc. Peccato perché soprattutto per chi lavora, per gli studenti e per chi per forza di cose da mesi ha tutti gli amici e parenti sparsi ai quattro venti, Facebook è una mano santa. se io non sono clerata ad aprile è stato solo perché grazie a FB mi sono potuta rassicurare sulla sorte di parenti e amici.

certo, il problema di Internet è che nel suo piccolo incrina il trionfo di marketing della comunicazione sul post-terremoto all'Aquila. Io la veridicità della notizia non sono in grado di controllarla subito, ma se non è vero, dati tutti i precedenti, è purtroppo tanto verosimile.

E mi chiedo: ma dopo la genialata della Brambilla di istituire una task force per modificare le notizie sull'Italia date dai media all'estero, a quando una task force per martellare i calli agli sfollati ogni due ore? No, perché davvero, solo questo ancora gli manca.
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Posso controllare la veridicità diSalve a tutti, perché scrivo a tutti quelli che ho in rubrica.

Da giovedì 8 ottobre gli sfollati ospiti della Scuola sottuff. Guardia di Finanza (quindi anche la sottoscritta) hanno avuto la sorpresa di essere tagliati fuori da tutti i social network, da youtube, dai meetups, da molti video presenti nei vari blog, quotidiani online ecc. Hanno usato un filtro che si chiama Fortinet/ fortiguard o qualcosa del genere.
Alla mia richiesta di spiegazioni alla protezione civile hanno addotto una serie di risposte improbabili tipo:
"Sa... bisogna impedire ai bambini che usano i computer della ludoteca di accedere a certi siti. Ma non si preoccupi, ci stiamo lavorando..." oppure, altra perla: " Sa, il server non ce la fa a caricare tutte queste cose e rallenta il lavoro dei soccorritori, quindi abbiamo dovuto intervenire..."
Gli ho spiegato gentilmente che se il loro intento era proteggere i bambini della ludoteca (da che poi, da facebook?), era sufficiente isolare i singoli ID dei singoli computer, e che il server targato G8 è il server più veloce e potente con cui mi sia capitato di navigare, insomma, nessun rallentamento, mai.

A che gioco stanno giocando?

Due ipotesi, tra le quali non saprei scegliere:

1- tagliare fuori gli sfollati residenti qui da ogni tipo di comunicazione immediata (anche nel senso di non-mediata)
2 - qualche raccomandato ignorante, al quale è stato ordinato di isolare i computer dei dipendenti che invece di lavorare perdevano tempo sui social network, ha fatto tutt'erba un fascio e ha isolato TUTTI.

Ci sono persone qui disperate perché non riescono neanche più a lavorare. Il canale di comunicazione dato dai network in certi casi è vitale: pensate che qui 70 persone hanno trovato lavoro (temporaneo) nelle reception tramite un annuncio su FB! Per non parlare degli studenti. Tante cose non si saprebbero in tempo utile senza questi strumenti.

Scusate se vi ho stancato, ma ho bisogno di aiuto.

Per favore, fate girare questa lettera a quelli che pensate possano essere sensibili a quello che accade, e poi, se qualcuno di voi o dei vostri amici conosce un modo per aggirare 'sto filtro, me lo faccia sapere.

Tutti i proxi che ho trovato tramite google sono irraggiungibili grazie a FORTINET!
Che bello!
Sul serio, se conoscete qualche trucco, scrivetemi.
E non vi stupite se non rispondo su FB: non posso usarlo!

Grazie a tutti, e se qualcuno di voi è in grado di fare pressione sulla protezione civile, lo faccia presto, è troppo grave quello che succede...

mercoledì 30 settembre 2009

Idea geniale per la schiena

La mia schiena, poveretta, deve volermi un gran bene perché le faccio cose orribili da quando ho l'età della ragione. Poi ogni tanto mi scuso, vado a farmi la bottarella di pilates, faccio un mutuo al chiropratico. E lei per un po'chiude un occhio.

Anni fa ho persino fatto la Back School. Che serve a poco se ti insegnano che la posizione con cui volti la testa quando fai marcia indietro è assolutamente dannosissima. Vabbé, e allora che faccio, chiamo il carro attrezzi ogni volta che devo parcheggiare? Ma l'ho fatta con Fausto, e chiunque conosca Fausto non può far altro che scuotere la testa e dire: tzk tzk.

Adesso, ecco adesso la povera mi presenta il conto. E me lo presenta pure in ritardo, perché gli ultimi due mesi (se vogliamo stendere un velo pietoso sull'ultimo anno, e anche i 41 precedenti), non ho fatto altro che alzare e spostare scatoloni da un piano all'altro, cercando d rendere un pelo vivibile questa casa.

Poi sono andata a caricarmi e scaricarmi mattoni e piastrelle di cemento. Poi ho tentato di metter mano al giardino, e anche se a volte mi sedevo sullo sgabellino invece di spenzolare in avanti, sempre quello era.

Poi abbiamo avuto il periodo dei mostri nel buio e dell'insonnia, e ogni sera c'era uno gnorpolo addormentatosi nel mio letto da riportare a letto suo (vi dico solo che stamattina presto io e il capo ci siamo incontrati nel letto di Ennio), su per le scale, senza corrimano, che ancora non lo rimettiamo (le scale olandesi, le conoscete no? Pendenze tipo K2 che solo con la piccozza e la bombola di ossigeno, ma preferibilmente un paio di sherpa che ti portino a spalla, si fanno).

Poi a comprar 26 sacchi di terriccio da 30 kg. per il giardino, e caricali e scaricali (e menon male che ancora non li spando, in compenso Orso mi ha sparso psu tutte le piastrelle metà del saccone di concime). Poi arrivano le piastrelle e il pallet non ci passa, quindi me lo lasciano fuori dalla porta. E tutti quei sacchi di carta con dentro cemento e fughe, che faccio, li lascio sotto la pioggia che incombe? Lo sapete quanto pesa un sacco di semento? Hai voglia a usare il carrellino della spesa, non giravano più le ruote dal peso.

Poi con il piastrellista spostare la cassettiera di Molteni, che se c'è una cosa da cui il mobile di marca si distingue dall'IKEA, ditemi quello che vi pare, è il peso specifico.

Insomma, sono tre mattine che appena alzata non posso far niente, neanche respirare a fondo, senza accompagnarlo da urletti di dolore. Specialmente vestire gli gnorpoli, che vogliono si che gli allacci le scsrpe o gli sistemi la canottiera nella mutande o tirar su la cerniera, ma preferibilmente da due metri di distanza e di lato, manco fossi un primate.

Oggi dopo due settimane di assenza mi sono trascinata a yoga, che ho appena iniziato, perché non se ne poteva più. Ha aiutato? Non so, so solo che Nel a un certo punto è andata a prendere una palla e mi ci ha fatto stendere sopra di schiena. Che ha aiutato, non lo nego, ma poi ho anche scoperto che se mi sdraio sulla schiena non ne vengo più su. Sia voltarmi su un fianco qualsiasi che tirarmi su è una cosa superiore alle mie forze.

E, mi lamentavo, pensa che il 15 mi mettono la cucina e poi posso ricominciare a portar giù dal secondo piano e dalla soffitta tutte le cose che ci vanno, in cucina.

Poi mi è venuta un'idea:

Ma se il 16 o il 17, che poi ci sono le vacanze, io mi metto a cucinare che quello mi fa sempre bene, invito tutti, ma proprio tutti, e invece di portare io giù 60 scatoloni ognuno può portarne giù uno, no è che ci divertiamo tutti di più? E riallaccio i contatti con tutta la gente da cui sono scomparsa e, mi dicono, a volte si preoccupano che fine abbia fatto.

"Fallo, io ci vengo" ha detto Nel.

Con una botta solo neutralizzo due pensieri limitanti negativi:

il primo è che la mia schiena non me la perdonerà mai se davvero non la metto un pelino a riposo;

il secondo è: ma tutta la gente che ha mangiato a casa mia gli ultimi 10 anni (dal 1998 al 2008, per essere precisi) dove cavolo erano quest'ultimo anno in cui avrei volentieri accettato qualsiasi invito a pranzo, cena, colazione o merenda, pur di non dovermi inventare per l'ennesima volta un pasto sano e completo con una sola piastra elettrica sempre più zoppicante e un bollitore? E le valvole che saltano ogni due per tre?

Lo so che è un pensiero incattivito e ignorante, ma tanto me lo chiedo comunque. E talvolta non ci dormo su.

Io adesso lo frego, il pensiero negativo, intendo, cucinando una volta ancora per tutti questi stronzi e se non mi svuotano la soffita è meglio che non si facciano più vedere.

O rischiano che davvero gli lancio l'anatema. Non ce lo scordiamo, io so togliere il malocchio anche se non l'ho mai fatto. Cerchiamo di non scoprire tutti insieme se so anche lanciarlo.

giovedì 17 settembre 2009

Lo perdono

Questa donna ha la mia età. Ma ho dovuto leggerlo nell'articolo, dalla foto non l'avrei mai detto.

Da madre la compatisco. Ha due bambine di età intorno a quella dei miei. E ne aveva un'altra più grande, che ha perso.

Per il resto, chi ha un dio farebbe meglio ad affidarsi a lui.

Io per fortuna ho sposato un ateo. E non devo perdonare nessuno perché sono convinta che ognuno si debba perdonare da solo. Che è il solo modo di assumersi le proprie responsabilità.

giovedì 10 settembre 2009

Afflato religioso

Prima che Raperonzolo mi togliesse le parole di bocca stavo rimunginando su tutto il discorso del Vaticano che non vuole l'ora di storia delle religioni, con motivazioni pretestuose.

Vogliamo dirlo invece che in Italia gli insegnanti di religione li nomina il vescovo decidendo da sé se siano qualificati o meno (vi ricordo en passant il mazzo di punteggi, qualifiche e titoli che bisogna avere per poter anche un attimo pensare di poter insegnare in Italia)? Fare di religione una vera materia significherebbe sottrarre alla chiesa questo controllo che ha sulla nostra scuola pubblica.

E visto che sono in malafede, mi viene da dire quanto clientelismo, o quanti stipendi di religiosi che per il voto di povertà rientrano decisamente nelle casse della chiesa andrebbero perduti?

Meno male che i miei figli sono in una scuola pubblica in Olanda e quindi non hanno l'ora di religione. Infatti ieri Orso, andando a scuola mi ha chiesto:
"Mamma, noi però il Ramadan non facciamolo, che non voglio".
"Amore, si farebbe fatica, visto che non siamo islamici, e perché non vuoi?"
"Perché possono mangiare solo di notte".

"E chi sono gli islamici?" si impiccia il fratello.
"Sono quelle persone che hanno la moschea vicino casa nostra, che chiamano il loro dio Allah e alcune delle signore portano un fazzoletto in testa. Come alcune delle mamme a scuola, ma non tutte".
"E perché mangiano di notte?"
"Perché pensano che al loro dio faccia piacere così".

Posso sempre contare su Orso perché mi dica cosa non gli piace. Non appena il gioco si farà duro gli spiego della Quaresima e i fioretti, e ci sistemiamo pure questa.

Però, ecco, il mio punto è che a volersi informare un pelo in modo da poter rispondere alle domande dei figli, e a metterli in condizione di farle le domande, l'ora di religione in fondonnon serve. Tanto siamo noi con quello che facciamo a determinare gli insegnamenti dei nostri figli. ese ci scoccia ripassarcelo noi il catechismo, si può sempre portarli in parrocchia.

Io davvero quest'ora di propaganda cattolica (no, ribadisco, i ciellini al mio liceo ne approfittavano anche per dirti per chi votare, già che stavamo parlando di dio) nella scuola pubblica di uno stato laico proprio non ne vedo l'utilità.

Chissà perché ne vedo invece i danni.

Se fossi costretta a chiudere il blog

Quando ho deciso consapevolmente di metterci la mia faccia sul blog, l'ho forse fatto con la spensieratezza di chi non ha nulla da nascondere. Cioè, intendiamoci, a volte leggo di quelle cose tra le mie blogger anonime preferite, citazioni dal marito per esempio, e sospiro dicendomi che metterci la faccia significa pure che a volte stai attenta a non perderla troppo. È chiaro che mi perdo dei pezzetti di libertà, a volte, per non sputtanare le persone a cui voglio bene o di cui parlo.

Quello a cui non ho mai pensato invece è l'eventualità di dover chiudere il blog perché costretta. Cioè, non posso neanche pensare cosa sarebbe per me doverlo fare. Se qualcuno mi minacciasse, per esempio sui figli, che ne so? Nel frattempo sono meno ingenua e ho scoperto che i pazzi esistono. Cosa li motivi non lo so, ma ci sono e vengono a leggersi quello che scrivo.

Certo, uno adesso può venirmi a dire: ma non essere paranoica, chi vuoi che gliene freghi qualcosa di te e dei fatti tuoi, sei una dei tanti blogger che invece di mettersi in analisi o andare a botte di Prozac, per citare Italian Mom (guai a te se cambi lo slogan), scrivono e si divertono senza fare del male a nessuno. Uno sport innocuo, in fondo. E poi abito ad Amsterdam. Infatti sono tranquilla.

Però ho appena appreso con molta amarezza he un mio amico ha deciso di chiudere il blog perché i soliti ignoti, sempre quelli, che da anni lo insultano ovunque, sui blog degli altri, vantandosi oltretutto di farlo per sport, quello di andare a rompere le scatole sui blog degli italiani all'estero, adesso sono passati alle minacce. Circostanziate. E siccome lui nel frattempo va via da Amsterdam, cambia proprio paese, non ha voglia che lo vengano a ripescare pure lì.

Quanto all'estero bisogna andare per togliersi di dosso gli psicopatici? E questa gente, che vive in Italia evidentemente sotto grandi frustrazioni personali, fino a che punto sono pericolosi?

Cioè, dopo che noi diciamo in tutte le salse che da fuori vedi con chiarezza cosa succede a casa, e adesso il loro grande capo da mesi non fa che dimostrare pubblicamente di essere il mentecatto concusso che è sempre stato, forse gli ha fatto venire il dubbio di non vivere in fondo nel miglior paradiso possibile, visto che a loro personalmente di persona non c'è nessuno che gli porti gnocca e cocaina gratis che non contano niente. E se la prendono con chi gridava da tempo che il re è nudo (e vi assicuro, questo re qui, nudo, non fa un bel vedere).

Ecco, amico mio, io ti ribadisco quello che ho detto. Denunciali. Hai il codice del loro computer e se penso agli orari secondo me ti/ci scrivevano pure dal lavoro. Abbiamo le minacce, perché ti venivano a minacciare anche da me. Materiale per una denuncia seria ce n'è. Perdiamo un paio d'ore, vengo io con te dalla polizia.

Sono d'accordo che non serve a niente. Mica li arrestano. Ma almeno ne rimane traccia in un atto legale. Visto che la legalità ultimamente nel nostro paese è sempre più sputtanata, e visto che anche questo ci ha convinti/costretti ad andarcene, fingiamo di prenderci sul serio. Denunciamoli.

Fingiamo almeno noi che ci crediamo che esiste una giustizia. Perché lo preferisco a chiudere il blog. No, davvero, se qualcuno si permettesse di venire a toccare me o i miei come hanno fatto con te, sono io che andrei a cercarli.

Nel frattempo mi consolo sognando una Liesbeth Salander che me li depili informaticamente. Peccato non ne conosca nessuna.

lunedì 7 settembre 2009

Purtroppo ci stiamo arrivando

C'è un proverbio aquilano che vi italianizzo, che fa:

alla prima pioggia di agosto
riprendi i panni che hai riposto


e ce n'è un altro che dice anche:

All'Aquila per undici mesi fa freddo e per un mese fa fresco.

Ad Aquila sta arrivando l'inverno, in caso vi fosse sfuggito e cosa fa la PC? Finalmente sgombra le tendopoli, ma alla cavolo, fa quello che avrebbe dovuto fare mesi fa, ma alla cavolo, e sta torturando ulteriormente chi ha vissuto come ha vissuto da aprile. Un applauso.

Me lo dicevano alcuni amici, quando mi chiedevo le ragioni dell'apatia del grosso degli aquilano sulle decisioni che si prendevano sulla loro testa: vedrai a ottobre, lì cominceranno i casini grossi quando la gente finalmente si renderà conto alle soglie dell'inverno che finora li hanno presi in giro.

Purtroppo, io non ho mai creduto che si arrivasse a proteste di piazza serie. Si rimarrà ai gesti di disperazione singoli, come quelli che sentiamo in questi giorni, di famiglie che rientrano in case inagibili insieme ai bambini, ormai troppo provate per considerare seriamente i rischi di questa scelta.

Ora, è vero che è stato un anno atipico. Ad agosto invece di far fresco ha fatto un caldo bestia.

Chiedevo ad agosto a un amico sfollato a Barisciano:
"Ma la pioggia di rane l'avete già avuta?".
"No, ma ho decisio di far vaccinare mio figlio contro l'influenza".

Non c'entra niente, dite voi? E allora facciamoci l'elenco delle maledizioni bibliche che sono piovute addosso agli aquilani quest'anno.
1) il terremoto
2) le inondazioni e la grandine
3) l'invasione di cavallette (si, c'è stata pure questa)
4) l'invasione di mosconi e zanzare, quella vabbé, sarà fissa, ma c'è una differenza tra il godersela da casa o da una tenda surriscaldata messa vicino ai campi.

Per quanto riguarda la Tramutazione dell'acqua in sangue (Es7,14-25), è stata sostituita, nel mio caso, dalla trasformazione delle ginocchia in latte ogni singola volta che ho a che fare con la benché minima questione relativa alla ricostruzione in zona (l'ultima è che mia madre che abita nella nostra casa inagibile sarà meglio che si mette l'animo in pace, perché è pur vero che quella è casa sua, ma è intestata a me, io vivo all'estero, ergo non abbiamo diritto al benché minimo aiuto, e i danni strutturali di una casa vecchissima non sono esattamente un lavoretto che ti fai da te nei ritagli di tempo. Persino il progetto, che si paga a percentuale, mi costa troppo. Dopo 4 mesi da bag-lady mia madre se ne andrà - temporaneamente dice lei -dalla sorella in Polonia perché non se ne può proprio più. E qualsiasi cosa io decida di fare con quella casa, posso pagarmi di tasca mia un albergo tutte le volte che voglio venire a vedere come vanno le cose).

Insomma, alle piaghe dell'Aquila ci mancano, a voler essere sofistici, le
tenebre (Es10,21-29), che se però ce le vogliamo vedere metaforicamente ci sono già e da un bel po', e la Morte dei primogeniti (Es12,29-30)(sto facendo 4 scongiuri contemporaneamente, potrebbero prendermi al circo barnum), donde la saggia risposta del mio amico.

E allora la famiglia con due bambine iscritte a scuola e un lavoro che viene buttata via dalla tendopoli e decide di tornare in una casa inagibile e snza gas intanto che gli danno delle certezze, la capisco benissimo.

Ce ne sono abbastanza già di famiglie con bambini che hanno gettato la spugna. A quelli lì, ove dipendenti statali, dategli il trasferimento e mettetegli l'anima in pace. No, perché qui abbiamo chi ci vuole restare che viene sbattuto in giro, e chi non vorrebbe restarci, lo tengono in bilico per questioni lavorative.

Decidetevi una volta che volete fare, e piantatela di piagarli. Che la piaga maggiore è stata tutta nella gestione di questa cosa, e quella grida davvero vendetta a dio. Che però se esiste provvederà lui a rendere pan per focaccia ai responsabili. Che delle volte l'unica fiducia che ti resta è quella nel dio vendicativo del vecchio testamento, ed è brutto arrivare a tanto.

venerdì 28 agosto 2009

La falsa emancipazione dei mariti moderni

Ma quanto spesso succede che noi donne ci sposiamo un uomo convinte che ci assecondi ai fini della sacra parità e divisione dei compiti in famiglia, per poi doverci ricredere amaramente quando facciamo figli che per la maggior parte ricadono sulle nostre spalle, se non per l'esecuzione, sicuramente per l'organizzazione?

Particolarmente sfiduciate, da quello che sento, le donne del Sud Europa che sposano un uomo del Nord Europa, convinte che le lotte per l'emancipazone lì sono già state fatte e che possiamo un attimo riposarci sugli allori altrui.

Vane speranze, lo dimostra questa conversazione che ebbi anni fa con un gruppo di colleghe insegnanti di spagnolo. Tutte, Spagnole o Latinoamericane che fossero, si lamentavano che il marito olandese faceva il pascià e alla fine, quelle che rientravano alle 19 di corsa dal lavoro e gli toccava pure cucinare e mettere i figli a letto, e se si lamentavano (erano tutte free-lance), il marito al massimo rispondeva: eeh, ma se lavori così tanto e ti stressi, dovresti forse ridurre le ore.

Non: se io rientro alle 18 forse posso mettere almeno a bollire l'acqua, o sbucciare le patate, o riprendere i bambini dal doposcuola e intanto fargli fare il bagno. Non: apparecchiare. in genere li ritrovavano davanti alla TV.

E già questa è una situazione talmente tipica e ha una marea tale di sottotitoli che forse facciamo prima a elaborarla nei commenti.

"Ecco, si lamentavano, ho fatto di tutto per non sposarmi un latino e con questi gringo mi ritrovo punto e accapo. Anzi, pure peggio, perché le madri olandesi non gli hanno manco insegnato a cucinare o apprezzare le cose buone e si lamenta pure".

Tutte, tranne una: la più giovane. Che sorprese tutte dicendo:
"No, a casa io e il mio ragazzo abbiamo questo accordo che il primo che rientra cucina, e siccome lui torna prima di me almeno quelle 2-3 volte alla settimana, diciamo che ci siamo divisi".

Tutte strabiliate che la guardavano con gli occhi di fuori. poi qualcuna le chiese:
"Ma lui sa cucinare bene?"
"No, è spaventoso, ma è il principio che conta. e da quello non si deroga".

Ecco, quella ragazzina lì ci aveva capito tutto. Non aggiungo commenti (fatemeli voi che poi apriamo un dibattito). Io devo andare a svegliare le belve e fargli fare colazione (e non c'è latte). Il pranzo per scuola è già pronto, quest'estate abbiamo deciso (ho deciso e comunicato) che diventa un progetto di Berend, compreso l'approvvigionamento.

Non è ancora il contenuto ideale, manca la frutta o la verdura, e manca il colloquio con i clienti sui loro desideri del momento che sono sempre in fluida evoluzione, e il termos glielo faccio pur sempre io, ma è il principio che conta. Intanto l'impresa si avvia, il controllo qualità fa ancora a tempo a venire.

Ma è una cosa grande e bellissima che non debba farlo io, mi dà giusto quella calma in più al mattino che mi permette di svegliarli in dolcezza, coccolarli e farli uscire di casa non dico sempre contenti, ma un po' sereni si. Che oggi è grigio, piove e sono 16 gradi.

Nella mia esperienza empirica e con le geremiadi che nel corso degli anni ho sparso per il mondo e ho raccolto da altre, posso solo due due cose (che sono due, ma poi mi sfuggono di mano).

1) La costanza funziona. Non ti evita un eventuale divorzio ma funziona. Cosa fa infatti la moglie olandese? Insiste.
"Amore, allora i piatti li lavi tu mentre io vado a fare la spesa e poi cucino".
"Si".
Torna. "Amore, eravamo d'accordo che i piatti li lavavi tu".
Va in bagno. "Non posso cucinare se non lavi i piatti, e poi eravamo d'accordo".
Lui esce a portare a spasso il cane, che la povera bestia deve proprio, non si può.

A quel punto lei o cucina per tutti ma non per lui e quando torna lui con il cane può lavare i piatti e cucinarsi. O se ne va a mangiare fuori. O gli fa un cazziatone e lo manda a dormire sul divano.

Ma lo fanno perché gli viene facile? Perché si divertono? Perché non si incazzano? No, per il principio e ammiro la loro costanza. Ma se dovessi fare così io perderei il rispetto di me stessa e di mio marito. Siamo insieme anche per rilassarci e i piatti qualcuno un giorno li laverà.

La morale della favola è che se i mariti nordici aiutano in primo luogo è perché sono costretti, dagli accordi interni che qualcuno si ricorda di fargli rispettare, dall'idea che la parola è la parola e se una volta dici che farai una cosa, poi hai da solo il senso di colpa se non lo fai. E perché quacuno quel senso di colpa te lo ricorda, che è il fondamento del calvinismo in tutte le sue salse.

(Tanto gli stronzi, gli egoisti e gli sfaticati, maschi e femmine, esistono a nord e a sud e chi vuole se li sposi pure).

Con noi italiani funziona il senso della vergogna. Non è che ci vergognamo di fare o non fare qualcosa, ci vergogniamo se si viene a sapere. E allora, con il contesto che il vero uomo sta al bar e la moglie cucina e lava i piatti e gli stira le camice, lo strato di parità in base al quale forse è giusto, se si lavora in due, dividersi i compiti, è ancora troppo sottile.

Le mie zie, una che si lamenta del fatto che il figlio aiuti in tutto la moglie mentre ai suoi tempi non esisteva (figlio poco più vecchio di me) e l'altra che era orgogliosa di non aver insegnato ai figli a fare nulla in casa perché non era giusto che le nuore si trovassero il piatto pronto e avessero la vita facile (figlio poco più giovane di mio padre), le ho sempre avute come esempio davanti agli occhi, e in una situazione così, che speranza di evoluzione c'è? (l'evoluzione, minima, c'è, ovviamente, ma se ci vuole una generazione per non cambiare le madri, mica possiamo poi contare sui figli? Siamo madri, stiamo attente all'esempio che diamo ai nostri figli. Delle volte la nostra emancipazione è più necessaria per loro che per il nostro comodo).

E le regole e la quotidianità sono ancora troppo noiose perché chicchessia si diverta a farlo sempre, per puro senso del dovere. (Si, poi ci sono quele mie amiche e mio marito che se la casa è in disordine non riescono a rilassarsi, ma è un problema loro, qualsiasi buon analista può risolverlo).

2) Però, se poi alla fine ci mettiamo d'accordo sui lavori da fare e chi li fa, bisogna accettare che l'altro li faccia a modo suo, senza star sempre a criticare. Altrimenti gli si dice: brava/o, allora la prossima volta fallo tu che lo sai fare meglio.

E in questo, e soprattutto in questioni di figli, le madri hanno standard molto diversi dai padri. O accettiamo i loro standard, purché se ne assumano le conseguenze (se metti male un pannolino al bambino e questo smerda il lettino, gli fai il bagno, lo cambi, gli cambi il letto e lavi le lenzuola e vedrai che la prossima volta ci stai attento. Stirare l lenzuola, se è una nevrosi della madre, lo faccia pure lei).

Il problema nel mio caso è che mi sono sposata un mammo, e poi quando si è rimesso a lavorare, mi sono ritrovata un manager, poco in casa. Perché, lo dicevo nel diario del neopadre, i padri valutano il proprio contributo alla crescita dei figli e al benessere della famiglia in termini di occasioni future: se faccio carriera adesso, fra 10 anni ho i soldi per mandare mio figlio in America all'università. Se ho più soldi, sto davvero facendo il bene della mia famiglia.

Il periodo che davvero ero sfinita dalla combinazione ragazza madre dal lunedi al venerdì-lavoro-varie ed eventuali, e che ero pronta a divorziare se il capo non mi fosse venuto incontro, non tanto (ma anche) dal punto di vista pratico, ma almeno con il riconoscimento che mi stavo facendo un culo triplo e dimmi almeno brava, ce l'ho avuto. Sapevo anche che ero una lagna e che non era costruttivo, quindi mi sono sfogata da matti con fantasie di divorzio e trasloco, e lamentandomi con le amiche nella stessa barca. funziona, basta che poi si faccia anche il passettino in avanti e si cambi qualcosa nel quotidiano. (All'amica M. è bastato il corso di flamenco, senza deroghe lui a casa con la bambina e lei a flamenco il mercoledi sera).

Non che rientri a casa quando ho appena finito la lotta libera delle tre ore di punta: ritirali dall'asilo, cerca le scarpe, trascinali fuori dal castelletto in cui giocano, vestili, trascinali di peso a casa urlanti sotto la pioggia, vacci a fare la spesa 3 km. più in la con la bici carica di bamini e buste e il vento contro, cucinagli, litiga per farli mangiare, se hai la vocazione al martirio fagli il bagno sorvegliandoli a vista che sono troppo piccoli, mettili a letto, rimettili a letto, promettigli il mondo purché non ti costringano a dargli il valium, urla ancora un paio di volte, e in quel momento rientra il re della casa, e io esulto, perché a me davvero commuove vederlo rientrare, finalmente la mia giornata ha uno scopo, e lo vedo che annusa sospettoso, si guarda criticamente in giro, entra in cucina, vede il macello di piatti e roba in giro, sospira e si incazza perché io metto tutti i piatti da lavare nel lavandino in ammollo in attesa di tempi migliori e quindi lui il lavandino non può usarlo.

E alle mie rimostranze dice: vabbé, se non ce la fai li mettiamo un giorno in più al nido. No, io non voglio un giorno in più al nido, voglio che una o due mattine alla settimana mi aiuti a vestirli e portarceli, e una o due sere alla settimana li rirpendi mentre io cucino e mi aiuti a metterli a letto. così posso anche essere meno sfinita, fare il mio lavoro e quando li ho in casa godermeli un momento, non solo piangere per la stanchezza.

Delle volte leggo delle cose di Elastigirl che mi risvegliano immediatamente tutto il trauma di quegli anni. e pure io volevo/voglio il terzo fglio e mia madre mi chiedeva se lo volevo davvero o se volevo un attimo la considerazione e le coccole per lo stato di gestante e puerpera. La mia santa madre, mi tira scema, ma se non ci fosse stata lei di tanto in tanto.

Perché non ho fatto due figli per tenerli costantemente all'asilo, voglio anche portarli allo zoo, farli giocare con gli amichetti e dargli un po'di vita fuori da quel parcheggio senza stimoli che era il nostro nido all'epoca. in cui l'unica cosa che mi sentivo dire da maestre non formate pedagogicamente ma munite di check-list alla cavolo era che i miei bambini avevano ritardi linguistici e disturbi comportamentali perché giocavano preferibilmente da soli, visto che quando parlavano italiano gli altri non li capivano e li ignoravano.

Ecco, l'ho buttato fuori, questo è il riassunto di 6 anni in una casa-ufficio spalmata su 5 piani e mezzo e due bambini portati in braccio e in bici sotto la pioggia ovunque. Poi mia madre che delicatamente mi suggeriva che forse se io il weekend invece di sparire per andare a fare teatro, era meglio se restavo a far compagnia a mio marito e costruire un dialogo. Ma se io non avevo il teatro da mo che ero in una prigione psichiatrica per omicidio. Altro che dialogo.

Conclusione: se ne esce, ne siamo la prova vivente. Il dialogo, se non riesci a renderlo esplicito si fa da sé implicitamente. In fondo sia io che il capo siamo sposati con l'unica persona con cui riteniamo sia bello invecchiare, gli amici che hanno divorziat per incomprensioni e stanchezza quando i figli erano piccoli li abbiamo avuti prima di far figli noi e ce li siamo sempre tenuti come esempio. Non abbiamo mai tirato troppo la corda, e se uno dei due lo faceva, l'altro si arrangiava per rimetterla a un livello che gli andava bene.

E io mi rifiuto di dirgli ogni trenta secondi cosa non ha fatto che aveva promesso. Mi incazzo, mi costa energie, ma so che lo fa anche lui altrettante volte, e fare la predica a basso continuo mi costa ancora più rabbia ed energie.

Ho rivendicato una volta il mio diritto al caos, abbiamo preso una signora che una volta alla settimana spala gli strati principali di letame, ma mi gestisco i figli come voglio io e per il resto si tratta e si prendono accordi, nel miglior stile nordico. Che poi verranno attuati nello stile italico, e il signore ci sta dando a entrambi una grande pazienza.

Se però qualcuno ha idee per migliorarci, melo dica, che tutto è migliorabile nlla vita.

martedì 25 agosto 2009

Io lo so che rompo...

... ma a voi sembra normale che per indicare la vittima di un accoltellamento Repubblica dica per due volte di seguito l'omosessuale?

Cioè, se un pirata della strada mette sotto una signora che attraversava la strada carica di buste della spesa, a voi sembra normale che si dica: "l'acquirente è ancora in prognosi riservata" oppure "l'avvocato dell'acquirente ha comunicato alla famiglia"?

Cioè, io mi devo rallegrare che questo criminale qui, dopo che lo avevano lasciato a piede libero, però alla fine a caua delle proteste e indignazione pubblica, decidono tutto sommato di arrestarlo? Lo condanneranno? O lo rimettono agli arresti domiciliari?

Le parole contano. Finché continuiamo a trattare gli omosessuali (ma potrei dire stranieri, potrei dire donne, potrei dire altre cose) come una categoria a parte, contribuiamo ad incoraggiare i pazzi che ammazzano la gente in quanto categporia, non in quanto persone.

E Repubblica, che di parole vive, dovrebbe saperlo. O potrebbe pensarci.