Il taxi che vorrei ce l' ho a Cracovia. L' ho scoperto negli anni in cui ci abitava mio fratello. A Cracovia le compagnie di taxi oltre ad avere il numero di telefono facile, offrono una tessera di fidelizzazione. Con quella, se prenoti telefonicamente, non solo ti fanno lo sconto soci, ma ti offrono un sacco di carinerie, sanno chi sei, dove vai, che fai.
Un tassista mi raccontava di una signora che era rimasta chiusa in casa, perché il marito uscendo aveva automaticamente chiuso una serratura di sicurezza uscendo, che si poteva aprire solo dal di fuori, e la centrale le ha mandato un tassista che ha raccolto al volo la chiave lanciata dalla finestra, è salito nel palazzo e le ha riaperto. O gli anziani che si fanno mandare a prendere le medicine in farmacia.
A Cracovia, dove davanti casa di mia madre il posteggio taxi è più vicino della fermata dei mezzi, quando siamo in 3 o in 4 conviene rispetto all' andare in centro con il tram. Se i tassisti fossero meno stronzi converrebbe anche ad Amsterdam, dove in certi punti i mezzi neanche arrivano.
A Cracovia quell' anno che prenotavo con la tessera di mio fratello, manco dovevo finire di dire l' indirizzo, lo sapevano. E a me con i tassisti polacchi mi piace parlarci.
"Signora, ma mi sbaglio o lei ha un accento straniero?"
"Si, in realtà sono italiana".
"Ah, ma allora è per caso parente di quel signore che viaggia con noi che ha l' agenzia viaggi in via X?"
"È mio fratello, allora lo conosce".
"Non mi dica più niente, ho capito dove deve andare" (non mi ricordavo l' indirizzo e avevo iniziato a dare indicazioni approssimative).
"Perché suo fratello un periodo lo andavo sempre a prendere all' indirizzo Y, ma ha traslocato?"
"Si, lì era casa di mia nonna, adesso abita a Z".
"Ah, ma adesso che mi ricordo allora ho conosciuto anche sua madre, a quell' indirizzo lì".
Insomma, erano tempi precedenti alla normativa sulla privacy, ma se fossi stata la moglie gelosa e un po' furba di mio fratello avrei saputo in men che non si dica tutti i posti dove si andava ad ubriacare, visto che è dopo cose del genere che ti conviene prendere un taxi.
Che poi, una dritta utile, a Cracovia se vai a o vieni dall'aero[porto ti chiedono se vuoi passare per la tangenziale o la via normale, e uno pensa: "per la tangenziale faccio prima". Si, ma per 300 metri che esce fuori zona e poi ci rientra, paghi una tariffa superiore. Questo, inutile dirlo, me lo sono fatta spiegare da un tassista.
Bella cosa, l' abbonamento. Io non capisco perché gli olandesi che sono tanto furbi non si inventino anche loro una roba del genere. Perché se io potessi pagare i taxi un po' meno e potessi prevedere un po' in anticipo quanto mi costano e chi mi carica, quanto sarebbe una bella cosa, li userei molto di più.
E se avessi l' abbonamento, potrei anche andarmi a far prendere i bambini da scuola in situazioni di emergenza, tipo sei bloccata in tangenziale e il doposcuola sta per chiudere. O una volta che mi è morta la macchina mentre stavo per uscire e ho dovuto prenderlo lo stesso perché in ritardissimo, ho pagato una corsa doppia mentre a me ne serviva una singola.
Un' altra volta che stavo male, ricordo nel delirio di aver avuto l' intuizione geniale: ho chiamato il doposcuola, chiesto se c' era qualche genitore che conoscevo e di passarmelo. Ho chiesto al genitore in questione, spiegando la situazione, se mi faceva la carità di chiamare un taxi, caricarci i bambini sopra (4 e 6 anni all' epoca), rassicurare il tassista che ero sulla porta di casa ad aspettarli con i soldi e dargli indirizzo e mio telefono, ed è andata benissimo. Ovviamente se esistesse come prodotto ad hoc non dovrei contare sugli amici che capiscono che voglio e mi caricano i figli a bordo, basterebbe farsi dare dalla centrale il codice del tassista, comunicarlo al doposcuola dandogli l' autorizzazione per telefono, e via.
Ora un po' di taxi e tassisti stronzi li ho beccati a Roma, ma anche ad Amsterdam. Secondo me è questo uno degli effetti della iberalizzazione che si scateneranno ancora di più. La liberalizzazione qui c' è stata qualche anno fa, prima quando hanno autorizzato una seconda compagnia di radiotaxi e c' era la discussione se potessero usare i posti dell' altra (parlo di quando alle fermate dei taxi c' era ancora un telefono da chiamare si ti serviva una corsa).
Veramente ci sono state storie di gruppi di tassisti che si mettevano a menare i concorrenti, o gli andavano a sbattere addosso, o tentavano d buttarli fuori strada. Gli argomenti erano gli stessi di adesso in Italia e la licenza è la mia pensione e ho fatto un mutuo per comprarla, eccetera. Non so come il comune abbia risolto, con qualche forma di compenso credo. Comunque alla stazione è sempre il selvaggio west, c' è stato un periodo che c' erano un vigilante e uno spartitraffico messi apposta per regolare l' ordine di salita, certe volte saltellavi da un taxi all' altro prima di capire chi era quello che aveva diritto a partire per primo.
Fatto sta che da allora i prezzi sono aumentati, i taxi pure e se sali su uno che non appartiene a una compagnia riconosciuta, ti capita di tutto. Gente che non parla inglese ma spesso neanche olandese, i giri fatti apposta per perderti, il tassametro spento ' per sbaglio', la ricevuta che non hanno il blocchetto, tutti i classici motivi per cui uno evita come la peste di prender taxi se solo può. il tassista che sei in ritardo e disperata e si rifiuta di prenderti perché è troppo vicino e perde il posto alla stazione dove gli può capitare il turista pollo da spennare. L' ho denunciato allo sportello apposta.
Io ad Amsterdam mi difendo in due modi: innanzitutto cerco di prendere solo i taxi 7x7, ovvero la compagnia TCA che ha come numero di telefono 020-777 77 77. Ho fatto un paio di volte dei reclami o segnalazioni e mi hanno risposto sempre molto correttamente, mi ha chiamato il capo in persona con il suo bell' accentone locale e gli ho spiegato che non mi puoi far pagare una corsa 30 euro senza darmi la ricevuta da scaricarmi e fare storie se insisto. Purtroppo non avevo avuto la presenza di spirito di segnarmi il numero del tassista, per l' incazzatura, ma la ricevuta me l' hanno spedita comunque. E mi ha suggerito di prendere sempre nota del numero del taxi perché conviene anche a loro che chi è scorretto venga ripreso.
Cosa che avrei dovuto fare una volta che per la fretta e il ritardo ho preso un taxi per l' Hilton, un tragitto che dalla stazione in quel periodo facevo spesso (oh, ci quasi abitavo all' Hilton all' epoca) e mi spara 25 euro per un tragitto che normalmente costa sui 16. Alla mia domanda mi spiega che è perché lui ha l' auto da 6 posti. Eh, ma io sono sola, mica te l' ho chiesta, sono stata costretta a prendere il primo taxi alla fermata della stazione.
Da allora, specie se è di sera, anche se devo prendere un taxi dalla stazione, chiamo il 7x7 e gli chiedo di caricarmi lì accanto, perché proprio a causa della proliferazione selvaggia di tassisti non professionali, i tassisti del TCA, che ha un controllo interno e sono corretti, non fermano volentieri alla stazione proprio per via dei colleghi scorretti che ci stanno. Quindi o attraverso e li cerco alla fermata davanti all' Hotel Victoria, o mi cerco un punto in cui aspettare e me lo faccio mandare.
Ma onestamente, il taxi che vorrei è un mini-taxi o un mamma-taxi.
Il mini-taxi è una smart o tipo una Peugeot 107: la maggior parte delle corse in città sono fatte da una persona sola e senza bagaglio, quindi una macchina piccola costa di meno da comprare e ammortizzare e meno di consumi, deve per forza riflettersi nel prezzo della corsa.
Il Mamma-taxi invece la vedo come un' estensione del concetto dell' auto condivisa, ovvero auto non di lusso con autista donna e abbonamento in modo da conoscersi tra società e utente. Utile per spedire i figli a qualche attività dove tu stessa li scaricheresti davanti al cancello per poi venirteli a riprendere dopo, per le donne che la sera preferiscono un autista più rassicurante dell' energumeno tatuato che non parla olandese e risponde a grugniti, per gli anziani che devono andare dal medico ma nessuno dice che lo debbano fare in mercedes. Insomma, il servizio che alle famiglie di solito procura la vicina gentile o la mamma appunto, che non lavora fuori casa, a un prezzo più ragionevole. E anche per le signore autiste l' abbonamento consente di sapere chi si caricano a bordo, perché il sistema reclami funzionerebbe in due direzioni. Il passeggero molesto viene estromesso dal servizio.
E non ci dimentichiamo che invece di pagare ogni volta, capire se ho i soldi o se dobbiamo fermarci (a pagamento, ovvio) al bancomat prima e aspettare la ricevuta se te la danno, arriva a casa ogni mese una fattura delle singole corse che ti fai pagare direttamente dal conto.
Il problema è che per come sono le regole adesso, mi spiegava un tassista che studia economia e vuole scrivere la tesi proprio sul suo lavoro, ci vogliono macchine di una certa cilindrata e di un certo tipo per fare questo lavoro. La licenza per la 107 non te la daranno mai. Il che dimostra che finché ci sono i protezionismi di qualsiasi tipo non è possibile inventarsi i servizi a misura delle esigenze dei clienti, non è possibile liberalizzare davvero i prezzi e le regole che si cercano di mettere per garantire un minimo di uniformità spesso sono regole meccaniche.
Allora a me piacerebbe una regolamentazione non per le auto ma per i tassisti. Visto che tutti abbiamo un navigatore più o meno aggiornato e che tutti lo usano (a un tassista giovane e timido che si vergognava di usarlo perché dei clienti lo avevano ripreso e mi aveva spiegato che siccome avevano bloccato un paio di strade grosse per cui non si ricapava, ho suggerito di spiegare ai clienti che lui lo usa per una questione di correttezza e trasparenza in modo che il turista capisca che non sta cercando di fregarlo facendo i giri tortuosi. Perché adesso che i telefonini ce li abbiamo, i sistemi computerizzati di prenotazione auto ci sono, i navigatori anche, perché non usarli per creare un servizio più comodo, invece che più bizantino?
E invece di catalogare le auto cataloghiamo i tassisti. Diamo la licenza a persone simpatiche, che conoscano la propria città, che guidino rispettando le regole del traffico e della umana cortesia, che non ti attacchino pippe contro gli stranieri, contro i tifosi dell' altra squadra e contro il governo. Che parlino se interrogate e che siano gentili con i passeggeri e flessibili nelle richieste, che non si impermaliscano se devo fare meno di 2 km. alla tariffa fissa di € 7,50 e che siano profondamente consapevoli che la mancanza di lavoro non deriva dalle liberalizzazioni, ma dalla brutta immagine del servizio che uno usa solo se proprio non può farne a meno a costo di sbudellarsi.
Datemi un taxi a misura di mamma e vedete se poi non lo prendo con piacere e non lavoriamo meglio e lavoriamo tutti. E se mi copiate adesso l' idea del min-taxi o del mamma-taxi prima che trovo qualcuno a cui venderlo, sappiate che vi passo sopra con la greenwheels. Anche se siete sulle strisce.
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mercoledì 25 gennaio 2012
mercoledì 16 dicembre 2009
Fatture
Il mio peggior difetto è l'amministrazione ballerina. Meno male che ho il capo che ci sta dietro, perché io davvero mi scorderei di farmi pagare ad libitum.
E in linea di massima neanche posso lamentarmi. In 11 anni di attività gli unici buffi grossi davvero me li hanno dati degli italiani, amici tra di loro, tra parentesi, ma, ho scoperto dopo, gente di un genere tanto brutto che ho rinunciato direttamente a discuterci. A mia discolpa ho che ero incinta, labile, e soprattutto concentrata ad offrirli, i servizi, e bene, piuttosto che a farmi pagare. Mi era proprio sfuggito che avevano cognomi molto noti all'antimafia.
Anche per questo devo dirmi fortunata che in genere i miei clienti nuovi sono referenziati. Nel senso che qualcuno che conosce entrambi ci presenta, il che è rassicurante. Ho chiuso con dei settori di attività che mi comportavano uno sforzo amministrativo e un rischio di mancati pagamenti a cui star dietro fino allo sfinimento, perché mi sono resa conto che quello che era il mio margine di guadagno non giustificava i costi e la fatica e bastava un mancato pagamento che ci rimettevo pure.
Lo spiegavo ad un esterrefatto venditore di Pagine Gialle, anni fa, che mi faceva osservare che se non gli pagavo la cifra esorbitante che mi chiedeva, i clienti non sarebbero mai riusciti a trovarmi.
"No, guardi, in realtà il problema delle Pagine Gialle è che mi trovano le persone sbagliate, i clienti che non vorrei. Quelli che non conosco".
Gli devo aver sconvolto il senso batavo traffichino. Ma ci sono clienti che se uno può evita.
Ora, io capisco che il momento è difficile, la liquidità scarseggia, la gente ti paga in ritardo. Io sto davvero con l'acqua alla gola per via degli insoluti. Ma la cosa che mi sconvolge assolutamente è un mio cliente regolare, per carità, e per il quale faccio con piacere lavoretti che un sacco di gente in Italia farebbe pure gratis e che io mi diverto a fare. Dirò di più, mi fa figo dire che faccio quei lavoretti lì per loro. Ma soprattutto mi diverto, ecco.
Però nella mia ingenuità, è una cosa talmente saltuaria che io mi scordo di fatturare, ecco. Così a ottobre gli mando una fattura per gli ultimi due anni, e quello prima rinuncio persino a controllarlo e ci metto una pietra sopra.
Poi mi sono ricordata che altri free lance che lavorano per loro dicevano che come politica hanno quella di tener lì i pagamenti ad aspettare finché non protesti. Il che mi pare una cosa riprovevole, ma mi spiega come gira il mondo al di fuori del mio piccolo buco di professionista con il vizio del perfezionismo, nell' esecuzione, se non nell'amministrazione.
Allora oggi ho chiamato l'amministrazione, che mi fa: ah, si sta ancora qui, la pao al prossimo giro. Quando venerdì. Va bene.
Ho aspettato due anni, posso aspettare ancora due giorni.
Però nel frattempo mi sta venendo il dubbio che dovrei richiamarli e pretendere che me lo paghi oggi. Il fatto è che io la gente con la faccia come il culo la trovo sinceramente disarmante.
Mi sa che forse è meglio che gli faccia un'altra fattura. Quella delle emorroidi, con tanti auguri di un bianco natale. Si accettano consigli e ricette.
E in linea di massima neanche posso lamentarmi. In 11 anni di attività gli unici buffi grossi davvero me li hanno dati degli italiani, amici tra di loro, tra parentesi, ma, ho scoperto dopo, gente di un genere tanto brutto che ho rinunciato direttamente a discuterci. A mia discolpa ho che ero incinta, labile, e soprattutto concentrata ad offrirli, i servizi, e bene, piuttosto che a farmi pagare. Mi era proprio sfuggito che avevano cognomi molto noti all'antimafia.
Anche per questo devo dirmi fortunata che in genere i miei clienti nuovi sono referenziati. Nel senso che qualcuno che conosce entrambi ci presenta, il che è rassicurante. Ho chiuso con dei settori di attività che mi comportavano uno sforzo amministrativo e un rischio di mancati pagamenti a cui star dietro fino allo sfinimento, perché mi sono resa conto che quello che era il mio margine di guadagno non giustificava i costi e la fatica e bastava un mancato pagamento che ci rimettevo pure.
Lo spiegavo ad un esterrefatto venditore di Pagine Gialle, anni fa, che mi faceva osservare che se non gli pagavo la cifra esorbitante che mi chiedeva, i clienti non sarebbero mai riusciti a trovarmi.
"No, guardi, in realtà il problema delle Pagine Gialle è che mi trovano le persone sbagliate, i clienti che non vorrei. Quelli che non conosco".
Gli devo aver sconvolto il senso batavo traffichino. Ma ci sono clienti che se uno può evita.
Ora, io capisco che il momento è difficile, la liquidità scarseggia, la gente ti paga in ritardo. Io sto davvero con l'acqua alla gola per via degli insoluti. Ma la cosa che mi sconvolge assolutamente è un mio cliente regolare, per carità, e per il quale faccio con piacere lavoretti che un sacco di gente in Italia farebbe pure gratis e che io mi diverto a fare. Dirò di più, mi fa figo dire che faccio quei lavoretti lì per loro. Ma soprattutto mi diverto, ecco.
Però nella mia ingenuità, è una cosa talmente saltuaria che io mi scordo di fatturare, ecco. Così a ottobre gli mando una fattura per gli ultimi due anni, e quello prima rinuncio persino a controllarlo e ci metto una pietra sopra.
Poi mi sono ricordata che altri free lance che lavorano per loro dicevano che come politica hanno quella di tener lì i pagamenti ad aspettare finché non protesti. Il che mi pare una cosa riprovevole, ma mi spiega come gira il mondo al di fuori del mio piccolo buco di professionista con il vizio del perfezionismo, nell' esecuzione, se non nell'amministrazione.
Allora oggi ho chiamato l'amministrazione, che mi fa: ah, si sta ancora qui, la pao al prossimo giro. Quando venerdì. Va bene.
Ho aspettato due anni, posso aspettare ancora due giorni.
Però nel frattempo mi sta venendo il dubbio che dovrei richiamarli e pretendere che me lo paghi oggi. Il fatto è che io la gente con la faccia come il culo la trovo sinceramente disarmante.
Mi sa che forse è meglio che gli faccia un'altra fattura. Quella delle emorroidi, con tanti auguri di un bianco natale. Si accettano consigli e ricette.
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martedì 29 settembre 2009
Un ragionamento che non fa acqua
Posso plaudire al comune australiano che ha messo al bando l'acqua in bottiglia?
Dico la verità, a me una bollicina moderata piace. E l'acqua nelle bottiglie di vetro pure. Ma la plastica la considero da sempre un male necessario, e quest'estate che eravamo al mare, e si faceva la raccolta differenziata, e la casa aveva l'autoclave quindi l'acqua del rubinetto era meglio non berla e dopo 4 giorni ho dovuto portare giù un quantitativo scandaloso di bottiglie, ho detto basta e mi sono comprata la brocca filtrante Brita.
L'acqua ha un sapore ottimo, la uso sempre, soprattutto per bollitore e caffettiera, che anche il caffé è meglio con l'acqua filtrata. E Simona si è comprata l'apparecchietto per le bollicine, che funziona bene anche quello.
Ricapitolando, con l'acqua che una famiglia beve in un mese ti compri la brocca con il filtro, che ti filtra un sacco di cose, alla faccia di chi dice che l'acqua degli acquedotti non sarebbe buona. Ogni 5 settimane ti cambi il filtro, che è si pattume, ma nulla in confronto alle bottiglie di plastica.
E poi vuoi mettere la diossina che non ti bevi quando in estate i pallet di bottiglie stanno in un parcheggio sotto il sole cocente?
La mia più grossa sopresa l'ho avuta all'Aquila anni fa. L'Aquila, che si chiama così perché viene da Acculae, un posto ricco di acque, ha acque buonissime, la migliore si dice che sia quella della fontanella alla Villa.
Bene degli aquilani bevevano acque in bottigliate altrove perché secondo loro quella aquilana faceva venire i calcoli. I calcoli? Ma sai quanto ci possono mettere i calcoli a farsi intanto che bevi acqua? Hai voglia. Contemporaneamente, a mia madre che i calcoli li aveva, consigliavano la Santa Croce, un'acqua locale.
A casa mia si chiama l'arte dei pazzi. E l'acqua di casa ti evita di trascinare dentro quei pacchi pesantissimi di bottiglie e riportar fuori i vuoti.
Non so voi, per me questo è l'argomento definitivo. I venditori di prodotti minerali e derivati dal petrolio urlano vendetta, ma vedi che sono i più bravi a riciclarsi.
Adesso aspetto il divieto al consumo e la vendita di aria fritta, che anche quella va molto di moda.
Dico la verità, a me una bollicina moderata piace. E l'acqua nelle bottiglie di vetro pure. Ma la plastica la considero da sempre un male necessario, e quest'estate che eravamo al mare, e si faceva la raccolta differenziata, e la casa aveva l'autoclave quindi l'acqua del rubinetto era meglio non berla e dopo 4 giorni ho dovuto portare giù un quantitativo scandaloso di bottiglie, ho detto basta e mi sono comprata la brocca filtrante Brita.
L'acqua ha un sapore ottimo, la uso sempre, soprattutto per bollitore e caffettiera, che anche il caffé è meglio con l'acqua filtrata. E Simona si è comprata l'apparecchietto per le bollicine, che funziona bene anche quello.
Ricapitolando, con l'acqua che una famiglia beve in un mese ti compri la brocca con il filtro, che ti filtra un sacco di cose, alla faccia di chi dice che l'acqua degli acquedotti non sarebbe buona. Ogni 5 settimane ti cambi il filtro, che è si pattume, ma nulla in confronto alle bottiglie di plastica.
E poi vuoi mettere la diossina che non ti bevi quando in estate i pallet di bottiglie stanno in un parcheggio sotto il sole cocente?
La mia più grossa sopresa l'ho avuta all'Aquila anni fa. L'Aquila, che si chiama così perché viene da Acculae, un posto ricco di acque, ha acque buonissime, la migliore si dice che sia quella della fontanella alla Villa.
Bene degli aquilani bevevano acque in bottigliate altrove perché secondo loro quella aquilana faceva venire i calcoli. I calcoli? Ma sai quanto ci possono mettere i calcoli a farsi intanto che bevi acqua? Hai voglia. Contemporaneamente, a mia madre che i calcoli li aveva, consigliavano la Santa Croce, un'acqua locale.
A casa mia si chiama l'arte dei pazzi. E l'acqua di casa ti evita di trascinare dentro quei pacchi pesantissimi di bottiglie e riportar fuori i vuoti.
Non so voi, per me questo è l'argomento definitivo. I venditori di prodotti minerali e derivati dal petrolio urlano vendetta, ma vedi che sono i più bravi a riciclarsi.
Adesso aspetto il divieto al consumo e la vendita di aria fritta, che anche quella va molto di moda.
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pecunia non olet
martedì 30 dicembre 2008
La pensione di cittadinanza nei Paesi Bassi
La pensione di base nei Paesi Bassi non è legata a un passato lavorativo, ma alla residenza nel paese. Peccato sia bassa, ma meglio di niente. Però questo significa che nella propria vita lavorativa bisogna farsi subito l'integrazione, una cosa a cui non pensa mai nessuno finché è giovane.
Gli olandesi perché, ancora per poco, hanno fiducia nello stato che gli organizza tutto (e non capiscono che quando il nostro premier parla di "responsabilità individuale"sta parlando di questo). Poi, essendo in questo paese tutto organizzato dalle banche,m stai pur sicuro che prima o poi ti vengono a proporre un portafoglio di investimenti, titoli, combinazioni complicate, il cui rischio si appura solo quando ti accorgi che con la crisi erano soldi di carta. (Per dire, il regalo di Natale dei suoceri, che stanno pure bene e tanto, e continuano a lavorare anche da pensionati, quast'anno era quasi dimezzato).
I non olandesi perché non ci pensano. Conosco datori di lavoro che hanno la faccia di dire alla gente: tanto ti ci paghiamo i contributi, ma sono solo quelli obbligatori, che rendono poco o nulla. Uno però fa riferimento ad altri sistemi pensionistici e pensa di stare a posto. di titoli, secondo me se ci crediamo, crediamo soprattutto ai BOT.
Allora, intanto spieghiamo come funziona e a che cifre dà diritto la base, che ti darebbero comunque senza i bollini. Chiunque sia stato residente nei Paesi Bassi dai 18 ai 65 anni di età ha diritto alle attuali cifre:
€ 686,78 a testa chi è sposato o ufficialmente convivente, quindi: 1373,56
€ 1.001,94 chi è single.
Quindi, io che ho cominciato a lavorare qui nel 1994, prendo da sola € 540 e con il capo 1226 virgola. Anche se avessimo la casa gratis, solo di spese, tasse varie e assicurazioni mi sa che non ci arriviamo tanto comodi. Magari è la volta che dimagriamo.
I bollini degli anni che ho lavorato da dipendente mi danno un altri 6 euro al mese (ogni tanto mi mandano un aggiornamento, per tenermi contenta. Mi rallegro ogni volta. Nel senso che mi metto a ridere).
I bollini del capo sono una roba complicata di suo, aggiungiamoci che ha avuto 4 datori di lavoro diversi e ogni volta un regolamento nuovo.
Ecco, sono contenta di essermi comprata la casa, fra 30 anni ne riparliamo. Mi consolo pensando che come libera professionista posso continuare a lavorare fino a che sono in grado, mi preoccupa l'idea di avere incidenti di percorso che me lo impediscano.
Per carità, le sicurezze sociali in questo paese esistono un pochino più che in Italia. starei per dire: di fame non muoio di certo.
Poi mi sono ricordata che negli ultimi anni le banche del cibo e l'esercito della salvezza hanno constatato un aumento enorme di povertà nascosta e di clienti che senza anche il loro piccolo aiuto non ce la farebbero. Allora mi trattengo dal dirlo. Anche in Olanda si può patire la fame, o mangiare tamente male da rovinarsi la salute.
Chi riceve questi aiuti? Per lo più si tratta di famiglie monoparentali che vivono del sussidio di disoccupazione, cosa che accade spesso se hai figli piccoli, nessuno che te li guardi, e qualifiche professionali per cui la sottrazione: tuo stipendio - asilo e/o doposcuola sarebbe tanto più bassa del sussidio di disoccupazione.
Oppure di anziani. Soprattutto quelli che hanno lavorato una vita fidandosi dello stato sociale, ecco, per quelli è un gran brutto colpo. Ma è anche quella una generazione che va scomparendo.
Lo dico per tutti i giovani ottimisti, in particolare i nuovi arrivi da fuori, che per adesso sono entusiasti ed estasiati del mercato del lavoro e la qualità della vita ad Amsterdam rispetto all'Italia o altri posti. Siccome noi non ce l'abbiamo nel DNA il culto per le assicurazioni e i titoli, pensiamoci per tempo e inventiamoci qualcosa. Io per esempio da 10 anni non faccio che dire che dovrei farmi qualcosa. Ho fatto due figli, invece. Spero non sia quella la mia exit-strategy.
Gli olandesi perché, ancora per poco, hanno fiducia nello stato che gli organizza tutto (e non capiscono che quando il nostro premier parla di "responsabilità individuale"sta parlando di questo). Poi, essendo in questo paese tutto organizzato dalle banche,m stai pur sicuro che prima o poi ti vengono a proporre un portafoglio di investimenti, titoli, combinazioni complicate, il cui rischio si appura solo quando ti accorgi che con la crisi erano soldi di carta. (Per dire, il regalo di Natale dei suoceri, che stanno pure bene e tanto, e continuano a lavorare anche da pensionati, quast'anno era quasi dimezzato).
I non olandesi perché non ci pensano. Conosco datori di lavoro che hanno la faccia di dire alla gente: tanto ti ci paghiamo i contributi, ma sono solo quelli obbligatori, che rendono poco o nulla. Uno però fa riferimento ad altri sistemi pensionistici e pensa di stare a posto. di titoli, secondo me se ci crediamo, crediamo soprattutto ai BOT.
Allora, intanto spieghiamo come funziona e a che cifre dà diritto la base, che ti darebbero comunque senza i bollini. Chiunque sia stato residente nei Paesi Bassi dai 18 ai 65 anni di età ha diritto alle attuali cifre:
€ 686,78 a testa chi è sposato o ufficialmente convivente, quindi: 1373,56
€ 1.001,94 chi è single.
Quindi, io che ho cominciato a lavorare qui nel 1994, prendo da sola € 540 e con il capo 1226 virgola. Anche se avessimo la casa gratis, solo di spese, tasse varie e assicurazioni mi sa che non ci arriviamo tanto comodi. Magari è la volta che dimagriamo.
I bollini degli anni che ho lavorato da dipendente mi danno un altri 6 euro al mese (ogni tanto mi mandano un aggiornamento, per tenermi contenta. Mi rallegro ogni volta. Nel senso che mi metto a ridere).
I bollini del capo sono una roba complicata di suo, aggiungiamoci che ha avuto 4 datori di lavoro diversi e ogni volta un regolamento nuovo.
Ecco, sono contenta di essermi comprata la casa, fra 30 anni ne riparliamo. Mi consolo pensando che come libera professionista posso continuare a lavorare fino a che sono in grado, mi preoccupa l'idea di avere incidenti di percorso che me lo impediscano.
Per carità, le sicurezze sociali in questo paese esistono un pochino più che in Italia. starei per dire: di fame non muoio di certo.
Poi mi sono ricordata che negli ultimi anni le banche del cibo e l'esercito della salvezza hanno constatato un aumento enorme di povertà nascosta e di clienti che senza anche il loro piccolo aiuto non ce la farebbero. Allora mi trattengo dal dirlo. Anche in Olanda si può patire la fame, o mangiare tamente male da rovinarsi la salute.
Chi riceve questi aiuti? Per lo più si tratta di famiglie monoparentali che vivono del sussidio di disoccupazione, cosa che accade spesso se hai figli piccoli, nessuno che te li guardi, e qualifiche professionali per cui la sottrazione: tuo stipendio - asilo e/o doposcuola sarebbe tanto più bassa del sussidio di disoccupazione.
Oppure di anziani. Soprattutto quelli che hanno lavorato una vita fidandosi dello stato sociale, ecco, per quelli è un gran brutto colpo. Ma è anche quella una generazione che va scomparendo.
Lo dico per tutti i giovani ottimisti, in particolare i nuovi arrivi da fuori, che per adesso sono entusiasti ed estasiati del mercato del lavoro e la qualità della vita ad Amsterdam rispetto all'Italia o altri posti. Siccome noi non ce l'abbiamo nel DNA il culto per le assicurazioni e i titoli, pensiamoci per tempo e inventiamoci qualcosa. Io per esempio da 10 anni non faccio che dire che dovrei farmi qualcosa. Ho fatto due figli, invece. Spero non sia quella la mia exit-strategy.
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