venerdì 18 febbraio 2011
Torno, ma riparto
Avrei voluto mettervi la recensione di un'ottimo nuovo ristorante appena aperto da amici, La Vina (la tilde spagnola non so come farla) in Maasstraat 72, che vi consiglio per qualsiasi grade occasione o anche piccola, a pranzo o a cena (menu diversi e cuochi diversi, io comunque ho assaggiato la cena della cuochetta giovane e bravissima, canadese di Vancouver che come tutti quelli che fanno cucina seria ha lavorato già in diversi paesi e posti. Le ostriche favolose. I vini, lasciamo eprdere, ci ho lasciato un patrimonio perché in compagnia di 6 sommelier beoni che hano scolato fiaschi come se piovesse, ma quanto erano buoni quei fiaschi pure loro 9io dovevo anche giudare, infatti ne ho portati a casa 3, di beoni, non di fiaschi).
Jacqueline, la proprietaria è dolcissima e competentissima, Antonino, il braccio destro, vale quanto un ambidestro. Entrambi colleghi sommelier AIS, e che voglia hanno di questa avventura. Antonino che per 23 anni ha lavorato presso un grande albergo, giungendo ala fine a dirigere il ristorante, sembrava felicissimo di ritrovarsi con dei vassoi in mano, anche se l'ho dovuto sfottere chiedendogli se si ricordava come si fa a sparecchiare. Andateci per fatti vostri che merita, e salutatemeli. Io ci porto la mia mamma e l'amica agopunturista che ha lo studio dietro l'angolo a pranzo appena rientro.
A proposito di agopuntura, ho finalmente capito che una delle cosette che da mesi mi da fastdio è sciatica. E ieri alla fine della settimana di corsa e con poco sonno, che ero proprio al limite e con la prospettiva di un giorno intero di viaggio in macchina ho chiamato in aiuto l'amica agopunturista che mi ha trovato un buco libero stamattina. Io odio gli aghi ve l'ho mai detto? Mi faceva più paura l'idea di un'eventuale epidurale che non un parto naturel. ma con lei mi trovo benissimo, anche perché apposta per me prende gli aghi giapponesi che sono invisibili. Ma funzionano, eccome se funzionano. Oggi al momento della chiappa mi sono detta: azzo adesso ricordo quelle penicilline dolorosissime che mi iniettavano da piccola. Ma niente di che, un pizzichino.
Poi alla fine la disgraziata mi fa: ti faccio vedere uno degli aghi che ho usato. E mi tira fuori una bestia di 10 cm. Io meno male che ero sdraiata di pancia o svenivo.
"Quello che hai sentito era l'ultimo pezzetto, e mi indica a mezzo cm. dall'impugnatura".
Adesso ci credo che il nervo sciatico sta molto in profondità. Però non ho più male quando salgo le scale e rispetto a ieri sera è un miracolo dell'agopuntrice. Se aveste bisogno in mia assenza, anche lei la trovate qui: http://www.bayat-acupunctuur.nl/. Parla inglese, francese e farsi, oltre all'olandese.
Infine vi avrei voluto dire della serata in cui abbiamo recitato per la Dante di Amsterdam (mercoledì sera) e in particolare del Caronte che mi viene tanto bene, tutti impressionati che lo sapessi a memoria, ma l'ho imparato in prima media e ancora ce l'ho messo bene. Del Signor G di Gaber che ho fatto con Silvia.
Di quanto mi faccia bene recitare e di quanto sia troppo stanca in questo momento, mi volevo prendere un sabbatico fino a giugno, poi quando l'ho annunciato abbiamo fatto una scaletta in cui mi ritrovavo e ci ho ripensato, ma dopo ieri, e con un po' di sofferenze reciproche, ho detto che il 19 marzo dovranno fare a meno di me, perché ho la fiera e c'è un limite alle cazzate che una donna può fare con la propria agenda.
Già, la fiera, che è questa: www.italia-al-dente.nl, quest'anno ho deciso di mettere insieme uno stand abruzzese e la cosa mi ha preso la mano, ma continua ad interessarsi gente, e non solo gli abruzzesi e i depliant vanno chiusi, il blog aggiornato, l'organizzatrice gestita, perché gli ultimi tavoli ce li ho io in opzione, e ogni volta per pura prudenza mi dico e le dico: senti, mi sa che chiudiamo qui e invece proprio stamattina le ho chiesto di aggiungerne uno e alla fine lo so come va, che l'altro interessato lascia perdere e i 10 tavoli li riempio io, però, ecco, se a qualcuno interessasse, a saperlo subito vorrei mettere ancora qualcuno.
Chi ci sarà e come e con che cosa sta già un po' qui: www.ambasciatricedabruzzo.blogspot.com.
Però tutto questo per un po' dovrà aspettare, perché doveva essere oggi ma abbiamo deciso che sarà domani perché mica uno si può massacrare a tutti i costi, insomma, partiamo per la Polonia dove ci aspetta la mia mamma (che devo chiamare perché stiamo mangiando e leggendo e qualcuno bloggando e ci siamo appena appena adesso detti: partiamo domattina presto che è meglio).
Perché oltre a dover fare una traduzione urgente di un'estratto di iscrizione alla camera di commercio avevo in un pentolone, avviata, la marmellata di peperoncino che stavo per consegnare armi, bagagli, barattoli e traduzioe da far timbrare in consolato e raccomandare ad Antonella, mio sostegno in quasi tutto quello che ho raccontato sopra, tranne l'agopuntura. Ma già che stavo cucinando un pranzo con tutti gli avanzi da finire prima della partenza ho passato, setacciato, imbarattolato e sterilizzato pure questa.
E avrei voluto dirvi della sentimentale anima slava che mi prende sempre a trabocchetto, e nello specifico ieri al Concertgebouw che è una enorme sala concerti meravigliosa (anche la sala piccola, su cui ho fatto una volta la performance futurista, non è male) dove ho accompagnato la classe di Ennio a vedere le Fiabe Russe, ed ho capito perché ultimamente a scuola stavano studiando melodie russe, è stato uno spettacolo interattivo, ma ve lo posterò a parte.
Insomma, ci sono state un sacco di cose che non ho raccontato nei giorni scorsi perché sono stata presissima, ma che dico presissima, ho superato me stessa, e mi pare di aver detto tutto.
E adesso che so che partiamo domani, che Ennio con un fogliettino disegnato in mano si è andato a prendere i vestiti da mettere in valigia, ed è sceso orgogliosissimo con una bracciata di roba, perfetta e dal cappuccio del maglione e dalle tasche si tirava fuori tutta la biancheria, e abbiamo riso tanto e l'ho complimentato, che forse, ma non ci credo, spedisco orso a fare lo stesso e vediamo cosa ne esce, che dobbiamo passare in biblioteca a restituire tre libri e prenderne altri per orso che deve far pratica di lettura non sillabata e lo faremo in vacanza, che ho appena cominciato a fare le valige, ma questo a casa mia presuppone almeno 6 bucati che sono già stati fatti.
Che in mia assenza l'Artista Borderline che mi voleva fare una visita a sopresa si dovrà accontentare di casa nostra, perché, porca miseria maschio, capisco la primavera e lórmone e l'ansia di vedermi, ma dirmelo uns econdo prima di prenotare il biglietto no? E comunque verrà qui e si divertirà anche senza di me, ma un minimo di casa in ordine gliela devo far trovare.
Ecco, dopo tutto questo io mi sa che mi vado a fare un pisolo e al resto ci si pensa dopo. Ma ci risentiremo, anche se per un po'sto via. Vi aggiorneremo sull'anima slava in loco. (Marò, quanti paczki e kremowki ho intenzione di mangiarmi).
mercoledì 18 agosto 2010
Ecche la tenghe
Il titolo sopra era la frase con cui un amico di mio padre, indicando la macchina fotografica, annunciava di avere le prove che la tale bonazza da spiaggia veramente prendeva il sole in topless. Erano gli anni 70 e a Tortoreto già oggi tutto questo topless si fa fatica a vederlo, figuriamoci allora, anche se i costumi infrachiappe nel frattempo sono aumentati, il che mi rassicura sull'evoluzione dei costumi. (Sorvolo su quello che pensavo e penso di uomini che tra amici si fanno le battute sulle bonazze da spiaggia, lì mi sa che i tempi ancora non si evolvono).
Prego notare la souplesse della rincorsa e la sicurezza nello scatto.
"Il maestro dice che è solo per lo show". Con il sottinteso: scusatemi, ma qui si sta facendo sul serio. Ma stavolta il principiante è il fratello e lo scusiamo.
Poi quando la cara amica mi chiede perché non prendo il sole in topless posso solo rispondere che io in genere il sole lo prendo a Tortoreto e conosco i miei polli, ma che dalla settimana prossima la famiglia Diga la domenica mattina la si troverà alla pista di skate, madre compresa. Che gli skeeler di seconda mano me li sono già comprata e figuraccia per figuraccia vado a fare un po' di allenamento e poi mi vedrete sfrecciare sulle piste ciclabili pure a me. Che con quei caschetti lì ho risolto pure il problema capelli sotto la pioggia.
Adesso, tanto per concludere, io e nr. Two ci stiamo godendo la casa silenziosa mentre nr. One sta qui:
giovedì 18 febbraio 2010
Discorsi tra maschi (oh, ja?)
Ieri il capo ha preso i bambini, è stato al colloquio con le maestre di Ennio che a parte un paio di dettagliucci (parte per la tangente parlando a voce molto alta senza quasi accorgersene e dando fastidio alla classe) hanno concluso cje è davvero un bambino molto intelligente (oh, ja?) e che forse è il caso di dargli i compiti individuali a un livello più stimolante.
Questo mio figlio è un visivo anche lui come me, credo. A parte la sua solita matematica mon amour anche in lettura e spelling ha preso i voti più alti della classe.
Io spero solo che ciò gli dia un minimo di soddisfazione , ma secondo me manco se ne accorge e si lamenta solo e sempre delle cose che non riesce a fare in tempo o che secondo lui fa male. Bisognerà fargli un corso contro le martellate autoinflitte agli alluci.
"Abbiamo fatto discorsi tra uomini" dice il capo. (oh, ja?) "Ennio mi ha chiesto se sessualizziamo, io ho negato, che noi certe robe non le facciamo, ma lui sostiene di non crederci perché sennò non si spiega da dove è venuto fuori lui". (oh, ja?)
Ennio da un paio d'anni usa la parola sexen per dire fare sesso, non credo se la sia completamente inventata lui, ma gira per la scuola.
"Che poi a me sembra un termine assolutamente ridicolo" fa il capo in piena crisi etimologica "ma mica posso dargli scopare come alternativa?"
"E poi di che altro avete parlato?"
"Mah, a un certo punto è uscito fuori il discorso che Orso aveva all'inizio un gemellino, ma non mi è sembrato molto impressionato" (il gemellino di Orso, il grande buco nero nella mia pancia e nelle mie conversazioni, che ha smesso di crescere verso la nona settimana).
"E poi?"
"Mah, niente, le solite cose, la cosa più bella e la cosa più brutta della giornata. ah, no, gli ho chiesto di farmi sentire la canzone del pisello che cantava a Ennio l'altra sera".
"Ah, e com'è?"
"Mwah. Dice solo e sempre fammi vedere il tuo pisello, fammi vedere il tuo pisello, però si diverte come un pazzo a cantarla", però è una schifezza".
"Ma solo come testo o anche come musica?"
"Tutti e due".
"Ma ha almeno una base ritmica interessante?"
"No".
"Insomma, pure le lezioni di percussione sono state fatica sprecata".
Che anche questa idea geniale che mi ha dato Desian, di raccontarsi a sera la cosa più bella e la cosa più brutta della giornata, ha fatto subito presa in questa casa, con Ennio che ha stabilito ex cathedra che Orso lo dice per primo, poi noi e lui solo alla fine, questo mio figlio affamato di affermazione e consenso.
Insomma, a quanto pare ai maschi fa bene quando gli dò il pomeriggio e la serata liberi, toccherà farlo più spesso. Talmente spesso che io mercoledì e giovedì prossimo li riabbandono, in piene vacanze del croco, per andarmene ad Anversa a presentare il libro.
Tanto, mica lo faccio per me, lo faccio per stimolare i loro discorsi tra maschi.(oh, ja?)
sabato 23 gennaio 2010
Aggiornamenti telegrafici
Venerdì ho incrociato Animapunk in trasferta costì, ho fatto una prova, messo su un pezzo di Astarotheatro (proprio materialmente i pezzi), pranzato con Marina nel miglior Dim Sum di Amsterdam, fatto un colloqui con l'enoteca nelle cantine dell'Hermitage e scoperto che non sono ancora in grado di tenere un corso di certificazione, ma che possiamo organizzare una bella serie di degustazioni a tema, comprato dei calici bellissimi per la lezione di domenica + tutta l'ordinaria economia domestica, e schiantata a letto alle 20;30 saltando la prova serale. Però causa telefonino scarico per strada mi sono persa clamorosamente la toccata e fuga di Graz.
Oggi ho messo a punto i vini e la presentazione del corso di domani e festeggiato in famiglia il compleanno del cognato preferito a Rotterdam. Il tutto dopo aver dormito con due gnorpoli che come loro solito, uno ti si spalma addosso di schiena e concilia da matti il sonno, l'altro ti punta due ginocchia ossute e agitate al fianco e ti tiene sveglia, il tutto perché il capo vedendomi schiantata e stanca morta è discretamente andato a dormire sul letto degli ospiti per non disturbarmi.
Domani prova, arredo locali e lezione e degustazione, e se dice bene, arriva il neopadre 3 per lavoro e magari ci scappa una birretta, che già so cosa regalare alla neomamma, una cosa che io ho scoperto 1 anno dopo la nascita di Gnorpo due, ma avrebbero dovuta darmela di serie appena dimessa dall'ospedale e prima o poi ne parlo meglio.
Che sono quei regali che te li deve per forza consigliare/regalare un'amica, che dopo il parto se lo fa il marito una magari fraintende e si incazza.
No, ecco, e pensare che mi sto rimandando tutta una serie di cose belline e pure con le foto, ma tocca aspettare un momento di respiro.
Buona domenica, intanto.
mercoledì 30 dicembre 2009
È il freddo che mi ha fregato
La signora del municipio che ha organizzato il tutto, mi ha mandato una foto del mercatino di Natale. Ecco, io per il freddo non ero molto in grado di pensare al momento, però a conti fatti, la mia bancarella era proprio bellina ed aveva tante cosette buone da mangiare. Insomma, mi ha fregato il freddo che teneva i clienti lontani.
mercoledì 18 novembre 2009
Sono in finale per "Donna è web"
Invece a questo punto non dormo a Tortoreto, me ne vado a dormire una notte a Ofena, toh, anche se ci farà un freddo cane, mi serve.
Sto divagando: Panz mi diceva che sono in finale per Donna è web.
Lo dico al capo mentre finisco di leggere la mail, e prima che riesca ad andare a vedere con i miei occhioni lui mi ha chiesto e trovato risposta per conto suo alle seguenti domande:
1) che cos'è?
Un premio per le professioniste del web, in Italia
2) quanti soldi si vincono
Mi sa solo la gloria (poi lui scopre che c'è anche una statuetta. Di Ada Byron Lovelace).
3) ma hai pagato per partecipare?
Si, la tassa di iscrizione, ti ho messo la ricevuta in contabilità.
Eh, ma allora così non vale.
Amore, e ancora non tocco l'argomento della presenza alla premiazione il 5 dicembre, ne vogliamo parlare? Tre volte in Italia da sola in manco due mesi. Vabbó, te lo metto in Outlook, mi sa che facciamo prima.
Sono sicura che non lo dice, ma è orgoglioso di me. Lo sono anch'io tutto sommato, specialmente (come si dice sempre in questi casi) dopo aver visto chi altro è in finale. Ellamiseria, scelta e splendida compagnia. pure Lorella Zanardo con Il corpo delle donne.
Vado ad aggiornare Outlook, domani parto per l'Abruzzo, venerdì consegno ufficialmente le donazioni della raccolta pro-ricostruzione dal terremoto al MUSAA, un bellissimo progetto che verrà presentato a San Benedetto in Perillis, sabato torno e poi la vita continua.
Secondo me comunque da quando mia madre un mese fa si è fatta la conessione Internet e al telefono adesso mi dice: si va bene, non stare a dirmelo due volte che tanto poi lo leggo sul blog, ecco, secondo me è questo salto qui di qualità che mi sta portando bene.
'Azz, sono in finale. Può succedermi anche questo. Meglio dell'agopuntura contro il winterblues, mi sa.
venerdì 23 ottobre 2009
In turné
Ho rivisto due amiche di Amsterdam remigrate che davvero vedo troppo poco e con cui davvero potrei fare un sacco di cose, a fare lo sforzo di vedersi di più, ma intanto ci siamo riviste perché ci siamo volute rivedere e questo è un inizio.
Ho mangiato un sacco di roba buona ed ho saccheggiato Eataly (scusa capo, ma giuro che è l' unico shopping che ho fatto e farò ed è tutto da mangiare), ho fatto ore di treno e stamattina scendo a Roma cobas permettendo, che Maura mi iperventila da due giorni all' idea che potrei non arrivare per tempo alla presentazione. Ma ci arrivo.
Il caffé Basaglia è un gran bel posto e spero di portarci una serata abruzzese alla prossima. La libreria Rileggo e la presentazione sono state molto carine, con tante persone interessate e una bella chiacchierata. E anche se non sono riuscita ad invitarci le Derelitte, in loro onore la fontana del Nettuno me la sono visitata. Caruccia Trento, proprio da tornarci con calma e con i maschi.
E poi sono arrivata a Roma, saltando su un taxi che si è un po' perso tra i vicoli, ma sono arrivata all' Emporio alla Pace. Che è stato un po' un tornare a casa: abruzzessi i gestori (e a me già l' idea di un Bookstore Bar piace da matti, se poi ha quelle belle poltrone e divano accoglienti in velluto rosso è pure meglio). Abruzzesi gli ospiti, alcuni almeno, parenti e amici gli altri. Mi sono vista in faccia anche se troppo brevemente con tre blogger che pratico da tempo, Animapunk, Piattini Cinesi e Yeni Belquiz, oltre a rivedere Farouche.
E confermo tutto: la Rete, che modo fantastico di conoscere delle anime affini, e incontrarle di persona non fa altro che proseguire la conversazione su altri piani. Ma tanto ci si conosce già.
Poi ovviamente che Farouche si sia scoperta mezza cugina con il Provocatore, che Piattini conoscesse già i miei editori, che tutta un' altra serie di agnizioni non sono mancate ecc. ecc. era anche prevedibile.
Rettifica: non era Piattini, ma ti somiglia un sacco comunque. però l'ho scoperto solo il giorno dopo.
Il che spiega anche la dicitura sullla fascetta del libro: storie e rivelazioni dalla terra del sisma. Rivelazioni, proprio quello che mi mancava, nella vita.
Comunque, grazie a tutti. Quelli che c' erano, soprattutto, e quelli che non c' erano.
venerdì 16 ottobre 2009
Mom Camp a Roma
Che peccato non esserci, ma auguri a Matilde, Flavia e tutte le altre che conosco e che ci saranno.
mercoledì 15 aprile 2009
Natura Artis Magistra
Sbircio la targhetta:
"Cani selvatici sudafricani".
"E ridono?"
"No, quella è la iena, che sta più avanti".
Siamo appena usciti dal padiglione delle farfalle deserto e un pochino buio per via che fuori ha attacato il crepuscolo. Passiamo esternamente per la vasca delle foche, che abbaiano e chiariscono perché in olandese le chiamino zeehonden ovvero cani di mare.
Poi per un'altra vasca, dove nuotano e si godono gli ultimi raggi di sole delle lontre.
"Mamma, come si chiamano quella specie di rattini piccolini che sono in acqua?"
"Lontre e si, assomigliano a dei grossi topi".
Ci siamo guardati nel planetarium un film sulla barriera corallina e uno sugli astronauti. abbiamo giocato in tuti gli scivoli possibili, mangiato schifezze e passati due volte dall'incubatrice, dove un uovo con crepa della prima volta si era trasformato in pulcino la seconda.
Perché avere il pass annuale dello zoo Artis, e usarlo così poco come facciamo noi è davvero un peccato. E non usarlo l'ultimo giorno delle vacanze di Pasqua, con un tempo bellissimo come ieri, un peccato ancora peggiore.
In chiusura, giochi al parchetto di fronte alla pizzeria Il parco, mentre ordinavo le pizze.
Che mi devo riscattare da un sacco di pomeriggi a piede libero davanti al computer mentre io avevo deadline da rispettare.
domenica 15 febbraio 2009
Bilinguismo 1: ambiente e "peer pressure"
Comincio con una barzelletta belga:
qual è la definizione di una persona che parla due lingue? = bilingue
qual è la definizione di una persona che parla una lingua sola? = Vallone
che notoriamente in Vallonia, la parte di lingua francese del Belgio, pochi, ma diciamo pure nessuno, sa il fiammingo, alla faccia di chi crede che il Belgio sia un paese bilingue.
Parliamo anche dell'approccio scientifico: c'è chi sostiene che il bilinguismo perfetto non esista e in piccola parte ha ragione, quantomeno non è una cosa che salti fuori spontaneamente, bisogna farsi un gran culo, signora mia.
Allora, io sono la tipica bilingue mancata. Mia madre, che era appena arrivata in Italia quando sono nata, ha spontaneamente cominciato a parlarmi polacco e questa è stata anche la mia prima lingua, sebbene vivessimo a Sulmona. Ciò fino al giorno sono corsa verso un gruppo di bambini per giocarci, chiamandoli in polacco, loro mi hanno guardato strano o si saranno messi a ridere e da allora è finita. Questa è la componente peer pressure, cioè che dai 4 i 16 anni, non ci illudiamo cari genitori, lo sviluppo linguistico di bambini e ragazzi passa per il prestigio attribuito a una lingua, gergo o espressioni da parte dei coetanei.
Un'altra cosa che mi è stata tanto tra i piedi era l'ambiente sfavorevole: cresciuta in Abruzzo, un paesino di pescatori dove tutti erano parenti tra loro, tranne io, che già bastava ad essere emarginati, io e mio fratello siamo stati definiti i polacchetti da sempre, ed è una cosa che i bambini odiano. Essere diversi dagli altri. Ci vergognavamo spaventosamente di mia madre, anche se lei è sempre stata molto apprezzata a scuola e nel circolo del vicinato. Facevamo cose strane, avevamo feste strane e abitudini strane.
Non a caso la mia migliore amica all'epoca, oltre ad averla ereditata che anche le nostre nonne e i nostri padri erano amici, aveva la mamma tedesca. Quindi questo ci accomunava e ci accomunava soprattutto il fatto di meravigliarci di meno delle abitudini diverse degli altri, anzi, lì entrava in gioco la comunanza nella diversità.
Mio padre, ecco, a lui questa cosa la rimprovero, non ha mai incoraggiato le cose, addirittura insisteva che mia madre ci insegnasse il russo, ma sul polacco era sempre un pelo sarcastico. Per questo io non sopporto l'ignoranza che si difende ridicolizzando chi quel paio di cose in più le sa, non devi fargli l'inchino, ma i fatti tuoi, magari?
Quanto ho odiato mio fratello, che sposatosi e aperta una ditta in Polonia giovanissimo, in un anno parlava e scriveva in modo fantastico. Ma al cuor non si comanda, e io mi sono sposata un olandese, la cui lingua che mi è stata in culo per un bel po' di anni (poi l'ho superata, si supera tutto, diciamo che anche se io non lo propongo per prima a volte mi capita di fare da interprete verso l'olandese anche da lingue mie seconde, e me la cavo benissimo).
Intanto che i primi due limiti che avevamo io e mio fratello da piccoli i miei figli non ce l'hanno. Fino al trasloco abbiamo vissuto in un quartiere fighetto, che ad Amsterdam vuol dire molto internazionale. Pur essendo una zona tanto bianca ed ariana, ci sono un sacco di famiglie miste e tutti i nostri amici più cari sono famiglie bilingui, in tante lingue diverse. La scuola che abbiamo scelto, pure peggio. Un caso?
Fatto sta che i nostri figli trovano sia la cosa più normale del mondo che con papà si parla una lingua e con mamma un'altra, e che a volte anche gli amici di mamma e papà parlano quelle lingue tra di loro. Persino gli amichetti al nido lo trovavano normale.
L'amichetto Nathan, figlio di padre ispanofono e letterato, con grande disperazione del genitore si rifiutava per anni di rispondergli nella sua lingua. Finché, un pomeriggio che stavano giocando a casa nostra, e qualcuno piangeva, e qualcuno si era fatto male, e io spiegavo alla signora colombiana che mi aiutava cosa fosse successo, improvvisamente si è immesso nella conversazione, in spagnolo, per giustificarsi: "No, non sono stato io a spingerlo, è scivolato".
Poi i suoi si sono fatti un circolo di amici che parlavano spagnolo, i cui figli anche lo parlavano con i genitori, sono andati una volta a trovare i nonni, e ben presto ha ripreso il livello d'ingresso richiesto dalla scuola spagnola.
Ma il mio accento italiano lo affascina talmente tanto, che delle volte mi sfotte parlando spagnolo con il mio accento.
"Per colpa tua ho un figlio che parla come un argentino", mi fa il padre disgustato.
Anche per questo ho insistito tanto per metter su la scuola di italiano per bambini. In realtà per un certo periodo ho approfittato dell'amica Cinzia, e di suo figlio, poco più grande di Ennio. Pur non conoscendosi, sono immediatamente andati d'accordo secondo me anche per quel senso di familiarità che dà loro la lingua non dominante in comune. Nei miei figli il processo è chiarissimo, chiunque in Olanda parli italiano lo considerano un parente.
In realtà ci ha pensato suo padre a fare quello che in inglese si chiama così bene screw everything up. In vacanza insieme in Abruzzo, lui italiano che insisteva a parlare olandese al figlio per non farglielo dimenticare in vista della scuola imminente, ha parlato in olandese anche a Ennio e da allora non si sono mai più parlati più in italiano. Giovanni, se leggi questo sappi che te ne sono ancora grata (ingegneri e beta vari non dovrebbero mai pensare di capirci qualcosa di linguistica, fanno solo danno).
Conclusione: con i figli, per piacere, lasciate perdere gli esperimenti e le posizioni di principio. Parlateci solo la vostra lingua madre, azzardatene un'altra solo se la sapete a livello native, accento compreso e non impicciatevi. Insistete sempre, anche se per pigrizia cominciano a rispondervi in un'altra lingua. Buttategliela sul gioco, sulla lingua vostra segreta che gli altri non capiscono, ma non smettete mai.
Da questo punto di vista trovo eroica l'amica Virginia. Tipica madre napoletana di figlia inappetente, ed entrata nel circolo vizioso di imboccare la figlia fino alla maggiore età per due ore tutte le mattine, ha soprasseduto solo in nome della lingua madre.
Quando Dafne verso i tre anni è arrivata nella famigerata fase in cui tenta di parlare una lingua sola, che si fa meno fatica, magari chiedendole l'acqua o il pane a tavola in olandese, lei glieli rifiutava fino a che non li chiedeva in italiano. Che per la madre di figlia inappetente, ripeto, è qualcosa che va molto vicino alla santità.
Voi insistete, sicuramente nel momento dell'ingresso a scuola, o dell'interazione con altri bambini, tipicamente fra i due e tre anni, c'è questa fase in cui i bambini cercano di tornare alla sola lingua dominante. Ma voi, imperterriti, continuerete nella vostra.
E quando parliamo con estranei, mi chiedono? Ragazzi, i bambini non sono stupidi, sono molto più furbi di noi. Se c'è un motivo funzionale per parlargli olandese, perché siamo compresi in una conversazione con gente che non parla italiano, lo capiscono che è una situazione particolare. Oppure dite all'interlocutore: scusami tanto, adesso devo dire una cosa a mio figlio nella nostra lingua. Chi volete che si offenda? (Una persona limitata, e quelle evito di farle frequentare ai miei figli).
L'amico Roberto, fine pedagogo anche lui e che tra l'altro ha lavorato 11 anni nei nidi olandesi e ne ha visti di bambini da 0 a 4 anni, è stato quello che mi ha sostenuto più di tutti moralmente nel periodo in cui almeno 9 insegnanti diversi dell'asilo cercavano di convincermi che Ennio avesse un ritardo nello sviluppo, tare caratteriali e che il suo ingresso scolastico sarebbe stato un inferno.
Non ci credevo, ma stavo per stressarmi di brutto (leggetivi l'autunno 2006, per avere un'idea) perché noi madri di figli 2-3enni, che allattiamo il piccolo e da tre anni non ci facciamo una notte tranquilla di sonno, siamo prede facili per chiunque, se ci toccano il benessere dei figli, e tendiamo molto ad accollarci tutte le colpe. soprattutto a sentirlo 3 volte al giorno.
Bene, l'amico Roberto, una sera a cena a casa nostra, che stava parlando olandese con una signora, si sbaglia e si rivolge in olandese ad Ennio che lo aveva sempre sentito parlare in italiano con lui. Lo sguardo di mio figlio è stato un poema: lo ha guardato come se fosse improvvisamente impazzito.
Come cavolo ti viene in mente di parlarmi olandese, proprio tu, che ormai mi sono abituato a parlarti solo in italiano?
Ecco, questa è la regola, non aspettiamo che siano i nostri figli a ricordarcela, dalla prima ecografia parlate con i vostri figli la lingua che vorrete che parlino con voi in futuro. È la cosa più semplice e naturale, e l'unica di cui non vi pentirete in futuro.
E ricordate anche questa: è scientificamente provato che i multilingue hanno 2 punti in media di più di IQ per ogni lingua extra. Il che a mio parere è strettamente collegato a quella ricerca che anni fa constatava quanto premi Nobel, in percentuale, fossero ebrei. No, non era il complotto giudaico internazionale, è che spesso gli ebrei si sposano tra loro anche se nati in paesi diversi, e che comunque una volta parlavano yiddisch in casa e la lingua del paese in cui vivevano fuori. Erano bilingue di default.
Il che giustifica una risposta datami da Sebastiano Vassalli una volta che gli chiesi se lui avrebbe ritenuto possibile, come tanti altri scrittori, poter scrivere direttamente in una lingua diversa dall'italiano. Mi inbteressava sapere se lui ce l'aveva una lingua del genere. Mi ha risposto stranito che secondo lui è impossibile e che tutti questi scrittori bilingue in fondo non esistono (io avevo citato Conrad, per dirne uno).
Ecco, questo è tipico di chi cresce in un paese strettamente monolingue, come lo sono la maggior parte dei paesi europei. Che proprio non ci rendiamo conto dei mondi possibili che esistono di fuori. (Anch'io ero così, prima di andare a studiare all'estero). Ma ai nostri figli possiamo regalare il mondo.
giovedì 12 febbraio 2009
Geek girls anche all'Aquila? o Roma?
Ma un geek girls dinner de noantri, magari la settimana che viene (giovedì?) all'Aquila e mercoledì delle Ceneri nella capitale, che ci pentiamo pure e non ci si pensa più no?
Fatemi sapere che ci lavoriamo.
mercoledì 4 febbraio 2009
Presenzialismo: cosa indossare?
Alla presenza dell'ambasciatore, che è una persona deliziosa di nome e di fatto e ci tiene molto a portare la propria presenza a queste cose.
Alla presenza del gran capo AIS Terenzio Medri, che non è manco scontata. Non so chi altro ci sarà, in due settimane, efficientissimi, hanno messo su questa cosa, con persino uno sponsor, Berlucchi e le comunicazioni sono state il minimo indispensabile. Per dire, per caso ho scoperto che potevo portarmi il marito, per caso ho scoperto che altri che si sarebbero voluti portare un paio di fan in più non possono, per sentito dire pare che siano stati mandati grossi inviti ad altri che non siamo noi.
Poi ho saputo che in realtà tutto questo è per annunciare la nascita della delegazione AIS in Olanda, che un papabile delegato c'è pure e che fondamentalmente, noi pori bischeri che pensavamo che il nostro diploma fosse la nostra festina, staremo lì a fare i fiori della tappezzeria.
Noi che colmi di entusiasmo volevamo farci da noi una piccola associazione di sommelier italiani in olanda per farci le cene e le gite in Italia alle case vinicole. Noi che abbiamo chiesto due minuti per ringraziare i notabili della presenza e dell'onore e dirgli che eravamo così contenti che volevamo appunto darci da fare. Rischiamo forse invece di farci radiare, se ci facciamo un nostro clubbino privato.
Ora, premesso che di associazioni e fondazioni e incarichi da consigliere ne ho quel paio che la vita mi ha donato e un altro veramente mi toglie il fiato. Quindi che arrivi una delegazione già bella e fatta e pure prestigiosa ed ufficiale, io sono la persona più contenta del mondo di pagare la mia quota e fare atto di presenza quando gradita e non impicciarmi. Ho convinto i colleghi ad aspettare, divertirci e non annunciare nulla. Così ci siamo fatti una bella cena e abbiamo concluso che a noi in fondo piace questo.
Aggiuntoci che ho un carattere di merda e che anche se ho speso gran tempo e gran soldi solo per prendermi questo diploma, che se erano solo le nozioni quelle me le facevo senza stress ed esami semplicemente facendo l'interprete al corso. Ecco, io certe volte sono il tipo che spende tempo e soldi per la soddisfazione di dire: però ne son fuori se mi fanno scocciare.
Cioè, dovessero radiarmi è la volta che mi faccio un biglietto da visita apposta con l'ex titolo, che in genere li ho anonimi e nessuno sa se sono la direttrice o la signora che serve il caffé (buona la seconda).
Abbiamo quindi deciso con i colleghi che noi intanto dopo andiamo a cena a spassarcela, anche con i partner (il mio festeggia il compleanno e forse mi imporrà una cenettina intima altrove, ho già avvertito) e ho proposto comunque che tappezzeria per tappezzeria, facciamolo almeno in stile Evita Peron.
Cioè, noi donzelle superstrafighe, che la materia prima non ci sta neanche troppo contro.
Però adesso si pone il dubbio: ma io per fare la strafiga, a parte quelle tre ore per depilarmi e forse potrei andare a rifarmi il taglio che con la scusa del winterblues rimando da due mesi, e che mi piacerebbe mettermi i miei tacchettini da 10 della Papillon, ma io sostanzialmente cosa mi metto? (Il tailleur blu da divisa non ce l'ho, giuro che ho guardato tra i saldi, ma nisba).
Graditi consigli.
martedì 3 febbraio 2009
Tempi e metodi
Premessa:
- prendasi una madre che ieri è andata a una riunione di sommelier, ci hanno offerto una cena splendida e due dei sommelier presenti sono importatori, insomma, 4 vini uno meglio dell'altro (tra cui uno chardonnay del Veneto che mi ha riconciliato con lo chardonnay, che giusto la settimana scorsa ne ho assaggiati di francesi e mi sono detta, si, ma lo chardonnay in fondo non è roba per me. Ci ho ripensato)
- prendasi un capo che è uscito stamane prima del solito, mentre io dal letto dicevo "grb grb" a tutto quello che pensavo necessitasse di risposta. che in genere si alza prima, lavora e poi ci chiama. Invece stavolta è uscito nella serena certezza che io avessi messo la sveglia.
- ho dimenticato di mettere la sveglia
- a un certo punto si infila nel lettone Ennio, che un po' mi fa le coccole, un po' rispetta il mio stato di catalessi, fino a poi dichiarare: mamma, voglio il latte, ho sete, e io occhieggio da dietro la tenda e mi dico, "si, le giornate cominciano decisamente ad allungarsi, vedo della luce, cinque minuti e ci alziamo"
- e in quel momento ha suonato la bimba dei vicini per chiamare gli Gnorpoli, che oggi si va a scuola con loro.
Erano le 8 e 2. Alle 8 e 10 Ennio perfettamente vestito, con una tazzona di cioccolatte nello stomaco, un panino da mangiare in macchina in mano, scarpe ai piedi, giacca, cappello e sciarpa (compresa una trattativa su quale cappello mettersi, il primo no), e zaino con dentro il pranzo sulle spalle è stato messo fuori dalla porta, con tante scuse ad Anna.
Poi ho chiamato la scuola per dire che Orso arriverà.
Ccavolo ci alziamo alle 7, secondo me un po' di motivazione e si può tranquillamente fare le otto meno un quarto.
mercoledì 10 dicembre 2008
74,50/100
Questo è il punteggio con cui sono uscita dall'esame di sommelier. Il massimo è stato 82 (bravo Antonino), il minimo 63 (non infierisco sulla rana dalla bocca larga, però quanto te lo sei cercato).Ero senza voce da due giorni, ho dovuto fare da interprete e per lubrificare la gola ho fatto fuori almeno tre caraffone d'acqua, con pause spay e sputazzo in bagno, ma quanto sono contenta.
Contenta di averlo fatto, di quello che ho imparato, di come intendo proseguire.
Il primo titolo della mia vita che mi sento di usare in pubblico con orgoglio. Praticamente, direbbero le malelingue, quello di beona patentata.
Se consideriamo che mio padre era soprannominato "ju mitt'abbeve", direi che buon sangue non mente.
lunedì 8 dicembre 2008
Studio matto e disperatissimo
Il tutto, fino a che non sono arrivata a dover descrivere le zone vitivinicole della Germania e del Sudafrica. spero mi vengano risparmiate quelle del Cile, dell'Argentina, della Nuova Zelanda e del'Australia.
E punto tutto sui vini siciliani.
Vabbe', mi riattacco all'Oxford Companion to Wine.
mercoledì 15 ottobre 2008
Ma si può?
Io che mi sono fatta i corsi per l'assertività. Che sono stata dei mesi a respirare con la coach. Che sfanculo a destra e a manca, da allora.
Adesso mi girano. Avrei potuto dire che allora tanto valeva rimandare la gita allo zoo a tempi migliori. L'avrei persino ripetuto di persona alla classe. Che poi mi guardavano con gli occhioni, che ormai ci contavano, e Ennio è una settimana che mi ripete che a scuola cercavano genitori che accompagnassero.
Per fortuna è l'ultimo giorno prima delle vacanze d'autunno.
Ma non ci casco più (ah, ah, rise la marchesa in portoghese).
martedì 14 ottobre 2008
Se vivessi a Berlino...
... sarei riuscita a farmi quell'oretta di passeggiata a cazzeggio sul Ku'damm come ho fatto oggi pomeriggio? O piuttosto sarei sfrecciata via in bicicletta a fare la trottola in giro?giovedì 18 settembre 2008
Piovono pietre e mal di testa
Però a me piace sempre un sacco lavorare per i CAE. Innanzitutto perché i rappresentanti dei lavoratori delle grandi aziende europee provengono da tutte le funzioni, e spesso ci sono tanti addetti alla produzione. Gente con i piedi nel fango, come si dice qui, e dice le cose come stanno, evitando il inguaggio fumoso che insegnano ai piccoli manager fin dall'università.
Sono gruppi con un grande spirito di corpo anche se tra loro si vedono una volta l'anno, e anche noi interpreti siamo immediatamente inglobate nel gruppo. Spesso, se non sempre, alla fine ci ringraziano pubblicamente e ci fanno l'applauso, una cosa che non manca mai di imbarazzarmi e commuovermi.
Parlano di cose e problemi concreti, licenziamenti, sicurezza sul lavoro. Poi quando arrivano i grandi capi, vedi questo mondo di differenza. Parlano delle stesse cose, delle stesse persone, della stessa azienda, ma non si capiscono. Poi magari arriva un commento inaspettato e improvvisamente chi organizza e dirige si rende conto in che modo le misure che lui/lei vede in un modo vengono recepite (o non recepite, o mai trasmesse dai vari tirapiedi) dai destinatari in modi inimmaginabili. Chi ha passato gli ultimi mesi a incazzarsi per misure e riorganizzazioni repressive, si rende conto improvvisamente che l'idea originaria in fondo era a suo favore. Però santiddio come ce l'hanno spiegata male.
Vengono da tutta Europa e tutto quello che ho imparato in teoria e pratica di interculturalità, lo vedo direttamente, applicato, sotto i miei occhi. Posso solo dire: datemi quello che vi pare, ma mai più un presidente finlandese. Di quelli che dicono una parola al quarto d'ora. Che a me la gente lenta mi tira fuori di testa, ma loro sono così, flemmatici. Sono anni che non me ne capita uno, però. (Magari io a un finlandese nel giro di 30 secondi procuro un emicrania, non lo escludo).
A volte ci sono delle direzioni di una stronzaggine, di una malafede, di un sabotatore, che li appenderei per le palle alle pale del ventilatore. Li manderei in miniera. Gli direi: brutti stronzi, va bene che siete costretti per legge ad avere un CAE, ma invece di considerarlo un abbligo, un mal di denti, una palla al piede, perché non vi servite della motivazione di questa gente per fare il bene dell'azienda? Che magari non sono dirigenti ma il lavoro e i prodotti e i clienti ce li hanno tra le mani tutti i giorni e magari sanno dirvi un paio di cose che nei vostri rapporti e resoconti non troverete mai? Che tanto i soldi sempre li dovete spendere per questo.
Invece stavolta, con gran piacere, c'era una direzione intelligente. Per carità, i licenziamenti li faranno comunque. Il giochetto sul suolo di consultazione (e non trattativa) e informzione (mai spiegato nella direttiva cosa si intenda per dovere di informazione da parte dell'azienda) se serve lo portano fino in fondo. Ma sono stati anche ad ascoltare. Un paio di cose hanno deciso di cambiarle in base ai suggerimenti emersi.
E anche stavolta, magari mancava il finlandese, ma quei bei sindacalisti inglesi usciti paro paro da un film di Ken Loach e che io faccio sempre tanta fatica a capire che mi stravolgono tutte le vocali, c'erano anche loro.
Insomma, per una botta di Loach-feeling, mi tengo pure il mal di testa.
martedì 16 settembre 2008
Notti magiche
Quindi, anche se la botta di insonnia da paturnie materne mi era venuta, l'ho controllato quel paio di volte, vedendo che si svegliava incazzato come una biscia, a un certo punto mi sono addormentata persino io. Fino a che passettin passettino qualcuno mi è entrato in camera. Ennio. Nudo. Alle 4 di notte.
"Ma voi dovete controllare Orso ogni due ore e farlo bere".
"Si amore, l'abbiamo fatto, vieni qui in mezzo e facci dormire".
"No, perché anche a me mi è venuta davvero una gran sete, c'è ancora dell'acqua?"
L'amica Anja stamattina mi diceva: "Ma quanto è dolce, si preoccupava".
Io so solo che dopo avergli portato l'acqua mi sono rifugiata due ore in bagno in compagnia dell'Ispettore Wallander. e che sono rientrata in camera mia in tempo per sentire la sveglia. E che prima di partire per la campagna per la mia tregiorni di interpretariato mi ha telefonato mezzo universo.
Poi sono rientrata in tempo per metter giù lo zaino, mangiare una pizza ex-surgelata, piombare in radio, rientrare, stamparmi i treni per domani, aggiornare il blog e anche domani ci pensa Scarlet o'Hara a far passare la giornata. (Il programma però mi è piaciuto un sacco, ci hanno telefonato un paio di persone e la musica corsa, a parte i Muvrini che conoscevo già, è stata una gran sorpresa con i Barbara Furtuna e Patrizia Gattaceca).
Ma di questo passo Gnorpo tre chi lo metterà mai in opera?
giovedì 4 settembre 2008
Brillanti, passato e presente
Non sarà un caso, quindi, che a me l'idea del brillantazzo non fa né caldo né freddo, che trovo i brillanti una cosa difficile da incastonare in uno di quei gioielli minimalistici che piacciono a me. E a me poi piacciono le pietre colorate, quindi di diamanti, al massimo un taglio a goccia o princess di un fancy-color (giallo limone, certi tipi di rosa, non un brown che è un marronazzo e per quello sono tanto meglio le ambre) mi può dire qualcosa, ma da lì a comprarlo.
Se però me lo regalano: allora dico grazie. Dico grazie a Gallina vecchia, un'altra pollastra di quelle che io frequento virtualmente, che mi ha assegnato il premio brillante weblog 2008 e che a mia volta posso rimpallare a:
Roberta e Mamikazen che sono la dimostrazione fatta donna che le affinità elettive non le crei, ci inciampi, che esistono e che un blog è il rasoio più affilato per distinguere con chi ti trovi bene e con chi non fa neanche tutta questa differenza nella tua vita, pur augurandogli ongi bene
un marito ideale augurandogli un felice matrimonio e tante figlie femmine, che forse riescono moglie e figlie a svelargli un po' il funzionamento interno di quella psiche femminile che per lui è in gran parte terra incognita.
Astrid which is my personal proof of how blogging can bring back to your daily life the presence of friends not seen for really too long. I am so glad I know now where you live, what do you do and how Leon's is growing and changing day-by-day in a way impossible to us only a few years ago
Puro Nano Vergine che tra vergini ci si capisce meglio
Massimo perché chiamare un blog Oh my Marketing titilla tutta una serie di riflessi linguistici latenti e mi informa di cose che mi interessano
Andrea, che se mai riuscirò a passare l'esame da sommelier è solo per le dritte che imparo dal suo blog.
Come funzionano questi premi ormai lo sappiamo un po' tutti, fatene l'uso che volete, io lo vedo come un modo per spiegare cosa rappresenta per me (in parte) la possibilità di bloggare, e per coloro che non conosco di persona, un piccolo tentativo di avvicinarli virtualmente.
