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sabato 21 gennaio 2012

Imparare le parole difficili


Prima una pausa pubblicitaria per l' ultima creazione di Orso per il regalo di compleanno per Belle, il coniglio di zia A. Così, l' ha fatto e l' ha riportato a casa, perché in questo periodo di compleanni (la famiglia Diga tende a riprodursi nelle vacanze estive e quindi affoghiamo nei compleanni di questi tempi).


Questo invece è il regalo di compleanno che Ennio ha chiesto e che gli ho preso stamattina. Adesso comincio con il post vero e proprio invece.

Uno dei miei progetti a cottura lenta, non so se ve l' ho detto, è il Ricettario delle parole difficili e siccome le parole difficili sono quelle che incroci per sbaglio, non quelle che ti metti a cercare sul dizionario, si capisce perché ci vorrà del tempo. Mi sto ancora chiedendo se la carne cruda all' albese tagliata a mano, per esempio, ci stia alla voce: scotomizzazione. Voi che vi intendete più di me di carne all' albese o di scotomizzazione cosa mi dite?

Per questo sono evidentemente sensibile all' effetto che fanno le parole nuove o che ti piacciono o che ti colpiscono e del momento in cui provi a vedere se hai capito proprio bene cosa significano per poi usarle a proposito. Da ieri Ennio mi ha sorpresa con due delle sue.

Costrettolo a seguirmi al centro commerciale per comprargli scarpe nuove ("Ma me le compri tu, vai da sola" e io "No, ti devo far guardare la misura, infatti, quasi 37) ci ricompensiamo con un giro di ricerca e reperimento regalo di compleanno (la foto era per mandarla al padre e vedere se era d' accordo, lo era) e poi un hamburger lui e una tortina grassa e dolce alle nocciole e meringa io, che se non fosse di fabbrica potrebbe causarmi pure orgasmi spontanei, ma vabbè meglio di niente. Siccome siamo alla caffetteria dell' HEMA, sfoglio distrattamente il depliant delle offerte speciali, sorvolando su una pagina di reggiseni. Mi ferma al volo:

"Aspetta, ma allora un BH è un reggiseno?" l' ha letto alla rovescia sul depilantino.
BH che si pronuncia behà è il diminutivo di Bust Houder ovvero reggiseno ne più ne meno.

"Si perchè, non lo sapevi?"
"Io ho sempre pensato che fosse una di quelle case dove si va a fare sesso".
"No, quello è un bordello, ma si chiama anche casa chiusa in italiano".

Continuiamo a masticare e chiacchierare.

"Senti ma tu allora con il terzo bambino hai avuto un aborto spontaneo?"
"Io? No, non mi pare di averne mai avuto uno" non stiamo a sottilizzare a meno di 10 anni o quasi 10 anni, come volete, sui predictor che prima dicono si e poi dicono no il tutto alla 6-7 settimana che quindi a rigore ricade in quelle famose percentuali che lo dico sempre io che alle nostre generazioni ci ha rovinate il rpedictor, altrimenti sotto al terzo mese, ignorance is a bliss, una si faceva i fatti suoi.

"Ma tu la parola aborto spontaneo come la conosci?"

Lo dico anche a voi, ci sono due parole molto diverse in olandese: abortus è l' intervento di interruzionen di gravidanza, miskraam con kraam che afferisce a una serie di vocaboli intorno a maternità, puerperio, puericultura eccetera, e quindi sta per tutto ciò che ti va male. Ecco lui ha detto miskraam.

"Abbiamo letto un racconto a scuola".
Proprio quello che mi interessa, ma più di tanto non ne tirerò fuorio, quindi semmai chiedo alla maestra lunedi.

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Oggi. In olandese.
"Mamma, ma nel milaans "chiùl" vuol dire culo, vero?"

Non gliel' ho chiesto come lo sa, scusatemi. Perché è proprio vero che ai bambini le lingue straniere gli saltano addosso come le pulci ai cani, ma il milanese, santo cielo, come ci arriva un figlio mio al milanese? Secondo me mi ha spiato qualcosa su Facebook o non si spiega.

E con chiùl che ci faccio, la ricetta del prosciutto in crosta?

martedì 2 agosto 2011

Guida turistica per il pianeta Terra

Questa è una mia traduzione all' impronta (mentre aspetto il rientro dei figli) di un articolo di Rob Wijnberg comparso oggi sul quotidiano NRC Handelsblad.

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Il pianeta Terra si trova in uno degli angoli più sperduti della Via Lattea. Gli abitanti della Terra sono noti per la propria ospitalità, ad eccezione di quella nei confronti degli sconosciuti. Pertanto si raccomanda prima della partenza un' attenta lettura delle presente Guida.
Tempi di viaggio. Tra i due e i quattro milioni di anni luce. Tenete presente il jetlag.
Clima.Il periodo migliore per visitare la Terra è tra il 2011 e il 2100, perchè successivamente inizia la stagione tropicale.
Valuta.L' unità monetaria più importante della Terra è il debito, una moneta fittizia con la quale i terrestri mantengono costante il livello del loro benessere inesistente. Il debito è l' unico mezzo di pagamento dell' intero universo di cui, quando ce n' è troppo, si stampano ulteriori quantità.
Geografia. I Terrestri hanno suddiviso il proprio pianeta a casaccio in 196 nazioni. Il libero movimento tra essi è ammesso ad eccezione di chi è povero, affamato o fuggitivo.
Politica. La Terra conosce due correnti politiche, destra e sinistra. La sinistra coccola i terroristi, mentre la destra li produce. I terroristi sono dei pazzi solitari che hanno perduto il proprio senso della realtà.
Religione. Sulla Terra esistono due correnti religiose, l' islam e l' anti-islam. Gli islamici credono che tutti gli uomini sono uguali ad eccezione degli omosessuali, delle donne e dei non-islamici. Gli anti-islamici ritengono che tutti gli uomini sono uguali, fatto che li rende superiori.
Da vedere. I terrestri erano famosi per le proprie tradizioni culturali, fino al momento in cui i multiculturalisti hanno distrutto la cultura. I suoi ultimi resti sono stati tagliati dai finanziamenti allo scopo di salvare le banche. L' unica attrazione rimasta è il Museo Storico Nazionale, il cui pezzo forte è un plastico del Museo Storico Nazionale.
Media. La maggior parte dei terrestri si procura informazioni da ' internet'. Internet è un punto di raccolta per i blogger che scrivono degli articoli basati su quello che hanno letto sul giornale. Il giorno dopo sul giornale ci sono articoli basati su quello che si dice su internet. Inoltre sulla Terra si pubblicano annualmente un migliaio di libri che spiegano perchè la gente ha smesso di leggere per colpa di internet.
Hotspots. The place to be è la Grecia per via dei prezzi, ma non meravigliatevi se al rientro a casa vi aspetta un grosso debito sulla carta di credito. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto chiudere oggi, ma restano aperti fino alla fine dell'alta stagione, si prega di controllare gli orari di apertura su usdebtclock.org. Chi vuole visitare il Belgio farebbe bene a spicciarsi.

domenica 19 giugno 2011

Lo stress da scelta


Non so voi, ma io sono una di quelle persone che al ristorante non riescono a ordinare prima di aver letto tutto il menu, hai visto mai che mi sto perdendo qualcosa di unico? Perchè la vita è breve, la quantità di calorie che si possono responsabilmente ingurgitare quella è e allora meglio sceglierle bene, le calorie.

Non parliamo della gelateria.

Questa cosa della scelta perfetta e responsabile a oltranza è un po' un vizio di famiglia da cui cerchiamo, io e il capo, di curarci. Per dire che prima ancora di capire come e cosa avremmo voluto fare con la casa nuova per un paio di mesi ci siamo girati un numero impossibile di showroom di cucine e piastrelle, per installare la cucina con pavimento e tutto ci abbiamo messo un anno e cose del genere.

In realtà l' episodio scatenante è stato l' acquisto della lavatrice. Ne avevamo una che funzionava anche bene, di terza mano comprata all' epoca in cui eravamo giovani, poveri e belli e con esigenze di pulizia. Funzionava ancora in realtà, ma aveva cominciato ad arrugginirsi tutta, io ero incinta, avevamo bisogno di un' asciugatrice che con questo clima ci vuole se puoi e allora si era deciso di fare un acquisto congiunto lavatrice-asciugatrice impilabili, che poi magari ti fanno anche lo sconto.

Abbiamo anche deciso subito la marca, Miele, che è quella che ti dà garantie a vita o quasi e ce l' ha da sempre la mamma, e la nonna, e le zie del capo, vuoi che mi metta contro questo matronato, che noi abbiamo avuto una Candy per trent' anni e poi quando abbiamo comprato quella nuova mia madre aspettava che tornassi dall' università nel weekend perchè lei non ci si è mai abituata, c'è da dire che mia madre ha pippe strane su qualsiasi cosa abbia una presa elettrica, pure il microonde ci ha messo vent' anni a decidersi a usarlo e lo guardava sempre con sospetto.

Due anni. E meno male che nel frattempo la vecchia funzionava, e io incinta mi trascinavo i panni per 4 piani, dal pianoterra dove c' era la lavatrice, in bagno dove avevamo i fili per stendere. Ho seriamente valutato il divorzio, voglio dire, una volta che ti sei stampato e studiato tutte le schede tecniche dei vari modelli di lavatrice della Miele, ma quanto tempo ci vuole a decidere quello che serve? Ma questo è stato l' estremo da cui abbiamo deciso di partire per migliorare la nostra vita.

Anche perchè la scelta a tutti i costi è uno stress tale. Per dire, io adoro le scarpe poco convenzionali, per i mocassini e le decollete nere a mezzo tacco ci vuole una conformazione mentale che non è la mia, e il signore mi ha salvata donandomi negli ultimi anni la 42, quindi c' è poco da scegliere e manco tutte le stagioni. Per cui ho quantitativi esagerati di scarpe, quando ne trovo ai saldi, unica occasione in cui le raggruppano per numero e non perdo tempo, ne compro e quando non ne trovo consumo quelle che ho già.

Altro patema ricorrente della mia vita, gli occhiali. Io porto occhiali da almeno 39 anni, un dramma specie da bambina, ma le lenti mi stanno scomodissime, ho una miopia con astigmatismo che mi rende impossibile da sempre raggiungere una visione al 100% e comunque il mio cotè fashion victim mi frega pure sugli occhiali. Che inoltre, avendo lenti costosissime, sulle montature non solo devo tenermi ma le devo scegliere longeve perchè in genere cambio occhiali solo quando proprio non se ne può più con le lenti.

L' ultimo paio risale a quando i figli erano piccoli e a ogni gesto affettuoso mi scassavano il modelli sottilissimo e trendissimo che avevo, che oltretutto dopo un anno era fuori produzione e non mi potevano sostituire le stanghette che qualche erede aveva tagliato in due. Per cui, per puro caso, entro da Hans Winkel in Rokin.

Non una catena, come quelle in cui vado da sempre da quando sono in Olanda, non un negozio con millemila montature esposte che intanto che aspetti te le provi. Un negozio come un caffè, tavolinetti tondi in granito su cui accomodarti finchè qualcuno non è libero e infiniti cassettini. Chiusi.

Ci sono tornata venerdì perchè i miei occhiali hanno fatto un volo ai primi di maggio, si sono spaccati, li tengo insieme con l' attak che mi è pure colato sulle lenti, ed insomma, tocca. Sono entrata, ho spiegato alla signora che tipo di montatura artigianale bellissima a righe colorate lei mi avesse sconsigliato la volta scorsa causa figli: "Aspetta che crescano e la smettano di farti fuori gli occhiali, prendine una robusta e non troppo costosa per ora".

Lei la cerca, dovrebbe averne ancora una,
"Si, però posso anche cambiare".

Ne tira fuori una rossa con delle righine in basso. Poi mi chiede se porto il viola e ne tira fuori una simile, stupenda, ma troppo scura per la mia faccia.
" No, addosso a te sembra una di quelle montature pesanti da uomo" verissimo.

Poi ne tira fuori altre due, ma insiste che mi sta bene la prima. E ha perfettamente ragione. Poi mi misura la vista da cima a fondo, tanto piove ed è giornata tranquilla, sente che il contattologo mi ha aumentato la lente destra, concorda che in effetti mi è cambiato sia il cilindro che il resto, ma alla fine si chiede: ha senso che ti aumenti le lenti se tu poi stai più comoda con quelle vecchie? Facciamo un po' di prove e in effetti io ci vedo meglio con gli occhiali attuali. Con le lenti nuove ho ancora la nausea perchè ci vedo in due modi diversi con ogni occhio uno e non riesco sempre e metterli insieme, ci devo proprio fare uno sforzo.

Le chiedo dell' operazione che ho deciso di non fare e mi racconta di una sua amica che l' ha fatta, le hanno riportato il tutto a 0 e così si è subito potuta mettere le bifocali. Pare che alla mia età, anche se mi rimettono a vederci, poi interviene la vecchiaia. Insomma, ho ancora tre o quattro nni per godermi questi supersplendidi occhiali rossi, consegna giovedì.

"Ma come è possibile, chiedo prima di andarmene, che io ho sempre bisogno di vedere tutto prima di decidere su qualsiasi cosa e da voi mi tirate fuori dai cassettini due o tre montature e una è sempre da subito quella definitiva?"

"Mah, ce lo dicono spesso, deve essere merito di mio padre che ha impostato così il negozio ed è riuscito a trasmettercelo".

Ecco, datemi dei negozi così dove ti vendono quello che vogliono loro non per il marketing, le offerte e i trucchi, ma perchè sanno esattamente cosa stanno facendo e di cosa hai bisogno. Ci sto lasciando più del prezzo del biglietto aereo per tutti e quattro noi ad agosto per l' Italia, ma sono soldi spesi ottimamente.

A me evitatemi lo stress da scelta, che mi uccide. Ma non toglietemi la liberta di scegliere, che mi incazzo.

Decisamente ho un bruttissimo carattere (e manco prendo il Gensenium)

sabato 11 giugno 2011

Flora

Domani festeggio il mio compleanno così ho avuto la scusa di ripulire un po' il giardino, togliere erbacce dall' orto, legare i pomodori, scoprire con orrore un bruco sui cavoli (e io che pensavo fossero le lumache).

Ho la scusa per inaugurare questa bellissima teiera del mercatino.


Godermi i fiori fotografati in campagna, che a parte un paio di margheritine è la fase di interregno senza fiori.


Capire perchè i maledetti caprifogli si rifiutano ostinatamente di fiorire, ma crescere crescono (anche questo fotografato nel bosco, dove cresce come un' erbaccia, mannaggia a lui).


Però i lamponi uno alla volta stanno spuntando, e le fragole, quelle che non mi si mangiano le lumache, sono sempre più rosse.

Per un paio di disillusioni recenti, quelle che ti sbatti ti sbatti, poi sempre il figlio della serva sei, ho coniato un motto:
più poppe e meno pippe. Mercoledì quando finiscono queste vacanze impreviste dei figli, mi vado a fare un giro da Marlies Dekkers per il reggiseno nuovo della stagione, che le ultime due stagioni ha fatto un po' di ciofeche (Inutile, io spero sempre che mi rimetta in vendita qualche modello con gli inserti di pelle o di metallo, ma a questo giro va di hippy e pisley, mah).

venerdì 27 maggio 2011

Guerra alle droghe e la tolleranza olandese

Mi sono ritrovata in mano questo appello di Avaaz su una petizione per porre fine alla guerra alla droga e favorire un regime di depenalizzazione e regolamentazione.

Per quanto mi ritrovi in tutte le argomentazioni poste, mi resta il grosso dubbio: ma se depenalizziamo le droghe, che pure sono un mercato grossissimo, chi ci guadagna poi sopra? Se in questo momento tutto il traffico, dalla produzione al mercato, è sotto il controllo della criminalità organizzata che ci guadagna talmente tanto da reinvestire poi gli utili in imprese perfettamente legali e chi li tocca più, poi continuo a finanziarli semplicemente perchè devo fare la spesa o vivere normalmente (da Gomorra in poi, per esempio, io non ho toccato più una mozzarella di bufala tranne un paio di casi isolati) ma secondo voi nel momento in cui si dice: bene, basta, chi vuole drogarsi è liberissimo di farlo, poi chi continua a rifornire? E secondo voi chi detiene il mercato bello bello si fa da parte e dice, massì, prego, tanto adesso che non c' è il brivido del proibito non ci divertiamo più?

Insomma, prima di dire basta alla guerra alle droghe, mi spiegate come facciamo a decriminalizzare il settore? Non ci vorrà una guerra ancora più grossa?

Il dubbio me lo fa venire l' esempio che fanno di stati come anche l' Olanda:
Nel frattempo i paesi che non usano il pugno duro, come la Svizzera, il Portogallo, l'Olanda e l'Australia, non hanno registrato l'esplosione nell'uso di droghe che i promotori della guerra alle stesse avevano predetto. Al contrario, hanno visto un declino significativo dei crimini legati alla droga, delle dipendenze e delle morti, e sono in grado di focalizzarsi esclusivamente sulla lotta contro gli imperi del crimine.

A parte che pur focalizzandosi a me non sembra che tutta questa lotta al crimine abbia successo. Ma poi sfatiamo anche il mito della famosa tolleranza olandese nei confronti delle droghe. Le droghe leggere nei Paesi Bassi non sono legali, sono tollerate. Possono cioè essere consumate nei luoghi appositi- vedasi coffee shop - ma se al poliziotto non piace la tua faccia, ti perquisisce e ti trova addosso qualcosa, non è che ti da una stretta di mano e ti fa andare, è a sua discrezione agire contro di te o no.

Poi parliamo dei famosi coffee shop. mito di tutti gli scoppiatoni che vengono in vacanza in Olanda. Perchè secondo voi non vendono alcol? Perchè stanno appesi a un filo, basta mezza lite tra ubriachi e li fanno chiudere. Perchè la legge ha regolamentato perfettamente perchè e percome possono vendere, ma ha volutamente (e colpevolmente, dico io) lasciato nel vago la questione del rifornimento.

E secondo voi, nei paesi Bassi, paese che sull' innovazione agricola e delle biotecnologie ha basato mezza economia se non di più, un coltivatore di tulipani che si vuole riconvertire, può togliere i bulbi e mettersi un paio di serre piene di piantine di mariuana? Certo che no. Ma allora, le gare mondiali che fanno sulla qualità migliore di fumo? I negozi che vendono apertamente semi e attrezzature per crescersi in casa il necessario? Le retate di cui si legge continuamente sul giornale, in cui la polizia scopre, sequestra e distrugge piantagioni clandestine di canapa indiana? Come la mettiamo con la tolleranza olandese?

Funziona così, è permesso crescersi massimo 5 piantine per uso proprio. Se ti viene un controllo, e in genere ti viene perchè se i vicini hanno fastidio per via dell' odore ti denunciano, tutto quello che hai di troppo lo devi eliminare, non so se ci sono automaticamente multe. Ora succede così, che per avere 5 piante produttive in realtà te ne occorrono 10, quelle maschio e quelle femmina (prego gli agrari che passino da queste parti di chiarire in modo più tecnico il concetto, io sono un po' terra terra sull' agricolo).

Allora, tu hai dieci piante in casa perchè vuoi produrre con le cinque che la legge ti consente. Il poliziotto che ti viene a controllare può a sua discrezione accettare o meno il ragionamento delle 10 piante e eliminarti quelle in eccesso. A questo punto tu hai due piante che producono e se ti basta per te grasso che cola. Intendiamoci, c' è un sacco di gente che fa così per motivi medici, mi sembra alcuni pazienti di sclerosi multipla o chi soffre di dolori cronici e preferisce farsi una canna autoprodotta che imbottirsi di antidolorifici, un po' come quelli che si comprano la macchina per il pane, azzeccano la ricetta giusta e non li vedi mai più in panetteria.

Quindi, il mito del privato che per hobby si coltiva piantine per uso proprio e il surplus lo rivende ai coffeeshop, che in genere però ci tengono a mantenere una qualità costante del prodotto e se compri da 100 hobbysti diversi te lo scordi, e che quindi il coffeshop si approvvigiona così lo andate a raccontare alle anime belle. L' approvvigionamente resta sempre e comunque in mano alla criminalità organizzata. Anche in Olanda.

Ora, io non giudico male chi fa uso di droghe perchè ognuno è libero di distruggersi la salute come vuole e se volessimo cominciare da qui allora senza neanche scomodare il discorso dell' alcol (e ricordiamoci che ho speso migliaia di euro per diventare sommelier e ho avuto nella vita più seccature da alcolisti che da tossicodipendenti) che ce ne sarebbe tanto da dire ma è e resta legale e fornisce introiti allo stato, dico, se volessimo cominciare a sindacare su quello che la gente fa per illudersi di star bene, allora dovrei dire qualcosa pure per quelli come me che compensano le frustrazioni mangiando eccessivamente e facendo shopping compulsivo, sull' industria alimentare che ci rimbambisce di glucosio e sale e un sacco di roba che fa malissimo.

Il che ti dimostra che sui disagi della gente ci si guadagna troppo per mettersi veramente e con convinzione a fare qualcosa per togliergleli. Cioè, se io divento tutto zen, mangio vegano e mi coltivo in casa i germogli, passo il tempo libero a meditare, e riesco a fare tutto questo mantenendo un lavoro normale, beati i miei eredi. Ma non contribuisco granchè all' economia.

Se proibiamo le droghe per questioni di salute pubblica, allora dovremmo cominciare pure con la nutella e fare un processo a Nanni Moretti per come l' ha idealizzata nel suo lavoro, istigando tanti innocenti che magari la nutella manco gli piaceva, a diventarne schiavi. (Il paradosso, che grande strumento retorico).

Però a tutti quei miei amici - italiani, guarda un po' -che per motivi ludici o quant' altro a volte si fanno un giro di giostra tossico, dico che stanno solo arricchendo gente molto brutta, che con quei soldi fa cose ancora più brutte causando danni enormi che si ripercuotono nella vita quotidiana, benessere, tranquillità di milioni di persone che non c' entrano niente, creando costi agli stati che comunque, tolleranti o meno, i trafficanti li devono fermare anche per questioni di ordine pubblico.

Che l' indotto di tutto questo purtroppo influisce sulla vita quotidiana di un sacco di gente, a partire da me che vivo ad Amsterdam e mi trovo continuamente rtra i piedi gente il cui concetto di divertimento e ciondolare in giro rendendo una parte della mia città e dei sergizi che pago con le mie tasse inaccessibili a me e ad altri. Che la prossima volta che mi tocca aspettare per delle ore al pronto soccorso dell' Onze Lieve Vrouw Gasthuis che è pieno di gente in preda a deliri, che è cascata nel canale, che si è ritrovata in risse e va rappezzata mentre io sto lì con un bambino sanguinante con la testa spaccaya, guardate, ve lo dico dal profondo del mio cuore reazionario: non vi fate trovare sulla pista ciclabile a bloccarmi la strada all' ora di punta o vi passo sopra.

Il traffico di esseri umani, che secondo me ha tutto a che fare con lo spin-off da droghe di cui si diceva, manco lo cito o poi mi dite che divago, ma un sacco di gente e bambini soprattutto fa una vita di merda perch`e c' è chi che con la droga ci si deve per forza arricchire, ce lo facevano scrivere già nei temi di terza media quindi non sto dicendo nulla di originale.

Tutto questo quindi mi impedisce di firmare a cuor leggero la petizione di Avaaz, ci devo pernsare un po'. Però intanto voi andatevene a leggere il testo, perch`e come ho già detto, ci sono un mucchio di cose sensate.

venerdì 29 aprile 2011

Cesareo ai moribondi

Quando ho letto la storia della 23enne incinta all' ottavo mese morta dopo un intervento a un ascesso, a parte dirmi come tutti ecco l' ennesima storia di malasanità, empatizzare con la famiglia e il marito e dolermi per l' impossibilità, a quello che si legge dalle cronache, di poter godere di una sanità dignitosa e funzionante in quello che è un paese avanzato come l' Italia, ecco, io ho pensato a un' altra cosa.

Ho infatti letto anche che nel tentativo di salvare i gemelli che portava in grembo le è stato praticato un cesareo d' urgenza, ma che purtroppo i bambini sono morti anche loro.

Ora a me piacerebbe sapere, senza intenti polemici, anche se solo a leggere queste quattro righe di informazioni una volendo ce ne avrebbe da polemizzare, chi prende una decisione del genere in ospedale? Si chiede il consenso al marito? Si agisce secondo procedure di emergenza? E se il marito o la famiglia, in una situazione del genere danno il consenso, quanto è informato un consenso del genere?

Cioè gli si dice magari: caro signore, condoglianze perchè tanto sua moglie la diamo definitivamente per spacciata, ma cercheremo di fare del nostro meglio per lasciarle due bambini prematuri, senza madre, se li spupazzi lei apena escono dall' incubatrice e se li goda che la vita è una valle di lacrime ma i figli sono una benedizione e pazienza se la mamma non c' è più?

Insomma, quello che mi piacerebbe sapere, ma nella sanità italiana esiste la figura di un comitato etico o almeno un addetto alla bisogna, esistono dei protocolli, esistono delle norme di condotta, o si corre come galline senza testa da un' emergenza all' altra, da un buco all' altro, da una disgrazia all' altra senza imparare nulla e senza speranza? Il tutto con gli occasionali tam tam elettorali in difesa della vita ma non della dignità, della santificazione della maternità celeste, ma senza porsi mezzo pensiero sulla dignità e fattibilità di quella umana?

Anche perchè dell' estrema unzione ai moribondi anche in mancanza di direttive precise, ma somministrate di default in certi ospedali anche pubblici abbiamo già letto il dovuto, ma adesso ai moribondi anche il cesareo? E a quella famiglia e a quei bambini, qualcuno ci pensa? In questo caso a otto mesi di gestazione persino io nella mia ignoranza immagino che le possibilità di sopravvivenza siano abbastanza alte, ma siccome leggo che grazie ai progressi della scienza medica la soglia di prematurità si abbassa sempre più (e qui in Olanda i comitati etici che si interrogano anche sulle conseguenze, le possibilità di sopravvivenza si ma con handicap limitanti, sopravvivere sapendo che non diventi adulto ecc. ecco, qui le domande se le fanno), se qualcuno sa come funziona in Italia e me lo vuol dire ecco, a me piacerebbe saperlo.

Anche se nel momento stesso in cui mi pongo queste domande mi esce anche una risata sarcastica e sconsolata. In un paese in cui muori per un ascesso, ma fatemi il piacere con il comitato etico.

mercoledì 23 marzo 2011

Per sfinimento

Allora, ho fatto un lavoro da 100 euro. Ne ho anticipati, rendicontati e fatturati oltre 200 di spese. Ho effettuato telefonate a sfinimento per degli interi quarti d' ora. Quando vedo il numero sul display comincia ad alterarmisi la voce. Perchè sono discussioni in base al fatto che: vedo dagli orari del buono parcheggio e del documento che per i primi due uffici ci ha messo in fondo un ora e mezzo. Cioè, le pulci al sesso degli angeli, diobò. Ho ceduto perchè non lo reggo più un altro travaso di bile. Ma ho la tentazione di passare tutto al tritadocumenti e dirgli di trovarsi qualcun altro e rifare il tutto. O di spedirgli la documentazione compresi allegati, 11 pagine, in 11 buste diverse, visto che stavolta il corriere lo pagano loro. Tutti con l' urgenza dhl.

Ci credete che sono riusciti a chiamarmi a ora di cena per farmi calare la tariffa da corriere da 100 a 50 euro? Una multinazionale con non so quante società off- shore. Ma quanto costa il tempo mio e della povera impiegata a farci queste discussioni, povera donna, che ho alzato la voce (ma non urlato) quel paio di volte?

Qualcuno ha un barattolo di MOM da passarmi, che glieli allego ai documenti?

(E allora ho appena spedito una mail di naming adn shaming all' altra azienda che oltre a dovermi pagare fa il contrario, non mi telefona e mi ignora. Se per domani non rispondono ho già provveduto alla società di recupero crediti a cui darò il via).

Sono feroce, vi avverto. (ma solo per il lavoro pagnotta, che sul cotè creativo ho una notizia fe-no-me-na-le da darvi. Domani, quando ci ho dormito sopra).

(E no, non è un libro, ma potrebbe diventarlo)

mercoledì 2 febbraio 2011

Ain't got no money, no blues

Mercoledi calcio e un'oretta da sfrusciare in giro e figli che urlano dalla fame. In questi casi si fa subito, baracchino delle patate tra l'autostrada, il parcheggione per chi viene da fuori e si guarda bene dall'entrare motorizzato in città e le darsene.

Solo che al baracchino si paga solo in contanti e proprio lì, in mezzo al niente extraurbano, mi tocca raschiare il fondo della borsa.

"Io ho un euro e quaranta" fa Ennio e come li abbia preferisco ignorarlo al momento. I miei figli stanno prendendo certi atteggiamenti da suocera ultimamente e tra le altre cose mi rinfacciano che io lascio sempre moneta in giro, e gli dico sempre: e voi raccoglieteli e metteteli in un posto tutto insieme per quando ci serve. Ma non mi sembra il momento per aprire una discussione in proposito.

Ovviamente non ricordo quanto costano le patatine, io non ho memoria per queste cose. due euro e qualcosa. Metto insieme 5 euro e gli dico di chiedere in anticipo per vedere se prenderne una o due porzioni. Schizza via mentre io continuo a ravanare in borsa e Orso mi scruta da dietyro la spalla.

"Tu sei povera mamma, vero? Ha una macchina e hai una casa, ma non hai i soldi".

Povera, oddio povera. È un po' il grande terrore segreto della mia vita, trovarmi in situazioni senza soldi per tirarmene fuori, tipo la gente che in stazione ti chiede i soldi per il biglietto con storie tragiche di portafogli rubati e necessità di rientro a casa e ogni volta io mi chiedo: si, ma se succedesse davvero a me cosa farei? Mi accascerei in un angolo a farmi morire, penso sempre.

Per fortuna che in questi giorni in macchina ascoltiamo Nina Simone. Poi prima di concretizzare che mio figlio ha veramente questo penchant per il blues, trovo un biglietto da 20 euro sparso in giro e lo spedisco a confermare la seconda porzione di patatine.

Che insieme poi costavano € 4,60. Che è primavera e il winterblues se diovuole a botta di petunie e agopuntura pure per quest'anno lo teniamo a bada.

I ain't got no home, ain't got no shoes
Ain't got no money, Ain't got no class
Ain't got no skirts, Ain't got no sweater
Ain't got no perfume Ain't got no bed
Ain't got no mind,

Ain't got no mother Ain't got no culture
Ain't got no friends, aint got no schoolin'
Ain't got no love, Ain't got no name
Ain't got no ticket, Ain't got no token
Ain't got no god

martedì 18 gennaio 2011

Ma alle figlie qualcuno ci pensa?

Ma io se pensassi a un conoscente in età ma che gioca a fare il piacione e l'allegrone, che viene continuamento messo in giro con storie non meglio chiarite di orge, frequentato da un'iradiddio di ragazze giovani presunte fidanzate, o amiche o collaboratrici che lo adorano, uno che un posto di lavoro a un bel ragazzo senza agganci e di talento che sia uno non glielo ha mai dato a memoria d'uomo ma che fa beneficenza a gogò a ondate di femmine giovani, smutandate e di cui circolano foto succinte, offrendogli case, macchine, gioielli.

(A parte i regali costosi e poi a lui andavano bene anche le tardone deluse, uno così da piccola l'ho frequentato a distanza e mi è sempre sembrato patetico, un vecchio che fa il rubacuori e lo sciantoso a ogni piè sospinto, ma non mi era parente, non aveva figli, saranno pure stati fatti suoi, una volta che affettuosamente è venuto a farmi il solletico gli ho dato due pugni, poi scusandomi per la reazione inconsulta intanto che gli davo il terzo, ed è finita lì).

Però anche lì, quando uno ha figli. E la moglie quando i figli erano piccoli si trasferisce armi e bagagli in altra residenza. Mi chiedo sempre perché.

Ma uno così, che oltretutto ha figlie femmine più vecchie delle ragazze che frequenta: i servizi sociali se era uno qualunque uno psicologo a parlare con queste bambine ce lo avrebbero mandato?

Mi chiedo che peso abbia nella vita e nella crescita di una ragazzina e poi giovane donna il peso di un padre ingombrante del genere, perché di padri ingombranti ce ne sono di tanti tipi, ma poi una in qualche modo si risolve pure quello.

Oh, uno come Pacciani hanno fatto subito, quando l'hanno beccato, a far saltar fuori che lui delle figlie bambine abusava. Sarah Scazzi, era poi lo zio.

Per queste bambine mi preoccupo sempre, indipendentemente di chi siano figlie.

Semplicemente perché mi chiedo come si faccia a crescere all'ombra di un padre così.

(Brutta cosa la botta d'insonnia che ti prende a tarda notte dopo che sei schiantata alle 22. Una prima si fa i patemi conto proprio, e poi già che c'è pure conto terzi).

lunedì 10 gennaio 2011

La pillola è come l'antibiotico?

Vi giro questa notizia qui
secondo la quale le minorenni usano come contraccettivo soprattutto la pillola del giorno dopo.

E io mi chiedo chi gliela prescriverà mai, se sento tutte le storie di gente che in Italia per avere una pillola del giorno dopo richia di far prima a partorire che non a trovarla. E mi chiedo se i farmacisti obiettori fanno fatica solo con questo preparato qui, che ce ne sono di cose potenzialmente tossiche, velenose e insalubri che si vendono in farmacia e mi chiedo se il farmacista obiettore ogni volta fa l'atto di contrizione, o non le tiene mai tra le scorte.

Me lo chiedo perché io sono una figlia della necessità di informazioni sulla contraccezione, da quando ho 12-13 anni leggevo e mi informavo, poi magari per tanti altri motivi mi mancava la necessità fondamentale.

Però siccome meglio prevenire che curare, e siccome quandos studiavo all'Aquila non avevo uno straccio di ragazzo ma abitavo a fianco all'AIED, una volta ci sono andata a informarmi sulla pillola e mi hanno dato una tale sfilza di analisi da fare, che io, che odio le punture e i prelievi di sangue, non avendo una necessità rapida e contingente, mi sono scoraggiata e ho lasciato perdere.

Cioè, farmi l'impegnativa, mollare mezzo litro di sangue la mattina presto a digiuno in un altro paese e non ho la macchina, tornare a prendere le analisi, portarle dal medico e attendere il verdetto mi sembrava una roba inutilmente complicata. E che necessariamente coinvolgeva la collaborazione dei miei genitori che io invece se sono abbastanza adulta da farmi prescrivere la pillola vorrei arrangiarmi da sola, grazie tante.

Poi in Olanda per tanti altri motivi di ormoni e acne e svenimenti strani, su consiglio di mia madre al telefono che mi faceva: ma ho letto un articolo, vedi un po' se non ti puoi far dare la pillola, mi hanno prescritto la Diane, che chi se la ricorda sa che era una bomba di ormoni, altro che la trifasica. E la ginecologa, italiana oltretutto, che me l'ha prescritta mi ha spiegato: prescrivere la pillola è come prescrivere l'antibiotico, se non hai controindicazioni note comincia e tieni d'occhio la questione. Qualsiasi cosa strana che ti capita di notare chiamami o precipitati qui e vediamo cos'è, ma se la tolleri ci vediamo fra tre mesi.

A me la Diane come l'acqua fresca, niente ritenzioni idriche, niente emicranie, niente di niente, giusto quel paio di chili in più, ma che potevano dipendere da un mucchio di altre cose. L'ho presa per anni, mai avuto controindicazioni note, poi mi sono riprodotta e ho preso un'altra strada.

Sto nel sistema sanitario olandese da almeno 15 anni, con molta soddisfazione devo dire, e le volte che mi hanno prewcritto un antibiotico si contano sulle dita di mezza mano.

È chiaro quindi che da anni mi interroghi su questo fatto: ma perché in Italia gli antibiotici te li prescrivono come le palline zigulì e la gente arriva addirittura a prescriverseli da soli, usare gli avanzi alla cavolo e costruire resistenze accertate che abbiamo sempre meno medicine a disposizione a causa dell'uso indiscriminato?

E perché invece un po' di sana contraccezione viene vista come il diavolo, o quantomeno una cosa da complicare al massimo, mentre le prostitute minorenni o meno, le ragazzine di 13 e 14 anni che partoriscono, quelle un po' più grandi che non possono partorire anche se volessero perché non hanno casa, lavoro o un minimo di servizi e certezze nella vita, quelle che in certe province manco potrebbero abortire perché sono tutti obiettori nelle strutture pubbliche e non obiettori in quelle private, ecco questo e altro invece va bene.

Fatemi capire, ma qualcuno ha un problema con il sesso? O con le bronchiti recidive?

martedì 30 novembre 2010

Obiezioni

Stamatina a colazione informo il capo del suicidio di Mario Monicelli, che peraltro lui non conosce affatto. Io stessa sono arrivata a leggere solo il titolo.
"Ma stava male?" fa.
Scorriamo insieme l'articolo: 95 anni, tumore alla prostata, ricoverato.

"Eccerto", fa lui, "in Italia non c'è l'eutanasia, che altro gli rimane da fare alla gente? Tanto", mi consola, "vedrai, ci sarano tanti buoni cattolici disposti a riordinare i pietosi resti".

Quello che amo di quest'uomo è che la sua innata pietas è sempre temprata da un giocoso cinismo. Le cose veramente serie in questa casa si buttano in vacca, salvo poi piangerle sinceramente e con convinzione come meritano.

Il che mi porta a una riflessione: ma tutta la disputa del movimento per la vita che esigendo diritto di replica a Vieni via con me si arrogava l'incarico di etichettare Mina Welby e Beppino Englaro come pro-morte, si rende conto che se uno può si suicida anche grazie alle loro intemperanze?

Mi sono ricordata la notizia sui farmacisti obiettori che ho commentato ieri su Facebook: a me qualcuno mi deve spiegare il senso logico di questa: "impedendo l’annidamento provoca la morte del concepito" cioè se ne impedisci l'annidamento ne impedisci il concepimento, allora di cosa stiamo parlando della morte di qualcosa che non è mai entratto in vita?

Insomma, alle 8 di mattina davanti ai pietosi resti della colazione si discute di obiezione. Il capo ancora ci arriva a capire che un medico ha diritto all'obiezione, finché non gli spiego che proporziioni ha preso in certe zone d'Italia, dove non puoi abortire perché non c'è mezza struttura pubblica che te lo permette e dove i pochi non obiettori chiudono con qualsiasi prospettiva di carriera visto che non gli fanno fare altro dalla mattina alla sera, e capisco il non essere obiettore, ma rischi di diventarlo se fai raschiamenti alla catena di montaggio.

Sui farmacisti lo capisco molto meno. Ci sono tanti di quei farmaci che fanno male a embrione, feto e partoriente che vengono venduti come le caramelle, e ci sono così tante cose che ti ammazzano se prese male, come talvolta accade, che mi viene da dire: se vuoi obiettare, fallo con completezza e coerenza e vai a vendere caramelle zigulì.

Anche perché tecnicamente c'è una differenza enorme tra un ginecologo che deve agire attivamente per interrompere una gravidanza e una pillola del giorno dopo che appunto, impedisce l'annidamento e la gravidanza proprio non c'è né ci sarà mai.

Guardate, è la stessa identica differenza, a parer mio, tra lo sventrare un nemico a baionetta sguainata con gli schizzi di sangue che ti arrivano addosso e vedere negli occhi un uomo che muore, e mandare avanti un drone telecomandato da 1000 km. di distanza, che magari sbaglia strada e fa fuori una scuola di bambini, ma la distanza è grande e chissenefrega. Stiamo rendendo asettica la guerra e la tortura, e ci stiamo a formalizzare per una pillola? Che poi in genere chi vota contro l'una vota a favore dell'altra, non so se ci abbiamo mai fatto caso, e questa è un'altra delle insanabili contraddizioni del'animo umano che ancora non mi spiego bene.

Ci sono in Olanda invece gli ufficiali di stato civile che rifiutano i matrimoni tra omosessuali e lì il capo trova che bisogna metterci un bel limite. Perché una volta erano pure proibiti i matrimoni tra bianchi e neri e il capo equipara una cosa del genere all'altra. E non so bene come abbiano risolto la questione nei comuni, perché è una di quelle discussioni che a volte saltano fuori e tutti gridano, ma poi non sai come va a finire (rifiutarsi di eseguire compiti inerenti al proprio contratto è motivo per il licenziamento sui due piedi nei Paesi Bassi, ma magari in questi tempi buonisti basta chiedere a un collega che ti sostituisca e tutti felici).

Insomma, la vita è bella e importante perché tutti, nei modi e condizioni adatti, abbiamo il diritto ad opporci. Poi che ci siano quelli che si oppongono per comodità e quelli che pagano con la vita e con il salto nel vuoto il diritto alla propria obiezione, ne converrete, c'è una differenza abissale.

martedì 16 novembre 2010

Wintersleep

Oggi è iniziato il freddo serio e dovrò ricordarmi di mettere in casa tutti i vasi di bulbi spuntati precocemente in questo inizio di autunno calduccio.

Vorrei fare un calendario dell'avvento con le belve, più che con i dolcini (ma anche quelli) con dei bigliettini di propositi di cosette carine da fare insieme.

Vorrei finire di sistemare provvisoriamente la cucina per la milionesima volta.

Vorrei fare un berretto di lana per mio cognato da regalargli a san Nicola.

Vorrei finire il mio libro autoprodotto di ricette e racconti abruzzesi delle prozie.

Vorrei dedicarmi di più ai maschi.

Ma quello che vorrei fondamentalmente è mettermi in letargo, uscire il meno possibile di casa e leggermi in santa pace i 300 libri regalati alla fondazione che mi stanno inscatolati dietro al divano.

Purtroppo non posso.

giovedì 30 settembre 2010

Liste della lavandaia

Visto che oggi piove e figlio 1, lamentante mali di pancia, è stato costretto ad andare a scuola, ma in ritardo e accompagnato dal padre, e che io ho la giornata di corsa - sotto la pioggia - e ancora non ho deciso se prendere i mezzi, la macchina o la bici, mi faccio una lista di quello che il pomeriggio assolato di ieri mi ha consentito:

- ho fatto le polpette e il mix di verdure per i soffritti di emergenza
- ho finito di tradurre il recitativo dell'opera che mi avevano commissionato, compresa la frase ambigua che dice né più né meno che Pinocchio praticava il coito interrotto con la fata Turchina (pare, usando il naso, ma i testi delle opere sono sempre così ellittici), che mi aveva causa dei ripensamenti
- ho corretto la bozza di un'intervista a cui ho fatto da interprete martedi. Onore al giornalista che non si è inventato niente, non ha frainteso niente e si è fatto scorrevolmente strada nel quantitativo di fatti, cifre e aneddoti che sono emersi in quell'ora. E che ha corretto le cifre dette a voce con quelle indicate nel kit stampa, ce ne fossero di più
- ho strappato erbacce in modo discontinuo ma megli di niente
- rinvasato l'ulivo che quest'estate avevo dato per morto, ma ha tirato fuori 3 ciuffi di foglie nuove nuove. Così ai primi freddi me lo porto in casa
- ho piantato i double daffodil e i tulipani e ho iniziato a diserbare un altro tratto del giardino dietro, che per adesso sembra una discarica da diserbare ma quanto prima ci pianto le carote
- ho interrato altre due piante di crisantemo, quelle piccole sono sfiorite e forse morte che manco le mosche. Il terzo se rimedio un coprivato me lo metto in casa
- siamo andati a nuoto tirando taardi, scordandoci i vestiti - si nuota vestiti a questa botta- e quindi invece di farmi 3/4 d'ora sul divano a fare a uncinetto mi è toccato andare avanti e indietro per prendere roba, e un certo tiratardi mi ha fatto riconsegnare la macchina con 20 secondi di ritardo. Chissà se mi arriva la multa?
- lavato e piegato svariate lavatrici, stirato nisba, il capo sono due giorni che va con le maniche corte.

Niente, ci ho provato a tirar tardi anch'io, ma tocca uscire e me la farò in bici, singing in the rain.

Poi una dice che il blog motiva.

lunedì 20 settembre 2010

Pietre miliari

Oggi finalmente Gnorpo One ci è riuscito: sta male sul serio. Dopo settimane in cui ogni mattina era una ricerca ansiosa alla malattia più plausibile pur di restare a casa, e massaggi dell'anima miei e del capo, e poi andava a scuola rassegnato ma tre secondi dopo da dietro la vetrata lo vedevamo ridere e giocare e ci rasseneravamo pure noi, ecco stamattina mi è arrivato nel lettone prestissimo, puzzolente e acciaccato e una qualche maledizione di Montezuma deve averlo beccato, perché da ieri sera ha la diarrea.

E purtroppo sta male proprio uno di quei giorni in cui io lavoro e non posso più farmi sostituire a quest'ora. Fino alle 14, però.

Così gli ho fatto un bidone di te al tiglio e miele, gli ho preso i panini freschi, ho allertato la vicina (manca solo la guardia civile), gli abbiamo raccomandato di non aprire a nessuno, anzi se lo è raccomandato da solo dicendo che prima va a vedere dal balcone chi è. Per salvare capra e cavoli gli ho detto semplicemente di nn rispondere e basta.

Una coccola al volo e poi via, per un'altra giornata di patemi come solo noi madri sappiamo fare.

(Si, lo so che è grande, responsabile, che passerà la mattina a leggere e fare i giochini, ma mi sembra tanto piccolo e in fondo sta male sul serio, che ci posso fare? Io avevo persino considerato l'opzione di vestirlo, prendere una caterva di giornalini e portarmelo all'Hilton, dove si può installare su uno di quei divanetti nascosti nei corridoio, o stare con noi e farsi un giretto ogni tanto. Ma se sta male meglio che resti a casa.)

venerdì 3 settembre 2010

Signore, dammi la fede

"Non credo per fede" è la citazione della mia ineffabile prof di storia e filosofia al liceo. Vorrei poterla far mia, ma mi sa che sono un caso più disperato.

Io verso gli otto anni ho perso la fede.

Ogni tanto incrocio gente che ispiratissimi e con il solito tono di compatimento di quelli che fanno prima ad abdicare a dio le decisioni che prendono nella vita (essere liberi in dio, dicono loro, abbandonarsi al suo volere), mi raccontano quante e quali sfighe riescono a superare abbandonandosi alla fede.

Io non ce la farei mai, ma mi sa che non è una questione di fede,è proprio il carattere. Noi control freak non ci abbandoniamo nelle mani di nessuno, c'è poco da fare, non è cattiveria, è dio che ci ha fatti così.

Poi questi fedosi spesso, poveretti, quando dio proprio ce la mette tutta per dimostrargli che fanno male ad affidarsi a lui senza darsi una smossa in proprio, perche dio sara padre, ma proprio per questo mica è scemo e conosce i suoi polli, ecco, questi poveretti mi sclerano. Perché pur di non dirsi che la natura è matrigna e il fato imperscutabile, pur di non ammettere che forse dio non è che sta lì 24/7 a seguirli e proteggerli in cambio di fede cieca, preferiscono crollare.

A me la fede stile botte piena e moglie ubriaca mi lascia tante perplessità. Mentre quella convinta con virate nel coté mistico e ascetico mi fa paura.

Io invece, nulla.

Dopo essere cresciuta con messe quotidiane (a Ofena la messa del pomeriggio era una forma di socializzazione, mia nonna mi si portava e quando rischiavo di distrarmi mi ammansiva con una carota tirata fuori dalla borsa. Io seduta sull'inginocchiatoio a sgranocchiare la carota e non davo fastidio, mi ascoltavo una serie di voci sguaiate che intonavano "Puriiiiii-ficami miiiiiiiii-o signoooooore").

La messa veniva suonata tre volte, si iniziava con il rosario, vorrei poter avere l'audio per rifarvi l'ultrasuono acuto di
"L'angelodelsiggnoreportòammarialannuncio" (i-i-i-i-i-i-iiiih)
e la risposta baritonale del coro
"Edellaconcepìperoperadellospiritosanto" (uom-uom-uom-uom)che se ce ne fossero stati di baritoni, ma ci riuscivano tutte da sole vecchiette e suore, che da noi si chiamano monache.

Ecco, se dovessi dire cosa vorrei passare ai miei figli della religione, forse è proprio questa dimensione prosodica della preghiera. Perché? boh, ma ha un bel suono.

A casa invece il rosario quotidiano con zia Filomena (monaca di casa e che di messe se ne faceva due, pure quella delle 7 del mattino) era rigorosamente in latino.

Dirò di più, con questo catechismo preconciliare con cui sono stata allevata, è stato un trauma scoprire con quale disinvoltura i miei coetanei davano del tu a dio nei vari atti di fede, atto di dolore, ecc. che la comunione tocca a tutti e non mi ha risparmiata e lì scopri appunto quante frivolezze si sono intersecate nella vita di preghiera moderna. E ancora non andavo al liceo e scoprivo CL.

Per fortuna a otto anni ho perso la fede. Cioè, proprio non riuscivo a capacitarmi che a dio ci si crede per fede. Ma dammi un'opera, una prova, un ragionamento logico. Niente. Mistero. Dio è un mistero e il resto sono fatti tuoi.

Andai a parlarne con il nuovo prete che sembrava un tipo giovane e dinamico (nel frattempo non vivevo più a Ofena, dove era rimasto il nostro caro, unico, don Gaetano, che mi ha battezzata, comunionata, benedetto le fedi - un'idea di mia nonna che non si rassegnava al fatto che mi sposassi con un ateo in comune - e venuto a farmi gli auguri di nascosto la mattina del matrimonio prima delle sette, che non lo vedessero le anime pie del paese in comune ad approvare un matrimonio non consacrato, perché quelle anime pie scrivevano regolarmente al vescovo per lamentarsi di don Gaetano. Che non sarà stato un grande oratore o un capo carismatico o una luminosa vocazione, era un ragazzo buono, un prete coscienzioso e non faceva male a una mosca né sparlava di nessuno, diventato prete per amor di dio e della sua mamma che ci teneva tanto. Ce ne sono di molto peggio).

Pure io, però, andare a confidare i miei dubbi di coscienza a un prete politico e carrierista come don A. Quello precedente era passato invisibilmente e io ci vivevo da troppo poco, poi pare, poveretto, che fosse omosessuale e si facesse ricattare da tutti i pescatorelli del paese, che figurati se si facevano impressionare da così poco, era lo zimbello di tutti, povero cristo, ma io lo so solo per sentito dire, perché non è che all'epoca mi preoccupassi dei singoli preti, era la fede quella che contava.

E quella me l'ero persa per strada.

La farò breve, il peggior peccato di don A. nei miei confronti è stato quello di non prendermi sul serio, e perdere così una pecorella dell'infinito gregge del signore che non chiedeva altro che una rassicurazione. Del tipo: come faccio a credere?

"Eeeh, faceva lui, pensa al cielo, al sole, i fiori, chi altro potrebbe averli creati se non dio?"

Si, ciao. Finì li, ma toccò abbozzare per anni per amore della mia nonna. Poi uno dice che proprio di un ateo mi dovevo innamorare.

Insomma, se credessi e le mie preghiere potessero pertanto essere minimamente credibili, io direi: signore, dammi la fede.

Ma non avendocela e non avedo risposta alle mie preghere, mi è toccato cercarmi degli hobby.

(Domani sono alla libreria Bonardi in Entrepotdok ad Amsterdam dalle 11 alle 17 per la Giornata a Porte Aperte della Scuola d'Italia. Se passate vi spalmo una tartina, perché l'unica cosa che ha attecchito dalle mie parti è che sono le opere quelle per cui alla fine si ottiene qualcosa nella vita.)

giovedì 2 settembre 2010

Parco giochi?

Io delle volte ho il rimorso che i miei figli alla sabbiera ce li ho portati poco. Un po' che abitavamo nel posto più ventoso di Amsterdam, un po' il clima, un po' le età per cui quando Ennio aveva scoperto com'è bello tirare la sabbia negli occhi degli altri bambini Orso aveva appena imparato a camminare e si dirigeva con passo malfermo ma deciso verso la darsena per guardare l'acqua, le papere ed eventualmente imparare a nuotare. E io che mi ero appena abbandonata sfinita su una panchina gli dovevo correre dietro.

Per sorvolare sull'impresa inumana di scenderli 5 piani a piedi, vestirli, calzarli, convincerli senza sollevarli troppo di peso che la schiena mi serviva tutta per caricarli in bici e poi pedalare. E a quel punto ce n'è sempre uno che si fa la cacca addosso e puoi ricominciare. Il tutto infilando l'impresa tra sonnellini, allattamenti, giramenti di palle, fieri pasti e semplicemente il momento di sconforto e abbiocco che mi assaliva quando non dovevo allattare, cambiare, nutrire e addormentare nessuno e che ti dici: ne approfitto? Per cosa, per portare i panni 4 piani più giù a lavare e 5 piani più su a stendere ed asciugare, per lavare due piatti, per asciugare il bicchiere di latte che qualcuno ha appena rovesciato sul parquet, per finire quella traduzione che fra mezz'ora devo mandare al cliente? Fare una spesa, cucinare? O svengo direttamente sul divano?

Il più delle volte rinunciavo.

Poi mi leggo Panz e la sua esperienza del parchetto e riconosco un sacco di cose. A parte che lei tra i genitori del parchetto ha il nostro scrittore preferito e anche se l'uomo è furastico e lei quindi non glie l'ha mai confessato che ama i suoi libri, però vuoi mettere?

Riconosco quel momento magico in cui abitavamo sull'isola e nonostante il vento, il maltempo e l'acqua incombente eravamo tutti famiglie miste riprodottesi negli stessi anni, con figli coetanei che si conoscevano dalla prima ecografia, con problemi di inserimento nella società olandese comuni, con modi di fare molto più liberi, per cui ritrovrsi nell'atrio del nido con un pargolo urlante che non vuole mettere le scarpe o smettere di giocare, fai sempre subito a dire: dai che se ti sbrighi usciamo con l'amichetto, oppure, dai che li invitamo a mangiare le polpette da noi, per cui se andava bene alle 19 non stavi piena di sconforto a sparecchiare una cena fatta di fretta, lasciata a metà dai figli e troppo fredda per attrarre te che hai ancora fame, no.

Alle 19 ci si saluta stanchi, felici, mangiati, giocati e hai avuto persino la possibilità di fare una conversazione adulta. Magari aperto una bottiglia di vino. Riconciliata con la giornata lavorativa appena trascorsa. E sparecchi canterellando o aiuti qualcuno a riempire una lavatrice, mettere scarpe, giacche pigiami, lavare i denti insieme, fare una cacca in compagnia che come ti convince l'amichetto che già è autonomo nessuna supplica materna ci riesce. Scusate se è poco.

Poi niente, i figli sono cresciuti, sono andati in scuole diverse e alla fine abbiamo traslocato tutti sparsi ai 4 venti. E io adesso tutta questa vita sociale me la devo reinventare, ci si riesce, ma a fatica.

giovedì 19 agosto 2010

Aborto

Italia primi anni '70:
Donna sposata, due figli, il secondo non previsto e che prevedibilmente ha significato una battuta d'arresto nei piani di emancipazione della famiglia. Lei per questo figlio ha rinunciato all'università, si è trovata senza poter lavorare e si tira avanti, male, con uno stipendio tanta buona volontà e lavoretti extra. Si scopre incinta, è disperata, con un terzo non ce la faranno mai. Non sa che fare, è straniera, non conosce nessuno.

Poi per puro caso, in macelleria (of all places), sente sussurrare dalle altre donne un nome, un medico nel paese accanto. Questa famiglia sceglie per un aborto clandestino. Lui lo rimpiangerà per sempre, questo figlio mancato, lei sceglie per i figli che ha già.

Poi andrà all'estero per farsi prescrivere la pillola prima (che la ammazza di emicranie), poi la spirale che la ammazza di emorragie.

In Italia il referendum per la 194 ci sarà soltanto nel 1978.

Olanda, 1991
"Hai una bici da prestarmi per stasera?"
"No mi dispiace, dove devi andare?"
"Ma, non è lontano però tocca passare per una stradina un po' buia che non mi piace molto, ma non fa niente".
"Se vuoi ti accompagno a piedi".

Per strada mi ha raccontato che andava a farsi un controllo. Una ragazzina 19enne come me allora, che durante le vacanze in Italia è uscita con gli amici di sua cugina. È girata cocaina, lei ha avuto un black-out e si è detta: mai più, sono stata una cretina. Tre mesi dopo, appena arrivata all'estero per l'Erasmus, si scopre incinta, e ci mette anche un bel po' a capirlo.

"Insomma, era la prima volta che facevo sesso e non mi ricordo neanche niente".
Per fortuna studia a medicina, ha fatto lo stage in una ASL in Belgio, in Belgio puoi abortire entro il quarto mese, si fa fare le carte dai cononoscenti della ASL e abortisce. Poi quella sera con me va a controllare se è andato tutto bene. Ne esce sollevata, tutto a posto.

Io sono troppo giovane, troppo incapace per trovare qualcosa che la consoli, sotto la leggerezza superficiale con cui mi raccontava il fatto. Pensava anche lei che forse la trovavo una cretina svaporata, io invece soffrivo per una situazione tanto di merda. E la cosa migliore che mi venne in mente fu:

"Vuoi provare a parlarne con F.?"

Perché anche F., qualche tempo prima, mi aveva raccontato di una sua interruzione di gravidanza, di come fosse stato inumano e umiliante il modo con cui l'avevano trattata a Venezia, come andando in bagno, nel cestino dei rifiuti, aveva trovato un feto buttato via così. In una struttura pubblica.

Ma lei e il suo ragazzo, studenti, con famiglie difficili ed economicamente precarie non avevano avuto scelta.
"Io appena mi laureo e ho un lavoro per mantenermi, lo faccio subito un figlio".

Poi so che ne hanno parlato, e forse hanno trovato un modo di consolarsi. Per quanto poi a una festina in casa tra di noi, mentre F. e io la portavamo a letto sbronza persa, lei che beveva così poco in fondo, la sentii piangere:
"F., ma perché? In fondo ho solo fatto uno sbaglio, una volta".

Anche lì mi si è spezzato il cuore per lei, ma non avevo parole.

Italia, 2010
Sono passati 20 anni, adesso le parole le troverei. È cambiato qualcosa? Ma neanche per sogno.

E leggendo questa notizia mi chiedo perché: perché alle donne tocca pagare in proprio e in prima persona, perché le istituzioni e l'assistenza previsti dalla legge non aiutano, perché a 32 anni da quella legge esiste ancora un obbrobrio come l'obiezione di coscienza che paralizza in molte regioni la possibilità di scelta di donne che non hanno scelta.

Ma cavolo, se non vuoi effettuare aborti, specializzati in geriatria. In neonatologia. Nel cavolo che ti pare, ma stà fuori per cortesia da ginecologia e ostetricia. O mi toccherà pensare che per un ostetrico obiettore la priorità è salvare il figlio e nn la madre, se posto davanti a una scelta.

A me chi specula sulla necessità altrui fa schifo, premettiamolo subito. A me chi sentenzia sull'autodeterminazione di donne che non conosce a proprosito di vita e morte e il proprio corpo, a chi fa dei bizantinismi sulla pillola abortiva, che ce la siamo inventata apposta per facilitare una scelta difficile a chi se la deve fare in proprio, gli toglierei i diritti civili.

Però le strutture già non funzionano in modo dignitoso per le italiane, figuriamoci per le clandestine. Questo medico ha compiuto un abuso di ufficio bello e buono, speculando sulle difficoltà delle sue pazienti.

Solo che adesso dove dovranno andare a sbattere la testa queste povere criste non lo so. E mi chiedo perché nel 2010, superato il concetto di peccato, superato quello della donna come strumento del demonio, superate tante pippe mentali e non, mi chiedo perché tocca ancora farsi massacrare. E perché questo tocca sempre alle donne.

In fondo nella maggior parte dei casi stiamo parlando solo di soldi. Negli esempi che ho portato io, di donne che conosco personalmente, tutte e tre, ad avere l'autonomia economica necessaria, questo figlio lo facevano.

Invece di tante chiacchiere e di tanti soldi spesi male, invece di riempirci la bocca di politica per le famiglie, facciamole queste politiche. Che le famiglie poi seguono da sole.

lunedì 16 agosto 2010

Due pesi e due misure

Il capo, che è eroico, con la dieta del dr. Frank da maggio ha perso 20 kg. si è rimesso a correre ed è molto di compagnia.

Io che oggi mi sono pesata, ho scoperto che dal 12 luglio, partenza per le vacanze, ho messo su 4, 5 kg. Tutta colpa della burrata e del doppio bombolone di Mauro a colazione, non dico di no.

Ci deve essere una morale in tutto questo. Ma se va avanti così fra un po' i nostri pesi si incrociano e non sarà un bel giorno quello.

lunedì 28 giugno 2010

Le cose che si muovono troppo in fretta


Tempo fa ero andata ad informarmi alla Montessori di quartiere, che è un po' lontanina, ma aprirà a fine agosto una succursale dietro casa nostra. Con vista sul nostro parco preferito.

Cambiare scuola ai bambini senza una vera necessità è un passo lungo. Loro sono felici, hanno tutti i loro amichetti lì e il nostro schema di prenderli e riportarli funziona in fondo abbastanza bene.

Però pensando al lungo termine io credo che una scuola vicino casa abbia dei grandi vantaggi in termini di coesione con altri bambini nel quartiere in cui vivi e conseguente vita sociale. Che abbia un grande ruolo di responsabilizzazione e non devono essere accompagnati e ripresi in macchina fino ai 12 anni per poi essere buttati nel mondo.

"Fondamentalmente è più facile per te" ha detto il capo a suo tempo.

Si anche. E anche questa può essere una priorità importante nella vita di famiglia, visto che i figli me li spupazzo io. Ma io penso soprattutto a loro e penso a cose che loro in questo momento non possono vedere. Penso che un pomeriggio di pioggia in cui ti annoi può essere molto bello dirmi: mamma, vado da tizio, prendere la bicicletta ed andarci da solo, perché tanto abita nella strada accanto. Cose così.

Ennio all'inizio si è rifiutato in toto di parlarne, ma so che sta elaborando la cosa. Sabato siamo andati in bici al centro commerciale e gli dicevo di guardar bene la via per ricordarsela, visto che Lorenzo abita lì vicino e volendo potrebbe andare a trovarlo.

"Questa è anche la strada che va all'altra scuola, vero?"

Ha accettato di andare una volta a vedere.

E csì abbiamo mandato un modulo di iscrizione alla lista d'attesa della Montessori specificando che comunque li volevamo entrambi nella stessa sede in Azaleastraat e che in generale eravamo interessati all'anno scolastico 2011-2012. Il che ci dà un anno per pensarci bene, e decidere anche in base allo sviluppo che faranno i bambini.

Ennio infatti è già andato una volta a scuola da solo in bici, ci vuole riprovare, noi siamo disposti e stavamo persino valutando di comprare un cellulare prepagato da mettergli in mano quando va a fare queste cose per eventuali emergenze. ltre a tatuargli sul polpaccio tutti i numeri di emergenza miei, del padre e dei vicini, amici e parenti fino al terzo grado.

Poi nel frattempo abbiamo avuto il colloquio di fine anno a scuola. E alla maestra di Orso ho raccontato che stavamo pensando a questa cosa e che io avevo anche la deriva di far cominciare Orso subito nella nuova scuola senza perdere il posto nella vecchia, tanto per provare ed essere sicuri, ma che so che non è possibile.

"E Ennio invece?" fa lei. "Se quest'anno va in quinta e comunque volete fargli cambiare scuola forse è meglio farlo iniziare subito nella classe in cui farà il test di uscita in ottava. Mentre Orso, così come risulta in questo momento, gli farebbe meglio farsi la terza in un gruppo che fa solo la terza, invece che di cominicare in un gruppo misto terza e quarta come fanno alla Montessori".

Ussignur, pure questa ci mancava per aumentarmi i dubbi e i patemi.

Alla festa della scuola mi sono attaccata a Laura, che ha avuto Ennio in classe due anni fa e quest'anno avrebbe Orso. Perché risulta che dividendoli tra le due terze, Orso sta si con laura, come segretamente desideravo, ma anche tutti i suoi amichetti sono finiti nell'altro gruppo.

E allora se cambia classe, tanto vale cambiar scuola adesso no? Tranne che Orso ha già fatto una serie di lezioni di orientamento nel gruppo di scambio e la nuova classe li conosce tutti.

Di Laura ho un'opinione non ottima, di più, ed è una gran fortuna che dal prossimo anno diventi anche vice-preside, perché la preside è un gran manager, ma non viene dall'insegnamento e si vede. Ci vuole un pedagogo per dare una direzione alla scuola e Laura lo è.

"Perché hai scelto specificamente per la Montessori?"
"Non ho scelto la Montessori, ma è l'unica scuola vicino casa che mi piace come funzioni e che mi dà l'idea di essere un indirizzo adatto a Orso, che sappiamo il tipo che è. E poi credevo che il passaggio da Dalton a Montessori sia più semplice per loro come metodo".

Mi guarda scettica.
"Oh, non lo è? In fondo che ne so".
"Tuo marito che ne pensa, è d'accordo? O lascia la decisione a te".
"Più o meno è d'accordo sul fatto che io raccolga tutte le informazioni possibili e poi andremo insieme a vedere. Capisci che con questa novità che forse è Ennio quello che farebbe meglio a cominciare quest'anno, e che in qualsiasi momento una famiglia lì può traslocare e si libera forse un posto per lui, se ci si arriva io devo poter essere in grado di prendere una decisione in fretta".

(Sempre con il problema di fondo che la succursale dietro casa cominica quest'anno con le classi da prima a quarta e che solo l'anno prossimo avrebbero la classe di Ennio. Ma se per lui è meglio allora preferisco rendermi la vita difficile e portarlo alla sede principale, tanto punto a farcelo andare da solo in bici).

E per me prendere una decisione informata significa sfrantecare i maroni a più gente possibile nel tempo più breve del mondo. Per cui d'accordo con il capo ho pensato di chiamare la Montessori e chiedere anche lì un appuntamento con chi si occupa dei programmi e delle valutazioni generali, portargli le pagelle dei bambini e guardarle insieme per capire se anche dal loro punt di vista Orso sarebbe meglio tenerlo un altro anno nel gruppo unico.

Chiamo oggi, non la trovo, devo richiamare.

Mi richiama la direttrice dicendomi che hanno altri bambini dell'età di Ennio e che se si aggiunge lui fanno partire da quest'anno anche la quinta nella succursale.

"Lo so che è difficile decidere così all'ultimo minuto, ma domani alle 11 li mettiamo tutti insieme. Se vuoi e se possono, magari potrebbero venire a fare un giorno di scuola qui e annusare l'ambiente".

Basta, domani ce li porto. E vediamo. E annusiamo. E io che speravo di aver rimandato la decisione di un anno. E com'è la storia che i bambini della Montessori non sanno l'ortografia?

Certe volte le cose vanno terribilmente in fretta, più in fretta di quello che vorrei. Ma decisamente con la fretta delle volte si semplificano pure.

E adesso vado a dirlo a Laura.

sabato 26 giugno 2010

Figure e riconoscimenti

Inutile, io quando si tratta di fare brutte figure, mi ci impegno. Due anni fa a scuola per dei mesi non ho fatto altro che confondermi la mamma di Timo con la mamma di Abe. La mamma di Abe raccoglieva soldi per il regalo alla maestra che si sposa? E io correvo dalla mamma di Timo, ma mica con discrezione, proprio con:
"Fermaaaa, che ti devo dei soldi e continuo a scordarmi".
"Ma no, non li devi a me"
"Ma si, per la maestra"
"No, quella è la mamma di Abe".

E all'epoca erano tutte e due mie vicine, quando rientravamo con figli e biciclette dalla porta posteriore ci incrociavamo sempre, con l'una o con l'altra. (Il padre di Timo, onestamente, non so neanche se l'ho poi mai visto, con lui faccio ancora a tempo a confondermi).

"Ma figurati, mi fa il capo, io per un anno ho pensato che Abe e timo fossero fratelli" perché è vero che abitando nello stesso palazzo stanno sempre insieme e le madri se li palleggiano a turno.

Nel frattempo quest'anno Timo ha fatto calcio con Ennio e io mi sono abituata, ma l'attimo di incertezza ce l'ho sempre. D'altronde non mi si può dare al 100% torto.

"Ma voi in effetti vi somigliate un pochino", fece una volta quell'anima innocente di mio figlio, perché è vero, sono alte uguali, magrissime, stessi capelli biondastri portati corti alla diotifulmini, stesse facce magre, solo che la madre di Timo è più cordiale mentre l'altra è più abbottonata. Adesso che ci conosciamo da qualche anno, ecco.

Quest'anno ho fatto il bis con la mamma di Youssra, perché in un certo senso è fisiologico, finché stanno nella classe mista della materna di prima e seconda, i bambini vanno, vengono, li cambiano di classe da un anno all'altro e prima che io mi ricapi con le madri (che dico, io già non mi ricapo con i bambini) quel paio di anni che poi arrivano e fanno tutti la terza insieme come gruppo definitivo e alla fine mi abituo, io nel frattempo mi confondo.

Il punto è che un giorno la maestra mi prende da parte e mi fa:
"Sai, durante il disegno Orso ha disegnato sulla maglietta di Youssra, non l'ha fatto apposta, ma magari è meglio se parli con sua madre tu, la conosci no?"

A me in quel momento mi si è materializzata una dele madri con cui facevo la sorveglianza e dico, si, certo. Non sono mai riuscita a beccarla, ma nel frattempo Youssra è capitata nel mio gruppetto quando siamo andati a teatro e almeno lei l'ho inquadrata. Bionda, occhi verdi larghi, e un caratterino autonomo peggio di Orso. Ragazzi, che peperino che è questa qui a sei anni, il giorno che si fidanza questi uomini li farà correre.

Insomma, alla fine mi rimetto a fare sorveglianza, ribecco la madre che credevo fosse, ovvero Hassnae, e la acchiappo al volo e le faccio tutto un discorso e Orso, e la maglietta e Youssra e senti, vorrei tanto ricomprargli o la maglietto o un regalino, tu sei d'accordo?

Lei mi ascolta con santa pazienza a poi mi fa:
"Ma io non sono la mamma di Youssra".

Mi vede che faccio la faccia di quella che dice 'oddio che figura' che gli olandesi che sono un popolo della colpa magari ci sono meno sensibili e non ci fanno caso, ma noi popoli mediterranei, popoli della vergogna ce ne accorgiamo subito.

"Guarda, non ti preoccupare, io la conosco, non è tipo da farsene un problema, figurati".
"Si, però per favore glielo dici, che mi sento in colpa per quel vandalo di mio figlio?"

Chissà perché poi, io mi sento in colpa per tutto. Da piccoli ai giardini se volevano prendere un giocattolo di un altro o farsi un giro su un triciclo altrui. Che ci ho messo due anni a capire che qui siamo tutti molto ma molto rilassati con queste cose e nessuno mi giudica una madre di figli maleducati se non li fermo ad ogni respiro (eeeeeeh, il complesso del figlio maleducato della madre italiana, ce ne fossero di più, delle volte).

Il fatto è che ho il complesso della madre straniera, e del non ci facciamo subito riconoscere se facciamo le cose scontate in modo non scontato, insomma, che dirvi, ci devo ancora lavorare su questa cosa, ma per altre mi sono rilassata. Anche perché è un dato di fatto che io non sono molto brava a mettermi d'accordo e prendere appuntamenti con le altre madri.

Poi in altre occasioni e sempre in presenza di Hassnae, perché loro sono tutto un gruppetto di madri islamiche, praticamente quasi tutte col velo e a scuola le vedi fare gruppo a sé e chiacchierare, ho agguantato un paio di madri sbagliate. E pure ieri ala festa, alla fine ho beccato quella di Yusip. Meno male che era presente pure la madre giusta, che fra mille risate Hassnae si è decisa a presentarmi e spiegarle perché rompevo tanto.

Io, devo dire, per come sono di solito che mi viene da sprofondare per la vergogna e mi continua per dei mesi, ho preso la cosa con molto aplomb. Merito delle sessioni con la psicologa, non ci sono dubbi (che lo so io su cosa stiamo lavorando).

"Me almeno mi ti ricordi come mi chiamo", mi fa Mariam sfottendomi.
"Si, però un giorno mi dovrai spiegare bene se è Mariam, Miriam o Meriam", che è un dubbio che mi attanaglia da quando la conosco questa donna, solo che Anja, che lingue mediorentali le aveva pure studiate, mi spiegò con aria svagata e relax, che quella donna lì non si stressa per le cose serie, figurati per uno scambio di nomi:
"Ma sai, non è altro in fondo che un problema di trascrizione"
e io lo capisco bene, ma mi piacerebbe chiamarle giuste le persone a cui vado in casa.

Insomma, se diovuole ho parlato con la madre di Youssra, che era carina e bendisposta e ha detto si, ma certamente quando ho detto che volevo prenderle una maglietta nuova. Poi abbiamo capito che lei pensava che fosse stato Orso il danneggiato per il quale reclamavo una maglietta nuova io (che noi madri straniere di figli vivaci conosciamo i nostri polli e non ci sorprenderebbe se un giorno un poliziotto ce li portasse a casa avvertendoci che stavano dando scandalo in pubblico).

Allora ci siamo messe ancora più a ridere. E lei mi tranquillizza.

"Senti cara, bambini. Succede sempre. Mica compriamo vestiti cari e poi mettiamo assicurazione. Non serve, bambini sono così".

E con tutto questo casino, che dirvi, improvvisamente mi sono sentita anch'io parte di quel gruppo di madri lì, nonostante i problemi di comunicazione in olandese e sarà un guaio quando cambieremo scuola a rifarsi questi contatti che io ci metto tempo.

E il motivo per cui questa volta mi sono sentita un pochino extra in colpa, è che non a caso anche queste madri qui avevano qualcosa per cui si somigliano tutte e io mi confondo: avevano tutte lo stesso stile di velo doppio. E secondo me un po'si è capito che era per questo che me le confondevo.

E anche se è puramente una questione estetica (un po' allo stesso livello del un problema di trascrizione) sono sempre quelle cose per cui ti senti un pelino razzista, anche se a sproposito.

Ma adesso se non altro mi sono messa l'animo in pace e stamattina ho preso il pennarello per le stoffe e ho copiato il pesce della maglietta preferita di Orso, che ha la passione dei pesci (e non a caso è il suo segno, direbe l'amica strologa) su una maglietta bianca, perché l'originale è veramente da buttare.

Così mi sfogo io a disegnare sulle magliette altrui.