giovedì 5 novembre 2009

Come andrà a finire il candy? Controllate se ci siete

Quanto mi ha potuto prendere per culo chi mi vuole bene da quando è uscito il libro, non si può dire. Il capo in macchina, quando tentavo timidamente di inchiodarlo al fatto che sarei venuta in Italia a presentarlo ha cominciato: eh, certo, adesso dovrai esercitare l'autografo. Inutile ricordargli che da quando sono traduttrice giurata l'autografo e la sigla me li esercito regolarmente.

"E poi, dovrai pensare a una dedica", continua l'homo horganizzatus che mi sono presa.

Una dedica? Nel senso di una dedica standard? Occavolo e che posso scrivere? Vabbé vedrò al momento (e infatti finora, sarano poche, non dico di no, ma non ne ho fatte due uguali), ma siamo matti, prepararsi la dedica in anticipo.

"Come era che ha detto quel tizio dell'Hindenburg?", mi fa, schivando il traffico del mattino.

Eh? ah, già, lo zeppelin. Bo, e che ne so che ha detto? Come mi salta di palo in frasca quest'uomo, poi dice me.

"Oh, the humanity of it all, come l'hanno tradotto in italiano?"
"Oh, la citazione di Duckman e che ne so?"

Si scopre che è la dedica che mi stava suggerendo che ho capito l'Abruzzo e il terremoto e la sensazione di essere sul baratro del disastro e non se ne può uscire più, ma insomma, secondo lui era questo che dovevo scrivere come dedica. Poi che una divorzia per motivi letterari e chi glieo spiega al giudice?


E mica è finita qui. In un momento (in vari momenti) di cazzeggio ad oltranza abbiamo cominciato a cercare definizioni che si potessero usare per la pubblicità e siamo arrivati a due: che è un libro organoletico (bello da toccare, annusare, sbaciucchiare, assaggiare) e che è un libro taumaturgico (a Paola, in ogni caso, l'ha tirata su da un letto d'ospedale e le ha permesso di venire ad Amsterdam, cosa a cui aveva bello che rinunciato. Dice lei e chi sono io per contraddire l'amica risanata?)

Insomma, gli unici che mi hanno preso sul serio sono stati i blogger che hanno partecipato al candy e adesso è ora di fare l' estrazione. Visto però che mi staccheranno la corrente per alcune ore causa lavori, io intanto vi elenco qui, così se mi sono scordata qualcuno, me lo ricorderete (è che io ho una testa).

Extramamma
Lecosechepenso
http://www.panzallaria.com/
Animapunk
Francesca
Per scherzo e per caso
Mamikazen
Stefano e Lori
MarinaV
Simoserpe
Yeni Belquis
Manager di me stessa
LePam

Chi mi sono dimenticata? Perché sono sicurissima di essermi dimenticata qualcuno.

Infatti, tipo LGO
Ed Eniko

mercoledì 4 novembre 2009

Come cominciavano i Venditori

Finalmente riesco a metter su questo, il brano di apertura di Venditori, lo spettacolo dello scorso marzo. Che adesso stiamo già lavorando al prossimo.



La musica è di Tenedle, che con noi si sbraca a sperimentare di tutto, senza dirci cosa aveva in mente alla fine di una prova si chiudeva con uno di noi in bagno (per evitare rumori di fondo), ci faceva ripetere alcune volte un paio di battute che si era segnato e poi ha tirato fuori questo. E ci è piaciuto moltissimo.

Pensatelo al buio, voi seduti nella sala, noi dietro il sipario a fare gli utlimi scongiuri. Non vedo l'ora di ricominicare.

Continuiamo a metterci in croce reciprocamente?

Ecco, la questione del crocifisso in classe io l'ho vista da vicino l'autunno che ero incinta di Orso, sono a andata due giorni a Ofena per riprendermi prima di un mega-corso di cucina a Silvi e mi sono ritrovata assediata da telecamere e attivisti circa la decisione di accogliere la richiesta di un padre islamico che aveva richiesto di non tenere il crocifisso nella classe dei figli.

Come è finita a Ofena ve lo risparmio. Posso solo dire: per piacere non ricominciamo che diventiamo ridicoli.

Uno può dire: ma vabbé, è un simbolo tradizionale, che problema c'è, per nessuno è nulla più di un normale arredo decorativo, come la piantina rampicante che sta sull'armadio e scende giù con i suoi rametti.

Perché mettiamoci la mano sul cuore: a chi di noi, passando davanti a un crocifisso qualsiasi appeso in una scuola o un ufficio viene da genuflettersi e/o segnarsi? A me no, sinceramente e non conosco manco nessuno che lo faccia. Manco lo vediamo, tanto ci siamo abituati (si, tranne quando la suocera ti ha allenato il bambino a fargli pciù pciù con la manina che il povero innocente manco lo sa che vuol dire, ma a te ti scoccia).

Fino al momento in cui qualcuno ti fa notare che noi magari ci siamo tanto abituati e manco lo vediamo, ma che per chi non ha tutto il nostro vissuto, far vedere la statuetta di un uomo seminudo, sanguinante, inchiodato a una croce e incoronato di spine con lo sguardo sofferente, ecco, forse a un bambino piccolo che non ci è abituato magari gli fa impressione.

E lì ci scocciamo assai, perché giù le mani da cristuccio nostro, e si scatena subito il meccanismo del dentro e del fuori e chi viene da fuori meglio che stia zitto e mosca, che noi si che lo sappiamo come regolarci a casa nostra.

Tutto ciò ci distoglie dal solito argomento di principio: siamo uno stato laico? La scuola pubblica di uno stato laico è per tutti e pagata con i soldi di tutti? e allora un po' di neutralità per favore. Per il principio, mica per altro. Perché in una scuola si tenta soprattutto di formare dei cittadini e abituarli al rispetto reciproco, alla libetà di opinione e di fede, tutti principi sanciti dalla Costituzione e non dalle Sacre scritture.

Chi vuole crocifissi, stelle di davide e mani di fatima (che non sono un simbolo religioso, ma vabbé, un elenco di tre elementi suona meglio di uno di due) se li appenda per cortesia dove vuole, ma in privato e a casa sua o sul corpo suo.

E non lo deve fare per rispettare la sensibilità mia o di un altro che crede ad altro, lo deve fare per rispettare la propria di sensibilità e prendere sul serio quello in cui crede essolui di persona. Se la tua religione la prendi un minimo sul serio, se la tua religione è la cattolica romana basata sull'amore, ecco, non dare fastidio a chi non la condivide o ti contraddici nell'essenza stessa del tuo credo. che, cncedetemelo, non ci fai fare una bella figura alla tua religione.

E per cortesia adesso non ricominciamo come con il velo islamico: un'usanza tradizionale se non addirittura superstiziosa assurta a simbolo religioso, tanto per irrigidirci su posizioni uguali e contrarie e scannarci su cose che dovrebbero unire e non separare.

Ognuno si tenga il crocifisso e il velo suo e cominciamo a parlare di cose serie per favore. Per esempio la separazione di chiesa e stato, cosa che non avviene in teocrazie come l'Iran, e allora non cominciamo a coltivarcela a casa nostra, visto che abbiamo questa fortuna di poter scegliere.

E chi vuole firmare in proposito, può farlo qui:
http://temi.repubblica.it/repubblica-sondaggio/?pollId=1720

Per quello che serve (lo dice una che ha firmato di corsa).

Aggiungo questo link, perché dice molto bene perché il rispetto di noi cattolici deve andare al cristo e non all'arredo:
http://bonanni.blogautore.repubblica.it/2009/11/04/la-banalizzazione-di-un-simbolo/

martedì 3 novembre 2009

Orso in trattativa


In questa casa da mesi siamo ostaggi dei Gogo. I Gogo sono dei pupazzetti colorati che i supermercati C1000 regalavano ogni € 10 di spesa e che tra i bambini sono diventati una mania.

Il capo mi racconta di bambini che all'uscita delle casse ne mendicavano. Noi abitiamo troppo lontano da quel spermercato, avevamo un periodaccio, insomma, ne abbiamo approfittato per una piccola lezione di morale e resistenza alle lusinghe della pubblicità ai bambini.

Che però non parlavano di altro. Chi a scuola ne aveva quanti. Finché un giorno Orso rientra con un gogo. Limontrasparente con i glitter dentro.

"Me lo ha regalato Dan. Perché Dan è mio amico".
Ennio impressionatissimo ne ha approfittato per trattare con il fratello e trattarlo gentilmente e ci hanno giocto in due.

Orso parla spesso di Dan e per cui ho ringraziato silenziosamente le generose amicizie tra cinquenni e sono andata oltre con la vita. Poi il capo in un momento di carità cristiana ha davvero fatto la spesa al C1000 e ne ha riportato un altro. Par condicio e pace.

E davvero quei due Gogo se li sono goduti da matti.

"Mamma, mamma, oggi a scuola ho scambiato il mio Gogo per tre volte" e così mi sono chiarita l'utilità del Gogo come strumento di socializzazione. Ma ero curiosa di capire come fosse andata, finché Orso spontaneamente me l'ha chiarito:

"Perché io sono andato da Dan e gli ho detto... senti Dan, io stavo pensando una cosa... che forse magari si potrebbe fare... No, perché Barbara non può comprarmi nessun Gogo e così...." e così figlio mio ti sei manovrato il tuo amico Dan, povera anima, che ha solo 5 anni e se non li avessi anche tu sarebbe quasi circonvenzione di incapace.

Il che mi riscatta di tutte quelle volte che la circonvenuta ero io. Come quella volta che ho scambiato il vestito da sposa di barbie fatto da Zia Filomena con una cosa orrenda pentendomene nel momento in cui lo facevo, ma nulla, ormai era fatta e mi vergognavo.

Le amicizie tra bambini, che cosa deliziosa.

Come ieri che al doposcuola ho trovato fuori in giardino, al buio delle 17:45, un Orso piangente disperato perché il suo amico Damian aveva fatto cadere il Gogo tra l'erba e le foglie secche. Gli ho promesso che oggi con la luce del giorno ci guardiamo bene, ma devo dire, quanto mi stanno a me sulle scatole questi stramaledetti Gogo.

lunedì 2 novembre 2009

Non mi ricordo, no, non mi ricordo

Sarà un annetto e mezzo che mi sto godendo davvero profondamente i miei figli. Nonostante il trasloco infinito con tutti gli annessi e connessi, nonostante le varie botte di depressione che ho avuto in pieno inverno scorso (winter-blues) e in piena estate (terremoto-blues).

Secondo me è cominciato un po' prima, quando dopo cinque anni insonni mi sono accorta che riuscivo a dormire ben quattro ore per notte ininterrotte, e quanto questo mi facesse bene. Non tanto a energie recuperate, quanto proprio a lucidità di pensiero ed azione.

Ed il culmine l'ho raggiunto quando Ennio ha imparato a leggere, Orso a fare i giochi da tavolo ed entrambi a giocare a carte. Cavolo, finalmente possiamo fare insieme le cose che interessano anche a me. Tipo cucinare, o spiegarci scientificamente il mondo.

Però, cosa ci facevo io prima? A me sembra che ho passato gli anni in cui erano piccoli a trascinarmi esausta in giro. Non è vero, ovviamente, ballavamo e facevamo tante cose. Ma chissà perché il velo grigio di quella che credo fosse una seria depressione postnatale con Ennio, copre un po' tutto.

9Oh, il dubbio che la mia iperattività e relativa stanchezza, come ho già detto, mi è venuto al secondo richiamo della vaccinazione di orso, leggendo un poster al consultorio che elencava sintomi vari. Tra cui quello della stanchezza, che io mi curavo a vitamine, agopuntura e respiro, am diciamo la verità, non so con quanto successo.

Come mi disse una volta Betta, la mia coach di respiro: checché tu ne pensi sei un'ottima madre e siccome è un ruolo che ti sei suonata e cantata interamente da sola, ti ci trovi proprio bene.

Insomma, io so di essermeli anche goduta questi figli e di averci fatto cose bellissime per loro, anche se trascinandomi tra senso del dovere e senso di colpa perché io proprio non mi divertivo.

Però, quando e dove e perché me li sono goduta, io mica me lo ricordo. Meno male che a volte l'ho scritto. Perché io vivo per interposta pagina scritta, evidentemente.

Tutto questo mi è venuto in mente vedendo negli ultimi mesi alcune amiche fare figli e vedendo come reagiscono a questi neonati. Loro si fanno tante risate. E io?

No, proprio non me lo ricordo.

domenica 1 novembre 2009

Io sono un'autarchica

Non è per fare il verso a Nanni Moretti, ma in questi giorni la mia casalinghite frustrata si sfoga con una tendenza pericolosa a trasformare casa in un laboratorio di chimica.

Innanzituto, grazie a giri di blog che neanche ricordo, ma che faccio sicuramente risalire a Comida de Mama, avevamo iniziato a fare il burro. Poi su suggerimento sempre di Comida, ma anche di Lerinni, lo yogurth, con la differenza che non avendo né yogurtiera né thermos mi sono inventata un altro sistema, approvato dalla contadina di Zunderdorp dove vado a prendere il latte crudo(vedi post precedente). E infine il labna di Lerinni, che però hpo scoperto non essere atro che la versione salata di un dessert tradizionale olandese, o hangop.

Burro: prendi una confezione di panna da montare. Ora, ti dicono di lasciarla 24 ore a temperatura ambiente e prima o poi ci riesco pure, forse, ma finora mi serviva del burro per fare i biscotti con i bambini e le bimbe della vicina (che poi mi è servito a scoprire come si scazzano tra sorelle le femmne, meno male che ho solo maschio, diobò) e prima che si ammazzassero mentre scappavo al supermercato a prendere quei 30 gr. di burro che mi mancavano, l'ho fatto usando quella che avevo direttamente dal frigo.

Metto la panna in un barattolo di quelli della Bormioli, o chi ce l'ha magari uno shaker di plastica, basta che abbia il coperchio che si avvita o che chiude bene. Metterci la panna e due biglie di vetro. Cominciare a scuotere: prima la panna si monta, poi comincia a diventare un ammassino di minipalline. A quel punto ci aggiungo la metà rispetto alla panna originaria di acqua molto fredda e continuo a scuotere. Si può anche piantar lì per strappare i bambini l'uno dalle grinfie dell'altro e ricominciare.

Le biglie, oltre ad accelerare l'operazione, hanno di buono che dal rumore ti rendi conto di come va. A un certo punto, il vetro del barattolo ridiventa trasparenticcio, perché il grasso si è accumulato in una palla e l'acqua è acqua con meno grassi, quindi scivola via subito dalle pareti, cosa che la panna non faceva lasciando tutto lattiginoso, è il caso di dirlo. li capisci che sei pronta.

A quel punto fate scolare l'acqua, mettete la parte solida in una ciotola. Mescolando e schiacciandola con la forchetta viene fuori ulteriore acqua e alla fine è pronto. Ricordatevi di togliere le biglie dal burro.

Buono. Mi è funzionato anche con una panna che avevo conservato in freezer perché avanzata.

Yoghurt
Scaldare il latte in un tegame dal fondo spesso e con un coperchio che chiuda bene. Dovete poter fare a meno del tegame per almeno una decina di ore. Mettete a scaldare il latte (dicono di farlo bollire, ma io mi stufo, poi tanto si deve riraffreddare) e quando arriva a 45 gradi, quindi potete tenerci dentro la mano senza soffrire troppo, ma senza neanche starci troppo bene aggiungete dello yoghurt biologico o di produzioni precedenti e mescolate. Poi chiudete il coperchio, ci annodate un canovaccio per tenerlo un po' fermo al tegame e avvolgete il tutto in una o più delle seguenti cose: un sacco a pelo, una vestaglia turchese in pile con i bordini fuchsia, coperte vecchie onuoce, cenci vari. Tutto, pur di tenerlo al caldo. Me lo infilo sotto il letto almeno sono sicura che non ci mette piede nessuno e gloria a dio.

Il giorno dopo o comunque almeno 10 ore dopo lo tiro fuori e ci faccio qualcosa. Ricordandomi di lasciarne un po' da parte per rifarlo.

Hangop: lo yoghurt va messo in un canovaccio, federa o calzino pulito, legato a sacchetto e appeso sopra un contenitore che raccoglierà il siero. Io l'ho appeso in balcone con le mollette al gradino basso dello stendipanni e l'ho fatto scolare una notte fuori. La mattina scucchiaiare dal tessuto tutta la crema rimasta. Ottima con i cereali, la frutta, quello che vi pare. Anche una bella vellutata di zucca, condita con una cucchiaiate in mezzo e cosparsa di coriandolo fresco tritato.

Mi piacerebbe anche inventarmi qualcosa per il siero avanzato, ho provato a riscaldarlo per vedere se mi venivano i fiocchi di latte, ha fatto vagamente finta, ma nulla. Suggerimenti? Forse devo aggiungerci del caglio o succo di limone?

Il labna si fa uguale spiccicato, salandolo però prima di appenderlo. Lo uso anch'esso per le zuppe, al posto della mayonese per condire insalate, a cucchiaiate o sul pane.

E con lo yoghurt ho tentato di avviare una pasta madre che vedremo come butta.

sabato 31 ottobre 2009

Romanticismo autunnale olandese



Ultimamente, colpa anche di tutti i blog che non parlano di altro, mi sono data all'autarchia. Mi sto covando una pasta madre che non si è capito che intenzioni ha, ho scoperto il piacere del burro e dello yougurth fatto in casa e su esempio di Lerinni mi sono pure cimentata con il labna (dirò in un altro post).

Tutte queste ultime cose ovviamente verrebbero molto meglio con il latte crudo, per cui me lo sono andata a cercare, anche perché mi ricordavo di un pecoraio verso Ransdorp che fa lo yogurth buonissimo che si compra Marina.

Ma tutti questi villaggetti appena fuori dalla tangenziale ne hanno di contadini. Sono così approdata a boer Disseldorp, a Zunderdorp, e oltre a procurarci il latte crudo conservato a freddo nel distributore a moneta di cui parlo qui, ho fatto foto di un romantico, crepuscolare e nostalgico che che faccio, non ve le faccio vedere?


Il pilone ci ricorda che sempre vicino alla città stiamo.

Però voglimo mettere la luce di fine giorno e la foschia?

Queste mucche le rubo a Marina, tanto lei ne ha di altre.

E la tipica fattoria del Noord-holland, una regione sotto il livello del mare e particolarmente ventosa. La stalla e il granaio hanno questa forma a piramide proprio per offrire meno resistenza al vento che soffia da parecchie direzioni e così non se lo porta via.


E anche il fienile segue la stessa logica: un tetto a piramide che scorre sui pali, così mano a mano che il livello del fieno si abbassa, viene abbassato anche il tetto in modo da tenerlo ben coperto.

E qui vi lascio con l'albero solitario accanto al capanno

e il canaletto che scorre verso l'infinita piattezza sotto un cielo piatto.

Che se non è Paesi Bassi questo, allora vorrei proprio sapere cosa lo è.