La cosa di cui più avevo paura nel metter fuori le storie che compongono Statale 17 era di sentirmi un'usurpatrice. ma come, non ci vivo, non c'ero quando c'è stato il terremoto, come pretendi di avere qualcosa da dire su questo posto e sulla gente che lo fa?
Poi dicono i pensieri limitanti. Quello che mi ha bloccato la scrittura a giugno è luglio è stato questo, perché la sottoscritta senza seghe mentali e mettersi continuamente in discussione non riesce a far nulla.
Ne scrivevo a un compagno di scuola, che anche se il liceo e tutto il resto lo abbiamo fatto sulla costa, anche lui, cioè suo padre, era originario dell'altopiano. E mi ha risposto con una cosa bellissima che vi voglio regalare:
Ma dai, io credo che tu abbia solo raccontato qualcosa che ti appartiene profondamente come appartiene a me ed a tanti. Hai raccontato il tuo Abruzzo, la tua ss 17. Io se penso alla mia, penso a Peltuinum a Capestrano, ai gamberi di fiume, all'odore del timo mentre salgo verso il castello di Barisciano, alle vecchine vestite di nero che mi chiedevano di chi ero figlio o nipote e mi abbracciavano quando dicevo che ero il nipote di Ciccij' j'arrotino (Ciccillo l'arrotino - mio nonno che in realtà faceva il sarto ma siccome la madre era di origine di Campobasso ed a Campobasso si facevano le forbici e le lame in generale......!!!!). La mia ss17 è anche quella violentata dalla mano dell'uomo e della politica con stupide ed inutili superstrade.....è il viaggio per seppellire mio padre.....è mille altre cose e sono tutte vere come lo sono le tue e quelle che ti hanno raccontato!
(Poi non mi dite che la botta di poesia non ce l'abbiamo genetica, lui il libro ancora non lo legge nemmeno e mi parla dela sua ss 17, ma poteva essere benissimo la quarta di copertina, questa).
E l'altra mail bellissima mi è venuta stamane da Paola, che ho conosciuto a maggio mentre me ne andavo a cercar vivi e contar morti, e che mi ha permesso di piangere, Paola con la sua enorme aura di maternità. Il cui giudizio temevo più di tutti, proprio perché mi ha fatto tanto:
Cara Barbara,
Ho letto il tuo libro giovedì scorso, tutto d'un fiato, in un letto d'ospedale. Non ho parole per esprimerti la gioia, la bellezza, la "riconoscibilità" che mi ha messo addosso. Tanto che venerdì mi hanno dimessa, pronta ad affrontare il viaggio ad Amsterdam, a cui pensavo di dover rinunciare.
Ho avuto una gran voglia di abbracciarti, di ringraziarti, di...
Ne parlo a tutti del tuo libro, e domenica mattina lo leggevo a mamma mentre ammassava la pasta.
Ci vediamo eh? Che ti devo abbracciare per tutto quello che mi hai dato con le tue splendide, ironiche, acute, dolorose osservazioni sui pur tanto amati Abruzzesi!
Questi comunque sono abruzzesi di altura, eh, gente che è andata fuori.
Io il libro invece ancora non ce l'ho in mano, mi sa che fate prima voi. e comunque il 15 e forse anche il 16 ottobre, in contumacia, potrete vederlo a due incontri sull'Abruzzo in Piemonte. Appena ho tutti i dettagli ve li posto.
lunedì 5 ottobre 2009
domenica 4 ottobre 2009
Come perdersi un bambino al Nemo
Questo weekend, nell'ambito del mese della scienza, Nemo era aperto gratis ed ho deciso di portarci le belve, pensando che avrebbe fatto bene anche a me staccare dal casino di casa. Anche se per strada ero nera all'idea di tutto quello che avrei potuto fare se avessi lavorato un paio d'ore prima di uscire.
Perché si sa come va, l mattino ha l'oro in bocca, i bambini invece una volta che rientri ti hanno distrutta e si fa più fatica a metter mano ai lavori, e adesso imbunisce presto ecceterà eceterà.
Poi ci raggijungono gli amici e tutto diventa più facile e piacevole, anche se sempre una faticata, signora mia. Alle 13.25 decidiamo di andarcene. Strappo Orso alle bolle di sapone, gi dico che andiamo e di aspettarmi lì mentre strappo il fratello, tempo 30 secondi ed era scomparso.
Ve la faccio molto breve, l'ho ritrovato 45 minuti dopo fuori, immobile e congelato vicino alle biciclette, perché ovviamente era uscito senza giacca. Gli dico usciamo, lui esce, elementare Watson.
Ora, quello su cui ho molto da dire è l'organizzazione del Nemo, che è un museo della scienza e della tecnica costruito apposta per i ragazzini, su come gestire queste cose. perché se sei una struttura per un pubblico infantile, un bambino che si perde ogni tanto lo devi mettere nel conto.
Per esempio Artis, lo zoo, per dire dove si è perso Orso l'ultima volta, ha un posto di guardia vicino all'uscita in un gabbiotto da cui tengono d'occhio la stessa, e chiunque, dalla singora che pulisce i bagni all'addetto alla cassa sa dirti che se ti perdi un bambino devi andare subito lì.
Vado dalla sorvegliante del primo piano e piena di fiducia le chiedo (dopo aver cerato io per un buon quarto d'ora vicino a tutte le attrazioni che lo avevano colpito per vedere se non fosse lì):
"Ho perso un bambino da un po', da chi bisogna rivolgersi da voi in questi casi?"
"Vada al bancone giù che le fanno un annuncio".
Sono passata per cinque persone, la maggior parte ragazzini a cottimo, a tutti e cinque ho raccontato la storia, tutti e cinque hanno detto di star avvertendo la persona che avrebbe fatto l'annuncio, a tutti e cinque ho spiegato che è un bambino di cinque anni e per favore dirgli che mamma lo aspetta giù vicino alla scala grande.
A un paio ho proposto di farlo fare a me l'annuncio, così riconosceva la voce, ma non si può assolutamente (perché? Boh, non me lo hanno spiegato). Diciamo che altri 5 minuti in cui avrei potuto cercarlo li ho persi appresso a questa gente.
Alla fine indico la mia amica accampata con gli altri bambini tra l'ingresso e la scala e ricomincio a cercarlo. Qua e là, nei vari bar e attrazioni, ogni volta che vedo una persona in divisa ripeto la storia e chiedo di avvertire giù se vedono un bambino con l'aria persa. Tutti mi dicono di rivolgermi sotto al bancone.
Poi sento l'annuncio, come tutti gli annunci degli altroparlanti in posti grandi e affollati comprensibile come una poesia d'amore sussurrata all'orecchio al risveglio:
"Orso Diga è pregato di recarsi al bancone della cassa per informazioni".
Fantastico, adesso qualcuno mi spiega come, ammesso che abbia sentito il proprio nome, un bambino di cinque anni capisca dov'è la cassa, che oggi è gratis e manco ci siamo passati, e soprattutto il bancone e le informazioni come me le traducono. e pensare che ho detto tanto bene per cinque volta: mamma, giù, scala grande. Più chiaro di così.
Continuo a cercare, il capo viene, Gina chiama suo marito per portarsi via i bambini e darmi una mano, arriva un'altra madre della scuola che lo conosce e viene subito allertata, se lo vede spedircelo sotto.
Poi Gina ha un'idea geniale, e mi indica le telecamere spra alla porta:
"Non si potrebbero guardare le immagini, tanto per capire se è uscito?"
Il sottotitolo non detto è: per vedere se è uscito con qualcuno?
Torno al bancone, respiro profondamente e con il tono più calmo del mondo (perché in tutto questo giro ho pure beccato l'addetto che mi ha fatto notare che non mi stavo rivolgendo a lui con il tono giusto) chiedo:
"Ma c'è un responsabile oggi (della serie: posso parlare con un vero adulto che sa e decide qualcosa? Che ne so, quello che ha le chiavi, o che si occupa della sicurezza?"
"La bimba con lócchio glauco e limpido mi fa:
"Ma veramente della sicurezza ci occupiamo un po' tutti"
Chiamate l' esercito, la guardia civile, i marines e i granatieri di Sardegna, per favore, o prendo un mitra e sparo.
"Si, ma io mi riferisco a qualcuno che può metter mano alle immagini delle telecamere e comunque ora sono davero preoccupata perché è passato troppo tempo, quindi fra 15 minuti telefono alla polizia".
Alla fine mi torna la tipa mia coetanea, che dopo 5 minuti mi recupera anche un tizio responsabile degli annunci, gli chiedo di rifarlo in termini comprensibili da un bambino, oppure di farne uno ai colleghi chiedendo di dare un occhio se notano un bambino dall'aria spersa (ma la sanno riconoscere l'aria spersa questi pischelli?)
"Ha provato a vedere fuopri?" mi fa la tipa.
"No, perché volevo tener d'occhio la porta finché non abbiamo controllato bene dentro, ma se mi ci butta lei un'occhio adesso vado".
Esco e mi guardo tutti i pontili e le barche. Tiro fuori il telefono e faccio il 112.
"Il numero da lei chiamato non esiste".
(C'è da dire che venerdì è morto il display del telefonino quindi i numeri li faccio alla cieca).
Rifaccio il 112, mentr continuo a girare per quei ventosi pontili intorno al Nemo. Segnale libero.
Tuut. Tuut. Tu- eccolo vicino alle bici. Serio e immobile.
"Amore, ti abbiamo cercato dapertutto, che paura, ti sei messo paura?"
Mi viene in braccio e piange piano.
Torno dentro ad avvertire che è tornato e immediatamente nel walkie talkie c'è: avverti tutti che Orso è stato trovato.
Poi gli regalano un minerale da martellare fino a che non compare la pietra che c'è dentro. Poi ci mangiamo gli hot dog e le patatine e io mi faccio una tisana di anice stellato.
Poi chiamiamo papà che non deve più venire.
Poi andiamo a fare il giro della nave dei pirati ormeggiata fuori.
Poi telefoniamo a papà che è meglio che ci venga a prendere al traghetto, che per oggi ho già donato.
(Poi ho litigato con il servizio clienti del media Market perché non può essere che un telefonino comprato due settimane fa e Nokia per di più sia inutilizzabile. Mi propongono una riparazione che può durare dalle 3 alle 5 settimane, ma non uno nuovo. Poi con il capo ci siamo ricordati che l'ultima volta che ci abbiamo comprato un lettore dvd che non funzionava la riparazione è durata 8 mesi, ci hanno dato un altro dvd usato che non funzionava che ci siamo tenuti con il risultato che i bambini hanno sviluppato un orecchio fantastico per l'inglese, visto che il telecomando non ha funzionato finché non abbiamo comprato un altro lettore, altrove.)
Per dire, fino alla fine dell'anno la mia dose di sfighe l'ho avuto (è il secondo Nokia che mi muore da aprile) se adesso non cominica ad andare tutto bene mi vedrete sclerare.
E pensare che mi compiacevo quest'anno con me stessa che rispetto agli altri settembre ero meno stressata del solito. Decisamente non ci si può mai adagiare.
Adesso non ho più neanche posto per il panico da quanto sono incazzata.
E meno male che proprio ieri al negozio turco in svendita mi sono comprata la palla apotropica con gli occhi scacciajella. Mi sa che la devo appendere.
Perché si sa come va, l mattino ha l'oro in bocca, i bambini invece una volta che rientri ti hanno distrutta e si fa più fatica a metter mano ai lavori, e adesso imbunisce presto ecceterà eceterà.
Poi ci raggijungono gli amici e tutto diventa più facile e piacevole, anche se sempre una faticata, signora mia. Alle 13.25 decidiamo di andarcene. Strappo Orso alle bolle di sapone, gi dico che andiamo e di aspettarmi lì mentre strappo il fratello, tempo 30 secondi ed era scomparso.
Ve la faccio molto breve, l'ho ritrovato 45 minuti dopo fuori, immobile e congelato vicino alle biciclette, perché ovviamente era uscito senza giacca. Gli dico usciamo, lui esce, elementare Watson.
Ora, quello su cui ho molto da dire è l'organizzazione del Nemo, che è un museo della scienza e della tecnica costruito apposta per i ragazzini, su come gestire queste cose. perché se sei una struttura per un pubblico infantile, un bambino che si perde ogni tanto lo devi mettere nel conto.
Per esempio Artis, lo zoo, per dire dove si è perso Orso l'ultima volta, ha un posto di guardia vicino all'uscita in un gabbiotto da cui tengono d'occhio la stessa, e chiunque, dalla singora che pulisce i bagni all'addetto alla cassa sa dirti che se ti perdi un bambino devi andare subito lì.
Vado dalla sorvegliante del primo piano e piena di fiducia le chiedo (dopo aver cerato io per un buon quarto d'ora vicino a tutte le attrazioni che lo avevano colpito per vedere se non fosse lì):
"Ho perso un bambino da un po', da chi bisogna rivolgersi da voi in questi casi?"
"Vada al bancone giù che le fanno un annuncio".
Sono passata per cinque persone, la maggior parte ragazzini a cottimo, a tutti e cinque ho raccontato la storia, tutti e cinque hanno detto di star avvertendo la persona che avrebbe fatto l'annuncio, a tutti e cinque ho spiegato che è un bambino di cinque anni e per favore dirgli che mamma lo aspetta giù vicino alla scala grande.
A un paio ho proposto di farlo fare a me l'annuncio, così riconosceva la voce, ma non si può assolutamente (perché? Boh, non me lo hanno spiegato). Diciamo che altri 5 minuti in cui avrei potuto cercarlo li ho persi appresso a questa gente.
Alla fine indico la mia amica accampata con gli altri bambini tra l'ingresso e la scala e ricomincio a cercarlo. Qua e là, nei vari bar e attrazioni, ogni volta che vedo una persona in divisa ripeto la storia e chiedo di avvertire giù se vedono un bambino con l'aria persa. Tutti mi dicono di rivolgermi sotto al bancone.
Poi sento l'annuncio, come tutti gli annunci degli altroparlanti in posti grandi e affollati comprensibile come una poesia d'amore sussurrata all'orecchio al risveglio:
"Orso Diga è pregato di recarsi al bancone della cassa per informazioni".
Fantastico, adesso qualcuno mi spiega come, ammesso che abbia sentito il proprio nome, un bambino di cinque anni capisca dov'è la cassa, che oggi è gratis e manco ci siamo passati, e soprattutto il bancone e le informazioni come me le traducono. e pensare che ho detto tanto bene per cinque volta: mamma, giù, scala grande. Più chiaro di così.
Continuo a cercare, il capo viene, Gina chiama suo marito per portarsi via i bambini e darmi una mano, arriva un'altra madre della scuola che lo conosce e viene subito allertata, se lo vede spedircelo sotto.
Poi Gina ha un'idea geniale, e mi indica le telecamere spra alla porta:
"Non si potrebbero guardare le immagini, tanto per capire se è uscito?"
Il sottotitolo non detto è: per vedere se è uscito con qualcuno?
Torno al bancone, respiro profondamente e con il tono più calmo del mondo (perché in tutto questo giro ho pure beccato l'addetto che mi ha fatto notare che non mi stavo rivolgendo a lui con il tono giusto) chiedo:
"Ma c'è un responsabile oggi (della serie: posso parlare con un vero adulto che sa e decide qualcosa? Che ne so, quello che ha le chiavi, o che si occupa della sicurezza?"
"La bimba con lócchio glauco e limpido mi fa:
"Ma veramente della sicurezza ci occupiamo un po' tutti"
Chiamate l' esercito, la guardia civile, i marines e i granatieri di Sardegna, per favore, o prendo un mitra e sparo.
"Si, ma io mi riferisco a qualcuno che può metter mano alle immagini delle telecamere e comunque ora sono davero preoccupata perché è passato troppo tempo, quindi fra 15 minuti telefono alla polizia".
Alla fine mi torna la tipa mia coetanea, che dopo 5 minuti mi recupera anche un tizio responsabile degli annunci, gli chiedo di rifarlo in termini comprensibili da un bambino, oppure di farne uno ai colleghi chiedendo di dare un occhio se notano un bambino dall'aria spersa (ma la sanno riconoscere l'aria spersa questi pischelli?)
"Ha provato a vedere fuopri?" mi fa la tipa.
"No, perché volevo tener d'occhio la porta finché non abbiamo controllato bene dentro, ma se mi ci butta lei un'occhio adesso vado".
Esco e mi guardo tutti i pontili e le barche. Tiro fuori il telefono e faccio il 112.
"Il numero da lei chiamato non esiste".
(C'è da dire che venerdì è morto il display del telefonino quindi i numeri li faccio alla cieca).
Rifaccio il 112, mentr continuo a girare per quei ventosi pontili intorno al Nemo. Segnale libero.
Tuut. Tuut. Tu- eccolo vicino alle bici. Serio e immobile.
"Amore, ti abbiamo cercato dapertutto, che paura, ti sei messo paura?"
Mi viene in braccio e piange piano.
Torno dentro ad avvertire che è tornato e immediatamente nel walkie talkie c'è: avverti tutti che Orso è stato trovato.
Poi gli regalano un minerale da martellare fino a che non compare la pietra che c'è dentro. Poi ci mangiamo gli hot dog e le patatine e io mi faccio una tisana di anice stellato.
Poi chiamiamo papà che non deve più venire.
Poi andiamo a fare il giro della nave dei pirati ormeggiata fuori.
Poi telefoniamo a papà che è meglio che ci venga a prendere al traghetto, che per oggi ho già donato.
(Poi ho litigato con il servizio clienti del media Market perché non può essere che un telefonino comprato due settimane fa e Nokia per di più sia inutilizzabile. Mi propongono una riparazione che può durare dalle 3 alle 5 settimane, ma non uno nuovo. Poi con il capo ci siamo ricordati che l'ultima volta che ci abbiamo comprato un lettore dvd che non funzionava la riparazione è durata 8 mesi, ci hanno dato un altro dvd usato che non funzionava che ci siamo tenuti con il risultato che i bambini hanno sviluppato un orecchio fantastico per l'inglese, visto che il telecomando non ha funzionato finché non abbiamo comprato un altro lettore, altrove.)
Per dire, fino alla fine dell'anno la mia dose di sfighe l'ho avuto (è il secondo Nokia che mi muore da aprile) se adesso non cominica ad andare tutto bene mi vedrete sclerare.
E pensare che mi compiacevo quest'anno con me stessa che rispetto agli altri settembre ero meno stressata del solito. Decisamente non ci si può mai adagiare.
Adesso non ho più neanche posto per il panico da quanto sono incazzata.
E meno male che proprio ieri al negozio turco in svendita mi sono comprata la palla apotropica con gli occhi scacciajella. Mi sa che la devo appendere.
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cose olandesi,
la sfiga ci vede benissimo,
Piezz' e core
Com'è poi andata la manifestazione ad Amsterdam

Ecco, qui si potrebbe aprire un dibattito. Io capisco esattamente il punto retorico che si vuole raggiungere con questa frase, ma alla lettera non sono d'accordo. È vero, io da un po' di anni non mi sento più un'emigrante (expat non mi ci sono mai considerata per motivi che esporrò in un altro post, un giorno chissà).
Ma da alcuni anni mi sento invece una fuoruscita, proprio perché so che in Italia, l'Italia da cui sono partita per accidenti della vita e del destino, non è più il paese in cui rientrerei per crescerci dei figli e mandare avanti un'azienda.
E siccome anni fa ho trovato molto illuminante leggermi le Memorie di un fuoruscito di Gaetano Salvemini, è una lettura che consiglio a tutti i bastardi, a tutti gli emigrati, a tutti i fuorusciti o aspiranti tali.
Anche da fuori ci si può opporre, dissociare e fare qualcosa per cambiare le cose. Ma basta teoria, passiamo alle foto.

Tante domande, nessuna risposta. O meglio, le vie giudiziarie sono una risposta anch'esse.

I poster davanti all'Istituto italiano di cultura.

La manifestazione in Leidseplein.

Non essendoci stata pirzunalmenti di pirzuna per motivi di lutto in famiglia, vi lascio alcune foto della manifestazione ad Amnsterdam di ieri. che anche qui ci si sbatte, che vi credete.
Foto: me le hanno mandate su Facebook quelli che c'erano.
sabato 3 ottobre 2009
Manifestazione per la libertà di stampa: 3 ottobre ad Amsterdam
Domani 3 ottobre ci sarà ad Amsterdam una manifestazione per la libertà di stampa in Keizersgracht, davanti all'Istituto italiano di cultura.
Inoltre, sullo stesso argomento, qui un video di Saviano.
Chi vuole partecipare deve solo trovarsi lì.
Inoltre, sullo stesso argomento, qui un video di Saviano.
Chi vuole partecipare deve solo trovarsi lì.
giovedì 1 ottobre 2009
Solo per i neo-genitori: LePam
La mia amica Lori, laureata in economia e appassionata di India, in quel periodo magico che il mondo è ai tuoi piedi e potresti scegliere qualsiasi carriera tu voglia, decise per amore di mettersi a lavorare con i suoi che hanno un ingrosso di biancheria ed abbigliamento.
Per amore perché con il moroso all'Aquila e lei sulla costa bisognava prendere decisioni rapide per avvicinarci e sappiamo tutti che se ti scegli la carriera fuori casa e nella grnde azienda, poi la tua vita privata per un po'va in stand-by.
In realtà è stata una scelta ottima, perché entrandoci lei, e sua sorella Paola e suo fratello, e poi ci si sposa tutti e tre a intervalli regolari, e si figlia e che altro vi devo dire, lo spin-off dell'azienda di famiglia è diventato un enorme e fornitissimo negozio per la prima infanzia con giochi, vestiti, attrezzature varie. Si chiama LePam, che mi sembrava una di quelle cose da taglie francesi, ma è solo l'acronimo di tutte le iniziali dei nomi di Lori, i genitori e la sorella e il fratello. E adesso ha persino un blog.
Io d'estate vado sempre a farci scorte per gli gnorpoli, comprarci i costumi da bagno, gli strofinacci simpatici, i tappetini carini e in un momento di nostalgia canaglia ho persino comprato a entrambi un grembiulino bianco, che qui i grembiulini non si usano, ma, mi dicevo, tornerà utile per il corso di disegno, per giocare al dottore in camice bianco. Mai messi, quindi ancora bellissimi.
E quest'estate con la scusa di un regalo a una bimba, ovviamente mi sono scatenata con un vestitino rosa stile Grace Kelly ma taglia 12 mesi, che se non mi sfogo con le figlie degli altri, mica posso continuare a vestire i miei in modo ambiguo?
Finalmente anche Lori e Stefano hanno aperto un blog per il negozio e la cosa comoda è che lo usano anche per spiegare i dettagli tecnici di quelle cose complicate che sono i passeggini. (Madò, non ci posso pensare al periodo in cui sceglievamo noi passeggini, sdraiette e ovetti, mi dicevo sempre se ci voleva una laurea in ingegneria dei trasporti per fare una scelta ragionata).
Sempre meglio dei siti asettici delle aziende, qui, anche se è un blog recente, capisci che loro valutano quello che comprano per il negozio e il modo di comunicarlo soprattutto con l'occhio del genitore.
Scommetto che in fiera quel passeggino lì hanno fatto le prove con il loro portabagagli per capire se ci entrava senza prendersi tutto lo spazio.
Insomma, aspetto sviluppi, così la prossima volta mi faccio la lista della spesa online prima di scendere. E, lori, com'è che si chiamava quella marca di vestiti che ti arriverà pensata per i bambini che crescono troppo in fretta? Quella con i risvolti colorati e gli elastici in vita per rendere regolabili i pantaloni per le mezze taglie? che qui c'è un gran bisogno.
Per amore perché con il moroso all'Aquila e lei sulla costa bisognava prendere decisioni rapide per avvicinarci e sappiamo tutti che se ti scegli la carriera fuori casa e nella grnde azienda, poi la tua vita privata per un po'va in stand-by.
In realtà è stata una scelta ottima, perché entrandoci lei, e sua sorella Paola e suo fratello, e poi ci si sposa tutti e tre a intervalli regolari, e si figlia e che altro vi devo dire, lo spin-off dell'azienda di famiglia è diventato un enorme e fornitissimo negozio per la prima infanzia con giochi, vestiti, attrezzature varie. Si chiama LePam, che mi sembrava una di quelle cose da taglie francesi, ma è solo l'acronimo di tutte le iniziali dei nomi di Lori, i genitori e la sorella e il fratello. E adesso ha persino un blog.
Io d'estate vado sempre a farci scorte per gli gnorpoli, comprarci i costumi da bagno, gli strofinacci simpatici, i tappetini carini e in un momento di nostalgia canaglia ho persino comprato a entrambi un grembiulino bianco, che qui i grembiulini non si usano, ma, mi dicevo, tornerà utile per il corso di disegno, per giocare al dottore in camice bianco. Mai messi, quindi ancora bellissimi.
E quest'estate con la scusa di un regalo a una bimba, ovviamente mi sono scatenata con un vestitino rosa stile Grace Kelly ma taglia 12 mesi, che se non mi sfogo con le figlie degli altri, mica posso continuare a vestire i miei in modo ambiguo?
Finalmente anche Lori e Stefano hanno aperto un blog per il negozio e la cosa comoda è che lo usano anche per spiegare i dettagli tecnici di quelle cose complicate che sono i passeggini. (Madò, non ci posso pensare al periodo in cui sceglievamo noi passeggini, sdraiette e ovetti, mi dicevo sempre se ci voleva una laurea in ingegneria dei trasporti per fare una scelta ragionata).
Sempre meglio dei siti asettici delle aziende, qui, anche se è un blog recente, capisci che loro valutano quello che comprano per il negozio e il modo di comunicarlo soprattutto con l'occhio del genitore.
Scommetto che in fiera quel passeggino lì hanno fatto le prove con il loro portabagagli per capire se ci entrava senza prendersi tutto lo spazio.
Insomma, aspetto sviluppi, così la prossima volta mi faccio la lista della spesa online prima di scendere. E, lori, com'è che si chiamava quella marca di vestiti che ti arriverà pensata per i bambini che crescono troppo in fretta? Quella con i risvolti colorati e gli elastici in vita per rendere regolabili i pantaloni per le mezze taglie? che qui c'è un gran bisogno.
Intuizione geniale: non cucino
Ma certe volte le idee semplici sono le migliori solo che non ci penso da sola. Per fortuna me lo ricordano le amiche. Come l'amica M., a cui avevon parlato del mio piano di invitare tutti a pranzo e fargli portare gli scatoloni per salvarmi la schiena.
"Sei matta", mi dice, "non cucinare. Chiedi solo aiuto, per una volta possono benissimo venire ad aiutare e bsata".
Geniale, posso dirlo? io che sono la donna che non deve chiedere mai, penso sempre come sdebitarmi anteriormente, pur di non chiedere una cosa.
Bene, non cucino. Se qulcuno nei paraggi uno di questi giorni, a seconda della schiena che ha e il tempo che c'è, vuole passare a darmi una mano per: portar giù scatoloni, montare mobili, attaccare portatende e soprattutto pulire le piastrelle, o dare una mano di clore a una parete, ma si può volendo anche solo appiccicarmi la plastica per proteggoere il pavimento in corrispondenza della parete da verniciare, portarmi una crostata da offrire a chi fa i lavori pesanti o semplicemente venire ad ammirare il mitico avimento, basta passare. Nel weekend meglio chiamarmi o mandarmi prima una mail, che non so come stiamo messi per il funerale.
Lunedi e martedì ci sono dopo le 15.
"Sei matta", mi dice, "non cucinare. Chiedi solo aiuto, per una volta possono benissimo venire ad aiutare e bsata".
Geniale, posso dirlo? io che sono la donna che non deve chiedere mai, penso sempre come sdebitarmi anteriormente, pur di non chiedere una cosa.
Bene, non cucino. Se qulcuno nei paraggi uno di questi giorni, a seconda della schiena che ha e il tempo che c'è, vuole passare a darmi una mano per: portar giù scatoloni, montare mobili, attaccare portatende e soprattutto pulire le piastrelle, o dare una mano di clore a una parete, ma si può volendo anche solo appiccicarmi la plastica per proteggoere il pavimento in corrispondenza della parete da verniciare, portarmi una crostata da offrire a chi fa i lavori pesanti o semplicemente venire ad ammirare il mitico avimento, basta passare. Nel weekend meglio chiamarmi o mandarmi prima una mail, che non so come stiamo messi per il funerale.
Lunedi e martedì ci sono dopo le 15.
Requiem
Quando è troppo è troppo. Se ne è andata via piano, senza intervenire, e poco dopo che il capo era passata a vederla, ma già lei non riconosceva più nessuno.
Ciao Truus.
Nota informativa:
In Olanda i funerali si fanno in genere dopo 5 giorni in modo da poter mettere l'annuncio sui giornali e mandare una lettera di partecipazione a parenti e amici. Prima della privatizzazione la posta imbucata entro le 18 veniva consegnata il giorno dopo.
Adesso a volte non funziona, per questo ti consigliano, la posta da lutto, come la chiamano loro, di consegnarla direttamente a un ufficio o agenzia postale che la mettono da parte e la fanno partire subito. I manifesti in strada invece non si usano.
L'altra nonna del capo è stata cremata, una cosa che qui, anche per questioni di spazio, si usa molto e infatti ho visto passare dei funerali con una semplice bara di legno a cui tutti avevano appiccicato una cartolina, un disegno, una lettera d'addio, dei fiori. Bellissime, altro che quei catafalchi, è il caso di dirlo, imbottiti di zinco e accumulabili in omnia saecula saeculorm a fare volume.
Alcune foto potete vederle, ma non riprodurle, qui, a me piace molto anche quella in vimini. Sono trtte dal sito di De Ode, in Levantkade, un negozio che mi piace moltissimo e che le prime volte che ci passavo davanti non capivo bene cosa fosse, avevano degli oggetti esposti in uno spazio vuoto bellissimi, design, ma non ne capivo l'uso, finché non ho visto, guardando meglio, che era una lapide in vetro con un albero, delle bare completamente diverse da quelle a cui sono abituata io.
Hanno persino una sezione a parte per i bambini, lo dico tremando, ma non ci scordiamo che è una cosa che esiste. Guardate che bello l'uovo di legno (Ok, ammesso che si possa dire una cosa del genere, sto facendomi mentalmente gli scongiuri).
In Olanda queste attività le definiscono non tanto onoranze funebri come da noi, quanto Guida al funerale, dove per la parola per "guida" ha anche un sottotono di counseling. Mi sa che solo questo ti dà un'idea della differenza (a parte che poi qui cercano tutti di venderti - e in molto comprano, per non dover essere di peso a nessuno - l'assicurazione per coprire le spese del funerale, rimpatrio salma ecc.
Solo che poi i nonni del capo con questa preferenza espressa per la cremazione non hanno avuto una tomba presso cui andare a trovarli, cosa che il capo ha sempre patito molto, specie dopo aver visto come mia madre si consoli coccolando la tomba di mio padre (e compra le piante, ci pianta i bulbi, la zappetta, compra dei fiori bellissimi artificiali quando non ci va per periodi lunghi perché viene da me, cose del genere. Cavolo, lei e le sorelle fanno le riunioni di famiglia alla tomba di mia nonna, ci si fanno le foto e ce le mandano, a me questa cosa di farsi le foto accanto alla tomba la prima volta mi ha stranita non poco, ma ho capito che per lei è come se andasse a trovarli da vivi. Manca solo che porti i pasticcini).
E quindi forse questa nonna qui le facciamo lasciare un memento tangibile, che i riti funebri sono sempre una cosa da non sottovalutare per l'effetto consolatorio che hanno sui vivi. Sono curiosa di sapere cosa faranno.
Un'altra cosa carina l'ho imparata a un corso per imprenditori cui partecipava una signora che fa decorazioni con piante e fiori, preferibilmente le sculture vive di piante per uffici (come paretina di separazione tra scrivanie e cose simili). E si era inventata una specie di cippo funebre di piante varie, da mettere per il funerale e lasciarlo finché non è pronta la lapide definitiva, che a volte può durare parecchio farla fare, ma almeno per il funerale, chi viene seppellito, che qui non usano i loculi, ha una cippo ed è pure già verde e fiorito.
Comunque io ricordo ancora con affetto la mattina della morte di mio padre, dopo averlo vestito in ospedale siamo andati con mia madre e mio fratello a fare shopping e per strada, sulla discesa di Giulianova Paese, ci è venuta la ridarella nervosa con mio fratello che raccontava una serie di barzellette cretine a sfondo funebre.
Ma non so se posso proporle a mia suocera stamattina, meglio che stia zitta.
Ciao Truus.
Nota informativa:
In Olanda i funerali si fanno in genere dopo 5 giorni in modo da poter mettere l'annuncio sui giornali e mandare una lettera di partecipazione a parenti e amici. Prima della privatizzazione la posta imbucata entro le 18 veniva consegnata il giorno dopo.
Adesso a volte non funziona, per questo ti consigliano, la posta da lutto, come la chiamano loro, di consegnarla direttamente a un ufficio o agenzia postale che la mettono da parte e la fanno partire subito. I manifesti in strada invece non si usano.
L'altra nonna del capo è stata cremata, una cosa che qui, anche per questioni di spazio, si usa molto e infatti ho visto passare dei funerali con una semplice bara di legno a cui tutti avevano appiccicato una cartolina, un disegno, una lettera d'addio, dei fiori. Bellissime, altro che quei catafalchi, è il caso di dirlo, imbottiti di zinco e accumulabili in omnia saecula saeculorm a fare volume.
Alcune foto potete vederle, ma non riprodurle, qui, a me piace molto anche quella in vimini. Sono trtte dal sito di De Ode, in Levantkade, un negozio che mi piace moltissimo e che le prime volte che ci passavo davanti non capivo bene cosa fosse, avevano degli oggetti esposti in uno spazio vuoto bellissimi, design, ma non ne capivo l'uso, finché non ho visto, guardando meglio, che era una lapide in vetro con un albero, delle bare completamente diverse da quelle a cui sono abituata io.
Hanno persino una sezione a parte per i bambini, lo dico tremando, ma non ci scordiamo che è una cosa che esiste. Guardate che bello l'uovo di legno (Ok, ammesso che si possa dire una cosa del genere, sto facendomi mentalmente gli scongiuri).
In Olanda queste attività le definiscono non tanto onoranze funebri come da noi, quanto Guida al funerale, dove per la parola per "guida" ha anche un sottotono di counseling. Mi sa che solo questo ti dà un'idea della differenza (a parte che poi qui cercano tutti di venderti - e in molto comprano, per non dover essere di peso a nessuno - l'assicurazione per coprire le spese del funerale, rimpatrio salma ecc.
Solo che poi i nonni del capo con questa preferenza espressa per la cremazione non hanno avuto una tomba presso cui andare a trovarli, cosa che il capo ha sempre patito molto, specie dopo aver visto come mia madre si consoli coccolando la tomba di mio padre (e compra le piante, ci pianta i bulbi, la zappetta, compra dei fiori bellissimi artificiali quando non ci va per periodi lunghi perché viene da me, cose del genere. Cavolo, lei e le sorelle fanno le riunioni di famiglia alla tomba di mia nonna, ci si fanno le foto e ce le mandano, a me questa cosa di farsi le foto accanto alla tomba la prima volta mi ha stranita non poco, ma ho capito che per lei è come se andasse a trovarli da vivi. Manca solo che porti i pasticcini).
E quindi forse questa nonna qui le facciamo lasciare un memento tangibile, che i riti funebri sono sempre una cosa da non sottovalutare per l'effetto consolatorio che hanno sui vivi. Sono curiosa di sapere cosa faranno.
Un'altra cosa carina l'ho imparata a un corso per imprenditori cui partecipava una signora che fa decorazioni con piante e fiori, preferibilmente le sculture vive di piante per uffici (come paretina di separazione tra scrivanie e cose simili). E si era inventata una specie di cippo funebre di piante varie, da mettere per il funerale e lasciarlo finché non è pronta la lapide definitiva, che a volte può durare parecchio farla fare, ma almeno per il funerale, chi viene seppellito, che qui non usano i loculi, ha una cippo ed è pure già verde e fiorito.
Comunque io ricordo ancora con affetto la mattina della morte di mio padre, dopo averlo vestito in ospedale siamo andati con mia madre e mio fratello a fare shopping e per strada, sulla discesa di Giulianova Paese, ci è venuta la ridarella nervosa con mio fratello che raccontava una serie di barzellette cretine a sfondo funebre.
Ma non so se posso proporle a mia suocera stamattina, meglio che stia zitta.
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