domenica 24 maggio 2009

Neopadre 6: i momenti supremi


Faccia del neopadre, rincoglionito dalla fatica e dalla gioia, con erede

Dai, ci arrivo adesso, perché lo so che è il momento più temuto: ma quando, dopo tutti questi mesi di attesa, patemi, pippe mentali, sindrome del nido e attacchi di gioia fortissimi, arriva il momento supremo, che cavolo bisogna fare?

Beh, la valigia ce l'avete bella che pronta, ve lo stanno dicendo da mesi, quindi una cosa è fatta. Qui in Olanda ho anche imparato una espressione nuova, ovvero un reisverbod, che vuol dire: il divieto al viaggio. di solito sono le ostetriche che dall'alto della propria autorità indiscussa, a un certo punto lo impongono: 'steteve a la casa, si direbbe da noi.

E se in effetti anche il padre può evitare di allontanarsi troppo in quei giorni (ma quali giorni? due settimane prima e due settimane dopo la data presunta fanno un mese di vita in stand-by, questo è il difficile), stiamo tutti più tranquilli.

Il parto, è bene ricordarlo, è soprattutto un momento di attesa. È vero che ai giorni nostri, con la mania delle induzioni (che per carità, certe volte ci vogliono e poche storie), della pianificazione ecc. cerchiamo di bypassare questo limite della natura.

È bello e rassicurante sapere che sappiamo il come, dove, quando. Perché è una delle pochissime certezze che possiamo influenzare. purtroppo in natura non è così.

Nessuno sa dirti il momento preciso in cui si partorisce, e anche il fatidico termine, lo saprete nel frattempo, è calcolato sulla data dell'ultima mestruazione, non quella del concepimento. Quindi è puramente indicativa, mi dispiace per chi, come Zauberei, si sta affezionando alla cifra bellissima 03-06-09 del suo termine, ma così è.

E negli ultimi giorni la neomadre, che non vede l'ora di liberarsi del peso pachidermico che ormai si porta addosso (e che solidarietà con le povere che ci arrivano in mezzo al caldo), che ha le botte di insonnia, l'acidità di stomaco, i crampi e parecchie altre spiacevolezze, eh, povere madri, come le tengo nel cuore, veramente non ce la fa più.

Le mie ostetriche hanno sempre preso molto sul serio gli umori materni, nell'ultimo periodo: come ti senti, fai brutti sogni, hai presentimenti. Bastava persino un momento di depressione dovuto agli ormoni o qualche sintomo strano che mi rssicuravano: stai lì, passo a vedere come va. Io in realtà stavo benissimo, ero felicissima, sprizzavo soddisfazione e impazienza da tutti i pori e non vedevo l'ora che il cucciolo saltasse fuori e si facesse conoscere.

Loro mi spedivano a fare monitoraggi di emergenza alle tre di notte (Non è sicuramente niente, ma tanto per dormire tutti tranquilli, ho appena chiamato l'ospedale, ti aspettano, sali direttamente a Ostetricia) e io e il capo ne approfittavamo per annusare l'ambiente.

Con Orso in realtà ci siamo appunto trovati un paio di notti prima in quella sala vuota, con un sensore attaccato alla pancia, in attesa che una delle ostetriche potesse lasciare un parto in corso per staccarci ed emettere vaticini, stanchi morti tutti e due. ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: oddio, pensa se è davvero l'inizio e ci fanno stare qui, ma noi non ce la faremo mai, abbiamo troppo sonno. Per fortuna non era.

Poi due mattine dopo, alle 8 mi veglio con un clic buffo che mi fa la pancia, capisco che è la prima doglia leggerissima e avverto tutti: adesso mi fate dormire più che posso finché ce la faccio, che ci siamo e devo arrivarci riposata. Eeeh, ma quello era il secondo figlio, ormai un paio di trucchi li avevo capiti.

Eppure, anche così nessun parto assomiglia all'altro. Sappiate anche questo e pace. Non o sapete voi, non lo sanno le ostetriche e se il ginecologo cerca di convincervi che è diversamente, sta mentendo per rassicurarvi. Un parto è fondamentalmente un aspettare e vedere cosa succede.

Qui la neomadre, nel momento di consapevolezza di ciò che le potrebbe avvenire, di solito ha l'attacco di panico. Può scordarsi come si respira, e qui ci vuole il neopadre che l'abbraccia o l'afferra alle spalle e glielo fa sentire come si fa.

Può venirle l'attacco di insulti, del genere brutto stronzo, è tutta colpa tua e del tuo uccello che adesso sono qui, fatemi scendereeeee e anche quello è dovere del neopadre farselo scivolare addosso sapendo che è un momento e non lo pensa sul serio.

Quasi sempre la neomadre, in un raro momento di lucidità pensa, sapendo che quel momento sarebbe arrivato, quindi se ce la fa le viene anche un po' da ridere: mannaggia a me e a quando ho voluto metter mano a tutto questo, se lo sapevo non lo facevo. Lo sappiamo.

il momento in cui mi sono detta: ma perché cavolo mi ci sono messa?

Ma tutto questo è dopo, quando ormai hai la precisa certezza che le cose si sono messe in moto, siamo in balo e dobbiamo ballare e per fortuna abbiamo un'assistenza di prim'ordine (tranne la mia amica Gaia che ha partorito la prima così in fretta che suo marito, seguendo al telefono le istruzioni dell'ostetrica mentre si stava precipitando da loro con l'assistente che faceva gli slalom nel traffico, l'ha fatta partorire lei e ancora lo ricordano come il momento più bello della propria vita.

La fregatura è il periodo indefinito prima: è una contrazione di prova o le doglie che iniziano (tranquille, se avete il dubbio, dice il manuale, non è ancora the real thing , quando arriva quella è una certezza assoluta. Doglia in fondo, lo sappiamo, è la stessa parola di dolore: quindi ad avere e la contrazione e la sensazione di dolore, già è più la cosa giusta.

Oppure: mi si sono rotte le acque o è una botta di incontinenza? Le acque non sempre si rompono con l'effetto splash, a volte gocciolano via e a volte non si rompono affatto, cosa che a me ha sempre fatto mlto piacere perché mi permettevano di seguire il trucco dell'ostetrica mio preferito: infilarmi nella vasca da bagno calda e farmi rilassare dal calore dell'acqua. Senti meno le doglie e in più ne acceleri la frequenza.

Il bello in Olanda è che se decidi di partorire in ospedale piuttosto che in casa, non ti ci fanno andare prima di una certa dilatazione. L'idea è che te la prendi bella comoda a casa, con i tuoi ritmi, le tue cose, cammini se vuoi camminare, stai seduta o sdraiata come ti pare. A me questa autonomia di scelta ha fatto tanto, tutte le volte che entravo in ospedale e mi attaccavano al monitor o mi mettevano a letto mi sentivo ingabbiata e mi venivano gli attacchi di panico che bene non fanno.

Quindi me ne stavo tranquilla a casa, immersa nella vasca, o facndo piano le scale su e giù se mi andava, un po'camminavo, un po` mi sdraiavo per terra con le gambe sollevate a 90 gradi contro la parete, roba del genere. Poi con le contrazioni a tre minuti chiamavo l'ostetrica, che questa è la prassi, lei veniva, mi esaminava, se ero dilatata in maniera ragionevole andavamo in ospedale, e senò mi teneva ancora un po' lì.

La madre della mia amica Pina ha partorito i primi tre figli in casa, camminando tutto il tempo su e giù sostenuta da madre e suocera.L'ultimo, che glielo hanno fatto fare in ospedale, è stato per lei una sofferenza enorme proprio per il non poter camminare. Che gli ospedali hanno le loro prassi e gli frega poco, certe volte, delle tue preferenze, se queste interferiscono con il modo in cui sono abituati a lavorare.

E la sala travaglio, dio benedetto, solo il nome, ne vogliamo parlare? No, no, piuttosto partorisco in macchina. Tutto questo, lo ribadisco, ha funzionato per me, con grvidanze normalissime, niente sintomi strani, rischi o altre cose, è chiaro che nonsempre (ma comunque la maggior parte delle volte) è così. Voi fate come vi pare, purché vi sentiate in buone mani e rassicurate, l'importante è essere informati.

In tutto questo periodo di transizione, considerato che le doglie possono durare anche parecchio senza che questo si accompagni a dilatazione, ovvero urgenza di precipitarsi in ospedale, le funzioni vitali proseguono. E quindi bisogna bere, mangiucchiare qualcosa, sonnecchiare nelle pause. Qui serve il neopadre e qui serve un prontuario preciso. Perché facile dire: la madre mangi solo cose leggere, voi lo sapete cosa sono le cose leggere?

- un brodino leggero di pollo o verdure(fatevelo fare dalle nonne e tenetelo in frigo in comode monodosi, male che va vi ci fate un risotto a cose fatte, se avanza)
- un cracker
- o gallette di riso
- due cucchiai di riso scondito con un filo d'olio

cose del genere insomma, anche facili da tenere in casa, quindi premunitevi e prendete un riso di quelli a cottura rapida.

Fatela bere, acqua, tisane tiepide. Massaggiatele la schiena e coccolatela, o al contrario, statele alla larga se `di umore furastico.

mantenete la calma, ve lo ricordate? Voi in questo momento siete la roccia della situazione, però potete sempre abracciarvi e coccolarvi insieme.

La cosa fondamentale è: durante la gravidanza o il travaglio MAI e POI MAI fate battute del tipo: vedrai che svengo, io non reggo ecc.

Per carità di dio, la povera donna vi prende alla lettera, sono gli ormoni, e le date un pensiero in più.

La moglie del mio amico Vincenzo, un buontempone che faceva sempre battute del genere (ma prima ancora di conoscerla la moglie, eh?) ha terrorizzato la povera ragazza, al punto che lei si è organizzata con me e l'altro testimone di nozze a stare in ospedale con lui in corridoio e stare attenti che non uscisse di testa.

Non l'ha mai fatto entrare in camera, anche se lui ci teneva tanto e ogni tanto sgattaiolava di nascosto e sbirciava da dietro la tenda. La nascita della figlia l'ha vissuta di straforo per questo.

Quindi stateci attenti, perché non è giusto mettere dei pensieri extra alla neomamma. Se poi avete un calo di pressione e svenite, non sarete né i primi né gli ultimi e tutti sarannno in grado di accudire entrambi, ma insomma, non glielo mettete come pensiero da prima.

Ci sono anche un sacco di persone che davvero si preoccupano delle proprie reazioni in sala parto. Tutto bene, ma stateci attenti, soprattutto a quello che dite dopo, che noi neomadri siamo così fragili e ce la leghiamo al dito. No, lo dico a voi, se per caso avete intenzione di eventualmente, in un futuro, fare di nuovo l'amore con vostra moglie, che i piccoli rancori inespressi fanno subito a scaricarsi nel talamo.

Per esempio, la mia amica M. ha davvero avuto un parto da tregenda, soprattutto perché a causa di un colpo di frusta subito anni prima aveva davvero avuto problemi molto seri di gestione del dolore prima di restare incinta, anzi, ha dovuto romandare per anni la gravidanza proprio perché dipendeva da antidolorifici fortissimi.

Vai a sapere perché, durante un parto di per sé normale, le si sono ripresentati tutti. Dai dolori intensi (non del parto, ribadisco) è svenuta tre volte. Suo marito, medico, le è stato accanto piangendo tutto il tempo per come la vedeva soffrire, ma, dovendo specificare (mannaggia a 'sti uomini razionali e precisini) che soffriva con lei, ma tutto il tempo avendo la serena certezza di non saperla in pericolo di vita.

Come medico riusciva a scindere e capire che il parto in sé stava andando bene. Solo che lei impazziva dal dolore, ma questo era il colpo di frusta. Lei gliene ha voluto per dei mesi, se non un paio d'anni, per questa frase. Pur sapendo di essere lei un filo irragionevole. Per piacere, statevi tanto, ma tanto zitti e dite solo cose carine e rassicuranti o rischiate di fare danno.


Due ore e mezzo dopo la nascita di rso siamo già a casa per presentarlo a fratellino. Quella seduta a terra con le gamb incorciate sono io mentre mia suocera mi chiede: ma non ti hanno messo i punti? Si, ma con il secondo è tutto più facile.
Il capo con Orso ha rischiato una cosa del genere: dopo un parto rapidissimo siamo tornati a casa un paio di ore dopo, in tempo per presentare a Ennio appena sveglio il fratellino, e per poi mettermi io a dormire con Orso accanto, mentre padre e nonno montavano la culla. Il capo ha la faccia di venire a disturbare la mia estatica contemplazione del bambino per emettere un suo giudizio razionale:

Peccato che sarà meno bello di Ennio.
Io internamente furibonda:
Chi cazzo sei tu per permetterti di dire che mio figlio non è bellissimo e già pensavo mentalmente come fare a togliergli la patria potestà. Poi sono momenti che passano, ma per dire, le madri hanno reazioni inconsulte.

E oggettivamente ieri guardavo le foto e un pelo ragione glielo dovevo dare: ma Ennio è nato ben 9 (se non 17, abbiamo il dubbio che fin dall'inizio abbiano sbagliato a calcolarci il termine) dopo il termine, Orso una settimana prima: chiaro che fosse più lividino, itterico e acciaccato sul momento, ma è pur sempre un bambino bellissimo. può essere che questi uomini razionali non sappiano vedere al di là della cosa in sé, non abbiano un minimo di fantasia sul potenziale delle cose?

E comunque tutto quello che vi ho descritto sopra, passa nel momento preciso in cui un salsiccio insanguinato e unticcio esce fuori, lo vedete, lo toccate e siete suoi prigionieri per sempre. E solo per questo sapete entrambi che ne è valsa tutta la pena. Poi ricordatevelo, alle madri la memoria fisica del dolore del parto sparisce di botto. Sarà che siamo strafatte di endorfine.

I postumi dell'epidurale delle volte invece durano di più, ma vi risparmio gli aneddoti delle amiche sfigate. Parti naturali e facili e piacevoli per tutti e buon weekend!

sabato 23 maggio 2009

Foto da riordinare


Oggi ho riguardato un po' di foto tanto, ma tanto vecchie. L'hard disk esterno su cui il capo le va archiviando tutte, un po'alla volta, si chiama Meneer de Groot, come un personaggio di satira radiofonica collezionato dal capo. Tutti i nostri hard disk hannno nomi tratti dal quel programma, ho appreso oggi.

Il capo mi ha attaccato al laptop Meneer de Groot e io sono andata subito a vedermi le foto di quando sono nati i bambini. Insomma, i giorni precedenti al parto sarò pur stata una balena con il mal di denti, ma subito dopo, che faccina sfilata che ho.

Sembro una ragazzina (mmh, forse 7 e 5 anni fa lo ero un po' di più, adesso mi sento una matrona imbolsita).

Vi regalo quella del primo pasto di Ennio. A me sembr la prova scientifica che è proprio vero, dopo il parto ti dimentichi tutto.

Erbacce: pasta risottata alle ortiche

In questo weekend lungo di festa e lavoro arretrato, ho diserbato un altro metro quadro di giardino e finalmente, per la prima volta da quando ho questo accampamento di ortiche, ho deciso di cucinarmele.

Ho lavato le ortiche in acqua fredda. In olio d'oliva ho messo a soffriggere due spicchi e tutto lo stelo di un aglio fresco. Ci ho aggiunto le foglie di ortica lavate e 6 filetti di alici arrotolate intorno a un cappero.

Nel frattempo facevo bollire l'acqua nel bollitore elettrico, che ricorderete che ho una cucina da campo con un solo fuoco.

Ho aggiunto due porzioni abbondanti di sedani de Cecco, e poi un tot di acqua bollente, ho cucinato mescolando di tanto in tanto, e controllando l'acqua, fino a completa cottura della pasta ed assorbimento dell'acqua. Siccome mi sapeva di poco, ci ho aggiunto due manciatone di parmigiano grattugiato.

Il capo che aveva deciso di andare a letto presto e senza cena, per quanto era stanco, ci ha poi ripnsato, ha chiesto se gli sarebbero spuntate le vesciche sulla lingua e si è sbafato un piattone e mezzo.

Per dire, gli equiseti ed altre erbacce in giardino mi fanno dannare, ma per le ortiche, spero proprio che la malerba non muoia mai.

venerdì 22 maggio 2009

Neopadre 5 (è poi il 5?): a tentoni

Inizio dicendo una cosa che avrei dovuto dire subito (ma magari l'ho già detta). A diventare genitori si impara ed è un processo di continous education, non basano un paio di vite per arrivarci.

Ecco, adesso che l'ho detto vi siete rilassati? Che tanto la lezione più valida per i neogenitori è quella che ripeteva sempre mio padre: comunque fai, quello che fai sbagli.

I figli ti possono rinfacciare di tutto, a posteriori: o l'hai fatta una cosa, o non l'hai fatta. E quello l'hai detto o non l'hai detto. Ed eri troppo presente e soffocante, o al contrario i tuoi tentativi di rispettare l'autonomia del figlio erano interpretati come disinteresse.

Insomma, se stai lì ad aspettarti che tu figlio un giorno ti dica grazie, si, mi sembra umano e ragionevole, ma sta pur sicuro che l'occasione di dirti cosa hai sbagliato non te la negherà nemmeno. Ed è giusto così.

Cioè, augurati di aver instaurato un clima familiare tale che tuoi figlio non abbia problemi a venirti a dire: caro papà, ti voglio bene ma sei un coglione.

Questo però potrebbe essere un mio punto di vista personale, non farci caso se non ti si addice, che a fare figli frustrati, dissociati e sminchiati siamo capaci tutti.

Il punto è che a fare il genitore non solo non è in grado di prepararti nessuno, ma poi che qualunque idea che tu ti sia fatto, viene superata dalla realtà dei fatti. Quindi è bello, giusto e sano interrogarsi in proposito, parlare con la neomadre di come vi volete regolare su quel paio di cose fondamentali (farlo venire nel lettone o no? E se sta male o ha fatto un brutto sogno?) ed immediate, ma tanto ci penserà il bambino a rivoltarti come un guanto.

Anche se il bambino lo hai voluto, desiderato, sai già che tipo di trenino gli comprerai per giocarci insieme (il mio consiglio è di non comprarglielo prima che abbia l'età adatta, sennò ti mastica qualche pezzo essenziale e rischi di dover correre al pronto soccorso) in realtà siamo sempre impreparati a fare i genitori.

E lo siamo perché è una cosa che fondamentalmente ce la insegnano i nostri figli.

Quindi l'unico consiglio che mi sento di darti è: ascolta sempre il bambino, anche se è piccolo, anzi, proprio per questo è in grado di dirti esattamente cosa vuole e cosa no.

Certo, fino a un certo punto è anche il bambino che ti chiede di dargli i limiti entro cui muoversi, adattio alla sua età.

Però come trovo poco sano tenere i figli al guinzaglio corto e non permettergli mai di fare i propri sbagli per conto loro (senza ammazzarsi) trovo altrettanto poco sano dargli troppo spazio semplicemente perché ci viene più facile e comodo non dirgli di no, non fare sempre il baubau.

Chiaro? Si capisce bene? Certo che no, la strada te la devi fare tutta tu adess, e non c'è nessuno che la possa fare per te. La buona notizia invece è che ci sono infinite persone che ci sono già passate e che possono fare un pezzetto di strada con te o farti apppoggiare quando sei stanco.

A partire dalla neomadre, che non a caso è un elemento indispensabile della tua paternità. Non per niente lo avete fatto in due.

(E non sottovaluterei mai e poi mai il nefsto influsso esterno: tutti che con le migliori intenzioni del mondo intendono aiutarti e dirti dove sbagli, ma non necessariamente ti tocca prendere per buono quello che ti dicono. Sui nonni, una parola: si rincoglioniscono peggio dei genitori, quindi incapaci di intendere e di volere (mia madre, per dire mia madre che sembra tanto una persona ragionevole e di buone letture, a un certo punto si chiedeva seriamente se non fosse il caso di mettere le fasce a Ennio che aveva le gambette tanto storte, e ci ha quasi riprovato con orso, solo che lì ho fatto subito a tacitarla facendole notare che Ennio nel frattempo gli erano venute dritte. Cioè non è andata proprio così, entrambe le volte prima le ho sibilato di non dire cazzate (excuse my French)). La più grossa fatica la farete con loro. Però visto che un paio di figli all'età adulta hanno più o meno dimostrato di essere riusciti a portarceli, a volte potrebbero dare consigli utili. Regolatevi voi a seconda delle situazioni e dei nonni che vi ritrovate).

Aneddoto: a casa nostra io sono talmente fissata con l'autonomia dei figli che delle volte gli faccio fare cose che il capo considera pericolose. Tipo correre sul muretto dei giardinetti, lui arrivava tre mesi dopo e gli veniva un coccolone (e mi diceva che ero pazza), io per i tre mesi precedenti ce li facevo camminare a quattro zampe e poi in piedi tenendoli per mano e sapevo che erano in grado di farcela.

Tipo, con l'aria di chi ha visto la madonna:
"Ma lo sai che Orso ha camminato benissimo sul ponte di corda orizzontale?"
"Amore, se è per questo allo zoo sa fare benissimo anche quello verticale alto due metri e mezzo" che lo so che poi minaccia di togliermi la patria potestà, ma se i miei figli sono motoricamente parlando due bestie, un po'sarà pure merito mio che non li ho tenuti legati e nimbavagliati fino alla maggiore età no? (No, dico rassicuratemi in proposito che questa è una battaglia solitaria).

L'ultima discussione in proposito è stata l'altro giorno: pioveva a catinelle e come faccio spesso, li ho fatti scendere davanti casa dando a Ennio le chiavi per aprire la porta.

Poi ho parcheggiato la macchina un paio di isolati più in là e già che c'ero ed ero bagnata fradicia, ho deciso di andare subito al supermercato a prendere le due cose che mi servivano per poi rientrare a casa, mettermi un pigiama asciutto e non uscire più.

Fatto tutto ciò arrivo a casa e mi ritrovo due bambini neanche troppo piangenti che non erano riusciti a girare la chiave. Mi sono sembrati i due orfanelli sotto la pioggia, ma 10 minuti di acqua in primavera cosa saranno mai?

Beh, il capo a momenti mi mangiava, lui trova inammissibile che io dia la chiave ai bambini per aprire la porta perché è potenzialmente pericoloso e cosa sarebbe mai successo se rompevano la chiave nella porta? Secondo lui io dovevo scendere dalla macchina (parcheggaita sulla fermata del bus) e aprirgli la porta io, cosa sana ed utile e ho deciso di dargli retta, ma resta un'opzione poco pratica e io preferisco che a 7 anni mio figlio impari ad usare la chiave di casa.

Però già che c'ero ho lubrificato la serratura, sennò quanto prima la chiave dentro ci si rompe a noi.

Su queste cose non basta una vita per scornarsi, ma saperlo fin dall'inizio aiuta a non farsi illusioni in proposito.

Che poi magari c'e gente che ci riesce benissimo a tirar su un figlio o due, perfettamente sintonizzati e complici, ma il resto di noi deve far finta al momento davanti ai figli di essere d'accordo, per poi discuterne nei tempi e nei modi peculiari a ogni coppia, in pri=vato mentre i bambini dormono.

E manco stavolta ci sono arrivata, all'haptonomia, ma mi sembrava doveroso chiarire questo punto.

Per la serie: arrangiati e spera.

mercoledì 20 maggio 2009

Informazioni fresche dall'Aquila

Ricordatevi questo sito: www.3e32.com e andatevelo a leggere.

Ieri in trasmissione con Cecile abbiamo parlato tra le altre cose dell'Aquila, di quello che i media non raccontano.

Ora voglio condividere questo sito di un'organizzazione aquilana che punta a ricostruzione, trasparenza e autodeterminazione degli aquilani.

Ho letto ancora poco, ma lo trovo molto interessante e soprattutto dà anche spazio a voci e umori che su stampa e TV non trovano posto.

Oltre ai link con altri siti, tra cui quello del capoluogo, che sono pieni di informazioni anche cultural-gastronomico-culinarie sulla zona.

Movimenti notturni 2

Ieri rientro verso mezzanotte dalla radio.

Il campo ronfa con accanto il laptop che manda una puntata di qualche serie TV. Mi chiedo se non faremmo prima a rimetterla, la TV in casa e buonanotte.

Orso non è nel suo letto. Lo trovo nel lettone del fratello, di traverso, con un intero arsenale al fianco: scudo ed elmo da cavaliere, un paio di pistole futuriste e 'superstoniche' che adesso è l'aggettivo che va per la maggiore, e la spada retrattile intertellare di Armand (o Millet). lui avvoltolato strano nel piumino.

Ennio seduto per terra tra pelle di pecora, cuscini vari e la sua coperta, con la testa appoggiata al bordo del letto. In bocca il suo solite pollice destro da ciuccio.

Mentre sgombro e li risistemo Orso emette una filippica contro il fratello che lo avrebbe insalsicciato nella coperta, ma la cosa non è chiara.

Ennio si agita un attimo mentre gli toglo il dito di bocca, ma poi basta abbracciarlo, dirgli qualcosa di confortante a bassa voce e tenergli un minuto la mano sulla testa che si rassicura e continua a ronfare.

Stamattina, per svegliarli in dolcezza, mi sono andata a mettere l'ultima mezz'ora di sonno anch'io con loro e di nuovo mi sono meravigliata e intenerita a guardarli mentre dormono.

Nonostante siano più lunghi che larghi, che gli si contino comodamente le costole e le vertebre, Orso ha sempre quelle rotondità commoventi da bambino piccolo in un accenno di manina paffuta che teneva sul mio braccio, e nella guanciotta cascante appesa su un piccolo broncio da pre-risveglio.

Ho deciso: ci dobbiamo fare un lettone a 4 piazze in camera di Ennio e un'alcova privata e blindata per qualche raro momento di passione coniugale in camera nostra.

E poi dedicarci alla cura del sonno, bandendo libri e computer dal letto.

Ma che dico, sono io la prima che se non legge o smanetta a letto non dorme.

martedì 19 maggio 2009

Movimenti notturni

da quando siamo a casa nuova, Orso si è adattato benissimo a dormire da solo in una cameretta sua, Ennio invece ha fatto più fatica. Sarà che sente freddo e gli piace stringersi a qualcuno, o che si sente meno sicuro, a lui in genere piace dormire in compagnia. E lo capisco benissimo.

Siccome i lavori non sono finiti, ci manca tutto un piano abitabile e per il resto siamo circondati di scatoloni, per le loro camere abbiamo riciclato il riciclabile dalla casa vecchia. Orso ha il letto a castello dell'IKEA, che prima o poi si butterà, ma meglio poi.

Ennio non aveva niente a parte il cassone del letto a castello con il materasso raso terra. Ma lui dormiva male, veniva quasi tutte le notti da noi e quando gli abbiamo spiegato che doveva farci dormire, andava dal fratello.

Allora ho avuto l'idea di mettergli in camera il divano letto e così adesso ha un lettone. Il patto è che venerdi e sabato ci possono dormire insieme, nei giorni che poi si va a scuola no.

Il comodo di un lettone del genere è che è diventato il refugium peccatorum di tutta la famiglia. ci dormono gli ospiti, ci scappo io quando mi viene a letto un bambino agitato che si rivolta di continuo. Oppure ci va il capo quando vuole trafficare un po' al computer in piena notte, senza alzarsi veramente e senza svegliarmi.

Stanotte mi sono svegliata per un brutto sogno ed ero sola. Il capo era nel lettne con Ennio, Orso si era scoperto e stava tutto raggomitolato a palla. L'ho preso in braccio e l'ho portato a dormire con me, che come concilia il sonno un Orso accanto, nessuno. Dorme profondamente senza muoversi, al contrario del fratello che trittica e si rivolta.

Poi verso le 5 è arrivato Ennio, nel suo solito umore irrequieto. Poi il capo che si alzava e veniva a prendersi i vestiti.

Allora li ho mollati tutti lì e sono andata a dormirci io nel lettone di Ennio. E ci si dorme benissimo. Insomma, secondo me qui non è questione di finire i lavori prima di arredare casa. Quel lettone in camera sua ci resterà un bel po'.

E in fondo lo capisco benissimo: anch'io da bambina dormivo con mia nonna o nel lettone con zia Filomena. Per un bambino è molto più bello e rassicurante dormire con qualcuno contro cui raggomitolarti di notte.

Noi genitori moderni pensiamo di far bene a dare a ogni bambino la sua cameretta, per quanto piccola, e la sua privacy, ma secondo me a loro non importa per niente, il loro ideale è quello della nidiata di cuccioli nel cesto.

E infatti anche Ennio si è fatto i conti:

"Sai mamma, possiamo invitare un sacco di bambini tutti insieme, nel mio letto ci possiamo dormire in otto. Quattro di su e quattro ai piedi".

Mi sa tanto che quest'estate metto una tenda in giardino le li metto tutti e otto lì a fare campeggio. O forse, ce ne andiamo noi al campeggio dove bivacca nelle vacanze mezza scuola.