domenica 31 luglio 2011

Design

Venerdì dopo la piscina ho deciso di farmi un giro di piastrellari per prendere decisioni definitive sulla toilette a piano terra che prima o poi va completata e in particolare andare all' Outlet dove una volta ho visto una scorta di mosaici Bisazza scontatissimi. E approfittarne per andare in uno dei miei negozi di mobili rpeferiti, il Maupertuus a Groningen, messo su dal designer Vos. Non solo ci sono tantissimi classici del design, ma a me piace tantissimo proprio l' edificio, e ho deciso di portarmi Orso.

La decisione è stata azzeccata perchè mi ha seguita entusiasta all' idea che le piastrelle avrebbe potuto sceglierle lui. E l' edificio gli è piaciuto moltissimo, esattamente come prevedevo. Abbiamo anche scoperto una stanza per i bambini stupenda con bagnetto etno-mini, ma la scalinata, le balconate e la statua rotante sul tetto che ha un proseguimento dentro l' edificio, si tratta di due sagome di un uomo che girano spinte dal vento sono state un gran successo.

Abbiamo iniziato al caffè, e lì per la prima volta Orso non ha saputo scegliere. Gli ho preso un brownie con salsa di vaniglia fredda che gli è piaciuto e che mi ha permesso di prendermi una bisque de crevette a me, di cui si è mangiato il panino bianco con burro che la accompagnava. Poi è andato in bagno:

"Mamma, tra il bagno dei maschi e il bagno delle femmine c' è un buco".
"Lo so, e ti ci puoi pure lavare le mani, vero? Così ti vedi le mani ma non la faccia con chi sta dall' altro lato".
"E tu come lo sai?"
"Ci sono venuta una volta con papà"

senza aggiungere che quella volta il maschio, entrato in bagno, aveva osservato il lavandino dicendosi: ma guarda un po', pure l' urinale strano che hanno qui deve essere di design, e poi ci siamo fatti un sacco di risate all' idea dell' equivoco, perchè con il bagno opposto vuoto non è impensabile fare un uso improprio del lavamani prima di accorgerti che dall' altro lato ci sono delle signore. Ma a Orso non gliel' ho potuto dire.

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Di novità ci è piaciuto moltissimo il tavolo meccano, che uno può svitarsi per allungarlo o accorciarlo, o farci qualcos' altro. Si tratta di un progetto di Melle Koot e altre foto le trovate qui.



e il divano portalibri perchè potremmo e vorremmo rifarcelo noi nel bovindo.
Insieme alla poltrona pendant, con la ruota da carriola davanti per spostarla facilmente..

E Orso si è innamorato dei lingotti del ristorante e ha voluto fotografarli, mentre a me piacevano le lampade formate da tante bottigliette di campari che stavano sopra ai tavoli.

Ma la cosa fenomenale di tutto il negozio resta l' edificio e chiederò delle foto perchè mi sembra proprio bellissimo. e se capitate a Groningen non ve lo dovete perdere, in fondo è facilissimo, sta proprio dove finisce l' autostrada prima di entrare in città. E il palazzone di fronte è l' edificio della GasUnie, altro bel progetto locale (del Groningermuseum di Mendini, finanziato dalla stessa GasUnie e tanto criticato all' inizio, mentre ora è la maggiore attrazione locale, ve ne ho già accennato altrove e ve ne parler`ø meglio al prossimo giro),

Comunque se dovete riarredare casa, farvi fare un progetto esterni o interni su misura, o semplicemente affittare un locale lavoro-riunioni a groningen (si, ci si può fare anche questo, infatti a un certo momento siamo finiti sopra a tutto, in questa zona -acquario con dentro gente che lavorava), cercate qui: http://www.vosinterieur.nl/default.aspx

sabato 30 luglio 2011

Il diploma di nuoto

Il capo chiama mentre sto gidando, così passo il telefono a Orso, anche perchè so che è con lui che vuole parlare. Al telefono ancora non l' ho beccato, ma gli ho mandato la foto con il diploma.

"Ciao Barbara sta guidando e non può parlare, sono io Orso".

"...."
"SI..."SI".
Che tono entusiasta ed energico, con quel si.
"Si".
"...."
"Si".
"..."
"Ciao".

" Sai mamma, rispondere al telefono è facile, basta che dici si e alla fine dici ciao".

Dovevamo essere in campagna con il capo questo weekend per ammirare figlio2 che prende, finalmente, il diploma A di nuoto da privatista. Poi l' esame glielo hanno spostato a venerd`^mattina e cos`^giovedì, dopo un appuntamento sono salita direttamente sul treno, con due mutande e una maglietta di riserva, per andare ad assistere il bagnante e riprendermeli.

Ecco il video del momento supremo.


Alla fine eravamo tutti esausti.

martedì 26 luglio 2011

Cose che mi sono persa della modernità: i prodotti per la pulizia e l' igiene

Caruccissimi tutti, molti di voi a schiattare di caldo e noi qui con i calzettoni e la gola rauca, che almeno nelle settimane passate la luce e gli uccelletti mi svegliavano prestissimo e io mi dicevo: è l' estate. Invece stamattina mi ha svegliata alle sette il richiamo del corpo, mentre fuori c' era un buio novembrino che mi ribalta tutti i solstizi. Un momento adatto alle riflessioni casalinghite, ovvero, qualsiasi cosa pur di non sgombrare gli strati geologici di carte che mi occupano la tavolona da pranzo.

E tra una marmellata e un brodetto di pesce dei giorni scorsi, riflettevo che certi prodotti della modernità a casa mia proprio non ci sono entrati e se lo hanno fatto è perchè ce li ha portati il maschio, che ha una madre con più fiducia di me nel prodotto moderno.

Per esempio, e qui non vorrei si pensasse che sto facendo delle avance velate a raccontarvi certi intimi particolari familiari, a casa mia non sono mai esistiti i detergenti intimi. Lo chiedo a quelli di voi abbastanza vecchi da ricordarsi il momento in cui i media tutti ci hanno informati che esisteva Intima di Karinzia e ci hanno convinti che non se ne poteva più fare a meno. Il risultato, da una modesta indagine a campione della mia casa dello studente, è che ci siamo sbomballati la flora batterica e da allora sento solo parlare di gente con la candida e altre seccature, ma forse sono io che sono prevenuta. Comunque per brevi periodi ho usato il Lactacyd, che almeno aveva tutti i batterietti e l' acido lattico, e nessuno che sia riuscito a spiegarmi la differenza con Actymel, a parte l' aroma alla fragola. E anche l' Actymel. dopo una stagione in cui per amor di pace lo compravo ai figli da bere a scuola, lo abbiamo tranquillamente espulso dalla lista della spesa e finora a me non manca. E ne ho già fatto fuori due.

L' altro prodotto indispensabile di cui io ancora non mi accorgo, è l' ammorbidente. O come diceva la coinquilina studentesca Simona decenni fa (eravamo così giovani e verdi, snif) che lei non poteva fare a meno di usare l' Orsacchiotto per via "del bel profumo di pulito" disse così e secondo me era paro paro la citazione della pubblicità, se qualcuno ancora si stesse chiedendo come mai intere tribù improvvisamente scoprono un prodotto igienico-sanitario e non possono più farne a meno.

Ora, a usare un detersivo qualsiasi in lavatrice, un profumo qualsiasi il bucato se lo trova pure. E capisco che in zone dove l' acqua è dura, il bucato si aciuga un pochino stile cartavetro. Ad Amsterdam questo problema non c' è perchè la nostra acqua la prelevano di fiumi e la fanno passare tra i canneti dei bacini di depurazione nella riserva naturalistica delle dune vicino ad Haarlem e si capisce quindi che troppo dura non ce la fa ad esserlo, sembra quasi acqua distillata, però chi non ha le dune vicino casa mi si dice che un pochino di aceto nella vaschetta dell' ammorbidente fa lo stesso effetto e il buon profumo di pulito si raggiunge con l' aggiunte di gocce di olio essenziale del profumo che volete, a casa nostra arancia o mandarino, ma ci devo provare con il basilico.

Sul web si trovano autentiche enciclopedie del prodotto naturale e il detersivo per lavastoviglie fai da te. Io per un periodo ho tentato di lavarmi i capelli con il bicarbonato per poi sciacquarlo con l' aceto agli oli essenziali, ma pare l' aceto disturbasse la libido del maschio che mi dorme a fianco, e quindi ho lasciato perdere. Comunque l' aceto nello spruzzino del liquido finito dei vetri è una manosanta per la cucina, provare per credere. Da quando ho il piano in acciaio mia suocera mi riporta i prodotti specifici per acciaio più strabilianti, ma io ho raggiunto la pace dei sensi con il bicarbonato (che in polvere e diluito con l' acqua dello straccetto bagnatissimo è meglio del Cif, che messo con acqua bollente nelle pentole a bollire stacca tutte le bruciature delle mie frequeti distrazioni culinarie, che ci pulisco la qualunque e lo aggiungo al detersivo in lavatrice come potenziante).

Quello che invece mi ritrovo in casa, e anche se per amor di pace ho introdotto l' equivalente ecologico-biodegradabile-pure nature è il beccodanatra per il water. Niente, al maschio sembra indispensabile, mentre a mio avviso è ancora più indispensabile che i maschi piscino da seduti, specie quando il coefficiente Hp-Bw sia minore di 3 cm., ove Hp è l' altezza da terra del pisello erogante e Bw è l' altezza da terra del bordo del water, e insomma sedetevi per bene e spingetevelo in dentro con la mano, se la paura è che il pisello tocchi l' interno del bordo del water, che come sappiamo dalle pubblicità è un covo di batteri mostruosi e pelosi e ghignanti, come ci mostrano le ricostruzioni in tutte le pubblicità. Ma è come se parlassi ai sordi. Qui tocca sbrigarsi a tirar su due lire e finire di realizzare il bagno delle femmine, a cui metterò un comando di apertura con lettura dell' iride per impedire l' ingressa dell' anatra in questione.

Poi a livello bagni abbiamo un ulteriore problema, che è quello dello strato di alghette microscopiche che si formano sotto il pelo dell' acqua nel pozzetto. Ma le alghe non sono figlie della natura pure loro? A me sinceramente quel bordino scuro lì da meno fastidio dell' idea di rovesciare negli scarichi e quindi nella natura, chili di sostanze che poi portano alla crescita incontrollata di alghe che si nutrono di fosfati nei fossi e nei canali, che così consumano tutto l' ossigeno, fanno fuori i pesci e pure le papere quando nuotano in mezzo a quello strato verdiccio e gelatinoso, tocca spingere con il petto. E mi chiedo se questo circolo vizioso da papera di plastica a papera piumata valga la pena, solo per un water un pochino più lucido e splendente, ma non per questo più pulito.

Un altro paio di prodotti con lo spruzzino che giacciono nascosti nel fondo del pensile sono il prodotto per pulire il microonde, un' altra cosa con la puzza chimica e assolutamente inutile. Il microonde si pulisce molto più rapidamente mettendo una ciotola piena d' acqua con una fettina di limone o uno psruzzino di succo preso dal barattolino a palla giallo e facendogli fare un giro di un minuto. Il calore e il limone sciolgono tutto, basta passarci la solita pezzetta e passa la paura.

Idem il prodotto per il frigo, cosa c' è di male nella solita soluzione di acqua e biarbonato, che oltretutto assorbe tutti gli odorini schifosi? Tantevvero che un contenitorino cond entro un paio di cucchiai di bicrbonato non solo strarebbe bene fisso in frigo, ma toglie pure l' odore di fritto dalla casa tutte le volte, e a casa mia sono tante, in cui la voglia di casalinghite mi si estrinseca nella realizzazione del detto atavica: "la femmena de casa addà puzzà de fritte". E io friggo.

Insomma, se davvero esistesse e riuscissi a trovare il detersivo per piatti e lavastoviglie pur natur e che funzioni sarei una donna felice, per ora mi limito a prenderli, insieme a quello per i panni, dal negozio biologico che mi giura che non si biodegradano ma si disintegrano proprio senza ammorbare l' ambiente e io ci voglio credere volentieri.

L' unica conessione alla modernità che facciamo, per insistenza del capo, sono le salviettine pulenti usa e getta, una mano santa per quando i maschi e il coefficiente mandano a ramengo le mie istruzioni di pisciar seduti e almeno riparate i danni sul momento. Quelle di cui invece facciamo a meno sono quelle da usare sul proprio corpo, per evitare che qualcuno si sbagli, ma soprattutto perchè ci è sembrato più comodo e utile installare un bidet con cassetto asciugamanini e cesto biancheria sporca accanto.

E infine, le eroine della nostra pulizia di casa, ovvero le pezzette: in microfibra, in cotone, di stracci e lenzuoli vecchi, qualunque macchia o crosta da pulire la metto in ammollo con sopra la pezzetta imbevuta di acqua bollente e ripasso, con o senza aceto, Soprattutto per i fornelli è favolosa.

Insomma, non cedete alle tentazioni promesse dal fast-cleaning dei prodotti superflui, fidatevi dello slow-cleaning, a patto di non inciampare nella pezzetta che sta facendo il suo lavoro.

Non so voi, ma noi abbiamo un sistema immunitario in questa casa che ai batteri e ai virus basta che gli fa "buh" che li fa scappare via di corsa subito.

Il che tutto sommato ha anche i suoi svantaggi, perchè in una giornata così buia e autunnale in pieno luglio come stamattina, che dire, a me una bottarella di influenza per mettermi a letto mica mi faceva schifo.

Aggiornamento

Ecco, non ho fatto a tempo a ricordarmi di metterci pure i salvaslip che Panzallaria mi fa partecipe della reclame della Nuvenia, tute culo e niente testa (e quella pubblicità dovrebbe farmi venir voglia di comprare il loro prodotto? A me vengono in mente solo le parodie che ne faceva Angela Finocchiaro ala TV delle ragazze). Andate, leggete e protestate all IAP, che la sineddoche è una bella cosa ma qui mi sembra fatta male.

lunedì 25 luglio 2011

Prima gita delle vacanze: al porto





Con l' amica Marta che vedo troppo poco da quando non abitiamo più vicine abbiamo deciso sabato che saremmo andate con i bambini al mercato del pesce, così che i padri avrebbero potuto restare a casa a lavorare. all' ultimo momento Ennio si è rifiutato, ha detto che si sarebbe rimesso a letto e noialtri 5 siamo partiti per Wieringer, dove da pasqua a ottobre il sabato si tiene il mercato del pesce fresco.

Sono 80 km. all' andata e 80 al ritorno e Orso che è partito con un giornalino si è addormentato e ha detto che sarebbe rimasto a dormire in macchina mentre noi andavamo, io con il patema che alle 12 chiude ed erano già le 11.30 e magari il pesce era finito tutto. Invece no, ce n' era un sacco perchè da quando si è sparsa la voce questo mercato sta crescendo e anche loro comprano più pesce per soddisfare tutti.

"Che dici, poi andiamo in spiaggia, magari porto degli asciugamani' faceva Marta al telefono.
"Prendi direttamente i K-Way che ci sarà un mucchio di vento" come infatti fu. Meno male che il mercato si tiene nel capannone dell' asta ittica, dove tutto il pesce va direttamente a Parigi nei ristoranti e in Olanda manco mette piede a terra, se il pesce avesse i piedi.

Andare al porto con i bambini è sempre bellissimo, specialmente se alla fine ci si può sparare un pesce e patatine fritte.


E a Orso la pennica deve aver fatto bene (il primo giorno di vacanza, venerdì, il cielo come in foto, lo hanno passato a leggere sul divano e dietro pressanti richieste a spennellare di olio la nostra nuova panchina, fatta con un pallet, travi usate del balcone che è stato sotituito e alcune tavole del pavimento avanzate. Il che vuol dire che erano usausti dalla scuola, come tutti gli amici preferiti a cui la madre ha proposto: andiamo a trovare Ennio e Orso e invece di urlare e precipitarsi alle scarpe, hanno risposto: no, siamo stanchi).


Il pesce lo abbiamo trovato, con un euro in più al chilo ce lo siamo fatti pulire splendidamente, i calamari dal signore in foto, i pesci patti sogliolosi da una signora che osservavo con attenzione mentre con un unico gesto trasformava un fianco in filetto.
" Si, ma non stia adesso a guardare me che l' ho fatto di mestiere per 15 anni", mi fa per non scoraggiarmi.

Poi fuori un mercato che lo scorso anno non c' era, con le bancarelle dove affumicavano le anguille, il coro dei capitani che stava mettendo su le casse
"Ma chi è il capitano?"
"Lo siamo tutti o lo siamo stati" rispondeva un vecchietto in uniforme che sembrava il cugino basso di Capitan Findus.

E poi insomma le travi, le reti, le bitte, le navi. Vento becco e freddo cane.

E al ritorno siamo andati per mulini, ma ve lo racconto domani.

venerdì 22 luglio 2011

Fai-da-te estivo con ricette


È un' estate un pochino autunnale ma per fortuna da qualche giorno non ci sono più quegli scrosci continui e deprimenti e si può rimettere mano a tante cose. Intanto mi sono data alle marmellate.



Marmellata di Rabarbaro
Quelle che vedete sopra sono le coste di rabarbaro di mia suocera, quelle del negozio sono molto più rosse. Per un kg. di rabarbaro lavato ho aggiunto un 500 gr di zucchero di canna demerara, una pera che stava per dirmi che se non mi spicciavo era ora di buttarla, due mele bio, sbucciate, e mezzo limone bio con buccia e tutto.

Ho portato a ebollizione, ci ho girato dentro il minipimer e hoi fatto 5 barattoli. Eccoli.



Gelatina e confettura di Lavanda
Ho riempito un bicchiere di fiorellini di lavandula e l' ho messa a bollire in acqua. L' ho filtrata e metà ne ho fatta con il solito zucchero di canna e il succo di un' arancia, fatto addensare e imbarattolato così com' è.
L' altra metà ho commesso il grave errore di usarla con lo zucchero da marmellate, che ha un saporino limonoso di suo che da solo non mi piace. Allora ho preso quelle 5-6 pesche piatte che mi stavano appassendo sulla fruttiera, solo lavate e snocciolate, la buccia l' ho lasciata, ci ho aggiunto una mela, ho passato tutto al solito minipimer e via.

I barattoli li sterilizzo nel forno prima e gli faccio fare un giretto a meno di 100 gradi anche dopo.

Della panchina ricavata da un pallet e delle fioriere ricavate dai resti del pavimento dei bambini in jatoba e dal tavolato del balcone che santisuoceri hanno rinnovato con il capo, ve ne parlo un' altra volta.

E le cicliege? aspettate a rifarle, ne ho comprato una cassetta al prezzo di un chilo due settimane fa, lavate con un po di bicarbonato, fatte asciugare sul panno, inutile esporle al sole che non c' è e ne ho riempito un barattolone da conserva insieme al solito zucchero di canna, rotolando il barattolo per coprire tutte le ciliegie e adesso sta su un davanzale rivolto a sud, se il tempo decide di migliorare. Vi dirò come è andata a finire.

giovedì 21 luglio 2011

#donnexdonne: Lavori da donna e l' imprenditoria femminile


A questa iniziativa sono stata invitata da Monica di Ponti Tibetani. Fatevi un giro in rete e cercate i vari contributi.
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Io mi sono laureata a Magistero all' Aquila, prima che cambiasse nome, e penso che basti già solo il nome della facoltà per capire la quantità di studenti maschi che ci giravano, sia in termini assoluti che in percentuale.

Nella vita per pagare l' affitto ho fatto un sacco di lavori da femmina: ho insegnato, ho fatto l' inserviente di cucina nelle mense, la commessa, la guida turistica, la hostess alle fiere e da 20 anni faccio soprattutto la traduttrice e l' interprete. Lo faccio da imprenditrice, ma tant' è. E l' unica volta che mi definivo/definivano direttrice, lo ero di una scuola. Di lingue. Basta come stereotipi? Basta.

(La badante, la volontaria, la mamma che partecipa alle attività a scuola lo faccio gratis quindi tengo un attimo fuori dal discorso queste funzioni accessorie).

Per dire che una volta che mi hanno mandata a un incontro di informazioni per imprenditori olandesi che ci tenevano ad andare oltre confine organizzato dal ministero degli affari esteri, e mi sono presentata a qualcuno con quella che era la mia funzione lì, consulente, questo ha risposto con una risata: "Ah, ah, consulente Avon?". Magari voleva essere simpatico, io spero che con quella testa nel frattempo sia fallito. E lavori per un capo donna di quelli incarogniti. Ma la legge del contrappasso funziona solo in Dante.

Anche quando mi sono diplomata sommelier l' ho fatto in un periodo in cui le donne in classe con me erano quasi più degli uomini e siccome il vino non lo vendo, ma lo comunica, rieccoci che sto di nuovo nella comunicazione come tipica funzione femminile.

Ora, io mi vorrei concentrare su due di queste figure professionali, l' imprenditrice e la traduttrice/interprete.

Nel mio periodo imprenditorio ho frequentato tutta una serie di gruppi professionali: e le donne imoprenditrici di piccole e medie imprese, e Black Woman che era sulle straniere imprenditrici, e l' associazione di categoria interpreti e traduttori (in cui rivesto la funzione di Commissione feste e se vi sembra che sia un lavoretto di tutto riposo pensate un attimo voi a organizzare un 45mo e 50 lustro per intero per 1600 soci, del 50mo devo aver parlato in precedenza nel blog), e il network dei trainer di lingue e l' associazione di categoria insegnanti di lingue vive (azzo, pure quello ho fatto), e parecchie altre cosette.

Per finire pure un paio d' anni di consiglio genitori all' asilo, e non si trattava di fare i lavoretti di Natale o comprare i fiori alle maestre, per quanto abbiamo fatto pure quello. Nel periodo in cui eravamo menbri del consiglio madri, che quello eravamo, ci siamo praticamente dovute sedere sulla sedia della direzione a cui il management aveva tagliato le gambe e quindi, e per fortuna eravamo qualificate, far venire le ispezioni ASL, indirizzare la formazione delle maestre, fare il sondaggio qualità tra i genitori, (io in particolare seguivo la spesa per consigliare prodotti alternativi e più sani ove possibile - tipo buttar fuori come succo di frutta il Wicky che è un concentrato di glucosio e coloranti, senza mezzo grammo di furtta, e inserire quelli veri, anche da succhi concentrati, ma senza troppi additivi, robe così), rimettere a posto la comunicazione con i genitori che se ne volevano andare a mazzetti ma non potevano, consolare le maestre in malattia, con l' esaurimento, che se ne andavano, e fare persino una newsletter. Il tutto nei ritagli di tempo e con il terrore che quel nido, per quanto disastroso, chiudesse visto che era l' epoca delle liste di attesa di due anni e se chiudeva davvero ci ritrovavamo col culo a terra tutti quanti, ma d' altro canto andava migliorato e di corsa prima che tutte le maestre se ne andassero con l' esaurimento nervoso e il posto chiudesse lo stesso, e prima che qualche bambino facesse una brutta fine. E se possibile anche acquistare un po' di giocattoli adatti ai 3- e 4- enni che si annoiavano a morte.

Ovviamente non pagato, ovviamente per una ditta privata (ex-pubblica, poi semipubblica, poi fallita e riaperta un paio di volte) ovviamente con(tro) il testa di cavolo sessantenne e ignorante con moglie a casa che dirigeva la regione e creava tutti quei casini, e ce ne siamo liberati il giorno che l' hanno promosso ad altre funzioni e finalmente hanno permesso a quel paio di persone competenti - donne - che lui bloccava su tutto, di fare il proprio lavoro e farlo bene.

Posso dirlo? Di buone prassi al femminile ne ho viste a caterva negli anni. Donne con o senza figli, qualificate, che lavorano duro, che si fanno un culo tanto e che hanno sempre tempo per consigliare una collega in panne, tirar su uno stagista imbranato, ritirare d' emergenza dall' asilo il figlio della vicina che sta lavorando a 300 km. di distanza ma il bambino ha la febbre, fare una minestra per l' amica o collega o vicina che sta in crisi di tempo tanto la sta facendo anche per se, che ci vuole prendere la pentola grande e farne il doppio, cercare la casa di riposo per il suocero demente, donne che tengono su da sole un ufficio quando tutti i colleghi figliomuniti sono in ferie scolastiche obbligatorie (ma meglio non farle vedere un bambino in quei periodi o li fa al forno), donne mobbizzate che vanno avanti per la propria strada ma a che prezzo, donne mobbizzate che rinunciano e si rifanno una vita altrove ma anche no.

E vi posso dire una cosa, questo riesce molto, ma molto bene tutte le volte che parliamo di donne con una certa autonomia di gestione del proprio lavoro. Magari in casa sono incastrate nei ruoli e negli schemi, magari hanno hobby o non ne hanno più, magari hanno passioni che permettono loro di tenersi il lavoro col mobbing, il marito fedifrago e i figli in crisi adolescenziale senza morire troppo, ma da qualche parte hanno una grossa dose di autonomia che permette loro di tenere su tutto.

Certe volte non è quasi neanche più necessario che siano autonome finanziariamente, basta che lo siano di testa. Chi l' ha detto che le giornate hanno 24 ore? Un uomo, sicuramente. Le giornate delle donne con vite piene sono flessibili.

L' imprenditoria femminile, o la libera professione, o la partita IVA sono certe volte l' unica soluzione per sfuggire agli schemi rigidi del lavoro fisso che invece di usarla questa forza e flessibilità femminile le tarpa le ali.

E vi lascio con un nanetto del convegno Black Women anni fa, in cui una tizia supermanager della Rabobank (o era un' altra banca, boh?) dovendo presentare le finaliste del concorso imprenditrice dell' anno, osservava, a mò di incoraggiamento, che quello che l' aveva colpita nel leggere le domande per il concorso era come le donne spesso non spieghino le ali. Fanno un business plan senza pensare ai milioni, alla crescita, si danno obiettivi piccoli. Osate di più, diceva, le aziende fanno così.

Porella, lei lo diceva in buona fede, ma il pubblico l' ascoltava basita con un' aria da: ma da dove viene questa qui? Non l' hai capito che una donna che si mette in proprio raramente lo fa per diventare la più grossa del settore, in genere lo fa per diventare la migliore, per lavorare meno e meglio e usare il tempo che avanza per tutte quelle cose che la grande azienda non deve fare (vedi lista sopra, compreso il suocero anziano e bisognoso) per creare un modello di buone pratiche, per fare rete. E durante la pausa pranzo si scuoteva la testa sconsolate dicendo: e, vabbè, però è pure vero che lavora per una banca. Che le banche, diceva il mio cliente banchiere, servono per far crescere le imprese. Le donne imprenditrici che conosco io dalle banche si tengono alla larga preferendo la crescita organica.

Lo abbiamo visto dove ha portato questa mentalità di crescita a oltranza, le banche sono finite un paio di anni dopo con il culo a terra e le hanno salvate i nostri soldi, delle nostre tasse, delle nostre piccole imprese tirate su con fiducia, cautela e competenza.

Le buone prassi femminili? Per me sono proprio queste: inventarsi lavori nuovi, puntare a essere le migliori, fare rete. Non mi interessa se poi vinciamo o meno il premio Black Woman dell' anno, tanto basta guardarsi i rapporti internazionali per capire che oggi in Italia le donne sono come i negri nei campi di cotone: manodopera alla mercè dei favori padronali, non un interlocutore con diritti da esercitare. E questi diritti e la forza interlocutoria tocca allora prenderseli da sole, visto che non ci sarà nessuno a regalarteli.

martedì 19 luglio 2011

La festa della scuola

Io non so se dipende da me, ma se non altro ammetto quando mi sbaglio. Perchè a me l' annuncio della festa della scuola mi aveva messo a girare gli ingranaggi perchè era una roba del tipo:
carissimi, per la festa della scuola facciamo un tema Paesi del mondo con i seguenti paesi (11, mica un paio). Per ogni paese ci vorranno delle attività, due o tre, e poi abbiamo bisogno di volontari per decorare e per pulire e la cosa dura dalle 13 alle 15 per i bambini de dalle 15 i genitori sono i benvenuti per vedere, ammirare e chiacchierare e alle 16.30 chiudiamo. Se non vi presentate numerosi non se ne fa nulla, ma pensateci bene che grosso dispiacere per i nostri bambini che la festa non si fa.

Mi state ricattando. No, ditemelo, e i genitori che lavorano e nella nostra scuola ce ne sono a pacchi, che fanno, si prendono la mezza giornata di ferie (o quella intera, come un certo capo di mia conoscenza e meno male che io sono libera professionista. di cosa non si capisce bene, ma libera). Ma uno o due paesi no, vero? O fare appello al budget (e io so che c' è) e pagare una di quelle agenzia specializzate in questo tipo di cose (ci sono, ci sono) e noi solo fare gli ospiti a un orario comodo no, vero?

C' era il tema Italia e per quanto io abbia giurato mesi che fa che basta, per quest' anno ho già donato e si faccia avanti qualcunaltro, mica potevo lasciare l' Italia a qualche olandese che mi imbastardiva tutto e mi toccava incazzarmi sui pregiudizi e le stronzate e rispondere, a domanda, perchè me l' avrebbero chiesto senz' altro: ma che bello, che originale, quanto l' avete fatto bene e intanto rodermi il fegato su come l' avrei fatto molto meglio io senza stressare nessuno.



No, eh, certe volte i propri difetti vanno dirottati in modo positivo, e così il mio carattere di merda mi ha fatto scrivere alle organizzatrici, che conosco e amo e abbiamo i figli in classe insieme:
Care e belle, l' orgoglio nazionale mi impone di occuparmi dell' Italia pirsunalmente di pirsuna, quindi mettetemi in mano la cosa, mi dite budget e spazio e io mi arrangio. E non solo mi sono arrangiata, ho scritto ala mailing list genitori delle classi dei figli chiedendo aiuto per un workshop di pasta a mano e ho trovato Nel, che mi piace assai e certe volte cerco di andare a fare yoga con lei che mi frebbe tanto bene.

E già che c' ero, e c' ero, mi sono accolltata pure l' organizzazione, spesa, realizzazione e servizio spuntini e aperitivi per 150 persone.

È stata una festa bellissima, si è presentata una caterva di gente ad aiutare e visitare, con il budget hanno affittato un baracchino dei gelati in una specia di apecar risistemata con la fila di bambini davanti e l' ometto siculo dentro che ingelatava, e un paio di aggeggi gonfiabili su cui saltare, messi in palestra sotto l' occhio vigile di Guido (si pronuncia Hiiìdo), e il capo che gestiva cavi e saltava e faceva il bungee jumping e genitori sparsi ovunque a fare la qualunque. Tye and Dye, il the marocchino, i tatuaggi all' hennè, il workshop di sushi, quello di smooothies, disegnare su un cartone gigntesco e appunto noi, le pstare della situazione.

Con il fatto che si faceva in orario da lavoro il bidello Marcel ha aiutato un sacco, le maestre collaboravano, la maestra Irma ha suonato la chitarra e ci siamo divertiti da pazzi. Enonostante l' orario antelucano per la serie: degustazione vini italiani, 12 bottiglie o anche 14 mi hanno fatto fuori. E meno male che la metà dei genitori non beve alcol per questioni religiose.

L' ho ammesso, sono una stronza malfidata. E l' anno prossimo lo rifacciamo.

(sgrunt, ho delle foto bellissime e queste stronze da stamattina non si vogliono caricare).