Allora, non ricordo se l'ho detto, ma arriva una ristampa, supernecessaria adesso che l'altroieri a Groningen sono andate nel mondo le ultime copie di Statale 17 (ed ho ordini per almeno altre 10).
Ho quindi pensato di fare un blog a parte in cui raccogliere non solo l'archivio foto e video delle varie presentazioni, visto che sono disordinata (e si sa) e soprattutto la sfiga telematica che mi perseguita. Piano piano metterò tutto lì.
L'altra cosa che mi piacerebbe è se il blog (e/o la pagina Facebook, perché già che c'ero ho fatto anche quella) diventasse uno spazio per chi ha letto il libro (e in particolare per tutte quelle persone che mi hanno detto, scritto e telefonato cose bellissime) per aggiungere le proprie idee, commenti, recensioni. Per gli amici abruzzesi all'estero che vengono giù meno spesso di me e che ogni tanto vogliono vedere cosa succede. Per scriverci sopra quando torno in Abruzzo, che ogni volta mi carico di impressioni che poi mi tengo, perché quanto posso scrivere in fondo sull'Abruzzo? (Mai abbastanza se date retta a me).
Io un blog del genere ce l'avevo in inglese (ce l'ho ancora, ma lo aggiorno poco), ma mi rendo conto che scrivere in italiano mi viene molto meglio, farlo in altre lingue mi costringe a pensare e lavorare e quindi per come vivo io il blog, mi manca l'immediatezza.
Ho da sempre avuto fortissima la certezza che quello che ho scritto con Statale 17 non mi sia mai veramente appartenuto, mi sono limitata a fare da catalizzatore/contenitore di storie, profumi, paesaggi, esperienze, personaggi che da sempre vanno in giro.
Me lo sono confermata quando ho letto il testo di Domà e ho visto che in fondo avrei potuto scriverlo io in grossa parte (e l'ho pure scritto). Quando ho letto alcuni commenti, altri resoconti dopo il terremoto, alcuni pubblici ed altri privati.
Quando ho esposto le mie perplessità sulla legittimità di quello che stavo facendo a Stefano, un caro amico di gioventù che come me è cresciuto sulla costa e però è originario di Barisciano, e lui mi ha scritto cos'era la sua Statale 17 ed era esattamente la mia.
Il profuno della savetrejje che calpesti quando esci dalla strada battuta e cammini sull'erba avara e pelosa di questo terreno duro e sassoso.
Statale 17 in fondo è un evento corale, un luogo dello spirito per chi ci è stato e un invito per chi ci deve ancora andare. E mi sembrava giusto darle quindi una collocazione specifica che non si perdesse nel mio blabla quotidiano che conoscete così bene.
Insomma adesso sta qui.
Che per intero si legge come www.ss17storieminimetransumanti.blogspot.com
E con quasi lo stesso nome sta su facebook, per quelli che facebookkano. E FB con tutti i limiti, le perplessità, gli schiavismi e le antipatie che suscita, rispetto al blog ha questo, che è aperto e ognuno ci può aggiungere del suo. Ed è quel vostro, che mi interessa tenere tutto insieme.
giovedì 29 aprile 2010
martedì 27 aprile 2010
Topo-logia di Amsterdam
Allora, scommetto che ad andare a spasso per Amsterdam e guardarvi vetrine e finestre, li avete visti, quei bei gattoni appollaiati sul davanzale senza un pensiero al mondo. Li trovi nel caffé dietro l'angolo, in casa della vicina, sparapanzati nella vetrina di un negozio di robine vintage, questi gattoni nordici grassi, pelosi e pigri. Per strada mai, no, ma nei giardini interni sempre, fanno le poste agli uccelli, ti entrano in casa, ti fanno la cacca sulle peonie.
Ecco. Quando il gatto non c'è i topi ballano, pure ad Amsterdam. Perché la dannazione delle case vecchie di Amsterdam (non quelle prefabbricate con i lastroni di cemento, dico proprio quelle belle, storiche, magari in stile Amsterdamse school o simili) sono gli intercapedini di tavole tra soffitto e pavimento soprastante. Magari isolati, all'epoca della costruzione, con paglia o lana.
Lì i topi abbondano (fossi un topo mi ci piazzerei pure io) e tocca mettersi un gatto in casa. Un bel gatto, autonomo, gli fai la porticina in balcone o in giardino e vai. Più gestibile di un cane, morbido e coccoloso per le serate invernali e la sua sola presenza fa da deterrente a qualsiasi topo con un po' di sale in zucca.
Ecco.
Il capo e Ennio sono allergici, altrimenti un gatto, proprio per la gestibilità, me lo sarei presa volentierissimo in casa.
E invece qui siamo circondati.
Tempo fa, facevamo del giardinaggio ed avevo chiesto ad Ennio di prendere il secchio che avevo pronto e annaffiare delle piantine appena interate.
"C'è un topo dentro".
"Aaargh, lascia, non toccare, entra in casa aspettiamo che torna papà".
"Ma è morto".
"Appunto".
Poi uno si chiede perché i miei progetti di giardinaggio vadano così a rilento.
Passa un giorno e nulla da fare, ho fatto un buco in giardino per interrare le piante intanto che era luna crescente, che quelle che ho messo con la luna calante non danno cenni di vita, l'abbiamo annaffiato al topo, spero che vengano delle belle peonie prima o poi. Il topo non era neanche riconoscibile, in mezzo al fanghetto sul fondo del secchio, era proprio uno di quei topini grigi piccoli.
Teneri, in fondo, basta che non debba vederli che mi fanno impressione persino loro. E tremo al momento che i figli mi metteranno un criceto in casa (criceto? Loro si prenderebbero direttamente il ratto, come la zia, baargh!!!!).
Ma che tté fà na poooora mammme?
Poi stamattina presto, il capo che è mattiniero, mi comunica di averne visti tre in cucina stanotte. Rimuovo e mi riaddormento.
"Hai sentito stamattina quando ti ho detto dei topi?"
"Ho sentito, ho sentito".
"No, perché se sono tre magari c'è anche una coppia e stanno facendo il nido".
Ora.
È primavera.
Segliatevi bambine.
Le api, gli uccellini, le gemme che sbocciano.
Ma il nido dei topini teneri sotto la mia credenza NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.
Per fortuna stasera dormo fuori, venerdì me ne vado fino al 18 maggio e nel frattempo le trappole che metterà il capo se le svuota lui.
Che improvvisamente mi sto ricordando perché è così bello avere un uomo in casa.
Topi, siete avvertiti, levatevi di torno spontaneamente o rimetto un secchio pieno d'acqua in mezzo alla stanza.
Ecco. Quando il gatto non c'è i topi ballano, pure ad Amsterdam. Perché la dannazione delle case vecchie di Amsterdam (non quelle prefabbricate con i lastroni di cemento, dico proprio quelle belle, storiche, magari in stile Amsterdamse school o simili) sono gli intercapedini di tavole tra soffitto e pavimento soprastante. Magari isolati, all'epoca della costruzione, con paglia o lana.
Lì i topi abbondano (fossi un topo mi ci piazzerei pure io) e tocca mettersi un gatto in casa. Un bel gatto, autonomo, gli fai la porticina in balcone o in giardino e vai. Più gestibile di un cane, morbido e coccoloso per le serate invernali e la sua sola presenza fa da deterrente a qualsiasi topo con un po' di sale in zucca.
Ecco.
Il capo e Ennio sono allergici, altrimenti un gatto, proprio per la gestibilità, me lo sarei presa volentierissimo in casa.
E invece qui siamo circondati.
Tempo fa, facevamo del giardinaggio ed avevo chiesto ad Ennio di prendere il secchio che avevo pronto e annaffiare delle piantine appena interate.
"C'è un topo dentro".
"Aaargh, lascia, non toccare, entra in casa aspettiamo che torna papà".
"Ma è morto".
"Appunto".
Poi uno si chiede perché i miei progetti di giardinaggio vadano così a rilento.
Passa un giorno e nulla da fare, ho fatto un buco in giardino per interrare le piante intanto che era luna crescente, che quelle che ho messo con la luna calante non danno cenni di vita, l'abbiamo annaffiato al topo, spero che vengano delle belle peonie prima o poi. Il topo non era neanche riconoscibile, in mezzo al fanghetto sul fondo del secchio, era proprio uno di quei topini grigi piccoli.
Teneri, in fondo, basta che non debba vederli che mi fanno impressione persino loro. E tremo al momento che i figli mi metteranno un criceto in casa (criceto? Loro si prenderebbero direttamente il ratto, come la zia, baargh!!!!).
Ma che tté fà na poooora mammme?
Poi stamattina presto, il capo che è mattiniero, mi comunica di averne visti tre in cucina stanotte. Rimuovo e mi riaddormento.
"Hai sentito stamattina quando ti ho detto dei topi?"
"Ho sentito, ho sentito".
"No, perché se sono tre magari c'è anche una coppia e stanno facendo il nido".
Ora.
È primavera.
Segliatevi bambine.
Le api, gli uccellini, le gemme che sbocciano.
Ma il nido dei topini teneri sotto la mia credenza NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO.
Per fortuna stasera dormo fuori, venerdì me ne vado fino al 18 maggio e nel frattempo le trappole che metterà il capo se le svuota lui.
Che improvvisamente mi sto ricordando perché è così bello avere un uomo in casa.
Topi, siete avvertiti, levatevi di torno spontaneamente o rimetto un secchio pieno d'acqua in mezzo alla stanza.
lunedì 26 aprile 2010
Domani sera a Groningen e altre date da annotarsi su Statale 17
In attesa della ristampa che esce a giorni, domani sera sono a Groningen a presentare Statale 17, storie minime transumanti a una serata dedicata all'Abruzzo organizzata dalla Dante Alighieri di Groningen. Il ricavato della serata andrà a una biblioteca scolastica e di quartiere.
Ci sarà inoltre un banchetto in cui comprare le ultime 8 copie della prima edizione, altri titoli di Exòrma, i nocci atterrati con la ricetta di zia Vittoria, i preparati per risotti ai funghi di Marina e se la pasta madre di Nico non mi tradisce, la focaccia di Gisa.
La serata si svolge nella sede della facolta di Lettere e Legge (la vecchia facoltà del capo e per un po' anche mia) in Harmoniegebouw, Oude Kijk in 't Jatstraat, chiedere al portiere, ingresso € 10 per i non soci.
Ci saranno anche una conferenza di Maaike Dicke su Silone e altri relatori.
Il 4 scendiamo in Abruzzo io e gli gnorpoli e ci raggiunge mia madre. Le date già fissate per incontrarsi con i lettori saranno:
- 7 maggio, Sulmona, Sede della Comunità Montana, con concerto dei Discanto che ringrazio per aver organizzato la serata e aver accettato di accompagnarmi nelle altre date.'
- 8 maggio, L'Aquila, libreria Colacchi al centro commerciale, sempre con i Discanto
- 9 maggio, ore 15, Faenza, Festival Musica nelle aie, grazie a Silvia
- 10 maggio, Giustino Parisse mi ha initata alla festa di Onna
- 15 maggio, a Bologna, per merito dell'Officina Letteraria Senso Lato con concerto di Irumamuri
- 29 maggio, ore 18, Lille, presso la Librairie International VO.
Meno male che ho tante zie ovunque che mi ospitano in questi miei hobby complicati e costosi. Così spero di voi e spero anche di vedervi, se siete nei paraggi, a una di queste date.
domenica 25 aprile 2010
Del maschio italiano e di quello olandese
Ora, uno dice, che ce ne frega della tua opinione sul maschio italiano, visto che ti sei ben guardata da associarne uno ai tuoi destini?
Eh, lo so, io ho passato gli anni migliori della mia giovinezza a cercare di capire se ce n'era uno che facesse per me. Alla fine ho lasciato perdere prima che i migliori anni della mia giovinezza sfumassero e ho cercato altrove, trovando, anche.
(Se consola, ho sempre saputo dalla più tenera giovinezza che io un maschio polacco col cavolo che l'avrei voluto. Anche se sembravano l'ottima via di mezzo, ti fanno il baciamano e lavano i piatti). Questione di gusti.
Però appunto, magari vi fidate per lo sguardo da ricercatrice spassionata. E la comparatistica a volte è utile.
Del maschio italiano non rimpiango quei momenti di intimità al desco familiare in cui lui osserva: manca il pane, e lei si alza per prenderlo. (Non rimpiango in quei momenti manco la femmina italiana se è per questo).
Del maschio olandese (e ne ho tre) mi manca che non tirano tardi al desco familiare, ma mangiano, sparecchiano e mi abbandonano per tornare alle loro cose. (Che poi sia io una volta su quattro che li abbandono a metà pasto perché me ne devo andare e ho fatto solo il tanto di cucinare e fare atto di presenza simbolica, questo fa parte della differenza tra idea e azione).
Il maschio olandese, ho chiesto in giro, è una soddisfazione sposarselo per il suo coté mamma. È affidabile, presente quando serve e si fa prima a convincerlo che i lavori in casa vanno divisi equamente. Mantiene le promesse. Certo, quando il bambino all'asilo si spacca la testa chiamano prima te che sei la mamma, ma le maestre sono pure femmine.
Il maschio olandese non guarda apertamente il culo delle donne per strada, ma a domanda risponde e così capisci che li ha visti tutti. Come faccia non lo so, ma è tranquillizzante.
Per esempio vi racconto un mio trauma personale: una coppia di amici sono tornati a trovarci e in cucina lei ha rivelato alle femmine li presenti a mescolare il risotto che per gioco e per festeggiare i 25 anni insieme si era fatta appena rifare il seno. Certo, era una cosa discretisima, mezza misura al massimo, poi questa donna è sempre andata in giro infagottata in maglioni, quindi io manco ci avevo fatto caso.
E dirò di più ero una via di mezzo tra esilarata, ammirata e sconvolta, oltre a dirmi che io, mai. E in questo spirito riferisco a lui incredula e lui mi fa pensoso: ma dai, ecco perché mi sembrava che fosse un po' diversa. Capito il bastardo? non solo le guarda le tette adesso, ma implicitamente ammette di averlo fatto pure due anni fa. Dico la verità, questo ha fatto un po' vacillare alcuni miei saldi fondamenti. Vero è che lui quest'episodio manco se lo ricorda.
Aveva ragione Flora: j'ome è sembre j'ome.
Ecco, però io che da una vita ho il complesso non guardatemi-non toccatemi, vivere in Olanda mi ha da un certo punto di vista rilassata proprio per questo non-sguardo dei maschi, che dio li benedica, lo farei per quanto mi riguarda dichiarare patrimonio universale dall'UNESCO.
Poi specie adesso che con il 21 aprile, giorno delle gonnelle perché arriva primavera e le femmine qui si scoprono per reintegrare le scorte di vitamina di D al primo sole di aprile, ci si comincia lentamente a spogliare, ecco, persino io mi sento a mio agio. Con il risultato che poi rieco serenamente a girare a chiappe al vento persino in Italia, almeno a mare.
Poi ieri sera ho scoperto come l'amica Anna avesse ragione. Che per anni ha sostenuto che è vero, gli italiani per certi aspetti meglio perderli che trovarli, tranne per una cosa: sono premurosi.
Non nel senso materno del termine, dioneliberi. Però dopo averti fatta sgobbare come un cammello, ti fanno una coccola, ti chiedono come va, se sei stanca, se stai bene con un certo tono, che, scusatemi, l'olandese, manco se va trent'anni dalla logopedista riuscirà a imitare.
Cn un tono che in qualche modo implica che in quel momento l'unica cosa che conta nella vita sei tu e il tuo eventuale disagio da cui, niente paura, ci sono loro e a tutto bene. Un tono che in qualche modo ti ci fa credere, che è vero e andrà tutto bene.
Questo mi sgorga da un'osservazione empirica di una coppia che conosco poco e che recentemente prima li ho visti tempo fa in società senza manco sapere che stavano insieme, ma mi era venuto il dubbio da come lui la trattasse da zerbino mentre con gli altri era tutto un'affabile padrone di casa.
E io mi chiedevo: quand'è che lei lo manda al diavolo? chi glielo fa fare?
Poi li ho rivisti ieri, sempre nel dubbio ma stanno insieme o no. E in un momento di silenzio lui le si siede accanto, le chiede con quel tono: come stai, lei si rilassa visibilmente e lui le mette una mano sul ginocchio come coccola. Teneri, non so come dirlo. OK, stanno insieme ed evidentemente ci stanno pure bene.
Adesso comincio a capire.
Però, che dire, a ciascuno il suo.
Eh, lo so, io ho passato gli anni migliori della mia giovinezza a cercare di capire se ce n'era uno che facesse per me. Alla fine ho lasciato perdere prima che i migliori anni della mia giovinezza sfumassero e ho cercato altrove, trovando, anche.
(Se consola, ho sempre saputo dalla più tenera giovinezza che io un maschio polacco col cavolo che l'avrei voluto. Anche se sembravano l'ottima via di mezzo, ti fanno il baciamano e lavano i piatti). Questione di gusti.
Però appunto, magari vi fidate per lo sguardo da ricercatrice spassionata. E la comparatistica a volte è utile.
Del maschio italiano non rimpiango quei momenti di intimità al desco familiare in cui lui osserva: manca il pane, e lei si alza per prenderlo. (Non rimpiango in quei momenti manco la femmina italiana se è per questo).
Del maschio olandese (e ne ho tre) mi manca che non tirano tardi al desco familiare, ma mangiano, sparecchiano e mi abbandonano per tornare alle loro cose. (Che poi sia io una volta su quattro che li abbandono a metà pasto perché me ne devo andare e ho fatto solo il tanto di cucinare e fare atto di presenza simbolica, questo fa parte della differenza tra idea e azione).
Il maschio olandese, ho chiesto in giro, è una soddisfazione sposarselo per il suo coté mamma. È affidabile, presente quando serve e si fa prima a convincerlo che i lavori in casa vanno divisi equamente. Mantiene le promesse. Certo, quando il bambino all'asilo si spacca la testa chiamano prima te che sei la mamma, ma le maestre sono pure femmine.
Il maschio olandese non guarda apertamente il culo delle donne per strada, ma a domanda risponde e così capisci che li ha visti tutti. Come faccia non lo so, ma è tranquillizzante.
Per esempio vi racconto un mio trauma personale: una coppia di amici sono tornati a trovarci e in cucina lei ha rivelato alle femmine li presenti a mescolare il risotto che per gioco e per festeggiare i 25 anni insieme si era fatta appena rifare il seno. Certo, era una cosa discretisima, mezza misura al massimo, poi questa donna è sempre andata in giro infagottata in maglioni, quindi io manco ci avevo fatto caso.
E dirò di più ero una via di mezzo tra esilarata, ammirata e sconvolta, oltre a dirmi che io, mai. E in questo spirito riferisco a lui incredula e lui mi fa pensoso: ma dai, ecco perché mi sembrava che fosse un po' diversa. Capito il bastardo? non solo le guarda le tette adesso, ma implicitamente ammette di averlo fatto pure due anni fa. Dico la verità, questo ha fatto un po' vacillare alcuni miei saldi fondamenti. Vero è che lui quest'episodio manco se lo ricorda.
Aveva ragione Flora: j'ome è sembre j'ome.
Ecco, però io che da una vita ho il complesso non guardatemi-non toccatemi, vivere in Olanda mi ha da un certo punto di vista rilassata proprio per questo non-sguardo dei maschi, che dio li benedica, lo farei per quanto mi riguarda dichiarare patrimonio universale dall'UNESCO.
Poi specie adesso che con il 21 aprile, giorno delle gonnelle perché arriva primavera e le femmine qui si scoprono per reintegrare le scorte di vitamina di D al primo sole di aprile, ci si comincia lentamente a spogliare, ecco, persino io mi sento a mio agio. Con il risultato che poi rieco serenamente a girare a chiappe al vento persino in Italia, almeno a mare.
Poi ieri sera ho scoperto come l'amica Anna avesse ragione. Che per anni ha sostenuto che è vero, gli italiani per certi aspetti meglio perderli che trovarli, tranne per una cosa: sono premurosi.
Non nel senso materno del termine, dioneliberi. Però dopo averti fatta sgobbare come un cammello, ti fanno una coccola, ti chiedono come va, se sei stanca, se stai bene con un certo tono, che, scusatemi, l'olandese, manco se va trent'anni dalla logopedista riuscirà a imitare.
Cn un tono che in qualche modo implica che in quel momento l'unica cosa che conta nella vita sei tu e il tuo eventuale disagio da cui, niente paura, ci sono loro e a tutto bene. Un tono che in qualche modo ti ci fa credere, che è vero e andrà tutto bene.
Questo mi sgorga da un'osservazione empirica di una coppia che conosco poco e che recentemente prima li ho visti tempo fa in società senza manco sapere che stavano insieme, ma mi era venuto il dubbio da come lui la trattasse da zerbino mentre con gli altri era tutto un'affabile padrone di casa.
E io mi chiedevo: quand'è che lei lo manda al diavolo? chi glielo fa fare?
Poi li ho rivisti ieri, sempre nel dubbio ma stanno insieme o no. E in un momento di silenzio lui le si siede accanto, le chiede con quel tono: come stai, lei si rilassa visibilmente e lui le mette una mano sul ginocchio come coccola. Teneri, non so come dirlo. OK, stanno insieme ed evidentemente ci stanno pure bene.
Adesso comincio a capire.
Però, che dire, a ciascuno il suo.
sabato 24 aprile 2010
Lezioni di nuoto e di galleggiamento
Primo pomeriggio
"Orso, oggi hai la prima lezione di nuoto così il maestro può capire in che gruppo devi andare. Mi raccomando, fai del tuo meglio".
Pomeriggio avanzato
"Mamma, mamma, guarda c'è Orso, lì nell'angolo".
Lo vedo al volo da dietro al finestrone del bar, è il più bianco di tutti. Ce n'è anche un'altro, ma è biondo. saltella nell'acqua che gli arriva al petto. Si vede che lo hanno tolto dalla piscina piccola e l'hanno fatto venire in quella grande.
Sera
"E allora com'è andata la prima lezione di Orso?"
"Ha deciso di fare del suo peggio e ci è riuscito benissimo".
Ragazzi, non so voi, a me sta per venire il complesso delle lezioni di nuoto. Che qui ci sono prima i tre livelli di sopravvivenza A, B, C, con liste d'attesa strapiene e io ancora non capisco il meccanismo.
Per fortuna santasuocera si è autonominata custode della sopravvivenza da affogamento dei nipoti e durante le vacanze che trascorrevano da lei ha organizzato lezioni di nuoto che hanno portato Ennio al B e adesso tutti i giovedì va alla piscina vicino casa con enorme gioia per seguire il C. In genere arriviamo sempre di corsa e affannati e all'ultimo minuto, ma va.
Però adesso che è bel tempo usciamo prima, attraversiamo il parco in bici e ci fermiamo a giocare. E una volta Ennio ci è andato da solo, sempre costeggiando il parco, che è una via tranquillissima e con il limite a 30 e non deve attraversare neanche una volta. E a me fanno bene questi piccoli esercizi di indipendenza anche se 10 minuti dopo siamo arrivati pure noi e sono scappata subito a vedere se era in acqua, c'era.
Lui arriva, si tuffa, raggiunge in men che non si dica il resto del gruppo che sta già oltre la metà della vasca e al ritorno è il secondo e si rigira e torna indietro finché il maestro non gli dà altro da fare.
Orso, invece. A lui piacerebbe pure andare in piscina, e ci va. Ma gli piace giocare in quella piccola e calda, andare sott'acqua e attraversare gli archetti, raccogliere oggetti dal fondo e riportarteli su. Fare qualche tuffetto cauto dal bordo, volendo anche dove non si tocca, ma se lo teniamo per mano meglio. Discipina, lezioni, dare retta al maestro? Ma quando mai.
E poi ha deciso che a lui piace andare in piscina dalla nonna e che questa piscina qui è troppo grande per i suoi gusti. Quindi.
"Ma lei non mi ha detto che non ha il diploma A, non sa fare nulla" fa il cordinatore severo.
"Cosa devo dirle, sta a metà, ha preso un diploma in Italia, poi ha fatto lezioni private in Drenthe, con la sua collega si era detto apposta che oggi provava così potevate dirci a che livello sta".
"Non ha il diploma e non ha la tessera, e comunque non sa fare niente".
Quanto antipatico ti può stare uno così, core di mamma? Mai quanto il figlio reprobo.
"Si signora", mi fa la tipa arcigno-gentile alla cassa, "si potrebbe anche farlo testare e metterlo a uno dei livelli più avnzati dell'A fino a che non fa l'esame, ma non sono sicura di volerlo fare per lei, con tutti questi trucchetti che sta provando".
"Quali trucchetti scusi?"
"Lei lo ha iscritto al B prima ancora che avesse l'A".
(Ma non ne abbiamo parlato con lei o la sua collega? perché io in queste situazioni mi impappino e mi faccio venire il dubbio che è colpa mia? Faccio trucchetti, sono una persona ignobile in effetti).
No, non ci reisco più a ricordarmelo il cavolo che avevo discusso con la collega, che sembra oltretutto la sua sorella gemella e ci ho messo un po' a capire che era un'altra, e la gente dietro di me che sta portando ragazzini per la lezione successiva.
"Senta, come ne possiamo parlare con calma? Lei adesso ha gente ma mica posso continuare a farlo diplomare in un'altra provincia tra una vacanza e l'altra, l'ideale sarebbe che lo prendesse qui il diploma, ma farlo ricominciare da capo?"
"Ne parlo internamente e la chiamiamo lunedi sera".
Pure il capo, a ragione, dice che in effetti non è che io abbia comunicato al meglio in questa situazione. Però io con figlio uno ho fatto uguale e ha funzionato.
Ovvero: iscritti entrambi al gruppo A da quasi un anno, poi Ennio lo chiamano per il corso B quando il diploma lo aveva già, passato d'ufficio al C e quindi con fratello appresso spostato da A a B. Io tra maggio e giugno ero quasi sicura che di weekend lungo in weekend tra un po' 'sto A lo prendeva.
Ma mi arriva la convocazione per il B adesso. E ci sono andata a parlare, perché che fai, dopo tutti questi mesi butti via un posto? Non sia mai. E si è deciso di farlo provare.
"Io materialmente il diploma A non posso darglielo, ha solo quello italiano, cosa faccio, aspettiamo che lo prenda?"
"Ma senta, facciamolo decidere al maestro, magari ce la fa, lei intanto lo porti la settimana prossima per la prima lezione".
E ce l'ho portato. Ma dove lo porti Orso, quando lui ha deciso che da qualche parte non ci vuole andare? Intanto mi arrendo, adesso è tutto in sospeso, alla prossima che mi fa lo affogo con queste mani.
Io mi sento spaventosamente cretina per la figura in piscina, ma anche incazzata con questi che non mi stanno a sentie, anche se poi sono io che comunico male, vallo a sapere.
Però intanto ieri mi sono decisa e sono andata a parlare con la psicologa, italiana oltretutto che secondo me mi semplifica la vita, e che ho conosciuto 15 anni fa ma ci siamo frequentate sempre poco. Ho buttato fuori di tutto e anche questo senso di sentirmi cretina e attaccata e infelice mi sembra un ottimo punto di partenza.
Poi che si nuoti o meno, l'importante è galleggiare sulla vita, che io mi senta un po' più in pace con il mondo, via. La mia teoria è che se sto bene io stanno meglio tutti in famiglia. Chissà, magari Orso si mette persino magicamente a nuotare.
A me però un salvagente non farebbe male.
"Orso, oggi hai la prima lezione di nuoto così il maestro può capire in che gruppo devi andare. Mi raccomando, fai del tuo meglio".
Pomeriggio avanzato
"Mamma, mamma, guarda c'è Orso, lì nell'angolo".
Lo vedo al volo da dietro al finestrone del bar, è il più bianco di tutti. Ce n'è anche un'altro, ma è biondo. saltella nell'acqua che gli arriva al petto. Si vede che lo hanno tolto dalla piscina piccola e l'hanno fatto venire in quella grande.
Sera
"E allora com'è andata la prima lezione di Orso?"
"Ha deciso di fare del suo peggio e ci è riuscito benissimo".
Ragazzi, non so voi, a me sta per venire il complesso delle lezioni di nuoto. Che qui ci sono prima i tre livelli di sopravvivenza A, B, C, con liste d'attesa strapiene e io ancora non capisco il meccanismo.
Per fortuna santasuocera si è autonominata custode della sopravvivenza da affogamento dei nipoti e durante le vacanze che trascorrevano da lei ha organizzato lezioni di nuoto che hanno portato Ennio al B e adesso tutti i giovedì va alla piscina vicino casa con enorme gioia per seguire il C. In genere arriviamo sempre di corsa e affannati e all'ultimo minuto, ma va.
Però adesso che è bel tempo usciamo prima, attraversiamo il parco in bici e ci fermiamo a giocare. E una volta Ennio ci è andato da solo, sempre costeggiando il parco, che è una via tranquillissima e con il limite a 30 e non deve attraversare neanche una volta. E a me fanno bene questi piccoli esercizi di indipendenza anche se 10 minuti dopo siamo arrivati pure noi e sono scappata subito a vedere se era in acqua, c'era.
Lui arriva, si tuffa, raggiunge in men che non si dica il resto del gruppo che sta già oltre la metà della vasca e al ritorno è il secondo e si rigira e torna indietro finché il maestro non gli dà altro da fare.
Orso, invece. A lui piacerebbe pure andare in piscina, e ci va. Ma gli piace giocare in quella piccola e calda, andare sott'acqua e attraversare gli archetti, raccogliere oggetti dal fondo e riportarteli su. Fare qualche tuffetto cauto dal bordo, volendo anche dove non si tocca, ma se lo teniamo per mano meglio. Discipina, lezioni, dare retta al maestro? Ma quando mai.
E poi ha deciso che a lui piace andare in piscina dalla nonna e che questa piscina qui è troppo grande per i suoi gusti. Quindi.
"Ma lei non mi ha detto che non ha il diploma A, non sa fare nulla" fa il cordinatore severo.
"Cosa devo dirle, sta a metà, ha preso un diploma in Italia, poi ha fatto lezioni private in Drenthe, con la sua collega si era detto apposta che oggi provava così potevate dirci a che livello sta".
"Non ha il diploma e non ha la tessera, e comunque non sa fare niente".
Quanto antipatico ti può stare uno così, core di mamma? Mai quanto il figlio reprobo.
"Si signora", mi fa la tipa arcigno-gentile alla cassa, "si potrebbe anche farlo testare e metterlo a uno dei livelli più avnzati dell'A fino a che non fa l'esame, ma non sono sicura di volerlo fare per lei, con tutti questi trucchetti che sta provando".
"Quali trucchetti scusi?"
"Lei lo ha iscritto al B prima ancora che avesse l'A".
(Ma non ne abbiamo parlato con lei o la sua collega? perché io in queste situazioni mi impappino e mi faccio venire il dubbio che è colpa mia? Faccio trucchetti, sono una persona ignobile in effetti).
No, non ci reisco più a ricordarmelo il cavolo che avevo discusso con la collega, che sembra oltretutto la sua sorella gemella e ci ho messo un po' a capire che era un'altra, e la gente dietro di me che sta portando ragazzini per la lezione successiva.
"Senta, come ne possiamo parlare con calma? Lei adesso ha gente ma mica posso continuare a farlo diplomare in un'altra provincia tra una vacanza e l'altra, l'ideale sarebbe che lo prendesse qui il diploma, ma farlo ricominciare da capo?"
"Ne parlo internamente e la chiamiamo lunedi sera".
Pure il capo, a ragione, dice che in effetti non è che io abbia comunicato al meglio in questa situazione. Però io con figlio uno ho fatto uguale e ha funzionato.
Ovvero: iscritti entrambi al gruppo A da quasi un anno, poi Ennio lo chiamano per il corso B quando il diploma lo aveva già, passato d'ufficio al C e quindi con fratello appresso spostato da A a B. Io tra maggio e giugno ero quasi sicura che di weekend lungo in weekend tra un po' 'sto A lo prendeva.
Ma mi arriva la convocazione per il B adesso. E ci sono andata a parlare, perché che fai, dopo tutti questi mesi butti via un posto? Non sia mai. E si è deciso di farlo provare.
"Io materialmente il diploma A non posso darglielo, ha solo quello italiano, cosa faccio, aspettiamo che lo prenda?"
"Ma senta, facciamolo decidere al maestro, magari ce la fa, lei intanto lo porti la settimana prossima per la prima lezione".
E ce l'ho portato. Ma dove lo porti Orso, quando lui ha deciso che da qualche parte non ci vuole andare? Intanto mi arrendo, adesso è tutto in sospeso, alla prossima che mi fa lo affogo con queste mani.
Io mi sento spaventosamente cretina per la figura in piscina, ma anche incazzata con questi che non mi stanno a sentie, anche se poi sono io che comunico male, vallo a sapere.
Però intanto ieri mi sono decisa e sono andata a parlare con la psicologa, italiana oltretutto che secondo me mi semplifica la vita, e che ho conosciuto 15 anni fa ma ci siamo frequentate sempre poco. Ho buttato fuori di tutto e anche questo senso di sentirmi cretina e attaccata e infelice mi sembra un ottimo punto di partenza.
Poi che si nuoti o meno, l'importante è galleggiare sulla vita, che io mi senta un po' più in pace con il mondo, via. La mia teoria è che se sto bene io stanno meglio tutti in famiglia. Chissà, magari Orso si mette persino magicamente a nuotare.
A me però un salvagente non farebbe male.
giovedì 22 aprile 2010
63 musicisti aquilani per: DOMÀ (e fatela girare)
Eccola qua, sono un paio di mesi che la stiamo aspettando e ieri è stata presentata all'Aquila (ci sono dei video in giro). Se vi siete letti Statale 17 la maggior parte delle allusioni da insider le capite, ma per chi non l'ha fatto aggiungo traduzione ragionata (la finisco stasera, ma intanto ve la pubblico). Fatela girare, è gratis, è stata un'occasione per riunire artisti aquilani sparsi in giro e se in questo anno avete creduto ai telegiornali, eccovi una versione da persone informate dei fatti. Sul sito potete anche scaricarvi l'audio da mettere su I-pod, brandare ecc.
DOMA’
Tra Pettino e Camarda passa la faglia di tutti
coju radon de jorno ji massera nn dormo
Con il radon di giorno stasera non dormo.
Addò vajo a finì domà
Dove vado a finire domani?
Do vajo?
Dove vado?
Tra la tenda e ju mare mò tengo casa a Pagliare
Tra la tenda e il mare adesso ho casa a Pagliare (a 8 km. dal centro)
na coppa de piastra messa là a dondolare
Una coppa (unità di misura agricola) di piastra (antisismica su cui hanno ricostruito le CASE)
nanzi a na strada infinita
davanti a una strada infinita
…è na statale
è una statale (Statale 17, mai sentita nominare?)
Dei bai dei
Temè
My jolly goodness graciuos me
old mi ma che sta a dì?
(Stringimi) ma che stai dicendo?
Che sta a dì?
Cosa stai dicendo?
Dice che, te steo a dì, stamme a sentì
Dice che, ti stavo dicendo, mi stai a sentire
Ma domà, domà me tengo rizzà
Ma domani, domani devo alzarmi,
ju tempo passa e ce demo da fa
il tempo passa e ci diamo da fare
Se nn ce ice sfiga
Se abbiamo fortuna
fa na botta da tre
fa una scossa da tre gradi
l’era ittu Giuliani
Giuliani (l'esperto tacciato e denunciato per procurato allarme, poi vai a vedere pare ci avesse azzeccato e adesso l'istituto sismi gli dà pure ragione) l'aveva poi detto
issu ice cuscì
Lui dice così
(RAP)
Dopo 6 mesi de tenda
ji non me reconosco, abituato aju sebac mo’ va bona ogni posto
non mi riconosco, abituato al sebac (che non lo so che cos'è, se qualcuno me lo dice) adesso va bene ogni posto
Ogni scossa che sinti chiami tutti ji parenti, oh ma’ la sci sentita,
Ogni scossa che avverti (e si sono sentite per più di un anno) telefoni a tutta la famiglia, mamma l'hai sentita
ji non so sentito gnienti!
io non ho sentito niente!
la sci sentita era 4 pe mì
L'hai sentita, secondo me era del quarto grado
recomenza domà
ricomincia domani
Da Coppito a San Sisto era tutto n’arrosto
Da Coppito a San Sisto (frazioni e paesini intorno alla città) era tutto un'arrosto
castrato o cottora
castrato o pecora alla cottora (che si fa in paiolo con tremila odori e a fuoco lento, venite quest'estate alla sagra a mangiarla)
come a ferragosto
Addò magnerò domà
Dove mangerò domani (frase ricorrente tra sfollati, pompieri e cucine da campo)
Do magnerò… ‘cazzo ne so
Dove mangerò, lo ignoro
(CORO)
Toooorrooooh Toooorrooooh Toooorrooooh
(RAP)
Dove berrò domani coju centro invaso daji topi e daji cani,
Dove berrò domani con il centro invaso di topi e dai cani (entrati illegalmente, ovviamente in quanto ricordo che il centro è zona rossa come qui ad Amsterdam, ma in più è transennato),
se vedemo domani a piazza palazzo colla callarella mani
ci vediamo domani a Piazza Palazzo con il secchio da muratore in mano
Tra ji monti e ju mare torneremo a nuotare
Tra i monti e il mare torneremo a nuotare
e ju casello non me lo fa pagare
e non farmi pagare l'autostrada (come promesso a chi prima è stato deportato sulla costa, poi magari doveva fare avanti e indietro tutti i giorni per lavorare, dai 100 ai 150 km. a tratta, ma poi c'è stato un periodo in cui per farsi rinnovare la tessera o rimborsare c'era tutta una procedura kafkiana, d'altronde cosa vuoi, con la gestione militarizzata dell'emergenza cara grazia che a chi stava nella tendopoli di Piazza d'Armi non gli abbiano tatuato il codice a barre sulla fronte, specie durante il G8)
ju sfollato ju vidi
vedi lo sfollato sulla costa
domà
domani
non sa che è na prua
cosa sia una prua non lo sa in quanto montanaro, magari sa cos'è una piccozza, per questo che a sentire la prima versione di Domani gli aquilani si sono chiesti se tra mare, prua e maestrale la canzone l'avessero scritta per Pescara o per L'Aquila, da cui l'idea del testo presente)
Auà cullù è Aquilaaano
Guarda quello (dialetto pescarese, prego notare la differenza con l'aquilano del resto, ma mi sembrava giusto segnalarlo ai non abruzzesi) è aquilano
RAP
Ji so dell’Aquila e manco ju meteo sapea addò stea
Io sono dell'Aquila e neanche le previsioni del tempo sapevano bene dove fosse, che alle minime veniva dopo Bolzano, (ma questa ve l'ho spiegata in Statale 17, ve lo ricordate, vero? Attenti che vi interrogo)
mo lo sa pure Obama lo sa l’Unione Europea
adesso lo sa anche Obama e lo sa l'Unione Europea (anche se poi i monumenti che avevano promesso di adottare non l'hanno più fatto, che un restauro costa soldi)
Lo sanno quiji che pe tempu se so fatti ji conti
lo sanno quelli che in tempo utile hanno fatto i conti (ricordate, vero, le intercettazioni della stampa e della magistratura comuniste, di quelli che pagavano massaggi brasiliani all'uccello da mille euro in cambio di una parola buona per poter vendere persino gli strofinacci a chi andava nelle C.A.S.E., che a me verrebbe da pensare che uno che per dei mesi è stato con addosso le mutande della protezione civile, ma la soddisfazione di mettergli 100 euro in mano e fargli comprare le mappine e i bicchieri che preferisce no, eh? non era più semplice? magari si ma non ci poteva speculare nessuno)
e mentre contavamo i morti issi conteano i sordi
e mentre noi contavamo i morti loro stavano a contare i soldi
Ma almeno casa te la tè?
Ma almeno casa tua ce l'hai ancora?
Sci ma è E ma è e ti?
Si, ma è stata classificata classe E ovvero danni strutturali e inagibile, manco la soddisfazione di andare a chiudere una finestra o far andare il tuo muratore, e tu?
è B
è B (che culo, solo che manco quei danni lievi lì sono stati capaci di rimborsare entro settembre come promesso, settembre 2009 intendo, così la gente o ci è rientrata per conto suo con il fornelletto da campeggio, visto che il gas non c'è o sta ancora in mezzo a una strada che non è che sia gratis manco quello come sistemazione ideale)
E sci, E no, E mò?
eh si, eh no, e adesso?
Eh boh non me la hanno data quella de Berluscò,
Non so, poi quella di Berlusconi che lui aveva messo a disposizione mica me l'hanno data, chissà perché
Madò
Santa dei genitrix orapronobis (mica mentivo quando vi dicevo che io il rosario l'ho imparato in latino direttamente? A me il cardinal Lefebre mi fa un baffo)
Stengo ancora sulla costa, ma vabbò…
Sto ancora sulla costa, ma in fondo come ci ha detto subito il nostro amato presidente del consiglio, quello che all'annivrsario l'ha fischiato tutta piazza Duomo, ma hanno detto che erano solo quattro facinorosi isolati, d'altronde inutile che uno vota a sinistra all'Aquila se poi il resto della provincia in particolare quegli infamoni di marsicani fanno il contrappeso a destra, cosa vuoi che sia, fingo di essere in vacanza, un lungo campeggio, diciamolo
Oh mo ecco sinti quello che te ice sta gente
E adesso ascolta cosa ti dice questa gente
Coju Gran Sassu a nu passu che ce brilla ju sole
Con il Gran Sasso a un passo con il sole che riverbera sulla neve
E pure a noialtri ce se scalla ju core
E pure a noi ci si scalda il cuore, almeno quello perché invece in tenda dopo l'estate si sta con il culo al gelo
Quatrani e quadrane
Boys and girls
nu non semo cuscì soli
noi non siamo così soli
so chiù ji volontari che nu
i volontari, dio li benedica a prescindere, sono molti più di noi, ma se quel po' camere in affitto rimaste in piedi nei dintorni invece di tenerle occupate dalla Protezione Civile, non ci potevano mettere noi invece che deportarci sulla costa e farci sfiancare di chilometri ogni giorno per andare all'Aquila o Avezzano, e isolarci, che per fare un minimo di manifestazione e per incontrarci ci siamo dovuti inventare le domeniche delle carriole, ah, già, è vero, non sia mai la gente si veda, parli, discuta ed eventualmente contesti, pardon, mi rimangio quello che ho detto, però ribadisco che a livello di logistica, no, un po' di tempi metodi e ottimizzazioni nel corso dell'organizzazione dei grandi eventi non l'avete mai studiata? pare proprio di no
non semo cuscì soli
non siamo così soli
ma sci visti gli clown quanti so’?
Ma avete visto quanti clown ci hanno mandato per farci riprendere dalla sindrome da stress posttraumatico, cavolo, gia mi rassereno, che bello, sto bene, sono felice, viva Silvio e viva Guiduccio che ci hanno fatto tanti regali perché loro si che sono buoni
mo semo quasci soli
adesso siamo quasi soli, i soldi sono finiti, la PC se n'è andata, finalmente possiamo far festa per fatti nostri, toh, ci inventiamo una canzone, quale canzone, ma questa (fatela girare, mi raccomando)
Amme na mano a fa sa casetta
Aiutami a fare questa casetta
Nu semo cuscì soli
Non siamo così soli
c’hanno messo in otto entro na stanzetta
ci hanno messi in otto dentro una stanzetta, che bello, più si è più si fa festa
sulla stessa piastra
sulla stessa piastra antisismica costata l'ira di dio che pare non serva poi a tanto in caso di sisma, voglio dire, costruire con più cemento e meno sabbia di suo sarebbe bastato, ma già, se i grandi appalti pubblici vanno in mano a imprese legate alla camorra che ti aspetti, è venuto giù tutto ovviamente, compreso il nuovissimo, antisismico Ospedale, e inoltre reggerebbero un palazzo di 10 piani, e allora con tutta la gente da piazzare perché ce ne hanno fatti 3? Ah, già, i disegni di Milano 2che hanno riciclato e adattato non prevedevano in effetti altro
99 rotonde devi attraversare
che non so se ve l'hanno detto ma con la mania di separare il più possibile gli insediamenti nuovi tra loro, e non certo per i vincoi paesaggistici o perché erano terreni alluvionali, hanno fatto anche questa, comunque tutto e tutti sono separati da tutti e tutto e adesso tocca farsi tutto in macchina, il tomtom si confonde e per risolvere hanno messo un mucchio di rotatorie, che ovunque le stanno togliendo nel resto del mondo perché pare incasinino solo la viabilità, ma in fondo da noi la moda è arrivata adesso, e ce le teniamo per un po'
Te se gira la coccia, non sai più dove andare
ti viene il capogiro, non ti orienti più
E pensà che voleo ji a coppito du’
E pensare che volevo andare a Coppito 2
me retrovo a Pagliare
mi ritrovo invece a Pagliare, pensa tu che testa
N’gulo fra che sola!!!
Acciderbolina fratello, che inganno e che equivoco
Doma’ sta già ecco
Doma’ sta già ecco
Domani è già qui, domani è già qui è passato un anno e a Piazza Palazzo se non erano le carriole ancora le macerie ci stavano, per non parlare di piazzetta 9 Martiri e tutto il resto
Ma Giuliani, Giuliani Giuliani lo sa,
Ma Giuliani, Giuliani, Giuliani lo sa e lo sapeva anche quando Bertolaso e i suoi giuravano che i terremoti non si possono prevedere, salvo poi ripensarci adesso che pare, incredibile dictu, che alcuni ricercatori, pensa un po' stanno scoprendo che il radon in effetti ti può dire qualcosa su un upcoming seismic event, ma pensa te che teste fini
lo sa che na scossa la po refà
Lo sa che un'altra scossa può sempre rifarla
E di nuovo Pesciò dice che era da tre
E di nuovo l'amico Pescioni dice che era del terzo grado
l’era ittu Giuliani
Giuliani l'aveva prevista
Ma sul sito ufficiale vai a verificare
Ma poi se vai a verificare sul sito ufficiale, quello che ormai era diventato la startpage di tutti i computer aquilotti
Con na botta deeee….fortuna la puoi azzeccare
Se hai fortuna scopri che ci avevi azzeccato, pensa un po', stai diventando un sismografo vivente
Ma che cazzo de vita co ste sleppe da tre
Ma qualcuno mi sa spiegare che tipo di vita, con queste belle botte del terzo grado che ci sono di continuo, non fai a tempo a mettere in sicurezza da un lato che ti crolla una tegola in testa dall'altro
Recomenza Domaaaaa’
Che può ricominciare domani? No, se qualcuno me lo spiega mi piacerebbe saperlo, eppure 'sti cavolo di quilani sono determinatissimi, poi dici Abruzzo forte e gentili, sono dei coccioni questi, la testardaggine li salverà
Aju boss domà, domà già lo saccio
Alla cantina dal Boss, storica osteria aquilana e quanto sono buone le focaccine con il prosciutto che fanno lì mi sembra di avervelo già detto, ecco lo so che lì domani
Retrovo ji amici co na tazza e n’abbraccio
Ritrovo gli amici con un'ombra, ostregheta, e un abbraccio e vi dico pure che io con gli amici miei ci starò l'8 maggio prossimo, se passate fatevi vedere
E di nuovo ju centro è la vita pe me
E di nuovo il centro, che hanno almeno riaperto il corso e un pezzo di piazza Duomo e ci sono ben due locali aperti, ju Boss predetto e il caffé dei fratelli Nurzia che in mancanza d'altro e in alternativa al centro commerciale L'Aquilone, fanno tanto momento di coesione sociale
Recomenzaaaaa….. DOMAAAAAAAAAAAA’
Ricomincia... domani.
Doma’ so cazzi
Domani, cari, ve la facciamo vedere noi di cosa siamo capaci. Non ci credete?
Last call for M.E.L.M.A.
Così ci siamo arrivati, all'ultima replica della stagione di M.E.L.M.A., e anche se non escludiamo di rimetterla in scena il prossimo anno (e comunque siamo a Rotterdam il 28 maggio per la Dante Alighieri, ma è uno spettacolo riservato ai soli iscritti di Dante Rotterdam).
Insomma, volete approfittarne? Madate subito una mail a info@ondaitaliana.org e presentatevi domani sera alle 20.15 all'Astarotheatro in Sint Janstraat 37, dietro il Dam di fianco al Krasnapolski.
Partecipano: Roberto Bacchilega, Stefano Bocconi, Sebastiano Gentile, Barbara Summa, Silvia Terribili, Marina Vizzinisi.
E cominciate anche a tenervi pronti per il prossimo spettacolo di maggio/giugno: posso solo anticiparvi che si tratta di un dramma pastorale, detto tra di noi in confidenza: l'appecorinamento. Con un testo della sottoscritta, musica dal vivo e altre cose. Un po' il format M.E.L.M.A., ma con odore di stallatico.
Insomma, volete approfittarne? Madate subito una mail a info@ondaitaliana.org e presentatevi domani sera alle 20.15 all'Astarotheatro in Sint Janstraat 37, dietro il Dam di fianco al Krasnapolski.
Partecipano: Roberto Bacchilega, Stefano Bocconi, Sebastiano Gentile, Barbara Summa, Silvia Terribili, Marina Vizzinisi.
E cominciate anche a tenervi pronti per il prossimo spettacolo di maggio/giugno: posso solo anticiparvi che si tratta di un dramma pastorale, detto tra di noi in confidenza: l'appecorinamento. Con un testo della sottoscritta, musica dal vivo e altre cose. Un po' il format M.E.L.M.A., ma con odore di stallatico.
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