martedì 30 giugno 2009

Piccoli gnorpoli crescono

"Ma quanto è cresciuto Ennio, dopo l'estate cosa fa, va al gruppo 6" mi fa Rute, una delle mamme volontarie con cui per un annetto ho fatto la sorveglianza a ora di pranzo.

"No, al 4". Però ha ragione, me lo guardo sempre, questo mio figlio bellissimo e fragile e mi dico che adesso, fatta salve l'eventuale acne, so esattamente come sarà fra 10 anni.

Perché negli ultimi mesi non solo è cresciuto, ha perso tutte le caratteristiche da bambino. È forte, dinoccolato, fa le gare a chi ha il bicipite più duro e mi sembra abbia davvero imparato a contrarlo. Signore benedetto, ha persino degli addominali, quando sta a testa in giù sulla sbarra con la maglietta ala diotifulmini. È un bonazzo mio figlio, da chi avrà preso non lo so.

"Dal postino, chi altro" fa il capo laconico.
Lo guardo camminare tutta intenerita "Guardalo come sculetta carino". Tutto suo padre.

Però siamo arrivati alla fine dell'anno scolastico e anche Ennio è stanco. Da un paio di settimane piange di continuo. E questo, o quest'altro, o non lo ascolto con la dovuta attenzione, o lo interrompo, e la sera ha paura a dormire da solo e va da Orso. magari lo sveglia o fanno caisno. Io urlo e lui si secca che urlo e me lo dice.

Parla ininterrottamente, si intromette in tutte le conversazioni, specie quelle in cui cerchiamo di fare qualcosa con Orso. Tipo ieri, che per il libro d'addio che stanno facendo per la maestra che se ne va, doveva rispondere a delle domande e disegnarla e a quel punto io ho trascinato via Ennio, che si intrometteva e cambiava le risposte di Orso, che già non era propenso a darne e poi cominicavano a litigare su certe risposte, dio mio, quanto si impiccia questo figlio.

Si impiccia, ovviamente, perché ha la sindrome da figlio maggiore, proteggere e punire e lo fa così tanto che adesso anche suo fratello si è ribellato ed Ennio deve ancora capire bene quest'autonomia. Parla tanto, ma ti sa dire benissimo quello che lo secca e gli piace o lo entusiasma, le sue emozioni sono un libro aperto ed esplicito, tanto ce lo dice lui.

Però qualunque risveglio faticoso o paturnia del mattino, svanisce come neve al sole se appena appena si ricorda cosa lo aspetta a scuola:

"Nooo, mamma, sono troppo stancooo... però oggi la maestra ci fa fare i calcoli, che bello, che bello, mamma io so fare tanti calcoli e tu che calcoli sai fare?" e zompa giù dal letto incontro alla giornata. (Gli piace fare i calcoli. Adora fare calcoli. Decisamente non è figlio mio).

"Basta dargli una pila di compiti e non lo senti più fino a che non ha finito", dice la maestra, ed entrambe sappiamo quanto sia difficile farlo stare zitto, quanto non riesca a non fare la diva, il clown, quello che deve stare al centro dell'attenzione perché se non ti guardano non esisti e se non esiti per gli altri..... aiutoooooo.

Figlio mio, sei una diva, sei enormemente competitivo, e il bello è che sotto pressione lavori benissimo, non ti fai per niente imbarazzare dal tempo che scorre o dalla difficoltà del compito. Sei enormemente timido e se ti offendi va subito in lacrime.

Cosa ti ho fatto perché tu sia così fragile? Cosa posso fare per farti sentire abbastanza amato, abbastanza sicuro, abbastanza sufficiente a te stesso? A non dipendere dal gruppo, dagli amici, dall'approvazione della folla? Mica mi vuoi diventare come quello lì, no?

Poi penso che a te il rialzo nelle scarpe è l'ultima cosa che ti serve. Allora no, come quello lì non mi diventi e mi tranquillizzo.

Sei il mio bambino bellissimo, quello che mi ha insegnato a fare la madre, e sicuramente un sacco di cose ce le siamo inventate per strada e potevano andare meglio, ad averne il tempo, la testa, a non avere la depressione e la stanchezza cronica. Sei quello che mi ha legata, fermata, privata della libertà di andare, venire, fare e improvvisare. Perché con un bambino non improvvisi e ho fatto fatica a capire quel punto.

Adesso però andiamo, facciamo e leggiamo insieme. E se non ci sono, tu te la cavi benissimo senza di me. Non sei il figlio mammone appiccicoso. Sei autonomo, anche se abbiamo un gran bisogno l'uno dell'altra. anche se io già sento la sindrome del nido vuoto, perché hai appena imparato a leggere, stai crescendo e io ho bisogno di un po' di anni per abituarmi a una vita quotidiana tua, separata, da grande.

Ma sei ancora il mio bellissimo e intelligentissimo e dolcissimo, un bambino con tanta voglia di fare, di aiutare, di crescere, di imparare. Con un bellissimo senso critico e voglia di capire. Che certe volte sai delle cose che manco so da dove le prendi, ma ti indigni.
"Mamma, ma come si chiama quel paese, dove le bambine non possono andare da sole a scuola, e neanche le mamme?"
Fa dei suoni che non si capisce bene e tiro a indovinare.
"Arabia Saudita?"
"Si, ma perché sono così cattivi? Dimmelo."
"Vieni qui che parliamo di dio, che ha a che fare con quello".

Tutto quest'inverno alla richiesta: raccontami una storia che non ho ancora sentito, ci siamo salvati con le storie di dio. Cominicamo con il discorso di dio e di come tanta gente lo stravolge per i comodi suoi, po per il resto, abbiamo una vita davanti.

Imprese orsesche

Orso, si era capito, è quel tipo che sa quello che vuole e si rifiuta di fare quello che non vuole. Per un bel po' io fingevo che fosse la crisi dei due anni, quella dei tre anni, quella dei tre anni portata a quattro, adesso ne ha cinque ed è inutile nascondersi dietro a un dito: è proprio fatto così.

E considerato che è abbastanza autonomo, che anche se aveva la tendenza a scappar via ultimamente tira dritto (devo averlo spaventato abbastanza), io in genere lo lascio fare e cerco di capire quel suo modo ellittico di dirmi le cose importanti, e di mettere i paletti dove e come posso quando serve. Anche se lui si arrabbia.

Prima si arrabiava buttandosi a terra, mordendo, picchiando. Adesso con le botte di distruzione e autolesionismo "Io sono così arrabbiato che rompo la porta". Magari è una fase pure quella (ma quando finiscono 'ste fasi?)

Orso sogna, si estrania ma osserva tutto e non gli sfugge niente. È molto fisico nelle sue manifestazioni di affetto, ama tutte le bestie e gli insetti, che se può si prende in mano e altrimenti osserva tutto intento. Gli piace farsi massaggiare e grattare i piedi. Se sei triste o stanca, ti viene vicino e ti accarezza dove capita.

Non è il tipo che si butta a fare una cosa in pubblico (a quattro anni, il coro della scuola, suo fratello stava in prima fila a fare la diva, lui si rifiutava di salire sul palco, si era infilato dietro a tutti, poi cantare cantava, ma quando mi ha visto ha voluto esser portato via).

Poi ultimamente mi ha fatto capire che gli interessava il balletto, ma che essendo notoriamente roba da femmine, temeva la stigmatizzazione. Ho trovato una scuola con la classe per i maschi il lunedi sera ("Anch'io voglio venire a fare danza con i maschi duri" fa Ennio, che tutte le cose da maschio duro e puro sono ovviamente ideali), se non è troppo esausto dal doposcuola. E siamo andati a fare una lezione aperta, che disgraziatamente erano tutte femmine.

Messo nel gruppone di vecchie e nuove, la maestra mostra la prima posizione da cui poi devono fare un passo, punta, giù in avanti. Lui tiene i piedi ostinatamente paralleli.
"Orso, così, guarda".
"Io preferisco guardare" fa, tutto rattrappito, poi corre da me e me lo prendo in braccio.

Poi c'è un pezzetto da fare seduti in terra con anche i genitori e lì facciamo insieme. Tutto il tempo continua a lamentarsi che ha sete, e manco le promesse di gelato lo tengono buono.

La sera a casa, per far vedere a Ennio cosa si è perso, rifà esattamente quel paio di passi e mosse che avevano fatto le bambine. È un'osservatore, su questo nessun dubbio.

Però quando la maestra spiegava a un paio di bimbe che dovevano legarsi i capelli con le mollette o la fascia, lui sottovoce mi ha detto: "Io voglio tagliarmi i capelli" per paura che le mettessero anche a lui.

Al saggio di percussioni ha fatto lo scemp tutto il tempo e ogni volta che non toccava a lui: smorfie, mosse, tutta una roba da esibizionista, tanto quel corso lì è una cosa familiare e quindi si può scatenare.

"Ha fatto inaspettatamente bene", mi fa il maestro a fine saggio. "È vero che sta sempre distratto e per conto suo, poi però quando tocca a lui mostra di aver sentito tutto e lo sa anche rifare. all'inizio avevo dei dubbi, perché è ancora così piccolo, ma è andata bene, mi sembra".

Il maestro fin dalla prima lezione lo ha tenuto in prova e solo alla nona si è fatto pagare il corso.

Insomma, questo è il mio cucciolo piccolo, ancora per poco. Ancora per poco ha la panzetta tonda e un accenno di manine paffutelle, ancora per poco avrà le sue guanciotte bellissime. E ancora per poco avrà le rabbie irragionevoli. Poi spero, impari anche un pochino di realpolitiek, ad essere meno intrasigente con sé stesso, soprattutto, ma anche con gli altri. A non arrabbiarsi per le cose da poco, ma ad agire per quelle importanti. Ad osare di andare con la testa sott'acqua, perché secondo me nuoterebbe meglio del fratello alla sua età, se si decidesse.

Un sacco di queste cose si giocheranno quest'estate, perché le vacanze sono anche quei periodi in cui i bambini improvvisamente fanno i balzi di crescita, fisica e mentale. Basta che convinca mia madre a non metterlo all'ingrasso.

lunedì 29 giugno 2009

Nonna bis e la lezione di buone maniere

Premetto che sono due cose separate, la nonna e le buone maniere, ma sono entrambe di ieri e allora vai.

Allora, nonna-bis è la nonna del capo, meglio nota come Oma-ma. Sabato ha compiuto 91anni (diolabenedica) ma fino all'ultimo non sapevamo se ci arrivava (il che, in maniera sotterranea, ha pure avto la sua bella parte nelle varie paturnie di casa Diga degli ultimi mesi). Perché Oma-ma ha da qualche mese un tumore alla gola, non poteva più mangiare ed è arrivata a pesare 37 chili, che 80 probabilmente in vita sua non li ha mai fatti, 'ste nonne piccine e semianoressiche, ma 50 forse si.

Fatto sta che ha insistito per farsi operare mercoledi e l'idea era di metterle una sonda per nutrirla e capirai, una di 37 kg. non sai se la fa prima fuori l'anestesia o l'eutanasia e meno male che fanno pure rima.

Invece la cosa è andata ottimamente, il chirurgo ha trovato dello spazio nel suo collo mini e le ha messo un tubicino di 1,8 cm. di diametro che le fa da esofago. Potrà ricominicare a mangiare quasi normalmente, che è sempre tanto relativo, il normale suo, ma insomma, c'è ancora per un po'.

Ieri però aveva dormito male, era stanca, i bambini li abbiamo parcheggiati dallo zio che abita più in là ed io e il capo siamo andati a trovarla, con la mega scatola di cioccolatini che grazie al tubicino ci ha risolto il problema regalo.

No, che Oma-ma mica è un tipino semplice. A parte che è sono vent'anni che è impegnata a morire e non le si può regalare nulla, che tanto se muore che ci fa (ne ho conosciute altre, di nonne così). Poi a un certo punto abbiamo scoperto che le piacciono i cioccolatini che compro io.

Perché la mia teoria è che la vita è breve, le cose buone tante, le calorie che un essere umano può ingurgitare limitate, e allora meglio spendere per mangiare che per qualsiasi altra cosa, meglio pagare un cioccolatino buonissimo quello che costa e goderselo tutto, che comprare due scatole di cioccolatini scadenti e ingrassare.

(poi funziona solo la parte 1, che quando un cioccolatino è veramente buono, chi riesce a fermarsi al primo? Insomma, grassa e squattrinata, e tutto con le mani mie, ben mi sta).

Insomma, per anni abbiamo avuto vita facile ai compleanni, una bella scatola di ciocccoltini e via, che per la nonna picciosa e anoressica è anche una soddisfazione, voglio dire, che lo apprezzo io un ciocccolatino come si deve, farà piacere anche regalarmelo (quello fondente un po' meno, lo dico in caso ci fossero interessati in giro), ma che lo apprezzi lei ancora di più.

E adesso, con i 37 kg, la sonda ecc. pareva che quest'anno il cioccolatino canonico non si potesse e cosa cavolo ci potevamo inventare? già per le foto dei bambini abbiamo direttive sul formato, solo quello fototessera, che il resto occupa spazio e lei invece le foto le vuole sotto gli occhi e non in un album dove non le vedi.

La gita a Rotterdam comunque è stata piacevole perché ci siamo ritrovati a casa dei cognati, che ci si sta sempre tanto bene, anche se i bambini non si spiegavano dove fosse la festa e dove fosse la festeggiata. Poi però hanno visto la torta e gli è bastata.

Il ritorno, noi tre in treno, perché il capo da lì andava a una cosa del suo lavoro che prevedeva pernottamento. cosa significhi un viagigo in treno con due che non stanno fermi un attimo senza che lo dico, poi abbiamo rpeso il traghetto più lontano eprché da lì passa un autobus che si ferma sotto casa, il massimo che potessi fare con due borsone a tracolla.

Ma l'autobus la domenica non passa, ce la siamo fatta come diovuole tutta a piedi, con promessa di gelato, che funiona si, ma fino a un certo punto, se otlretutto hai già sforato di brutto l'orario solito del sonno.

a un certo punto incrociamo un gruppo di adolescenti formato rapper neri, duri e rumorosi, e già Ennio iniziava a stringermisi perché a lui i gruppi di ragazzi grandi, ancorché pischeloni ai miei occhi, fanno ancora impressione, mentre Orso se ne infischiava bellamente delle promesse e dele preghiere di seguirci e tirava tardi e metteva su la lagna:

"Maaaaammaaaa, ma io voglioooooo....."
"No, non si può" gli fa brusco un rapper mentre lo supera.
"E devi stare a sentire la mamma, capito? Sennò mi arrabbio" ci mette il carico da 11un'altro.

Deliziati, hanno fatto altri 100 mt. senza fiatare, mentre commentavano e facevano il verso ai grandi.
"Non si può"
"Altrimenti mi arrabbio" e giù a ridere.

Poi ho avuto l'idea geniale di scommettere a quanti passi eravamo da casa.
"200" fa Ennio.
"100.000" fa Orso.
"400" faccio io. Li contiamo tutti quanti e ariviamo in un attimo.

Erano trecento.
(Vabbé, poi la manfrina gelato, lavaggio, pigiama letto era ancora tutta da fare, ma arrivare a casa, ci eravamo arrivati).

domenica 28 giugno 2009

Ricetta estiva: il tabouleh (dritta per i neopadri)

Prima delle vacanze sgombrare casa e frigo e io ho un mazzone di prezzemolo in giro e mezza scatola di cous-cous aperta (notato che ad Amsterdam il cous-cous più venduto è prodotto in Italia).

Vada per il tabouleh finto, che andrebbe fatto con il boulgour, ma ci teniamo il cous-cous.

Giro questa ricetta ai neopadri, perché io in quei divini primi tre mesi di gravidanza che mi dava fastidio tutto, avevo notato che il couscous invece mi bloccava le nausee, ne ho mangiato a chili e tutto il peso che mi sono tenuta dopo i vari parti, non vorrei dire, ma al 60% sarà stato quel cous-cous lì. Eliminare solo quel paio di ingredienti tipo i cipollotti che la neomamma potrebbe non gradire.

Ingredienti:
1/2 scatola di cous-cous
1 mazzo di prezzemolo
alcune foglie di menta (facoltative)
succo di 1 limetta e 1/2 limone (sto o non sto svuotando il frigo?)
2 cipollotti

Poi i cipollotti, che da me erano tre, risultavano un po' troppo presenti e li ho anestetizzati con un cetriolo a cubetti, che ci stava da dio.

1/2 barattolo di tonno (tonno ad libitum, infatti dopo ho aperto un'altra confezione piccola e ce l'ho aggiunta
Olio di oliva buono a piacere
sale q.b.
Facoltativo (piace solo a me):
Yougurth greco 10% di grassi
Ceci lessi (me li sono scordati, ma la prossima volta li aggiungo)

In una ciotola ho messo il cous cous, il sale e ci ho versato a culo (o a occhio, se preferite) dell'acqua bollente dal bollitore, mescolando con una forchetta. Il livello dell'acqua era circa un cm. sopra quello del cous-cous. Ho mescolato con la forchetta, ho aggiunto l'olio di oliva e ho aspettato che si ammorbidisse.

Nel frattempo ho tritato il prezzemolo a cui avevo eliminato la maggior parte dei gambi, le foglie di menta e il cipollotto. Siccome io ero caduta in coma da sonno nel primo pomeriggio e il capo invece verso le 17:30, volevo spicciarmi a far mangiare tutti ed andare a letto presto, ed ho ficcato tutto insieme nel robottino. Ma se c'è gente che preferisce tagliare a mano, o con la mezzaluna, e magari lavando o cambiando tagliere per ogni ingrediente, io nelle nevrosi altrui non mi impiccio, fate come vi è più congeniale.

Tenete presente che usando il robot con la porta della camera aperta si sveglia il pater familias a distanza e senza fatica extra, il che ha sempre la sua comodità.

Alla fine per puro culo il cous-cous aveva la consistenza che piace a me e non si era né ammollato troppo (ah, la nevrosi dei carboidrati al dente, quella ce l'ho tutta), ho aggiunto gli altri ingredienti e via.

Al capo è piaciuto, io mi ci sono aggiunta dei gran cucchiai di yogurth greco, che secondo me sostituisce ottimamente la maionese in tutte le insalate di pasta, riso o altro estive, e alla fine ci siamo spazzolati pure quel paio di cucchiai di versione alternativa dei figli.

La prossima volta ci aggiungo pure i ceci lessi scolati.

Variante bambini
Visto che tutte le mie energie sono finalizzate alla vacanza e ad arrivarci viva, non ho manco provato a fare della versione sopra un momento pedagogico per insegnare ai bambini ad assaggiare tutto. Ho semplicemente messo da parte un paio di porzioni di couscous in bianco e gliel'ho spiattellato insieme a un barattolo di fagioli al pomodoro già pronto e che non ho manco scaldato, direttamente dalla lattina in una coppetta da portata. Di fianco il solito peperone rosso e mezzo cetriolo a fettine e via, hanno spazzolato tutto.

Non so se c'entrava la promessa gelato che li aspettava nel frigo, un clone del mottarello, ma mangiare hanno mangiato e che vuole di più una povera mamma?

sabato 27 giugno 2009

Vorrei andarci, all'Aquila: vita e letteratura

Ultima settimana prima della partenza e organizzare tutto, decidere cosa fare (il capo si spalma in spiaggia due settimane, mi ha comunicato, e per piacere non rompergli le scatole con piani vari).

Io vorrei tanto andare all'Aquila con il corteo durante il G8, perché si passerà per tanti posti ora off-limits e che però io, per argioni tutte mie terapeutiche, ho un gran bisogno di rivedermi e forse andarci con un corteo, con un sacco di gente intorno, ti fa da filtro emotivo.

Delle pagliacciate politiche non me ne può importare di meno, sinceramente. Quello che penso sull'opportunità di organizzare il G8 proprio all'Aquila e proprio adesso, credo sia chiarissimo, ma non posso farci assolutamente niente e me lo tengo così com'è, sperando non serva a scocciare troppo chi vive lì.

(Sulla vanità di certe speranze, soprassedo, che non serve).

Però, però: al corteo ci andrei di corsa se vivessimo in un paese in cui il dissenso civile è possibile, e se non avessimo già dei precedenti alle spalle, dico Reggio Emilia, se vogliamo buttarla sull'excursus storico, ma potrei anche dire Genova (ecco, diciamo Genova). Su Genova è stato detto, scritto, filmato, fotografato analizzato e giudicato tutto il possibile.

A me però è rimasto impresso un racconto di Sandrone Dazieri su MicroMega, che poi è entrato anche in un romanzo pubblicato successivamente, sull'indagine su un ragazzo, di famiglia di sinistra, scomparso.

E in nome della vecchia amicizia e comune passato di militanza, la famiglia chiede al solito detective di cercarglielo, anche se lui non vuole.

C'è questa scena bellissima al cimitero di Predappio, in cui un vecchio partigiano che ancora si porta sulla schiena le cicatrici inflittegli dalla Decima Mas, vestito da gerarchetto medagliuto, si presenta al cimitero e viene immediatamente riverito dalla gioventù, poi con la scusa di appoggiarsi si fa riaccompagnare in macchina dall'informatore di destra, che viene rapito ed interrogato.

Insomma, che dirvi, l'investigatore alla famiglia alla fine racconta una palla consolante. Sennò gli tocca dirgli che il figlio, senza che loro lo sospettassero, era nei giri dell'estrema destra e con un gruppo di amici è stato mandato da un non meglio identificato referente dei Servizi a fare il finto Black Block provocatore a Genova, e poi strafattissimo, muore sulla via del ritorno, rischiando anche di scorpire gli altarini, e gli amici lo seppelliscono da qualche parte ed è per questo che è sparito.

Ecco, se penso anche al fatto che ultimamente non solo ho letto un libro sulla morte di Pasolini come delitto politico, perché gli scrittori hanno questa sorta di preveggenza che gli fa mettere insieme delle fila sparse e confuse in un racconto plausibile e molto più coerente della vulgata che fa da cortina di fumo, ecco, io mica ci credo più di tanto che all'Aquila il dissenso civile e il corteo funembre ce lo facciano fare.

Non ci credo che le forze dell'ordine saranno lì pronte magari a passare una bottiglia d'acqua all'anziano che decide di partecipare e che sotto il sole rischia il collasso. Non ci credo che ci faranno neppure umanamente avvicinare, ma che se ciò avviene, non credo si avvicineranno le persone che hanno un motivo sentimentale per andare a far quel corteo. ne faranno passare altre.

E anche se per me sarebbe importante andarci insieme, sicuramente non potrò mai andarci con marito e figli.

Un'altra piccola cosa importante che mi viene tolta, e non posso manco incolpare il terremoto, di questo.

Il guaio di quando una capisce più di letteratura che di come gira il mondo.

venerdì 26 giugno 2009

Civitella Alfedena Folk Festival in agosto

Il comune di Civitella Alfedena (AQ) organizza anche quest'anno insieme all'Associazione Mantice Latina l'edizione 2009 del Civitella Alfedena Folk Festival. A me sembra un programmabellissimo e mi sto mordendo le mani per perdrmelo, perché ad agosto sarò di nuovo ad Amsterdam.

Ma siccome conosco un paio di appassionate di musica e danza folk 9Graziella? Silvia? battete un colpo), penso di far cosa gradita a chi a parte mi scriveva di voler passare queste vacanze in Abruzzo, in zone praticabilissime nonostante il terremoto. Ecco una cosa bella da fare.

Ci sono degli spettacoli e ci sono dei workshop, e per le informazioni potete contattare Marco, che non ho il piacere di conoscere, al recapito in calce. E poi, dopo che ci siete andati ce lo raccontate e postate le vostre foto.

Programma
Spettacoli
Domenica 23 Agosto ore 21,30 Abies alba - Musiche e canti dal Trentino
Lunedì 24 Agosto ore 21,30 Quintetto Martin - dell’Orchestra di tango di Roma
Mercoledì 26 Agosto ore 21,30 Xarnege - musica tradizionale della Vasconia –
Giovedì 27 Agosto ore 19,00 Gruppo giovane emergente selezionato a “laMarca eurofolk 2009”
6° concorso internazionale di musiche e danze della tradizione
Giovedì 27 Agosto ore 21,30 Massimo Ferrante - E JAMU JA
Venerdì 28 Agosto ore 18,00 PULCINELLA MON AMOUR Incubi lazzi e sogni di Cetrulo Pulcinella
Venerdì 28 Agosto ore 21,30 La notte del tamburo
Il tradizionale corteo musicale attraversa le vie del paese
Sabato 23 Agosto ore 21,30 Te l’ho portata la serenata - Serenate e canti d’amore nella piazza del mercato
con la partecipazione dei Fratelli Mancuso e gli allievi del laboratorio sulla voce “Disolavoce”

Ingresso agli spettacoli libero e gratuito.

Corsi
Martedì 25 e Mercoledì 26 Danza popolare “Saltarello di Amatrice” con Anna Cirigliano
Giovedì 27 e Venerdì 28 Organetto con Massimiliano Morabito
Giovedì 27 e Venerdì 28 Tamburi a cornice con Andrea Piccioni
da Giovedì 27 a Sabato 29 Disolavoce – Laboratorio sulla voce con i Fratelli Mancuso

I corsi sono a numero chiuso. Necessitano della sola iscrizione preventiva (10 Euro).
Orari stage Mattino 10-12 - Pomeriggio 15-18

Ogni forma di divulgazione è gradita

Per informazioni 0773 – 484955 - 339 2327810

Saluti

Marco Delfino

Tanto va la gatta al lardo