Ma il mio retroterra Dietro la cortina di ferro mi rende molto difficile credere alle versioni ufficiali e i comunicati stampa. A casa mia tutte le notizie dei media si leggevano in trasparenza tra le righe (un'ottima e sana pratica anche nell'Italia degli anni 70, 80 e 90) e da bambina guardavo i miei genitori commentare i fatti con scetticismo e versioni alternative con l'aria di chi guarda un prestigiatore eseguire un trucco che tu neanche sai se c'è: ma come faranno mai?
Il tutto per dire che se qualcuno un giorno mi proverà indiscutibilmente che Benazhir Bhutto è morta sbattendo la testa incidentalmente, potrei anche crederci. Ma in questo momento sono scettica anch'io.
Per dire che vorrei anche crederci che domani il TG manderà prima gli auguri del presidente della Repubblica, come normale e giusto in uno stato laico, ma mi sa che ci sarà prima quello del papa.
Per dire che spero che nel 2008 ci siano grandi rivolgimenti per la giustizia, l'ambiente, la democrazia. Ma mi sa che l'ennesimo responsabile del G8 a Genova riceverà una promozione.
Però nel mio piccolo sono contenta di quello che ho realizzato fino al 2007, che spero di andare avanti così, crescere, migliorarmi, amare, sopportare con pazienza le persone moleste e creare qualcosa che lasci un segno anche nel 2008.
E così spero anche di tutti voi.
lunedì 31 dicembre 2007
Il mio natale ideale
Quest'anno devo aver dormito circa 20 delle 24 ore che dura il 25 dicembre. Ogni tanto veniva qualcuno a scocciarmi, ma tanto mi riappisolavo. Ho fatto una splendida colazione di Natale, con tutti i prosciutti, salsicce e coppa in gelatina fatte in casa da una signora in campagna, e con le salse di rafano che ho comprato apposta per Flavia e devo pure provarle, no? poi sono andata a farmi un pisolino, il pomeriggio siamo andati a forza a fare un giretto, ma siamo rientrati che volevo andare a letto presto.
Il che conferma che una mamma di cuccioli dorme al meglio quando c'è la sua mamma nei paraggi a tenerle il forte, e c'è anche il papà dei cuccioli a evitare che i suddetti straniscano la povera nonna stanca e fresca di trasloco.
Perché mia madre è così, per pura cocciutaggine ha costretto tutti a finirle la ristrutturazione della casa mezz'ora prima del nostro arrivo. Inutilmente le spiegavo che se c'era un minimo di riscaldamento e un gabinetto, per il resto ci arrangiavamo con i materassi per terra e andavamo a fare il bagno dalla zia. Macché, ci ha accolti con i suoi muri tinteggiati in color magnolia, tutti i mobili al loro posto tra cui un fantastico divanone-letto king-size, in cui per 6 notti mi perdevo l'orsone della mia vita (ci dormivamo dentro come due parallele che non si incontrano mai) e la cucina quasi completa.
Bella la sua prima casetta autonoma nella vita, che si sta aggiustando come vuole lei, alla tenera età di 64 anni. Così spero anche di me, ma un po' prima, please.
Nel suo miniappartamentino da una stanza e mezza, con l'albero di Natale in un angolo, il divanone e il tavolone per la cena della vigilia, stretti stretti come nella stalla a betlemme ho festeggiato il mio natale ideale con i miei orsi e la mia mamma.
Il che conferma che una mamma di cuccioli dorme al meglio quando c'è la sua mamma nei paraggi a tenerle il forte, e c'è anche il papà dei cuccioli a evitare che i suddetti straniscano la povera nonna stanca e fresca di trasloco.
Perché mia madre è così, per pura cocciutaggine ha costretto tutti a finirle la ristrutturazione della casa mezz'ora prima del nostro arrivo. Inutilmente le spiegavo che se c'era un minimo di riscaldamento e un gabinetto, per il resto ci arrangiavamo con i materassi per terra e andavamo a fare il bagno dalla zia. Macché, ci ha accolti con i suoi muri tinteggiati in color magnolia, tutti i mobili al loro posto tra cui un fantastico divanone-letto king-size, in cui per 6 notti mi perdevo l'orsone della mia vita (ci dormivamo dentro come due parallele che non si incontrano mai) e la cucina quasi completa.
Bella la sua prima casetta autonoma nella vita, che si sta aggiustando come vuole lei, alla tenera età di 64 anni. Così spero anche di me, ma un po' prima, please.
Nel suo miniappartamentino da una stanza e mezza, con l'albero di Natale in un angolo, il divanone e il tavolone per la cena della vigilia, stretti stretti come nella stalla a betlemme ho festeggiato il mio natale ideale con i miei orsi e la mia mamma.
domenica 30 dicembre 2007
Ab ovo
Forse veramente potrei diventare madre di due mammoni. Ma per ora non ho tempo di preoccuparmene, semmai ci penseranno i/le loro partner futuri, che tanto sono sempre loro che ne pagano le spese. Per ora sono due mammole.
Per adesso il nostro gioco preferito per i momenti di pigrizia (i miei momenti di pigrizia, quando ho freddo, vorrei starmene a letto e loro invece pretendono di coinvolgermi in tutte attività che prevedano alzarsi, vestirsi e muoversi in giro) è quello di mamma gallina. Loro si avvoltolano sotto le coperte più o meno in grembo o intorno al grembo, o addosso alla mia pancia con vari gomitini aguzzi che si infilzano nelle parti molli (forse facevo meglio ad alzarmi, vabbé, ormai è tardi) e io devo cominciare a chiocciare, chiedendomi a voce altissima, sennò non vale, quanto tempo devo ancora covare le mie uova. A quel punto, prima l'uno, poi l'altro fa "crack", no anzi fa "craaaack" ed esce dall'uovo, comincia a pigolare chiamando "mamma, mamma" e io li accarezzo, li bacio e li coccolo. Con questa mega-incubatrice si fanno una ventina di covate in un quarto d'ora finché non ci siamo stufati ed è ora di cambiare gioco.
Orso in queste sessioni si definisce "un pulcellino" che non so se è una pulce pulzella, un porcello est-asiatico, ma no, è la sua interpretazione di "piccolo pulcino". Un pulcellino, per l'appunto.
Ma chi lo avrebbe mai detto che proprio io diventavo una mamma chioccia?
Per adesso il nostro gioco preferito per i momenti di pigrizia (i miei momenti di pigrizia, quando ho freddo, vorrei starmene a letto e loro invece pretendono di coinvolgermi in tutte attività che prevedano alzarsi, vestirsi e muoversi in giro) è quello di mamma gallina. Loro si avvoltolano sotto le coperte più o meno in grembo o intorno al grembo, o addosso alla mia pancia con vari gomitini aguzzi che si infilzano nelle parti molli (forse facevo meglio ad alzarmi, vabbé, ormai è tardi) e io devo cominciare a chiocciare, chiedendomi a voce altissima, sennò non vale, quanto tempo devo ancora covare le mie uova. A quel punto, prima l'uno, poi l'altro fa "crack", no anzi fa "craaaack" ed esce dall'uovo, comincia a pigolare chiamando "mamma, mamma" e io li accarezzo, li bacio e li coccolo. Con questa mega-incubatrice si fanno una ventina di covate in un quarto d'ora finché non ci siamo stufati ed è ora di cambiare gioco.
Orso in queste sessioni si definisce "un pulcellino" che non so se è una pulce pulzella, un porcello est-asiatico, ma no, è la sua interpretazione di "piccolo pulcino". Un pulcellino, per l'appunto.
Ma chi lo avrebbe mai detto che proprio io diventavo una mamma chioccia?
venerdì 28 dicembre 2007
Figli di mamma
Era l'espressione preferita della mia prozia Vittoria, diceva "Poveri figli di mamma" così come un altro direbbe "povere creature" o io "povere stelle". adesso invece ha per me un'altro significato, illustrato dalla parabola che segue.
Partiti alle 7 di mattina e arrivati alle 21 a Cracovia, nonostante un tratto di strada in Germania completamente ghiacciato, dove procedevamo a 20 all' ora e i bambini si distraevano a guardare tutte le auto tamponate, slittate e diversamente incidentate da entrambi i lati dellla strada. Niente di veramente serio, ma per un po' ci siamo chiesti se fosse il caso di continuare.
Nel tentativo di distrarre i bambini, il capo continuava con la sua tiritera biblica dei progenitori (Ennio ormai li sa tutti a memoria, ed e' la prima cosa che ha riferito alla nonna appena arrivati) cercando di convincere Orso che anche lui era figlio di Berend ecc.
"No, ha interrotto il mio treenne deciso, "io sono figlio di mamma". e non c'e' stato verso di convincerlo che l' uno non esclude l' altro. Un bel regalo di Natale, devo dire. Ma mia madre si chiede se non stia crescendo un figlio mammone.
Partiti alle 7 di mattina e arrivati alle 21 a Cracovia, nonostante un tratto di strada in Germania completamente ghiacciato, dove procedevamo a 20 all' ora e i bambini si distraevano a guardare tutte le auto tamponate, slittate e diversamente incidentate da entrambi i lati dellla strada. Niente di veramente serio, ma per un po' ci siamo chiesti se fosse il caso di continuare.
Nel tentativo di distrarre i bambini, il capo continuava con la sua tiritera biblica dei progenitori (Ennio ormai li sa tutti a memoria, ed e' la prima cosa che ha riferito alla nonna appena arrivati) cercando di convincere Orso che anche lui era figlio di Berend ecc.
"No, ha interrotto il mio treenne deciso, "io sono figlio di mamma". e non c'e' stato verso di convincerlo che l' uno non esclude l' altro. Un bel regalo di Natale, devo dire. Ma mia madre si chiede se non stia crescendo un figlio mammone.
sabato 22 dicembre 2007
Parto (parto?)
... ma dove arrivo se parto? Con un giorno di ritardo sto finendo di far valige e vado a Cracovia dalla mamma. Auguratemi buon viaggio.
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venerdì 21 dicembre 2007
Partenza per la Polonia
Domani si chiude casa (chiude: ce n'è di gente in giro provvista delle mie chiavi che verrà a fare bagordi in nostra assenza, di cosa mi illudo), recupero i cuccioli dai nonni e poi si parte per Cracovia.
Vado a fare Natale dalla mamma e dalla zia, com'è giusto per noi povere madri indaffarate. Non cucino, al massimo apparecchio e lavo piatti, e mi preparo spiritualmente a tutte le cosine buone e nostalgiche ch mangerò in questa settimana natalizia. Perché tutti i nostri Natali sono sempre stati nel segno della vigilia di magro polacca, anche quando vivevo in Italia.
Quindi: cappelletti ai funghi con la minestrina agra di rape rosse, carpa, aringa alla panna acida e cipolle, kompot, davvero neanche ci voglio pensare che già ingrasso. Se trovo una connessione aggiornerò il blog in tempo reale, altrimenti mi arrangio al ritorno.
Ma la cosa più importante è che spero che le mie belve ricevano l'imprinting del vero Natale italo-polacco con cui sono cresciuta io, e farò certo fatica a decidere se abbandonarmi al favoloso maiale alle prugne di mia zia, o imporre un bollito misto.
Per tacere dei miei dolci preferiti. Signore, dammi la forza di accontentarmi di piccole porzioni.
Vado a fare Natale dalla mamma e dalla zia, com'è giusto per noi povere madri indaffarate. Non cucino, al massimo apparecchio e lavo piatti, e mi preparo spiritualmente a tutte le cosine buone e nostalgiche ch mangerò in questa settimana natalizia. Perché tutti i nostri Natali sono sempre stati nel segno della vigilia di magro polacca, anche quando vivevo in Italia.
Quindi: cappelletti ai funghi con la minestrina agra di rape rosse, carpa, aringa alla panna acida e cipolle, kompot, davvero neanche ci voglio pensare che già ingrasso. Se trovo una connessione aggiornerò il blog in tempo reale, altrimenti mi arrangio al ritorno.
Ma la cosa più importante è che spero che le mie belve ricevano l'imprinting del vero Natale italo-polacco con cui sono cresciuta io, e farò certo fatica a decidere se abbandonarmi al favoloso maiale alle prugne di mia zia, o imporre un bollito misto.
Per tacere dei miei dolci preferiti. Signore, dammi la forza di accontentarmi di piccole porzioni.
giovedì 20 dicembre 2007
Al freddo e al gelo
Ieri sera il mio Orsetto come Gesù bambino a Betlemme. Abbiamo fatto la festa di Natale della scuola di Ennio, loro in classe a cenare tutti insieme con tavolate imbandite e colorate, noi genitori e fratelli piccoli in cortile in stile Dickens diceva l'invito, con tre bracieri, tanti lampioncini e Gluhwein. Ovviamente ho proposto una superminestrona corroborante e altrettanto ovviamente tutti hanno accettato.
Arriviamo alle 17:30 in bici da carico carica: 3 pentoloni di minestra avvolti in piumini e cuscini, tre thermos di Gluhwin senza vino per gli astemi, mestoli e un Ennio giubilante che annunciava a tutti da sotto il piumino "Ho tre pentole di minestra e le ha fatte la mia mamma" (se un giorno dovessi decidere di commercializzare le minestre al mercato userò lui come imbonitore).
Orso, prontamente ritirato dall'asilo e infilato in un paio di calzamaglie e pile extra ("ho i pantaloni di Peter Pan" annunciava, che è stata una mia trovata geniale per riconciliarlo con le calzamaglie che non metteva da tanto) era contento della festa, ma neanche his usual self.
"Non è proprio stata la sua giornata" mi avverte la favolosa maestra Bianca/nera, che per l'occasione si è fatta fare una serie di treccine a salsicciotto che sono una meraviglia. (Anche le maestre dell'asilo hanno la festa di Natale stasera, solo loro stanno dentro al caldo). "A me mi sa che non è la sua giornata da tre settimane", replico e Bianca/nera concorda.
La maestra Bianca/nera e Noa sono state all'inizio motivo di discussioni serie all'asilonido sul fatto che alcuni hanno la pancia nera, altri ce l'hanno rosa, che non si comincia mai abbastanza presto ad abituarcisi.
Alla festa Orso non smentisce le previsioni: è affascinato come sempre dalle fiamme, ma stavolta ne ha paura, anche se sta in posizione strategica, dall'alto del castelletto-scivolo a guardarle. Mangia una ciotolona di riso tiepido, poi ha sete, poi piange, poi ha freddo alle mani, poi piange, poi andiamo a scaldarci le mani al termosifone e ci mettiamo i guanti, poi piange che non gli entrano i pollici nei guanti, poi che le sue dita sono troppo corte per riempire i pollici dei guanti. "Mamma, voglio i pollici lunghi" urla.
Messaggio chiarissimo: "Orso amore della tua mamma, vogliamo metterci nel cassone della bici sotto le coperte al caldo?"
Vuole, per fortuna. Lo metto sopra i cuscini, ancora caldi delle pentole, lo arrotolo nel piumino, in 30 secondi dorme. Poi arrivano Oma e Opa a prelevarli tutti e due per un soggiorno nonni prenatalizio, lui ancora dorme, si è svegliato lì stamattina e al telefono ci ha comunicato che dai nonni è già Natale, perché c'è l'albero.
Però per un'oretta, nel cortile della scuola, dormiva pacifio al gelo come il bambinello. Che anche quello, e non solo l'albero, fanno tanta atmosfera di Natale.
Arriviamo alle 17:30 in bici da carico carica: 3 pentoloni di minestra avvolti in piumini e cuscini, tre thermos di Gluhwin senza vino per gli astemi, mestoli e un Ennio giubilante che annunciava a tutti da sotto il piumino "Ho tre pentole di minestra e le ha fatte la mia mamma" (se un giorno dovessi decidere di commercializzare le minestre al mercato userò lui come imbonitore).
Orso, prontamente ritirato dall'asilo e infilato in un paio di calzamaglie e pile extra ("ho i pantaloni di Peter Pan" annunciava, che è stata una mia trovata geniale per riconciliarlo con le calzamaglie che non metteva da tanto) era contento della festa, ma neanche his usual self.
"Non è proprio stata la sua giornata" mi avverte la favolosa maestra Bianca/nera, che per l'occasione si è fatta fare una serie di treccine a salsicciotto che sono una meraviglia. (Anche le maestre dell'asilo hanno la festa di Natale stasera, solo loro stanno dentro al caldo). "A me mi sa che non è la sua giornata da tre settimane", replico e Bianca/nera concorda.
La maestra Bianca/nera e Noa sono state all'inizio motivo di discussioni serie all'asilonido sul fatto che alcuni hanno la pancia nera, altri ce l'hanno rosa, che non si comincia mai abbastanza presto ad abituarcisi.
Alla festa Orso non smentisce le previsioni: è affascinato come sempre dalle fiamme, ma stavolta ne ha paura, anche se sta in posizione strategica, dall'alto del castelletto-scivolo a guardarle. Mangia una ciotolona di riso tiepido, poi ha sete, poi piange, poi ha freddo alle mani, poi piange, poi andiamo a scaldarci le mani al termosifone e ci mettiamo i guanti, poi piange che non gli entrano i pollici nei guanti, poi che le sue dita sono troppo corte per riempire i pollici dei guanti. "Mamma, voglio i pollici lunghi" urla.
Messaggio chiarissimo: "Orso amore della tua mamma, vogliamo metterci nel cassone della bici sotto le coperte al caldo?"
Vuole, per fortuna. Lo metto sopra i cuscini, ancora caldi delle pentole, lo arrotolo nel piumino, in 30 secondi dorme. Poi arrivano Oma e Opa a prelevarli tutti e due per un soggiorno nonni prenatalizio, lui ancora dorme, si è svegliato lì stamattina e al telefono ci ha comunicato che dai nonni è già Natale, perché c'è l'albero.
Però per un'oretta, nel cortile della scuola, dormiva pacifio al gelo come il bambinello. Che anche quello, e non solo l'albero, fanno tanta atmosfera di Natale.
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