mercoledì 23 novembre 2011

Ma cos' è la destra, cos' è la sinistra

Stamattina mentre ci vestivamo per la giornata di prova a scuola nuova, le prime parole che dice Orso mentre si rotola dentro i pantaloni:

"Sai mamma, io uso sia la destra che la sinistra, perché mica posso starmelo a ricordare tutte le volte qual è quella che devo usare. Gli altri bambini invece o usano la destra o usano la sinistra".

Perchè domenica siamo stati all' IKEA per dare adenzia al povero padre morto ammalato e lavorante, per cambiare il 2, terzo e quarto pezzo di un mobiletto bellissimo ma sfortunato, in ogni scatola ci sono tre pezzi scheggiati, far stare zitti i bambini che alla parola IKEA cominciano con la lista delle pretese, e cercare di sopravvivere alla mia di influenza galoppante con il massimo rendimento (ho comprato altri due moduli del nostro futuro scaffalone a tutta parete) e il minimo sforzo (abbiamo pranzato all' Ikea e cenato alla pizzeria preferita), il tutto guidando in mezzo alla nebbia fitta, che se avessi potuto scegliere mi ficcavo a letto con il giornale e via.

E all' IKEA mentre facevamo una fila infinita, ho costretto i bambini a scriverselo da se il modulo di accettazione. E così facendo ho scoperto che Orso è ambidestro (il fratello è semplicemente mancino).

Dovrebbe esserci una morale in tutto questo, ma non la trovo.

Comunque oggi siamo andati insieme a scuola nuova in bicicletta con grande gioia di Orso, classe carinissima e bambini affettuosi (all' uscita: "Ho un sacco di amici, uno stava anche quest' estate al campo sulle dune", " e come si chiama?", "Non lo so"), maestra caruccia e comprensiva, che alla fine mi ha detto che è andata benissimo, che era curiosissimo e si è ispezionato tutto quello che hanno in classe e le ha detto che non somiglia per niente all' altra sua maestra, che adesso sta uscendo un po' fuori questa cosa, Orso e la sua vecchia maestra, con tutta la buona volontà, proprio non si prendono e non si capiscono come carattere, il che spiegherebbe tante cose.

Mentre me ne andavo ho attraversato il cortilone, sono andata all' asilo/doposcuola di fronte, ho aspettato una decina di minuti l' addetto all' ufficio che stava portando i bambini della pre-scuola (offrono questo servizio a genitori che devono uscire presto al mattino e consegnano i figli tra le 7.30 e le 8.30 alla pre-scuola, dove gli fanno fare colazione e li intrattengono con attività del mattino prima di portarli alle rispettive scuole) e mi sono goduta un nido di 2-3 enni che ballavano e facevano il trenino con le canzoni di Sinterklaa, come sono tipici a quell' età.

Il doposcuola è una sborata fotonica, direbbe il mio socio. Adesso, giusto per non lasciare nulla di intentato, mi informo a quegli altri due che ho più vicino casa, che mi semplificherebbe enormemente la logistica non tanto quel giorno fisso che ci andrà, quanto gli eventuali giorni extra in cui devo lavorare e recuperare due figli in due parti diverse della città.

Il primo passo è fatto. adesso devo piegare i 10 alberi di natale origami che Orso ha deciso di regalare per la sua festa di addio venerdì a scuola vecchia.

Ennio in tutto ciò sta cercando di superare il trauma del fratello che se ne va in autonomia, ci ha pianto alcune sere prima di dormire, ma stasera, a mobiletto IKEA montato, vecchio televisore della scuola di lingue con videocassette installato e una busta di videocassette di cartoni regalatami da Antonella (che oggi ha svuotato la baracca, mettendomi a montare lo scaffale nuovo (rientra suo marito che si affaccia in giardino e mi vede avvitare a mano una roba di metallo: che stai combinadno? Eh, sai, avevo delle cose da farmi perdonare da tua moglie, così mi ha messo al lavoro. Al che si è impietosito ed è andato a prendermi il giravite elettrico-fine della digressione), ci siamo messi dopo cena con una tazza di camomilla e un quadretto di cioccolata a guardare Chicken Run e così ci ha trovati il capo al rientro: sul divano con il timer perchè va bene che abbiamo montato la TV dopo 4 anni, ma sia chiaro che la somministriamo a quarti d' ora. Augh!

martedì 22 novembre 2011

Marea bassa

Come cavolo si fa, quando hai una carissima amica, ci si vuole, bene, ci si rispetta, non si può fare a meno l' una dell' altra, sai che unendo le rispettive competenze potresti volare davvero alto con il lavoro, ci si parla di continuo, ecco, come si fa ad incartarsi in una situazione di feudi e gelosie professionali, senza averlo mai voluto, senza averlo mai cercato, ma così, senti che sta arrivando qualcosa e poi ti ci trovi dentro fino al collo?

Si può, si può, quando metti insieme due donne emotive, entusiaste, che non vogliono farsi fermare da nulla e da nessuno. La cosa peggiore è che per una settimana siamo state malissimo, ognuna a rimuginare la sua parte, ci chiamavamo, ci davamo un feedback per capire che ognuna delle due si sentiva precisamente come l' altra, compatirci, dirci che ci dispiaceva, ma era una settimana di lavoro matto e disperatissimo e umanamente il tempo di sederci faccia a faccia una di fronte all'altra e parlarci quel quarto d' ora con calma non c' era? Oh. l' avessimo fatto per calcolo, per stronzaggine, per farci le scarpe, uno lo capisce ma così?

Poi ieri c' è nebbia fitta, lei sta inchiodata a casa con bimbo ammalato, io le porto la spesa e finalmente davanti a una focaccia con la mortadella, che le cose semplici sono le migliori, ci siamo abbracciate, baciate, chiarite.

"Io con te no ci lavoro mai, più, ci tengo troppo".
"Invece no, è come le malattie esantematiche, adesso che è sfogata e conosciamo i nostri limiti, possiamo farlo".
"Ho pianto tanto, te ne ho dette di tutti i colori, a un certo punto mio marito e amica comune hanno detto che ti dovevo parlare e farla finita che non mi reggevo più".
"Io invece a mio marito non glielo potevo dire che mi ero incartata proprio con te, stava già incasinato per conto suo e mi avrebbe fatto un cazziatone. Insomma, non lo potevo dire a nessuno".
"E io che facevo: ma lo vedo che sta facendo uno sbaglio grosso e non dovrei dirglielo?"

La cosa più bella di tutto ciò è che solo le vere amiche ti fanno stare così male e ti costringono così facendo a modificare delle tue idee preconcette, i famosi pensieri limitanti. Credo, spero, mi pare che ho deciso che posso anche fare a meno di fare 300.000 cose contemporaneamente. Che se definisco e limito le mie attività non vuol dire che magari le faccio meglio (io posso fare di tutto e di più, sia ben chiaro:-0) ma che i miei potenziali clienti fanno meno fatica a individuarmi e capire cosa ho da offrire.

"Ma siamo così brave, furbe e tutto, non ci potevamo stare attente prima, dovevamo proprio passare per tutto questo?"
"Si, così ce lo ricordiamo, abbiamo tirato tutto fuori dal profondo e adesso basta".

Insomma, io devo essere stata un po' insopportabile questa settimana. I bambini hanno avuto picchi di gnognosaggine e imboscamento nel lettone che levati, il capo era pieno di cose sue da fare con l' influenza a mille e quindi anche lui a tratti malmostoso. io mi incartavo con tutto e in più mi è capitata tra capo e collo una rogna di latifondi, non miei purtroppo, ma toccava risolvere pure questa e a distanza. Adesso spero sia finita.

Ieri mentre tentavo di farlo dormire, Orso abbracciati faccia a faccia mi fa:
"Sai che sei la mamma migliore di tutti i miei amici perchè non ti arrabbi mai o comunque meno di tutte".
"Ah, si, perchè le altre cosa fanno?"
"Urlano sempre".

Il meraviglioso dono della sublimazione che hanno i bambini.

Poi ci sono stati degli avanti e indrè di fratelli dal lettone, poi Orso alla fine mi si è addormentato di fianco e io mi dicevo:
"Finalmente, adesso posso accendere la luce e leggermi finalmente il giornal zzzzzzzzz....".

Poi mi ha svegliata Ennio in ambasce, che non riusciva a dormire, mi aveva appena comunicato che voleva smettere con il coro perchè 4 allenamenti di calcio alla settimana gli bastavano, ma si era pentito e non riusciva a dormire mentre le due alternative gli giravano nel cervello e io gli ho detto:

"Non svegliarmi sto dormendo, mettiti accanto a me e dormiamoci sopra" e ci siamo riaddormentati insieme.

All' una rientra il capo da un concerto e se ne va direttamente nel letto degli ospiti mentre io stretta tra i due dormo nel solco tra i materassi come Mosè nel Mar Rosso.

Solo per dire che se le ondate si sono abbassate tutte e io stamattina vado in consolato (un destino peggiore dell' influenza) a farmi timbrare la dichiarazione antilatifondo in cui dico che non c' entro niente e non ci voglio entrare, fino a dopo Natale voglio un periodo di bassa marea e calma piatta che veramente mi sono stufata.

Domani Orso va a fare la visita di prova alla nuova scuola, questo bambino ha già tutto il suo piano in mente sulla visita, la festa di addio, il nuovo inizio, mi sembra quel project manager di suo padre. Forse ha ragione lui che quando le cose le prendi in mano in prima persona invece di farti trasportare dalle varie ondate che ti mettono sotto, la vita è molto più facile.

Io intanto continuo a piegare gli alberi di Natale origami che lui vuole regalare venerdì alla classe vecchia. Ha fatto pure gli schemi di colore per tavolo.

sabato 19 novembre 2011

Domenica giorno dell' Indignazione a Piazza Dam

Ricevo e diffondo volentieri l' annuncio della giornata dell' Indignazione a piazza Dam domenica 20 novembre dalle 14. Alle 12 ci sarà una manifestazione di solidarietà con chi sciopera contro i tagli al trasporto pubblico alla Stazione Centrale, portate pentole e tegami se volete farvi sentire.

La protesta viene sottolineata da azioni ludiche, come la cucina di zio Ad, e performance di noti artisti, tra cui:

Freek de Jonge (cabaret), Def P (Onderhonden), DJ Isis a.k.a. 100% Isis (nachtburgermeester), Kumi Naidoo (directeur Greenpeace international), Reshma (schoonmakersbond), Eric Vermeulen (Abvakabo FNV), DJ Poly Esta, Ome Ad (Kookshow), Eline Peters (ASVA), Fanfare, Cabaret ‘Terug naar de Bossen,’ Silvia Terribili, Foto expositie Nina Berman, Samen de 99% vormen, Tango les, Evert Hassink (Milieudefensie), Jetta Kleinsma (PvdA), Jasper v Dijk (SP), Maureen van der Pligt (Passen onderwijs), Bart Griffioen (IS), Eric Vermeulen (ABVAKABO), Geertje Paay (schrijfster), Dimitris Pavlopoulos (docent VU en actief bij Take the Square), Maartje Terpstra (Platform Stop Racisme en Uitsluiting), Bruno Braakhuis (Groenlinks), Suzan Otten-Pablos (ADHD Netwerk), Kanteldekker. En nog heel veel meer!

Del nostro amato Stefano Benni verrà rappresentata l' azione teatrale: NAMES

Inoltre si chiederà`ai partecipanti di formare un enorme 99%.

Chi vuole aiutare a diffondere questo annuncio può farlo anche su:
* Facebook: https://www.facebook.com/event.php?eid=298667776810258
* Twitter: "20 November 14:00 uur, Dag van de Verontwaardiging op de dam. Maak met ons een menselijke 99%! http://www.heteherfst.nl #heteherfst"
* Banner: http://pleinderbeschaving.nl/wp-content/uploads/2011/11/mbw_300X250.gif
* Flyer: http://pleinderbeschaving.nl/wp-content/uploads/2011/11/flyer-mbw-3.pdf

Io sto ancora chiedendomi se credo alle proteste di piazza. Sicuramente, con un programma e una partecipazione del genere non credo a una protesta di queste dimensioni in Piazza Dam, che però è piccola e si fa subito a riempirla, mentre farlo in Museumplen, che sarebbe a mio modesto avviso una scelta più logica, se non hai sicure quelle 2000-3000 persone visivamente si fa presto a sembrare 4 gatti sparsi anche se si è in 1000. E sui telegiornali non fa la sua porca figura, mentre ingolfare il centro di Amsterdam comodamente vicino alla stazione, così chi viene da fuori fa subito ad arrivare.

Non credo alle proteste di piazza per una mia deriva qualunquista e per il fatto che in piazza sei anonimo, mentre credo di più ad altre forme di attivismo e alle petizioni dove firmi con nome e cognome. Ma a questa mi sa che ci vado, ce l' ho così comoda da raggiungere che ci posso arrivare pure a piedi. mi chiedo solo se sono abbastanza indignata per partecipare.

venerdì 18 novembre 2011

È venerdì

È una settimana che attendo notizie sulla nuova scuola di Orso. Dopo il liscebusso esplicatorio di venerdì scorso delle due maestre, che si sono spaventate e sentite anche un po' offese dalla comunicazione del cavolo e dalla fretta con cui io lo voglio spostare, anche per via di tutta la procedura con l' ortopedagogo che era stata avviata, dopo avergli spiegato il nostro punto di vista ed essermi tolta un paio di sassolini dalla scarpa, avevo concluso dicendo: noi ci poassiamo dire e fare quello che vogliamo, ma tanto Orso la sua decisione l' ha presa nel momento in cui ha deciso che lui sarebbe diventato impermeabile. E io adesso ho fretta di toglierlo da questo stato, spero che solo il cambiamento gli faccia capire che può ricominciare da capo, con un foglio bianco, da un' altra parte.

Perché lui ha una gran voglia, di andarci a quest' altra scuola, e spero solo non si deluda subito, perché i primi giorni, con tanti bambini che non conosci e la necessità di farsi spazio nel gruppo lo so da me che possono essere faticosi. Lunedì a colazione ha fatto subito: mamma, ma oggi vado alla scuola nuova?

Insomma, ieri anche la maestra di turno non aveva sentito niente e sono andata a chiedere alla coordinatrice interna, che è lei che si occupa di queste cose, ma lavora 2 giorni a settimana. Finalmente ci parlo, perché avrei voluto farlo a marzo/aprile, ma era in maternità. E finalmente ho trovato qualcuno che ha capito esattamente che abbiamo perso un' occasione.

"Avremmo dovuto pensare prima a fargli un test e dargli del materiali più al suo livello, così non si riduceva ad annoiarsi", fa lei.
"Si, e col senno di poi, sai, io avrei dovuto cambiargli scuola già in seconda quando si era messo a dare fastidio per la prima volta. Però senti Lizette, quello che sappiamo oggi non lo sapevamo allora e allora inutile dirci che potevamo fare meglio, abbiamo fatto quello che potevamo".

Se non altro rientro sollevata, comunico al padre nel suo letto di dolore (è rientrato precipitosamente, è schiantato a dormire e ci ho riparlato bene solo stamattina, quando stanco ma ripresosi se ne è tornato al lavoro), parto per i miei giri, ritorno a sera sfinita e malaticcia e nauseata pure io, e dormo con Orso che sta più vicino al bagno di camera mia, un piano per la precisione.

Perché lo scioglimento del rebus è arrivato con una telefonata della nuova direttrice ieri pomeriggio. che questa settimana Orso resta alla scuola vecchia per darci il tempo di fare le carte. Che gli danno il tempo di ambientarsi e tutto, quindi la faccenda dell' osservazione si sospende e si riprende solo se anche lì ricomincia a fare il lavativo o lo strano. che comunque la settimana che viene può venire un giorno in visita per abituarsi e poi venerdì gli facciamo una bella festa di addio a scuola vecchia.

"Che posso fare di regalino agli altri bambini? E se qualcuno è malato e non c' è? Ah, bene, vuol dire che glielo mettiamo sul tavolo e se lo prende quando torna, come facciamo per i compleanni".

Il fratello piange e non ci dorme la notte.
"Mamma, io non voglio, Orso mi mancherà moltissimo, perché a scuola lo vedo tante volte".
"Su, su, in fondo state in classi diverse e vi vedete poco, e poi veniamo a riprenderti insieme".
"Ma perché non rimane nella mia scuola?"
"Perché lì lui non è felice".

Spunta la testa del soggetto da dietro la porta:
"Vi sto ascoltando, eh?'

Qualcuno deve spiegarmi perché in momenti topici come questi la povera mamma febbricitante, distrutta e con la nausea nel gargarozzo che non va su e nn va giù, si ritrova da sola ad affrontare il mondo.

Per fortuna è già venerdì.

E comunque ieri, mentre aspettavamo che Ennio finisse lezione di canto e io uncinettavo, Orso ha deciso che l' uncinetto gli piace e stra imparando a fare la catenella e vuole farmici un cappello per il mio compleanno. Mi sento sempre più Soulemama, tranne la parte dello home-schooling, che sinceramente, a un figlio solo alla volta, lo farei pure volontieri.

mercoledì 16 novembre 2011

Last famous words



Qui il link che si legge meglio.

Qui il testo:

Dichiarazione del Presidente Silvio Berlusconi

Testo completo da stampare
5 Novembre 2011

Girano nei palazzi romani chiacchiere e pettegolezzi su un argomento: le dimissioni di questo Governo.

Mi spiace di deludere i nostalgici della Prima Repubblica quando i governi duravano in media 11 mesi, ma le responsabilità nei confronti degli elettori e del Paese impongono a noi e al nostro Governo di continuare nella battaglia di civiltà che stiamo conducendo in questo difficile momento di crisi.

Oh, è un documento storico mica pippe. Come quelle cassette di canzoni fasciste, proibitissime, ma si aggirava la cosa pubblicandole in una collana di documenti e testimonianze storiche.

Come sopravvivere ai propri stagisti (diomeliconservi)

Premessa: avevo iniziato a scriverlo 2 settimane fa questo post, sono rimasta indietro.

Da Giovanna Cosenza si parla di stage e avevo iniziato con un mio commento. Il commento mi è sfuggito di mano e ne ho fatto questo post, che dedico a tutti i meravigliosi stagisti che ho avuto al mondo, ringraziandoli per quello che mi hanno insegnato e sperando lo stesso anche di loro. Poi che lo dico a fare, la maggior parte di loro sono tuttora miei amici, quindi lascerò la parola a loro, se credono.

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Ho una piccola agenzia di traduzioni ad Amsterdam e grazie alle borse Leonardo ho potuto ospitare alcuni laureandi di scuola interpreti e università italiane. Nella mia situazione un rimborso spese di qualsiasi tipo non era proponibile, non solo per motivi finanziari (che comunque non potevo permettermi) ma soprattutto amministrativo-burocratici. Formalizzando il rimborso mi sarei accollata un lavoro che non sapevo fare, non avevo tempo e voglia di imparare e che se fatto male mi avrebbe tirato sul groppone un mare di guai.

Quello che potevo offrire era un portafoglio clienti interessante per farsi le ossa, la mia esperienza professionale, un mucchio di loving-tender-care e matritudine per studenti che avendo scelto una lingua rara, l' olandese, avevano forse più bisogno di esperienza sul campo (con i miei sottotitoli) nel Paese, e tutto il mio network che ha aiutato alcuni di loro che hanno deciso di fermarsi qui o tornarci dopo la magistrale, a trovarsi un lavoro. Ho pagato dei corsi di redazione in inglese, uso di CAT-Tools e altri training esterni rilevanti. E ho procurato dove possibile lavoretti retribuiti fuori dalla mia agenzia, perché i colleghi servono a questo.

La cosa più importante a mio avviso, e anche la differenza tra la mia e le agenzie più grandi dove lo stagista si ritrova a fare il giovane di bottega senza mai vedere da vicino una traduzione, lasciamo stare il correggerla e valutarla insieme, è l' esperienza pratica. Le scuole interpreti e di traduzione presentano spesso agli studenti un aspetto completamente irrealistico del mercato del lavoro: esistono solo le istituzioni e nulla oltre (al massimo le traduzioni letterarie, altra fucina di stage non pagati e lavoro pessimamente retribuito, ma vuoi mettere la gloria). E in nome della sacralità del lavoro presso le istituzioni si scoraggiano e terrorizzano studenti che magari hanno anche ottime capacità linguistiche, talento per il mestiere e voglia di lavorare, e che alla fine si mettono a fare la segretaria multilingue o l' account manager pur di non doversi confrontare con una cabina di traduzione senza rete.

Insegnare a uno studente quello che sta fuori dai libri, come funziona il mercato e quali sono le tariffe correnti, come farsi un tariffario e cercare committenti, quali sono i criteri di professionalità richiesti oltre ai contenuti linguistici, come fatturare e farsi pagare, aprire un conto in banca professionale, una partita IVA e una contabilità sono stati gli elementi che mi hanno detto essergli stati più utili.

Per quanto mi riguarda, avere uno o più stagisti (a un certo punto per sfighe varie ne ho avuti 3 contemporaneamente, di cui quello olandese, che stava scrivendo una tesi su Totò, tutte le mattine si sintonizzava su Radio Napoli facendocela godere a tutti. per un mese) per una ditta individuale è un lavoro. Trovargli cose da fare, correggere il loro lavoro, organizzargli i committenti esterni, tenere l'amministrazione dello stage mi sono costati molto più lavoro rispetto a farmi direttamente la traduzione nei ritagli di tempo, fatturarla e spedirlo al cliente. Però ho imparato tante cose da loro, è rinfrescante rimettersi dopo tanti anni nei panni di chi deve ancora iniziare la professione e su certi aspetti avere uno stagista è meglio di un corso di aggiornamento.

Quando è arrivato Stefano, che era il primo, io ero incinta, non avevo idea di come far fare uno stage a qualcuno, la casa che stava sopra la bottega era un disastro e dovevo ancora spostargli la postazione PC nell'ufficio sotto, per cui i primi giorni ha dovuto lavorare dalla mia camera da letto. Il primo giorno, non sapendo bene come regolarmi con un milanese, camminavo un pochino sulle uova, metti che sia berlusconiano e dico qualcosa di sbagliato. poi ci siamo messi a parlare di libri, è saltato fuori che Stefano Benni era lo scrittore preferito di entrambi (a lui il dubbio era venuto a vedere il campanello, uno dei miei figli nella vita ha un nome estremamente benniano, non ci scappi) e da lì ci siamo amati.

E siccome proprio quell' anno avevamo avviato il gruppo teatrale con Astaroth di Benni, lo abbiamo subito messo a fare il tecnico del suono, e le foto che abbiamo di lui quando alla seconda ci siamo ritrovati Benni in persona in camerino e a cena, e Stefano con l' aria di aver visto la madonna, ho avuto la tentazione di allegarla alla relazione di stage. Anni dopo mi ha ringraziata per avergli detto che a mio avviso era meglio se tornava nell'odiata Milano a fare la magistrale o qualsiasi altra alternativa sarebbe risultata complicata e lunga oltre che costosa. Tanto poi da Milano ne è sfuggito a gambe levate e se non mi sono persa delle puntate sono già altri due paesi in cui ha lavorato e vissuto.

Lo ammetto, li ho sfruttati vergognosamente: quando Dafna, la mia seconda stagista mi ha dichiarato che lei sarebbe stata altrettanto felice di tenermi i bambini quando non c' erano traduzioni, ne ho approfittato. Lei me li riprendeva dal nido mentre io cucinavo per tutti. Abbiamo ancora un suo disegno fatto con i bambini attaccato alla porta della camera di Orso, e adesso che lei il figlio se lo è fatto in proprio spero un giorno di ricambiare.

Idem dicasi per Francesca, anche lei quando mi ritrovavo incastrata con telefonate e rogne varie mi riprendeva Orso dal nido e ho saputo solo a stage ultimato che all' epoca mio figlio esaminava interessato tutti i ragni e le ragnatele per strada mentre lei aveva la fobia dei ragni. Santa subito.

Il discorso figli si è ribaltato con Martina, che invece all' epoca aveva Alice che neanche camminava e poteva pagarle il nido solo un giorno, quindi negli altri se la portava dietro e ci divertivamo tutti. Alice si è presa una cotta spaventosa per Ennio, che era tenerissima da vedere come gli agitava le braccine, ma mio figlio già allora delle donne che lo amano capiva poco e la situazione persiste tuttora. Le piccole lo adorano e lui manco se ne accorge e se qualcuno glielo dice si spaventa.

Nel tempo libero li ho messi tutti a fare i volontari per la Fondazione quelli di Astaroth nei ruoli più disparati (Edoardo a suo tempo aveva coniato i titoli di: tirapiedi, scagnozzo e Gran Ciambellone) in cui spero si siano divertiti e abbiano imparato cose. Jos all' epoca ci ha fatto una traduzione di un brano di Tondelli in olandese che ancora mi dico quanto è bella. Poi è scomparso tra Francia e Spagna pure lui.

Edoardo ci ha intrattenuti con il suo umorismo molto british, poi è scomparso e non se ne seppe più nulla, speriamo sia felice e stia bene.

Valentina non l' ho praticamente mai vista, si è rotta un piede tre giorni prima di iniziare, stava a Rotterdam dal suo ragazzo e ci siamo fatte lo stage per telefono e e-mail con traduzioni avanti e indrè. Lei e Alice, la sua amica e collega che mi ha spedito dopo, sono state le più faticose da mettere al lavoro semplicemente perchè non sapevano l' olandese e tutto il lavoro che potevano fare era in inglese, ma ci siamo divertite anche così.

Da qualche anno ho smesso perché ho cambiato l' impostazione della mia agenzia, ma nel nostro caso le borse Leonardo sono state risolutive. Alla faccia di quello che dicevano all' epoca certe colleghe, infatti, tutti i lavori retribuiti svolti dai fanciulli glieli ho rimborsati fatturandoli (e pagandoci le tasse) io e ripeto, il lavoro che ti procura gestire una persona quando in fondo non è che in quel periodo si morisse dal lavoro e che certe cose le potevo fare solo io, è uno stress di cui in questa fase della mia vita faccio volentieri a meno.

Alla fin fine hanno tutti lavori completamente diversi tra loro nei campi più disparati (la metà sempre con le traduzioni, quelli che hanno studiato olandese in Italia non ci sono più rientrati, con quelli che sono diventati traduttori free-lance continuiamo a passarci lavori e clienti reciprocamente, ecco, alla faccia di quello che ho detto sopra, se avessi le condizioni per offrirgli qualcosa di utile io uno stagista me lo riprenderei di corsa in casa. Ma c' è troppo poco lavoro per tenerli occupati full-time e allora ciccia.

lunedì 14 novembre 2011

Vediamo se ho capito bene

C' è costui che correttamente presenta le dimissioni perché non ha più la maggioranza comprata, cooptata, ricattata, piazzata. Gli assentisti, quegli che gli dicono sempre di si, a volte sono diventati assenteisti, fosse pure per ragioni igieniche (o, se a uno gli scappa, gli scappa, tanto l' età media è quella che è, la maggioranza è di maschi, vuoi che i problemi di prostata non siano più comuni del raffreddore?) e la cosa almeno una volta gli è stata fatale.

Aspetto il primo bischero che si fa tatuare la cifra 308 in caratteri gotici sulla chiappa e sulla fronte e poi si potrà parlare di degna chiusura dell' anno parlamentare.

Oh, Yeah.

C' è che il Presidente, dio ce lo conservi fresco come un cocomero in ghiaccio per almeno altre 3-4 legislature ma anche oltre, che fa quello che deve fare e coopta un tecnico, salvatore della patria, chetatore di mercati in maretta e di mercanti in fiera. Plausi. Applausi in diretta dalla Littizzetto (Luciana, dopo la politica che mi deluda anche la satira, non te la perdono). La sinistra inneggia: abbiamo fatto tutto noi.

C' è che l' unica cosa di sinistra qui dentro la dicono i militanti di Forza Nuova, cioè che stiamo svendendo il paese alle banche. E che la svendita la dirige il padre nobile del PCI in Italia. Mio marito lo dice da anni che gli estremi di destra e sinistra si assomigliano spaventosamente sempre di più, entrambi con la deriva fascistoide. Ma lui si riferiva al partito socialista olandese, non a Forza Nuova.

Oh, Yeah.

Allora, vediamo se ho capito bene tutto.

Comincia con un' Europa che fino a quando andava bene si è tenuta Berlusconi e i suoi accaro, come peraltro hanno fatto la Lega e Fini ai bei tempi. Ricordatevi questa parola, Europa. I popolari, tra cui il partito dell' ex-premier olandese, Balkenende, tanto cristiano, tanto sobrio, tanto olandese ed etico, signora miaaa, si sono tappati il naso, perchè fanno gruppone con Berlu e i suoi, che è buono per il 35% dei seggi europei dei popolari che quindi non lo possono buttare a mare. Così anche quel paio di iniziative antitrust contro lo strapotere mediatico del nostro, e la sua diretta conseguenza, mancanza di libertà di stampa, che pure vengono proposti in Europa, muoiono di consunzione lì dove si trovano.

Quella volta l' Europa non ci ha salvati, non le conveniva.

Perché non ce lo scordiamo, la libertà di stampa, il pilastro fondante della Eu, cari miei, mica bietole appena colte, è un principio
SA-CRO
IN-DE-RO-GABILE
IMMARCESCIBILE
finché bisogna sfrantecarci i maroni a paesi come la Romania, la Bulgaria, la Turchia.

L' Italia no, perché siamo grossi e fighi. Siamo grossi e fessi, ricordiamoci questa parte.

Quindi, vacilla il Portogallo, vacilla l' Irlanda (in Irlanda, mi dicono, con la scusa della crisi e dell' Europa e della bella compagnia hanno abbassato gli stipendi del 40%. Pensate al vostro stipendio, toglietegli idealmente il 40% e dirigetevi di corsa al più vicino ristorante della Caritas, quelli che sono sempre pieni e tocca prenotare in anticipo. Cominciamo a prenotarci tutti quanti. Un Irlanda l' hanno ingoiata perché c' era poco da scegliere e perché c' era questo nuovo premier pulitino, un po' più credibile e meno compromesso con le porcate di chi lo precede e allora la gente si è rassegnata).

Ricordatevi anche questa parola, come direbbe Lucarelli, credibile, che poi ci torno.

Poi la Grecia, signori, che bella cosa la Grecia, un campanello d' allarme per tutti noi. Perché con la Grecia è stato fin da subito chiaro, limpido e recoaro che tutta la storia era una porcata enorme per fargli pagare interessi che non si possono permettere e che ogni giorno di ritardo aumentava gli interessi e il casino, ma Franza o Allemagna, purché se magna, dovevano fingere di difendere il mandato dei loro elettori e perché no, farla cadere dall' alto, senza pensare che così ora che tocca terra si frantuma. Certe volte cadere dal basso è l' opzione meno dolorosa. Che il mandato degli elettori poi lo sappiamo che vale quanto il prezzo da carta da macero delle schede elettorali, ma sorvoliamo. E il referendum, cari i miei greci, ci potete condire la feta.

E l' Italia, nel frattempo? L' Italia che oltre a pagare interessi anche lei, aveva già pagato a suo tempo, un unicum, la eurotax per entrarci nell' euro, ve lo ricordate? Noi avevamo pagato in anticipo, a prescindere direbbe Totò.

Ma l' Italia è grossa, questo è il problema numero uno. È un delle maggiori economie in Europa, non ci giri intorno. Le banche europee, adesso ci arriviamo, quel sistema bancario che già da un bel po' minaccia di cadere e trascinarsi tutto dietro, tantevvero che abbiamo dovuto pagare con soldi delle nostre tasse, soldi che non sono andati alla scuola, alla sanità, allo stimolo all' economia, al welfare, ai servizi, con questi soldi abbiamo impedito alle banche di sprofondare. Perchè le banche, non so se lo sapete, una cosa buona l' hanno fatta. Ma non per noi, per loro.

Sono riuscite a farci credere che guadagniamo dei soldi che stanno belli al caldo e al sicuro da loro, nelle banche. E con questo sistema noi i soldi non li vediamo. Loro ci dicono che stanno lì, da loro, al calduccio, dalle banche, ma lo sapete cosa succede il giorno che l' Italia o chi per essa si desta e dice: vedo. Non diciamo: pago con il bancomat, la carta di credito. No. Se ci svegliamo una mattina dicendo: li voglio vedere i miei soldi, me li porto a casa e ci riempio un calzino, o un ditale, o un materasso, ognuno secondo le proprie possibilità, le banche chiudono. Se siamo dentro ci chiudono dentro e chiamano la polizia. È appena successo, ricordate?

Ecco, quelle banche lì europee sono fortemente esposte con tutte le economie europee, ma in particolare con una grossa, non la più grossa, ma quella che ha avuto la crescita minore in questi anni. Neanche una crescita zero, proprio all' indietro è andata.

Un popolo di santi, precari, cassintegrati ed eroi. Eroi di cosa non si sa, ma ci sta bene. Eroi nel mangiarsi la calzetta e il materasso che c' erano i nostri, quelli dei genitori e dei nonni, perchè viviamo in un paese sismico e a rischio idrogeologico e il nostro mode di funzionamento è l' attesa della catastrofe. E siccome ci siamo abituati, la attendiamo completamente indifferenti, per poi attivarci al volo nel momento del bisogno. Intanto la carestia è durata più a lungo del previsto e le riserve di grasso vedono il fondo. Non tutte, solo quelle non esportate all' estero.

Un popolo di santi eroi eccetera con un presidente del consiglio che gode del minor prestigio possibile per un capo di stato negli ultimi 150 anni. Ma cosa importano i fatti, quando la fa da padrone il marketing, condito di infotainment?

Stavolta l' Europa si è mossa. Non per l' antitrust, non per la libertà di stampa, non per gli insulti ai kapò e alle kulone ma perché oltre al grasso di riserva è finita la benché minima credibilità su norme che facessero bene al paese (quale?) e alle banche (sempre quelle).

La BCE ha smesso di comprare per un paio di settimane i nostri debiti e gli speculatori, gli ex-colleghi del salvatore della patria, si sono lanciati. Exit correttamente tappo.

Non siamo stati noi, ricordiamocelo.

Non l' hanno fatto per noi, ricordiamocelo.

Noi stiamo qui solo per pagare. Ricordiamoci anche quello.

Ora che dite, ho capito bene o ho frainteso qualcosa?