Detta domanda mi è stata fatta l' altra sera in pizzeria da figlio 1. Figlio 2 stava mettendo da parte le croste della sua pizza per chiedermene un' altra (vedi che se mi rifiuto di fargli bere checchessia che non sia acqua se non come dessert, la pizza la finiscono?) e non seguiva quindi il discorso.
Visto che io faccio bene a non avere la TV in casa? Perché in pizzeria invece del solito calcio sullo schermo c' era uno speciale su Freddy Mercury e quel paio paio di canzoni di cui hanno fatto vedere degli spezzoni di concerto e We will rock you la sanno, We are the champions pure, si fa presto a mettersi a seguire il tutto.
"Ma veramente Freddy Mercury è morto?"
"Si, l' hanno appena detto, un sacco di anni fa".
"Ma come è morto?"
"Di AIDS, che è una malattia".
Silenzio, mumble mumble, io mi sparo un morso di prosciutto crudo e ruchetta.
"Ma come si prende questa malattia?"
"Se ti va nel sangue il sangue di qualcuno che ce l' ha".
Il mio compare Seba lancia un' occhiata di sguincio, non so se significhi qualcosa. Tanto il resto ne parliamo in macchina.
"Ma come fai a farti venire nel sangue il sangue di qualcun altro?"
"Veramente non è solo il sangue, è anche il seme, lo sai no cos' è il seme (sempre rimandare lo studente ai capitoli già svolti) e in genere tutti i liquidi che produci con il corpo (semplificare, ha 9 anni, mica posso mettermi a fare l' analisi comparata dei fluidi corporei se sto guidando con l' obiettivo di averli a letto entro le 20, vero?).
A casa, al momento della favola della buonanotte mi fa la richiesta:
"No, parlami dell' AIDS".
Parlo di AIDS.
Parlando di AIDS parliamo di sesso. Del fatto che l' AIDS ci ha costretti a riconsiderare, se ce n' eravamo scordati, l' importanza di avere rapporti sicuri. Spiego cos' è un raporto sicuro (sempre con parole e parabole adatte all' età).
Faccio il discorso rapporti promiscui e non.
"Ma allora tu e papà, voi avete fatto sesso due volte per avere noi?"
"No, separiamo le due cose. Si fa sesso per avere dei bambini. Ma lo si fa anche perchè ti piace farlo, perchè ci si piace, perchè ci si vuole bene, lo fai sempre con la stessa persona o con tanti. Io e pap`a preferiamo farlo solo noi due, ma ci sono anche persone che hanno sesso con persone diverse e se sono tutti d' accordo va bene uguale. E comunque no, non lo abbiamo fatto solo due volte, ma più spesso".
"Tutti i giorni?"
Non esageriamo.
"Guarda che quando sei appena innamorato forse lo fai tutti i giorni, ma normalmente un po' di meno, e non ci dimentichiamo che chi ha certi bambini piccoli che gli si infilano continuamente nel lettone, forse lo fa meno di chi non ha nessuno che lo interrompe".
Ecco, l' ho detto. Chiamate il Telefono Azzurro.
venerdì 11 novembre 2011
martedì 8 novembre 2011
Progressi in tema orsesco
Ci siamo tolti il dente, signore onnipotente che parto che è stato. Cioè, dopo visite, telefonate, patemi, discussioni esterne per togliere pressione al vapore (mio), in modo da poter sostenere discussioni interne che non prevedessero subito l' intervento della neuro, e facciamo bene e facciamo male (grazie, dico solo grazie a tutti quelli che mi sono stati a leggere, a sentire, a darmi consigli o saggiamente astenersene, comunque darmi l' idea che prendermi sul serio ed ascoltarmi, cosa che da altre parti non avevo, e mi sarebbe servito invece). Oggi abbiamo parlato ai bambini del cambiamento di scuola di Orso.
Oggi non c' era scuola e i bambini avevano deciso ieri che si sarebbero alzati, preparato il caffè, spremuto le arance, e io mi ero svegliata forse alle 4 e alle 7, dopo aver parlato con il capo, averlo spinto a decidere, aver fatto del lavoro vario per distrarmi, alle 7 sono crollata a dormire, fino a che Orso non si è alzato ma ha deciso di venire a sdraiarsi con me per scaldarsi mentre Ennio faceva la spremuta, e il capo ha annunciato che va bene, visto che poteva lavorare da casa oggi, tanto valeva parlarne a colazione purchè facessi iniziare lui.
"Orso, ma tu che ne diresti se ti cercassimo un' altra scuola?"
"Quale, quella dove sono andato tanto tempo fa un giorno e che mi piaceva tanto, si, si, quella?"
"Quella dove avevano i tappetini per i bambini che si stancano e vogliono sdraiarsi un pochino?" si intromette Ennio.
OK, io sono quella che ieri mattina si è risvegliata alle 5 con una bruttissima sensazione nella pancia che le diceva: ma tu, cosa stai facendo a tuo figlio? Il dubbio del cornuto, lo chiamano, perchè ieri avevamo il colloquio finale con la potenziale nuova scuola.
"No, non è quella scuola che dici tu, perchè è troppo lontana, ma un' altra".
"Bambini è quella dove siamo stati quest' estate con le bimbe e mentre io e la loro mamma siamo andate dentro a vedere voi avete giocato fuori".
"Ah, quella".
No, perché sa solo il cielo quante mattine mi sono svegliata all'alba con il patema, aspettando il momento di parlarne con calma assieme al capo, ma parlarne con calma pare sia un ossimoro, e il poveruomo mica ha solo me e i miei patemi da gestire, ha anche un lavoro che nei momenti salienti della nostra vita gli riempie la testa e i momenti liberi e questo è uno di quei momenti. Anche a giugno lo era.
Insomma, stamattina mi sono svegliata non voglio neanche sapere a che ora, sfogandomi a leggere La Mennulara che ho iniziato ieri sera. che se vogliamo è pure confortante come letteratura. Il capo si è svegliato appresso a me, e a me dispiace fargli pressioni per decidere in questi rari momenti di silenzio, perchè le decisioni ponderate esistono, ma come mi ricorda la saggia Vic le decisioni perfette non esistono perchè oggi decidi in base a the best of your knowledge di quel momento e domani la vita ti cambia le carte in tavola senza che tu possa farci niente.
Poi ieri ci siamo andati e abbiamo visto un attimo la sua classe e la nuova maestra, ma erano impegnati in giardino con un progetto natura e orto, ci siamo fatti un giretto per la classe vuota, guardato il materiale, letta la guida scolastica (è la prima in cui c' è nello specifico una frasetta in cui dicono di voler prestare particolare attenzione anche a quelli che una signora, ex-insegnante e redattrice della rivista per gli insegnanti, incrociata per caso ai giardinetti all' inaugurazione della scuola di musica, quelli che la signora chiama whizz-kids, cioè bambini che invece di darti preoccupazioni perchè non ce la fanno e hanno bisogno di sostegno, danno preoccupazioni e hanno bisogno di sostegno perchè ce la farebbero un pochino troppo. E io lo so che insisto troppo su questo punto e ormai mi sono scocciata da sola, ma secondo me il problema è proprio quello e la signora in questione di tre nipoti ne ha due che hanno richiesto alla scuola un approccio specifico).
La classe, che dire: sono in 19 (meno che nella classe attuale quindi), 14 femmine e 5 maschi, tutti molto etnici compresa la maestra e mi sono ricordata del primo, catastrofico nido di Ennio nel quartiere popolare accanto al quartiere fighetto in cui abitavamo prima. Che con i genitori che incrociavo non sapevo mai di cosa parlare, ma che ero ogni volta colpita dalla socializzazione dei bambini, molto fisica, molto affettuoso, molto mirata al gruppo.
Che un giorno che Ennio di manco due anni aveva piantato una tragedia di pianti mentre lo stavo per lasciare, e io incintissima e disperata mi ero seduta per terra e l' avevo preso in braccio, così com' ero, senza una maestra che mi si filasse, 3 in una stanza di 20 m2 scarsi a chiacchierare per fatti loro, e una bambina più grande è venuta ad accarezzarselo e dargli i bacetti, un' altra ha trascinato sotto al suo naso una cassetta di costruzioni e si è messa a giocarci invitando altri due bambini a unirsi e a quel punto Ennio interessatissimo si è scordato di piangere e mi ha mollata per giocare con loro mentre una piccolissima già che ha visto che il posto si era liberato mi è venuta in braccio lei.
Ecco, io guardavo quel nido parcheggio con quelle maestre ignoranti, e come dicono gli olandesi, molto ordi, abbreviazione di ordinair, che sta per biondone con 3 cm. di ricrescita, lampadate, con la sigaretta pendula e l' accento burino, e i pantaloni stretch bianchi su un giroculo da 2 metri e i taccazzi in bilico sotto e le unghione smaltate. Che io come tutte le madri con la puzza sotto al naso ci guardo a queste cose, e sapevo che entro il mese saremmo passate all' asilo ariano a 2 minuti da casa, con la maestra eterea steineriana e laureata (l' ho scoperto solo due settimane fa, ma lo sospettavo), il piano pedagogico e i giocattoli di legno, e, ma allora non lo sapevo, una classe di 7 maschi ariani taciturni e sotto i due anni, che ci hanno messo un bel po' a mescolarsi e interagire e meno male che a un certo punto sono arrivate un mucchio di femmine più coccolone e interessate nel prossimo, ma questo è stato il vantaggio di Orso che ci è entrato dopo in quella classe lì, quando il ricambio naturale aveva fatto il suo corso.
Insomma, spero in una classe con una socializzazione più 'mediterranea' e colorata, una maestra capace di improvvisare quando nel mese più piovoso dell' anno hanno il programma in giardino in cui ogni bambino ha un barattolo per misurare la caduta della pioggia e proprio quel giorno lì non piove e hanno però la signora del progetto natura venuta apposta allora con lei si mettono a ripulire dalle erbacce le aiuole, e a me le maestre con capacità d' improvvisazione mi fanno allegria e danno fiducia, e lo so che mi sto arrampicando sugli specchi e cerco di razionalizzare le mie sensazioni di pancia che vi devo dire?
Tanto ne ho parlato già qui.
Tanto, con tutto il mio politically correct del cazzo la prima cosa che ho pensato quando ho visto quella classe, ma proprio la prima, è che non ce ne sembrava essere manco uno con gli occhi azzurri, il contrario esatto della classe attuale. Tanto non me ne sono neanche dovuta vergognare perchè mi sono appena letta Blink! The power of thinking without thinking e mi sono rassegnata al fatto che non ci posso fare niente se ho questi pensieri di primo acchitto, basta che so da dove vengono, che io delle mie reazioni di pancia su argomenti su cui ho studiato volendo mi posso pure fidare, che un mucchio di gente che non si è letta Blink! questa fiducia non ce l' ha e cerca fatti, dati e analisi che poi sonop manipolabili esattamente quanto le reazioni di pancia e del diman non v' è certezza, e che ttè faa na pooora mamme? e insomma, l' abbiamo fatto, non per la prima volta il maschio alfa ha la sensazione che decido io e lui non ha niente da dire, non per la prima volta io trovo che sia un' osservazione ingiusta e soffro in silenzio, visto che io su questa cosa di cambiagli la scuola ci sto studiando dal 2009 e non mi sembra di aver preso decisioni affrettate, e che magari le potessi decidere io le cose, lo avrei fatto a giugno questo passo, cos^`trasferivo anche Ennio senza colpo ferire e invece questa maledetta cosa che le cose vanno studiate e decise in due, anche quando un momento tranquillo resta un' ossimoro e la vita ci insegue, o, che vi devo dire, io specialmente dopo che ho scritto questo mi sento molto più sollevata e così spero anche di chi ha partecipato con affetto degli infiniti patemi e per semplicità fa prima a leggerselo qui come è andata a finire, vero mamma?
Oggi non c' era scuola e i bambini avevano deciso ieri che si sarebbero alzati, preparato il caffè, spremuto le arance, e io mi ero svegliata forse alle 4 e alle 7, dopo aver parlato con il capo, averlo spinto a decidere, aver fatto del lavoro vario per distrarmi, alle 7 sono crollata a dormire, fino a che Orso non si è alzato ma ha deciso di venire a sdraiarsi con me per scaldarsi mentre Ennio faceva la spremuta, e il capo ha annunciato che va bene, visto che poteva lavorare da casa oggi, tanto valeva parlarne a colazione purchè facessi iniziare lui.
"Orso, ma tu che ne diresti se ti cercassimo un' altra scuola?"
"Quale, quella dove sono andato tanto tempo fa un giorno e che mi piaceva tanto, si, si, quella?"
"Quella dove avevano i tappetini per i bambini che si stancano e vogliono sdraiarsi un pochino?" si intromette Ennio.
OK, io sono quella che ieri mattina si è risvegliata alle 5 con una bruttissima sensazione nella pancia che le diceva: ma tu, cosa stai facendo a tuo figlio? Il dubbio del cornuto, lo chiamano, perchè ieri avevamo il colloquio finale con la potenziale nuova scuola.
"No, non è quella scuola che dici tu, perchè è troppo lontana, ma un' altra".
"Bambini è quella dove siamo stati quest' estate con le bimbe e mentre io e la loro mamma siamo andate dentro a vedere voi avete giocato fuori".
"Ah, quella".
No, perché sa solo il cielo quante mattine mi sono svegliata all'alba con il patema, aspettando il momento di parlarne con calma assieme al capo, ma parlarne con calma pare sia un ossimoro, e il poveruomo mica ha solo me e i miei patemi da gestire, ha anche un lavoro che nei momenti salienti della nostra vita gli riempie la testa e i momenti liberi e questo è uno di quei momenti. Anche a giugno lo era.
Insomma, stamattina mi sono svegliata non voglio neanche sapere a che ora, sfogandomi a leggere La Mennulara che ho iniziato ieri sera. che se vogliamo è pure confortante come letteratura. Il capo si è svegliato appresso a me, e a me dispiace fargli pressioni per decidere in questi rari momenti di silenzio, perchè le decisioni ponderate esistono, ma come mi ricorda la saggia Vic le decisioni perfette non esistono perchè oggi decidi in base a the best of your knowledge di quel momento e domani la vita ti cambia le carte in tavola senza che tu possa farci niente.
Poi ieri ci siamo andati e abbiamo visto un attimo la sua classe e la nuova maestra, ma erano impegnati in giardino con un progetto natura e orto, ci siamo fatti un giretto per la classe vuota, guardato il materiale, letta la guida scolastica (è la prima in cui c' è nello specifico una frasetta in cui dicono di voler prestare particolare attenzione anche a quelli che una signora, ex-insegnante e redattrice della rivista per gli insegnanti, incrociata per caso ai giardinetti all' inaugurazione della scuola di musica, quelli che la signora chiama whizz-kids, cioè bambini che invece di darti preoccupazioni perchè non ce la fanno e hanno bisogno di sostegno, danno preoccupazioni e hanno bisogno di sostegno perchè ce la farebbero un pochino troppo. E io lo so che insisto troppo su questo punto e ormai mi sono scocciata da sola, ma secondo me il problema è proprio quello e la signora in questione di tre nipoti ne ha due che hanno richiesto alla scuola un approccio specifico).
La classe, che dire: sono in 19 (meno che nella classe attuale quindi), 14 femmine e 5 maschi, tutti molto etnici compresa la maestra e mi sono ricordata del primo, catastrofico nido di Ennio nel quartiere popolare accanto al quartiere fighetto in cui abitavamo prima. Che con i genitori che incrociavo non sapevo mai di cosa parlare, ma che ero ogni volta colpita dalla socializzazione dei bambini, molto fisica, molto affettuoso, molto mirata al gruppo.
Che un giorno che Ennio di manco due anni aveva piantato una tragedia di pianti mentre lo stavo per lasciare, e io incintissima e disperata mi ero seduta per terra e l' avevo preso in braccio, così com' ero, senza una maestra che mi si filasse, 3 in una stanza di 20 m2 scarsi a chiacchierare per fatti loro, e una bambina più grande è venuta ad accarezzarselo e dargli i bacetti, un' altra ha trascinato sotto al suo naso una cassetta di costruzioni e si è messa a giocarci invitando altri due bambini a unirsi e a quel punto Ennio interessatissimo si è scordato di piangere e mi ha mollata per giocare con loro mentre una piccolissima già che ha visto che il posto si era liberato mi è venuta in braccio lei.
Ecco, io guardavo quel nido parcheggio con quelle maestre ignoranti, e come dicono gli olandesi, molto ordi, abbreviazione di ordinair, che sta per biondone con 3 cm. di ricrescita, lampadate, con la sigaretta pendula e l' accento burino, e i pantaloni stretch bianchi su un giroculo da 2 metri e i taccazzi in bilico sotto e le unghione smaltate. Che io come tutte le madri con la puzza sotto al naso ci guardo a queste cose, e sapevo che entro il mese saremmo passate all' asilo ariano a 2 minuti da casa, con la maestra eterea steineriana e laureata (l' ho scoperto solo due settimane fa, ma lo sospettavo), il piano pedagogico e i giocattoli di legno, e, ma allora non lo sapevo, una classe di 7 maschi ariani taciturni e sotto i due anni, che ci hanno messo un bel po' a mescolarsi e interagire e meno male che a un certo punto sono arrivate un mucchio di femmine più coccolone e interessate nel prossimo, ma questo è stato il vantaggio di Orso che ci è entrato dopo in quella classe lì, quando il ricambio naturale aveva fatto il suo corso.
Insomma, spero in una classe con una socializzazione più 'mediterranea' e colorata, una maestra capace di improvvisare quando nel mese più piovoso dell' anno hanno il programma in giardino in cui ogni bambino ha un barattolo per misurare la caduta della pioggia e proprio quel giorno lì non piove e hanno però la signora del progetto natura venuta apposta allora con lei si mettono a ripulire dalle erbacce le aiuole, e a me le maestre con capacità d' improvvisazione mi fanno allegria e danno fiducia, e lo so che mi sto arrampicando sugli specchi e cerco di razionalizzare le mie sensazioni di pancia che vi devo dire?
Tanto ne ho parlato già qui.
Tanto, con tutto il mio politically correct del cazzo la prima cosa che ho pensato quando ho visto quella classe, ma proprio la prima, è che non ce ne sembrava essere manco uno con gli occhi azzurri, il contrario esatto della classe attuale. Tanto non me ne sono neanche dovuta vergognare perchè mi sono appena letta Blink! The power of thinking without thinking e mi sono rassegnata al fatto che non ci posso fare niente se ho questi pensieri di primo acchitto, basta che so da dove vengono, che io delle mie reazioni di pancia su argomenti su cui ho studiato volendo mi posso pure fidare, che un mucchio di gente che non si è letta Blink! questa fiducia non ce l' ha e cerca fatti, dati e analisi che poi sonop manipolabili esattamente quanto le reazioni di pancia e del diman non v' è certezza, e che ttè faa na pooora mamme? e insomma, l' abbiamo fatto, non per la prima volta il maschio alfa ha la sensazione che decido io e lui non ha niente da dire, non per la prima volta io trovo che sia un' osservazione ingiusta e soffro in silenzio, visto che io su questa cosa di cambiagli la scuola ci sto studiando dal 2009 e non mi sembra di aver preso decisioni affrettate, e che magari le potessi decidere io le cose, lo avrei fatto a giugno questo passo, cos^`trasferivo anche Ennio senza colpo ferire e invece questa maledetta cosa che le cose vanno studiate e decise in due, anche quando un momento tranquillo resta un' ossimoro e la vita ci insegue, o, che vi devo dire, io specialmente dopo che ho scritto questo mi sento molto più sollevata e così spero anche di chi ha partecipato con affetto degli infiniti patemi e per semplicità fa prima a leggerselo qui come è andata a finire, vero mamma?
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domenica 6 novembre 2011
La donna non vuole essere un uomo 1 (traduzione da Joyce Roodnat)
Joyce Roodnat è giornalista per NRC Handelsblad, uno dei maggiori quotidiani olandesi e ha appena pubblicato un libretto edito dall' editore olandese Contact intitolato: Cosa vuole la donna?
Vi traduco una pre-pubblicazione perché dice cose che mi interessano, e infatti domani vedo di procurarmi il testo per intero.
***************
La donna non vuole essere un uomo
Una donna non vuole essere uomo. Questo si sa.
Ma non è così semplice.
Che una donna non voglia essere un uomo, gli uomini proprio non riescono a immaginarselo. Proprio non ce la fanno, non possono crederci e basta. Perché gli uomini non solo decisamente non vogliono essere una donna, gli uomini vogliono soprattutto non essere mai altro da un uomo.
Complicato?
Ma no, basta guardare alle reazioni che ci sono quando qualcuno sceglie le caratteristiche esteriori dell'altro sesso. Le donne che seguono il sentiero della mascolinità non devono contare su troppa comprensione o aiuto. Se una ci prova ad assumere un comportamento maschile, riceve dei commenti sarcastici: che virago. Oppure: guarda guarda, questa li porta lei i calzoni. Oppure: ma che, vuoi avere il mio uccello?
Ma se una donna è talmente consapevole di sé che nonostante tute le opposizioni e il sarcasmo, continua a fare l' uomo, alla fine riesce a ottenere rispetto.
Donne in abito da uomo. Donne che si muovono come un duro. Donne che camminano un pelino a gambe divaricate. Donne che si siedono stravaccandosi, il pube leggermente sollevato.
Donne che non si chinano partendo dai fianchi (aggraziato) ma dal collo (forte). donne che accentuano la larghezza del proprio torace (le spalle) al posto della profondità (seno). Donne che ritengono scontato che in compagnia siano loro a mobilitare l' attenzione, e che ci riescono pure.
Se una donna mascolina di questo tipo è anche testarda, gliela passano. Perché nei fatti vuole qualcosa che chiunque, uomo o donna, si può immaginare. Tutto questo è possibile e già succede da tanto tempo.
Allora le donne vogliono essere un uomo?
Ma no.
Perché quella donna in camicia da boscaiolo fa sottilmente in modo che il suo esser donna sia innegabile. La cravatta nel suo abito maschile la evita, perché le spezza la linea della gola. La cravatta è già un passo troppo lungo, è più qualcosa per le adolescenti giapponesi in uniforme scolastica, e questo appartiene al reparto fantasie erotiche, e non fa parte quindi di quanto stiamo dicendo.
La donna quella tuta da operaio la complementa con un cespuglio di capelli (o di legno, se ce l' ha sottomano) mica da poco. O con una canottierina trasparente. Non si fa mancare un gioiello ben puntato sul colletto aperto della camicia. Una donna in smoking porta i tacchi.
Marlene Dietrich dimostrò come possa diventare infernalmente sexy quell' abito da pinguino chiamato tight. I pantaloni attiravano l' attenzione sulle sue famose gambe (assicurate per un milione di dollari), questo in un' epoca che dubitava della rispettabilità di una donna in pantaloni maschili. Dietrich ha dimostrato chiaramente di desiderarla, l' identità maschile, e che questo erotizza la donna. E questo vale sempre, fino a una donna in boxer.
Ma perché una donna che si comporta e/o traveste da uomo strombazzando contemporaneamente il proprio sesso viene considerata così attraente? La risposta è semplice. Così facendo conferma la convinzione maschile che ognuno, nel profondo del proprio cuore, desideri essere un uomo, anche le donne.
A questo un uomo ci arriva, Era quello che lui pensava già.
Il che chiarisce anche immediatamente perché l' altra faccia della medaglia, l' uomo in abiti femminili, sia una barzelletta. Nella commedia A qualcuno piace caldo (1959) Jack Lemmon e Tony Curtis si fanno passare per donne e la parte migliore è la battuta finale del film: "Nessuno è perfetto". Questo è quello che Jack Lemmon si sente rispondere dopo aver ammesso di non essere una donna, anche se ha addosso una gonna e una parrucca. Lui è un uomo! Ma guarda! Si strappa la parrucca dalla testa e pianta le gambe ben allargate l' una dall' altra. Giusto la gonna non se la tira su, per far vedere il rigonfiamento nelle mutande, ma ci manca veramente poco.
Cosa vuoi che sia, è la risposta stoica. " Nobody's perfect". Fine del film.
Perché questo è così divertente? Perché lui, il machoman innamorato di Marilyn Monroe, viene identificato con una donna, anche quando è dichiaratamente un uomo.
Gli uomini in abiti da donna, gli uomini truccati, con rossetto e fondotinta, qui sembra trovarsi il confine. Questo è tradimento al sesso maschile. Per quanto, a ben vedere, se si tratta di un kilt scozzese, improvvisamente vale come una cosa supermaschia. Profumo e mascara da uomo prendono piede e marcano attualmente l' uomo che piace alle donne.
Per quanto l' esagerazione non è consentita... un uomo effeminato suscita sospetto, non solo da parte degli uomini ma anche delle donne. Gli uomini si sentono minacciati, mentre le donne in prima istanza non lo prendono sul serio.
Se le donne che hanno atteggiamenti maschili possono essere accettate o persino considerate attraenti, l' uomo femminile non lo è direttamente. L' uomo femminile deve prima dimostrare di essere davvero un uomo, indipendente dal fatto se sia omosessuale o etero.
Che una certa parte della scena omosessuale scelga per il body-language femminile ha anche poco a che fare con le donne. Gli omosessuali mica vogliono essere donne, dioliscampi. Esagerano l' eleganza, l' abbigliamento, il trucco e soprattutto la motricità femminile. E lo fanno in un modo che nessuna donna vorrebbe fare proprio, a meno che non stia imitando un gay.
In questo modo gli omosessuali lasciano vedere di essere uomini fuori dal comune. Provocano. Rivendicano il diritto alla differenza, il diritto di essere altro dall'etero. Ma sempre conservando tutto il potere, la forza, la dominanza e altre piacevolezze riservate agli uomini e senza le quali la vita per loro non varrebbe un centesimo.
Si tratta di piacevolezze che alle donne non interessano per niente. Perché le donne approfittano volentieri dell'una e dell'altra parte, ma non vogliono essere un uomo, anche se vedono benissimo i vantaggi che ci sono ad esserlo.
************
Fine prima parte, ne manca un' altra che cercherò di tradurre in settimana, ma mi interessa intanto sentire cose ne pensate voi. Diciamo che mi piace l' approccio e riconosco alcune cose, ma altre mi sembrano tirate un po' per i capelli.
Vi traduco una pre-pubblicazione perché dice cose che mi interessano, e infatti domani vedo di procurarmi il testo per intero.
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La donna non vuole essere un uomo
Una donna non vuole essere uomo. Questo si sa.
Ma non è così semplice.
Che una donna non voglia essere un uomo, gli uomini proprio non riescono a immaginarselo. Proprio non ce la fanno, non possono crederci e basta. Perché gli uomini non solo decisamente non vogliono essere una donna, gli uomini vogliono soprattutto non essere mai altro da un uomo.
Complicato?
Ma no, basta guardare alle reazioni che ci sono quando qualcuno sceglie le caratteristiche esteriori dell'altro sesso. Le donne che seguono il sentiero della mascolinità non devono contare su troppa comprensione o aiuto. Se una ci prova ad assumere un comportamento maschile, riceve dei commenti sarcastici: che virago. Oppure: guarda guarda, questa li porta lei i calzoni. Oppure: ma che, vuoi avere il mio uccello?
Ma se una donna è talmente consapevole di sé che nonostante tute le opposizioni e il sarcasmo, continua a fare l' uomo, alla fine riesce a ottenere rispetto.
Donne in abito da uomo. Donne che si muovono come un duro. Donne che camminano un pelino a gambe divaricate. Donne che si siedono stravaccandosi, il pube leggermente sollevato.
Donne che non si chinano partendo dai fianchi (aggraziato) ma dal collo (forte). donne che accentuano la larghezza del proprio torace (le spalle) al posto della profondità (seno). Donne che ritengono scontato che in compagnia siano loro a mobilitare l' attenzione, e che ci riescono pure.
Se una donna mascolina di questo tipo è anche testarda, gliela passano. Perché nei fatti vuole qualcosa che chiunque, uomo o donna, si può immaginare. Tutto questo è possibile e già succede da tanto tempo.
Allora le donne vogliono essere un uomo?
Ma no.
Perché quella donna in camicia da boscaiolo fa sottilmente in modo che il suo esser donna sia innegabile. La cravatta nel suo abito maschile la evita, perché le spezza la linea della gola. La cravatta è già un passo troppo lungo, è più qualcosa per le adolescenti giapponesi in uniforme scolastica, e questo appartiene al reparto fantasie erotiche, e non fa parte quindi di quanto stiamo dicendo.
La donna quella tuta da operaio la complementa con un cespuglio di capelli (o di legno, se ce l' ha sottomano) mica da poco. O con una canottierina trasparente. Non si fa mancare un gioiello ben puntato sul colletto aperto della camicia. Una donna in smoking porta i tacchi.
Marlene Dietrich dimostrò come possa diventare infernalmente sexy quell' abito da pinguino chiamato tight. I pantaloni attiravano l' attenzione sulle sue famose gambe (assicurate per un milione di dollari), questo in un' epoca che dubitava della rispettabilità di una donna in pantaloni maschili. Dietrich ha dimostrato chiaramente di desiderarla, l' identità maschile, e che questo erotizza la donna. E questo vale sempre, fino a una donna in boxer.
Ma perché una donna che si comporta e/o traveste da uomo strombazzando contemporaneamente il proprio sesso viene considerata così attraente? La risposta è semplice. Così facendo conferma la convinzione maschile che ognuno, nel profondo del proprio cuore, desideri essere un uomo, anche le donne.
A questo un uomo ci arriva, Era quello che lui pensava già.
Il che chiarisce anche immediatamente perché l' altra faccia della medaglia, l' uomo in abiti femminili, sia una barzelletta. Nella commedia A qualcuno piace caldo (1959) Jack Lemmon e Tony Curtis si fanno passare per donne e la parte migliore è la battuta finale del film: "Nessuno è perfetto". Questo è quello che Jack Lemmon si sente rispondere dopo aver ammesso di non essere una donna, anche se ha addosso una gonna e una parrucca. Lui è un uomo! Ma guarda! Si strappa la parrucca dalla testa e pianta le gambe ben allargate l' una dall' altra. Giusto la gonna non se la tira su, per far vedere il rigonfiamento nelle mutande, ma ci manca veramente poco.
Cosa vuoi che sia, è la risposta stoica. " Nobody's perfect". Fine del film.
Perché questo è così divertente? Perché lui, il machoman innamorato di Marilyn Monroe, viene identificato con una donna, anche quando è dichiaratamente un uomo.
Gli uomini in abiti da donna, gli uomini truccati, con rossetto e fondotinta, qui sembra trovarsi il confine. Questo è tradimento al sesso maschile. Per quanto, a ben vedere, se si tratta di un kilt scozzese, improvvisamente vale come una cosa supermaschia. Profumo e mascara da uomo prendono piede e marcano attualmente l' uomo che piace alle donne.
Per quanto l' esagerazione non è consentita... un uomo effeminato suscita sospetto, non solo da parte degli uomini ma anche delle donne. Gli uomini si sentono minacciati, mentre le donne in prima istanza non lo prendono sul serio.
Se le donne che hanno atteggiamenti maschili possono essere accettate o persino considerate attraenti, l' uomo femminile non lo è direttamente. L' uomo femminile deve prima dimostrare di essere davvero un uomo, indipendente dal fatto se sia omosessuale o etero.
Che una certa parte della scena omosessuale scelga per il body-language femminile ha anche poco a che fare con le donne. Gli omosessuali mica vogliono essere donne, dioliscampi. Esagerano l' eleganza, l' abbigliamento, il trucco e soprattutto la motricità femminile. E lo fanno in un modo che nessuna donna vorrebbe fare proprio, a meno che non stia imitando un gay.
In questo modo gli omosessuali lasciano vedere di essere uomini fuori dal comune. Provocano. Rivendicano il diritto alla differenza, il diritto di essere altro dall'etero. Ma sempre conservando tutto il potere, la forza, la dominanza e altre piacevolezze riservate agli uomini e senza le quali la vita per loro non varrebbe un centesimo.
Si tratta di piacevolezze che alle donne non interessano per niente. Perché le donne approfittano volentieri dell'una e dell'altra parte, ma non vogliono essere un uomo, anche se vedono benissimo i vantaggi che ci sono ad esserlo.
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Fine prima parte, ne manca un' altra che cercherò di tradurre in settimana, ma mi interessa intanto sentire cose ne pensate voi. Diciamo che mi piace l' approccio e riconosco alcune cose, ma altre mi sembrano tirate un po' per i capelli.
La fata e il dente e la pasta zia
Stasera si è cenato metà di avanzi e metà no. Mentre per me e il capo facevo un curry thai di verdure avanzate (zucca di halloween, si ancora, cavolfiore posthalloween en 4 melanzanine thai comprate ancora prima del mio viaggio in Italia, facciamo 3 settimane di frigo? Buone come appena colte, signora mia), ai bambini ho fritto dei quadratini della polenta fatta ieri insieme alla prova tecnica di brasato, e intanto che si cuocevano le fettine ho deciso di friggergli con il resto di impasto di pasta zia dolce delle palline.
La pasta zia è un' idea di Lerinni, che mentre cresce un impasto con il lievito lei ci mette accanto una base di pasta madre senza lievito, che cresce con i rimasugli volatili del lievito dell' altra pasta e grazie a questo rinforzo, non è proprio una pasta madre ma una pasta zia, la chiama lei. Solo che io l' ho fatta diversamente. con un impasto messo a lievitare venerdi mattina sabato ho fatto la focaccia: bella, gonfia, con le bollicine, me l' hanno sbafata tutta tra pranzo e cena.
Sulla ciotola dell' impastatrice c' era però avanzato uno strato di pasta molle e appiccicosa, di quelli che da lavare sono rognosissimi e ti intasano pure lo scarico.
Ho riempito così con acqua tiepida un terzo della ciotola, l' ho rimessa a girare fino a che la pasta appiccicaticcia si è sciolta nell' acqua, ci ho aggiunto farina, e poi dell' olio, e poi del latte e altra farina, e il sale, insomma, ho rimesso a lievitare pure quello contando sui resti di lievito presenti nell' appiccicume avanzato. Ha funzionato.
Stamattina Orso ne ha voluto un pezzo tutto suo, che ho messo in un tupperware ed ha continuato a crescere anche lì, toccherà dargli della farina, stasera. Con il resto, non avevo davvero voglia di farci un' altra focaccia (basta, quanta focaccia si può mangiare in questa casa?), ci ho rotto dentro un uovo, ci ho messo dello zucchero di canna ad minchiam e 100 gr. di burro fuso e poi ci volevo fare dei paninetti dolci. Solo che era domenica, l' amichetto ADHD (non sul serio, ma è quello bastardino che ha portato Orso a prendere a martellate la porta del fratello) è rimasto a dormire, e io volevo togliermeli tutti di torno e andare in palestra) insomma, ai paninetti non ho dato il tempo di rilievitare nella forma dei muffin, ho infornato subito e sono venuti buoni, ma un po' mattonosi. Vanno ottimamente per il latte, ma stasera mentre cucinavo mi incombeva sul piano l' impastatrice con il resto appiccicoso dell' impasto dolce, e quello si che aveva rilievitato, ma non avevo tempo e palle di rimettermi a fare la manfrina panini. Così ho messo un pentolino di olio di semi e li ho fritti in palline, serviti spolverati di cannella come secondo (il primo era la fettina preceduta dalla polenta fritta).
"Ma loro, verdura niente?" fa il capo, igienista della domenica sera.
"Massì, gli avevo tirato fuori le carote, guarda lì sopra".
E gli abbiamo sciacquato una carota a testa, che in genere se la tirano fuori dal sacchetto e la sbafano senza manco lavarla.
Crack.
"Mamma, mi è caduto il dente mentre mordevo la carota".
"Ennio, ma veramente" si preoccupa il capo.
"Si, ma gli pendeva da qualche giorno".
"Fa vedere".
(A me sinceramente, così a cena, faceva un po schifo e non ho guardato).
Noi ci perdiamo regolarmente tutti i denti dei figli, e pensare che loro ci terrebbero, mesi fa finalmente ne ho messi alcuni at random in uno scatolino di legno delizioso (insieme al dente del giudizio estratto al capo 20 anni fa il mese dopo che io ero tornata in Italia e che lui mi aveva mandato come pegno d' amore, salvo che poi per telefono mi è toccato esaminarlo per capire se ci mancava un pezzo, visto che gli faceva male la gengiva e si cercava di capire se se ne fosse staccato un pezzetto durante l' estrazione, poi uno dice che mi fanno schifo i denti dei figli, ma ho anche tutta questa roba feticistica che si, è un pezzetto di chi amo, insomma, me li perdo per non fare la scelta di buttarli, evidentemente), con su "il mio primo dentino" che stava in un pacco di roba pubblicitaria che rifilano alle madri incinte, che stanno rincoglionite e si iscrivono a tutto, per fidelizzarle a prodotti come l' olio per neonati (quello giallo, buttato tutto perchè a Ennio peggiorava l' eczema), pannolini e salviettine di marca (mai adottati, noi eravamo per il marchio privato dell' etos che costava un terzo di meno), un CD sponsorizzato da un latte in polvere di canzoni per bambini, bellissimo, peccato ce lo siamo persi, è stata la cosa in assoluto più utile e gradita, e lo scatolino, inutilizzato per anni perchè io ad archiviare le cose proprio non ci sono portata.
"Ma gli date i soldi?" si informa Orso. (Contanti o assegno, mi chiedo oziosamente in silenzio). "Ennio, tu metti il dente in una scatolina, la metti sotto al cuscino e stanotte mamma e papà ti lasciano un soldo".
Ah, ecco, non ci credono più.
"Ma io il mio dente lo voglio".
"Allora ti diamo i soldi adesso e via".
Labbruccio tremulo:
"Ma... ma... la fata del dente?"
Oddio, lo sapevo che Orso sarebbe stato il primo a scoprirci su tutto e fra manco un mese è pure Sinterklaas e chissà che altre scoperte esistono.
"Mamma, ma la fata del dente esiste?"
"Ma no, sono loro", fa Orso.
Il resto si perde in una roba indefinita e vaga di latte tiepido prima di dormire, ripetute domande se hanno davvero mangiato e la cena si può considerare chiusa o vogliono qualcosa. Lasciamo cadere, ecco.
'Io voglio la pappa di cereali", fa Orso.
"No, Orso, quella no, o il latte all' anice o niente".
"Ma l' ho provato e non mi piace, bleah".
Poi a letto mi informo:
"Orso, ma la fata del dente esiste?"
"No".
"Perchè lo pensi?"
"Perchè gli elfi e le fate non esistono e neanche i topolini che portano la moneta e poi con quattro denti fanno un palo della luce, l' ho visto in un film ma non ricordo dove. Mi racconti una storia di Gesù?"
E allora visto l' andazzo, decido per una storia dai vengeli apocrifi, quella in cui Gesù da bambino fa degli uccellini di argilla, così belli, che un altro bambino si arrabbia perchè i suoi fanno schifo e glieli vuole schiacciare, ma Gesù batte le mani spaventato e fa: scappate e quelli diventano vivi e volano via.
Che con questo andazzo tra il reale e fantastico, l' apocrifo è l' unica via che mi dà un certo conforto.
La pasta zia è un' idea di Lerinni, che mentre cresce un impasto con il lievito lei ci mette accanto una base di pasta madre senza lievito, che cresce con i rimasugli volatili del lievito dell' altra pasta e grazie a questo rinforzo, non è proprio una pasta madre ma una pasta zia, la chiama lei. Solo che io l' ho fatta diversamente. con un impasto messo a lievitare venerdi mattina sabato ho fatto la focaccia: bella, gonfia, con le bollicine, me l' hanno sbafata tutta tra pranzo e cena.
Sulla ciotola dell' impastatrice c' era però avanzato uno strato di pasta molle e appiccicosa, di quelli che da lavare sono rognosissimi e ti intasano pure lo scarico.
Ho riempito così con acqua tiepida un terzo della ciotola, l' ho rimessa a girare fino a che la pasta appiccicaticcia si è sciolta nell' acqua, ci ho aggiunto farina, e poi dell' olio, e poi del latte e altra farina, e il sale, insomma, ho rimesso a lievitare pure quello contando sui resti di lievito presenti nell' appiccicume avanzato. Ha funzionato.
Stamattina Orso ne ha voluto un pezzo tutto suo, che ho messo in un tupperware ed ha continuato a crescere anche lì, toccherà dargli della farina, stasera. Con il resto, non avevo davvero voglia di farci un' altra focaccia (basta, quanta focaccia si può mangiare in questa casa?), ci ho rotto dentro un uovo, ci ho messo dello zucchero di canna ad minchiam e 100 gr. di burro fuso e poi ci volevo fare dei paninetti dolci. Solo che era domenica, l' amichetto ADHD (non sul serio, ma è quello bastardino che ha portato Orso a prendere a martellate la porta del fratello) è rimasto a dormire, e io volevo togliermeli tutti di torno e andare in palestra) insomma, ai paninetti non ho dato il tempo di rilievitare nella forma dei muffin, ho infornato subito e sono venuti buoni, ma un po' mattonosi. Vanno ottimamente per il latte, ma stasera mentre cucinavo mi incombeva sul piano l' impastatrice con il resto appiccicoso dell' impasto dolce, e quello si che aveva rilievitato, ma non avevo tempo e palle di rimettermi a fare la manfrina panini. Così ho messo un pentolino di olio di semi e li ho fritti in palline, serviti spolverati di cannella come secondo (il primo era la fettina preceduta dalla polenta fritta).
"Ma loro, verdura niente?" fa il capo, igienista della domenica sera.
"Massì, gli avevo tirato fuori le carote, guarda lì sopra".
E gli abbiamo sciacquato una carota a testa, che in genere se la tirano fuori dal sacchetto e la sbafano senza manco lavarla.
Crack.
"Mamma, mi è caduto il dente mentre mordevo la carota".
"Ennio, ma veramente" si preoccupa il capo.
"Si, ma gli pendeva da qualche giorno".
"Fa vedere".
(A me sinceramente, così a cena, faceva un po schifo e non ho guardato).
Noi ci perdiamo regolarmente tutti i denti dei figli, e pensare che loro ci terrebbero, mesi fa finalmente ne ho messi alcuni at random in uno scatolino di legno delizioso (insieme al dente del giudizio estratto al capo 20 anni fa il mese dopo che io ero tornata in Italia e che lui mi aveva mandato come pegno d' amore, salvo che poi per telefono mi è toccato esaminarlo per capire se ci mancava un pezzo, visto che gli faceva male la gengiva e si cercava di capire se se ne fosse staccato un pezzetto durante l' estrazione, poi uno dice che mi fanno schifo i denti dei figli, ma ho anche tutta questa roba feticistica che si, è un pezzetto di chi amo, insomma, me li perdo per non fare la scelta di buttarli, evidentemente), con su "il mio primo dentino" che stava in un pacco di roba pubblicitaria che rifilano alle madri incinte, che stanno rincoglionite e si iscrivono a tutto, per fidelizzarle a prodotti come l' olio per neonati (quello giallo, buttato tutto perchè a Ennio peggiorava l' eczema), pannolini e salviettine di marca (mai adottati, noi eravamo per il marchio privato dell' etos che costava un terzo di meno), un CD sponsorizzato da un latte in polvere di canzoni per bambini, bellissimo, peccato ce lo siamo persi, è stata la cosa in assoluto più utile e gradita, e lo scatolino, inutilizzato per anni perchè io ad archiviare le cose proprio non ci sono portata.
"Ma gli date i soldi?" si informa Orso. (Contanti o assegno, mi chiedo oziosamente in silenzio). "Ennio, tu metti il dente in una scatolina, la metti sotto al cuscino e stanotte mamma e papà ti lasciano un soldo".
Ah, ecco, non ci credono più.
"Ma io il mio dente lo voglio".
"Allora ti diamo i soldi adesso e via".
Labbruccio tremulo:
"Ma... ma... la fata del dente?"
Oddio, lo sapevo che Orso sarebbe stato il primo a scoprirci su tutto e fra manco un mese è pure Sinterklaas e chissà che altre scoperte esistono.
"Mamma, ma la fata del dente esiste?"
"Ma no, sono loro", fa Orso.
Il resto si perde in una roba indefinita e vaga di latte tiepido prima di dormire, ripetute domande se hanno davvero mangiato e la cena si può considerare chiusa o vogliono qualcosa. Lasciamo cadere, ecco.
'Io voglio la pappa di cereali", fa Orso.
"No, Orso, quella no, o il latte all' anice o niente".
"Ma l' ho provato e non mi piace, bleah".
Poi a letto mi informo:
"Orso, ma la fata del dente esiste?"
"No".
"Perchè lo pensi?"
"Perchè gli elfi e le fate non esistono e neanche i topolini che portano la moneta e poi con quattro denti fanno un palo della luce, l' ho visto in un film ma non ricordo dove. Mi racconti una storia di Gesù?"
E allora visto l' andazzo, decido per una storia dai vengeli apocrifi, quella in cui Gesù da bambino fa degli uccellini di argilla, così belli, che un altro bambino si arrabbia perchè i suoi fanno schifo e glieli vuole schiacciare, ma Gesù batte le mani spaventato e fa: scappate e quelli diventano vivi e volano via.
Che con questo andazzo tra il reale e fantastico, l' apocrifo è l' unica via che mi dà un certo conforto.
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l'uomo è quello che mangia,
Piezz' e core
giovedì 3 novembre 2011
Considerazioni orsesche sulla paternità
Stasera il capo alle 16 doveva tornare per far mettere le gomme invernali alla macchina e Ennio dalle 17.15 alle 18 aveva una lezione aperta a due genitori, ma no ai fratelli piccoli, al coro. Il coro sta esattamente dall' altro lato della città, quindi l; idea era di andare, ascoltare, andarcene a cenare da Antonio a Casa Di Maggio, la rosticceria più favolosa e nuova che ci sia in Surinamestraat 40 e andare a riprenderci Ennio alle 19.30 con una pizza appresso, che tanto solo quella si mangiano i miei figli lì.
E Orso ha spiato la lezione per i genitori dalla finestrina sul corridoio, accogliendomi piangendo per l' esclusione quando siamo usciti:
"e io non sapevo dove eravate e vi ho cercati dappertutto e poi non potevo entrare e mi avete lasciato solo" e io lo sapevo benissimo che la cosa per cui si è sentito escluso non eravamo noi che stavamo a sentire, ma erano quegli altri che stavano a cantare, e lui non più. It builds charachter, dicono gli americani.
Che poi Juf Emma mi ha fermata per le scale per dirmi che hanno avuto una qualche forma di miscomunicazione perchè lei aveva appena stabilito con Orso il codice segreto per farlo stare attento a lezione senza doverlo sempre richiamare e il giorno dopo le colleghe le comunicano: no, è fuori dal coro. Ho consolato anche lei.
Poi siamo andati da Antonio, abbiamo convinto Orso che se mangiava prima la pizza poi gli compravamo i bucaneve che gli prendo sempre lì, noi ci siamo mangiati due sfincioni favolosi e due arancini e ci siamo divisi questa delizia di tonno con crosta di semi di finocchio con insalata di arancia e olive nere e subito dopo di noi il negozio si è affollato con un signore con cucciolo nel marsupio e un figlio molto più grande, un ragazzone con la faccia da pischellone, che si sono presi la sedia avanzata nel nostro tavolo e mentre aspettavano l' ordinazione parlavano, il padre a momenti controllava il piccolo, e io lo controllavo anch' io chiedendomi se non avesse caldo e se non era il caso di togliergli un cappello col paraorecchie rivestito di pelo che per la giornata era francamente esagerato, figuriamoci poi dentro.
E Orso finisce la pizza e a voce altra, mentre se ne stanno andando si chiede:
"Ma anche i gay possono avere un bambino?"
"Ma certo", facciamo noi genitori progressisti.
"Si, ma non nel senso che gli esce dalla pancia?"
"No, quello no, quello devono trovare una donna che gli presta la sua di pancia. Però io conosco un signore che ha un blog e lui e suo marito l' hanno trovata in America una signora che gliel' ha prestata e adesso hanno un bambino".
Al capo però è venuto da ridere sotto ai baffi da quando ha detto la parola gay.
Orso, il mio figlio osservatore che tira le conclusioni di quello che vede. Mi chiedo se il signore con il marsupio ci ha sentiti, la mia di ipotesi era quella del secondo nido con serata dedicata ai figli di primo letto e conseguente giro in rosticceria. Ma le dinamiche gastronomiche dei genitori di figli quasi adulti separati mi sembra presto per condividerle con i figli.
E Orso ha spiato la lezione per i genitori dalla finestrina sul corridoio, accogliendomi piangendo per l' esclusione quando siamo usciti:
"e io non sapevo dove eravate e vi ho cercati dappertutto e poi non potevo entrare e mi avete lasciato solo" e io lo sapevo benissimo che la cosa per cui si è sentito escluso non eravamo noi che stavamo a sentire, ma erano quegli altri che stavano a cantare, e lui non più. It builds charachter, dicono gli americani.
Che poi Juf Emma mi ha fermata per le scale per dirmi che hanno avuto una qualche forma di miscomunicazione perchè lei aveva appena stabilito con Orso il codice segreto per farlo stare attento a lezione senza doverlo sempre richiamare e il giorno dopo le colleghe le comunicano: no, è fuori dal coro. Ho consolato anche lei.
Poi siamo andati da Antonio, abbiamo convinto Orso che se mangiava prima la pizza poi gli compravamo i bucaneve che gli prendo sempre lì, noi ci siamo mangiati due sfincioni favolosi e due arancini e ci siamo divisi questa delizia di tonno con crosta di semi di finocchio con insalata di arancia e olive nere e subito dopo di noi il negozio si è affollato con un signore con cucciolo nel marsupio e un figlio molto più grande, un ragazzone con la faccia da pischellone, che si sono presi la sedia avanzata nel nostro tavolo e mentre aspettavano l' ordinazione parlavano, il padre a momenti controllava il piccolo, e io lo controllavo anch' io chiedendomi se non avesse caldo e se non era il caso di togliergli un cappello col paraorecchie rivestito di pelo che per la giornata era francamente esagerato, figuriamoci poi dentro.
E Orso finisce la pizza e a voce altra, mentre se ne stanno andando si chiede:
"Ma anche i gay possono avere un bambino?"
"Ma certo", facciamo noi genitori progressisti.
"Si, ma non nel senso che gli esce dalla pancia?"
"No, quello no, quello devono trovare una donna che gli presta la sua di pancia. Però io conosco un signore che ha un blog e lui e suo marito l' hanno trovata in America una signora che gliel' ha prestata e adesso hanno un bambino".
Al capo però è venuto da ridere sotto ai baffi da quando ha detto la parola gay.
Orso, il mio figlio osservatore che tira le conclusioni di quello che vede. Mi chiedo se il signore con il marsupio ci ha sentiti, la mia di ipotesi era quella del secondo nido con serata dedicata ai figli di primo letto e conseguente giro in rosticceria. Ma le dinamiche gastronomiche dei genitori di figli quasi adulti separati mi sembra presto per condividerle con i figli.
I nuovi corsi di vino di novembre e dicembre

Io sto veramente bene quando mi si da o mi do qualcosa da fare. Ecco qui allora in breve l'agenda dei miei prossimi corsi sui vini italiani, partendo dalla mia regione preferita dal punto di vista eno-gastronomico, il Piemonte. Sono stati infatti i vini piemontesi a farmi capire, anni fa, cosa di buono ci possa essere in un vino e temo mi abbiano segnata per sempre, perché se è vero che esistono due scuole filosofiche in enologia, tra quelli che sono per il sangiovese e quelli che sono per il nebbiolo, io sono indiscutibilmente e perdutamente per il nebbiolo, comunque lo vogliano chiamare quelli che lo fanno *lo chiamano anche Spanna, Chiavennasca, Picultener o altro, contenti loro).
Per carità, i migliori corsi che ho fatto negli ultimi due anni, quelli proprio a furor di popolo, sono stati quelli sui vini a base di sangiovese, perché applico la tecnica di mia madre con il pesce. Mia madre odia l'odore del pesce e per farselo piacere da volerlo mangiare anche lei, ci cucina delle cose eccezionali. Ecco, io a furia di sviscerare in modo consequenziale ed analitico quello che ci si può fare con il sangiovese in lezioni da est a ovest (e finiamo con il Morellino di Scansano che io amo più di tutti) negli scorsi due anni sono riuscita a farmelo piacere. Ma a questo giro datemi il nebbiolo (me l' hanno dato, e qui ringrazio di cuore i produttori del Consorzio del Moscato d' Asti, persone deliziose una a una, che mi hanno fatto assaggiare e mi hanno raccontato tutti i vini che fanno, come vi riferirò a mia volta).
Che poi, nebbiolo, nebbiolo, ma mica c' è solo il nebbiolo in Piemonte. Che i bianchi del Piemonte, solo per i nomi che hanno (Erbaluce di Caluso, Arneis, Favorita, Cortese, mica come noi in Abruzzo Passerina, Pecorino, non c'è gioco) ma anche per il sapore sono la destinazione enologica in cui spendo più volentieri i miei soldi. Ma parliamo della Barbera, del Barbaresco, del Dolcetto, che non è per niente un vino dolce, se per caso stavate pensando al contrario. E se proprio vogliamo parlare di vini dolci, allora datemi un Brachetto, un Moscato che proprio non riesci ad ubriacartici neanche con molta buona volontà (specie se ci mangi quei pasticcini alla nocciola che sembrano amaretti morbidi, ma è proprio un' altra razza).
Ecco, tutto questo per dire che fra poco parto con le lezioni sui vini del Piemonte e due sono lezioni con cena perché è da quando i miei non hanno più l' albrgo che non ho più modo di cucinarmi un bel brasato come Cristo comanda e come dico io (e come me l'ha insegnato lo chef Giovanni, un caratteraccio quell' uomo, ma sapeva cucinare queste robe qui del nord ovest), ed è proprio ora di farlo.
E qui lo ripeto, ma basta andarsi a rivedere i miei post piemontesi dall' ottobre scorso all' indietro, se un giorno dovessi rifarmi una vita in Italia ecco, io e il capo il Piemonte ce l' abbiamo in cima alla lista.
Quindi, annotatevi:
- 18 novembre dalle 19.30 alle 22.30 I vini delle Langhe con cena

- 25 novembre dalle 18.30 alle 21 Masterclass I vini dell'Astigiano, cucina Antonella Barbella, presso l' Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam
- il 2 dicembre, sempre la lezione con cena sui Vini del Monferrato dalle 19.30 alle 22.30
- 18 dicembre Dolcezze d' inverno dalle 18 alle 20, che di domenica pomeriggio ci sta tutta una lezione su vini allegri e festevoli come il Brachetto, il passito di Erbaluce, e quelle belle bollicine allegre del Moscato, accompagnate da dolcetti e tortine (vi faccio la mia versione austroungarica con crema al burro di mia nonna Helena della torta alle nocciole, e pure per quest'anno abbiamo sfidato il diabete)
- e nel mentre, il 9 dicembre mi sposto dal Piemonte per passare ai Vini del Vulcano, una classe amatissima con i vini scelti da Peter Smit di Eck en Maurick e da Piet Dooijewaard della Dooijewaard in Wijnen, che me li fanno pagare, come no, ma anche loro li valgono tutti. E con le brevissime giornate che precedono il solstizio, il calore vulcanico ci vuole tutto anche lui. E a parte i vini, ci costruiamo intorno una signora cena.
A parte per la Masterclass, per le altre lezioni ho pochi posti, quindi se vi interessa, anche come regalo di Sinterklaas o di Natale, fatemelo sapere su barbara@madrelingua.com.
PS: ho cambiato le ultime due date perchè mi ero incartata, quelle qui sopra sono quelle giuste.
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cosa succede ad Amsterdam,
l'uomo è quello che mangia
mercoledì 2 novembre 2011
Mens sana in corpore sano
Venerdì notte mi hanno svegliata i dolori alla gamba e piede destri. Crampi, non potevo poggiarci sopra il peso. Da allora o mi riposo o ho i crampi, ieri a un certo punto camminavo tutta storta che alle mie amiche facevo pena. Solo le birkenstok attenuano un po' (mi permettono di girare per casa), altre scarpe mi ammazzano. Si è capito cos' è? Boh. La tirocinante del mio medico mi ha detto di andare dal fisio.
Ho provato ad andare a comprare qualcosa di meglio e più invernale delle birken nel negozio dell' ex-campionessa di atletica che anni fa ci ha fatti camminare, esaminati e misurati prima di venderci le migliori scarpe da corsa e da squash della nostra vita. Solo che stavolta c' erano due sbarbi, uno dei due rientrato con in mano il sacchetto del pranzo ed ha fatto prima a consigliarmi un paio di solette da 17 euro e vedere come va, che rischiare che gli si raffreddasse il panino se doveva vendermi un paio di scarpe (prezzi da 120 euri in su, ma li avrei spesi volentieri se me li avesse consigliati lei).
Poi ho passato il pomeriggio ad aiutare santosuocero e cognatoscapolo a smontare la cucina nella nuova casa di Marina, che gliene serve una più bassa e preferibilmente non blu e grigia e capisco da me che scendere in tre un piano da lavoro in pietra di 2,5 metri per 4 piani di scale e poi precipitarsi a casa in tram e a piedi per ritirare i figli in tempo, tra un crampo e l' altro, forse non è il modo migliore per farseli passare.
Ovvio che se mi sveglio presto per il fastidio al plantare, poi penso. E penso male. E salto l' appuntamento con la psicologa.
E mi chiedo in cosa sbaglio se non riesco a farmi prendere sul serio su quel paio di cose a cui tengo. Tipo la scuola del figlio, o gli orari e l' impegno per attività intra ed extralavorative. Tipo che tutto quello su cui sputo sudore, lacrime e sangue, due anni dopo lo fa qualcun altro ed è un genio, lo propongo io due anni prima e sono trasparente.
E mi chiedo se devo lavorarci sopra o semplicemente lasciar perdere le cose e le persone che non mi prendono sul serio e dedicarmi un po' di più e un po' meglio a chi invece - e ce ne sono abbastanza da riempirmi un paio di vite - lo fa spontaneamente.
Di cosa mi stanno parlando esattamente i crampi?
Tante domande, poche risposte, qualcuno conosce un fisio affidabile?
Ho provato ad andare a comprare qualcosa di meglio e più invernale delle birken nel negozio dell' ex-campionessa di atletica che anni fa ci ha fatti camminare, esaminati e misurati prima di venderci le migliori scarpe da corsa e da squash della nostra vita. Solo che stavolta c' erano due sbarbi, uno dei due rientrato con in mano il sacchetto del pranzo ed ha fatto prima a consigliarmi un paio di solette da 17 euro e vedere come va, che rischiare che gli si raffreddasse il panino se doveva vendermi un paio di scarpe (prezzi da 120 euri in su, ma li avrei spesi volentieri se me li avesse consigliati lei).
Poi ho passato il pomeriggio ad aiutare santosuocero e cognatoscapolo a smontare la cucina nella nuova casa di Marina, che gliene serve una più bassa e preferibilmente non blu e grigia e capisco da me che scendere in tre un piano da lavoro in pietra di 2,5 metri per 4 piani di scale e poi precipitarsi a casa in tram e a piedi per ritirare i figli in tempo, tra un crampo e l' altro, forse non è il modo migliore per farseli passare.
Ovvio che se mi sveglio presto per il fastidio al plantare, poi penso. E penso male. E salto l' appuntamento con la psicologa.
E mi chiedo in cosa sbaglio se non riesco a farmi prendere sul serio su quel paio di cose a cui tengo. Tipo la scuola del figlio, o gli orari e l' impegno per attività intra ed extralavorative. Tipo che tutto quello su cui sputo sudore, lacrime e sangue, due anni dopo lo fa qualcun altro ed è un genio, lo propongo io due anni prima e sono trasparente.
E mi chiedo se devo lavorarci sopra o semplicemente lasciar perdere le cose e le persone che non mi prendono sul serio e dedicarmi un po' di più e un po' meglio a chi invece - e ce ne sono abbastanza da riempirmi un paio di vite - lo fa spontaneamente.
Di cosa mi stanno parlando esattamente i crampi?
Tante domande, poche risposte, qualcuno conosce un fisio affidabile?
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