lunedì 14 settembre 2009

Ricetta: insalata di rape rosse

Le rape rosse, dice mia mamma, fanno benissimo, ma non le mangiamo mai. Poi ieri le ho comprate, tagliete in blocchetti e le ho condite con:

1 cucchiaino di salsa di rafano (fa tanto bene pure quella)
2 cucchiai di panna acida (1 di pana e uno di yogurth greco va pure)
2 cipolline tagliate ad anellini.

Adesso me ne sono avanzate due, il capo mi sta spaventosamente tra i piedi e non posso attaccare il giardino, gli ho quindi proposto un pranzetto con:

le due rape avanzate a cubetti,
un barattolo di ceci lavati e sgocciolati
il resto delle cipolline ad anelli
sale e olio, forse una puntina di aceto

Vediamo cosa succede.

Smemorata

Il bello è che Orso ultimamente di punto in bianco comincia a farmi tanti ragionamenti carini, ma io me li scordo prima di segnarmeli.

Tipo domenica in bagno, che il bagno a casa nostra è un luogo pubblico di passaggio indipendentemente da chi ci sta facendo cosa. In piena attivita mintoria mi ritrovo accanto Orso che mi annuncia:
"Anch'io devo fare pipì, la faccio nel bidet?"
"No, aspetta, serve a me, ho fatto".

Ispeziona il water, incerto se tirare l'acqua o no, con il dito sul pulsante.

"Devo vedere se puzza", spiega. "Perché anche le persone (Orso divide il mondo in bambini e persone, abbreviato di persone grandi) sentono la puzza, solo che il mio collo è corto e allora io la sento prima".

Ineccepibile. Urge però progettazione cum installazione del bagno delle femmine o quanto prima divento stitica (il problema del bagno dei maschi, nostro unico bagno completo al momento, è che ci deve ripassare il falegname per mettere il vetro alla finestra sopra la porta e sistemare un paio di dettagli minori della porta stessa. Propendo per una serratura a codice numerico).

Stamattina invece si è svegliato relativamente bene, relativamente contento (mentre il fratello faceva il cadavere di Lazzaro prima che arrivasse Gesù nel mio letto, dove ha dormito stanotte sconquassato dalla tosse) e stava finendo di vestirsi da solo, reggendo con aria attenta le mutande.
"Prima devi aprirle, così" spiegava "Tutti devono imparare a mettersi bene le mutande. Tranne i neonati, perché loro hanno il pannolino".

Poi ci si è incartato con i piedi, si è arrabbiato, ha cominciato a litigarci e ho dovuto intervenire tenedogliele io.

A quel punto ho trascinato Lazzaro in pigiama davanti alla pappa di avena sperando che si svegliasse e sissignore, ce l'ha fatta il nostro eroe.

Madri di figli più grandi, vi prego aiutatemi a reggere: ma a che età cominciano a vestirsi da soli prima di andare a scuola? No, perché sullo svegliarli e tirarli giù dal letto con la gru tutte le sante mattine ormai mi sono messa l'anima in pace, ma mi chiedo, ipoteticamente: è possibile creare una situazione in cui loro si alzano, vanno al bango per conto loro (l'acqua, devo dire, la tirano già da soli) e si vestono da soli, poi fanno il caffé è me lo portano a letto? No, per dire, so di gente che ha insegnato al gatto ad usare il water. Magari riesco anch'io a riappropriarmi delle mie mattine pigre prima della loro maggior età, sennò che l'ho scelta a fare la libera professione?

domenica 13 settembre 2009

Orsococcole

Ennio stanotte ha dormito dall'amichetto J. che oggi viene al cinema con noi, mentre io per giustificare la prima riunione/prova della stagione, che stavo per ritirami tutta la settimana, cioè, io mi sento come mi sento, ce la farò mai a rimettere mano a una produzione? (Si, ce la farò, è stata la conclusione. Ma stavolta ce la prendiamo con calma, solo il grupetto collaudato dei 4 che ci autogestiamo, e basta gestire tremila esterni) mi sono dovuta portare dietro Orso su ingiunzione del capo.

Con la borsa piena di perline da infilare, un librino carino, MM's e copioni siamo partiti ed è stato bravissimo. Ha disegnato, infilato, letto no, ma giocato con una pallina da ping pong e soprattutto mi è stato spalmato addosso tranquillo un sacco di tempo a darci i bacetti. con la promessa del gelato buonissimo alla fine, che come so motivare io la gente (a volte), veramente mi meraviglio di me stessa.

Torno a casa con l'ordine di ridurre e sistemare un brano su una fatticchiera che era troppo lungo e dispersivo, ma soprattutto di riprendere il mio vecchio manuale della fattucchiera e farne un pezzo teatrale. E lo farò volentierissimo.

E torno carica di scrocchi, un pigiama e una canottiera nuovi per Orso e cosine varie dell'HEMA. Mai visto un bambino così contento per un pigiama nuovo.

"Ho un pigiama bellissimo, ma quant'è bello il mio pigiama" trillava mentre si infilava il sopra.
"Oh, guarda, ha persino i pantaloni uguali" mentre si infilava il sotto, che in effetti tutti i igiamo sono degli spezzati, ma questo no.

Poi mamma si è fatta un pisolo, poi siamo usciti per andare ad un'inaugurazione di casa nuova appena fuori Amsterdam, qui vicino, preticamente fuori dalla tangenziale.

Cioè, l'idea era di uscire presto, andare al centro di giardinaggio a comprare quei 20 sacchi di terra che mi servono ed un regalino giardinesco ai neo-traslocati, solo che l'autostrada era bloccatissima. Allora siamo arrivati puntualissimi e a mani vuote. E ci siamo divertiti un sacco con Orso che si è arrampicato su un paio di alberi e faceva l'assistente al BBQ e tanti altri bambini e genitori.

Poi a sera, mentre lo mettevo a letto (si è scoperto che il capo si è abbioccato sul letto di Ennio proprio mentre stavamo uscendo, e io che pensavo fosse uscito per fare qualche spesa al volo) abbiamo fatto quel bel rituale appreso da un papà blogger, di raccntarci la cosa più bella e la cosa più brutta della giornata.

"La più bella è che stamattina sono veuto con te alla tua scuola. La più brutta che Ennio sta da J." (e io no, sarà stato il sottotitolo).

"Anche per me la più bella è stata che siamo stati insieme tutto il giorno e la più brutta che c'erano le code in autostrada."

Poi ci ha raggiunti nel lettone che non voleva stare da solo:
"Sai papà, la cosa che mi è piaciuta di meno oggi è stata la coda in autostrada".

Poi si è addormentato, poi il capo lo ha riportato sopra nel lettone di Ennio e ha dormito con lui stanotte e io da sola giù.

Tutto questo mi ricorda una vecchia rivista dell'IKEA con un articolo riservato ai letti che esordiva dicendo che i bambini di notte vanno a spasso e che nessuno si sveglia mai nel proprio letto. ecco, uguale. mi sa che quando prima appendo delle amache.

venerdì 11 settembre 2009

Tenerezze e coccole

È un periodo che Ennio si rivolge a me chiamandomi Bellezza. Mamma e Barbara sono anche intercambiabili, come raccontavo, ma adesso mi chiama bellezza, mi da i bacetti ed è generalmente coccoloso e appiccicoso.

Diciamo che so da dove viene, io chiamo un po' tutti bello, bella ecc. Mio fratello è belva. Sul mostro invece reciprochiamo. Bellezza mi ci chiama il capo, a volte. Insomma, il bimbo ha capito l'andazzo. Gli ho spiegato che mi piace moltissimo e che deve ricordarsi che piace un po' a tutte le donne sentirsi fare i complimenti (specie da un bonazzo come lui, aggiungo di nascosto).

Però rimane una cosa per me, gli avevo suggerito di provarci con qualche maestra a scuola o al doposcuola e vedere l'effetto che fa ma si è vergognato mentre glielo dicevo. Bene, ho l'esclusiva.

Di tenerezze ne ho tutto il bisogno possibile perché sono un po' giù. Motivi al limite ce ne sarebbero, ma sempre i soliti, stanchezza, casa che sembra la fabbrica di san Pietro, però incasinata, stress generale, il libro che ieri lo abbiamo corretto per telefono un pezzo e oggi andava in stampa e manco so quale sarà il titolo definitivo. Che è come un figlio che esce di casa, se mi posso permettere il paragone. Non ce l'ho più in mano io, adesso vive di vita propria.

Le paturnie strisicanti che l'inverno scorso mi hanno fatto patire tanto, non vorrei si ripresentassero (e si, dovrei davvero andare dall'amica agopunturista finché è gratis).

Insomma, sono arrivata a casa di Laura a riprendermi i panni stirati (dio continui a benedirla) e mi sono messa a piangere in cucina, mentre mi faceva una camomilla, un po' zompettando sul piede non ingessato, un po' spostando in giro le stampelle. Poi mi ha spalmato un toast di formaggino e mi ha tagliato a metà degli acini d'uva per metterceli sopra, una combinazione mai vista, e mi ha fatto delle tartinette bianche e verdi.

Che dire, mi sono subito rasserenata: che di gente che mi spacca il capello in quattro ne ho sempre avuta assai come tutti, ma un'amica che mi spacca gli acini d'uva in due, vuoi che non apprezzi lo sforzo?

No, per dire, sono così stravolta che per due giorni di seguito sono arrivata dal contattologo per il controllo dele lenti nuove, ed entrambe le volte non le avevo addosso. Mi ricordavo l'appuntamento ma non di mettermi le lenti.

Per fortuna domenica il capo ci porta tutti al cinema.

giovedì 10 settembre 2009

Ben Ryé 2007

Il passito di Pantelleria è forse il primo vino di cui ho avuto coscienza di aver assaggiato da bambina, e di ricordarmi che mi fosse piaciuto.

Poi oggi alla fine di una giornata lunga e trafficata in cui ho fatto in tutto 98 km. per andarmi a raccattare dei mattoncini decorativi per il giardino, che i quantitativi che servono a me non me li vende nessuno, tanto sono pochi, però mi riesce benissimo farmeli regalare da chi gli avanzano;

e ho dovuto affittare una station che però vicino casa mia non c'era e me la sono andata a prendere in centro;

e domani c'è la giornata di studio delle maestre quindi i bambini non vanno a scuola, mentre il capo aveva una cena di lavoro;

e allora scaricati i mattoncini a casa, caricata la bici di Ennio abbiamo deciso di cenare in centro ai magazzini Hema (che poi per strada sono diventati uno snack bar turco), facendoci a piedi e in bici dal Brouwersgracht alla Nieuwendammerdijk, passando per un vicoletto, e passando quindi davanti a un negozietto, guardarci dentro e gridare:
"Andrea",
che ho conosciuto alla degustazione del Gambero Rosso Road Show, terminata giustappunto con un Ben Ryé che io e Marina ci siamo guardate bene dallo sputare, anzi, ci siamo rubate pure i bicchieri della fila di assenti dietro, e lui ha detto di averlo in negozio, e sapevo vagamente che era in centro ma non che fosse lì e così ci sono entrata, l'ho preso, abbiamo mangiato dal turco, siamo andati da HM a comprargli le magliette bianche a manica lunga per danza, siamo tornati a casa senza cedere alla tentazione del gelato, lavati e messi a letto e cantate 3 canzoncine e adesso una povera donna se non si cura il mal di schiena con questo fantastico passito, che pare voglia dire, il nome intendo, figlio del vento, e se mi date retta è un ottimo motivo per scordarsi a volte di essere astemi, ecco, non so quali altre gioie attendermi da questa serata se non che il capo rientri felice e pimpante, mi trovi sbronza a letto e magari mi zompa addosso o ci mettiamo a ronfare in stereo, che tutto è possibile.

Buonanotte a tutti.

Afflato religioso

Prima che Raperonzolo mi togliesse le parole di bocca stavo rimunginando su tutto il discorso del Vaticano che non vuole l'ora di storia delle religioni, con motivazioni pretestuose.

Vogliamo dirlo invece che in Italia gli insegnanti di religione li nomina il vescovo decidendo da sé se siano qualificati o meno (vi ricordo en passant il mazzo di punteggi, qualifiche e titoli che bisogna avere per poter anche un attimo pensare di poter insegnare in Italia)? Fare di religione una vera materia significherebbe sottrarre alla chiesa questo controllo che ha sulla nostra scuola pubblica.

E visto che sono in malafede, mi viene da dire quanto clientelismo, o quanti stipendi di religiosi che per il voto di povertà rientrano decisamente nelle casse della chiesa andrebbero perduti?

Meno male che i miei figli sono in una scuola pubblica in Olanda e quindi non hanno l'ora di religione. Infatti ieri Orso, andando a scuola mi ha chiesto:
"Mamma, noi però il Ramadan non facciamolo, che non voglio".
"Amore, si farebbe fatica, visto che non siamo islamici, e perché non vuoi?"
"Perché possono mangiare solo di notte".

"E chi sono gli islamici?" si impiccia il fratello.
"Sono quelle persone che hanno la moschea vicino casa nostra, che chiamano il loro dio Allah e alcune delle signore portano un fazzoletto in testa. Come alcune delle mamme a scuola, ma non tutte".
"E perché mangiano di notte?"
"Perché pensano che al loro dio faccia piacere così".

Posso sempre contare su Orso perché mi dica cosa non gli piace. Non appena il gioco si farà duro gli spiego della Quaresima e i fioretti, e ci sistemiamo pure questa.

Però, ecco, il mio punto è che a volersi informare un pelo in modo da poter rispondere alle domande dei figli, e a metterli in condizione di farle le domande, l'ora di religione in fondonnon serve. Tanto siamo noi con quello che facciamo a determinare gli insegnamenti dei nostri figli. ese ci scoccia ripassarcelo noi il catechismo, si può sempre portarli in parrocchia.

Io davvero quest'ora di propaganda cattolica (no, ribadisco, i ciellini al mio liceo ne approfittavano anche per dirti per chi votare, già che stavamo parlando di dio) nella scuola pubblica di uno stato laico proprio non ne vedo l'utilità.

Chissà perché ne vedo invece i danni.

Se fossi costretta a chiudere il blog

Quando ho deciso consapevolmente di metterci la mia faccia sul blog, l'ho forse fatto con la spensieratezza di chi non ha nulla da nascondere. Cioè, intendiamoci, a volte leggo di quelle cose tra le mie blogger anonime preferite, citazioni dal marito per esempio, e sospiro dicendomi che metterci la faccia significa pure che a volte stai attenta a non perderla troppo. È chiaro che mi perdo dei pezzetti di libertà, a volte, per non sputtanare le persone a cui voglio bene o di cui parlo.

Quello a cui non ho mai pensato invece è l'eventualità di dover chiudere il blog perché costretta. Cioè, non posso neanche pensare cosa sarebbe per me doverlo fare. Se qualcuno mi minacciasse, per esempio sui figli, che ne so? Nel frattempo sono meno ingenua e ho scoperto che i pazzi esistono. Cosa li motivi non lo so, ma ci sono e vengono a leggersi quello che scrivo.

Certo, uno adesso può venirmi a dire: ma non essere paranoica, chi vuoi che gliene freghi qualcosa di te e dei fatti tuoi, sei una dei tanti blogger che invece di mettersi in analisi o andare a botte di Prozac, per citare Italian Mom (guai a te se cambi lo slogan), scrivono e si divertono senza fare del male a nessuno. Uno sport innocuo, in fondo. E poi abito ad Amsterdam. Infatti sono tranquilla.

Però ho appena appreso con molta amarezza he un mio amico ha deciso di chiudere il blog perché i soliti ignoti, sempre quelli, che da anni lo insultano ovunque, sui blog degli altri, vantandosi oltretutto di farlo per sport, quello di andare a rompere le scatole sui blog degli italiani all'estero, adesso sono passati alle minacce. Circostanziate. E siccome lui nel frattempo va via da Amsterdam, cambia proprio paese, non ha voglia che lo vengano a ripescare pure lì.

Quanto all'estero bisogna andare per togliersi di dosso gli psicopatici? E questa gente, che vive in Italia evidentemente sotto grandi frustrazioni personali, fino a che punto sono pericolosi?

Cioè, dopo che noi diciamo in tutte le salse che da fuori vedi con chiarezza cosa succede a casa, e adesso il loro grande capo da mesi non fa che dimostrare pubblicamente di essere il mentecatto concusso che è sempre stato, forse gli ha fatto venire il dubbio di non vivere in fondo nel miglior paradiso possibile, visto che a loro personalmente di persona non c'è nessuno che gli porti gnocca e cocaina gratis che non contano niente. E se la prendono con chi gridava da tempo che il re è nudo (e vi assicuro, questo re qui, nudo, non fa un bel vedere).

Ecco, amico mio, io ti ribadisco quello che ho detto. Denunciali. Hai il codice del loro computer e se penso agli orari secondo me ti/ci scrivevano pure dal lavoro. Abbiamo le minacce, perché ti venivano a minacciare anche da me. Materiale per una denuncia seria ce n'è. Perdiamo un paio d'ore, vengo io con te dalla polizia.

Sono d'accordo che non serve a niente. Mica li arrestano. Ma almeno ne rimane traccia in un atto legale. Visto che la legalità ultimamente nel nostro paese è sempre più sputtanata, e visto che anche questo ci ha convinti/costretti ad andarcene, fingiamo di prenderci sul serio. Denunciamoli.

Fingiamo almeno noi che ci crediamo che esiste una giustizia. Perché lo preferisco a chiudere il blog. No, davvero, se qualcuno si permettesse di venire a toccare me o i miei come hanno fatto con te, sono io che andrei a cercarli.

Nel frattempo mi consolo sognando una Liesbeth Salander che me li depili informaticamente. Peccato non ne conosca nessuna.