martedì 12 maggio 2009

Olio per libri


"Il Leone di Carpineto" è un'idea bellissima per raccogliere fondi da destinare a libri per una scuola in Togo.

In realtà è anche il nome dell'olivo centenario che vedete in foto. Quest'anno, dalle olive che ha prodotto è stato prodotto un olio monoalbero che viene messo all'asta. Si tratta di poche bottiglie numerate, il prezzo lo decide l'acquirente e il ricavato verrà destinato all'acquisto dei libri.

Tutta la storia la potete leggere sul blog di Francesco Travaglini, http://parcodeibuoi.com/, che mi ha fatto conoscere questa iniziativa.

L'olio è buonissimo, lo so che ce lo siamo finiti a botte di bruschette. E se qualcuno ad Amsterdam fosse interessato, dichiaro aperte le offerte per le quattro bottiglie rimanenti che Francesco mi ha lasciato.

Si tratta di bottiglie da 250 ml, e secondo me al prezzo per cui nelle boutique alimentari da queste parti pagate un olio altrettanto buono, ma non dalla provenienza speciale monoalbero di questo, potete non solo farvi delle gran bruschette e insalate anche voi, ma soprattutto aiutate una scuola con dei libri.

Olio per libri mi sembra una bella accoppiata: tutti e due nutrono lo spirito.

Lavoro ad Amsterdam

Manpower cerca personale di madrelingua italiana e che parli bene inglese per il centro prenotazioni di KLM.

Per informazioni:

joyce.scipio@manpower.nl
www.manpower.nl

Disclaimer: non ho niente a che fare con loro, manco li conosco, non mi chiedete più di quello che c'è qui sopra che non lo so e soprattutto non compromettetemi.

Neopadre 3: Il mito dello sterile e schifezze varie

il titolo non tragga in inganno. Che non è lo sterile che vi avrebbe impedito di trovarvi in questa situazione, è proprio quest'idea sbagliata che i germi siano una cosa cattiva, e tutte le schifiltosità varie di cui a volte è preda chi un bambino non ce l'ha.

Ve lo dice una che prima di far figli aveva tante di quelle difficoltà con, non dico il complesso mastrolindo, che chiunque mi sia mai passato in casa sa che i germi sono i miei migliori amici. Abbiamo un sistema immunitario che, lo dico sinceramente, ai batteri gli fa paura. E ai virus basta che gli fa "buh", che anche la suina smamma da dove è venuta.

Però, una cosa che mi toccava nel profondo, nella mia era pre-mammesca, erano i liquidi corporei. Ma mica un paio, tutti. Non ve li elenco. Non sopportavo l'idea, se pure a livello pratico mi adattavo, a livello concettuale no.

Per dire, il gesto spontaneo del genitore che, caduto il ciuccio al pupo, se lo passa in bocca per ripulirlo e poi lo riconsegna all'erede, ecco, a me faceva profondamente schifo. Cioè, un ciuccio insalivato, fosse pure della carne della tua carne TE LO METTI IN BOCCA? (Si, lo confesso, anche i baci con la lingua ci ho messo un bel po' a scoprirli, per motivi affini, ecco l'ho detto).

Poi arrivano i figli, e sono altre le cose che fai. Diciamo che le paturnie definitive, me le ha tolte Ennio una notte che stava malissimo (quella volta il sistema immunitario, lo ammetto, era in vacanza), io lo prendo in braccio e bluuuuurrrghhhh nella scollatura della camicia da notte che manco poltergeist.

(Per chi leggesse questo manuale anche in cerca di soluzioni pratiche, così in braccio e incollati e lui piangente come eravamo, siamo andati in bagno, ho aperto il rubinetto per arrivare a temperatura e siamo entrati come un sol uomo nella doccia insieme, vestiti e tutto. E poi abbiamo lasciato i vestiti bagnati sul pavimento perché ci pensasse papà, che per quella volta io avevo già dato).

Ma insomma, non ci scordiamo che la natura vede e provvede. Alle neomamme, per esempio, regala le nausee all'inizio, e se uno è un po' furbo, capisce da sé l'antifona: è per abituarti.

Quello che voglio dire è: va bene, il bambino quando nasce è delicatissimo perché il sistema immunitario se lo deve fare. Quindi si, evitiamo di esporlo a gente con le note malattie fresche fresche.

Però tutte le altre pippe: no, non dovete sterilizzare il mondo creato intorno a un neonato. No, il parto in casa non è sconsigliato per questioni di sterilità, lo potrebbe essere per altre ragioni.

No, se vuoi sentire con il dito se sta spuntando un dentino, non devi prima far bollire a lungo il dito.

No, il biberon non serve sterilizzarlo a ogni uso. Basta ogni tre-quattro giorni o quello che le energie ti concedono, e per il resto lavalo bene con acqua calda, magari riempilo un attimo con quella bollente del rubinetto e asciugalo al'aria. Del ciuccio ho già detto. Anzi, ho ancora per casa uno sterilizzatore a vapore per il microonde, utile anche per cuocerci a vapore le verdure, chi lo vuole me lo dica che mi impiccia.

Insomma, nel frattempo, che una gravidanza è lunga e arriverete a leggere di tutto, l'avete letta, vero, quella ricerca che da quando abbiamo le case troppo pulite aumentano le allergie ai bambini? e che quelli che crescono in fattoria con la pecora in mezzo alla stanza e il neonato appeso all'amaca che non lo schiaccino, sono i bambini con il miglior sistema immunitario del mondo? Ecco, prendiamo esempio.

Che un eczema è molto peggio di un vestitino non stirato e inamidato.

Io non mi preoccuperei per i cani e per i gatti, che tanto ad aspirare il pelame vario sparso per la casa ci siete già abituati.

Insomma, non fatevi fregare, che i neopadri sono le vittime del commercio: no, non cominciate a comprare serilizzatori complicatissimi. No, non dovete lavare con il Napisan tutto quello che da oggi in poi passerà per la lavatrice di casa vostra. Il Napisan è un'invenzione malefica basata proprio su questo punto debole dei genitori.

No, non dovete comprare l'acqua oligominerale per sciogliere qualsiasi pappina del pupo, l'acqua di casa bollita (se proprio la dovete bollire, si fa in genere con il primo figlio e al secondo lascia perdere) va benissimo e dopo un paio di mesi manco la bollirete più.

Se proprio volete fare qualcosa di utile per il futuro dei figli, smettete direttamente di comprarla, l'acqua in bottiglie di plastica che emettono diossina se esposte al calore e creano cumuli di monnezza che loro dovranno smaltire da grandi. E se siete come me schiavi delle bollicine, ci sono le macchinette apposta, compratevi quella al posto dello sterilizzatore.

E siccome nel frattempo direi che il concetto è chiaro, e se e chiaro quello non c'è bisogno di fare troppi esempi, io chiuderei qui.

Viva la cacca.

lunedì 11 maggio 2009

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Un aspetto a mio avviso poco ponderato di tutta la penosa vicenda Letizia-Berlusconi è stato come bisogna arrampicarsi sugli specchi per motivare una conoscenza tra persone che a un primo colpo d'occhio avrebbero poco in comune.

Sto parlando del signor Letizia padre e del nostro premier. Ci sono persone, infatti, che non puoi conoscere in modo normale. Un Berlusconi lo conosci e ci puoi forse scambiare due parole o se fai parte del club (politico, industriale ecc.) o se gli vendi un servizio (guardia del corpo, autista, cameriere, manicure, visagista ecc).

Non lo incontri per caso per strada o al bar, un attimo che è da solo e magari ha voglia di fare due chiacchiere.

E c'è da chiedersi in tali occasioni, che sono pur sempre di lavoro, se e quanto e fino a che punto lo scambio di parole sia un vero scambio, o la vuota performance di frasi di rito.

La solitudine del potere, è di questo che sto parlando. In fondo per aprire veramente il proprio cuore e parlare di cose che ci premono, abbiamo al mondo pochi referenti: alcuni amici, un partner, forse i figli, talvolta i genitori. Per chi li ha. E per chi ne ha senza che contemporaneamente queste persone ricoprano anche un altro ruolo di alleato politico, partner commerciale ecc. ecc. la vita è varia e le combinazioni possibili infinite.

Una persona di potere chi ha? Di chi si può fidare veramente? di chi è costretto a fidarsi, in parte? Di chi non può fare a meno?

A me viene in mentre i Soprano, che manco ho mai visto: ci si può fidare almeno del proprio terapeuta? Che comunque non è un amico e neanche un parente.

Il che lascia irrisolta la questione di come papà Berlusconi e papà Letizia si siano mai incontrati, conosciuti e abbiano deciso di frequentarsi. Lascia anche irrisolta la reciprocità delle frequentazioni: se io conosco una persona che mi piace e nella cui compagnia sto bene, se questa persona ha figli dell'età dei miei, se io mi trovo a frequentare spontaneamente anche i figli di questa persona, da madre direi: la prossima volta porto anche io i miei, facciamoli conoscere i bambini, magari diventano amici, o comunque si divertono anche loro.

Ma mi rendo conto che la vita della gente comune e di chi vive sotto una campana di vetro può differire in parecchi aspetti, e questo mi sembra uno di quelli.

Per dire, noi madri riusciamo a trovare uno spunto di introspezione sulla nostra vita e i nostri figli un po' da tutto, anche dai grandi eventi politici.

Io la chiamerei la politica della quotidianità.

Luigi de Magistris a Radio Onda Italiana

Silvia Terribili oggi intervisterà il magistrato Luigi De Magistris per il programma Liberalaradio su radio Onda Italiana di Amsterdam dalle 20 alle 21.

Chi ha paura di Luigi De Magistris?
Un magistrato valoroso al quale sono state strappate ben tre inchieste, Toghe Lucane, Poseidon e Why not perché era arrivato troppo vicino alla verità e aveva denunciato l'esistenza di comitati d'affari, un circuito oscuro di rapporti tra uomini d'affari, imprenditori, appartenenti alle forze dell'ordine, magistrati, politici, avvocati che accanto a una vita professionale - almeno apparentemente - dignitosa svolgono un'attività tesa a ostacolare altri rappresentanti dello Stato.

Radio Onda Italiana, tutti i lunedì e martedì dalle 20.00 alle 21.00.
Radio Onda Italiana, ascoltateci in diretta streaming su http://www.salto.nl/
Cliccate su “Wereld FM” e poi su “Luister Live” durante l'orario delle nostre trasmissioni in italiano.

telefonatele in diretta: 0031-20 - 788 43 20
oppure scrivete:
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domenica 10 maggio 2009

Annunciaziò, annunciaziò e lo sguardo del neopadre

Allora, comunque sia che uno rimane incinto, che anche se è una cosa che si fa in due delle madri è scontato, ricordiamoci che anche il padre è coinvolto tanto direttamente.

Indipendentemente da come lo viene a sapere, per esempio, ma appunto, ognuno può aggiungere la sua (nei commenti, pliiis), potrebbe essere successo che:

- aveva il presentimento fin dall'atto del concepimento, cioè, proprio se lo sentiva, ma non ha avuto il coraggio di dirlo a nessuno sennò lo prendevano per culo
- non si ricorda assolutamente come, quando, dove e perché potrebbe essere avvenuto detto concepimento (alcuni aggiungerebbero alla fila di cose che non sanno: e con chi, ma questo grazziadio non è il nostro caso)
- trovano sul lavandino in bagno un predictor e vanno a vedere su Google quand'è esattamente che è positivo o negativo
- gli viene comunicato da femmina esultante
- gli viene comunicato, en passant, da femmina indaffarata
- gli viene detto: siediti, dobbiamo parlare
- gli viene da dire senti un po', ma non è già un bel po' che non ti tornano? e sentirsi rispondere si, vabbé, non lo so, ma chissenefrega, poi vedremo, tanto basta aspettare
- si sente chiedere ma TU non avevi detto che ci stavi attento?
- varie ed eventuali

Poi, a un certo punto, è inevitabile comunicare la cosa al mondo. Anche questo può avvenire in svariati modi, ve li salto che gli elenchi come espediente letterario saranno pure una bella cosa, ma a volte impicciano. E questo è un manuale pratico, non letteratura.

Anzi, adesso che ci penso, comincio a mettere belle in grassetto le parole chiave dei vari paragrafi, così fate prima a consultarlo.

Diciamo che in genere, la prima volta che dopo l'annuncio uno guarda bene il neopadre, lo vede profondamente cambiato. A noi successe consapevolmente con Miguel Àngel, all'epoca nostro amico e vicino, e di quel giro di amici e vicini lui e Bo i primi a riprodursi.

Lo incrociammo in bicicletta per strada, il tempo di riconoscersi all'ultimo minuto, salutarsi e urlarsi: ci vediamo dopo. Il capo mi guarda, che l'annuncio glielo avevo dato io in differita:

Ma allora è proprio vero, mi fa. Ha quello sguardo..., quello che hanno quelli che aspettano un bambino. Il capo era turbato, devo dire.
Che sguardo, faccio io, in quel momento più sensibile a tenere una bici stracarica in equilibrio che ad ammirare il paesaggio.
Non so come dirti, quello sguardo scemo.

Sissignore, aveva perfettamente ragione. Da allora lo riconosco quello sguardo. E ha ragione il capo, è uno sguardo rincoglionito, che viene poi, successivamente, superato solo dallo sguardo del neopadre in fase di adorazione del bambino/a. Che quello si che è veramente ultra-mega-ricoglionito.

Ma lo sguardo scemo del neopadre, non prendiamolo in giro perché rappresenta un'importante categoria dello spirito. È lo sguardo di un uomo che ha scoperto l'immortalità, e in qualche modo ne è consapevole. Un uomo che sa che adesso, attraverso suo figlio, i suoi geni andranno oltre, non si fermeranno con lui. Non è più uno sfigato qualsiasi che ha messo incinta una donna, è un capostipite.

E forse, anche se non lo sa, nel retro della sua testa, in un angolino qualcosa ripete da sola e automaticamente, come le bandierine di preghiera tibetane che sventolano al vento e lanciano nell'universo un messaggio, ecco da qualche parte una vocina nella testa del neopadre gli ripete ininterrottamente:

E Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Un patriarca, improvvisamente rischia di sentirsi un patriarca biblico. La sua linea non finirà con lui. Ha compiuto il suo dovere riproduttivo. È ora di uscire con gli amici e sbronzarsi per festeggiare.

Ma lo sguardo, non sottovalutiamolo. È lo sguardo di un uomo che guarda nel futuro, e come vedremo successivamente, ciò rischia di influenzare anche un paio di cose che si riferiscono al presente.

Una preghiera alle neomadri: non sottovalutatelo neanche voi, anche se so che siete in balia degli ormoni e di tutta un'altra serie di cose che al momento vi impicciano il presente. Perché voi in questo momento siete proprio tutte concentrate sul presente, quindi capisco che a volte si faccia fatica a comunicare con uno che invece vede solo il futuro. Il trenino. La piattaforma petrolifera Lego che comprerà. L'elicottero dei pompieri. Il primo fidanzato della figlia, che odierà, ne è sicuro fin da ora, anzi, se solo ci pensa già lo vedi che digrigna i denti.

Come diceva mia nonna: bisogna compatirlo.

Abbiate pazienza per questa regressione all'infanzia proiettata in avanti, è che prende il posto della pancia, negli uomini. Ed è anche il bello di vivere in due una gravidanza, e nello specifico la prima. Godetevela, che è un momento di grazia, che poi, in quelle successive, assumerà dimensioni diverse.

Questa invece è proprio tutta vostra, un regalo tutto per voi due (fatte salve le interferenze esterne, che ci sono, eccome se non ci sono. Guarda qui, io mi sono messa addirittura a scrivere un manuale).

Il manuale del neo-papà: premessa

In questo momento bazzico (per modo di dire) tre neopadri. Tutti e tre, ma sarà un caso, riprodottisi con femmine del Sagittario, due delle quali conosco da tanto, ma tanto tempo.

A Fabio avevo promesso già da febbraio un manuale, ma sappiamo tutti com'è con le gravidanze fresche, uno pensa sempre: c'è ancora tempo. Invece sarà ora di cominciare a metterci mano, che la cosa tipica delle gravidanze è che mentre uno sta lì a pensare c'è ancora tempo, oddio, ma in che modo ciò mi cambierà la vita, ma sono davvero pronto ad essere padre, nooo, povero bambino, non ce la farà mai con un padre come me, eccetera (ne parleremo più approfonditamente nel prosieguo, delle pippe mentali del neo-padre) insomma, mentre uno sta li a farsi le pippe mentali, le mamme vomitano e i bambini crescono e prima ancora di capire come ci sei arrivato, e perché, e chi cavolo te l'ha fatto fare, sei li che ti mettono un cordone ombelicale pulsante in mano e ti dicono: può tagliare. E a quel punto alcuni svengono.

Più che altro perché in quel momento gli viene in mente che alla culla, a casa, manca ancora il fissaggio di un pezzo fondamentale per il quale ci voleva la chiave esagonale del 5, che al momento non avevate sottomano, e insomma, il lettino sta ancora lì con tutti i pezzi sparsi sul pavimento e il foglio delle istuzioni scomparso.

Quindi cari Fabio, Kubek e Gabriele, tutti e tre per motivi diversi cari al mio cuore, ma qui per evitare liti indicati in ordine di fecondazione, eccovi qua un agile manualetto che spero vi sia utile. Magari per far ridere, leggendoglielo con aria ispirata, le neomamme quando arriverà la prima contrazione seria. Esercitatevi in bagno.

Per la proprietà transitiva, io che sto cercando di capire come ci si riproduce per partenogenesi alla mia età, magari è la volta che restiamo incinti anche noi. Col teatro mi è successo, magari anche la scrittura ha questo potere taumaturgico.

Insomma, non ringraziatemi. non lo faccio per voi, lo faccio per me.