Vivere ad Amsterdam mi ha aperto orizzonti culinari inaspettati, non mi stancherò mai di ripeterlo. E allora tanto vale ondividere questa ricetta di un piatto che quel vegetariano di mio marito aveva scoperto al nostro asporto indonesiano preferito di un po'di anni fa, fatto con il tempeh e il latte di cocco. Per un po' ci siamo limitati ad ordinarlo ogni volta che capitava, poi una volta mi sono fatta dare la ricetta da un paio di colleghi indonesiani.
Grazie a quest'unica ricetta sono riuscita a dare una collocazione agli infiniti ingredienti misteriosi del supermercato cinese in Nieuwemarkt, e da allora fare esperimenti è diventato più semplice. Roba strana in casa ne ho comunque, talvolta guardo ome mi si sedimenta nella pentola. Consideriamo questa ricetta come una guida ragionata a nuovi ingredienti.
Premesso che qui vale la regola della cucina Thai secondo mio marito: quando mentre mangi ti tiri fuori dal piatto mano a mano un sacco di ingredienti e foglie legnosi e coriacei, che danno un sapore buonissimo in cottura ma che non si lasciano masticare, allora è originale e non è fatto con le basi pronte di spezie.
Ingredienti:
- olio di sesamo (quello vero, non quello dove se guardate bene c'è scritto flavoured)
- 2 scalogni o una cipolla grande a pezzettini
- due fettine di zenzero (non si mangia)
- un paio di cm. di laos (o galanga) che assomiglia un po' allo zenzero ma è più smilzo e senza pellicina sopra, e ha un'altro sapore
- mezzo stelo di lemon grass o sereh, intero o a fettine (non si mangia)
- alcune foglie di lauro indonesiano o salam. Meglio non mettercelo che sostituire con lauro nostro perché ha comunque un'altro sapore. Come le melanzane thai, che la prima volta mi sembravano dei piselli cresciuti.
- 1 peperoncino rosso lungo a fettine (se troppo piccante, ridurre la quantità o eliminare i semi, o sostituirne una parte con fettine sottilissime di peperone rosso, che fa un bel vedere)
- un cucchiaino da the o un blocchettino tipo dado di trassi, polvere o pasta secca di gamberetti
- una manciatina di gamberetti secchi che rinvengono in cottura
Tutte queste belle cose le mettete insieme o quasi a soffriggere nell'olio di sesamo, cominciando dallo scalogno/cipolla e proseguendo in ordine e tempi di pulizia e taglio con tutti gli altri ingredienti. Nel frattempo vi tagliate in blocchetti poco più grandi di una zolletta di zucchero:
- 1 panetto di tempeh (o tempè) da 400 gr. circa, che è un derivato dalla soia. A differenza del tofu il tempeh mostra tutti belli i chicchi interi di soia tenuti insieme da uno strato bianco lattigginoso. Insomma, l'idea è della saponetta di chicchi di grano, se doveste vederlo nei negozi di cibi naturali;
che poi aggiungerete a tutto il resto finchè non prende il sapore di tutto. A questo punto si unisce:
- 1 lattina di latte di cocco
- 1-2 cucchiaini di zucchero di palma o gulahmerah
- salsa di pesce thai per aggiustare di sapore salato, q.b.
Servire con riso a grano lungo o vermicelli lessati.
Il riso a grano lungo tipo basmati o altro, si cuoce in abbodate acqua salata o meno, a seconda dei gusti (a me piace senza, se ho già una bella salsetta gustosa da metterci sopra), si scola, si rimette in pentola senz'aqua e con il coperchio sopra si fa asciugare alcuni minuti a fiamma bassissima (o 10 minuti senza fiamma se usate un tegame bello isolato e con il fondo spesso).
Io davvero non ho idea in Italia dove procurarsi gli ingredienti, anche se vedo che nelle grandi citta con molti immigranti ci sono sempre negozi etnici che hanno tutte queste cose. Se questo weekend ci riesco faccio un pò di foto agli ingredienti e spezie. Ma non prometto niente, che fuori dal blog ho almeno tre vite parallele che mi impegnano.
Però a parte la soddisfazione di farsi un giro in un negozio dove di solito non comprate niente per vedere se finalmente si riconosce qualcosa, essa è seconda solo a quella di ritrovarsi a Kuala Lumpur, che sarà pure in Malesia ma sempre Bahasa parlano come in Indonesia, e riuscire senza fallo a identificare la bustina dello zucchero (dal creamer, sale, peperoncino ecc. ecc.) perchè sopra c'è scritto "gulah".
Che se permettete per una povera europea limitata è pure una bella soddisfazione.
venerdì 7 dicembre 2007
Un colpo di vento
Gli olandesi non hanno un carattere facile, sicuramente per noi italiani. Certe volte li trovo arroganti, troppo assertivi, so-tutto-io, incapaci di gestire anche le minime deviazioni dal programma che hanno in testa. Con tutte le regole e regolette che li mandano avanti, la loro ossessione per la privacy che si esprime in case dalle finestre enormi senza tende che tanto mandano fuori di testa gli italiotti in visita, cose così.
Però sono poi gli stessi gentili e capaci di gesti dolcissimi nei confronti di perfetti sconosciuti. In nome dello stesso spirito di contraddizione che li porta a darti aiuto se glielo chiedi ma mai ad importelo per non metterti in imbarazzo. Lo stesso aiuto che ti danno, se beninteso non gli impiccia il programma.
Per esempio mia madre alcune volte si sconvolgeva se qualcuno per strada inciampava e cadeva tra l'indifferenza dei passanti che rallentavano, ma non si fermavano. Lei si sarebbe precipitata a fare la gru, io la trattenevo, lei si incazzava a tanta indifferenza. Io le facevo notare che almeno trenta persone stavano in "red alert" ma si sarebbero fatte avanti solo in caso di effettiva necessità (e in quel caso tre avrebbero sostenuto il ferito, il quarto avrebbe chiamato l'ambulanza, il quinto avrebbe trattenuto l'autobus per non farlo perdere ai samaritani, il sesto e il settimo sarebbero accorsi con un bicchiere d'acqua e una sedia anche in mezzo al deserto). Ma non prima di aver accertato l'effettivo stato di bisogno. Per non imbarazzare il povero caduto, che magari si sente un po' scemo se ha il culo di non essersi fatto niente.

Insomma, la vedete la foto? Quello piccolissimo colorato in basso a sinistra è l'edificio provvisorio della nostra scuola, asilo e doposcuola. In alto ci sono due palazzi e in mezzo la pista ciclabile. Quel punto li tra i palazzi, dove la ciclabile si affaccia sulla stradona e sul ponte, è una vera e propria galleria del vento. Certi giorni, se ti azzardi ad arrivarci in bici magari con un bambino davanti e uno dietro, non tieni l'equilibrio, e se va bene c'è sempre qualche pedone che corre a sostenerti.
Una volta ho dovuto portare a mano l'amichetto di mio figlio da scuola all'inizio della pista ciclabile, perché la babysitter richiava le volasse via la carrozzina con la bimba di un anno dentro. Le ho trovate con la carrozzina incastrata tra la nicchia del muro e il corpo della Lous. Un punto così, anche quando non c'è vento, lì resta il vortice.
Oggi niente di così grave, stavo attraversando la strada e mi è volato il cappello sul ponte. Mollo la bici contro la stessa nicchia di Lous la volta scorsa e corro verso la strada per recuperarlo prima che mi voli in acqua. Non c'è bisogno. Una macchina si è fermata all'imbocco del ponte, dal lato del passeggero è scesa una signora che me lo porta a metà strada e la macchina dietro attende pazientemente che finiamo e si riparta.
Insomma, queste cose mi inteneriscono, anche dopo tanti anni. E compensano le spaventose incazzature che mi prendo il resto del tempo.
Però sono poi gli stessi gentili e capaci di gesti dolcissimi nei confronti di perfetti sconosciuti. In nome dello stesso spirito di contraddizione che li porta a darti aiuto se glielo chiedi ma mai ad importelo per non metterti in imbarazzo. Lo stesso aiuto che ti danno, se beninteso non gli impiccia il programma.
Per esempio mia madre alcune volte si sconvolgeva se qualcuno per strada inciampava e cadeva tra l'indifferenza dei passanti che rallentavano, ma non si fermavano. Lei si sarebbe precipitata a fare la gru, io la trattenevo, lei si incazzava a tanta indifferenza. Io le facevo notare che almeno trenta persone stavano in "red alert" ma si sarebbero fatte avanti solo in caso di effettiva necessità (e in quel caso tre avrebbero sostenuto il ferito, il quarto avrebbe chiamato l'ambulanza, il quinto avrebbe trattenuto l'autobus per non farlo perdere ai samaritani, il sesto e il settimo sarebbero accorsi con un bicchiere d'acqua e una sedia anche in mezzo al deserto). Ma non prima di aver accertato l'effettivo stato di bisogno. Per non imbarazzare il povero caduto, che magari si sente un po' scemo se ha il culo di non essersi fatto niente.

Insomma, la vedete la foto? Quello piccolissimo colorato in basso a sinistra è l'edificio provvisorio della nostra scuola, asilo e doposcuola. In alto ci sono due palazzi e in mezzo la pista ciclabile. Quel punto li tra i palazzi, dove la ciclabile si affaccia sulla stradona e sul ponte, è una vera e propria galleria del vento. Certi giorni, se ti azzardi ad arrivarci in bici magari con un bambino davanti e uno dietro, non tieni l'equilibrio, e se va bene c'è sempre qualche pedone che corre a sostenerti.
Una volta ho dovuto portare a mano l'amichetto di mio figlio da scuola all'inizio della pista ciclabile, perché la babysitter richiava le volasse via la carrozzina con la bimba di un anno dentro. Le ho trovate con la carrozzina incastrata tra la nicchia del muro e il corpo della Lous. Un punto così, anche quando non c'è vento, lì resta il vortice.
Oggi niente di così grave, stavo attraversando la strada e mi è volato il cappello sul ponte. Mollo la bici contro la stessa nicchia di Lous la volta scorsa e corro verso la strada per recuperarlo prima che mi voli in acqua. Non c'è bisogno. Una macchina si è fermata all'imbocco del ponte, dal lato del passeggero è scesa una signora che me lo porta a metà strada e la macchina dietro attende pazientemente che finiamo e si riparta.
Insomma, queste cose mi inteneriscono, anche dopo tanti anni. E compensano le spaventose incazzature che mi prendo il resto del tempo.
mercoledì 5 dicembre 2007
Sinterklaas, the real thing (fine)
Se dio vuole Sinterklaas con tutti gli Zwarte Piet al seguito stanotte rimonta sul vapore, torna in Spagna e si leva di torno fino all'anno prossimo, che non se ne può più. Prima però porta i regali, che da noi sono stati abbondantemente anticipati, quindi stanotte una robina simbolica e fine.
Oggi però è venuto a scuola e all'asilo, ed è stato un bel vedere. Il bello di tutta la Sintomania olandese è che tutta la nazione più o meno regge il gioco, quindi non solo i sindaci che lo accolgono con le chiavi della città in mano, il telegiornale di Sinterklaas che per un paio di settimane va avanti, ma anche associazioni, gruppi, volontari di tutti i tipi che si danno da fare per il prossimo e per i bambini.
Come appunto le scuole superiori che per raccogliere fondi per qualche opera pia si affittano come Sint e Piet. Per esempio quelli che stamattina sono arrivati alla nostra scuola ed asilo. Alle 8,30 eravamo tutti fuori, ogni classe nel suo riquadro disegnato per terra con il gesso, i genitori in quello contrassegnato genitori ("Che cosa cretina, sbuffa Monique, ma pensano che non ci arriviamo da soli?") e l'asilo in quello con su asilo.
Dopo mezz'ora di congelamento chiappe al freddo, che non pioveva ma piovigginava che è molto peggio, e tirava vento perché la scuola sta su un promontorio ventoso che detto così fa tanto Donna del Tenente Francese, ma non è male, si vede una barchetta giungere in lontananza. Ovvio che tutti i 15 metri di molo di fronte alla scuola erano occupati da un barcone. Sulla barchetta della gran roba rossa e nera.
Il rosso sono il mantello e la mitria di Sinterklaas, che armato di pastorale e barbona e riccioloni candidi che neanche Gandalf, viene tirato sul molo dai Piet riuniti, nei loro vestitini in velluto da paggio e la faccia dipinta color nerofumo, che i Piet sarebbero nell'ordine:
- o schiavetti neri (dicono quelli che considerano Sinterklaas una festa di sporhi colonialisti)
- forse rappresentazione del diavolo (dicono gli antropologi, infatti i Cechi hanno anche Sinterklaas vestito da vescovo, accompagnto da un angelo e da un diavolo)
- chiunque siano, gente che bazzica i camini per portare i regali e logicamente si sporca di fuliggine).
I bambini, qualcuno vestito da Zwarte Piet con il berretto con la piuma di struzzo e i calzoni a sbuffo, la 1/2 A con delle mitrie di cartoncino rosso in testa, la 1/2 B con delle specie di cappelloni da ussaro tutti decorati, i grandi esenti da copricapi, che forse neanche ci credono più ma reggono il gioco per avere i dolci e i regali, che mi sembra la ragione più umana per credere (o far finta di credere) in qualcosa. E poi domani hanno dalla terza in su il test di metà anno e quindi tempo da perdere a fare lavoretti non ne avranno avuto.
Per tutta la mezz'ora di attesa hanno cantato le canzoni di Sinterklaas, abbondantemente appoggiati dai genitori che erano ovviamente quelli che si divertivano più di tutti e come tutti i genitori scattavano foto. Avevamo persino la mamma regista con telecmera professionale, che se so come funziona la vita dei liberi professionisti, anche se ha uno studio di post-production in casa non arriverà mai a farsi il montaggio dei filmini dei figli. Ma spero per me che ci riesca.
Arriva Sinterklaas preceduto dai Piet che distribuivano dolcetti a casaccio (e fateci caso, c'è sempre il bambino timido sfigato che 10 volte su 10 viene sorpassato, mentre c'e quello tenero che per tutta la vita gli metteranno cosine buone in mano anche se non gliene importa nulla, da tanto che ci è abituato. So ist das Leben). Sinterklaas stringe la mano a tutti i bambini uno a uno e li precede dentro la scuola. Ennio mi implora di non lasciarlo, ma devo consegnare Orso all'asilo con gli altri e gli prometto che passerò a fargli un salutino dietro il vetro della porta.
Rientrati all'asilo, troviamo, come da tradizione, le scarpe che avevano esposto piene di un sacchetto di panpepatini e con un mandarino avvolto in carta stagnola, tutte le sedie per terra e impronte colorate di mani e piedi su tutto il pavimento e le porte. che i Piet porteranno anche i regali, ma tradizionalmente lasciano un gran casino dietro.
Orso comincia a raddrizzare tutte le sedie e metterle intorno al tavolo, poi si siede e fa la guardia alla propria scarpa. La sposta dal centro del tavolo al suo lato. Mi indica la pala di stagnola "È un mandarino" mi spiega. Mentre le maestre spogliano i grandi che sono usciti e recuperano i piccoli che sono rimasti dentro, ognuno si dirige verso la propria classe, mentre io vado a controllare che il mio grande sopravviva al trauma della visione di Sinterklaas. Che fa finta di niente ma secondo me ha la coda di paglia, sa benissimo che non è affatto stato bravo come avrebbe potuto.
Oggi dopo la scuola è stato incredibilmente laconico in proposito, l'unica cosa che è riuscito a dire è che il Sint leggendo nel librone ha chiesto se c'era qualcuno che abitava al nostro indirizzo e forse gli ha detto di si. solo il giorno dopo ho coperto che gli ha anche regalato un pirata playmobil.
Orso invece è sopravvissuto benissimo, ultimo bambino ritirato dall'asilo (che tutto chiude alle 17 oggi, per andare a casa ad aprire i regali, tranne casa nostra, lo ritiro come al solito alle 18:20, pelo pelo). Mi fa vedere orgoglioso il trenino e gli altri regali che Sint ha portato all'asilo (anche al doposcuola hanno fatto fare una lista ai bambini e hanno scelto due o tre regaloni da lì. Tra cui un nuovo blocco cucina in legno ("Per giocare a mamma e papà" ci ha spiegato ieri Ennio, "Ah,si, chiede suo padre, e tu sei la mamma o il papà?", "Io sono il gatto" ci fa).
Che belli i misteri spaventosi dei bambini, quest'anno la cosa l'ho organizzata alla sanfasò come mio solito, ma l'anno prossimo mi dò da fare meglio per non contraddirmi e non farci beccare. Perchè in fondo è una cosa così carina che mi piace farla durare il più possibile. Per me, più che per loro.
Oggi però è venuto a scuola e all'asilo, ed è stato un bel vedere. Il bello di tutta la Sintomania olandese è che tutta la nazione più o meno regge il gioco, quindi non solo i sindaci che lo accolgono con le chiavi della città in mano, il telegiornale di Sinterklaas che per un paio di settimane va avanti, ma anche associazioni, gruppi, volontari di tutti i tipi che si danno da fare per il prossimo e per i bambini.
Come appunto le scuole superiori che per raccogliere fondi per qualche opera pia si affittano come Sint e Piet. Per esempio quelli che stamattina sono arrivati alla nostra scuola ed asilo. Alle 8,30 eravamo tutti fuori, ogni classe nel suo riquadro disegnato per terra con il gesso, i genitori in quello contrassegnato genitori ("Che cosa cretina, sbuffa Monique, ma pensano che non ci arriviamo da soli?") e l'asilo in quello con su asilo.
Dopo mezz'ora di congelamento chiappe al freddo, che non pioveva ma piovigginava che è molto peggio, e tirava vento perché la scuola sta su un promontorio ventoso che detto così fa tanto Donna del Tenente Francese, ma non è male, si vede una barchetta giungere in lontananza. Ovvio che tutti i 15 metri di molo di fronte alla scuola erano occupati da un barcone. Sulla barchetta della gran roba rossa e nera.
Il rosso sono il mantello e la mitria di Sinterklaas, che armato di pastorale e barbona e riccioloni candidi che neanche Gandalf, viene tirato sul molo dai Piet riuniti, nei loro vestitini in velluto da paggio e la faccia dipinta color nerofumo, che i Piet sarebbero nell'ordine:
- o schiavetti neri (dicono quelli che considerano Sinterklaas una festa di sporhi colonialisti)
- forse rappresentazione del diavolo (dicono gli antropologi, infatti i Cechi hanno anche Sinterklaas vestito da vescovo, accompagnto da un angelo e da un diavolo)
- chiunque siano, gente che bazzica i camini per portare i regali e logicamente si sporca di fuliggine).
I bambini, qualcuno vestito da Zwarte Piet con il berretto con la piuma di struzzo e i calzoni a sbuffo, la 1/2 A con delle mitrie di cartoncino rosso in testa, la 1/2 B con delle specie di cappelloni da ussaro tutti decorati, i grandi esenti da copricapi, che forse neanche ci credono più ma reggono il gioco per avere i dolci e i regali, che mi sembra la ragione più umana per credere (o far finta di credere) in qualcosa. E poi domani hanno dalla terza in su il test di metà anno e quindi tempo da perdere a fare lavoretti non ne avranno avuto.
Per tutta la mezz'ora di attesa hanno cantato le canzoni di Sinterklaas, abbondantemente appoggiati dai genitori che erano ovviamente quelli che si divertivano più di tutti e come tutti i genitori scattavano foto. Avevamo persino la mamma regista con telecmera professionale, che se so come funziona la vita dei liberi professionisti, anche se ha uno studio di post-production in casa non arriverà mai a farsi il montaggio dei filmini dei figli. Ma spero per me che ci riesca.
Arriva Sinterklaas preceduto dai Piet che distribuivano dolcetti a casaccio (e fateci caso, c'è sempre il bambino timido sfigato che 10 volte su 10 viene sorpassato, mentre c'e quello tenero che per tutta la vita gli metteranno cosine buone in mano anche se non gliene importa nulla, da tanto che ci è abituato. So ist das Leben). Sinterklaas stringe la mano a tutti i bambini uno a uno e li precede dentro la scuola. Ennio mi implora di non lasciarlo, ma devo consegnare Orso all'asilo con gli altri e gli prometto che passerò a fargli un salutino dietro il vetro della porta.
Rientrati all'asilo, troviamo, come da tradizione, le scarpe che avevano esposto piene di un sacchetto di panpepatini e con un mandarino avvolto in carta stagnola, tutte le sedie per terra e impronte colorate di mani e piedi su tutto il pavimento e le porte. che i Piet porteranno anche i regali, ma tradizionalmente lasciano un gran casino dietro.
Orso comincia a raddrizzare tutte le sedie e metterle intorno al tavolo, poi si siede e fa la guardia alla propria scarpa. La sposta dal centro del tavolo al suo lato. Mi indica la pala di stagnola "È un mandarino" mi spiega. Mentre le maestre spogliano i grandi che sono usciti e recuperano i piccoli che sono rimasti dentro, ognuno si dirige verso la propria classe, mentre io vado a controllare che il mio grande sopravviva al trauma della visione di Sinterklaas. Che fa finta di niente ma secondo me ha la coda di paglia, sa benissimo che non è affatto stato bravo come avrebbe potuto.
Oggi dopo la scuola è stato incredibilmente laconico in proposito, l'unica cosa che è riuscito a dire è che il Sint leggendo nel librone ha chiesto se c'era qualcuno che abitava al nostro indirizzo e forse gli ha detto di si. solo il giorno dopo ho coperto che gli ha anche regalato un pirata playmobil.
Orso invece è sopravvissuto benissimo, ultimo bambino ritirato dall'asilo (che tutto chiude alle 17 oggi, per andare a casa ad aprire i regali, tranne casa nostra, lo ritiro come al solito alle 18:20, pelo pelo). Mi fa vedere orgoglioso il trenino e gli altri regali che Sint ha portato all'asilo (anche al doposcuola hanno fatto fare una lista ai bambini e hanno scelto due o tre regaloni da lì. Tra cui un nuovo blocco cucina in legno ("Per giocare a mamma e papà" ci ha spiegato ieri Ennio, "Ah,si, chiede suo padre, e tu sei la mamma o il papà?", "Io sono il gatto" ci fa).
Che belli i misteri spaventosi dei bambini, quest'anno la cosa l'ho organizzata alla sanfasò come mio solito, ma l'anno prossimo mi dò da fare meglio per non contraddirmi e non farci beccare. Perchè in fondo è una cosa così carina che mi piace farla durare il più possibile. Per me, più che per loro.
martedì 4 dicembre 2007
4 dicembre: santa Barbara
Santa Barbara che va per campi
va cogliendo le rose bianche
chiama Cristo e san Giovanni
che ci scampi dai tuoni e dai lampi
Oggi è santa Barbara, mio onomastico, come mi hanno appena ricordato la mia mamma e mia zia, e dedico questea poesiola che diceva sempre mia nonna Peppina, a tutte le omonime co-festeggianti.
Che con il catechismo preconciliare con cui sono stata cresciuta da nonna e zia Filomena (sono l'ultima della mia generazione, credo, ad aver sempre e regolarmente recitato il rosario in latino dall'età della ragione, e non me ne ricordo quasi nulla, tranne un paio di litanie) e l'accento abruzzese che chi non lo conosce non si perde molto, io capivo sempre Santa Barbara va peccando che foneticamente aveva più senso, e logicamente, forse anche, con tutti quei santi che peccavano, poi fulminati sulla via di Damasco si pentivano e diventavano santi.
Per dire, questo è il mio imprinting sulla santità. Che si fa ancora a tempo a diventarlo, mica ci si deve nascere. E proprio in un paese di calvinisti sono andata a finire. Il mio problema con l'Olanda si gioca tutto sulla predestinazione. Deo gratias.
PS: fiori, cioccolatini, auguri e regalini vari, che la jella di essere quella che fa i regali di Sinterklaas a tutti è che poi nessuno li fa a me, sono ovviamente tanto graditi. Ringrazio commossa per il pensiero.
va cogliendo le rose bianche
chiama Cristo e san Giovanni
che ci scampi dai tuoni e dai lampi
Oggi è santa Barbara, mio onomastico, come mi hanno appena ricordato la mia mamma e mia zia, e dedico questea poesiola che diceva sempre mia nonna Peppina, a tutte le omonime co-festeggianti.
Che con il catechismo preconciliare con cui sono stata cresciuta da nonna e zia Filomena (sono l'ultima della mia generazione, credo, ad aver sempre e regolarmente recitato il rosario in latino dall'età della ragione, e non me ne ricordo quasi nulla, tranne un paio di litanie) e l'accento abruzzese che chi non lo conosce non si perde molto, io capivo sempre Santa Barbara va peccando che foneticamente aveva più senso, e logicamente, forse anche, con tutti quei santi che peccavano, poi fulminati sulla via di Damasco si pentivano e diventavano santi.
Per dire, questo è il mio imprinting sulla santità. Che si fa ancora a tempo a diventarlo, mica ci si deve nascere. E proprio in un paese di calvinisti sono andata a finire. Il mio problema con l'Olanda si gioca tutto sulla predestinazione. Deo gratias.
PS: fiori, cioccolatini, auguri e regalini vari, che la jella di essere quella che fa i regali di Sinterklaas a tutti è che poi nessuno li fa a me, sono ovviamente tanto graditi. Ringrazio commossa per il pensiero.
lunedì 3 dicembre 2007
Sinterklaas preview

È solo il 3 dicembre, Sinterklaas arriva il 5 a portare regali ai bambini e io ne ho già fin sopra ai capelli. Sabato festa con le due amichette preferite e rispettivi 4 genitori. Tre madri straniere che facevano del proprio meglio per integrarsi ed integrare i figli. La mamma polacca niente di che, san Nicola lo festeggiano anche loro. Ma la più convinta era la mamma iraniana. Lei, se le avesssimo dato retta era pronta ad affittare un costume e metter di mezzo qualcuno che si prestasse a fare il Sinterklaas con il librone dei buoni e dei cattivi. L'abbiamo ignorata finché non ci ha ripensato.
Il pomeriggio ho spedito i maschi di casa a fare la spesa (con la lista scritta da me, che a che serve una donna per una volta che non ci va lei?) così ho potuto impacchettare tutti i regali, precedentemente sempre da me comprati. E sono orgogliosa di me stessa perché ho pure scritto le rime in olandese per tutti, compresi i parenti che invece sono venuti domenica.
Perché quella di Sinterklaas, prima che il serpente si mangiasse la cosa e il marketing und consumismo prendessero il sopravvento, era la festa con cui gli olandesi hanno inventato il marketing. Famiglie povere che una volta l'anno volevano fare qualcosa di bello per i bambini con i mezzi che avevano e molta fantasia nel presentarli.
La cosa funziona così: il regalo vero e proprio costa poco, però va presentato con la cosiddetta surprise che non è una sorpresa. È una specie di conto profitti e perdite dell'anno passato. La susprise e relativa rima devono riferirsi ad alcuni aspetti del ricevente, con cui lo si vuole prendere in giro bonariamente (!) e/o fargli notare aspetti del suo comportamento, fisico, modo di fare ecc. suscettibili di revisione. Che dirvi, noi cattolici la confessione la facciamo in privato, qui gli sputtanamenti sono pubblici. O altrimenti a cosa credete che tutte quelle case olandesi con finestre enormi e senza tende a che servissero?
Insomma hai un nasone? Il regalo te lo avvolgono nel depliant di un chirurgo plastico e lo impacchettano in un nasone di cartapesta (e magari già che ci siamo ti regalano direttamente un Pinocchio o un elefante di marzapane) e ti scriveranno una rima otorinolaringoiatrica. Tanto per dare un'idea. Che tu magari abbia già per fatti tuoi il complesso del nasone e che avrebbero fatto meglio a farti la colletta per il terapeuta non conta, tanto è Sinterklaas.
Devo dire che le rime più perfine mi sono venute per i due padri. Quello in dolce attesa ha ricevuto un coniglio di marzapane, l'altro che è stato a sbronzarsi a Barcellona con gli amici una bottiglia di Martini, che era l'unica bottiglia intonsa che avevo in casa. Cose così.
Sul Sinterklaas con i parenti mi dilungherò un'altra volta.
venerdì 23 novembre 2007
Rottamazione vibratori inadeguati
Si, certe cose possono succedere solo ad Amsterdam, e meno male che le fanno. Dopo le aziende con una coscienza che decidono di ritirare prodotti perché non adeguati, decisamente pericolosi, non funzionano ecc., poteva mancare la rottamazione vibratori? Che è vero che gli olandesi il marketing fondamentalmente lo hanno inventato loro a partire da come si gestiscono la festa di Sinterklaas, ed è vero che credono di avere una coscienza sociale e un istinto emancipatorio nei confronti di tutto e tutti, anche di chi non vuole essere emancipato, ed è vero che sono famosi nel mondo più che altro per quei sex-shop con cazzoni di plastica spaventosi in vetrina che stanno su tutti i percorsi turistici, che poi la gente se gli chiedi cosa hanno visto ad Amsterdam pare che vedano il quartiere a luci rosse e le vetrine del sex-shop e poco più (tipo la casa di Anna Frank o il Van Gogh), ed hanno questo alto tasso di Internettizzazione che ormai anche il barbone a momenti ha la sua webpage, ma mettere tutto ciò insieme ha del genio.
Onore al genio, quindi. Si comincia con un sito dedicato (vedi link), in cui un testo di un equilibrio splendido tra marketing, coscienza sociale, uso e funzioni del dildo e vari altri aspetti che ora mi sfuggono, che non sono stata mica a farci l'esegesi, che io sono di quelle che le vetrine dei sex-shop mi mettono l'ansia da prestazione e allora evito di soffermarmi sulla cosa, dicevo il sito che spiega la faccenda.
Premettere, l'iniziativa parte da un negozio di vendite per corrispondenza dedicato soprattutto, anche nel nome, alla clientela femminile, che si sa, non siamo tutte proprio così tanto emancipate da andarcene belle fresche nel sex-shop dietro l'angolo a vedere le primizie della nuova stagione quando ci gira di fare shopping. Per dire che come minimo, se ci dobbiamo comprare le palline quelle per fare yoga, diciamo che dobbiamo fare un regalo a una che ha appena partorito e deve rifarsi il pavimento pelvico duramente provato dalla cosa. Signora mia, che secoli di repressione della sessualità femminile ancora si fanno sentire.
Allora, l'azienda ci informa che purtroppo è un settore ancora selvaggio e non autoregolamentato, per cui esistono tante ditte che si improvviano, tanti prodotti proprio inadeguati, nel senso che non fanno effetto, o ne fanno di meno di quello che ci piacerebbe, o non sono ergonomici, o sono fatti di materiali inadatti o dio ne liberi, decisamente tossici. Al che mi viene la nostalgia per il dildo d'avorio con i bassorilievi del Kamasutra di cui ho letto in Fanny Hill. L'avorio non è tossico e da quello che ho letto quello lì di Fanny Hill manteneva proprio tutte le promesse. EEEh, i prodotti di massa non sono più quelli di una volta che facevano per le elite.
E per ovviare a tutto ciò, dicono, hanno deciso di dare avvio ad un'azione di rottamazione dei vibratori vecchi, in cambio di uno nuovo. Hanno creato un furgoncino fattapposta con il logo di "scambia il tuo vibratore" che, esattamente come il furgoncino per la raccolta dei rifiuti chimici, si troverà in date stabilite in determinati posti (a cominciare da piazza Dam) dove le donne potranno accorrere in massa a far rottamare il vibratore vecchio in cambio del nuovo. Bello, non vedo l'ora, che ho sempre sospettato che il mio - regalo per Sinterklaas - fosse una ciofeca. Mi pare fosse stato comprato proprio da loro, ma prima che acquisissero la coscienza sociale. Buttarlo via non avevo il coraggio, era un regalo e poi praticamente nuovo. Rottamarlo mi sembra un'opzione responsabile ed ecologica, valà che mi decido. Vado a leggermi come funziona la cosa.
Non finisce qui: ci sarà una festona di scambio, bisogna iscriversi che le richieste sono maggiori di quello che pensavano, e poi vai alla loro festa nell'unico punto vendita fisico che hanno (in Vijzelsgracht, se interessa), con il tuo bravo numerino di prenotazione che hai fatto su Internet, consegni alla hostess il vecchio e nel corso della festa ti consegneranno il nuovo, che non si sa com'è, che è una sorpresa, ma tratto dalla nuova collezione di The Fun Factory, che ha anche un bel sito tradotto in Italiano, il che la dice lunga. I siti della maggior parte degli altri paesi sono in inglese. Fosse che c'è mercato, da noi, e per questo investono nella traduzione del sito.
La cosa che dicono en passant è che ci sarà tanta stampa, e quindi si faranno riprese e foto. Che è il motivo che mi ha decisamente scoraggiata dal partecipare, che per una volta che sono stata in TV a commentare sulla cattura di Provenzano, in orario tardissimo, con il cappello in testa che mi mimetizzava, ancora incontro gente che dice di avermi vista.
Meglio non rischiare di dovermi sentir dire "Ma sai che ti ho vista in TV a farti cambiare il vibratore, com'è, funziona bene, no che anch'io pensavo di prendermene uno ma l'Associazione consumatori ancora non lo fa il test comparativo e allora volevo chiederti come ti sei trovata con questo, che se ne sentono tante". Ecco, ribadisco, io continuo a essere la bimba tirata su dalla prozia monaca di casa, la mia emancipazione in proposito è all'anno zero e lo stomaco per mettermi in una cosa del genere non ce l'ho. Però per dovere d'informazione, ve la dovevo raccontare, spero qualcuno me ne sia grato un giorno, che una coscienza sociale ce l'ho anch'io.
Ah, stavo per dimenticare la cosa migliore: che ci fanno con tutti i vibratori rottamati? Un'opera d'arte di non so chi, che faccio fatica ad imaginarmela, l'unica cosa che ci farei io di artistico è un gigantesco Mobile con tutti i vibratori accesi contemporaneamente, da appendere all'obelisco di piazza Dam. O a una di quelle carrucole tipiche per porte i mobili nelle case sui canali, magari giusto quella che sporge dalla casa di Anna Frank.
PS Vedi amichetta mia tenera, tu te ne vai un paio di settimane ai Caraibi di novembre e ti perdi tutte queste belle cose. Poi mi tocca aggiornarti, contenta che lo faccio?
Onore al genio, quindi. Si comincia con un sito dedicato (vedi link), in cui un testo di un equilibrio splendido tra marketing, coscienza sociale, uso e funzioni del dildo e vari altri aspetti che ora mi sfuggono, che non sono stata mica a farci l'esegesi, che io sono di quelle che le vetrine dei sex-shop mi mettono l'ansia da prestazione e allora evito di soffermarmi sulla cosa, dicevo il sito che spiega la faccenda.
Premettere, l'iniziativa parte da un negozio di vendite per corrispondenza dedicato soprattutto, anche nel nome, alla clientela femminile, che si sa, non siamo tutte proprio così tanto emancipate da andarcene belle fresche nel sex-shop dietro l'angolo a vedere le primizie della nuova stagione quando ci gira di fare shopping. Per dire che come minimo, se ci dobbiamo comprare le palline quelle per fare yoga, diciamo che dobbiamo fare un regalo a una che ha appena partorito e deve rifarsi il pavimento pelvico duramente provato dalla cosa. Signora mia, che secoli di repressione della sessualità femminile ancora si fanno sentire.
Allora, l'azienda ci informa che purtroppo è un settore ancora selvaggio e non autoregolamentato, per cui esistono tante ditte che si improvviano, tanti prodotti proprio inadeguati, nel senso che non fanno effetto, o ne fanno di meno di quello che ci piacerebbe, o non sono ergonomici, o sono fatti di materiali inadatti o dio ne liberi, decisamente tossici. Al che mi viene la nostalgia per il dildo d'avorio con i bassorilievi del Kamasutra di cui ho letto in Fanny Hill. L'avorio non è tossico e da quello che ho letto quello lì di Fanny Hill manteneva proprio tutte le promesse. EEEh, i prodotti di massa non sono più quelli di una volta che facevano per le elite.
E per ovviare a tutto ciò, dicono, hanno deciso di dare avvio ad un'azione di rottamazione dei vibratori vecchi, in cambio di uno nuovo. Hanno creato un furgoncino fattapposta con il logo di "scambia il tuo vibratore" che, esattamente come il furgoncino per la raccolta dei rifiuti chimici, si troverà in date stabilite in determinati posti (a cominciare da piazza Dam) dove le donne potranno accorrere in massa a far rottamare il vibratore vecchio in cambio del nuovo. Bello, non vedo l'ora, che ho sempre sospettato che il mio - regalo per Sinterklaas - fosse una ciofeca. Mi pare fosse stato comprato proprio da loro, ma prima che acquisissero la coscienza sociale. Buttarlo via non avevo il coraggio, era un regalo e poi praticamente nuovo. Rottamarlo mi sembra un'opzione responsabile ed ecologica, valà che mi decido. Vado a leggermi come funziona la cosa.
Non finisce qui: ci sarà una festona di scambio, bisogna iscriversi che le richieste sono maggiori di quello che pensavano, e poi vai alla loro festa nell'unico punto vendita fisico che hanno (in Vijzelsgracht, se interessa), con il tuo bravo numerino di prenotazione che hai fatto su Internet, consegni alla hostess il vecchio e nel corso della festa ti consegneranno il nuovo, che non si sa com'è, che è una sorpresa, ma tratto dalla nuova collezione di The Fun Factory, che ha anche un bel sito tradotto in Italiano, il che la dice lunga. I siti della maggior parte degli altri paesi sono in inglese. Fosse che c'è mercato, da noi, e per questo investono nella traduzione del sito.
La cosa che dicono en passant è che ci sarà tanta stampa, e quindi si faranno riprese e foto. Che è il motivo che mi ha decisamente scoraggiata dal partecipare, che per una volta che sono stata in TV a commentare sulla cattura di Provenzano, in orario tardissimo, con il cappello in testa che mi mimetizzava, ancora incontro gente che dice di avermi vista.
Meglio non rischiare di dovermi sentir dire "Ma sai che ti ho vista in TV a farti cambiare il vibratore, com'è, funziona bene, no che anch'io pensavo di prendermene uno ma l'Associazione consumatori ancora non lo fa il test comparativo e allora volevo chiederti come ti sei trovata con questo, che se ne sentono tante". Ecco, ribadisco, io continuo a essere la bimba tirata su dalla prozia monaca di casa, la mia emancipazione in proposito è all'anno zero e lo stomaco per mettermi in una cosa del genere non ce l'ho. Però per dovere d'informazione, ve la dovevo raccontare, spero qualcuno me ne sia grato un giorno, che una coscienza sociale ce l'ho anch'io.
Ah, stavo per dimenticare la cosa migliore: che ci fanno con tutti i vibratori rottamati? Un'opera d'arte di non so chi, che faccio fatica ad imaginarmela, l'unica cosa che ci farei io di artistico è un gigantesco Mobile con tutti i vibratori accesi contemporaneamente, da appendere all'obelisco di piazza Dam. O a una di quelle carrucole tipiche per porte i mobili nelle case sui canali, magari giusto quella che sporge dalla casa di Anna Frank.
PS Vedi amichetta mia tenera, tu te ne vai un paio di settimane ai Caraibi di novembre e ti perdi tutte queste belle cose. Poi mi tocca aggiornarti, contenta che lo faccio?
Mi è venuta la madre (lievito madre)
Finalmente, dopo due splendidi figli, mi è riuscito di nuovo di produrre una cosa viva che mi è venuta benissimo. Un lievito madre fantastico, stasera ci ho fatto panini e focaccia e mi vengono da dio.
Diciamo che ogni tanto ci provavo e mi venivano delle cose dubbiose, che però speravo che facendoci la pasta e rinnovandole di volta in volta, entro un paio di mesi mi sarebbe venuto il Blob che si dimena fuori dalla ciotola dell'impasto scodinzolando non appena gli fai ventilare una proposta di lievitazione. Macché. Un paio di volte me lo sono infornata, scordandomi di salvarne abbastanza. Insomma, di quelle cose che mi vengono come i maglioni di lana.
Stavolta invece una robina bella gommosa, appiccicosa, con tutti i buchini e buconi da spugna che ci vogliono, che basta darle un po' di farina ed emerge vittoriosa. L'ho scoperto per puro caso, ormai avevo da un paio di giorni un barattolone copertoin cucina ma non avevo avuto tempo di guardarlo.
Nell'entusiasmo della scoperta ne ho proposto un po' a Lily, che però ha preferito portarsi via un paio di panini belli e pronti.
Non mi cominciate a chiedere quantitativi e metodi di riproduzione. Non lo so. Mi è venuto. La botta finale, ovviamente me l'ha data Flavia, che mi ci ha fatto mettere zucchero, miele ed acqua calda. Io tentavo con i metodi "pure nature" che pure, considerato lo stato igienico della mia cucina dovrebbe far riprodurre per partenogenesi pure le uvette per i maritozzi e far crescere i porcini al primo acquazzone autunnale, evidentemente bisogna dare un calcio in culo a tutti, nella vita, se vuoi ottenere qualcosa.
Non so se sia stato il freddo (io credevo funzionasse il caldo e stavo per rimandare all'estate), che nella mia cucina il termosifone sta spento. Quello che è, preferisco affidarmi alla fede e non alla scienza, qindi inneggio al mistero dei saccaromiceti e lattobacilli ed evito di farmi domande.
Diciamo che ogni tanto ci provavo e mi venivano delle cose dubbiose, che però speravo che facendoci la pasta e rinnovandole di volta in volta, entro un paio di mesi mi sarebbe venuto il Blob che si dimena fuori dalla ciotola dell'impasto scodinzolando non appena gli fai ventilare una proposta di lievitazione. Macché. Un paio di volte me lo sono infornata, scordandomi di salvarne abbastanza. Insomma, di quelle cose che mi vengono come i maglioni di lana.
Stavolta invece una robina bella gommosa, appiccicosa, con tutti i buchini e buconi da spugna che ci vogliono, che basta darle un po' di farina ed emerge vittoriosa. L'ho scoperto per puro caso, ormai avevo da un paio di giorni un barattolone copertoin cucina ma non avevo avuto tempo di guardarlo.
Nell'entusiasmo della scoperta ne ho proposto un po' a Lily, che però ha preferito portarsi via un paio di panini belli e pronti.
Non mi cominciate a chiedere quantitativi e metodi di riproduzione. Non lo so. Mi è venuto. La botta finale, ovviamente me l'ha data Flavia, che mi ci ha fatto mettere zucchero, miele ed acqua calda. Io tentavo con i metodi "pure nature" che pure, considerato lo stato igienico della mia cucina dovrebbe far riprodurre per partenogenesi pure le uvette per i maritozzi e far crescere i porcini al primo acquazzone autunnale, evidentemente bisogna dare un calcio in culo a tutti, nella vita, se vuoi ottenere qualcosa.
Non so se sia stato il freddo (io credevo funzionasse il caldo e stavo per rimandare all'estate), che nella mia cucina il termosifone sta spento. Quello che è, preferisco affidarmi alla fede e non alla scienza, qindi inneggio al mistero dei saccaromiceti e lattobacilli ed evito di farmi domande.
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