giovedì 22 maggio 2008

Sessismo: si, arrivano i sommelier donna (e ve le tenete)

Avvertenza: non era mia intenzione ferire nessuno con questo pezzo, ma solo mettere in evidenza delle differenze a livello di discorso pubblico e giornalismo tra Italia e Olanda. Per questo ho eliminato di mia iniziativa il nome dell'autrice del pezzo che cito e che mi è servito da spunto. Alcune cose riesco a chiarirle nelle risposte ai commenti, ma il fatto resta: le differenze IT-NL esistono e si vedono ovunque. A me il piacere di annotarle a mio esclusivo uso e consumo e futura memoria in questo mio giardinetto privato di blog.

Ecco, una delle bellissime cose dell'Olanda è che certe cose proprio nessuno si sogna di dirle in pubblico. No, non sto parlando della tolleranza di nome nei confronti degli stranieri, quella da Fortuyn in poi ce la siamo scordati e adesso tutti si sentono in diritto di dire le peggio cose razziste in nome della libertà di pensiero. Miserie umane.

No, io mi riferivo al sessismo. Al fatto che nessuno se, putacaso fai un colloquio di lavoro, può pensare di chiederti se sei sposata, se hai in mente di fare figli. Sono cazzi tuoi e agli uomini non glielo chiedono vero?

Poi di fatto è vero che le donne guadagnano di meno e stanno di più a casa con i figli, fanno meno carriera, tutto il mondo è paese purtroppo.

Ma io trovo che, anche se sono allegica al politically correct, anche se sono una che guarda ai fatti prima che alle parole, trovo comunque che quello che sia socialmente accettabile riflette o provoca il rispetto che hai delle cose.

Quindi un giornalista che, come succede allegramente nella newsletter Identità di Vino diretta da Paolo Marchi, parlando di una giovane sommelier ne dice: "26 anni di vena frizzantina e bouquet accattivante in una bottiglia ben tornita." E poi oltre "è un bicchiere che seduce senza spocchie in sospensione, ancheggiando bruna fra i tavoli", qui non esisterebbe. O perché il direttore e il comitato di redazione intervengono prima, o perhé se ci provi i lettori ti fanno il culo con lettere e e-mail. Garantito.

Parliamo di contenuti: cosa me ne importa a me di sapere che questa tipa è tornita o ancheggia tra i tavoli? Se stiamo parlando dei giovani sommelier di talento (e sui maschi infatti non si dice manco se hanno gli occhi belli o il capello riccio, se ne parla esclusivamente in termini professionali) non sbrodoliamo sul privato per favore, o se questo è il taglio che vuoi dare all'articolo, mi dici anche per favore se Alberto Piras ha un bel culo, così decido se andare al Sadler a guardarglielo. (O, se vogliamo scadere nel pecoreccio vinaiolo, che son capace anch'io, mi puoi dire di un qualche sommelier se metaforicamente parlando è una bottiglia bordolese o un'albeisa, così mi immagino come abbia l'uccello). Insomma, o tutti o nessuno e se invece è solo qualcuno, anzi qualcuna, a me questo dà l'idea del sessismo.

E non venite a giustificarmi dicendo che l'articolo l'ha scritto una donna: appunto, peggio. È come dire che le barzellette antisemite le possono raccontare solo gli ebrei (mmh, no, esempio sbagliato, lo diceva anche Moni Ovadia che una storiella ebraica in fondo null'altro è che una storiella antisemita raccontata dagli ebrei).

Se stiamo a fare un discorso pubblico, per cortesia, ci sono delle regole di buon gusto e di buona scrittura, se non altro. Già abbiamo la disgrazia di uno che fa politica e riesce a farsi eleggere con i discorsi sessisti. Ma il giornalismo è un mestiere e il generale decadimento del rispetto nei confronti delle donne come esseri umani, o la situzione in Italia, non forniscono un lasciapassare per parlare in questo modo.

Si fa la figura del dilettante, non del giornalista serio.

I sommelier donna sono sempre di più, e ve li tenete tutti. (Fra un po' pure io mi ci aggiungo). E anche se non è mia intenzione andare a lavorare in un ristorante, preferisco sempre e comunque essere presa sul serio per i contenuti del mio lavoro, non per le mie forme. E con venti anni di carriera alle spalle posso pure dire che paga.

Allora, ribadisco, io non so come si pongano le giornaliste in Italia nei confronti del proprio lavoro e della propria carriera, ma il mio consiglio è di non cedere alle tentazioni titillatorie dei maschi. Di non stare al gioco. È un ambiente fortemente competitivo, di parrocchia e mascolino, il giornalismo in Italia e in questo ambientino si rischia che anche di chi scrive si dicano cose che potrebbero non far piacere come professionista.

Che poi possano farci piacere come donne è un altro discorso, ma quello o ce lo sfoghiamo nel privato, o cambiamo mestiere e ce ne andiamo tutte a fare le veline.

16 commenti:

MarinaV ha detto...

Ho grandi dubbi sul sesso di chi ha scritto quel pezzo idiota...

De kokende mamma ha detto...

Hai ragione, le scrivo per chiederglielo, mi rendo anche conto di essere inutilmente polemica con una collega che manco conosco, e non è assolutamente quella l'intenzione, ma che è un pezzo idiota e che nessun giornalista serio dovrebbe scrivere così, quello resta, e mi piacerebbe aprire una discussione anche con altri, in proposito.

betta ha detto...

ciao,lo sai che noi nel nostro programma mammenellarete avremo anche la storia di un'altra mamma italiana che vive in olanda?

in onda a luglio, ma presto la vedrai già nel nostro sito

viva le pari opportunità dell'olanda.

betta
redazione mammenellarete

MarinaV ha detto...

Su Opzij, rivista femminista olandese, c'è ogni mese la rubrica "Haantje van de maand" - il galletto del mese. Dovresti leggerla, così ti rendi conto cosa scrivono questi pseudo politically correct olandesi.

graz ha detto...

E con questo post mi confermi quanto dicevo dianzi: il tuo tono è dissacrante ma traspare chiaramente il rispetto che hai verso il contesto socio culturale in cui ti muovi. Lo rispetti e ti
piace. Si sente che sei contenta della tua vita, e questo a prescindere dagli scarrafoni belli a mammà che spesso fare la mamma è consolatorio di fronte a situazioni profesionali e di inserimento sociale che non ci piacciono granchè. Sul contenuto del post poi ... ci sarebbe da fare un trattato. Come non essere D'ACCORDO su ciò che dici? Ma la Carfagna, dico io, è una contraddizione in termini oppure dimostra che se hai il cervello e lo usi puoi sfruttare in modo opportunista certe strade/strumenti per arrivare dove vuoi davvero tu? (ammesso e NON concesso che la Carfagna sia davvero questo e non sia la mia una interpretazione troppo generosa). Besitos /graz

De kokende mamma ha detto...

Lo so cosa scrivono nella rubrica di Opzij, ma il punto è questo: lo scrivono perché sono cose che al bischero di turno sfuggono, loro vogliono far ben presente che non sta bene dirle, certe cose, nei contesti indicati. Infatti di rado li vedi nella stampa come farina del sacco del giornalista.

Giornalista che poi passa le serate al caffé mentre la moglie lavora 3 giorni alla settimana perché qualcuno deve pur portare i bambini in piscina, la realtà è questa, ma sta di fatto che la percezione generale è che appunto chi dice certa roba nell'esercizio delle sue funzioni va messo alla berlina. Cosa che in Italia a volte mi sembra assente dal discorso pubblico e proprio non vista come urgenza.

E non mi far sembrare la veterofemminista che non sono, io ho disdetto l'abbonamento a Opzij proprio perché erano tanto acide.

Anonimo ha detto...

Ciao,
sono l'autrice del pezzo idiota, sono una donna ed era il mio modo di fare i complimenti a un'altra donna. Sono una persona di sinistra e femminista. Mi pare che l'intelligenza di Giulia sia evidente nel testo.
Sono rimasta davvero choccata dai commenti. Penso che nei blogger ci sia un grande risentimento, direi quasi un odio nei confronti dei giornalisti professionisti.
Ripeto, era il mio modo di fare i complimenti a Giulia e per me la femminilità è un grande pregio.
Più faccio carriera e più trovo ostilità, mah...
Cordialmente ma non troppo
Alessandra Meldolesi

Anonimo ha detto...

Volevo aggiungere che ho appena scritto un libro dedicato alla cucina femminile. Io non sono una blogger, sono un'autrice con molti volumi al suo attivo e quella newsletter dice molte altre cose. Incredibile la mancanza di ironia dell'autrice, direi quasi una misoginia. Trattasi di un ritratto in stile giornalistico leggero che ha anche contenuti ("Giulia abbina gli chef", nel senso della calibratura delle carte dei vini).
Cordialmente ma non troppo, l'ho trovata molto offensiva e superficiale; credo che a non amare le donne e la femminilità sia lei
A.M.

Anonimo ha detto...

secondo ps, sono appena diventata mamma anche io e per il pezzo, nella sua interezza, stile ludico affettuoso, ho avuto i complimenti del responsabile della newsletter. continua a sembrarmi incredibile quel che avete pensato e scritto di me.

De kokende mamma ha detto...

Alessandra, pensavo fosse chiaro nella mail che ho scritto privatamente, ma evidentemente è meglio che lo ripeta: sono una giornalista professionista, e se vuoi specializzata in eno-gastronomia, e tanto per non dire che sono un'acchiappagalline, sono aspirante sommelier dell'AIS e spero di superare l'esame appena possibile. MarinaV anche, anzi, ha diretto per anni una testata importante di gastronomia italiana in Olanda.

Quello di cui parlo/parliamo non è un attacco personale e sicuramente non un attacco da blogger a giornalista, ma stiamo scherzando, non ne esistono i presupposti.

Non dico che fosse un pezzo scritto male, dico che certe cose sulla donna le dici e sui maschi no, e che comunque, nell'ambito in cui lavoriamo noi certe cose sarebbero impensabili. a te invece fanno i complimenti, vedi, dimostra che a gurdare le cose in prospettiva interculturale si vedono le differenze.

Quindi direi, usciamo dagli attacchi ad personam e concentriamoci sulla prospettiva interculturale. Mi sembra che una discussione aperta possa solo arricchirci e aspetto ulteriori commenti.

MarinaV ha detto...

@Ba, forse non mi sono spiegata: sulla rubrica di Opzij mettono alla gogna proprio pezzi sessisti che escono sulla stampa olandese, scritti per la maggior parte delle volte da uomini, ma anche di alcune donne. Il pezzo di A.M. ci sarebbe finito automaticamente, se fosse stato in olandese!

@A.M.: senza polemica, ma se qualcuno - una donna! - scrivesse nei termini da te usati per la signora sommelier, un pezzo su di te come professionista, non ti sentiresti un po' offesa nella tua professionalità, presa in giro, oggettizzata? Che cosa c'entra la presenza fisica con le capacità professionali, visto che non stiamo parlando di una fotomodella?
Soprattutto considerato il fatto che noi donne dobbiamo sempre farci un c... senza fine per farci notare e rispettare professionalmente.
Io ho sempre cercato di valorizzare al massimo nei miei articoli i contributi al mondo da parte delle donne, e sempre cassato, censurato e litigato con giornalisti uomini e soprattutto editori che pensano solo alla cifre di vendita per qualsiasi espressione incongrua nei confronti di una professionista.
Così come io esigo rispetto per il mio lavoro e la mia professionalità, allo stesso modo lo dò alle professioniste che mi stanno intorno.
Sono per questo da considerare 'veterofemminista' (vista ormai l'età che avanza) e troppo olandesemente 'politically correct' (visto che vivo qui da quasi 25 anni)?

Burde.it ha detto...

dai certe cose si possono scrivere pure sui maschi...Luca è parecchio belloccio e prima di diventare serio e avere un bimbo ha fatto stragi di donne...
Direi che un pochino troppo centrato sull'essere donna sommelier il pezzo lo era ma obbiettivamente in questo momento le donne sono la grande scoperta della sommellerie e in questo modo forse si portano più persone a bere vino. Del resto Giulia non credo vada vestita diversa da me in sala!

flavia ha detto...

Alessandra, madre, giornalista professionista, donna e ...purtroppo italiana. E dico purtroppo perchè secondo me il tuo articolo fa trasparire tutto il condizionamento culturale sessista nel quale siamo educate e cresciute e dal quale siamo intrise noi donne italiane, anche se facciamo una grande ginnastica politica e sociale. La cosa grave secondo me infatti è che Alessandra si giustifica e porta a sua "discolpa" le sue credenziali umane (maternità), politiche e professionali. Non cìè bisogno di giustificarsi, ma forse fare un momento di riflessione e di silenzio che ti faccia vedere oltre alla critica e ti faccia capire che prendere il distacco da un modo di vivere la femminilità in Italia, è malato culturalmente perchè anche le donne non riescono ad uscirne dalle pieghe. Sei una donna e sei una giornalista: che dire se avessi dovuto scrivere un pezzo su una donna sommelier gran tanto brava e professionale, ma che non aveva la bellezza e le forme dalla sua? Ti saresti forse spericolata nei commenti sulle sue forme da damigiana? Non ti sto criticando e anzi ti rispetto nella femminilità e nella professionalità, vorrei solamente prenderti per mano e aiutarti a comprendere che è sessista anche la tua necessità di giustificarti, senza andare oltre a vedersi dentro, nella critica costruttiva di altre donne.
Molto cordialmente e molto intimamente.
Flavia

graz ha detto...

Concordo con il commento di Flavia. Questo genere di espressioni sono fin troppo comuni qua in Italia e non solo circa i fenomeni emergenti eventualmente cavalcati dalle donne. Oltre ad essere discriminatori di fatto perchè difficilmente si metterebbero in luce analoghe qualità nella controparte maschile, lo sono anche perchè perpetuano l'immagine brava+figa come se fosse un binomio inscindibile. Ne consegue che se sei brava ma non figa te ne manca un pezzo. E siccome figa per lo più implica anche giovane, il paradigma diventa brava+bella+giovane. Brava non è abbastanza. Anzi, se sei solo figa e giovane spesso diventa più che sufficiente. E mi piacerebbe proprio tanto che le nuove leve parlamentari mi smentissero ...
Ciao/graz

Chantilly ha detto...

Buongiorno a tutti,
scusate l'intrusione, è la prima volta che passo di qua perchè mi piasce molto lo stile della mamma su un altro blog dove vado di tanto in tanto e desideravo conoscerla meglio.
certo che sono arrivata in un momento clou!
A me sembra che la mamma abbia detto quello che pensava, e anche in modo piacevole.
Certo a.m. non avrà trovato piacevole che una persona non apprezzi quello che scrive e come lo scrive, ma d'altronde una giornalista professionista dovrebbe fare il calo alle critiche, o no?
Trovo sgradevole la descrizione fisica della sommelier di cui parla nel suo articolo. e se fosse stata bruttina, grassa e bassa con gli occhi storti? ne avrebbe parlato ugualmente? ne avrebbe fatto l'elogio alla professionalità? o sarebbe diventata anti-estetica?

graz ha detto...

Stamane avevo già lasciato un mes, non so se se l'è mangiato blogspot (a cui sto antipatica) o meno. Barbara, se mi ripeto, fai pulizia tu, pls!! Ci riprovo perchè trovo che questo tipo di descrizioni, peraltro frequentissime dalle nostre parti e non solo sulla carta stampata, continuino a tramandare il binomio brava+bona come se la professionalità in una donna non fosse sufficiente. Ne consegue chiaramente che se una è brava ma non altrettanto 'bona' gliene manca un pezzo. O se una è brava e professionale e non accetta di utilizzare anche il proprio charme, allora è una virago, castratrice ed ha sicuramente il marito a casa ai ceppi che fa quel che dovrebbe fare lei ... Personalmente apprezzo molto il tono ed il suggerimento di Flavia: un'occasione per imparare ad andare oltre alla critica per fare un passo indietro e guardare le cose da un'altra prospettiva. Ciao, graz