martedì 15 gennaio 2008

Italians for beginners

...è un film che non ho ancora visto, ma forse dovrei. Il punto è che è un film che probabilmente negli ultimi dieci anni mi sono fatta un bel po' di volte in proprio, ogni volta con enorme soddisfazione. Il film in cui mi ritrovo davanti un tot di persone che in genere non conosco e che devo convincere che possono imparare l'italiano nei modi in cui glielo propongo io.

Che non è che l'olandese medio, per il solo fatto che ti sta dando dei soldi e affidandoti la sua faccia di fronte a un gruppo riconosca a priori la tua competenza in proposito. Quella te la devi conquistare minuto per minuto, ma poi, come ti amano.

Ieri è cominciato un nuovo gruppo, e noto che i principianti li si mettono meglio insieme a gennaio piuttosto che a settembre. Poi ho il culo della selezione naturale, la gente che decide di fare un corso da me in genere è di istruzione superiore, sa già un tot di lingue, spesso viene da o ha vissuto all'estero, è stata già in Italia o ci vuole andare o vuole rifarcisi una vita, restaurare un rustico, sposarcisi, non necessariamente con un locale, o magari il locale se lo è già sposato e vuole capirlo meglio.

In genere io e Ruvy, mio partner in crime, cerchiamo, con la scusa di insegnargli la lingua, di fargli capire come funziona la testa degli italiani, semmai ripulirgli gli eventuali preconcetti che hanno e costruirgliene di nuovi, che poi ci divertiamo a confrontare.

Ieri prima lezione a metà con Ruvy. Tanto per chiarire dove vivo, i corsisti erano: una signora olandese sessantenne che abita da queste parti; coppia olandese, lei arubana, lui di Curacao (olandesi tra parentesi, insomma) che vivono all'Aja, neanche dietro l'angolo tutto sommato; australiana di genitori greci; una finlandese sposata a un belga; il belga in questione. Carini tutti, nessuno escluso.

Da quando ho i bambini e ho passato 5 anni a non dormire ho smesso di dare io stessa corsi alla sera, per il semplice fatto che per un po' non riuscivo a gentire le cose sul lungo termine. Solo progetti che entro una settimana erano conclusi, o quantomeno avviati per il pilota automatico. Però supplenze, sostituzioni e lezioni a due le reggevo.

Ieri abbiamo fatto gli articoli con "Ci vuole un fiore", di Sergio Endrigo. Poi avevo un 15 minuti da far andare, il belga mi propone "Un italiano vero", lo tiro fuori al volo e ci divertiamo con quello. En passant gli spiego Pertini e poi già che c'ero la triade presidenziale denominata Bacco, becco e becchino. Bacco non ricordo più chi fosse, ma i motivi sono ovvii, becco era Leone, senza nulla dir di male alla signora, che però era molto presente e flamboyant e allora non ci si era abituati alle first lady che facevano mostra pubblica di sé (e quanto è cambiato il mondo, guarda la Kirchner e Hillary ce adesso invece si mettono direttamente in proprio come presidente) e becchino, il povero visitatore di funerali di tutti gli eroi della Resistenza, che se non era presidente ci sarebbe comunque andato in proprio ma nessuno si sarebbe sognto di dargli dei nomi per questo.

Per dire, non è mai abbastanza presto per spiegare ai beginners che tipi siamo noi italiani.

3 commenti:

Trasparelena ha detto...

Bacco Becco e Becchino mi mancavano.. come sono ignorante :-(

chiaradavinci ha detto...

il film è carino (quello girato davvero, voglio dire), però è pieno di stereotipi e pregiudizi nei nostri confronti.

il tuo verrà sicuramente meglio (se hai bisogno di spunti, fa' pure un fischio, anch'io ho insegnato per anni italiano a gruppi improbabili di giramondo, in genere in pensione).

sempre per restare in tema canzoni, mi divertivo a vedere gli ex-manager Siemens cantare "quattro amici al bar" (perfetta per la differenza passato prossimo/imperfetto), mentre come tappabuchi avevo "ma che film la vita" dei Nomadi, li faceva regolarmente piangere.

De kokende mamma ha detto...

Vero, che le deformazioni professionali sono una brutta bestia. Io non riesco più ad ascoltare una canzone senza pensare a cosa potrei usarla, tipo "Teorema" per l'imperativo con i pronomi.

Chiara, scusa se insisto ma noi siamo davvero gemelle siamesi separate alla nascita.

Mi sarebbe piaciuto vederti alle prese con i manager Siemens.