domenica 3 febbraio 2008

Rucolizzazione

Un po' di anni fa si è assistito alla rucolizzazione della ristorazione, almeno in Olanda, ma sospetto in ben altri posti sia successo lo stesso. Intendo dire che improvvisamente, sempre, ovunque e in ogni salsa, sui menu e tra gli ingredienti compariva la voce 'rucola'. Pesto alla rucola, sandwich con rucola, marinata di rucola, pasta e risotto alla rucola e non c'era specialità del giorno che non venisse servita su un lettino di rucola.

Ora, a casa mia la rucola si chiamava ruchetta ed era un'erba selvatica che quei fanatici di zia Ughetta e Zio Walter si andavano a raccogliere sempre e ovunque passeggiassero. Poi a casa si metteva nell'insalata. E tutti li predevano per dei maniaci. Improvvisamente, invece, faceva figo. E dagli addosso con la rucola.

A un certo punto sono diventata, senza la minima intenzione, la spigolatrice nazionale d'Olanda della rucola selvatica. Prima Diny Schouten per la sua rubrica su quello che è il mio settimanale preferito, mi porta con il suo fotografo a raccogliere rucola ad Ijburg, queste isole artificiali che un paio di anni fa hanno creato fuori dalla tangenziale di Amsterdam, nel bel mezzo di un lago ventoso, con tutta l'architettura moderna sullo sfondo. Poi la televisione di Amsterdam decide di farmi parlare di rucola, e vai con Ennio di 1,5 anni e una bandana rossa con la regista per montarozzi sabbiosi a vedere la differenza tra fior di rucola e fiore giallo generico (e le maestre dell'asilo il giorno dopo: ma era proprio lui in TV?) Infine, un ente di protezione della natura pubblica un libro sulle piante commestibili del bosco e del fosso, e di nuovo mi chiedono della rucola.

"Ma tu ne vai spesso a cogliere per mangiarla" mi chiedono. Maché, solo con la stampa riunita. Però poi ci prendo gusto e per una primavera ho ripulito dalle erbacce (piantine tenere di rucola) che spuntavano tra le mattonelle tutto il cortile dell'asilo, solo perché erano recintate e sapevo con certezza che mai cane pisciante ci aveva messo piede.

Ora, la domanda sarebbe: embé? Che c'è di particolare nell'andarsene a raccogliere rucola in giro? Non per noi italiani, che tra hunter e gatherers sicuramente apparteniamo a questi ultimi.

Ma gli olandesi no. Gli olandesi, se non c'è la lista degli ingredienti e la data di scadenza sopra, non si fidano a mangiarla, la roba. Tranne il pesce, ma questo è un altro discorso. E gli olandesi, mai e poi mai, si mettono a cogliere roba così, dal ciglio della strada. A parte che non si sa mai bene se è proibito o no. Uniche eccezioni le more di duna, e qualche volta i fiori di sambuco per lo sciroppo. Ma sono pratiche in via di estinzione curate per abitudine da chi a suo tempo si è fatto il famigerato "inverno della fame" durante la guerra. Che per il trauma di aver dovuto mangiare i gatti per necessità in quei tempi, a tutt'oggi nessuno mangia quasi più il coniglio.

Infatti l'argomento decisivo della trasmissione TV è stata, mostrando il mazzetto di rucola colto in diretta in mezzo minuto: "Questo qui al supermercato meno di 5 euro non lo pagate".

E anche così, non ho l'idea che nel frattempo la rucola sia diventata rara come la stella alpina da quest parti. Per dire che più del dolore al portafoglio conta la paura della propria responsabilità. Perché, diciamocelo pure, se rimani invalido per colpa della rucola self-picked, chi glielo racconta a quelli dell'assicurazione?

6 commenti:

Alberto ha detto...

Ho un amico, Libereso Guglielmi, grande botanico, che abita a Sanremo e che fu in gioventù amico di Italo Calvino perché era l'aiutante di suo padre Mario. Bene lui è vegetariano e vive quasi solo di piante spontanee che raccoglie nei boschi e che poi mangia cotte o crude. Sono andato parecchie volte con lui e le piante commestibili, se si conoscono, sono una quantità inverosimile. Parlo della macchia mediterranea, certo che in Olanda...

Trasparelena ha detto...

Ecco allora io sono Olandese dentro, perchè pure io se non c'è la scadenza scritta sopra e la lista degli ingredienti non son capace...
:-)

graz ha detto...

Questa cosa della 'distanza' che c'è in Olanda tra chi produce il cibo e chi lo consuma mi ha sempre grandemente impressionata. E, dovrei aggiungere, della distanza che c'è tra una produzione 'ecocompatibile' (detto in modo grossolano) del cibo e quanto mi sembra di capire avvenga in realtà nella filiera alimentare locale.

Della serie che i polli sono bianchicci, quadrati ed hanno il polistirolo sotto ...

Poi vabbè io non ci ho davvero vissuto nonostante frequenti i luoghi ormai da 16 anni, per cui magari mi sbaglio. Certo è che noi andiamo in vacanza in un'isoletta lunga 20 Km e la cosa che mi ha stupito di più all'inizio è stato scoprire che pochissimi alimenti sono reperibili al di fuori del locale supermercato.

Mi sembra di poter dire che in analogo ambiente qui da noi, il cibo si comprerebbe prevalentemente in cascina.

All'inizio mi sembrava impossibile non poter trovare il formaggio locale piuttosto che le patate del contadino ed accusavo il mio moroso di non sapersi muovere a casa sua ... Poveretto, finisce sempre che è colpa sua!!! ;-))) graz

MarinaV ha detto...

Tutte le volte che vedo scritta la parola "rucola" in un contesto olandese mi viene da ridere.
In italiano la pianta in questione si chiama rughetta.
Rucola è la variante dialettale nord-italiana, da dove venne importata agli inizi degli anni '90.

De kokende mamma ha detto...

@Marina: bella la foto
@graz: brava, hai dato una parola a quello che mi ha sempre messo a disagio qui nei rapporti con il cibo. Distanza.

Elaboro l'idea e forse ci faccio un post.

betta ha detto...

e pensare che prima era un'erba selvaggia che nessuno cagava...ma succede così...dalle stalle alle stelle, dalla campagna alle tavole dei re...
www.tendenzainterinale.splinder.com
(esiste ancora campagna?)

i pinoli chi sa da dove vengono...pigne pesanti che cadono in testa e le spaccano, le teste...

bt