giovedì 8 ottobre 2009

La fuga dei talenti: raccontate la vostra storia

Vi ricordate tutte le voci (false e tendenziose, naturalmente) sul fatto che molti, in particolare giovani, vanno via dall'Italia in cerca di migliori condizioni di lavoro e carriera altrove?

Su questo tema Sergio nava ha pubblicato un libro e un blog e cerca le storie di altri italiani emigrati per mantenere desta l'attenzione su questo punto.

Un elemento che nelle discussioni in Italia sull'argomento non viene mai fuori è anche questo: intanto in Italia la discrepanza tra chi si iscrive a un'università e chi ne esce con una laurea è una delle più basse tra i paesi avanzati. Cos'è che non funziona?

Non dico che una persona che studia per 3-4- anni e poi per i tanti motivi della vita, che possono essere di natura squisitamente personale piuttosto che accademici, non si laurea, abbia sprecato il proprio tempo, perché tutto fa crescere e ci forma e indica una direzione in cui andare nella vita. però un lavoro al proprio livello fa poi fatica a trovarlo o se lo deve inventare.

Ma un l;aureato che ha studiato nel proprio paese e si costruisce una carriera altrove ci impoverisce tutti quanti: mantenere un'università 9e anche, visti i tempi, un sistema scolastico pubblico) decente, al passo con il livello di civiltà e benessere a cui siamo abituati, costa. costa denaro della collettività.

Il motivo per cui lo facciamo è perché un laureato che utilizzi le competenze che gli vengono dal percorso di studi per andare avanti, restituisce molto di più al mondo, alla propria azienda e alla società in generale di quanto abbiamo speso come collettività per permettegli di laurearsi.

E rendiamoci conto, parlo di quello che so, che alcuni corsi di laurea in italia hanno un tale fondamento teorico che magari in altri sistemi manca, che poi chi vuole fare il ricercatore all'estero in certi ambiti, è molto ambito rispetto ai laureati locali, che nelle loro università magari si privilegia quell'approccio pragmatico che ti permette si di trovare un lavoro con cui aprirti un mutuo, ma ti fa fare più faica se volessi fare ricerca pura.

Poi c'è magari un altro aspetto, per non fermarci solo ai laureati. Il fatto che all'estero, specialmente se ci vai perché gli stipendi sono più alti, sei più pronto a fare la gavetta, a cominciare come lavapiatti, per dire, e poi migliorarti. questo, senza andare troppo lontano, lo si vede molto bene con gli emigrati in Italia. Quante badanti o manovali hanno un diploma?

Io ho conosciuto un signore di mezza età che faceva il factotum in un'azienda agricola e nel tempo libero mi ha fatto dei lavori elettrici. Si scopre che è ingegnere elettrico appunto, ma gli stava bene lavorare alcuni anni in Italia come bracciante per comprarsi la casa.

"Cavolo", mi fa l'idraulico del paese quando gliel'ho detto, "ma allora non è uno stupido qualunque".

Difficile.Perché lo stupido qualunque se non ce lo portano le organizzazioni criminali come carne da macello, difficilmente va all'estero, qualsiasi sia il lavoro che fa.

Insomma, questa della fuga dei talenti all'estero per me è una discussione ancora aperta, quindi mi fa piacere dare spazio all'iniziativa di Sergio e se gli volete raccontare la vostra storia (o me la volete raccontare qui), ditecelo pure.

10 commenti:

Lanterna ha detto...

Io vedo la questione dall'interno dell'università. Ho fatto un corso come manager didattico, che è una figura che dovrebbe proprio accertarsi che la didattica stia andando bene in ogni suo aspetto. Il manager didattico (figura sconosciuta in Italia, per quanto desiderata da molte università) dovrebbe assicurarsi sia che la didattica sia ben organizzata (e quindi che per esempio uno studente non sia costretto a laurearsi con un semestre di ritardo perché l'ultimo appello d'esame era dopo la seduta di laurea) sia esaminare le statistiche di ogni esame e capire se il carico di lavoro è adeguato ai crediti formativi dichiarati. Lo scopo è quello di agevolare il più possibile gli studenti perché possano arrivare il prima possibile alla laurea. Questo perché uno dei parametri di qualità sulla cui base vengono dati finanziamenti è proprio la durata media degli studi e la percentuale di laureati rispetto agli immatricolati.
Peccato però che queste per ora restino belle parole, perché raramente le università hanno soldi per i manager didattici, anzi, sono costrette a tagliare personale persino su servizi consolidati come le biblioteche. E i crediti formativi sono diventati soltanto un ulteriore campo di battaglia per i giochi di potere dei docenti.

Giuliana Cupi ha detto...

Segnalo all'amica fuggita in Irlanda.
Ciao :-)
Giuliana

supermambanana ha detto...

aaarggghhhh: c'ho talmente tante cose da dire su sta cosa ma tempo zero che sto inguaiatissima fino alla settimana proxima... mi sa che passo a sto giro :-(

graz ha detto...

Guarda, io non ho ancora storie di questo genere da raccontare ma spero proprio di avercele in un prossimo futuro. Quando guardo la princi e vedo quanto sta lavorando, tutti i giorni e la sera fino a tardi, quando vedo che quest'estate ha fatto una settimana di vacanza a casa del nonno a ventimiglia, quando vedo la preparazione approfondita teorica che il politecnico le sta dando oltre a quella pragmatica di progettazione e disegno, quando penso che ha ancora davanti la specialistica, quando vedo tutto questo e penso che la possibilitá che ha di fare il proprio lavorò e' di poco superiore a quella che ho io di fare la fotomodella ... Bene spero proprio che riesca a fare la specialistica inOlanda, Svezia o Norvegia come dice di voler fare e che poi ci rimanga.

Perché qui, se non trova un calcio in culo che non so da dove potrebbe mai venire, cara Grazia se finisce a fare la commessa in un negozio di mobili (magari di design,sarebbe gia' qualcosa).
A volte mi si stringe il cuore a pensare a quanta passione ci stanno mettendo, lei ed il suo moroso, ed alla poverta di opportunita che si apre loro dinnanzi

/graz

zauberei ha detto...

Mah per me intanto ci vole il numero chiuso. Non è per niente demogratica la questone del numero non chiuso, sembra. All'estero fioccano i numeri chiusi.

In bocca al lupo per il libro!

supermambanana ha detto...

pero' ti lascio almeno questo, fresco fresco di giornata:

http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/fondi-ricercavia/fondi-ricercavia/fondi-ricercavia.html

zazie ha detto...

io non mi considero certo un talento e il tipo di ricerca che faccio io, umanistica, non smuove finanziamenti milionari...pero', parlando in soldoni, io ho fatto l'universita' e il dottorato in Italia. Sia la laurea che il dottorato sono stati interamente pagati da borse di studio, dell'universita' (quindi statali). Non ho versato una lira di tasse per tutti i 7 anni 1/2 (41/2 di laurea + 3 di dottorato). E per i tre anni di dottorato ho avuto uno stipendio mensile. Ho poi ottenuto una borsa per un post-doc di 2 anni in Giappone (finanziato dal ministero dell'istruzione giapponese). Adesso lavoro in Nuova Zelanda, dove non hanno sborsato una lira per la mia formazione e dove adesso io pago le tasse. Non so nulla di economia, ma mi pare che formare persone investendo un sacco di soldi e poi mandarle a pagare le tasse da un' altra parte sia una pratica suicida...

Mammamsterdam ha detto...

Zazie, è esattamente il punto che volevo fare io, poi mi sono persa nella discussione. Siamo dei coglioni a costringere i nostri talenti ad andare a riscuotere successi all'estero dopo aver investito come società nella loro formazione.

All'estero fanno il contrario: creano università e simili di eccellenza curandosi i contatti con le industrie, così tutti i cinesi e indiani che perseguono un certo tipo di formazone ci vannop a studiare pagando lì le tasse e la vita, e forse poi restandoci a lavorare e pgandogli altre tasse.

francescabianca ha detto...

ciao! neanch'io mi considero un talento.
molto in breve: laurea in statistica, master in biostatistica. tasse sempre pagate in italia.
lavorato per 3 anni in un centro di ricerca a firenze. bell'ambiente, bei colleghi, contratti a progetto di 6 mesi in 6 mesi, senza mai sapere cosa sarebbe successo alla fine dei 6 mesi. alla fine mi sono trovata a dover cambiare casa e non ne trovavo neanche una da affittare perché tutti chiedevano di firmare un contratto d'affitto di minimo un anno, peccato che il mio contratto di lavoro non superasse i 6 mesi...
adesso lavoro in belgio, sempre ricerca. ho una borsa di studio annuale e non pago tasse, né qui né in italia. fra un po' potrei avere la possibilità di passare al tempo indeterminato.
cosa voglio? io avrei voglia di tornare in italia, ma se mi guardo intorno tutti i tipi di contratto che mi vengono proposti sono per 6 mesi o giù di lì... e dopo?
per adesso resto qui.

Gbppp ha detto...

Cara Graz,
spero che 'la princi' agisca ...per mia esperienza la maggiorparte di quelli che hanno detto di voler espatriare alla fine sono ancora con mamma e papa` e uno stipendio di 800 euro al mese che mi scrivono lamentandosi e dicendomi che sono fortunato, io :)
ciao,
Gbppp