giovedì 19 marzo 2009

Matrigne intercambiabili

Meno male, è uscita dall'armadio anche lei, Elastigirl è una persona in carne ed ossa. Urla pure lei ai figli. No, perché delle volte mi preoccupavo se non si facesse prevaricare un po' troppo, con la scusa della timidezza e della gastrite, dal quel barese mangiarape e la di lui prole.

Belle ed interessanti le cose che tutti le scrivono nei commenti, tra cui una cosa santa di Zauberei, che ormai è il mio guru dell'anima: che l'urlo è lo spartiacque tra bene e male, che è chiaro ed onesto.

L'urlo è il mio modo di amare il mondo quando proprio mi porta al limite: è per dire "fino a qui e poi basta". L'urlo è il modo di odiare dei buoni, di quelli paciosi, di chi proprio non ci gode a discutere all'infinito per il gusto di provocare, esasperare e vincere per esaurimento dell'avversario. Mio padre era uno così, ma talvolta aveva quello che mia mamma chiamava "la morte negli occhi". Cioè un modo di guardare che chiunque capiva a quel punto che o lo si lasciava in pace o finiva a schifìo.

In realtà a schifìo non finisce mai, perché mia madre un paio di volte ha detto che l'ho avuto anch'io quello sguardo lì, ed è vero, era la fermata successiva o alternativa all'urlo, ma so che non era quello il momento pericoloso, quello che speri, a posteriori, di fermarti a tempo e ringrazi l'angelo custode o chi per esso che ci sei riuscita. Ne parlavo in un post, mesi fa, ogni tanto nella blogosfera torna fuori questa cosa.

Quindi forse anche questa cosa della morte nello sguardo va tanto ridimensionata nelle intenzioni, ma non negli effetti, che per quello funziona molto bene. (Non è solo lo sguardo, è un gesto delle spalle che ci va assieme, tipo: dov'è la sega circolare, poi dicono il bodylanguage).

E insomma, una lettrice di Elasti raccontava che le figlie e hanno detto che sembra la matrigna di Biancaneve e qui ti voglio.

Il fatto della nota dicotomia madre buona/matrigna cattiva delle favole è la strategia con cui un bambino piccolo, che non coglie bene le sfumature, si spiega la trasformazione tra madre buona che lo coccola, lo asseconda e dice sempre di si e la stessa madre in quei momenti in cui per insegnargli, allontanarlo dal pericolo, rabbia o stanchezza gli dice di no o addirittura urla.

Per un bambino è molto più facile dirsi: questa cattiva non può essere la mia mamma, perché la mia mamma è buona per definizione. In realtà non è lei, è un mostro che ha preso le sue fattezze, ma a me non mi frega, io lo so che quella non è mia mamma. È la matrigna, è la strega.

Bene. Allora rendiamoci conto anche delle implicazioni: non è l'occasionale urlaccio, sfogo, momento di stanchezza che provocherà traumi indelebili ai nostri figli. I nostri figli hanno tutto il diritto di vederci normali e umane, nei nostri momenti migliori e in quelli peggiori. Tanto i trucchi per sopportarlo li hanno e li usano.

Non è, intendiamoci, un lasciapassare per maltrattare i nostri figli, e neanche per essere incoerenti con loro, perché queste si sono le cose che li segnano. è solo la lezione della saggezza popolare.

Che io ho imparato a suo tempo al mio famoso esame di Storia della letteratura dell'infanzia, che di favole ne racconto poco, ma i principi li ho capiti.

4 commenti:

MammaTuttoFare ha detto...

ciao, ti leggo da un po' anche se da anonima. Il tuo post di oggi è stato un balsamo per la mia anima dilaniata ogni volta che urlo come una pazza ai miei due bimbi, grazie!
PS anche se mi rendo sempre più conto che ad urlare siamo in tante, quanto poi ad ammetterlo pubblicamente....

LGO ha detto...

Dello sguardo non so, io a volte ci provo a fare gli occhiacci, secondo me quando li faccio escono proprio le scintille, e invece mi accorgo che il nano di turno magari guarda da tutt'altra parte.
Ma l'urlo sì, quello lo faccio. E serve, eccome. Almeno per una frazione di secondo, il tempo necessario a fare mente locale e ripartire con qualche passo indietro.
Conforta sapere di essere in buona compagnia ;)

graz ha detto...

OK, conforta sapere che non si è l'unica, conforta sapere che non si è pazze, conforta sapere che di strilli non è mai morto nessuno e pertanto non è il caso di passar la notte sveglia se ti sei spolmonata con le creature ma ...

.. francamente a me tutta questa apologia dello strillo mi lascia un pò freddina.

Perchè noi madri italiane tenessimo un poco più la lingua in mezzo ai denti ed il fiato nei polmoni male non farebbe. Che non si può stare in un luogo frequentato da mamme e bambini senza essere rincitrulliti di strilli di ogni genere, tipo e frequenza.

E poi la mamma strega di biancaneve non è che tiene proprio bisogno di strillare per palesarsi. E se non strilla non è che necessariamente le viene l'ictus o la botta di pazzia.

Poi, per carità, è sempre una questione di modus in rebus eh ....

Mammamsterdam ha detto...

Graz, ma scherzi, hai ragione.

Cioè, la madre che senza scollare il culo dalla panchina urla stai atteeentoo, non cadeeereee, sudiiii, non correeere e continua a chiacchierare per fatti suoi è un incubo comune, purtroppo (ma le multe per inquinamento acustico mai?)

Io mi riferivo a noi madri primipare attempate politiclly correct di oggi che liquidato il dottor Spock, liquidata la nostra educazione, assorbita tutta la pedagogia di 4 decenni da Internet, cerchiamo di diventare sante, senza renderci conto che non serve.