giovedì 24 giugno 2010

Una volta erano giardini

Vi giro esattamente come l'ho ricevuta, una mail di Francesco, si, quello della ricotta 2.0, perché è stata una cosa che mi ha suscitato 3000 riflessioni. Domande su cosa stiamo facendo, dove stiamo andando, che vita vogliamo. E mi viene da pensare se non si possa applicare anche a quelle terre che dice lui il sistema degli orticelli in affitto che si usa qui.

Perché quello che come lavoro non ti rende, come hobby e vocazione da fare nel tempo libero ti regala prodotti cresciuti da te, lavoro all'aria aperta e la soddisfazione di essere l'artefice del tuo cibo. Permette ai tupoi figli di capire da dove viene quello che mangiano, non perché la scuola li porta a vedere un film, ma perché glielo fai vedere e glielo insegni tu, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione.

Io ci sto pensando su, ma intento eccovi la mail di Francesco:


"Una volta erano giardini..
oggi sono distese incolte e cimiteri di viti estirpate.
Quelli che una volta erano contadini dal cervello fino ora sono persone demotivate in attesa di ricevere una buona e convincente offerta per coltivare pannelli fotovoltaici o pale eoliche..
E' tempo di trebbiatura del grano ed è un'ottima annata.. si producono 50 quintali per ettaro ma non bastano a coprire le spese vive considerato che se si è fortunati si vende a 14 euro al quintale.
L'uva, quando si vende, costa 25 euro al quintale, olive idem per non parlare delle aleatorie coltivazioni e quotazioni di ortaggi vari che hanno mandato sul lastrico tantissimi imprenditori agricoli.
Ed allora, come dargli torto?
5000-7000 euro all'anno per 25 anni per lasciare che i giardini diventino campi di pannelli fotovoltaici o parchi..eolici.
Ma quando li guadagnerebbero coltivando grano duro....

Non siamo contrari alle energie rinnovabili anzi i pali eolici tutto sommato non ci infastidiscono nemmeno alla vista.. ma non è possibile che si dimentichi la vocazione di queste terre.. di questi giardini.
Senza approfondire il discorso e soprattutto senza scavare sui guadagni a 6 zeri delle società del sole e del vento..
vogliamo soltanto lanciare la nostra sfida, una sfida Agrycult:

L'orto-giardino di Parco dei Buoi deve sopravvivere e rubare terra ai pannelli solari, aiutateci a trovare adesioni al nostro orto..
Grazie!

In questo video (non di alta qualità purtroppo ma ci stiamo organizzando) documentiamo quello purtroppo ed incredibilmnte sta succedendo,
http://www.youtube.com/watch?v=gn-vIYcTxdo&feature=player_embedded


Francesco"

8 commenti:

supermambanana ha detto...

capisco e sottoscrivo in fondo il pensiero di massima, ma c'e' da dire che l'italia ha il DOVERE di investire in energia alternativa, il piu' possibile, e i pannelli solari sono talmente tanto ovvi, con tutto il sole che ci sta, che se non lo facessero sarebbe davvero criminale.

luby ha detto...

è come vivere su di una bilancia, dove pendi alla fine si rischia di cadere a sederone in terra...
vogliamo il grano e non l'atomico ok.
togliamo l'atomico e mettiamo i pannelli però ok.
bene ma il grano ora dove lo metto?
che dici se iniziamo a coltivare su marte?
con quel caldo i cocomeri dovrebbero venire bene!
siamo nel punto di non ritorno,ecco il problema,siamo il serpente che si morde la coda...
è l'eco del mondo che risuona e nessuno più lo ascolta o perlomeno siamo in pochi ad udire...teniamo duro però...una speranza voglio sognare che c'è sempre!

graz ha detto...

Se davvero ci fossero pannelli e pale eoliche ci sarebbe ancora da esserne contenti, suppongo. Al di là dei guadagni a 6 cifre delle aziende del comparto, cosa che francamente mi piacerebbe capire meglio.

Il punto è che spesso non ci sono nemanco quelle ...

Comunque la soluzione dell'orto può andare bene ma sicuramente non per tutti. Io per prima non sono affatto intrigata dal mistero del semina-bagna-raccogli e mi va benissimo che lo faccia qualcuno per te.

Mi piace invece molto e penso che dovremmo incentivarlo quanto più possibile il mercatino dei produttori che una volta la settimana vengono a vendere in piazza a Gru oppure quelli che si sono organizzati con le ceste bio (e da queste parte non ne conosco ancora, per esempio) o ancora i gruppi di acquisto che vanno direttamente al produttore.

Se come consumatori ne prendessimo coscienza e sostenessimo questo mercato invece dell'acquisto al super ne guadagneremmo noi e l'indotto di produzione. Allo stesso tempo se i contadini dal cervello fino si dessero una mossa ...

/graz

silvia ha detto...

anche a faenza nei campi coltivati a kiwi stanno nascendo coltivazioni fotovoltaiche. sono favorevole alle energie pulite. e mi domando perchè non abbiamo mantenuto i mulini nel lamone. le cascate c'erano e anche le centrali...tutto mi puzza. e non mi piace la puzza.

Lanterna ha detto...

Il grano non paga, il riso un po' di più e anche il latte non è che stia tanto bene. Pedipiù, in Pianura Padana non è neanche tanto il caso di mettere il fotovoltaico o l'eolico in modo intensivo.
Che dire? Io sono in un'azienda privilegiata, che fino ad un certo punto ha funzionato più come "dispensa privata" dei nostri feudatari che come azienda che deve rendere.
Ultimamente c'è stato un piccolo giro di vite sul caseificio, sorto proprio per evitare di essere in balia del costo del latte.
Io personalmente per il mio caso avrei qualche soluzione, ma il settore è in genere molto arretrato, anche dal pdv contrattuale. Ammesso che i contratti ci siano, perchè il nero impera (proprio perché i guadagni sono risicati).
La situazione del settore primario in Italia è inguardabile.

valverde ha detto...

un'ideina piccina noi l'abbiamo e la applicheremo ( e si sta diffondendo fra i vicini): fotovoltaico solo sui tetti di case coloniche e sui tetti capannoni agricoli...eolico sui campi che sotto si può coltivare roba bassa ( cioè non alberi da frutto) tipo lavanda ecc... noi faremo così nel nostro piccolo tugurio... certo soluzione banale ma almeno non consumeremo energia inquinante...
ciao cara
val

Anonimo ha detto...

Sono una contadina part-time, nel senso che provengo da una famiglia di contadini da generazioni e mio marito fa il contadino e quindi di conseguenza le mie ore libere (sono libero professionista) sono destinate ai lavori nei campi. Sono favorevole alle energie rinnovabili ma fermamente contraria ai pannelli solari nei campi coltivabili. E' una vergogna. Pensate a quanti ettari di tetti di capannoni industriali abbiamo in Itali, a quanti di aree industriali dismesse,... e noi roviniamo il paesaggio e i terreni coltivabili con i pannelli fotovoltaici? Da mia esperienza personale, la gran parte dei terreni utilizzati appartengono a persone che nulla a che fare hanno con l'agricoltura, che hanno acquistato i terreni quando valevano poco per puro investimento e che poi si sono resi conto che da essi ne traevano ben poco e quindi li hanno riconvertiti. Quindi a loro tempo hanno danneggiato gli agricoltori facendo salire le quotazioni dei terreni e ora il paesaggio...
Lorma

Mammamsterdam ha detto...

Sono molto d'accordo con Lorma ed altri: ci sono tanti tetti e capannoni, perché non metterli lì sopra i pannelli? Semplice, perché in Italia in 16 anni ci sono state 16 leggi sull'energia e i grandi patron industriali che hanno influsso sul governo, di riffa o di raffa hanno grossissimi interessi nei combustibili fossili o loro metodi di utilizzo. Questa è la gente che fa e disfa, non noi o il contadino.

Perché se ci fosse una politica seria sulle energie alternative e una volontà dall'alto di aplicarla, vedi che tutti i proprietari di case al primo tetto da rifare avrebbero già messo pannelli, ventilatorini (esistono anche quelli piccoli) e dato un aiuto a tutto il paese. Ma in Italia no esistono politiche sulla durabilità e non ci sono grandi interessi e grandi poteri che spingano da quel lato.

Per quanto riguarda quello che dice Francesco, ovvero i campi incolti, io lo capisco e condivido, forse perché vengo anch'io dall'Italia centrale e soprattutto da una zona dove per secoli l'agricoltura era di sussistenza.

In pianura padana sarà senz'altro divero, ma da noi all'interno campi incolti significano erbacce, che portano cinghiali che distruggono le colture che sopravvivono, significano anche erbacce secche in estate che dove non ci sono gli incendi dolosi ci sono comunque quelli accidentali.

Già ci sono poche attività produttive e molte zone spopolate dove la gente è andata via decine di anni fa in cerca di lavoro, magari per lavorare per gli Agnelli, i Falck e i Moratti al nord.

I campi incolti in questo quadro significano anche dell'altro e l'eolico buttato lì per sfruttare e speculare è un grosso pugno nell'occhio. Non perché è sbagliato l'eolico (che dovremmo imparare dalla Spagna), perché a mio avviso è sbagliato buttare qua e la un pannello o un parco senza un quadro di riferimento e una politica sensata alle spalle. Perché ci comportiamo come se le superfici (su cui costruire case, capannoni, strade e quant'altro) fossero infinite e invece non lo sono ed esiste anche una cosa che si chiama patrimonio paesaggistico.

E qui me ne sono andata per la tangente sul discorso e anche in modo molto poco ragionato, ma è puramente per dire a cosa mi è venuto da pensare quando ho letto il pezzo di Francesco e per questo ho deciso di pubblicarlo.