giovedì 4 febbraio 2010

Il mio cugino grande Francesco

Premessa: in Italia i miei cugini dal mio stesso cognome vivono molto lontano dall'Abruzzo e anche se ci siamo sempre voluti un gran bene, le frequentazioni erano parche.

Quelli che io invece ho sempre definito i miei cugini spesso sono i figli dei cugini o dei nipoti di mio padre. Abbiamo insomme le nonne sorelle in comune. ma abbiamo in comune anche un'infanzia, un'adolescenza, le feste comandate, ci siamo sempre visti un sacco da piccoli e da grandi, insomma, abbiamo fatto a tempo a sposarci e figliare prima di cominciare a perderci di vista.

E il mio cugino grande, (ce ne sono un paio ancora più grandi, ma appunto, praticamente un'altra generazione) è Francesco.

Frncesco che ha fatto per primo tutte le cose interessanti: maturità, i viaggi all'estero da solo con gli amici (il primo in realtà dopo la maturità con mio padre in polonia sul camion. È andata così, lui raccoglieva, tanto per fare qualcosa in atttesa dell'inizio dell'università, mele a cottimo - che praticamente era tanto se ci si rimborsava il pranzo a pane e frittata. Passa mio padre: io vado in Polonia la settimana prossima vieni? Dammi il passaporto che sto andando a fare i visti. E andarono. Ecco, se non era mio padre ci sarei andata volontieri anch'io in Polonia con il camion, lo abbiamo fatto un'altra volta con la ritmo ma non era la stessa cosa).

Mio cugino Francesco che mi provocò il primo trauma zen della mia vita, quando con aria nonchalant disse: si, ma sai, io ormai a litigare con i fratelli proprio non mi viene più (erano in cinque e io già con uno solo uscivo pazza).

Francesco che poi è diventato veterinario come suo padre e stavo quasi per iscrivermi anch'io, perché vuoi mettere l'ascendente del cugino grande? A parte che oltre a essere inteligente, dolce, con una grande manualità (mi ricordo ancora certi capolavori di intaglio che faceva da ragazzino) e persino un bonazzo, ecco Francesco è proprio buono. Lo disse anche la sua allora fidanzata e adesso moglie: io mi sono innamorata della sua bontà.

Francesco che quando si è sposato è stato il mio primo matrimonio serio vissuto con conoscenza di causa della famiglia, e io mi sono messa a piangere direttamente in chiesa, perché il sacerdote disse delle cose bellissime sull'amore e il matrimonio e io mi dicevo: ma proprio lui, che ne sa? però erano bellissime uguali. Che poi gli hanno fatto tanti di quegli scherzi per la prima notte di nozze, gli hanno riempito la camera in albergo di sveglie posizionate ad orari diversi e la più perfida gliel'hanno legata con lo scotch al piede del letto proprio ad altezza orecchio.

Poi uno mica è fratello maggiore per nulla, è chiaro che sa stare al mondo, all'ultimo momento fece un raffinatissimo escamotage tra la camera degli sposi e quella della fidanzata del fratello, che così potè passare la notte lei a disinnescare le sveglie, povera Emanuela.

Che poi, cugino grande, cugino grande, da adolescente ci vuole poco a sembrare quasi adulto alla cuginetta piccola. ma parliamoci chiaro, ha 48 anni, meno di certi amici che frequento adesso.

Cioè, aveva 48 anni. Adesso li avrà per sempre.

Quando comincia a toccare alla tua generazione di andarsene, lasciando dietro moglie e figli, cominci a sentirti di colpo molto vecchia.

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Lasciare dietro dei ricordi così belli, però, è una piccola consolazione. Piccola piccola piccola, ma sempre consolazione.
Ti abbraccio
Giuliana

Mammamsterdam ha detto...

Lo so Giuliana, grazie, è che con Francesco e i suoi c'era davvero un bel rapporto. Sua madre è stata mia madrina di cresima, sua soorella ha diviso con me la nostra prima stanza da studentesse di magistero e sto solo rimandando il momento di chiamarli.

barbara ha detto...

Beh, questo mi è piaciuto proprio.

Pocahontas ha detto...

Mi dispiace molto.
Un abbraccio!

Jos ha detto...

Io ho perso il mio compagno di camera del collegio universitario nel 1994. Lui aveva 29 anni, io 28. L'ho portato a spalle al suo ultimo riposo. Da allora mi sono accorto che non ero immortale come credevo. Ti capisco, sai, davvero. E mi dispiace molto per la sua famiglia, sua moglie, i figli, tutti voi.
Un abbraccio
JosBrod

Mammamsterdam ha detto...

Si, in effetti è una questione di capire la propria mortalità, a me è anche successo quando un mio caro compagni di liceo si è schiantato in macchina.
poi cominci a renderti conto che succde anche in una famiglia come la tua, a una moglie come me che si è subita tutto il percorso, a sua madre, alle sue sorelle e suo fratello, e ti immedesimi sempre di più.

Poi vabbé, è stato un tale anno del cavolo, il 2009, che il 2010 poteva iniziare meglio.

stefafra ha detto...

Condoglianze, non so cosa altro dire.

Certo che andarsene a 48 anni è presto, poveretto.

graz ha detto...

Quando ho letto su fb volevo scrivere qualcosa tipo 'mi dispiace' e poi mi sono detta 'ma mi dispiace de che? A Barbara spiace?'

Beh ... adesso posso dire che mi dispiace con conoscenza di causa.

Mi dispiace, Ba, mi dispiace per te e per il buco che ti sentirai dentro quando penserai alla sua (ed alla tua) impermanenza.


Dire che è parte della vita non aiuta tanto ma è così lo stesso ....

/graz

Lanterna ha detto...

Mi dispiace tanto. Verrebbe da dire una banalità tipo: sono sempre i migliori che se ne vanno per primi. O forse siamo noi che ne patiamo di più?

*-cipi-* ha detto...

Ti leggo spesso senza commentare, ma in questo caso non posso esimermi: condoglianze.
Le frasi fatte le lascio stare e non ti conosco abbastanza da poter dire altro se non che capisco il senso di instabilità che un evento del genere può causare.

Chiara ha detto...

L'anno scorso, ad appena 25 anni, una mia compagna di scuola (nonché mia grande amica per molto tempo al liceo) è scomparsa all'improvviso. Lei, la più giovane, al primo liceo aveva appena 12 anni e mezzo...sembrava già una donna. La più brava a scuola, la più sportiva, amava la danza, il teatro (da lì a poco avrebbe debuttato allo Stabile di Catania), aveva davanti a sé una promettente carriera. Tralascio il fatto di quanto mi sia pentita di aver litigato ed aver lasciato le cose in sospeso, ma a 16 anni la vita ti sembra infinita e ti sembra che mai possa accadere quello che poi è successo. Un giorno durante le prove si accascia al suolo, la portano in ospedale, lì trascorre la notte tranquilla...la mattina successiva non c'è più. Parlarne mi fa ancora male, le mie sono anche lacrime di coccodrillo per quello che era stato, però lei era veramente un essere speciale, con i suoi difetti, i suoi pregi...non meritava tutto questo. Una malformazione cardiaca mai diagnosticata. Era la migliore, era infaticabile...e riunirci fra noi compagni dopo tanti anni di lontananza ci fa male, perché lei doveva essere lì, su quella sedia sempre vuota. Non so se sono i migliori quelli che se ne vanno, ma è certo che per quel poco tempo che sono rimasti con noi ci hanno riempito l'esistenza.

Anonimo ha detto...

non ti conosco, ma ho letto questo post, e mi dispiace sinceramente...Roberta

MammaInItaly ha detto...

Un forte abbraccio a te e a tutti i tuoi familiari.

Mammamsterdam ha detto...

Siete tanto carucci, e poi è così, per questo ne ho parlato qui. Un morto vale per tutti i morti, quelli conosciuti e quelli sconosciuti perché ci mette davanti ai nostri limiti biologici ed è un buon momento per ripensare le nostre priorità.

mamikazen ha detto...

Mi dispiace molto Ba, lo sai già che sarà sempre con te, vero, ogni tanto guardo il mio figlio maggiore e dico "guarda come sembra Maurizio", il mio cugino quello bellissimo e dolce, che ormai sono già tre anni più vecchia di quanto lui sia riuscito a essere.

vallllina ha detto...

Mi spiace, che io ancora non ho superato il trauma dei miei morti recenti, non riesco ad immaginare come sia perdere qualcuno di così giovane.