lunedì 22 settembre 2008

Alti e bassi e stridor di freni

Al peggio non c'è mai fine. Ora sembrerebbe che io ci abbia preso gusto a fare i post di incidenti, perché sono quelli a cui arrivano tante reazioni di simpatia (e ringrazio profondamente quelle più recenti).

Però resta il fatto che in questi giorni pare riesco solo a scrivere dei momenti duri, mentre ce ne sono anche di belli.

Domenica gli amici del vicinato ci hanno organizzato un brunch d'addio. Tre famiglie, tra cui noi, Mahtab e Bart e Auke e Said, figliomuniti tutti e tre, tra ottobre e novembre si trasferiscono in una nuova casa. Lili, Marta e Michiel e Miguel Angel e Bowine (notato che tra i nostri amici non c'è un unica famiglia olandese true blue?) ci hanno fatto la festa, cercando di metterci a credere che era una cosetta intima tra di noi. Invece c'era mezzo vicinato.

Ho scoperto che iraniani e afgani si capiscono vicendevolmente se si parlano rispettivamente in farsi e dari. Mariam voleva conoscere Mahtab da un po', le presento e Mahtab immediatamente le dice "Salaam", la abbraccia e la bacia senza manco averla mai vista prima. Non so, è un'interculturalità altra, o sono proprio io che per riserbo non riesco ad essere così spontanea con le persone che non conosco? la prossima volta ci devo provare, se supero tutte le mie pippe di essere respinta.

Ho fatto conoscere le mamme tedesche, rammaricandomi con la mia vicina che in tutti questi anni, con tutto che ne avevamo una gran voglia entrambe, non siamo mai riuscite a parte una volta a farci dei progetti di canto insieme. E pure sarebbe tanto semplice vedersi dopo le 21, quando i figli dormono, farci un'oretta di prove e rientrare a casa ricaricate. Invece nisba, dopo quella volta di Ombra mai fu per piano, violoncello e voce incinta di Orso, che avrò cantato pure bene ma ero incinta di sette mesi e mezzo e più aria di tanto nel diaframma non ci entrava, le età difficili dei figli ci hanno fregate. Alle 21 schiantavamo.

Ma a novembre rifarà uno dei suoi concerti in casa, come tante volte in cui io non riuscivo ad andarci che nei weekend avevo sempre le mie prove, e stavolta ci provo. Chissa che il fatto di doverci andare apposta non aiuti.

Con altri genitori abbiamo sospirato sull'incapacità delle scuole locali di gestire i bambini dotati ("è l'aspirazione al conformismo e al livellamento che li frega, gli olandesi. Se non ci arrivi ti possono compatire e farti i ponti d'oro, ma l' idea che un bambino sia superiore alla media è una bestemmia che non si può pronunciare ad alta voce"). Ci siamo consolate che, saranno dislessici, avranno disturbi dello spettro autistico, andranno a logopedia ma almeno abbiamo i figli intelligenti, ma soprattutto carini e dolci.

I figli in questione nel frattempo giocavano a pallone o a principesse, senza che nessuno se li filasse o si ponesse il problema che potesse succedere qualcosa. Stavamo tutti sotto casa.

Ci hanno scritto (ebbene si, l'elemento più olandese della festa) una canzone commemorativa sul tema di Daar in dat kleine café aan de haven (Lì in quel baretto del porto) che sempre in un porto viviamo.

Abbiamo raccontato delle botte in teste di Orso.

"Ma si, è normale, quando stai traslocando si è tutti stressati, i bambini ne risentono, e statisticamente te ne succedono più del solito". È vero, me ne sono accorta sabato dopo la botta in testa; io sono tanto stressata di questi tempi e reagisco male ai tempestoni emotivi.

E infatti stamattina, mentre apro la porta di casa dopo aver incrociato un padre con due ragazzini in bici, sento una frenata, mi rigiro, e da sotto le ruote della macchina esce solo la ruota posteriore della bici del ragazzino più piccolo. Oddio, il resto sta spalmato sotto, penso. Invece il bimbo era solo nascosto dalla spalletta laterale del ponte. Sano e salvo e urlante.

La ruota anteriore tutta accartocciata, tutti gli astanti terrorizzati in vari gradi, il padre che lo tiene abbracciato e con voce monotona e tranquillizzante ripete: "È colpa mia, è colpa mia, non dovevo andare avanti mentre tu dovevi ancora attraversare", lui piange terrorizzato, il mio vicino sconosciuto, il conducente, accanto e pietrificato, il capo e io vicini che proponiamo di entrare da noi e sedersi un attimo, io vado a prendere un bicchiere d'acqua, ma poi rientro in casa a piangere. Non ce la faccio proprio, dopo le paure della scorsa settimana con Orso.

Per fortuna ci sono tre uomini a tenere d'occhio la situazione, io non reggo più. Però che silenzio, a parte la frenata e il pianto di quel cucciolo che non avrà otto anni. Il fratello più grande si confonde nello sfondo, è lì, ma non c'è poi veramente.

Poi quando riesco a occhi asciutti padre e figli stanno già pedalando verso la scuola, l'auto sta di lato per far passare le altre, il capo mi ricarica in macchina che oggi è il suo ultimissimo giorno di ferie e abbiamo un mucchio da fare e decidere a casa nuova, il vicino ringrazia per il bicchiere d'acqua e la comprensione (no, non ritengo che tu sia un assassino mancato, tranquillo).

"Ma non andava forte, cos'è successo, il bambino si è buttato o lui non l'ha visto?"
"Un po' tutti e due. Io però al suo posto l'avrei riportato a casa quel bambino", fa il capo,"tremava come una foglia, non dovrebbero andare a scuola".

Penso a come la normalità, la routine, sia a volte l'unico antidoto, l'unica cosa che ti rimette su una bicicletta e continuare per la tua strada, come se niente fosse successo, quando ti rendi conto con chiarezza che era un attimo, e la vita di tutti noi lì fuori sarebbe potuta cambiare per sempre.

"Sai, forse si sono solo allontanati un attimo da lì per sedersi e fare mente locale".
"Forse, è vero".

La mattina va avanti, poi diventa pomeriggio, poi diventa sera e quando rientriamo gli gnorpoli sono mangiati, impigiamati e abbracciati a mia madre sul divano letto. Mi rimane, lontano, il rumore di quella frenata.

E da domani a domenica non sarò io ad occuparmi dei bambini che sto fuori in due riprese. Sarei potuta partire più serena, ma è così. Mi tengo il magone, lo elaborerò per strada o per puro sfinimento fisico.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Qual è la "consistenza" di stranieri integrati ad amsterdam? Cioe' dei tuoi vicini circa 100% (pochi insomma) sono persiani/farsi/bangladesh/x/y....

Amsterdam e' davvero cosi' invasa oggi nel 2008? Negli anni come e' cambiata la situazione? E' possibile vivere ad amsterdam e fare esperienze di vita con "autoctoni" oppure no? E' una meticcio-cultura impossibile da evitare?

saluti

graz ha detto...

o marò ... che stress!! Guarda, quando il contesto i cui sono è incasinato per qualsivoglia ragione io pure sono mentalmente incasinata ed è in quei frangenti che accadono i 'pasticci'. Dico pasticci perchè fortunatamente non è mai nulla di davvero grave. Segno - secondo me - che sono proprio conseguenze della confusione. Poi succede la goccia che fa traboccare il vaso e - a mò di pentola a pressione - si sfiata un pò. Mettendosi a strillare, imprecare, piangere o qualunque cosa ci serva. Non c'è nulla da fare, e lo sai, se non stringere i denti ed andare avanti fino a quando il casino finirà, il tuo contesto si normalizzerà e non farà più da catalizzatore. Cosa che sicuramente succede e pure presto quindi, NO PANIC. E ben vengano le feste degli amici!! Hai più saputo niente del pupo? Era gente della zona?? Ciao, graz

Chiara ha detto...

Un abbraccio solidale. Io oggi facevo tanto la donna spigliata che affronta i concorsi quasi senza piangere e poi è bastata un'osservazione casuale di una maestra del nido ("Meryem piange più del solito, vuole sempre qualcuno vicino, credo che abbia un po' risentito di questi cambiamenti di babysitter") per cadere nello sconforto e nei sensi di colpa. Essere madri è un bel tallone d'achille per l'emotività...

Chantilly ha detto...

si tratta solo di un pò di nervosismo dovuto a tante cose messe insieme (la stanchezza, l'inizio della scuola, il traslocco, ...) va tutto bene comme al solito, sei solo un pò stressata. ma passa. e poi sarai nella casa nuova, tutti insieme, tutti bene.
che bello la festa.
un abbraccio

Mammamsterdam ha detto...

@ graz: non li conosco davvero, li vedo passare mentre vanno a scuola certe mattine, e oggi non li ho visti, ma non è strano.

@chiara: purtroppo noi madri ci mettiamo sempre volentieri in discussione. Ma se tu hai un concorso, sei da sola a gestirti la casa e la bambina, con tutto lo stress che ciò ti comportava e si capiva da quanto dicevi tempo fa, vuoi che Meryem per simpatia non si stressicchi anche lei? I bambini rispondono in modo infallibile al nostro umore, che sia spaccandosi la testa o piangendo un po' di più. Lo fa per farti compagnia e non farti stare da sola, non perché soffra lei.

@ anonimo; ti rispondo più del necessario nel post successivo, lasciami un commento anche lì se vuoi

@chantilly: grazie anche a te, ma cosa stai combinando che non ti si sente più?