venerdì 29 aprile 2011

Cesareo ai moribondi

Quando ho letto la storia della 23enne incinta all' ottavo mese morta dopo un intervento a un ascesso, a parte dirmi come tutti ecco l' ennesima storia di malasanità, empatizzare con la famiglia e il marito e dolermi per l' impossibilità, a quello che si legge dalle cronache, di poter godere di una sanità dignitosa e funzionante in quello che è un paese avanzato come l' Italia, ecco, io ho pensato a un' altra cosa.

Ho infatti letto anche che nel tentativo di salvare i gemelli che portava in grembo le è stato praticato un cesareo d' urgenza, ma che purtroppo i bambini sono morti anche loro.

Ora a me piacerebbe sapere, senza intenti polemici, anche se solo a leggere queste quattro righe di informazioni una volendo ce ne avrebbe da polemizzare, chi prende una decisione del genere in ospedale? Si chiede il consenso al marito? Si agisce secondo procedure di emergenza? E se il marito o la famiglia, in una situazione del genere danno il consenso, quanto è informato un consenso del genere?

Cioè gli si dice magari: caro signore, condoglianze perchè tanto sua moglie la diamo definitivamente per spacciata, ma cercheremo di fare del nostro meglio per lasciarle due bambini prematuri, senza madre, se li spupazzi lei apena escono dall' incubatrice e se li goda che la vita è una valle di lacrime ma i figli sono una benedizione e pazienza se la mamma non c' è più?

Insomma, quello che mi piacerebbe sapere, ma nella sanità italiana esiste la figura di un comitato etico o almeno un addetto alla bisogna, esistono dei protocolli, esistono delle norme di condotta, o si corre come galline senza testa da un' emergenza all' altra, da un buco all' altro, da una disgrazia all' altra senza imparare nulla e senza speranza? Il tutto con gli occasionali tam tam elettorali in difesa della vita ma non della dignità, della santificazione della maternità celeste, ma senza porsi mezzo pensiero sulla dignità e fattibilità di quella umana?

Anche perchè dell' estrema unzione ai moribondi anche in mancanza di direttive precise, ma somministrate di default in certi ospedali anche pubblici abbiamo già letto il dovuto, ma adesso ai moribondi anche il cesareo? E a quella famiglia e a quei bambini, qualcuno ci pensa? In questo caso a otto mesi di gestazione persino io nella mia ignoranza immagino che le possibilità di sopravvivenza siano abbastanza alte, ma siccome leggo che grazie ai progressi della scienza medica la soglia di prematurità si abbassa sempre più (e qui in Olanda i comitati etici che si interrogano anche sulle conseguenze, le possibilità di sopravvivenza si ma con handicap limitanti, sopravvivere sapendo che non diventi adulto ecc. ecco, qui le domande se le fanno), se qualcuno sa come funziona in Italia e me lo vuol dire ecco, a me piacerebbe saperlo.

Anche se nel momento stesso in cui mi pongo queste domande mi esce anche una risata sarcastica e sconsolata. In un paese in cui muori per un ascesso, ma fatemi il piacere con il comitato etico.

6 commenti:

elisabetta.pierazzi@giustizia.it ha detto...

Dunque: si tratta di prematuri di 8 mesi, non di 8 settimane: se io fossi stata quella ragazza 23enne, avrei fortissimamente voluto che vivessero almeno i miei figli; e so che se fossi stato il marito di quella ragazza avrei voluto che nascessero i figli della donna che amavo, con la quale li avevo aspettati insieme per otto mesi.

Se il problema che ti poni è quello delle difficoltà del padre solo con i due gemelli, o delle difficoltà dei bambini senza madre, sono più o meno gli stessi che avrebbero avuto se la madre fosse mostra durante il parto: che soluzione avresti proposto, in questo caso?
E' che non sempre la vita è comoda, a volte è una vera merda, ma come non voglio nessuno che decida di tenermi in vita per sempre con un tubo non vorrei nemmeno che una commissione etica si mettesse a decidere al posto mio le probabilità che la mia vita ancora da iniziare faccia in futuro troppo schifo secondo i suoi criteri di vivibilità...

In ogni caso, grazie di avere ospitato anche la mia opinione. Ciao Elisabetta

Giorgia ha detto...

Ciao Barbara, rispondo per quello che so. Nei casi come questo, in cui la donna gravida sta morendo o è morta cerebralmente, i medici possono far nascere il bambino con il consenso della famiglia (marito o compagno o genitori a seconda dei casi). E' vero che è un consenso preso di fretta, ma non si può fare altrimenti in situazioni di emergenza come queste. Non c'è tempo di chiamare il comitato etico né di lasciare a riflettere i diretti interessati purtroppo.
E comunque il comitato etico non prende queste decisioni, perché far nascere un feto che altrimenti morirebbe, ovviamente col consenso dei futuri genitori, è una pratica medica universalmente accettata. Se la donna (o in questo caso il padre) non desse il consenso, nulla verrebbe fatto e le cose farebbero il loro corso.

Siccome allo stato dell'arte medica un feto ha decenti probabilità di sopravvivere se nasce dopo la 23° settimana e 6 giorni, per la legge italiana i medici sono tenuti a rianimare e fare tutto il possibile per mantenere in vita e curare chiunque nasca dopo questo termine, mentre prima di questa data il bimbo viene accudito senza tentare nessuna manovra di rianimazione o terapia. Anche dopo la 24° settimana comunque i genitori possono negare il consenso alla rianimazione, per cui se il neonato respira da solo bene, se non ce la fa lo si lascia morire.
Questo punto è molto sentito, perché neonati così prematuri hanno grandi probabilità di avere deficit anche gravissimi se sopravvivono, e non tutti i genitori desiderano un trattamento medico intenso con i rischi ad esso associati.

I comitati etici esistono in Italia, si occupano di dirimere questioni medico-etiche e presentano anche documenti all'attenzione della legislatura, che però non sempre li prende in considerazione. Non so dirti che valore abbiano a livello legale, non so se il loro parere sia vincolante sulla decisione medica o sia solo una guida per la scelta di medici e pazienti, però mi pare di ricordare che un certo valore ce l'abbiano.

So che notizie come queste fanno indignare tutti, me inclusa, e che la sanità italiana ha molte pecche da sanare, ma ha anche tantissimi punti di merito e non poche manifestazioni di eccellenza, sia in strutture pubbliche sia private, e ora che sto girando un po' di ospedali negli Stati Uniti mi rendo sempre di più conto di quanto siamo fortunati in fondo.
Nonostante la malasanità siamo tra i primi sistemi sanitari al mondo per qualità e universalità, ed è una delle poche cose di cui un italiano si possa vantare ultimamente.

Mammamsterdam ha detto...

ecco giorgia, hai risposto alla mia domanda, mi chiedevo, in un ospedale in cui si muore per un ascesso, come vengano rpese le decisioni di vita o di morte. Lo capisco da sola che nelle emergenze si agisce senza stare a fare teorie, pero mi chiedevo appunto se esistano direttive, protocolli, quali sono.

il dubbio non sono le 8 settimane o gli otto mesi di gestazione, il dubbio era che quei bambini non erano nati, non stavano per nascere, hanno cercato di farli nascere senza riuscirci. Ovvio che la famiglia sceglierebbe nella maggior parte dei casi di volerli e tenerli, non sto facendo l'elogio dell'eugenetica.

Ed è chiaro che esistono anche le madri che muoiono di parto. Il punto che qui mi preme è l'intenzione. Se partorisci e muori nel tentativo è sfiga ma fa parte delle statistiche. Se non devi nascere e ti vogliono far nascere c'è un'intenzione e quello che mi interessava sapere era come si procede in questi casi.

Poi non ci scordiamo che per secoli la chiesa sui parti difficili in cui bisognava scegliere se salvare la madre o il bambino prevedeva che era meglio sacrificare la madre pur di salvare il neonato, che così lo si battezzava ed era un'anima in più guadagnata al signore, e che raramente, all'epoca, il padre di famiglia numerosa che magari voleva dire: salvatemi lei, del bambino non mi importa, ancora non lo conosco, non è che gli venisse data retta.

E in casi limite non posso fare a meno di chiedermi se in Italia un comitato etico laico abbia più valore dei dettamni della chiesa, come purtroppo avviene e avviene spesso, quando si impone l'estrema unzione a mooribondi che magari hanno a loro tempo specificamente detto din non gradirla, ma in quel momento sono incoscienti e si fa venire lo stesso il prete.

In Olanda nei grandi ospedali esiste la figura di assistente pastorale per confortare i malati (terminali) che lo desiderino che quasi sempre è laureato in teologia, ma in qualche modo è comunque una figura più neutra rispetto a una chiesa o l'altra.

Giorgia ha detto...

Di questo sono sicura (e mi conforta): in Italia per legge "vale" di più la vita della madre, che è già nata e quindi persona giuridica, di quella del feto, che non è ancora persona. Questa d'altronde è anche la base legale che permette l'aborto.
In caso di pericolo di vita della gravida qualunque medico, obiettore o meno, è tenuto a fare tutto il possibile per salvarla, incluso praticare un aborto (chiamato terapeutico in questo caso) o far nascere il bambino prima del tempo.
Solo la madre può rifiutare questa procedura, decidendo di sacrificare la sua vita se può salvare il figlio (come fanno alcune madri che scoprono un tumore in gravidanza ad esempio).
Per il poco che ho visto nella mia zona (Veneto) la maggioranza dei medici e ginecologi, anche credenti, è in linea con questo modo di pensare, cioè la madre e la coppia vengono prima del futuro bambino. Non ho mai avuto scambi di opinione con ferventi cattolici però.

CloseTheDoor ha detto...

Ciao Mammamasterdam, ti vedo molto aggiornata sulla cronaca italiana per cui probabilmente la ricorderai, ma a integrazione di quanto ricorda Giorgia, ti segnalo una notizia dell'anno scorso che mi ha colpita
http://archiviostorico.corriere.it/2010/agosto/25/cesareo_ambulanza_decisione_eroica__co_9_100825027.shtml.

Ho letto da poco un libro sull'argomento consigliatomi da Gekina: Nadia Filippini "La nascita straordinaria", molto interessante.

Anonimo ha detto...

Saluti
Abbiamo trovato interessanti i tuoi interrogativi e commentato il tuo post
http://epidurale.blogspot.com/2011/04/tragedie-greche-un-mondo-dietro.html#comments
Vito