venerdì 22 maggio 2009

Neopadre 5 (è poi il 5?): a tentoni

Inizio dicendo una cosa che avrei dovuto dire subito (ma magari l'ho già detta). A diventare genitori si impara ed è un processo di continous education, non basano un paio di vite per arrivarci.

Ecco, adesso che l'ho detto vi siete rilassati? Che tanto la lezione più valida per i neogenitori è quella che ripeteva sempre mio padre: comunque fai, quello che fai sbagli.

I figli ti possono rinfacciare di tutto, a posteriori: o l'hai fatta una cosa, o non l'hai fatta. E quello l'hai detto o non l'hai detto. Ed eri troppo presente e soffocante, o al contrario i tuoi tentativi di rispettare l'autonomia del figlio erano interpretati come disinteresse.

Insomma, se stai lì ad aspettarti che tu figlio un giorno ti dica grazie, si, mi sembra umano e ragionevole, ma sta pur sicuro che l'occasione di dirti cosa hai sbagliato non te la negherà nemmeno. Ed è giusto così.

Cioè, augurati di aver instaurato un clima familiare tale che tuoi figlio non abbia problemi a venirti a dire: caro papà, ti voglio bene ma sei un coglione.

Questo però potrebbe essere un mio punto di vista personale, non farci caso se non ti si addice, che a fare figli frustrati, dissociati e sminchiati siamo capaci tutti.

Il punto è che a fare il genitore non solo non è in grado di prepararti nessuno, ma poi che qualunque idea che tu ti sia fatto, viene superata dalla realtà dei fatti. Quindi è bello, giusto e sano interrogarsi in proposito, parlare con la neomadre di come vi volete regolare su quel paio di cose fondamentali (farlo venire nel lettone o no? E se sta male o ha fatto un brutto sogno?) ed immediate, ma tanto ci penserà il bambino a rivoltarti come un guanto.

Anche se il bambino lo hai voluto, desiderato, sai già che tipo di trenino gli comprerai per giocarci insieme (il mio consiglio è di non comprarglielo prima che abbia l'età adatta, sennò ti mastica qualche pezzo essenziale e rischi di dover correre al pronto soccorso) in realtà siamo sempre impreparati a fare i genitori.

E lo siamo perché è una cosa che fondamentalmente ce la insegnano i nostri figli.

Quindi l'unico consiglio che mi sento di darti è: ascolta sempre il bambino, anche se è piccolo, anzi, proprio per questo è in grado di dirti esattamente cosa vuole e cosa no.

Certo, fino a un certo punto è anche il bambino che ti chiede di dargli i limiti entro cui muoversi, adattio alla sua età.

Però come trovo poco sano tenere i figli al guinzaglio corto e non permettergli mai di fare i propri sbagli per conto loro (senza ammazzarsi) trovo altrettanto poco sano dargli troppo spazio semplicemente perché ci viene più facile e comodo non dirgli di no, non fare sempre il baubau.

Chiaro? Si capisce bene? Certo che no, la strada te la devi fare tutta tu adess, e non c'è nessuno che la possa fare per te. La buona notizia invece è che ci sono infinite persone che ci sono già passate e che possono fare un pezzetto di strada con te o farti apppoggiare quando sei stanco.

A partire dalla neomadre, che non a caso è un elemento indispensabile della tua paternità. Non per niente lo avete fatto in due.

(E non sottovaluterei mai e poi mai il nefsto influsso esterno: tutti che con le migliori intenzioni del mondo intendono aiutarti e dirti dove sbagli, ma non necessariamente ti tocca prendere per buono quello che ti dicono. Sui nonni, una parola: si rincoglioniscono peggio dei genitori, quindi incapaci di intendere e di volere (mia madre, per dire mia madre che sembra tanto una persona ragionevole e di buone letture, a un certo punto si chiedeva seriamente se non fosse il caso di mettere le fasce a Ennio che aveva le gambette tanto storte, e ci ha quasi riprovato con orso, solo che lì ho fatto subito a tacitarla facendole notare che Ennio nel frattempo gli erano venute dritte. Cioè non è andata proprio così, entrambe le volte prima le ho sibilato di non dire cazzate (excuse my French)). La più grossa fatica la farete con loro. Però visto che un paio di figli all'età adulta hanno più o meno dimostrato di essere riusciti a portarceli, a volte potrebbero dare consigli utili. Regolatevi voi a seconda delle situazioni e dei nonni che vi ritrovate).

Aneddoto: a casa nostra io sono talmente fissata con l'autonomia dei figli che delle volte gli faccio fare cose che il capo considera pericolose. Tipo correre sul muretto dei giardinetti, lui arrivava tre mesi dopo e gli veniva un coccolone (e mi diceva che ero pazza), io per i tre mesi precedenti ce li facevo camminare a quattro zampe e poi in piedi tenendoli per mano e sapevo che erano in grado di farcela.

Tipo, con l'aria di chi ha visto la madonna:
"Ma lo sai che Orso ha camminato benissimo sul ponte di corda orizzontale?"
"Amore, se è per questo allo zoo sa fare benissimo anche quello verticale alto due metri e mezzo" che lo so che poi minaccia di togliermi la patria potestà, ma se i miei figli sono motoricamente parlando due bestie, un po'sarà pure merito mio che non li ho tenuti legati e nimbavagliati fino alla maggiore età no? (No, dico rassicuratemi in proposito che questa è una battaglia solitaria).

L'ultima discussione in proposito è stata l'altro giorno: pioveva a catinelle e come faccio spesso, li ho fatti scendere davanti casa dando a Ennio le chiavi per aprire la porta.

Poi ho parcheggiato la macchina un paio di isolati più in là e già che c'ero ed ero bagnata fradicia, ho deciso di andare subito al supermercato a prendere le due cose che mi servivano per poi rientrare a casa, mettermi un pigiama asciutto e non uscire più.

Fatto tutto ciò arrivo a casa e mi ritrovo due bambini neanche troppo piangenti che non erano riusciti a girare la chiave. Mi sono sembrati i due orfanelli sotto la pioggia, ma 10 minuti di acqua in primavera cosa saranno mai?

Beh, il capo a momenti mi mangiava, lui trova inammissibile che io dia la chiave ai bambini per aprire la porta perché è potenzialmente pericoloso e cosa sarebbe mai successo se rompevano la chiave nella porta? Secondo lui io dovevo scendere dalla macchina (parcheggaita sulla fermata del bus) e aprirgli la porta io, cosa sana ed utile e ho deciso di dargli retta, ma resta un'opzione poco pratica e io preferisco che a 7 anni mio figlio impari ad usare la chiave di casa.

Però già che c'ero ho lubrificato la serratura, sennò quanto prima la chiave dentro ci si rompe a noi.

Su queste cose non basta una vita per scornarsi, ma saperlo fin dall'inizio aiuta a non farsi illusioni in proposito.

Che poi magari c'e gente che ci riesce benissimo a tirar su un figlio o due, perfettamente sintonizzati e complici, ma il resto di noi deve far finta al momento davanti ai figli di essere d'accordo, per poi discuterne nei tempi e nei modi peculiari a ogni coppia, in pri=vato mentre i bambini dormono.

E manco stavolta ci sono arrivata, all'haptonomia, ma mi sembrava doveroso chiarire questo punto.

Per la serie: arrangiati e spera.

7 commenti:

Lanterna ha detto...

Eh, la genitorialità sincronizzata sarebbe bella, ma anche pericolosa: sai quante volte io sono zen e lui nervoso (più facilmente viceversa)? L'importante è essere d'accordo sulla base comune, che non è tanto lettone/non lettone, quanto i valori, gli obiettivi e la stima reciproca. Per dire: probabilmente a Luca sarebbe piaciuto che allattassi i nostri figli, ma, messo di fronte al fatto che rischiavo di sbarellare e lui non poteva farlo per me, L.A. tutta la vita perché si fida di me e sa che non sono certo la sgallettata che non allatta per non smagliarsi il seno.

Mannu ha detto...

Mammamsterdam per me hai fatto benissimo a dargli la chiave! Mi dispiace che tuo marito ti abbia criticato, diventa tutto un po' più difficile, ma mi pare di capire che tu ti senta bene "a modo tuo", quindi.
Io ho BISOGNO che lui la pensi esattamente come me, lo tormento al cell e lui mi dice, vai vai che va bene.
La pioggia è salute, anche un po' di sconforto, anche l'attesa, anche la mamma bagnata che torna.
Bel post, grazie ciao

supermambanana ha detto...

augurati di aver instaurato un clima familiare tale che tuoi figlio non abbia problemi a venirti a dire: caro papà, ti voglio bene ma sei un coglionegrandissimo, approvo 100%

credo anche che la premessa necessaria e sufficiente perche' questo accada sia che tu vada da tuo figlio di quando in quando a dirgli quanto sei stato coglione

serena ha detto...

"Amore, se è per questo allo zoo sa fare benissimo anche quello verticale alto due metri e mezzo" ah ah ah!
Brava brava, che se non ci pensiamo noi mamme, questi papà apprensivi li fanno crescere con mille paure. Combattiamo le stesse battaglie quassù in Svezia (te lo dico così ti senti meno sola)

comidademama ha detto...

sapendo dove vivi mi sono figurata la scena delle chiavi.

Arrivata Marina qui a casa. Grazie, dico grazie mille per i regali che hai preso da Hema per noi. Ci faccio le foto, promesso. Sono da schiantare per terra.

Anonimo ha detto...

Il "caro papà ti voglio bene ma sei un coglione" mi ha fatto morire dal ridere, ma approvo anche io al 100%. Rende bene l'idea di quel clima sano e funzionale che ti lascia positività e speranza, dove se anche qualche frustrazione, dissociazione e sminchiata ci scappa hai spazio e possibilità di aggiustare la mira e non sentirti in gabbia.
A me comunque sembra sia sempre una questione di intelligenza emotiva e socialità in primis. Che molti genitori tendono a dimenticarsi che i bambini sono prima di tutto persone, e (lo dico per esperienza, prendendomene la responsabilità) se con le persone non ci sai fare i bambini è meglio lasciarli fare a qualcun altro.
F.

Mammamsterdam ha detto...

Il bello è che io pensavo sempre che le madri fossero delle rompiscatole apprensive e i padri uominid duri. Pare di no.
@comida: a me quelo che mancherebbe di più dell'olanda è proprio l'hema, ed avendo maschi, ogni volta che vedo queste cose bellissime 'da femmina' mi viene l'invidia.

Attendo foto, soprattutto della tortiera.