mercoledì 9 aprile 2008

Profilo dello studente olandese di italiano

Questa cosa, che Mamikazen era un po' intrigata dalle mie affermazione nel post precedente, va spiegata meglio.

Comincio con l'argomento statistico: quasi tutti gli insegnanti di lingue straniere (quindi non solo italiano) che conosco in Olanda, e anche un paio a Roma che hanno avuto in classe degli olandesi, concordano su un punto: se riesci ad insegnare agli olandesi, riesci ad insegnare a chiunque.

Perché ciò? in primo luogo perché si tratta di olandesi, quindi la loro batavicità emerge al meglio nella situazione in classe. Come riconoscere uno studente olandese nel mucchio? Qui sotto alcune caratteristiche, che in diversi modi, combinazioni, sfumature, li caratterizzano.

Premessa 1:
lo studente olandese sa tutto meglio di tutti. Questo lo definiscono loro stessi il complesso del ditino indice sollevato ad ammonire, indicare, giudicare. L'olandese, che nei secoli ha girato il mondo o come commerciante, ma soprattutto come missionario, ne ha ricavato l'incrollabile certezza che come le fa bene e come le sa bene lui le cose, nessuno.

Premessa 2:
l'olandese in genere è democratico e antiautoritario (non me lo sono inventata io, lo dice Hofstede). Loro non pretendono di imporre, ma di convincere (e lo fanno con tale convinzione che uno si augura un despota, fa meno male). Una 15-ina di anni fa hanno fatto furore con il loro sistema orizzontale di decisionismo, qualcuno ha persino tradotto un libro sul tema in italiano, che ho visto nella libreria Bonardi. Nel frattempo, come tutte le grandi scoperte, anche questa si è ridimensionata e loro stessi si rendono conto che la politica del consenso a tutti i costi, raggiunta a prezzo di lunghe e faticose discussioni, non sempre è la migliore o la più efficiente. Però quello è il vizio della bestia e loro hanno bisogno di criticare, giudicare, opinare.

Risultato:
lo studente olandese, anche se pagandoti è costretto a riconoscere che hai qualcosa di cui lui ha bisogno, non ti darà mai fiducia e non riconoscerà mai la tua competenza a priori. Questo si conquista sul campo, minuto per minuto, ogni decisione didattica va discussa e approvata in gruppo e si perde tempo in queste cose.

Altri fatti
L'olandese ha per natura l'espressività di una patata lessa. Non è innato, è una caratteristica accuratamente coltivata fin dalla prima infanzia. Guardi in faccia un olandese e difficilmente sai se sta andando al funerale della madre, o a proporre un matrimonio alla sua bella. A volte si capisce se è sbronzo, ma anche lì, non sempre.

Quindi se ti ritrovi una classe di facce ingrugnita e anche se sai il fatto tuo, la prima cosa che come insegnante di italiano sei abituata a capire è: oddio non gli piace. Mi odiano. Gli faccio schifo. Applichi i tuoi schemi espressivi agli altri, e la cosa non può funzionare.

Esempio di vita vissuta 1
La Sturni, una dei due insegnanti che dicevo la volta scorsa, è una donna assertiva quanto poche altre mai. Lo vedi dalla faccia, sembra quasi un'olandese. È milanese, ha il culto della carriera e adora il suo lavoro. Bene, al suo primo giorno di lezione da me nella pausa tra due corsi me la sono ritrovata in cucina in lacrime. Era il suo primo corso in Olanda e io non ho mai avuto dubbi sul fatto che sarebe stata una splendida insegnante, proprio quello che ci vuole per i miei polli. Ma in 75 minuti me l'avevao ridotta a un semolino. Una classe di principianti. Per fortuna anch'io ho versato tante lacrime le prime volte e mi è venuto il dubbio. Mi precipito a salutare i corsisti che stavano sciamando via e con nonchalance chiedo:

"Allora com'è andata? vi siete divertiti?"
"Si, tantissimo, Laura è splendida, ci ha fatto tanto ridere, è bravissima, non vediamo l'ora che arrivi la prossima lezione".

Lei ovviamente non ci voleva credere, ma piano piano si è abituata. Diciamo che per tutto il tempo che ho organizzato quei corsi lì la gente si iscriveva al livello successivo a condizione di avere lei. Ma un sorriso a lezione, ragazzi, solo le volte che portavamo il vino in classe.

Il che introduce quanto segue adesso.

Altri fatti 2
L'olandese ci mette un po' di tempo a sciogliersi. Non vi fate ingannare da tutte le persone gentili che per strada aiutano spontaneamente i turisti. Sono gentili perché sanno che i turisti si tolgono subito dai piedi e che sono fondamentali per l'economia nazionale (e, siamo giusti, anche perhé gli viene spontaneo). Ma se sospettano che rischi di piantare le tende qui un po'a lungo ti odiano, che il paese è piccolo, densamente popolato e l'unico modo di sopravvivere è quello di chiudersi nella propria bolla e ignorare gli altri.

Però poi il batavo apprezza le piccole attenzioni, coglie le sfumature. Per esempio, se volessi sedurre uno dei miei vicini, che non ci conosciamo e non ci guardiamo, ma più o meno per strada ci riconosciamo, devo solo guardarlo mezzo secondo negli occhi la prossima volta che ci incrociamo e sollevare di un millimetro l'angolo sinistro della bocca. Capirà di piacermi e magari si decide a dare cenni di vita.

Mai aspettarsi da loro grandi gesti, ma poi te li compri con poco, se conosci il meccanismo. Certo, si accontentano di poco loro, quindi devi aspettarti quel poco anche tu. Basta resettare il proprio sistema di aspettative. Per esempio ai matrimoni ti regalano 10 euro in una busta, chiusa in un palloncino tutto decorato e pieno di coriandoli a forma di cuore. Costa più la confezione. Però ci si diverte a confezionarlo e aprirlo e questo è quello che conta.

Esempio di vita vissuta 2
Anna, che è una persona profondamente empatica e ha una famiglia olandese di quelle asociali e dure DOC, è quella che mi asciugava telefonicamente le lacrime per tutto il mio primo anno di lezioni in Olanda. Lei che ormai, come me, conosce i suoi polli, si diverte a stuzzicarli nel profondo e a osservarne e pilotarne le reazioni pavloviane. Con la scusa che lei tanto è italiana, li sbaciucchia, li coccola e fondamentalmente se ne frega di accontentarne le aspettative.

A una lezione un 8 marzo (che qui non si festeggia), si portò dietro, in mancanza di mimose, un vasetto di fiori gialli. Alla fine della lezione consegnò a ogni signora presente un fiore, spiegandone il motivo. La reazione tipo fu:

La signora, donnone olandese rotto a tutte le intemperie e a tutte le discussioni, prende il fiore e lo guarda con la solita faccia inespressiva e tace. Da rimanerci male, se sei un cuoricino sensibile e interpreti faccia e silenzio come una critica. Dopo un paio di minuti tenta di razionalizzare la sorpresa:

"Ma che bel fiore, allora appena rientro a casa devo trovare un bel vasetto per mettercelo"
sospirone
"perché è davvero un pensiero così carino"
e adesso il labbro inferiore le comincia a tremolare
"e qui da noi queste cose non le fa nessuno"
sta tirano su con il naso
"e tu sei così gentile che mi sono proprio commossa"
e la cosa finisce in lacrime e abbracci a riprova del fatto che in fondo in fondo gli olandesi non sono poi quei batavoni insenibili che sembrano, è che gli fanno il lavaggio del cervello fin da piccoli.

L'Anna ci si diverte da morire con queste cose. Anch'io.

Che dire, il batavo ha bisogno di certezze e sicurezze nella vita, non concepisce la nozione di caos, e anche se alla fine un italiano ci si abitua e ci lavora benissimo, non sono cose che si improvvisano. Poi un corso di lingua è comunque una situazione di estrema fragilita per un adulto che improvvisamente si ritrova il bambino che deve apprendere tutto da capo e per farlo può solo affidarsi all'altro adulto che solo per quello ha potere su di lui. Partono quindi le reazioni pavloviane, e bisogna un po'conoscerli e un po' saperci fare.

Fatto numero 3
L'olandese non conosce i termini grammaticali e di serie non possiede il congiuntivo. Non è capace di pronunciare vocali pulite e per spiegargli le consonanti doppie funziona solo un trucco che mi sono inventata io (diciamo che non puoi spiegarglielo in termini di consonanti). Si scoccia a imparare la teoria e vuole parlare subito. Lavoraguadagnapagapretende. Si sente innanzitutto cliente e poi, forse, discente.

E poi è fermamente convinto che che essendo lui olandese, ovvero perfetto, e tu italiana, ovvero approssimativa e caotica, ha per definizione sempre ragione lui. E non manca di fartelo notare, se fai tu una piccola imprecisione. Che dire, in fondo è un popolo della Bibbia, e la storia della pagliuzza nell'occhio del vicino e la trave nel proprio gli sta proprio a pennello.

L'olandese non è un tedesco. Chi si illude di aver a che fare con persone precise, affidabili e inquadrate, sbaglia. Finché non hai i soldi in mano, non dare nulla per scontato. L'olandese è inflessibile se ciò fa comodo a lui, ma quantomai approssimativo se la precisione negli accordi fa comodo a te.

Esempio di vita vissuta 3
L'amico Vincenzo ha lavorato lunghi anni in finanza internazionale ad Asterdam. Uno dei campi in cui i batavi vanno giustamente famosi. Anche uno dei campi in cui, si presume, le cose vadano svolte con precisione cirurgica. L'amico Vincenzo riassumeva le sue esperienze in una sola frase:

"Fanno tanto i perfettini perfezionisti, poi sono peracottari come tutti gli altri".

L'insegnante convinto della propria autorità e della giustezza del proprio metodo non è l'ideale. L'insegnante che si mette sempre in discussione neanche. L'insegnante che crede a alti ideali di cultura classica rischia di farsi male. Soprattutto se non tiene duro sulle quesitoni economiche.

Bisogna essere pragmatici, pazienti, idealisti, teneri in fondo, sapersi far valere, avere molta sicurezza in sé stessi ma mettersi nei panni del gruppo, diplomatici e un tot di altre cose, e soprattutto farsi pagare in anticipo. Chi tiene duro per anni in questo lavoro ha la mia più profonda ammirazione. Io se non facessi 3000 altre cose per vivere e pagare l'affitto, li avrei già mandati tutti a farsi benedire.

Però sono sicura che a lavorare con gli italiani in Italia mi incazzerei ancora di più. Viva gli olandesi, allora. Che almeno l'IVA qui è del 19%.

8 commenti:

farouche ha detto...

Ba, me lo spieghi questo trucchetto delle doppie che così lo insegno a Tony? che lui porello - da olandese a Roma - ogni tanto gli tocca pure scrivere le documentazioni in italiano di quelle robe magiche col computer che sa fare solo lui, e con le doppie ci s'ingrippa sempre...

De kokende mamma ha detto...

Te lo spiego in privato, che è pur sempre un ferro del mestiere.

Ruvy oggi mi faceva notare che forse è una descrizione molto cattiva. Io preferisco definirla relistica, ma devo anche aggiungere che mi riferisco soprattutto agli elementi che causano problemi a noi italiani (del sud, dovrei aggiungere? che Ruvy è anche ruvido di suo e si sa forse difendere meglio) e soprattutto nei rapporti di lavoro.

Attendo commenti, conferme e soprattutto smentite, che ci facciamo un bel lavoretto di interculturalità.

farouchegrande ha detto...

credo che sia opportuno distinguere tra il batavo di città e il batavo di campagna. i miei suoceri sono del Gelderland (non mi piace dire "Gheldria"), di origine contadina/commerciante, e sono molto aperti, entusiasti: grandi barbecue di famiglia allargata, grande calore nell'accoglienza della nuova "parte italiana" della famiglia allargata, amici in e da varie parti dell'Olanda e del mondo... insomma io tutta questa mancanza di espressività finora non ho avuto modo di vederla. però forse è perché sono "famiglia", appunto.

ah, appena si è profilato all'orizzonte il mio ingresso in famiglia sono corsi a iscriversi a un corso d'italiano. ;)

mamikazen ha detto...

Bene, adesso capisco una o due cosette in più del mio amico Willem. Che però ormai si è profondamente italianizzato, si fa baciare abbracciare coccolare e lancia a briglia sciolta il suo senso dell'umorismo, che comunque di partenza era già notevole.
Questi studenti olandesi mi ricordano un po' i miei adolescenti mannari, una lotta continua, una gara di resistenza, concentrazione e abilità, come quei guru che conquistano le folle con le loro religioni strane. E ognuno elabora i propri escamotage segreti, in effetti.
Grazie per avermi risposto con un post che oltre ad essere esauriente, come al solito è pure esilarante e scritto da dio...

vic ha detto...

Dato che hai chiesto anche il mio parere: io non ho mai avuto a che fare con studenti olandesi, in genere insegno a singoli di lingue e provenienze diverse,quindi non dispongo di una casistica sufficiente a dire se alcuni tratti siano etnici o caratteriali. Comunque ho avuto un sudamericano di lingua spagnola che voleva a tutti costi imporre il "suo" italiano ("devo studiare il regime dei verbi" "veramente si chiama coniugazione" "ah, non si può dire regime?" "beh, no, si chiama coniugazione" "ma non c'è un significato magari arcaico della parola regime, per cui si possa usare al posto di coniugazione"? ecc.
C'era uno studente indiano che scuoteva la testa ogni volta che gli chiedevo se aveva capito, e io mi affrettavo a rispiegare con parole diverse, mentre lui continuava a scuotere la testa finché ho capito che gli indiani scuotono la testa per dire sì. C'era un coreano che non riusciva a capacitarsi di come una cosa così poetica e delicata come un fiore in italiano potesse essere indicata da una parola di genere maschile. Una giapponese che non proferiva parola finché non era sicura di aver capito e imparato, e poi non faceva un errore (se non, magari, dire "legaro" invece di "regalo"). Ecc. ecc. Comunque io ho molta fiducia nell azione del tempo, della competenza e della passione che metti nel fare le cose, e nella maggior parte dei casi anche i soggetti piu diffidenti alla fine si arrendono.

onderosa ha detto...

Grande Ba, mi piace tanto questo post e mi ci ritrovo in tante cose.
Io di lacrime non ne ho versate (per principio) ma qui ci sono e qui te lo confesso: ci andai mooolto vicina, e come sai, ho mollato prima che qualche ``tzunami`` anomalo ci allagasse la lezione(che donna d`acqua sono pure io, dopo tutto). Ma non si sa mai, potrei rimettermi l`armatura da vichinga del sud! Comunque, per il momento li ``sciolgo`` con un paio di piatti siculi e saporiti (ehm!ehm!) e se tu hai il trucchetto delle doppie io ho quello del coltello, che lo metto in tavola sono all`arrivo della seconda pietanza (sempre che ci sia), che gli caschi pure lo spaghetto sul vestitino pero` se ci riescono gli asiatici (giorni fa ebbi a cena un giapponese e un olandese, ti lascio immaginare chi dopo 10 minuti aveva ancora la pasta nel piatto) non vedo perche` loro gente di mondo debbano fare i precisini laddove tagliali come vuoi ma sempre coi denti (che sappiamo che buoni ce li hai perche` i dentisti in olanda sono proprio bravi, lo dobbiamo riconoscere) li devi masticare. E agli iniziali 3 minuti di panico-smarrimento-sorrisini di circostanza nel considerare che il caro fedele mees non e` stato dimenticato ma l`ho lasciato appositamente da parte, intrattienili con poco e li fai felici e gezellig, e anch`io a fine serata richiudo la porta con un minimo di orgoglio per essere riuscita ancora una volta a mettere insieme un accozzaglia di culture caotiche (italo-american-suriname-dutch)
Un bacione,
Rosalba

De kokende mamma ha detto...

a tutti:
ripeto, ho indicato alcuni tratti dei miei studenti batavi, che effettivamente o possono essere specifici dei batavi, o degli studenti, quindi mi fa piacere che ci siamo ritrovati.

Farouche, anche mia suocera si è iscritta a un corso di italiano appena ci siamo sposati, ci va tuttora, io non concordo col metodo e non mi impiccio, un caffé lo ordina a fatica ma sa perfettamente cose del tipo: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Ma si diverte e questo è l'importante.

Per il resto, le generalizzazioni lasciano il tempo che trovano, ma sono sempre divertenti e ci mettono uno specchio davanti agli occhi, che è più facile guardare cosa fanno gli altri, e poi ripensare all'impressione che diamo noi.

Insomma, come con tutto, pensandoci e facendoci l'esame di coscienza si impara e ci si migliora semprwe da tutte le esperienze.

In genere c'è una grossa differenza tra avere parenti olandesi, specie nella provincia contadina dove il senso della famiglia ancora un pochino regge, ed essere l'ennesimo straniero che arriva qui e deve costruirsi da solo un circuito sociale. Avere un lavoro in questo senso fa tanto, anche a livello di volontariato, che ce ne sono di cose carine, vedi post successivo, ma meglio essere preparati ad alcuni aspetti che a noi possono impicciare e per i batavi sono normalissimi.

Non ci soffri di meno sul momento, che le reazioni tutte istintive sono, ma riesci a spiegartele e quindi razionalizzarle e adeguare il tuo comportamento.

farouche ha detto...

Ba, scusami, ho "missed the point" come al solito.

non avevo intenzione di fare un commento antagonistico né di generalizzare, e invece, appunto, ho generalizzato. tra l'altro in Olanda non ci vivo (ancora), ci vado (per adesso) soltanto in vacanza, e questa è un'altra differenza importante rispetto a chi deve scavarsi una nicchia giorno per giorno. per questo il tuo blog mi è tanto utile, oltre che simpatico :)

ah, visto che da qualche mese i corsi d'italiano a Zutphen sono sospesi, ho raccomandato il tuo a mia suocera. non so se ha modo di venire ad Amsterdam due volte a settimana, però.