giovedì 17 aprile 2008

Gita ad Eindhoven con sushi e vestiti


(foto dal sito di Herman Thijs che ha fatto gli interni)

Chi vive ad Amsterdam non si sposta volentieri. Tutto il resto dei Paesi Bassi, ci sembra questa campagna noiosa in the middle of nowhere dove non vogliamo trovarci manco morti e in cui non abbiamo niente da cercare e non succede mai niente. Che noi stiamo bene qui. In fatti con i miei amici italiani qui usiamo l'espressione "andare a Puttemburgo" quando ci propongono ingaggi in trasferta. Però ci andiamo sempre volentieri, se si tratta di esibirci.

Facciamola breve, con un giorno di preavviso mi mandano a fare l'interprete ad Eindhoven. Eindhoven la conosco o perché in effetti a volte vado a fare l'interprete per la DAF, o perché ci prendo il low-cost per l'Italia con i bambini, o ci arrivano mia madre o altri amici.

Ieri era invece una roba di metallurgia. Il primo commento della mia amica: oh, povera te, così lontanto? Poi facendo mente locale ci siamo rese conto che un'ora e 20 di treno, ci arrivo prima che se dovessi andare con i mezzi a fare un lavoro ad Amsterdam West. Per dire, la barriera psicologica.

Stavolta, invece di finire in centri industriali o congressuali in mezzo ai boschi, l'indirizzo è in centro. Scopro così che si tratta di un simposio nella Sala Musica di Eindhoven, inserita nella Heuvel galerie, galleria di negozi in pieno centro.

Il lavoro in sé, massacrante, una di quelle cose da rifiutarsi, ma ormai c'ero. Con un microfono in mano, da uno dei palchi nella sala tradurre quello che i vari oratori che si succedevano sul palcone racontavano al pubblico in platea. Praticamente con la mia voce mi coprivo quello che dicevano loro, una simultanea massacrante. Senza cambio per blocchi di un'ora e mezzo. All'ultimo oratore, un tedesco che parlava un inglese incomprensibile, un paio di volte mi è quasi caduto il microfono nel momento di abbiocco. Che io ho scoperto questa cosa: che in cabina con le cose difficili e lunghe a volte mi abbiocco pur continuando a tradurre (la collega a fianco non si accorge di nulla di strano, mi dicono). Io poi nel momento in cui mi ciondola la testa mi risveglio di colpo e mi accorgo che stavo dormendo. Solo che ieri mi ha stancato anche il semplice fatto di tenere sempre appiccicato alla bocca il microfono pesante.

Allora, uscita di lì e senza colazione dal mattino, mi premio con un sushi. Finisco da SOHO Kitchen, in Jan van Lieshoutstraat 24a, una stradina che comincia dalla piazza (Markt) e finisce in una zona con tanti negozi. (tel. 040-2364228).

Fanno Asian fusion, come lounge bar (una roba minimalistica con soffittoni alti, lampade a forma di ramazza spettinata in metallo, bellissime, e vetro, un sacco di vetro) e anche come Take-away.

Tutti i soliti piatti a base di riso o vermicelli e altro li servono nella scatolina quadrata da asporto. Per il sushi, ma anche tutta una bella serie di altri piattini, Miso-soup + altre minestre giapponesi grandi e nutrienti a base di soba, praticano la formula all-you-can-eat.

Per il prezzo fisso di €16,50 fino alle 17 e € 20 dalle 17 in poi, per due ore ordini quello che vuoi. Se ordini troppo e fai sprecare le cose, quello che non mangi te lo mettono in conto, così impari.

Il menu con le foto dei sushi è plastificato e basta fare con il pennarello in dotazione una croce su quello che si vuole. Quando hai finito, te lo riportano se vuoi ordinare altre cose. Di fianco alle foto dei sushi c'è una serie di altri piatti e minestre, polpettine di pesce, ecc.

In breve, ho ordinato una miso-soup, buona e leggera, con le alghe e le strisicoline di frittatina a strati (all'inizio pensavo fossero verdure) e erba cipollina. Un pelo sciocca (da noi si dice sciapa), ma buona, e calda, che anche con il sole, fa ancora freddino qui.

Poi tutta una serie di sushi: la barchetta con le uova di salmone, che poi ho preso anche nella versione con le uova di un'altra bestia, pure arancioni ma quelle piccolissime. Un california roll con avocado e cetriolo. Una barchetta all'insalata di tonno, quindi non crudo ma in scatola. Un Thai chicken, una porzione completa, visto che mi ero preparata agli assaggini. Un altro paio di cose che volevo sperimentare. I sashimi, o comunque i bocconcini con la fettona di pesce crudo sopra non li ho provati, anche se quello con il polpo alla griglia mi intrigava.

Il fatto è che con il pesce crudo non so mai come reagisco. Con le bacchette non riesco a farlo a pezzettini, che è la cosa che mi viene facile. E alcune cose, come le ostriche, so che mi fanno male, magari sono allergica. Sulle ostriche che posso mangiare, dirò in un post-futuro.

Insomma, mi sono tenuta, e sono persino riuscita ad alzarmi da tavola con la nostaglia per un altro paio di sushi che avrei assaggiato volentieri. Ma rifare l'ordine ed aspettare che me li preparassero, che sono anche stati veloci, ma fanno tutto al momento, come è giusto, non avevo più tempo.

In genere sono un po' contraria per principio alla formula all-you-can-eat: primo, perché di solito la qualità non è granché. Secondo, perché io sono una di quelle con la carne debolissima e mi ingozzo esageratamente. Anche i buffet mi fanno questo effetto. Perché ho la curiosità di assagiare un poco di tutto e mi frego con le mie mani. Con il sushi invece mi sembra una formula splendida, che ho assaggiato così anche cose nuove.

Tra tutto il mio shopping ho scoperto anche il negozio di una delle mie marche preferite di vestiti, ART. È l'acronimo di Atelier Rare Toggerij cioè l'atelier delle pezze strane. Hanno iniziato con una botteghina a Nimega, facendo vestiti con stoffe da tappezzerie, da cui il nome. Hanno sempre delle cose molto belle e strane, stoffe con testure particolari e pantaloni larghissimi con grandi tasche. Purtroppo non hanno un negozio ad Amsterdam, ma solo Utrecht e cittadine di provincia. Io li ho scoperti a Groningen e me ne sono innamorata. e hanno taglie dalla XS alla XXXL. E io sono XXL, che bello, esistono vestiti che potrebbero starmi larghi.

Mi ero comprata a Groninen una camicetta e gonna con una stampona rossa, viola e con dei bordini bianchi (sembra una cosa esagerata, e lo è, ma basta combinarla bene, ieri avevo la camicia con un serissimo tailleur pantalone nero, e oggi porto i pantaloni con un vestito al ginocchio di cotone e un gilet lungo di maglia viola), e ieri trovo che hanno anche il pantalone larghissimo a pigiama di maglina. Comprato al volo, e mi ha salvato, che ho lasciato la sciarpa a teatro, e mi stava venendo il mal di gola. Ho usato i pantaloni appena comprati come sciarpa.

Come per i vestiti di Cora Kemperman, di cui ho scritto in precedenza, anche i vestiti di ART sono pensati per donne con i fianchi larghi e il seno e le spalle non enormi. Ma i pantalonacci stanno bene a chiunque, secondo me anche alle piccoline se ci mettono dei tacchi alti sotto. I vestiti invece mi stanno un disatro. Ma le magliette le amo, e si trovano anche ad Amsterdam da Sjerpetine.

E poi in treno, mi sono addormentata due volte, che uno pensa che fare l'interprete sono capaci tutti, ed invece a volte ci si stanca. Ma mi piace troppo il mio lavoro.

5 commenti:

Burde.it ha detto...

http://cairoli.simplicissimus.it/2008/04/bento-il-mio-bento-suona-il-rock-post-dedicato-a-luca-sufjan-sofri-e-a-matteo-baustelle-bordone.html

visto ti piace il sushi...

Anonimo ha detto...

grazie cara, proprio il primo maggio sarò ad eindhoven e amo la cucina nipponica.. grazie farò una mega scorpacciata.. pensandoti! come va la ricerca della cucina e cose varie? per le "mattonelle" la zona si sassuolo è a buon prezzo. riciao. marisa

De kokende mamma ha detto...

Marisa, beata te, posso solo dire questo. Vabbé, cerco di rifarmi quando scendo a Sassuolo per piastrelle, mi fagociterò tutte le cose buone che trovo lì.

animapunk ha detto...

che bello, mi scrivo gli indirizzi e quando vengo ad amst faccio qualche giretto...(per i vestiti, il pesce crudo mi spaventa un po', non è molto igienico...anche se ho provato un capaccio di pesce una volta ed era buonissimo...)

Anonimo ha detto...

grazie cara per la dritta.
abbiamo mangiato benissimo! tutto strabuono! sarà una tappa che cercherò di fare anche l'anno prossimo (la regina mi invita sempre).

mi sa che metteranno il cartello con le nostre foto (eravamo in quattro)
"voi non potete entrare"..

ART c'è anche ad Utrecht.
un bacio a voi e alla bella olanda. marisa