martedì 24 giugno 2008

Indipendenza orsesca


"si, ma adesso ho capito"
Pausa.
"Io sono un bambino grande"
Il capo sospira paternamente affranto:
"Tu sei un bambino, questo è certo, Orso. Ed è proprio questo il problema".

Il problema è che non ti rendi conto dei pericoli. Che hai questa anarchia, bastiancontrarite, necessità di affermarti nei modi che tuo fratello ti lascia, ovvero il silenzioso, il ribelle, il furbastro, il mi-faccio-i-fatti-miei-e-guai-a-chi-mi-contraddice. Peccato, perché sei un bambino molto dolce, premuroso, intelligente, generoso e dovresti smetterla con l'autolesionismo da: sono arrabbiato adesso mi mordo il braccio. Mi dicono che è pericoloso, ma io la penso diversamente. Io posso tutto. Un tipo così, il mio secondo figlio.

Insomma, domenica Orso ha fatto un passo nella direzione che popola tutti gli incubi dei genitori e delle nonne da quando abitiamo qui: che con il canale davanti casa, la darsena da un lato e la grande via fluviale dall'altro dietro l'angolo, appena ha potuto mia suocera si è sobbarcata le lezioni di nuoto, pur di sventare il pericolo che uno dei bambini affoghi prima della maggiore età.

E siccome è bel tempo, siccome Ennio può uscire da solo a giocare nel giardino pubblico dietro casa, dove tutti i bambini si radunano intorno alle fontane o persi in 1000 avventure, tanto è chiuso al traffico e un saco di case ci si affacciano, con genitori che dalla cucina o dal balcone li tengono più o meno d'occhio, anche Orso, un po' più tardi del fratello, ha cominicato ad essere lasciato a piede libero.

Gli metto un banchetto sotto il campanello che ci arrivino e quando vuole rientrare suona. Il controllo sociale funziona anche molto bene, di fianco c'è una pista ciclabile, e proprio domenica mattina una ragazza, un po' spaventata, mi ha suonato per riconsegnarmi Orso che si era fatto pungere da un'ape o simile sul dito e piangeva.

Domenica ha anche sconfinato nell'altro giardinone grande, quello per cui bisogna attraversare il canale sul ponticello ciclabile. Senza dirmelo, ovviamente, ma lo avevo visto cincischiare in quella direzione, quindi non trovandolo al solito posto mi è bastato voltarmi ed era lì, in linea d'aria, a parlare con gli insetti nel cespuglio.
"Ho giocato con Marit, ma Marit adesso è da sua mamma a casa", che Marit è una compagna d'asilo che abita dal capo opposto. Va bene, finché espande i suoi confini all'altro giardino mi va bene (Ennio non l'ha mai fatto, ma Orso è Orso).

Il pomeriggio anche. È stato fuori 10 minuti 10 con la bici, prima di cena. La bici, abbandonata dietro casa. Cammino dall'altra parte e puramente a mò di saluto, incontrando i vicini simpatici che ho conosciuto il giorno prima alla festa della strada, chiedo:

"Sto cercando Orso, l'avete visto?" che mi arrivano dalla direzione giusta.
"Si, sta giocando in una delle barche".

Corro al canale e passando davanti la nostra porta aperta dico a Ennio di far subito uscire il capo. Il capo è uno di quegli uomini che non bisogna fargli fretta, ma quel paio di volte che c'è stato bisogno in millisecondi era sul luogo del delitto.

Nel frattempo io lo chiamo come una disperata:
"Orso, rispondimi"
"Sono qui".

Ecco, se non loavessi saputo, col cavolo che guardavo nelle barche. Corro in direzione della voce, ma mi ritrovo dal lato sbagliato del canale. Faccio cenno al capo di reggiungerlo e resto nei paraggi. Che se si muove e la barca ondeggia mi tuffo e con mezza bracciata ci sono.

Non so come, non so quando ci è arrivato, improvvisamente il capo è nella barca con Orso e gli parla pacatamente.

"Orso, sai che non dovevi venirci, come ci sei entrato qui?"

Orso ignora la domanda e si dedica al suo bastoncino. Che non vuole mollare e strillla come un'aquila, mentre il capo, nell'equilibrio instabile della barca, lo convince a poggiarlo sulla banchina, che non te lo porta via nessuno, e mi passa il reprobo. Che mi stringo sfinita.
"Orso, ma lo capisci che se vai sulle barche poi fai pluf, finisci in acqua e io non ti trovo più? e tu muori e noi piangiamo?"

Il mio ritornello ogni volta che passiamo sul canale per rientrare e loro camminano sull'orlo, guardando le barche, le papere e tutte le cose interessanti intorno l'acqua.

Abbiamo capito che non ci arrabbiamo. Siamo d'accordo nello spiegargli che abbiamo preso una gran paura. Le emozioni le capisce bene, questo mio Orso anarchico, le strillate no, si chiude a riccio. Non ci siamo neanche veramente messi paura, è stato tutto così rapido e l'abbiamo sempre visto sano e salvo in quella barchetta. È l'idea di quello che sarebbe potuto succedere, la coscienza che di un bambino non puoi MAI fidarti (risultari conseguiti in passato non offrono nessuna garanzia per il futuro, come dicono i prospetti sui titoli azionari).

Io lo so perché ci è andato proprio oggi e proprio su quella barchetta: quando siamo usciti dal garage, rientrando nel pomeriggio, c'erano due signori a trafficarci e lui si è fermato tutto interessato.

Ma: se non mi avessero detto che era lì, non l'avrei chiamato e cercato subito lì. Se avesse cercato di uscire da solo, a un buon mezzo metro tra orlo della barca e banchina, non solo non ce l'avrebbe fatta, ma la barca si sarebbe rovesciata. Se non avessimo comprato casa davanti a una strada di gran traffico, per cui fra pochi mesi non potrò più farli uscire da soli come qui e non cercassi di compensare lasciandoli approfittare adesso della libertà che i bambini hanno in questo nostro quartiere fortunato.

Ma: Ennio non ci ha mai dato problemi, tutti i bambini anche della sua età vengono moderatamente lasciati a piede libero nei giardini e io sono convinta che ai figli fa solo bene crescere sapendo quali sono le cose pericolose e non. Un fiorellino di serra portato per mano fino a 16 anni, come hanno tentato di fare con me, neanche mi sembra il modo migliore di prapararli alla vita e al mondo. Cioè, tutto questo vale se sopravvivono, fino ai 16 anni.

"Io voglio tenere il bastone in mano e girare la barca".
Il timone, ti pareva. Inutile, lui ha questo carattere qui, che la direzione alla sua vita la dà lui e solo lui.

Orso, su quello siamo d'accordo, adesso però mi dai retta sulle cose pericolose? Che lo so che c'è un angelo dei bambini incosciento (quello che ha fatto uscire il casellante due secondi prima che io decidessi di attraversare la ferrovia con il mio fratellino per mano mezzo minuto prima che passasse il rapido delle 12:23, che quel giorno mi scocciava fare il giro fino al sottopassaggio e ho tagliato per i campi) ma non ci posso contare per organizzarmi la vita.

Credits foto: www.amsterdamimage.com

11 commenti:

Chantilly ha detto...

che spavento solo a leggerlo! complimenti per come avete gestito la situazione. niente urla ma spiegazioni del pericolo. bravi veramente.

Mammazan ha detto...

Oddio mi sembra di ritornare indietro di 25 anni!!!!
Auguri per il futuro!!!
Grazia

i roberti ha detto...

aiutooo...in queste occasioni il cuore sale in gola! ma farsi prendere dal panico è controproducente. Brava e bravo Orso che alla fine sono sicura che sa sempre cosa fare, come tutti gli anarchici.
roberta

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con te in pieno, sono convinta che debbano avere l'occasione di sviluppare i loro "sensori del pericolo" senza mamma e papà col fiato sul collo e il guinzaglio in mano.
Anche se dalle mie parti la moda è un'altra... "Come, li lasci giocare da soli nella stanza?" "Come, lo lasci andare da solo a prendere l'acqua col secchiello?".
Il guaio è che ci sono bambini più tranquilli e quelli con più spirito d'avventura... tutto è bene quel che finisce bene.

mamikazen ha detto...

ops, quella sopra ero io, mamikazen

barbaraland ha detto...

Anche io credo all'angelo dei bambini...anche se non sono incoscienti. Mi ha salvato quando avevo 7 anni... Da allora quell'episodio è sempre nei miei pensieri, mi ha messo i piedi per terra. Faccio i miei complimenti a te e a tuo marito per la prontezza e la calma necessarie a quell'occasione. Bravi anche per avere fiducia in lui e concedergli la libertà anche alla sua età. Conosco il genere di bambini come Orso, la mia è una vera peperina...(per usare un eufemismo! :-)

Mammamsterdam ha detto...

Eeeh, Mamikazen, pure io quando li porto in Abruzzo, che due pll! Tutti a ricordarti i pericoli veri e inesistenti, come se una madre gia non li sapesse a memoria giorno e notte.

e li fai giocare con l'acqua in una giornata d'agosto a 43 gradi nell'entroterra, e i vecchi tutti a predirti pleuriti e altri disastri, e li fai mangiare da soli, e mio zio che pure ha avuto tre figli ora adulti, è terrorizzato che si cacci un occhio con la forchetta.

Io ammiro le madri che in Italia vanno per la loro strada, a me mi avrebbero resa tanto ma tanto insicura e stressata, questi commenti non richiesti.

graz ha detto...

Secondo me sono i secondi figli che si ingegnano ben prima di quanto non facciano i primi. E qualche volta pure troppo, vedi l'orsetto tuo. Che dire? auguri!! Ci vogliono nervi d'acciaio per non farsi prendere dall'ansia e legarlo con una corda lunga lunga lunga o mettergli un campanello al collo ;-))) !!! Ciao, graz

mamikazen ha detto...

Il bello di essere un poco in debito di autostima già di partenza è che ti rassegni subito al fatto di essere una madre imperfetta... ergo, i commenti negativi degli altri (anche signore/i sconosciute/i per strada, che ti dicono per esteso dove come perché sbagli) ti danno solo un fastidioso rodimento di... ehm. ;-)

Panzallaria ha detto...

stikazz!!!!

però che meraviglia la storia del parco con le case che affacciano e il controllo sociale: una roba così poco italiana ;-)

baci
panz bucolica

Mammamsterdam ha detto...

Corda al collo? Io pensavo di fargli implantare una chip sottocutanea. E proprio ieri la mia amica Gia ha suggerito un sistema gsm, che se esistono ci devo pensare.