martedì 3 giugno 2008

2 giugno, festa della Repubblica

Ieri, come tutti i due giugni, il console generale di Amsterdam ha decorato alcune persone con onoreficenze. Ecco, a me questa cerimonia di decorazione è la cosa che negli ultimi anni mi dà il senso di che cosa grande abbiamo. Una repubblica con una sua costituzione. Una repubblica che per costituzione è basata sul lavoro.

In questo momento non mi interessa fare le mie solite considerazioni amare sulla mancanza e la precarietà del lavoro in Italia, ci sono altre occasioni per questo. Voglio solo dire che lo trovo un principio di base interessante e lodevole, che esprime anche il momento in cui è stata scritta la nostra costituzione.

Però voglio parlare della festa di ieri. Tra i vari italiani che si incontrano a queste ricorrenze, e ho conosciuto persone con cui sono ancora in amicizia proprio lì, a me piacciono in modo particolare i vecchi emigranti.

Alcuni di loro sono stati decorati ieri per l'impegno profuso nel volontariato, a sostegno dei connazionali, chre magari non parlavano olandese e avevano bisogno di un appiglio per sbrigare le mille incombenze burocratiche che una vita lavorativa si porta dietro. Assicurazioni, pensioni, assunzioni, licenziamenti, permessi di soggiorno e di lavoro. Ma non solo quello, anche la parrocchia, le feste.

Conosco tuttora tanti italiani che vivono e lavorano qui da anni e non sono mai riusciti a trovarsi l'occasione di imparare l'olandese. non sto solo parlando di persone con qualifiche professionali e livello di istruzione bassi, ce ne sono tanti tra la nuova emigrazione di scienziati, intellettuali, laureati, che a volte non trovano il tempo, il modo e l'occasione di integrarsi linguisticamente, e, di conseguenza, socialmente.

Il che forse spiega anche il successo di tanti club di italiani, a partire da Italiansonline promosso da Severgnini.

Ma a me piacciono i vecchi emigranti. Tutti questi signori anziani, con addosso i segni di una vita di fatica, con i loro due pezzi e le loro cravatte indossati per l'occasione, troppo calde per quella prima vera giornata di estate afosa che è saltata fuori ieri, di sorpresa (oggi e grigio di nuovo). tutti uomini.

Forse una cosa tipica anche questa: conosco alcune donne decorate in questa occasione, ma non sono della razza dei vecchi migranti. Quella in cui le donne seguivano i mariti, tiravano su i figli come meglio potevano in un contesto estraneo, magari arrivavano a trovarsi qualche lavoretto anche loro, ma un vero ruolo nel sociale, di rado.

E allora dedico questo post a tutti i migranti, vecchi e nuovi, ma soprattutto a quelli di un paio di generazioni fa, che in tanti modi ci hanno preparato la strada. Non ci dimentichiamo del loro lavoro invisibile, dequalificato e duro. In una società sono forse questi i lavori più importanti e indispensabili.

7 commenti:

salsadisapa ha detto...

che bel post: una dedica per tutti i nostri concittadini che hanno scelto di stare altrove senza mai dimenticare l'italia ;-) grazie per essere passata a trovarmi e grazie dei consigli!
saluti!
S

barbaraland ha detto...

molto bello tutto ciò che hai scritto. Tanti amici cari e parenti sono partiti con la valigia in mano, purtroppo non solo nel passato... Ho avuto modo di incontrare in America molti Italiani che vivono lì e molti di loro si rispecchiano nella tua descrizione. Mi sono accorta che le festività italiane, come quella importante del 2 giugno, sono a volte più sentite dagli Italiani all'estero, che non da quelli che rimangono...

barbaraland ha detto...

molto bello tutto ciò che hai scritto. Molti cari amici e parenti sono partiti di recente con la valigia in mano in cerca di un futuro migliore.... Ricordo che quando andai in vacanza in America la prima volta rimasi stupita come certe festività, come quella importante del 2 giugno, e certe tradizioni tipicamente italiane siano spesso più sentite dagli Italiani all'estero(il commento era molto più lungo, ma per problemi al pc l'ho riscritto velocemente!)

i roberti ha detto...

...spiegamolo un pò agli italiani cosa rappresentano oggi gli stranieri in Italia, invece di fomentare razzismo e discriminazione. Buoni e cattivi sono tutti, ci vorrebbe soltanto un pò più di rispetto reciproco e tanta umiltà visto che viviamo tutti sotto un tetto e non sappiamo rinunciare all'ultimo modello di telefonino...io sono vicina, sempre a tutti gli immigrati che conosco (molti albanesi e rumeni con bimbe amiche di sveva da cui impara cosa vuol dire la privarsi di tutto, lei che ha tutto..) farli sentire inferiori a noi lo trovo veramente un insulto al lavoro e al sacrificio umano..
un bacio
roberta

Mammamsterdam ha detto...

Si, l'argomento emigranti mi sta molto a cuore. In fondo vengo da Ofena, un paese a fortissimo tasso di emigrazione, dopo la laurea ho fatto una ricerca sugli abruzzesi di Toronto e credo di aver vissuto da vicino, e in anteprima, quello che poi mi sono ritrovata ad affrontare io come emogrante in Olanda (e sono comunque una privilegiata).

E anche per quello soffro molto nel vedere la xenofobia dilagante in Italia. Ma come, ci siamo dimenticati chi siamo, da dove veniamo, e soprattutto dove siamo andati? a ci dimentichiamo quanti lavori noi italiani non vogliao fare più? E chi li fa, allora?

La gente davvero non ha idea di che strappo enorme sia andarsene, di quanta fatica ti costi ogni minuto il respirare un'altra aria, il sentire un'altra lingua, il vivere in perpetuo straniamento.

Io quando torno in Italia mi sento leggerissima, ma qui, qui vivo tutti i giorni con 20 kili extra sulle spalle.

Roberta Filava ha detto...

Io tutto quel peso non sono riuscita a reggerlo quando ero ragazza e sono sempre tornata anche dopo molto tempo a casa; ma un mezzo peso lo vivo ancora emigrata dalla puglia che non conosce le scuole in cui iscrivere la figlia e va per sentito dire e...si prende le fregature...non è un forte disagio ma sta a significare che tante cose si caricano di quel peso di cui parli e più sono e più il peso è grande. Chi vive all'estero o
c'ha vissuto sa cosa vuol dire tutto ciò.
baci
roberta

Brikebrok ha detto...

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