venerdì 28 gennaio 2011

Preparare un bambino a un'operazione

È iniziata così, un'amica in partenza mi ha incastrata con un'opera pia, andare ad aiutare un padre e figlio italiani il giorno dell'operazione contro lo strabismo del bambino, perché parlano pochissimo olandese. E dati gli impegni di questi giorni e l'ora antelucana, ci sono andata davvero di malavoglia, lo confesso (come direbbe Eio: sono una persona orribile).

"È un bambino simpaticissimo, vedrai, ed è così spaventato".
Così mi fregano sempre, con i bambini spaventati.

Così alle 8.30 entro scapicollata in Pediatria, mi annuncio come interprete premettendo che non conosco né ho il numero della famiglia. Mi fanno la ola tutte le infermiere e la receptionista, avevano trovato una signora che parlicchiava italiano e così li trovo, nella stanzina per le famiglie, il padre su una sedia, lui su un divano rosso e la signora accanto che lo abbraccia, ma piena di sollievo saluta e se ne va, perché il suo italiano, in effetti, non si sentiva molto sicura.

"Ciao, sono l'amica di Cecile, ti ha parlato di me e anche a me mi ha detto di te".
Rigido, nel camicione da operazione e i calzini. Gli do la mano, gli dico il mio nome, mi siedo accanto a lui ma senza toccarlo troppo, in fondo manco sa chi sono.

L'infermiera davanti a noi comincia a fare le domande di rito, se è a digiuno, allergie ecc. Poi gli spiega che gli mette subito due cerotti anestetici sul dorso delle mani, così fra un poco l'ago dell'anestesia non gli fa troppo male. Evito la parola ago che fa paura a me e magari la fa a lui.
"Mi dai la mano?" fa l'infermiera. Allunga una manina magra e tremante.

"Seti, ti posso fare una foto" fa il padre cercando di scherzarci sopra "Stai benissimo con il camicione".
Fa segno di no, un po' infastidito.

L'infermiera annuncia che fra poco gli spiega bene cosa gli faranno e gli farà vedere i materiali che useranno.

"Hai freddo nel camicione?" fa l'infermiera.
"Gli massaggio un pochino la schiena e chiedo se vuole qualcosina da appoggiarsi sulle spalle. Non risponde, continua a guardar fisso avanti (anche se standogli di fianco non ho capito bene dove guarda un bambino strabico).
"... così lo sai e almeno non ti devi preoccupare di questo" aggiungo io.

L'infermiera apre la mano in cui ha dei blister.

"Adesso devo darti la premedicazione, preferisci le supposte o le pasticche?"
"Che ne dici, ce la fai a ingoiare bene le pasticche con l'acqua? Perché a certi bambini mettono anche le supposte - nel sedere", aggiungo chiedendomi se conosce la parola supposta, visto che è nato e fino a due anni fa cresciuto in un paese e con una mamma di lingua spagnola e la chiarezza non è mai troppa.

Vuole ovviamente le pasticche, l'infermiera gli spezza quella grande - enorme - e commenta che è un peccato che non riescano a farle più piccole.

"Dammi pure il bicchiere, o forse vuoi prima finire l'acqua?" chiedo.
La finisce d'un fiato.

"Sai che anch'io da piccola sono stata tanto tempo all'ospedale? Alla fine mi piaceva tanto il cibo da ospedale e mi portavano i paloncini. Tu li vorresti o non te ne importa?"
Non li vuole, scherziamo, ha 10 anni, è grande.

L'infermiera apre un classificatore con foto plastificate e gli illustra passo passo tutto quello che succede: che aspettano la telefonata e poi lei lo porterà di sopra con tutto il letto nell'ascensore.
"Ma dai, che figo, a me non mi ci hanno mai portata in ascensore con tutto il letto, poi me lo racconti com'era?"

Poi c'è la foto della sala operatoria, gli tira fuori da una scatolona colorata il grembiule e la cuffia per capelli che dovrà mettersi papà per accompagnarlo.

Poi tira fuori i sensori che gli metteranno per controllare il battico cardiaco e la respirazione glieli fa toccare e gli fa vedere la foto con un bambino sul lettino che li porta.
"Senti, puoi sempre fargli lo scherzo che smetti un attimo di respirare e vedi cosa succede. Secondo me si mettono tutti a gridare, aiutooo, chiamate i pompieri, emergenza e poi tu gli dici che era uno scherzo". Ok, una battuta veramente del cavolo, complimenti Summa, finisci di impensierirlo che già è terrorizzato di suo.

Hai voglia a dirgli, come gli ripetiamo tutti, che non è niente, che ne fanno tante di operazioni e manco se ne accorgerà.

"Però lo capisco che anche se lo sai, tu un pochino ti preoccupi, in fondo sei tu che vieni operato".
"Dai fa il padre, vedi che mi hanno preparato la cuffia e il camicione? Vyuol dire che ti opero io, sono già d'accordo con il dottore" deve essere uno scherzo che già hanno fatto, lui sorride un po' assente.

Mentre l'infermiera rimette a posto il materiale informativo e gli chiede se magari ha domande su cose che lei potrebbe aver dimenticato, gli chiedo io, tenendolo un pochino per il braccio.

"Senti, ma tu lo sai se c'è una cosa che magari ti preoccupa un pochino di più?"
"Che tagliano", fa sottovoce.

Guardo l'infermiera mentre traduco, non è che loro hanno una risposta standard per questa cosa? No, e lui capisce abbastanza olandese da non poterlielo chiedere in maniera esplicita.

"Eh, lo sappiamo, purtroppo è proprio quello il motivo per cui ti operano, ma sai, lo fanno sempre, sanno benissimo come si fa e poi tu dormirai, non ti accorgi proprio di niente" mi sto arrampicando sugli specchi pure io e poi che ne so se non è proprio l'idea dell'anestesia e del buco di ricordi dell'operazione di cui magari è consapevole e che lo spaventa?
"Però, fa l'infermiera, in genere tu hai una cosetta qui all'angolo dell'occhio che ti tira adesso e forse ti fa anche un po' male, ma dopo non la sentirai più e non ti dà più fastidio". Brava, speriamo lo rassicuri.

"E se non mi addormento?"
"Sai, le medicine per non sentire niente le dà un dottore speciale che fa solo quello, si chiama anestetista, e io ne conosco anche uno che mi ha detto che loro conoscono tutti i trucchi e riescono sempre a far addormentare le persone. Magari se ci sono dei signori grandi e grossi che proprio fanno fatica, gli danno una martellata in testa e pace - STO SCHERZANDO -, ma per i bambini non succede mai che non si addormentano". Decisamente potrei fare di meglio.

Poi andiamo in una cameretta a tre letti dove c'è un altro bambino coetaneo in camicione che invece zompa, e contento, si diverte.

L'infermiera gli fa vedere che il letto si alza e si abbassa e questo lo incuriosisce molto, i maschi e le questioni tecniche, dio li benedica.

"Adesso porto prima quest'altro bambino che tocca a lui e poi torno a prenderti con tutto il letto, sdraiati pure e se vuoi puoi guardare la TV".

L'altro ragazzino zompa letteralmente nel letto e ride forte. Spero che lo tranquillizzi un po'. Poi mentre lui si guarda i serpenti su National Geografic io scambio due parole con il padre, scopro che per ancora un mesetto abitano vicino casa nostra e ci mettiamo d'accordo per conoscerci, ha una sorellina coetanea di Orso, cercano casa e fanno una gran fatica a trovarla perché devono lasciare dove sono a febbraio, azz, pure queste rogne qui.

Dico di telefonarmi quando esce così cerco di passare durante la visita, comunque se tutto va bene dopo tre ore lo dimettono e può anche mangiare di nuovo.

"Dai, fa il padre, adesso che andiamo sopra e mi fanno mettere la camicia e la cuffia, ci facciamo fare una foto e la mettiamo su facebook".

"Ti posso dare un bacio?" ma sta guardando lo schermo e sembra più sereno, probabilmente isolarsi un pochino per assimilare il tutto gli serve. gli carezzo i capelli e se oggi mi chiamano ad un momento buono mi porto magari Orso a conoscerlo.

Io tutto questo sistema di coinvolgere un bambino parlando con lui nel dare spiegazioni, e darle apposta a lui con le foto e il materiale con cui verrà in contatto proprio non lo conoscevo e mi sembra fantastico. Da voi come sono i reparti di pediatria?

19 commenti:

luby ha detto...

dico la mia:
no,a me non piace,ho subìto da piccola 4 operazioni,non ricordo le mie paure,ma solo tutti i regali che mi hanno fatto "dopo"!!!
se avessi saputo cosa mi avrebbero fatto di sicuro ne sarei rimasta traumatizzata.
perlomeno con il mio carattere...

no,questa cosa decisamente ad un mio futuro figlio la eviterei.
no,non capisco a cosa possa servire...per un adulto è diverso.
se poi ovvio è il bambino stesso a far domande è un altra questione.
ogniuno le paure le affronta in modo totalmente diverso.
se a me avessero detto quello che poi mi hanno fatto...avrebbero dovuto legarmi perchè di sicuro non mi sarei fatta toccare...

luby ha detto...

ho appena trovato questo post...
http://dulcisinfurno.blogspot.com/2011/01/la-ricetta-del-sorriso.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+DulcisInFurno+%28Dulcis+in+Furno%29

forse sarebbe stato meglio uno di loro a rilassare il bimbo,invece di te(nulla togliendio è!)che per lui eri una perfetta estranea che gli parlavi di cose di cui aveva il terrore...
conosco queste fondazioni e quelle persone sanno darti pace anche a te che sei adulta credimi!perchè serve un pò di serenità anche ai genitopri,perchè a volte la paura più grande ce l'hanno loro ^_^

supermambanana ha detto...

anche qui e' cosi', figlio uno si e' operato a 4 anni per far discendere i testicoli e anche cosi' piccolo gli hanno spiegato tutto quanto era comprensibile a quell'eta' (che serve molto anche a noi). Anzi lo hanno fatto qualche giorno PRIMA dell'operazione, cosi' abbiamo anche avuto modo di ripassare il copione con calma a casa, e andare piu' tranquilli, che si sa quando i bimbi sanno cosa li aspetta reagiscono meglio. Le mamme reagiscono molto peggio ti diro', ma questa e' tutta un altra storia :-)

pianobi ha detto...

Le uniche due operazioni (due volte la stessa cosa) le ho fatte che ero già all'università (e per fortuna in anestesia totale) quindi non so dirti come siano le pediatrie.
Però, se mi avessero fatto vedere delle foto di quel che mi aspettava, credo che avrei tentato la fuga. Non voglio vedere/sapere nulla: addormentatemi,fate quel che dovete fare e poi svegliatemi :) Comunque, da adulta il mio problema rimane quello del bambino del post: tagliano. La sola idea mi fa impressione...
(A ogni modo, bravissima, era una missione delicata e secondo me te la sei cavata benone!)

LGO ha detto...

Non so come sono da noi, ma a me sembra che tu sia stata bravissima :-)

ziacris ha detto...

stendiamo un velo pietoso, con la Tat a dicembre è stato un disastro

Mammamsterdam ha detto...

Chiariamo, non gli hanno fatto vedere un filmino dell'operazione a cuore aperto, gli hanno spiegato facendogli vedere le foto cosa stava per succedere, quando e dove doveva aspettare, com'era fatta la sala operatoria ("ah, qui ci sono solo dei computer"), il grembiule del padre e cose del genere. Non gli strumenti, non gli aghi. Solo quello che si sarebbe vissuto in diretta e cosa sarebbe successo dopo.

Io ho passato i mesi migliori dei miei 4 anni tra ospedali, per dire e ne ho bei ricordi senza tutto questo. Prò per esempio a un bambino in grado di parlare e argomentare già il fargli scegliere tra la pasticca e la supposta, sembra una stronzata ma io lo vedo come un modo di mettergli in mano almeno una qualche dcisione e quindi avere un minimo di controllo sulla situazione.

luby, mi sembra di capire che manco tu, come me, ami i programmi di interventi chirurgici in TV, vero? Io ero comunque lì come interprete, il padre povero si capiva che era tanto stressato anche lui.

stefafra ha detto...

Non lo só come sono adesso, sono stata in ospedale una volta sola da piccola, mi sanguinava il naso a valanga e si erano spaventati (oddio, leucemia, chissacosa, no, solo la forma dei miei capillari). Ero diffidentissima, a 7 anni. Mi ricordo che la dottoressa il giorno che mi dimisero mi disse "apri la bocca che vediamo se hai un dente nuovo che spunta" e io le risposi "ma tu non sei il dentista!", al che mi disse che no, non lo era ma doveva controllare lo stesso, e mi infiló un qualcosa di freddo e metallico in gola che mi viene la nausea ancora adesso. Mi incavolai tantissimo perché mi aveva mentito.

Ho rischiato da piccola di dover avere la stessa operazione del bimbo che ero strabica, ma il chirurgo disse che il mio tipo di strabismo non era operabile e sarebbe passato col tempo e con gli occhiali, "peccato" disse "bisogna portar pazienza". Al che io tutta giuliva sbottai: "meno male, io non la voglio una operazione, mi piacciono gli occhiali" che ero contentissima di averla sfangata.
Sapevo cos'era una operazione, mia nonna si é fatta una enciclopedia medica di malanni nella sua vita e mi raccontava sempre i dettagli piú truculenti delle sue svariate operazioni, anestesie, punti, radioterapia etc etc. E non é che ci tenessi a fare l'esperienza.
PS:Da piccola ero decisamente "flapuit", dicevo quello che pensavo senza farmi troppi problemi ;-)

supermambanana ha detto...

anzi ad essere onesti, per la verita' c'e' stato un glitch nel copione: gli avevano detto, quando ti svegli mamma sara' vicina (sottintendendo che io sarei stata con lui durante l'operazione, ovviamente cosa non possibile). L'idea era che non appena stava per svegliarsi mi avrebbero fatto entrare nella saletta dove lo riprendevano dall'anestesia, cosicche' sarei stata li non appena avesse gli occhi aperti. Invece non hanno fatto esattamente in tempo, stavano monitorandolo in fondo, sono molto simpatetica con le infermiere, ma non appena sveglio sta di fatto che io ero fuori e mi hanno fatto entrare dopo. Oh, non ci crederai ma ancora se lo ricorda sto fatto, e un po' me lo rinfaccia.

emily ha detto...

mamma mia barbarella sei stata bravisisma, io la sofferenza dei bambini n riesco a tollerarla, piango anche io. ieri ero in ospedale x aspettare di fare il centraggio della tetta e c'era un neonato che piangeva disperato dietro ad una porta. ad un certo punto guardo mio marito e gli dico:nn puoi fare qualcosa? e mi veniva da piangere...ovviamente lui nn poteva fare nulla x il piccolo e allora ha fatto ridere me
insomma questo x dirti che sei stata bravissima, a me nn sarebbe proprio riuscito a fare di meglio.
cmq almeno da noi i bambini hanno la precedenza su tutti e attenzioni particolari, ma credo che nn bastino mai...

Giorgia ha detto...

A Padova in Pediatria fanno accompagnare i bimbi più piccoli in sala operatoria in braccio da mamma o papà, che esce appena il bimbo si è addormentato. I più grandi invece vengono accompagnati fino alla sala pre-operatoria ed entrano in barella.
In genere ai bimbi non viene spiegato cosa succederà a meno che non siano loro a chiederlo o non siano grandi, come il bambino che ha conosciuto Barbara: in questo caso si chiede ai genitori se riescono a spiegarlo loro, altrimenti lo fa il medico.
Vent'anni fa quando è toccato a me altro che in braccio alla mamma, mi ha salutato sulla porta della sala mentre la barella continuava ad andare, e la cosa che ricordo di più di tutta l'esperienza, per me non traumatica, è l'attimo di disperazione di mia madre al momento di lasciare la mia manina.
Diciamo che sono tra i fortunati che in sala operatoria era più curiosa di guardarsi attorno che spaventata.
Secondo me è importantissimo lasciar partecipare i bambini in ciò che riguarda il loro corpo, la loro vita, soprattutto man mano che crescono e possono capire molto. Rispettando sempre l'individualità di ciascuno, che anche tra i piccoli c'è chi vuol sapere tutto e chi vuol far finta di niente, esattamente come gli adulti.

Anonimo ha detto...

lo trovo un sistema eccellente. C'e' un capitolo di un libro, Come crescere un bambino felice di Francoise Dolto, dedicato agli interventi chirurgici sui bambini. Lei insiste che ai bambini si deve spiegare tutto, che bisogna parlarci, che li aiuta, come aiuterebbe un adulto, sapere cosa gli accadra'.

valeriascrive

luby ha detto...

si,si avevo capito benissimo che eri lì per aiutare i genitori! ^_^
continuo solo a non accettare l'idea di spiegare ad un bimbo qualcosa che potrebbe suo malgrado ingigantire le sue paure...tutto qui.
no,quind a foto varie.la penso così :)
che ti dico,le trasmissioni in tv le ho viste,a volte fanno senso,a volte no,ma da adulta lo vedo con un occhio diverso.
ciao cara

MAQ ha detto...

quando Elena è stata operata per lo strabismo, l'han messa in un reparto di chirurgia generale, accanto ad una vecchietta che non faceva altro che raccontare i suoi malanni... lasciamo perdere!

comunicare che "qui ci sono persone che sanno quello che fanno e si prenderanno cura di te" mi pare la cosa migliore.
magari, appunto, senza troppi dettagli, che a volte è poi la mamma quella a cui tremano le ginocchia. ;-°

mamikazen ha detto...

Forse un po' dipende dal carattere, io sono maniaca del controllo e le cose mediche mi terrorizzano finché non mi spiegano tutto per filo e per segno togliendomi ogni sospetto che mi stiano tacendo qualcosa. C'è chi è più impressionabile e preferisce semplicemente essere rassicurato e tranquillizzato. penso però che in ospedali come quello in cui si trovava il bimbo di cui parla barbara abbiano personale in grado di capire come reagisce il bambino davanti alle spiegazioni, quando è il caso di fermarsi e quando è bene andare avanti. i bambini sono persone, ognuno è fatto a modo suo... ma povero tesoro, com'è andata l'operazione? e brava barbara, in ospedale una persona che ti sorride e ti parla (nella tua lingua) è sempre un sollievo.

monica - pontitibetani ha detto...

saran cambiati i temi anche in italia, io ho ricordato con profondissima rabbia l'infermiera che ai tempi delle mie tonsille, mi imbrogliò dicendo che mi portava a giocare e invece mi condusse in sala operatoria dove mi anestetizzarono (ai tempi) prima con la mascherina nera ....
L'ho sognata/odiata a lungo.
Mi pare bello essere chiari con i bimbi e dargli in mando la sensazione di un mondo più prevedibile (almeno un pochino) e narrabile.
Non fosse altro che per una sola supposta o nella pastiglia, dove c'è il senso creare con lui una piccola alleanza "terapeutica" per tutti ...

monica - pontitibetani ha detto...

saran cambiati i temi anche in italia, io ho ricordato con profondissima rabbia l'infermiera che ai tempi delle mie tonsille, mi imbrogliò dicendo che mi portava a giocare e invece mi condusse in sala operatoria dove mi anestetizzarono (ai tempi) prima con la mascherina nera ....
L'ho sognata/odiata a lungo.
Mi pare bello essere chiari con i bimbi e dargli in mando la sensazione di un mondo più prevedibile (almeno un pochino) e narrabile.
Non fosse altro che per una sola supposta o nella pastiglia, dove c'è il senso creare con lui una piccola alleanza "terapeutica" per tutti ...

Miranda ha detto...

vi racconterò un episodio che forse c'entra forse no, ma con la sua bella storia Barbara me lo ha fatto ricordare. Avevo 12 anni ho dovuto mettere un busto di gesso, esperienza traumatica quanto basta, ma non proprio drammatica.Prima di essere dimessa, quindi prima di sperimentare che impatto avesse la mia "corazza" sul mondo esteerno, un'infermiera mi prende da parte e mi chiede gentilmente se potevo farmi vedere da un figlio di amica/parente, non ricordo, che doveva mettere il busto come me e per tranquillizzarlo mi voleva esporre. Naturalmente nessuno si era posto il problema quando era toccato a me.
Mi voleva usare come "cavia" in tutto il mio splendore di allegra e sorridente dodicenne. Senza esitare un nanosecondo, quasi sentendomi una specie di superman, sono andata con lei e quando lui mi ha visto non ha propriamente fatto i salti di gioia...
Dopo anni ho cominciato a pensare che non è stato bello verso di me, ma sicuramente lo è stato verso il ragazzo...
non so come sia andata a finire, ma certe volte pure per essere rassicurati in ospedale bisogna essere figlio di o parente di?
col senno di poi sarebbe stato bello se qualcuno mi avesse spiegato a cosa stavo andando incontro sia nel durante che nel post

CloseTheDoor ha detto...

Bel post! Non ho idea di che cosa succeda da noi a pediatria, certo che qui si capisce che c'è molta attenzione come dici tu, a preparare una persona allo scenario e dargli un minimo la sensazione che può scegliere qualcosa. Fosse per me estenderei questo protocollo a tutti i reparti in Italia, non solo a Pediatria :D