venerdì 28 agosto 2009

La falsa emancipazione dei mariti moderni

Ma quanto spesso succede che noi donne ci sposiamo un uomo convinte che ci assecondi ai fini della sacra parità e divisione dei compiti in famiglia, per poi doverci ricredere amaramente quando facciamo figli che per la maggior parte ricadono sulle nostre spalle, se non per l'esecuzione, sicuramente per l'organizzazione?

Particolarmente sfiduciate, da quello che sento, le donne del Sud Europa che sposano un uomo del Nord Europa, convinte che le lotte per l'emancipazone lì sono già state fatte e che possiamo un attimo riposarci sugli allori altrui.

Vane speranze, lo dimostra questa conversazione che ebbi anni fa con un gruppo di colleghe insegnanti di spagnolo. Tutte, Spagnole o Latinoamericane che fossero, si lamentavano che il marito olandese faceva il pascià e alla fine, quelle che rientravano alle 19 di corsa dal lavoro e gli toccava pure cucinare e mettere i figli a letto, e se si lamentavano (erano tutte free-lance), il marito al massimo rispondeva: eeh, ma se lavori così tanto e ti stressi, dovresti forse ridurre le ore.

Non: se io rientro alle 18 forse posso mettere almeno a bollire l'acqua, o sbucciare le patate, o riprendere i bambini dal doposcuola e intanto fargli fare il bagno. Non: apparecchiare. in genere li ritrovavano davanti alla TV.

E già questa è una situazione talmente tipica e ha una marea tale di sottotitoli che forse facciamo prima a elaborarla nei commenti.

"Ecco, si lamentavano, ho fatto di tutto per non sposarmi un latino e con questi gringo mi ritrovo punto e accapo. Anzi, pure peggio, perché le madri olandesi non gli hanno manco insegnato a cucinare o apprezzare le cose buone e si lamenta pure".

Tutte, tranne una: la più giovane. Che sorprese tutte dicendo:
"No, a casa io e il mio ragazzo abbiamo questo accordo che il primo che rientra cucina, e siccome lui torna prima di me almeno quelle 2-3 volte alla settimana, diciamo che ci siamo divisi".

Tutte strabiliate che la guardavano con gli occhi di fuori. poi qualcuna le chiese:
"Ma lui sa cucinare bene?"
"No, è spaventoso, ma è il principio che conta. e da quello non si deroga".

Ecco, quella ragazzina lì ci aveva capito tutto. Non aggiungo commenti (fatemeli voi che poi apriamo un dibattito). Io devo andare a svegliare le belve e fargli fare colazione (e non c'è latte). Il pranzo per scuola è già pronto, quest'estate abbiamo deciso (ho deciso e comunicato) che diventa un progetto di Berend, compreso l'approvvigionamento.

Non è ancora il contenuto ideale, manca la frutta o la verdura, e manca il colloquio con i clienti sui loro desideri del momento che sono sempre in fluida evoluzione, e il termos glielo faccio pur sempre io, ma è il principio che conta. Intanto l'impresa si avvia, il controllo qualità fa ancora a tempo a venire.

Ma è una cosa grande e bellissima che non debba farlo io, mi dà giusto quella calma in più al mattino che mi permette di svegliarli in dolcezza, coccolarli e farli uscire di casa non dico sempre contenti, ma un po' sereni si. Che oggi è grigio, piove e sono 16 gradi.

Nella mia esperienza empirica e con le geremiadi che nel corso degli anni ho sparso per il mondo e ho raccolto da altre, posso solo due due cose (che sono due, ma poi mi sfuggono di mano).

1) La costanza funziona. Non ti evita un eventuale divorzio ma funziona. Cosa fa infatti la moglie olandese? Insiste.
"Amore, allora i piatti li lavi tu mentre io vado a fare la spesa e poi cucino".
"Si".
Torna. "Amore, eravamo d'accordo che i piatti li lavavi tu".
Va in bagno. "Non posso cucinare se non lavi i piatti, e poi eravamo d'accordo".
Lui esce a portare a spasso il cane, che la povera bestia deve proprio, non si può.

A quel punto lei o cucina per tutti ma non per lui e quando torna lui con il cane può lavare i piatti e cucinarsi. O se ne va a mangiare fuori. O gli fa un cazziatone e lo manda a dormire sul divano.

Ma lo fanno perché gli viene facile? Perché si divertono? Perché non si incazzano? No, per il principio e ammiro la loro costanza. Ma se dovessi fare così io perderei il rispetto di me stessa e di mio marito. Siamo insieme anche per rilassarci e i piatti qualcuno un giorno li laverà.

La morale della favola è che se i mariti nordici aiutano in primo luogo è perché sono costretti, dagli accordi interni che qualcuno si ricorda di fargli rispettare, dall'idea che la parola è la parola e se una volta dici che farai una cosa, poi hai da solo il senso di colpa se non lo fai. E perché quacuno quel senso di colpa te lo ricorda, che è il fondamento del calvinismo in tutte le sue salse.

(Tanto gli stronzi, gli egoisti e gli sfaticati, maschi e femmine, esistono a nord e a sud e chi vuole se li sposi pure).

Con noi italiani funziona il senso della vergogna. Non è che ci vergognamo di fare o non fare qualcosa, ci vergogniamo se si viene a sapere. E allora, con il contesto che il vero uomo sta al bar e la moglie cucina e lava i piatti e gli stira le camice, lo strato di parità in base al quale forse è giusto, se si lavora in due, dividersi i compiti, è ancora troppo sottile.

Le mie zie, una che si lamenta del fatto che il figlio aiuti in tutto la moglie mentre ai suoi tempi non esisteva (figlio poco più vecchio di me) e l'altra che era orgogliosa di non aver insegnato ai figli a fare nulla in casa perché non era giusto che le nuore si trovassero il piatto pronto e avessero la vita facile (figlio poco più giovane di mio padre), le ho sempre avute come esempio davanti agli occhi, e in una situazione così, che speranza di evoluzione c'è? (l'evoluzione, minima, c'è, ovviamente, ma se ci vuole una generazione per non cambiare le madri, mica possiamo poi contare sui figli? Siamo madri, stiamo attente all'esempio che diamo ai nostri figli. Delle volte la nostra emancipazione è più necessaria per loro che per il nostro comodo).

E le regole e la quotidianità sono ancora troppo noiose perché chicchessia si diverta a farlo sempre, per puro senso del dovere. (Si, poi ci sono quele mie amiche e mio marito che se la casa è in disordine non riescono a rilassarsi, ma è un problema loro, qualsiasi buon analista può risolverlo).

2) Però, se poi alla fine ci mettiamo d'accordo sui lavori da fare e chi li fa, bisogna accettare che l'altro li faccia a modo suo, senza star sempre a criticare. Altrimenti gli si dice: brava/o, allora la prossima volta fallo tu che lo sai fare meglio.

E in questo, e soprattutto in questioni di figli, le madri hanno standard molto diversi dai padri. O accettiamo i loro standard, purché se ne assumano le conseguenze (se metti male un pannolino al bambino e questo smerda il lettino, gli fai il bagno, lo cambi, gli cambi il letto e lavi le lenzuola e vedrai che la prossima volta ci stai attento. Stirare l lenzuola, se è una nevrosi della madre, lo faccia pure lei).

Il problema nel mio caso è che mi sono sposata un mammo, e poi quando si è rimesso a lavorare, mi sono ritrovata un manager, poco in casa. Perché, lo dicevo nel diario del neopadre, i padri valutano il proprio contributo alla crescita dei figli e al benessere della famiglia in termini di occasioni future: se faccio carriera adesso, fra 10 anni ho i soldi per mandare mio figlio in America all'università. Se ho più soldi, sto davvero facendo il bene della mia famiglia.

Il periodo che davvero ero sfinita dalla combinazione ragazza madre dal lunedi al venerdì-lavoro-varie ed eventuali, e che ero pronta a divorziare se il capo non mi fosse venuto incontro, non tanto (ma anche) dal punto di vista pratico, ma almeno con il riconoscimento che mi stavo facendo un culo triplo e dimmi almeno brava, ce l'ho avuto. Sapevo anche che ero una lagna e che non era costruttivo, quindi mi sono sfogata da matti con fantasie di divorzio e trasloco, e lamentandomi con le amiche nella stessa barca. funziona, basta che poi si faccia anche il passettino in avanti e si cambi qualcosa nel quotidiano. (All'amica M. è bastato il corso di flamenco, senza deroghe lui a casa con la bambina e lei a flamenco il mercoledi sera).

Non che rientri a casa quando ho appena finito la lotta libera delle tre ore di punta: ritirali dall'asilo, cerca le scarpe, trascinali fuori dal castelletto in cui giocano, vestili, trascinali di peso a casa urlanti sotto la pioggia, vacci a fare la spesa 3 km. più in la con la bici carica di bamini e buste e il vento contro, cucinagli, litiga per farli mangiare, se hai la vocazione al martirio fagli il bagno sorvegliandoli a vista che sono troppo piccoli, mettili a letto, rimettili a letto, promettigli il mondo purché non ti costringano a dargli il valium, urla ancora un paio di volte, e in quel momento rientra il re della casa, e io esulto, perché a me davvero commuove vederlo rientrare, finalmente la mia giornata ha uno scopo, e lo vedo che annusa sospettoso, si guarda criticamente in giro, entra in cucina, vede il macello di piatti e roba in giro, sospira e si incazza perché io metto tutti i piatti da lavare nel lavandino in ammollo in attesa di tempi migliori e quindi lui il lavandino non può usarlo.

E alle mie rimostranze dice: vabbé, se non ce la fai li mettiamo un giorno in più al nido. No, io non voglio un giorno in più al nido, voglio che una o due mattine alla settimana mi aiuti a vestirli e portarceli, e una o due sere alla settimana li rirpendi mentre io cucino e mi aiuti a metterli a letto. così posso anche essere meno sfinita, fare il mio lavoro e quando li ho in casa godermeli un momento, non solo piangere per la stanchezza.

Delle volte leggo delle cose di Elastigirl che mi risvegliano immediatamente tutto il trauma di quegli anni. e pure io volevo/voglio il terzo fglio e mia madre mi chiedeva se lo volevo davvero o se volevo un attimo la considerazione e le coccole per lo stato di gestante e puerpera. La mia santa madre, mi tira scema, ma se non ci fosse stata lei di tanto in tanto.

Perché non ho fatto due figli per tenerli costantemente all'asilo, voglio anche portarli allo zoo, farli giocare con gli amichetti e dargli un po'di vita fuori da quel parcheggio senza stimoli che era il nostro nido all'epoca. in cui l'unica cosa che mi sentivo dire da maestre non formate pedagogicamente ma munite di check-list alla cavolo era che i miei bambini avevano ritardi linguistici e disturbi comportamentali perché giocavano preferibilmente da soli, visto che quando parlavano italiano gli altri non li capivano e li ignoravano.

Ecco, l'ho buttato fuori, questo è il riassunto di 6 anni in una casa-ufficio spalmata su 5 piani e mezzo e due bambini portati in braccio e in bici sotto la pioggia ovunque. Poi mia madre che delicatamente mi suggeriva che forse se io il weekend invece di sparire per andare a fare teatro, era meglio se restavo a far compagnia a mio marito e costruire un dialogo. Ma se io non avevo il teatro da mo che ero in una prigione psichiatrica per omicidio. Altro che dialogo.

Conclusione: se ne esce, ne siamo la prova vivente. Il dialogo, se non riesci a renderlo esplicito si fa da sé implicitamente. In fondo sia io che il capo siamo sposati con l'unica persona con cui riteniamo sia bello invecchiare, gli amici che hanno divorziat per incomprensioni e stanchezza quando i figli erano piccoli li abbiamo avuti prima di far figli noi e ce li siamo sempre tenuti come esempio. Non abbiamo mai tirato troppo la corda, e se uno dei due lo faceva, l'altro si arrangiava per rimetterla a un livello che gli andava bene.

E io mi rifiuto di dirgli ogni trenta secondi cosa non ha fatto che aveva promesso. Mi incazzo, mi costa energie, ma so che lo fa anche lui altrettante volte, e fare la predica a basso continuo mi costa ancora più rabbia ed energie.

Ho rivendicato una volta il mio diritto al caos, abbiamo preso una signora che una volta alla settimana spala gli strati principali di letame, ma mi gestisco i figli come voglio io e per il resto si tratta e si prendono accordi, nel miglior stile nordico. Che poi verranno attuati nello stile italico, e il signore ci sta dando a entrambi una grande pazienza.

Se però qualcuno ha idee per migliorarci, melo dica, che tutto è migliorabile nlla vita.

20 commenti:

graz ha detto...

Ahhh non potrei essere più d'accordo. E' il principio quello che conta, quindi se abbiamo deciso che X lo fai tu ed Y lo faccio io, tu fai X ed io non mi impiccio. Anche quando X è pessimo, anche quando X non lo fai, staremo senza X. Che problema c'è?

(ricordo ai tempi che furono un'amica con moroso americano. Residenti qui da noi. Lui si era incaricato del lavaggio piatti. Buttava tutto nel lavello come se avesse avuto il tritarifiuti. Finito di lavare i piatti, toglieva il tappo e se ne andava. Non vi dico cosa c'era in quel lavello. Lei? a denti stretti ma neanche una piega)

Che se poi vogliamo proprio andare a vedere la metà femminile della stanza può esprimere un gradiente di puntigliosità non male ed in grado di spuntare le ali a qualsiasi maschietto, soprattutto se poco entusiasta a prescindere.

C'è un fatto però ... che bisogna farlo. Day in / day out. Senza mollare mai. Che non è esattamente una faccenda semplicissima.

Se poi ci sono di mezzo i pupi, magari piccolissimi, diventa estremamente difficile. E finisce spesso che la metà femminile della stanza non ce la fa ed interviene al posto della metà maschile.

Ovvero, l'inizio della fine.

Come sempre, la parola chiave è costanza&coerenza. Faticoso

/graz

Mammamsterdam ha detto...

Graz, intanto che postavi il commento, ho ripreso in mano il pezzo, l'ho quintuplicato, mi sono allargata per dire fondamentalmente quello che dici tu in tre righe. chapeau, hai perfettamente ragione, come sempre (solo che a casa nostra
quello puntiglioso è lui e quella che non ha voglia sono io).

francesca ha detto...

E sfatiamola questa idea tutta italiana che le donne nordEuropee sono piu` emancipate, lavorano e dividono i compiti casalinghi con i mariti!!
Qui in gemania le donne che hanno figli se ne stanno a casa con il 70% dello stipendio e magari la sera preparano cena fredda perche sono stanche! Stanno a casa fino a che i pargoli non vanno all'asilo!! Trovare un asilo nido per un bimbo di tre mesi e` cosa assai difficile, costosissima e vista con un certo disprezzo, ma come non stai a casa? Non lo tieni tu? Ma come fai con i bimbi? E` cio che mi sono sentita ripetere continuamente nell'ultimo anno e mezzo e non me ne capacito!
Io e mio marito abbiamo deciso di non prendere un aiuto in casa, altra cosa vista con estremo disprezzo dal tedesco medio: ma poi deve usare il tuo bagno ? questo ti dicono si puo` capire! Mio marito aiuta nelle pulizie in genere il sabato aspira tutta la casa! Il resto organizzare i bimbi per la scuola la spesa, cucinare lavare e organizzare biancheria e altro lo faccio io, dopo o prima di 9 ore di lavoro e piu` fuori casa.
E` dura ed ora sono alla frutta voglia di vacanze, cominciano per noi prossima settimana
Ciao Francesca

Serena ha detto...

Che bel post! Splendida riflessione. E hai perfettamente ragione su tutta la linea. Solo che non è per niente facile mantenere il punto. Mia madre ultimamente me ne ha raccontata una di lotta intrapresa con mio padre, che è abbastanza divertente. Siccome non sopporta che lui si tolga i calzini lasciandoli ammucchiati nella cesta delle cose da lavare, ha deciso di lavarli ammucchiati, stenderli ammucchiati, e metterli nel suo cassetto ammucchiati. Senza dire una parola. Pare che lui dopo un paio di settimane abbia capito l'antifona. Insomma la costanza&coerenza è dura, ma ripaga ;)

ITmom ha detto...

ho letto la prima versione del post, e la nuova ampliata. e mi hai fatto venire in mente migliaia di cose, di sensazioni vissute e idee che ho in mente. se noi mamme non cambiamo il modo in cui i nostri figli maschi crescono, le loro compagne un giorno si troveranno punto e a capo.

io ci provo ma vedo che è difficile tirarli su diversamente, ma cocciuta continuerò: voglio insegnargli a fare tante cose in casa, quelle che quando lo dico in giro tutti fanno un sorrisetto, sia amiche che amici, sia parenti che conoscenti. i bambini mi aiutano a cucinare, apparecchiare e da quando rientriamo la prossima settimana l'accordo è che si 'devono' fare il letto da soli. e poi quando mi vedono stirare gli dico che appena ho tempo glielo insegno, così quando andranno in giro per il mondo saranno indipendenti. è difficile remare contro quando poi vedono gli esempi contrari nella società intorno, ma bisogna cambiare. così come è cambiato il mio consorte, dopo la nascita del secondo figlio. lui totalmente abituato a farsi servire si è dato una mossa, ha capito che così non andavamo da nessuna parte. e devo dire che la vita è molto migliorata per la sottoscritta e anche per lui, perché il mio umore è migliorato, e la cosa buffa è che sono bastate delle cose pratiche (portare all'asilo o a scuola a turno i figli, fare la spesa a turno...) un consulente matrimoniale avrebbe tirato fuori sedute psicanalitiche, quando bastava una redistribuzione dei compiti.

Mammamsterdam ha detto...

E me lo immaginavo che l'argomento rimescolava cose sopite e non.

ItMom, a me mi ha salvata la redistribuzione dei compiti. Costringere la gente che non ne ha né voglia né intenzione a fare dell'introspezione è tempo perso, e pure controproducente. Anche la rabbia repressa però lo è.

Francesca, ci sto pensando da un po', il prossimo post sull'argomento sarà sulla falsa emancipazione delle donne del nord.

Quello che però vedo, da tutto quello che dite, è che l'ambiente rema contro. Per forza, sono tutti comodoni o frustrati e convinti che il mondo non cambia. il nostro peggior nemico è proprio quest'apatia, il non voler guardare oltre il proprio naso e la bruttissima abitudine di ridicolizzare chi invece ci prova.

Tenedle ha detto...

Parole sante, anche se un po troppe tesoro, se continui cosi non riesco a leggerti tutti i gironi, visto che da vero uomo italiano con vera donna nordica, devo preparare i bambini al mattino portarli a scuola o intrattenerli a casa tra la mia carriera e il bucato, poi riprenderli, fare la spesa (no la faccio spesso al mattino) poi torna "lei" e ancora non ho passato l'aspirapolvere (o la "spira-polvere" più bellino) ......spesso si ubriaca e mi picchia poi esce e mi lascia sempre solo.....sono stanco ma ho due figli fantastici e poi le mie magiche pozioni (noi uomini ne sappiamo una più del diavolo) cosi resto sveglio di notte e faccio l'artista.....ogni tanto vorrei fare l'amore come una volta ma lei torna mi salta addosso consuma, dopo 3 minuti viene e io ..... beh, che ci vuoi fare, resto un maschio tipico italiano quindi mi leggo le ultime battute del premier, lui si che è un modello.....
Donne coraggio che io vi capisco!!!

Ps : sono fiorentino infondo !!!

Se ha detto...

Grazie per questo post.

Adesso ci rifletto ancora un po'...
ma forse il mio matrimonio è fallito perchè non sono stata costante.
E non sono stata brava come te a puntare i piedi e a far valere le ragioni, quando una bimba piccola strilla e tu ti senti sola in mezzo al mondo e lui è in giro per l'europa.
E non ho messo paletti.
e poi sono esplosa.
Non sono stata forte abbastanza.

sono d'accordo con te.
E sono molto felice che voi ne siate usciti.

Pocahontas ha detto...

Bellissimo questo post! ci ritrovo tutte le mie riflessioni che per pigrizia o mancanza di tempo non ho mai scritto! Hai completamente ragione, fatto un piccolo esame di coscienza io mi ritrovo nel fatto che spesso gli chiedo di fare, lui fa a modo suo, ed io mi lamento! So che non va bene e cerco di cambiare (anche se e' difficile non infuriarsi quando gli chiedi di portare le nane dal dentista e poi tornare subito a casa che alle 2 devono andare ad una festa e lui ti chiama alle 13.59 dicendo che ha fatto un po' tardi al centro commerciale ma amore non ti preoccupare ora arrivo...e poi io mi ritrovo a dover correre e scusarmi!). Detto questo, io sto leggendo "I'd trade my husband for a housekeeper" diTrisha Ashworth e Amy Nobile. A dispetto del titolo provocatorio (alla vista del quale mio marito ha storto il naso) fornisce molte occasioni di riflessione sul rapporto marito/moglie post pargoli il tutto mescolato ad una buona dose di ironia. Lo consiglio!

Mammamsterdam ha detto...

I figli piccoli e un lavoro intenso o anche due consumano, niente di che, non è questione di essere bravi o meno, secondo me è puro culo.

A proposito di titoli provocatori, cosa mi dite di: How to kill your husband (and other handy household tips)?

Tenedle, non ti lamentare, innanzitutto è assodato che il mammo lo fai tu e ti ci hanno pure messo con foto sul giornale, secondo me a livello di sesso fa tutta la differenza del mondo.

Cje l'uomo che spignatta e sta a casa fa sesso (se non si butta giù), lo dice pure Isabe Allende in Afrodita.

Invece l'uomo che ti costringe a predicare, si ritrova all'asciutto, pure i 3 secondi sono troppi.

Tenedle ha detto...

Lo sai che Tenedle quando (non mentre) scrive fa le frittate (di vita e di mondo) e le rigira....
qui da noi la stanchezza la prendiamo con maggiore ironia da sempre, anche perchè è fisiologica, per questo siamo probabilmente mediamente diciamo cosi in qualche modo insomma si potrebbe affermare senza troppa paura di dirlo che più si che no siamo...felici e anche ....hm hm ....soddisfatti (questo con riserva, stasera chiedo a Inge e poi confermo).
Ha ragione la Allende !

Firmato "Pornoromantico" Tenedle

supermambanana ha detto...

non so se anche questa e' una questione di nature o nurture. La mia meta' e' italiano, del sud, che non ha mai fatto nulla in casa. Ma e' anche stato impaziente di partire e vivere da solo. Aggiungi che e' anche un tantino control freak, e ora in casa siamo alla pari su tutto, il che (ho gia' detto in altri blog credo) significa non che gli devo io ricordare di fare le cose, o di farle 'a modo mio', ma che davvero fa le cose chi si trova, o chi ha voglia, incluso il cucinare. E lui e' proprio bravo, anche perche' e' un buongustaio :-) Heaven on earth? Forse si, ma il problema se ne devo trovare uno e' proprio che ci sono due galli (o due galline se volete) in questo pollaio e se ci impuntiamo su 'come lo faccio io e' meglio' allora so cazzi :-)

graz ha detto...

Barbara, dici un sacco di cose che potrei aver scritto io!! troppe per citarle tutte.

Cmq, tra il predicare ed il razzolare c'è sempre la realtà della vita. Quella che ti fotte, nella fattispecie. Per cui io avrò pure le idee chiare ma questo non sposta di una virgola il fatto che se avessimo fatto un figlio il batavo ed io MOOOLTO probabilmente non saremmo ancora insieme oggi. Perchè c'è pure il marito che, vuoi che pensi al futuro come dici tu, vuoi che faccia orecchie da mercante, sta di fatto che reagisce come un'incudine di piombo e tu devi passare la vita a mettere in piedi le contromisure ed a piantar chiodi nel muro.

Credo di star dicendo che vanno bene gli accordi, vanno bene le tattiche per farli rispettare ma di fondo è la testa maschile che deve essere differente. E come madri di figli maschi su quella dobbiamo lavorare.

Il giorno in cui fare la propria parte sarà scontato come lavarsi i denti dopo mangiato, allora si comincerà a ragionare.

Poi non so mica che ho combinato con il bartender .... vedremo alla prova dei fatti

/graz

emily ha detto...

io potrei scrivere un libro sull'argomento cercherò di limitarmi. sono 30 anni che conosco mio marito e venti che l'ho sposato. a parte il lento ma continuo degradare verso l'ameba del suddetto, devo dirti che io sono un tipo che nn mollo, ma dopo ventanni che gli chiedo di mollare le scarpe in lavanderia invece che togliersele sul tappettino bianco della camera da letto, oppure di raccattare le sue cose sporche dal bagno dopo la doccia, oppure di mettere su una pentola se arriva prima di me...ecco, cose banali, cose semplici anche x un uomo con defici di comprensione, ma nn ci somo proprio, mi dice si e continua a fare quello che sta facendo (cioè l'ameba sul divano)
che fare nn lo so. ovvio che sarei sclerata con un maniaco x l'ordine e la pulizia, ma un minimo di collaborazione penso che sia possibile. o no?

Gina ha detto...

Best post ever! A beautiful picture of this Amsterdam life. Tell it sister! But sorry, I have absolutely no advice. :)

Chiara ha detto...

Al momento non sono sposata, sono solo fidanzata...ma il mio fidanzato è stato istruito dalla madre a cucinare, rassettare, pulire. Sicuramente molto meglio di quanto potrei fare io. Così lui sceglierà la cucina e io l'automobile di famiglia :)

Anonimo ha detto...

mammamasterdam, scusa, ma capo che lavoro faceva prima di incontrarti? e che lavoro non ha fatto..e/o che lavoro sta facendo ora? privato è privato, solo per farmi capire .. perchè i miei interrotti studi sociologici mi portano a comprendere meglio solo in rapporto alla zavorra che uno si porta...e se ti va: babbo e mamma di capo di cosa si occupavano quando capo era piccolo?...:-)

Silvia gc ha detto...

La mia attenzione si è spostata dall'argomento "chi fa le cose in casa" (che tanto è meglio non parlarne) a "si potrebbe anche non divorziare ogni volta che qualcosa va storto".
In questo post c'è "il segreto della felicità", che poi è il segreto del tirare a campare con un certo buonumore latente. Ora, se la vita di coppia è la folle idea di due esserei umani che hanno deciso di vivere sotto lo stesso tetto e poi, spesso, di aggiungerci anche degli esserini più piccoli, non è che poi quando le cose vanno storte molli tutto.
E le cose, quando ti metti in testa idee tanto contro natura come vivere sotto lo stesso tetto con un essere maschio, prima o poi andranno da stortignaccole a stortissime.
Ma se tutto questo ha un senso i due perseverano, si aggiustano, qualcosa smussano, qualcosa mettono da parte, i rancori ogni tanto se li mandano giù e qualche volta se li urlano in faccia. Insomma, prima di arrivederci e grazie, ce ne sono di cose da fare... tipo perseverare.

Mammamsterdam ha detto...

Per la sociologa anonima, che fa un paio di domande giustissime:

siamo entrambi figli di coppie che lavoravano e pure insieme (mia suocera e mio padre per un periodo hanno anche avuto un altro lavoro per conto loro, da stipendiati, quando i bambini erano piccoli).

I miei hanno sempre lavorato moltissimo, per entrambi una gran cosa sono state le nonne.

Quando ci siamo conosciuti eravamo studenti, quindi poco da dire, ma lui da primo di 4 figli, sua madre studiava ancora medicina quando è nato, lei aveva vent'anni, ha sempre fatto il fratello maggiore di professione, nel senso che qualsiasi cosa che va fatta, e tutti, anche i preposti fanno cadere, lui si sente in dovere di raccogliere lui la rogna e portarla a buon fine.

Io nel momento in cui ho deciso avere figli mi sono messa in proprio e prima che arrivassero lavoravo tranquillamente quelle 100 ore alla settimana.

Non abbiamo mai deciso che io mi sarei occupata prevalentemente dei bambini e lui di pagare il mutuo, è successo così. Lui lavora, da quando Ennio ha 18 mesi, a 100 km. da casa, si trova bene con i colleghi e non sai mai come vai a finire, tutte le ditte per cui ha lavorato prima, chiudevano, vendevano, facevano, quindi dopo una pausa lavorativa in cui ha fatto il papà a tempo pieno e faceva fatica a trovare un altro lavoro, sta li e non si muove.

Il punto è che potrei sacrificare altre cose per me importanti, tipo scegliermi i clienti, gli amici che faticosamente ho messo insieme, gli hobby ecc., ma soprattutto l'atmosfera viva di Amsterdam, per trasferirci tutti i campagna felici vicino al suo lavoro.

Però io dopo tre settimane mi suicido, non è un modo di dire, ho vissuto in una cttà un pelo più piccola di Amsterdam e sono andata in depressione, non proponetemi un paesino a prevalenza protestante tra le pecore che muoio.

Lui dice sempre che se io avessi uno stipendio in grado di mantenerci al livello del suo, non si farebbe nessun problema nel cercare un lavoro meno stimolante part time e star lui dietro ai figli.

Per questo a tempo perso cerco di prepararmi a fare il concorso come interprete free-lance a Bruxelles, ma devo prima rinforzare il polacco. Insomma, la situazione resta fluida.

Silvia gc ha detto...

Commento fuori tema.
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