giovedì 23 luglio 2009

Iscrizioni a scuola come statement

Volevate il mommy-blogging? Bé, allora vi tocca pure la discussione sulle iscrizioni a scuola. Uno dirà: l'asilo è molto peggio, e lo so benissimo.

Quello che però volevo condividere è che in questi mesi post-terremoto, sentire un genitore aquilano, finora per me le madri, dire:

"Io per settembre l'ho già iscritto a scuola"
nasconde tutto un mondo che l'occhio ingenuo potrebbe trascurare.

Perché la domanda che ti spiega tutto è:
DOVE?

All'Aquila? Allora è una dichiarazione, di principio, di guerra, di cocciutaggine, di disperazione, di ottimismo.

Soprattutto se te lo dice, che so, l'estetista ad Alba Adriatica, sfollata qui, che ha ritrovato un lavoro, forse una casa, ma che rifiuta di mettere radici, che le sue radici sono lì. Anche se lei è nata altrove, e l'aquilano è suo marito che però ha paura a rientrare a casa loro, inagibile, classe E oltretutto, ma sulla casetta antisismica ha ceduto. Lì ha meno paura. E hanno iscritto i bambini per settembre.

Caro Bertolaso, lei ascolti bene, qui c'è gente che ci crede e a settembre ha iscritto i bambini a scuola, quindi spicciatevi con quelle casette. O col cavolo che pensate di fare per togliere la gente dalle tende.

Poi ci sono quelli che i bambini li hanno già iscritti altrove, che provvisoriamente sverneranno nella casa al mare o appoggiandosi a parenti o amici, chi ce l'aveva, che è un ambiente che conoscono, ma solo d'estate e quindi quell'iscrivere i bambini nella scuola sulla costa presuppone tutta una fase di integrazione. Adesso non ci stiamo più qui di passaggio, per le vacanze, per scherzo. Abbiamo iscritto i bambini a scuola. Ci crediamo. Siamo dei vostri. Accoglieteci come tali, non come gli sfollati temporanei.

Perché L'Aquila in fondo è da un po' che ci stava stretta, perché tanto la nostra quotidianità non ce la ridarà più nessuno e allora forse fa meno male ricominciare daccapo altrove, perché i bambini sono piccoli e strapazzati e allora è meglio aspettare e vedere. Perché tornare a dormire in quel letto da cui sei già scappato via una volta, perché venivi scosso come se qualcuno ti stesse facendo uno scherzo, ma non era uno scherzo, no, non ce la fai. Perché tutti questi mesi sospesi senza certezze sono troppi e allora le certezze ce le diamo da soli. Perché lavoravi in proprio e adesso il lavoro non ce l'hai più, i committenti neanche.

"ABBIAMO ISCRITTO I BAMBINI A SCUOLA".

L'obbligo scolastico come dichiarazione del tuo programma di vita. Li iscriverei pure io, se potessi.

4 commenti:

extramamma ha detto...

Bello questo post, un po' mette i brividi anche se è positivo, propositivo. Dopo tanti discorsi di quelli che contano questa è la realtà vera di quelli che vivono.
Spero che questi bambini a scuola e all'asilo ci possano andare davvero, perchè hanno anche un posto, una casa sicura dove vivere.

emily ha detto...

mamma mia quante cose a cui nn si pensa...grazie x avercele raccontate

aquilotta71 ha detto...

che bello questo tuo blog, così familiare in alcuni tratti di vita quotidiana, già nella premessa sento un pò della mia vita...

francesca ha detto...

A Napoli abitavo in un paesino alle falde del monte Somma, prima zona da evaquare in caso di scoppio del Vesuvio. Mi sono sempre chiesta cosa avremmo fatto io e la mia famiglia!!! Non lo so, io non so` se rimarrei (forse non lo pemetterebbero) o andrei via. Sono situazioni che bisogna vivere, altrimenti chi non le ha vissute non capisce, non capisce chi resta, ma anche chi rinuncia alle propie radici. Per ora sono andata via per altri motivi..ma penso che in caso di tragedie intanto tornerei e poi si vede....