Ma cosa sarà mai il mio viaggio in Italia? Prima don Stalin mi cede la sua camera e il suo letto commuovendomi fino alle lacrime, ieri sera la Bionda mi preleva a Terontola e mi porta a casa sua, dove per l' occasione ha messo in ordine camera di sua figlia AM, rifugiatasi altrove come ha già fatto quest'estate - AM, non russo molto, la prossima volta potremmo anche dormire abbracciate, io, tu e la gatta, che mi dici? - tre secondi dopo chiama Pina per sapere esattamente quando sarò a Roma che deve farmi il letto, il sacco a pelo potrei rivendermelo su E-Bay, a sentire ciò.
Questa mia fuga dai doveri quotidiani, decisamente mi piace, dovrei farlo più spesso. Continuo a vivere e fare programmi giorno per giorno, compro e leggo libri, mangio cose buone e non sono responsabile del benessere di nessuno. Solo del mio.
Stamattina a Marsciano le campane mi hanno svegliata alle 6.32, e adesso stanno spuntando i primi raggi di sole da che sono in Italia e nelle ultime due settimane in genere.
E stasera cambio di nuovo letto e mi trasferisco a L'Aquila da Vic, dove un giovanotto di un paio di mesi che per ora mangia e dorme verrà sbaciucchiato e coccolato fino allo sfinimento, mio o suo. Spero non si stranisca.
giovedì 28 febbraio 2008
martedì 26 febbraio 2008
Mamma, mi hanno dirottato l'aereo
Alzatici io e il capo alle 5 del mattino per prendere l'aereo (io, il capo ritornava a dormire), non solo partiamo in ritardo, ma non atterreremo a Verona, causa nebbia. Ci dirottano a Bergamo. Saliamo su un pullman che ci riporta a Verona. Lì il paziente don Stali, alias Little V, è ancora paziente ad aspettarmi, nonostante l'alzataccia a cui l'ho costretto nell'unico giorno in cui poteva dormire di mattina. Proprio lui che nel lettuccio caldo ci vivrebbe.
"Deve volerti molto bene il tuo amico" ha commentato la Bionda che mi ha chiamato a sera, per sapere quando passerò da lei.
Si, è evidente. Posso contare le mie benedizioni.
E poi a sera ho visitato Treviso nella nebbia, ieri mattina Padova nella nebbia e poi a sera Mestre nella nebbia. Sono rientrata da Mestre, dopo non aver più trovato il bus che doveva riportarmi, scendendo a una fermata del treno, senza stazione, ricca di un parcheggio e splendidi muri colorati nel sottopassaggio. Lì, appollaiata su un muretto, sotto un paio di lampioni, nel buio avvolto dalla nebbia, mi sono letta "L'eleganza del riccio" con tutta l'urgenza che ti suscita un bel libro quando ne trovi uno. Fino a che Little V, al termine di una dura giornata di lavoro, non è venuto a prelevrmi dal muretto per portarmi a casa.
E posso solo raccomandarvi il libro, di cui sto leggendo le ultime due pagine. Prima di precipitarmi a Montebelluna a vedere se c'è nebbia anche lì.
"Deve volerti molto bene il tuo amico" ha commentato la Bionda che mi ha chiamato a sera, per sapere quando passerò da lei.
Si, è evidente. Posso contare le mie benedizioni.
E poi a sera ho visitato Treviso nella nebbia, ieri mattina Padova nella nebbia e poi a sera Mestre nella nebbia. Sono rientrata da Mestre, dopo non aver più trovato il bus che doveva riportarmi, scendendo a una fermata del treno, senza stazione, ricca di un parcheggio e splendidi muri colorati nel sottopassaggio. Lì, appollaiata su un muretto, sotto un paio di lampioni, nel buio avvolto dalla nebbia, mi sono letta "L'eleganza del riccio" con tutta l'urgenza che ti suscita un bel libro quando ne trovi uno. Fino a che Little V, al termine di una dura giornata di lavoro, non è venuto a prelevrmi dal muretto per portarmi a casa.
E posso solo raccomandarvi il libro, di cui sto leggendo le ultime due pagine. Prima di precipitarmi a Montebelluna a vedere se c'è nebbia anche lì.
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l'olandese volante,
se non ci fossero gli amici
sabato 23 febbraio 2008
Mamma, ho perso l'aereo
Non vedo l'ora di andare in Italia, e per questo, per non perdere neanche un giorno durante il soggiorno dei cuccioli dai nonni, avevo fatto un biglietto Francoforte-Treviso, che avrei preso durante lo scalo di ritorno da Salisburgo. Avevo già il comitato di ricevimento pronto a prelevarmi e scarrozzarmi in giro.
Vero che le mie esperienze di scali a Francoforte hanno come denominatore comune arrivi in ritardo e corse folli per tutto l'aeroporto per prendere la coincidenza, e quindi avevo un pelo di dubbio che forse un'ora tra l'arrivo e la ripartenza non sarebbero bastate. Sensazione vieppiù aumentata dalla scoperta, quando ho fatto il check-in su Internet, che in realtà ci avrebbero imbarcati 25 minuti prima del decollo (si, lo dicono sempre, che farci).
Quindi, visto che il mio cliente aveva da tempo pagato un biglietto fino ad Amsterdam, mi sono guardata bene dall'annullarlo, non si sa mai. E mi ero pianificata 12 gg. munita di semplice bagaglio a mano da 10 kg., oltretutto di cui un terzo erano regali vari. Per la serie: Be prepared e non stiamo lì ad aspettare di perderci i bagagli.
Arrivo a Francoforte, mi precipito fuori dal pulmino, scendo di sotto, corro per il tapis roulant del tunnel che collega i due terminal, risalgo maledicendo gli ascensori e la gente che ne esce lemme lemme come se la fretta fosse un problema solo mio, schizzo di sopra verso il tabellone partenze. Niente. Il mio volo non c'è. Guardo meglio. Controllo il numero di volo. L'orario. La destinazione. Ma proprio non c'è.
Conscia che ogni secondo conta e con l'adrenalina a 1000, afferro la prima signora munita di pass che vedo e le spiego il mio problema. Ci attacchiamo al monitorone. Le faccio vedere la mia prenotazione stampata, Frankfurt Hahn-Treviso.
Non eravamo a Hahn. Francoforte, pare, ha due aeroporti. Che bello, si impara sempre qualcosa di nuovo al mondo.
Mi avvio con calma al cancello d'imbarco per Amsterdam, dove ritrovo la collega, mi faccio fare una carta d'imbaro e con solo un'ora di ritardo ci imbarchiamo sul volo per Amsterdam.
Per dire che, affrettarsi all'aeroporto di Francoforte, non sempre paga.
Vero che le mie esperienze di scali a Francoforte hanno come denominatore comune arrivi in ritardo e corse folli per tutto l'aeroporto per prendere la coincidenza, e quindi avevo un pelo di dubbio che forse un'ora tra l'arrivo e la ripartenza non sarebbero bastate. Sensazione vieppiù aumentata dalla scoperta, quando ho fatto il check-in su Internet, che in realtà ci avrebbero imbarcati 25 minuti prima del decollo (si, lo dicono sempre, che farci).
Quindi, visto che il mio cliente aveva da tempo pagato un biglietto fino ad Amsterdam, mi sono guardata bene dall'annullarlo, non si sa mai. E mi ero pianificata 12 gg. munita di semplice bagaglio a mano da 10 kg., oltretutto di cui un terzo erano regali vari. Per la serie: Be prepared e non stiamo lì ad aspettare di perderci i bagagli.
Arrivo a Francoforte, mi precipito fuori dal pulmino, scendo di sotto, corro per il tapis roulant del tunnel che collega i due terminal, risalgo maledicendo gli ascensori e la gente che ne esce lemme lemme come se la fretta fosse un problema solo mio, schizzo di sopra verso il tabellone partenze. Niente. Il mio volo non c'è. Guardo meglio. Controllo il numero di volo. L'orario. La destinazione. Ma proprio non c'è.
Conscia che ogni secondo conta e con l'adrenalina a 1000, afferro la prima signora munita di pass che vedo e le spiego il mio problema. Ci attacchiamo al monitorone. Le faccio vedere la mia prenotazione stampata, Frankfurt Hahn-Treviso.
Non eravamo a Hahn. Francoforte, pare, ha due aeroporti. Che bello, si impara sempre qualcosa di nuovo al mondo.
Mi avvio con calma al cancello d'imbarco per Amsterdam, dove ritrovo la collega, mi faccio fare una carta d'imbaro e con solo un'ora di ritardo ci imbarchiamo sul volo per Amsterdam.
Per dire che, affrettarsi all'aeroporto di Francoforte, non sempre paga.
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fuga dalla realtà,
sono una donna non sono una santa
mercoledì 20 febbraio 2008
Bebè altrui
Mi rendo sempre più conto che se Orso fra un po´ se ne va a scuola, dobbiamo lasciare l´asilo che tra un figlio e l´altro frequentiamo ormai da quasi 5 anni. Un pezzo di vita. Certo, tra scuola e doposcuola rimaniamo nello stesso edificio.
Ma perdo la quotidianità del contatto con le maestre (anche due maestri, per par condicio, ma non sono dei nostri) e i bambini piccoli. Quelli tutti tondi, pelati, morbidi come gnocchi (e da dove credete che venga il nomignolo di Gnorpo/Gnorpolo con cui affliggo i miei figli? Appunto, sono due gnocchi cresciuti).
Come l´altra mattina, 5 o 6 gnocchetti sulle sdraiette turchesi nuove, belli al sicuro nell´angolo tra i due divani, al riparo dalle piste di traffico dell´atrio. tutti pacifici a succhiarsi qualcosa, chi un pugnetto chiuso, chi il polso, chi un giochino. Uno si è tirato via un calzino e sta per fare la festa anche all´altro.
Arriva trotterellando un riccetto biondo che ha appena imparato a camminare, non avrà più di 18 mesi, passa dall´uno all´altro e se li sbaciucchia tutti. Se uno si mette a piangere (e allora il rischio è che per simpatia inizino tutti), c´è sempre uno più grande che se lo guarda incuriosito, gli fa una carezzina e magari gli infila un dito nell´occhio. Ma l´altra mattina stavano lì pacifici a succhiare.
Ecco, tutto il tenero di un bebè qualsiasi, ma amplificato per 20 o 30. Questo è quello che mi mancherà.
Ma perdo la quotidianità del contatto con le maestre (anche due maestri, per par condicio, ma non sono dei nostri) e i bambini piccoli. Quelli tutti tondi, pelati, morbidi come gnocchi (e da dove credete che venga il nomignolo di Gnorpo/Gnorpolo con cui affliggo i miei figli? Appunto, sono due gnocchi cresciuti).
Come l´altra mattina, 5 o 6 gnocchetti sulle sdraiette turchesi nuove, belli al sicuro nell´angolo tra i due divani, al riparo dalle piste di traffico dell´atrio. tutti pacifici a succhiarsi qualcosa, chi un pugnetto chiuso, chi il polso, chi un giochino. Uno si è tirato via un calzino e sta per fare la festa anche all´altro.
Arriva trotterellando un riccetto biondo che ha appena imparato a camminare, non avrà più di 18 mesi, passa dall´uno all´altro e se li sbaciucchia tutti. Se uno si mette a piangere (e allora il rischio è che per simpatia inizino tutti), c´è sempre uno più grande che se lo guarda incuriosito, gli fa una carezzina e magari gli infila un dito nell´occhio. Ma l´altra mattina stavano lì pacifici a succhiare.
Ecco, tutto il tenero di un bebè qualsiasi, ma amplificato per 20 o 30. Questo è quello che mi mancherà.
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l'amore è una cosa meravigliosa,
Piezz' e core
Nebbia
Odio le mattine e odio il maltempo. Ma la nebbia mi piace così tanto che mi annulla il disagio di dover portare ogni santa mattina gli Gnorpoli dalla posizione orizzontale a quella verticale, che già faccio fatica con me stessa, poi scenderli di 4 piani, e metterli seduti in bici e si va a scuola. Nel frattempo, arrivati al primo piano si scorpe che le scarpe di Orso sono al quinto, o quando erano più piccoli ce n´era sempre uno che arrivati a terra faceva la cacca e bisognsva riportarlo di sopra e cambiarlo, senya sapere cosa avrebbe combinato l´altro nel frattempo. Poi uno si chiede perchè le donne diventano multi-task.
Però nel momento che ci chiudiamo la porta alle spalle e la nebbia ci avvolge tutti, cala una grande pace.
In quei giorni decidiamo di camminare lungo la Javakade, la strada lungo la darsena. lì non c´è traffico fluviale, e anche quello automobilistico è scarso, dovuto a una genialata sadica di chi ha pianificato la viabilità che adesso non sto a spiegarvi (o meglio, si: la Javakade è attraversata da 4 canali, e solo da quell´estremità dei canali i ponti sono solo ciclabili. Con la macchina devi fare un giro a forma di greca).
E quando c´è nebbia, pedalare lungo quell´acqua divenuta invisibile, con la riva opposta definitivamente scomparsa, e il silenzio ovattato che dá l´impressione di vivere su un´isola deserta, ecco, a me sembra di galleggiare nel nulla.
Mano a mano che cominciamo ad avvicinarci al ponte grande che collegal´isola alla terraferma, comincia a delinearsi la scaletta pedonale, poi i piloni, poi ci passiamo sotto e a destra c´è la base inclinata di cemento liscio con su incisa la sigla C107, su cui i bambini si arrampicano per scivolare, oppure Ennio arriva in alto e passa in orizzontale sul punto piÚ ripido sopra la barretta del 7, e dice che è Peter Pan, ed è ben per questo che io non torno mai a casa da scuola per quella via lì che sennò restiamo mezz´ora, ma prendo la ciclabile che attraversa i palazzoni e l´acqua si vede solo quando passiamo sopra ai canali, ma in genere quello è il punto in cui tira un vento bestia e quindi non ci soffermiamo, a meno che Orso non abbia raccolto qualche pietrona che delle volte mi tira in acqua al volo e una volta ha schizzato un signore che si stava pulendo una barchetta e a momenti me lo ammazzava, e allora sono costretta a fermarmi per scusarmi.
Arrivati a scuola, davanti c´è tutto il piazzalone vuoto che costituisce la punta dell´isola e se non ci fosse nebbia si vedrebbero benissimo la torre di vetro, il Passengers Terminal delle navi da crociera con la sua forma ondulata, più lontano il palazzo della Musica e poi la Stazione centrale, ma oggi c´è nebbia e si vede solo un nuvolone di bambagia su tre lati. Dalla scaletta del ponte scende la mamma finlandese con le due bimbe, che abitano dall´altro lato della darsena, e penso quanto dev´essere bello passare sul ponte, in alto, ancora più sospesi nella nebbia e ciechi, con tutto il mondo e la vita intorno che per un momento stanno trattenendo il respiro per non farsi sentire. In quei momenti mi si ferma il tempo.
Però nel momento che ci chiudiamo la porta alle spalle e la nebbia ci avvolge tutti, cala una grande pace.
In quei giorni decidiamo di camminare lungo la Javakade, la strada lungo la darsena. lì non c´è traffico fluviale, e anche quello automobilistico è scarso, dovuto a una genialata sadica di chi ha pianificato la viabilità che adesso non sto a spiegarvi (o meglio, si: la Javakade è attraversata da 4 canali, e solo da quell´estremità dei canali i ponti sono solo ciclabili. Con la macchina devi fare un giro a forma di greca).
E quando c´è nebbia, pedalare lungo quell´acqua divenuta invisibile, con la riva opposta definitivamente scomparsa, e il silenzio ovattato che dá l´impressione di vivere su un´isola deserta, ecco, a me sembra di galleggiare nel nulla.
Mano a mano che cominciamo ad avvicinarci al ponte grande che collegal´isola alla terraferma, comincia a delinearsi la scaletta pedonale, poi i piloni, poi ci passiamo sotto e a destra c´è la base inclinata di cemento liscio con su incisa la sigla C107, su cui i bambini si arrampicano per scivolare, oppure Ennio arriva in alto e passa in orizzontale sul punto piÚ ripido sopra la barretta del 7, e dice che è Peter Pan, ed è ben per questo che io non torno mai a casa da scuola per quella via lì che sennò restiamo mezz´ora, ma prendo la ciclabile che attraversa i palazzoni e l´acqua si vede solo quando passiamo sopra ai canali, ma in genere quello è il punto in cui tira un vento bestia e quindi non ci soffermiamo, a meno che Orso non abbia raccolto qualche pietrona che delle volte mi tira in acqua al volo e una volta ha schizzato un signore che si stava pulendo una barchetta e a momenti me lo ammazzava, e allora sono costretta a fermarmi per scusarmi.
Arrivati a scuola, davanti c´è tutto il piazzalone vuoto che costituisce la punta dell´isola e se non ci fosse nebbia si vedrebbero benissimo la torre di vetro, il Passengers Terminal delle navi da crociera con la sua forma ondulata, più lontano il palazzo della Musica e poi la Stazione centrale, ma oggi c´è nebbia e si vede solo un nuvolone di bambagia su tre lati. Dalla scaletta del ponte scende la mamma finlandese con le due bimbe, che abitano dall´altro lato della darsena, e penso quanto dev´essere bello passare sul ponte, in alto, ancora più sospesi nella nebbia e ciechi, con tutto il mondo e la vita intorno che per un momento stanno trattenendo il respiro per non farsi sentire. In quei momenti mi si ferma il tempo.
Salisburgo
Oggi pomeriggio, dopo due cambi di aerei e una corsa folle per prendere il secondo causa ritardo da nebbia, arrivo a Salisburgo con i miei clienti preferiti e con Evelyne me ne vado in città a mangiare. Che bellina la città vecchia di Salisburgo, proprio una bombonierina, con tanti vicoli e gallerie che celano cortiletti con negozi e ristoranti e riescono su un´altra via, che poi sfocia in una piazza e poi si ricomincia. Ho visto da fuori la casa natale di Mozart.
Ci mangiamo una minestrina e un goulasch con lo gnoccone a fianco, poi ci cerchiamo una pasticceria per lo strudel. Ma troviamo solo la Sachertarte con la panna montata senza zucchero, che per me, abituata agli olandesi e alla loro mania di mettere zucchero dappertutto, anche nella maionese, mi si stanno imbastardendo le papille gustative.
Un pomeriggio di sole bellissimo.
Poi rientramo nel nostro albergo, nientepopodimenoche il Sacher Hotel (e uno puô irmi: ma non te la potevi mangiae in Hotel al Sacher Tarte orioginale? Avrei potuto, ma noi veramente cercavamo lo strudel.)
E visto che sono esentata dal presenziare a cena, vado a farmi un grasso pisolo, dopo aver ordinato un massaggio classico svedese, e poi vado in sauna. La stangona svedese poi mi massaggia a unghiate da tutti i lati, scomodo ma bello.
E ritemprata nel corpo e nello spirito vado a installarmi nella saletta con vista sul fiume e sul ponte pedonale, mi sparo una terrina di fegato d´oca e un aperitivo, scrivo abbonbdantemente su carte, e cerco di ricordarmi che questo è un viaggio di lavoro. Infatti domani mi tritano per tutta una lunga, lunghissima giornata.
Ma ne vale certamente la pena. Che bello, quando non mi vogliono a cena.
Ci mangiamo una minestrina e un goulasch con lo gnoccone a fianco, poi ci cerchiamo una pasticceria per lo strudel. Ma troviamo solo la Sachertarte con la panna montata senza zucchero, che per me, abituata agli olandesi e alla loro mania di mettere zucchero dappertutto, anche nella maionese, mi si stanno imbastardendo le papille gustative.
Un pomeriggio di sole bellissimo.
Poi rientramo nel nostro albergo, nientepopodimenoche il Sacher Hotel (e uno puô irmi: ma non te la potevi mangiae in Hotel al Sacher Tarte orioginale? Avrei potuto, ma noi veramente cercavamo lo strudel.)
E visto che sono esentata dal presenziare a cena, vado a farmi un grasso pisolo, dopo aver ordinato un massaggio classico svedese, e poi vado in sauna. La stangona svedese poi mi massaggia a unghiate da tutti i lati, scomodo ma bello.
E ritemprata nel corpo e nello spirito vado a installarmi nella saletta con vista sul fiume e sul ponte pedonale, mi sparo una terrina di fegato d´oca e un aperitivo, scrivo abbonbdantemente su carte, e cerco di ricordarmi che questo è un viaggio di lavoro. Infatti domani mi tritano per tutta una lunga, lunghissima giornata.
Ma ne vale certamente la pena. Che bello, quando non mi vogliono a cena.
martedì 19 febbraio 2008
Topi e mostri
Io dò tanti nomi strani ai miei figli, però nei momenti di tenerezza li chiamo anche semplicemente topi. I miei topini, topoloni, topottoli.
Quello di fare il topo è anche uno dei giochi che fa Orso. Stasera, mentre pulivo il pesce, lui invitava il fratello nell'altra stana a giocare ai topi:
- Ennio, facciamo che io sono il topo piccolo e tu il topo grande.
Dopo un po'irrompe in cucina:
- Mamma, ho tanta paRura, il topo grande mi vuole mangiare.
- Ma no, topino, i topi non mangiano altri topi.
- Ma quello è un topo mostro.
Eh già. Il mondo è pieno di gente e animali che sembrano come tutti, ma in realtà sono dei mostri. Spero che i miei topi imparino sempre a riconoscere in tempo i tanti topi mostri in circolazione e lo vengano a dire subito alla loro mamma. Che diventa un mostro, se le toccano i mostricuccioli.
Quello di fare il topo è anche uno dei giochi che fa Orso. Stasera, mentre pulivo il pesce, lui invitava il fratello nell'altra stana a giocare ai topi:
- Ennio, facciamo che io sono il topo piccolo e tu il topo grande.
Dopo un po'irrompe in cucina:
- Mamma, ho tanta paRura, il topo grande mi vuole mangiare.
- Ma no, topino, i topi non mangiano altri topi.
- Ma quello è un topo mostro.
Eh già. Il mondo è pieno di gente e animali che sembrano come tutti, ma in realtà sono dei mostri. Spero che i miei topi imparino sempre a riconoscere in tempo i tanti topi mostri in circolazione e lo vengano a dire subito alla loro mamma. Che diventa un mostro, se le toccano i mostricuccioli.
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