mercoledì 7 maggio 2008

Recensioni di mamma: Caffé De Pont

Non vedevo l'ora di ricevere le chiavi della casa nuova per entrarci, trafficarci, cominicare metterci mano. Invece questa fase di pianificazione ci ha preso molto, stiamo sempre in giro, poi abbiamo deciso di far fare quasi tutto a dei professionisti e quindi aspettiamo ancora preventivi. Ci siamo stati forse 3-4 volte al volo, che come ci sono dentro mi viene un'allergia spaventosa, sicuramente (spero) la polvere.

Adesso però cominciamo se non altro ad esplorare la zona. E visto che non c'è il bagno, però per via dell'allergia bevo molta acqua, stiamo facendo una ricognizione dei bagni disponibili in zona. Comincio dal caffé dove abbiamo cenato giorni fa con i cugini, idea sorta appunto per la ricerca di una toilette ed è:

Café de Pont
Buiksloterwg 3-5
020-6363388



(la casina che vedete dietro il traghetto è il lato magro, dal'altro è molto lungo)

Pont vuol dire traghetto, non ponte. Infatti sta di fronte alla stazione centrale (lato posteriore sull'acqua) si prende il traghetto per Noord quello che parte ogni 5-6 minuti e quando scendi dal traghetto lo hai lì. Quando è bel tempo la cosa più bella sono le due terrazzone uori, che guardi i traghettanti e ti senti un po' Caronte, ti godi la vista dell'acqua e della stazione e del centro in lontananza.

Hanno cosine buone e semplici da mangiare, a prezzi, per Amsterdam, quasi normali. Siamo arrivati alle 17:50 e non potevamo ordinare da mangiare he il menu serale è dalle 18. Però ci hanno portato da bere e olivette (ragazzi, mettetevi il cuore in pace, questa è Amsterdam: personale di servizio improvvisato e incompetente è la norma, hanno sempre l'aria di stare a farti un favore, che loro, loro, sono chiamati a ben più alti destini e figurati se si abbassano a sapere cosa c'è nel menu).

Adesso esagero, perché De Pont ha un personale giovane, carino e molto informale e simpatico, a volte un pelo imbranato, ma qui sono sempre gli studenti che fanno i camerieri. Ci hanno scaldato senza problemi l'omogeneizzato (il primo) della cucciola, quello che papà è andato a comprare al minimarket della stazione, prendendo al volo due traghetti (che poi al minimarket non l'avevano, alora lui ha avuto l'idea geniale di cercarlo nel drugstore Etos di fronte, e si, nello scaffale tra pannolini, ciucci e articoli per bebè avevano ben due omogeneizzati). Mission accomplished. A me questo cugin-cognato, praticamente un fratello acquisito, fa tanto ridere da quando fa il padre.

Noi invece ci siamo mangiati dei buonissimi:
- Crema di pomodoro e basilico seguito da insalatina al tonno il capo
- Ravioli al tartufo la mamma della neocucciola ed erano buonissimi
- Hamburger fatto in casa, nelle pause fra una cucchiaiata e l'altra di omogeneizzato, il papà
- una bistecca argentina con tapenade di pomodori secchi e patate al forno, e poi tanto per gradire una tortina di cioccolato bianco e lamponi buonissime (perché la meringa al limone era finita acc.) io, ottime.

Da bere mi ero ordinata anch'io un vino bianco mentre aspettavamo il padre traghettato, ma un sorso mi ha convinto che potevo cederglielo gratis e sono passata ad acqua. Ma de Pont ha tutto, da bere, comprese le bottigline del succo di mela biologico che ci compriamo anche noi per casa.

Non so se è perché sono sposata con un astemio o perché sto facendo il corso da sommelier, ma a me quel vino faceva schifo, mentre gli altri ne hanno anche riordinato, insomma sembrava piacergli.

(Il che forse prova la giustezza di un'altra frase storica dell'amico Vincenzo: "Tanto gli olandesi di abbinamento vini non capiscono un accidente" mentre mi consultavo con lui su i vini per una lezione di cucina sul pesce, ed aveva ragione, che mi hanno fatto fuori tutto il vino, 11 bottiglie in 6 persone che io ero incinta e non bevevo, senza parlare di aperitivi e la bottiglia di limoncello della comare Giuseppina fatta in casa, mi hanno scolato anche quella, mai successa una cosa del genere, ero allibita, e la cosa peggiore è che a un certo punto mi hanno trovato il Merlot avanzato dalla lezione precedente e mi hanno bevuto quello con le seppie).

Meglio una birretta. Insomma, tutto questo ben di dio sugli € 80 euro con un sacco di cose da bere e le tortillas e le olive di aperitivo. Nella media, soprattutto considerata la qualità, ma Pizza Taxi resta the place to be spendendo il giusto, con un servizio ineccepibile.

Intendo tornarci per pranzo, che sul menu ho visto che anno pure le crocchette di Oma Bob. Sia le classiche alla carne, che un tipo al caprino che devo ancora provare.

Credits foto: www.cafedepont.nl, dove ce ne sono di splendide, in cui non si vede il caffé ma la vista e guardatevi tutto il sito che c'è anhe il menu

Artigiani

Oggi ho parlato con un'animale in via di estinzione. Un artigiano. Un marmista, nello specifico. Un signore in una ditta vecchissima, che solo vedere la sede capisci che stanno lì da una vita in un capannone piccolo e sgarrupato mentre intorno gli hanno costruioto una zona industriale figa.

Uno che parla con passione delle sue pietre. Uno che scava fontane, lavandini, incide lapidi e fa piedistalli. Che secondo me butto a mare tutte le mie teorie di piastrelle in Italia, in Olanda o chissà dove solo per poter comprare qualcosa da lui. Che mi sa mi compro davvero la cucina dell'IKEA per farmi fare il piano in marmo da lui.

E che ha pietre bellissime. Ci ha dato l'indirizzo del suo importatore vicino ai nonni, perché dice che lì c'è il doppio di quello che ha lui e ti puoi scegliere anche una partita specifica. Poi se la segnano e gliela spediscono.

Uno che non sceglie per l'efficienza, per il business, per il fatturato ma per trasmetterti il valore delle cose che fa.

Ecco, parlare con una persona che ha la passione del suo lavoro, anche se non dice niente di speciale, anche se è un contatto superficiale, la trovo sempre una cosa che mi arricchisce.

Quindi, un indirizzo utile ve lo do io oggi: Tetterode Natuursteen. www.tetterode.net


In questo paese che gli artigiani con l'orgoglio della propria manualità ne ha pochini.

martedì 6 maggio 2008

Mondi possibili: come sarebbe la nostra vita senza figli?


Senza averlo davvero pianificato in anticipo ci ritroviamo per due settimane senza figli. Per la prima volta. E con Berend in ferie. (Che quando non ci sono i bambini e lavoriamo tutti e due, sono solo io quella che percepisce la differenza).

Dopo un paio di giorni abbiamo avuto il coraggio di ammetterlo: è tutta un'altra vita. Non devi pianificare. Possiamo andare in giro per cucine tutto il giorno, senza la fretta di rientrare per le 18 a ritirarli dal doposcuola. Andiamo, veniamo, cambiamo idea, mangiamo fuori, perdiamo la strada e ci tocca ritrovarcela, finiamo negli ingorghi e ne approfittiamo per parlarci, cazzeggiamo nei ritagli di tempo. Di notte stiamo svegli perché pensiamo alle cucine, non perché qualcuno ci si infila nel lettone nel bel mezzo del sonno.

Il lunedi e giovedi rientriamo e la casa è miracolosamente in ordine e pulita, le camice stirate, e Karolina mi ha lasciato un biglietto che dice che ci ha messo un'ora di meno. Mentre di solito riesce a malapena a fornirmi un minimo di argine contro il caos che mi ingoia, e tanto tre minuti dopo che è entrato Orso ha già sparso km2. di cracotte sbriciolate in giro, e poi ci versa il latte per sbaglio e ci cammina sopra per 4 piani e per quando rientra il padre il pavimento è il solito schifo.

Lo ammetto, un pelo di nostalgia c'è. La vorrei avere più spesso questa libertà, non una volta ogni 6 anni. E mi chiedo se ce la godremmo allo stesso modo se, invece di stare ad Amsterdam a cercare cucine, stessi alle Maldive a contare i granellini di sabbia (che a me poi le Maldive dicono poco, preferirei stare in Sicilia, adesso, a contare granellini di sabbia e strafocarmi di pesce).

Invece così diventa un momento per rafforzare la coppia. Dopo lo stress, la mancanza di tempo, il fatto che non riesci mai a parlarti due minuti con calma, (se ci provi finisci urlando), il dover pianificare persino l'amore in base ai momenti opportuni e alla logistica e non alla botta di desiderio che ti può prendere (esistono davvero ancora queste cose? Ce ne stavamo quasi dimenticando), farsi le coccole, prendersi per culo.

Mangiare frutta e insalatine e persino pensare a una tre giorni a succhi di frutta e riso integrale, che magari ci fa bene (o ci viene l'emicrania da elimino tossine, anche quello è possibile).

La cosa fondamentale è che non siamo in vacanza, siamo in missione (We are on a mission for God è sempre stata la mia battuta preferita di un film, de casu The Blues Brothers, ma se me lo avessero chiesto in un meme figurati se me ne ricordavo).

La nostra missione comune è di capire come farci la miglior casa possibile per noi e per i cuccioli. Mi sembra la cosa migliore per cementare qualunque tipo di coppia, anche una affiatata come noi. E apprezzo sempre di più il fatto di averla ricevuta tardi nella vita questa opportunità. Dopo aver vissuto tanti anni insieme in tanti tipi diversi di casa, dopo aver avuto due bambini che adesso vanno a scuola, il che ti dà comunque dei ritmi che sai che almeno una decina d'anni te li tieni così. Gli anni del nido sono duri, ma passano anche in fretta.

Pensa, se come tante mie amiche in Italia, mi fossi sposata con una casa pronta e perfettamente arredata, con l'aiuto di un architetto o di un planner di quegli enormi saloni del mobile che ci sono da noi. Che casa sarebbe stata? Non la mia, sicuramente non la nostra.

Questa cosa delle cose belle che arrivano giusto quel pochino tardi per permetterti di apprezzarle con maturità è evidentemente una mia fissa. L'ho sempre pensato per esempio per la nostra storia: siamo entrambi il primo grande amore dell'altro, ma ci è successo a 22 anni, non a 15, che poi cresci e fai la cazzata di pensare che tutto sia sempre così, cerchi l'erba più verde e ti lasci e 20 anni dopo capisci che avevi la cosa più speciale del mondo ma non lo sapevi (ho guardato troppi film cretini).

Lo penso sicuramente per il teatro: se noi Astarotti ci fossimo incontrati íntorno ai vent'anni, a parte che non avremmo avuto l'esperienza e i contatti che ci permettono ora di fare tante cose, ma saremmo finiti peggio che nei Commitments: con una/uno incinta per sbaglio che si sposa e mette famiglia, l'altro che muore di overdose, il terzo che decide di laurearsi e diventa un manager stronzo, gli altri che si strappano i capelli a vicenda per amore del troione che se li è fatti tutti e li mette uno contro l'altro, l'ultima che si fa tentare a fare la velina e finisce per farsi scopare da mezzo mondo, (accidenti, oggi mi sto veramente facendo i film). Ovviamente detto per assurdo, non siamo davvero i tipi, ma da giovani le cazzate le facciamo tutti e il canto delle Sirene non è ancor stonato come oggi.

Graz mi ha scritto ieri che anche i miei post ultimamente sono più leggeri. Allegri e primaverili. Ebbene si, ho pure la botta di culo che è uscito finalmente il bel tempo, ieri sera sono stata con Lily seduta in giardino a berci Campari e considerare le erbacce. Che non estirperò.

I bambini ci mancano, eccome. Ma stanno bene, si divertono (nonostante notizie di un incidente preoccupante in cui sono stati trovati in un angolo del pollaio, con un pollo mezzo morto - per fortuna ripresosi ottimamente - e, pare, dei bastoni, e non si capisce ancora cosa sia successo ma hanno ricevuto un discorsetto serio) e non mostrano grandi necessità di parlarci al telefono.

Come al solito, da lontano Ennio fa fatica a parlarmi in italiano e se gli propongo di passargli il padre accetta con entusiasmo. Orso invece, per quanto più piccolo, ha sempre avuto una maggiore facilità di code switching fra le due lingue, e l'unica cosa le lo frena di solito è che in questi giorni vede e fa tante cose nuove per le quali ancora non ha un termine equivalente in italiano (per fortuna oma traduce). Poi crede ancora che se mette un qualche oggetto di fianco alla cornetta io possa vederlo (devo assolutamente installare skype). Insomma, lui è quello che reagisce con entusiasmo alla proposta di passargli mamma, par condicio pure qui.

Tornare indietro? Nostalgia per la vita DINKs (double income, no kids) e per il loft in centro con vista sul porto che avremmo ora? Manco per sogno. Saremo masochisti, sarà che ci piace sempre e solo complicarci la vita (perché in fondo che c'è di male a sposarsi con la casetta perfettamente arredata e pagata da mammà e papà a Colleranesco), ma siamo felici così, al terzo bambino ci stiamo lavorando, tanto una cameretta in più c'è e cosa voglio di più dalla vita, che sono una persona così fortunata?

Non vedo l'ora di rivederli venerdi e di andare in piscina domenica per vedere tutto quello che Ennio ha imparato in questi giorni (nuotare sul dorso nell'acqua alta e andare con la testa sotto). Per ammirare i pattini nuovi di Orso. E per chiedere al pollo cosa sia successo esattamente.

Credits pollo: www.jijslief.nl che ha cartoline da spedire elettronicamente

lunedì 5 maggio 2008

I misteri della procreazione

Questa è successa un po'di tempo fa, ma devo riportarla (evidentemente mi mancano i bambini).

Orso ci raggiunge in bagno e quindi ha sentito solo il commento del fratello, a cui risponde pontificale:

"Si, ma anch'io quando bevo un succo rosso poi faccio la cacca rossa".
Scientifico, questo mio figlio, scientifio. Tesi, antitesi e sintesi.

Visto che fino a che non traslochiamo e io non realizzo il mio desiderato bagno delle femmine, separato dal bagno dei maschi, la privacy resta un'opinione. Il che vuol dire che gli gnorpoli mi sorprendono in ogni tipo di condizione umana e divina, in bagno e fuori. Così anche Ennio oggi, che non solo deve farmi l'assistenza spirituale mentre faccio pipì, ma anche ispezionare il luogo del delitto, mentre Orso che è un tiratardi sta arrivando solo ora.

Adesso basta cincischiare, è ora di dare le spiegazioni scientifiche, prima che pensino che mi faccio male o peggio (tipo: che io beva succhi rossi a gogò di nascosto, e soprattutto non li dò anche a loro).

"Ennio, vai a prendere il tuo libro su come nascono i bambini e andiamo nel lettone a leggere".

Questo libro è bellissimo, con illustrazioni carine e comincia dai fiori e dal polline per finire con i bambini passando per i cagnolini e le galline. Ce lo siamo letti un po' di volte, di solito nei momenti difficili della prima colazione o della cena. Apro alla pagina con il disegno delle ovaie e dei semini che cercano di nuotarci dentro e piena di sacro fuoco pedagogico attacco.

"Bene, questo è l'uovo della mamma. Tu sai che per fare un bambino ci deve arrivare il semino. Ma se non ci arriva l'uovo esce via ed è proprio quello che tu hai visto, l'uovo che stava andando via".

Ennio si studia il disegno. Mi pare sia d'accordo. Poi ci guardiamo il Wil Coyote su Youtube, che fra un po' è ora di dormire, così, per elaborare.

Però quando un paio di giorni dopo sta per andare dai nonni per le vacanze di maggio e ci salutiamo, si informa:

"Ma voi le avete le vacanze?"
"No, noi abbiamo un sacco di lavoro da fare".
Si illumina:
"Allora fate anche il bambino?"

Mannaggia a me quando gli ho detto che forse ci sarebbe piaciuto fare un altro bambino. Da allora ogni tanto mi schiede scocciato quando è che viene.
"Io voglio il bambino ADESSO".
Gli ho spiegato che non è una cosa tanto semplice, che ci vuole tempo e un sacco di lavoro. Poi gli ho comprato il libro.

Adesso tra la mamma che fa l'uovo che va via nel bagno, il nostro gioco delle uova (e Don Stalin che mi chiama la Chioccia), il lavoro e il bambino che non viene, spero di non avergli confuso troppo le idee.

Male che va fra un paio di anni gli mollo i Monty Python.

domenica 4 maggio 2008

Commemorazione dei defunti



In questa immagine, tratta dal sito della famiglia reale www.koninklijkhuis.nl, si vedono la regina Beatrice e la principessa Màxima sua nuora dietro di lei, deporre le corone al monumento di piazza Dam per l'annuale commemorazione dei caduti in guerra. La foto è del 2005 ma non prevedo che stasera ci siano state modifiche sostanziali rispetto ad allora.

Il monumento ai caduti lo conoscono tutti, è l'obelisco coperto di travertino in piazza Dam, di fronte al palazzo reale, proprio quello dove nelle foto degli anni '60si vedono i fricchettoni che andavano ad Amsterdam accampati in sacco a pelo.

La commemorzione dei caduti la conoscono in meno, ma è un ricorrenza molto sentita. Tutti gli anni, il 4 maggio, alle 20 si osservano 5 minuti di silenzio. I tram e i mezzi pubblici si fermano, gli automobilisti pure (infatti è una settimana che le scritte luminose in autostrada ricordano: "vuoi osservare la commemorazione dei defunti? Cerca un parcheggio" che altrimenti si fermano tutti alla cavolo per 5 minuti sulla corsia di emergenza con i casini che si possono immaginare).

In svariati posti, almeno in tutti i comuni, c'è una commemorazione ufficiale dove si depongono fiori e corone, i notabili fanno un discorsetto, se c'è la banda suona l'inno nazionale, le solite cose.

Un paio di anni fa destò scandalo enorme la ragazzata di alcuni balordi forse quindicenni in un quartiere etnico: avevano usato le corone per giocarci a pallone. Sacrilegio. Introspezioni: tutta la seconda guerra mondiale in fondo è un trauma in via di risoluzione degli olandesi (sono stati occupati, pur essendosi dichiarati neutrali), Anna Frank e il relativo spin-off, il trauma ebraico rimosso per decenni e a un certo punto andato in suppurazione, cose così.

Allora la discussione si incentrò su una domanda: non siamo riusciti a trasmettere l'importanza simbolica di questa commemorazione ai nuovi olandesi, che infatti non gliene frega niente e le corone le prendono a calci. abbiamo sbagliato noi o sono brutti, sporchi, cattivi e irrecuperabili loro?

Ora, a parte che in quei quartieri lì di solito i ragazzacci fanno a botte con la polizia e quindi che per una volta abbiano preso a calci le corone invece che una vecchietta, lo trovo già uno sviluppo positivo. Che nel clima attuale prendano a calci i simboli del trauma storico olandese, lo trovo un segno che a scuola in fondo glielo hanno spiegato bene, cos'è quasta commemorazione, infatti sono stati per mesi sui media. Avessero dato fuoco a una macchina, un trafiletto e poi non se li cagava più nessuno.

Invece così eserciti di storici, assistenti sociali, antropologi, sociologi, pedagoghi, assessori e altra gente hanno avuto un bel daffare per parecchi mesi ad analizzare, studiare, definire ed azzardare ipotesi di lavoro. Per uscirsene con la conclusione: è vero, questa è sempre stata una guerra tutta nostra e un trauma tutto nostro, come facciamo a farglielo sentire anche un po' loro, così saranno perfettamente integrati?

Detto fatto, dal dimenticatoio è stato tirato fuori un battaglione, anzi no, forse una mezza centuria di soldati marocchini appiccicati a suo tempo all'esercito credo francese (e su con che gioia i colonizzati partecipino alle guerre dei propri colonizzatori l'ho già detto il 25 aprile e quindi evito di ripetermi) e li hanno bombardati a simbolo della partecipazione allottona alla ricorrenza nazionale. Tutti felici. Non so se abbia funzionato ma stasera ho visto un bel po'di allottoni all'ora X, cioè verso le 19:15, dirigersi al traghetto verso il centro. Siccome in centro di lunedi sera dopo le 19 non c'è un tubo da fare, che i magazzini Bijenkorf chiudono, suppongo andassero anche loro alla commemorazione.

Perché la commemorazione importante, quella che danno in diretta su tutte le reti, è quella di Amsterdam, dove la regina con i parenti e i veterani va a deporre le corone. C'è gente che ci va apposta e credo che la visione generale sia di doverci essere almeno alle 4 di pomeriggio per trovare posto. Ma la cugina acquisita, che era pronta per andarci, stasera ci ha assicurati che basta esserci mezz'ora, quaranta minuti prima.

I cugini ci sarebbero andati dopo un intero pomeriggione in giro in bici con la cucciola di otto mesi, che a mio avviso già alle sette era bella cotta. Non so se poi ha retto, o se il padre se l'è portata a casa.

Ma è stato grazie ai cugini che oggi siamo usciti di casa, che essendo in giro in bici volevano venire a vedere casa nuova (i primi visitatori, urrà). Ci siamo allora portati dietro la copertona imbottita da pic nic per sdraiarci la belva, un paio di cose da bere e abbiamo ricevuto in giardino i primi ospiti.

Evidentemente la mia tendenza per le feste comandate è quella di ficcarmi in casa, nonostante il sole bellissimo, restare a letto in pigiama e cercare sanitari e cucine su Internet (qualcuno mi trova monotematica, ultimamente?)

Invece così siamo usciti, abbiamo trovato un bigliettino della Gigi che domani viene ad esaminare con occhio esperto e professionale i lavori da fare, ma che essendosi persa il mio numero non sapeva come avvertirmi che arriva più tardi.

E poi siamo andati a cenare al caffé del traghetto, De Pont, vicino a dove stanno costruendo un nuovo quartiere residenziale fighetto, dove i cugini andranno ad abitare fra un paio d'anni. Così li avremo come vicini.

E ci siamo ricordati della commemorazione dei defunti, che è una di quelle cose che a casa nostra non sono poi tanto sentite. Infatti al traghetto ci siamo goduti, sbaciucchiati, spupazzati, spalpazzati la piccola, che è allegra, bellissima, ridolona e ha ben due incisivi inferiori, perchè la mia teoria è che è sempre meglio celebrare il futuro che piangere sul passato.

Cucine e bagni, nonne e Kop van Zuid (Rotterdam per iniziati)

(la foto proviene dal sito www.erasmusbrug.com, che ne ha altre bellissime, andateci)


Non mi sentite da un po' perché con la scusa delle vacanze e dei figli parcheggiati dai nonni io e il capo ci stiamo facendo il giro delle sette chiese in tutti i negozi di pavimenti, rivestimenti, sanitari e cucine che internet ci procura.

Tutto ciò in parte ci ha chiarito le idee, in parte ce le confonde. Per le piastrelle quello che si vede in giro è: ancora una volta la stessa roba che sta dappertutto )un paio di eccezioni ci sono). Adesso poi vanno di moda i bagni minimalistici con i pavimenti in ardesia declinati nei colori antracite e sabbia. Proprio ora che io vorrei un bagno a colori shock di quelli che ti svegliano di colpo la mattina, che un bagno a me serve per quello, non come centro wellness per rilassarmi.

Giovedi abbiamo fatto un tentativo a un enorme negozio di tutto per gli interni ad Amersfoort, ne siamo usciti dopo 10 minuti visto che non faceva per noi, ci siamo persi un po' in giro che era tutto chiuso e alla fine siamo andati ad Utrecht per farci almeno un giretto per il centro. Abbiamo cenato in un ristorante indiano sull'Ouddegracht (era veramente un sacco che non si mangiava indiano in casa Diga e il nan alle cipolle era fantastico, sembrava quasi una farinata) e per un attimo mi era venuta la tentazione di telefonare al cognato di Utrecht per vedere se voleva unirsi. Ma visto che era già stata una giornata dal planning sconlusionato abbiamo lasciato perdere, per non incasinarci con apountamenti e orari.

Venerdi siamo andati ad Alkmaar e avevo anche scritto un post bellino sulla città e il formaggio, ma per la stanchezza è scomparso mentre lo stavo postando (bestemm' bestemm'). Abbiamo trovato un negozio con cose molto interessanti, solo ci siamo entrati in orario di quasi chiusura e vogliamo tornarci. Un tot di negozi della nostra lista non li abbiamo manco visti, visto che chiudeva tutto tra le 16:30 e le 17:30. Abbiamo perso tempo in centro per decidere sula cucina AGA, mia grande passione, ma consuma troppo, e d'estate resta accesa e bisogna ventilare le stanze. Scaricata, quindi (e manco sono riuscita a togliermi la curiosità di sapere quanto costa, troppa gente in negozio).

Ieri invece è toccato a Rotterdam e una capatina a un negozio figo di cucine all'Aja. Ormai avevo imparato il trucco, quindi ho fatto una lista scelta di negozi interessanti (solo quelli che avevano un sito, così ci rendiamo conto), con i percorsi dall'uno all'altro razionalmente ordinati e stampati e si, siamo riusciti a vederli tutti. Ne ho scoperto uno caruccio di cui dirò sotto.

Questa spedizione a Rotterdam si sarebbe conclusa con una cenettina a casa della nonna, che io sono l'unica a non aver mai visto il suo nuovo appartamento nel complesso residenziale per anziani. È abbastanza vicino al lavoro del capo e lui ogni tanto va a cenarci o pranzarci. Adesso è ancora più semplice mangiare con lei visto che il complesso a pianoterra ha un ristorante. Che però nel weekend è chiuso. Per semplificare ho detto che ci saremmo portati noi qualcosa e infatti avevo fatto un cake salato con porri, topinanbour e salmone. Lei non era molto felice, ma è la soluzione più pratica.

Il punto è che nonna ha passato un periodo duro negli ultimi giorni e avevamo fretta di vederla e tirarla un po' su.

Il buffo è che arrivati esausti all'ultimo centro commerciale arredi, l'Alexandrium, che è un mall esclusivamente dedicato alla casa, mentre i negozi stavano per chiudere, ci siamo offerti un gelato nell'atrio. E chi vediamo arrivare tre minuti dopo? I cognati Diga di Rotterdam, belli e incinti (il terzo nipote Diga è previsto per luglio) e in cerca di un divano, visto che anche loro hanno appena comprato casa e il 16 maggio traslocano (la cucina e il bagno per ora se li tegono come sono, beati loro).

Mi sembrava stupido mollarli lì dopo una coincidenza così carina, ma cambiare gli appuntamenti con nonna, specie di questi tempi è una cosa difficile e complicata (infatti ci stava già aspettando giù nell'atrio del complesso, vestita e calzata, chiacchierando con un'altra signora), quindi li abbiamo salutati e ce ne siamo andati. Poi ci hanno chiamato dicendo che gli avrebbe fatto piacere venire anche loro, siamo tornati indietro e li abbiamo caricati.

Insomma, siamo arrivati in 4, con gran gioia della nonna che ha subito proposto di andare tutti a mangiare al ristorante cinese del quartiere (non ve lo segnalo che non è niente di eccezionale), e ci siamo divertiti un sacco. Spero che alla santa donna le paturnie per un poco siano passate.

Poi abbiamo riaccompagnato i Diga di Rotterdam alla casa attuale, in Kop van Zuid, e ho scoperto che abitano a uno sputo dal mio negozio preferito della giornata, Cucine et Bagni (www.cucine-bagni.nl).

Kop van Zuid è l'estremità nord di Rotterdam Zuid, la parte di città a sud dell'acqua, collegata dal ponte Erasmusbrug. Una storia di successo, in quanto Kop van Zuid è diventata un altro di questi quartieri di palazzoni moderni bellissimi, circondata da quello che era ed è rimasta una parte della città più povera ed etnica.

L'Erasmusbrug è stato un po' il collegamento riuscito delle due rive di Rotterdam e non a caso ci ho trovato quindi questo negozio così bello. Che come dice il nome, e come è abbastanza ovvio per chi sta seguendo le mie peripezie arredatorie, vende prodotti italiani.

Mi sono innamorata di due cose: i sanitari Pear della Agape, disegnati da Patricia Urquiola (e che paragonati ai prezzi dei sanitari senza designer che ho visto in questi giorni e a tutti gli altri progetti della Urquiola che amo da matti, ma che attualmente sono fuori dalla portata dellle mie tasche), potrebbero persino starci nel budget. E di una cucina Schiffino che venderebbero per fare posto nella showroom.

Le mie conclusioni generali di tutti questi sopralluoghi sono:

- non sappiamo ancora che pavimenti vogliamo. A me piacciono quelli in graniglia fatti su misura, stile pavimenti alla veneziana, per capirci, in colori pastello, ma costano tanto e per via dell'altezza non ci potremmo mettere il riscaldamento isolato sotto. Il capo dubita fortemente;

- in alternativa, ho scoperto delle piastrelle in graniglia della Mipa che mi piacciono da matti e costano poco meno del pavimento di cui sopra, mi sa. Sono più sottili, che fa tanto. Il capo è disposto a cercarle in Italia e vedere se costano meno, ma non sappiamo bene da dove cominciare;

- devo convincere il capo a prendere i sanitari della Urquiola per il bagno delle femmine e quelli a due soldi dei centri fai da te per il bagno dei maschi (per la par condicio). Per il quale stiamo pensando a un mix di piastrelle standard colorate, che uno la mattina per svegliarsi ha pur bisogno di un po'di allegria, e che costano poco.

- per la cucina il campo si è ristretto a due opzioni uguali e contrarie: a noi piacciono le cucine lineari e funzionali. Quindi o ci compriamo una cucina dell'IKEA con un piano di pietra o acciaio che la protegga dalle mie intemperanze culinarie, o trovo un modello da showroom in svendita di una marca migliore (quelle viste finora costano comunque il doppio del nostro budget, ma si aprono degli spiragli).

- comunque, dopo un paio di settimane di ricerca fanatica di cucine della Siematic che posso permettermi e mi piacciono un sacco e sono lineari e funzionali ecc., ieri ho visto quelle della Schiffino (che non posso assolutamente permettermi). E mi sono improvvisamente ricordata perché, a livello di design minimalista, a me comunque piace di più il design italiano. Il che fa sempre bene, ricordarsi dei propri punti fermi.

Quindi, secondo me il discorso piastrelle di marmo comincia a uscire dalle possibilità. A noi piace il design, quindi è inutile che continuo sulla via masochistica del restauro filologico. Sto appena andando via dal quartiere Museo dell'architettura moderna, tanto bello ma scomodo da abitare, per andare in un quartiere normale, mica mi voglio far schiavizzare stavolta da delle pippe mentali di tipo formale sul restauro filologico degli interni?

(Ma di questo passo, mi chiedo, noi quando traslocheremo mai? Che è da lunedi che non metto piede nella casa nuova manco di striscio).

giovedì 1 maggio 2008

La mia vera natura...

... me la definiscono "Animated inventor". E chi sono io per contraddirli?