martedì 1 marzo 2011

Due + due fa quattro

La fiera per cui sto organizzando lo stand dell' Abruzzo (e dintorni) sta prendendo una bella forma. Sto lavorando e conoscendo meglio donne interessanti, ci inventiamo nuovi modi di collaborazione e sempre e tutto con il motto l' unione fa la forza.

Un po' delle cose che facciamo potrete trovarle qui:. Oggi abbiamo messo a punto la lotteria e i premi che verranno messi in palio: un weekend in Abruzzo per 4 persone in romanticissima casetta, un minicorso di italiano, una lezione di cucina con Antonella , un cestino di prodotti abruzzesi.

Da un lato mi chiedono chi me lo faccia fare tutto questo sbattimento, dall' altro mi dico che se voglio impostarlo come prodotto di Madrelingua, tanto vale farlo bene questo primo esperimento. E appena chiudo l' amministrazione la settimana prossima, avvio subito la fiera successiva a maggio.

In tutto questo stamattina alle 6, visto che ormai ero sveglia, sono andata a guardarmi il sito di un web-shop con prodotti carucci, di cui condivido la filosofia anche se poi magari non me ne metterei in casa più di tanti. E scopro che hanno una sezione Food che deve ancora partire. Gli ho scritto immediatamente proponendogli di parlarne insieme, perchè ho un sacco di idee di prodotti fattibili per quel tipo di negozio lì. E per sbaglio all' inizio mi rispondono: vedi, il Food ci arriva addosso da sè, cosa che all' inizio non avevo capito.

" Scusa, è che proprio in questi giorni stavamo discutendo tra noi un sacco su cosa fare e come organizzare questo settorte e tu ci scrivi proprio in quel momento, così mi sono sbagliata e invece di inoltrare la mail a Ellen ho risposto a te" .

il che mi conferma che è un periodo di grossi brainstorming che magari alla fine ci porteranno a qualcosa di splendido e buonissimo. stay tuned.

domenica 27 febbraio 2011

Siamo tornati/come ti proteggo il pupo dai media

Siamo tornati, casa pulita, artista borderline in visita che oggi ho ancora fatto a tempo a portarmi a spasso o fare pisoli, tanti bucati fatti e piegati tanto sonno arretrato.

Sistemo gli arretrati e torno, intanto oggi mi trovate qui, perché questa storia del filtro ad Internet ci ha sfiniti ed è solo l'inizio.

mercoledì 23 febbraio 2011

One horse open sleigh


Prima esperienza sciistica della famiglia Diga, e ci è venuta voglia a tutti di ripeterla seriamente il prossimo anno. pure il capo, che non ha mai sciato, e io che ho preso un paio di lezionib 28 ani fa.

Ieri abbiamo fatto la gitona in slitta a cavallo, the one horse open sleigh con il capo che reggeva le torce.

Il cavallaro mi ha raccontato di aver fatto per quattro anni la stagione in Italia, tanto tempo fa, con un tale Marini che reclutava tagliaboschi, li faceva arrivare a Civitvecchia e poi sulle montagne
" Erano monti vulcanici" mi raccontava lui.

E poi? Mah, poi Marini che era vecchio è morto e uno giovane che a volte an=dava da lui, non gli dava affidamento e non sono pi`¨tornati. Quello giovane era avvocato ma pensava pi`¨alle ragazze che al lavoro.

Arrivati a destinazione, dopo esserci fatti la pista p[arallela al fiume e tra gli alberi, c' erano due fuochi accesi e i bambini se ne sono presi manu militari uno. Su quello poi abbiamo arrostito le fette di pane, mentre sull' altro arrostivano salsicce e li di pollo. Il padrone ha tirato fuori una bottigliona di wodka aromatica fatta in casa e ci passavamo il bicchierino come dei cospiratori(tanto l' alcol disinfetta).

Il nostro slittarolo si è messo a cantare accompagnato da una signora, e poi a raccontare storielle che magari non sono granchè come umorismo, ma il dialetto fa tanto, sempre, per queste storielle. Qualche canzone la sapevano anche i bambini. Gli ho chiesto di cantare l' unica canzone gorala che mi veniva in mente, " Montanaro, finchè la nostalgia", che insieme ai suoi racconti mi ha fatto capire meglio quanto anche queste zone fossero estremamente povere fino a poco tempo fa. Va bene la roba, va bene la terra, va bene le bestie, ma questi contadini polacchim, specie quelli che non stanno in montagna e non hanno 3/4 dei paesani in america, sono davvero arretrati, ignoranti, manipolati dai preti e fanno un figlio dopo l' altro.

Mi raccontava un' amica che anni fa, ala fermata dell' autobus, ha visto la vecchietta che gestiva il chiosco accanto forare con l' agop tutti i pacchetti di profilattici che aveva in bottega perchè il parroco aveva detto che `e peccato.

In quest' ottica, anche se adesso con gli impianti da sci tutti lavorano e bene con l' indotto turistico in estate e in inverno, con le colonie di bambini e tutto il resto, la base è sempre quella. Lo dimostra la figlia dei miei padroni di casa, una ragazza intelligente, laureata, che avora bene e da matti, ma no trova un cencio di uomo da sposarsi perch`' nessuno è al suo livello e non sa assolutamente di cosa parlare con i ragazzi di qui che si ubriacano come i loro nonni e bisnonni e questa è tutta la grande soddisfazione che hanno dalla vita. Non hanno di pi`¨perch`' no lo cercano.

Ora senza fare della sociologia da mercatino dell' usato, so che questo non `e solo un problema polacco o dei montanari. Solo che mi piace sapere sempre chi siamo e da dove veniamo e anche se adesso qui c' è un gran benessere e grande imprenditorialità, se i ragazzi semplicemente non danno retta al prete e scopano e fanno i figli che vogliono loro (quante coppie della nostra età vedo a colazione con dei ragazzoni di figli e figlie, perchè contrariamente a noi li hanno fatti a vent' anni, grazie a certe vercchiette del chiosco, magari) nonn camboiano le finalità e kle esigenze che hai dalla vita. E questo mi sembra un grosso spreco umano.

comunque ieri poi al ritorno il nostro lanciava proposte ai compari perchè cantassero Sokoly e questa la so anch' io e persino il capo sa il ritornello e faceva ' hej, hej' al momento giusto come un vero montanaro, e pi¨`intonato del nostro.

Allora ho proposto io Sla dzieweczka do laseczka, il cavallaro mi ha seguirta e questa la sapevano anche i bambini.

Mi mancavano solo le cantate intorno al fuoco? Le ho avute in slitaa.

Adesso aspettiamo l' ultima lezione dei bambini, Bogdan si ricordava benissimo orso e gli ha detto immediatamente: se a me no mi ascolti come facevi con Ewa, col cavolo che andiamo col la seggiovia.

Dopo ci ha aggiunto una botta di learning by challenging: sulla risalita lo sfidava a fare tutte le cretinate e [eggio che `orso faceva di suo invece di guardare in alto e andar dritto: lo chiamava e alzava unio sci per fargli vedere che si poteva fare anche cos`^. Orso l' ha imitato con entusiasmo, si è schiantato quel paio di volte, si è divertito e ha capito quando è meglio dar retta al maestro e quando no.


Decisamente c' è della pedagogia anche dietro i maschi cazzoni, quando si ritrovano tra di loro e si riconoscono.

lunedì 21 febbraio 2011

Antropologia goraslka 1



I montanari degli altipiani dei Tatra, i cosiddetti gòraly, dove la o accentata si legge come " u" sono una razza a sè. A parte che parlano un dialetto che ha più in comune con il ceco che con il polacco standard, io dico sempre che sono come i siciliani (o forse semplicemente come tutti i montanari del mondo). Il clan e l' onore dello stesso, la terra, le bestie, le tradizioni. Ora, la famiglia di mia madre sono polacchetti di città orgogliosi di esserlo, ma mio zio Kris è sempre stato appassionato di montagna, e alla fine si è innamorato di una ragazza di queste parti, Helcia.

" Sta sempre con quei montanari ubriaconi" si lamentava mia nonna, ed era pure vero, i montanari hanno questo di tratto distintivo, che comunque vada si ubriacano spaventosamente e, se necessario, finisce a botte".

La famiglia di Helcia era emigrata Chicago da quando lei aveva 12 anni, e occorre sapere che i Gòraly a Chicago sono un po' come gli italiani a Toronto, ce ne stanno più che in patria a momenti. mio zio e miei cugini sono stati quindi immediatamente inglobati nel clan, dialetto compreso. Tantevvero che quando sono andata quel paio di volte a trovarli quando studiavo in Canada tutti mi facevano i complimenti per come parlavo bene polacco e ci ho messo un po' a capire che era perchè non parlavo dialetto come tutti.

Comunque sul' interculturalità polacchi di città e di montagna ha fatto scuola a casa nostra il primo incontro tra i futuri suoceri.
"E cosa gli lasciate quando si sposa?" si informò subito la consuocera.
"Come cosa gli lasciamo? L' abbiamo fatto studiare, ha una laurea, adesso la sua vita se la deve costruire lui come abbiamo fatto noi", rispose mia suocera, la dama di città con la puzza sotto il naso che non esce mai di casa senza rossetto e guanti.
"Bene sentite, noi ci sposiamo comunque quindi non serve continuare a discutere" rispose Helcia alzandosi con Kris e a quel punto i genitori tutti si rassegnarono e Kris, con enorme dolore di mammà sua se ne andò a Chicago.

"Quei bambini, hanno proprio due facce da gòraly e parlano solo in dialetto" si lamentava per anni mia nonna. Poi quando tornarono tutti, non so se per il funerale di mio nonno o altro, la sentii dire al piccolo, Andzrej:
" Amore della nonna, tu non farci caso se ti parlo così e se vuoi rispondimi tranquillamente in gòrale che la nonna tanto ti capisce lo stesso", perchè le nemesi storiche dei figli passano attraverso i nipoti.

Dove stanno ancora, dove la suocera non gli ha mai reso la vita facile ma adesso ha l' Alzheimer e
lui, che nel frattempo è diventato sindaco del piccolo comune fuori Chicago in cui vive, a mezzogiorno torna a casa per imboccarla perchè Helcia ha sempre lavorato full-time.

Noi a Bialka e a Bukowina ci siamo venuti un paio di volte, io e mio fratello da piccoli in colonia estiva per imparare il polacco, un inverno con tutta la famiglia afare Capodanno ed è stata la volta delle mie prime e uniche lezioni di sci. Mia madre ci sta tornando da quando vive di nuovo a Cracovia, e in genere viene in questa guest-house.

In questo momento sto scrivendo dalla sala comune di quella che era la casa di famiglia di Hlecia, che sua madre ha lasciato apposta al fratello per paura che altrimenti ci venissero i parenti di Cracovia della figlia. Il fratello un mese dopo l' ha venduta alle persone che adesso in queste tre casone contigue, tutte ridecorate con capolavori di artigianato locale del legno e della lana, e con un bel terreno intorno che scende fino al fiume, hanno messo su questo posto carinissimo.

Ti affittano camere con bagno e a ogni piano ci sono salette comuni e un cucinino con il frigo per farsi un te e dei panini. Loro ti servono un' ottima e abbondante colazione con anche piatti caldi (sui pasti qui mi dilungherò un' altra volta per la gioia di Marina).

Ci siamo interrogati sulla logica di questi orari, ma siccome qui vengono sciatori in inverno ed escursionisti nelle altyre stagioni, magari tra le 15 e le 17 rientrano stanchi e affamati all' ovile, mangiano e dalle 18 alle 21 si accende la sauna e sauniamo. Nella casa di famiglia al pianoterra ci sono appunto sauna, sala attrezzi per chi fa fitness, una saletta con biliardo e biliardino per la gioia di bambini e ragazzi, e la grotta del sale.

La grotta del sale è una stanza di un 4x3 con 6 sdraio con copertine, completamente rivestita, pavimento, pareti e soffitto di cristalloni di sale, luci soffuse, fontanella gorgogliante nell' angolo e luci soffuse. Accendi l' interruttorone, entri ti drai ti avvogli e per 45 minuti ti rilassi con una voce suadente che all' inizio spiega gli infiniti benefici per le vie respiratorie, il cuore e quant' altro, e poi tra musichine new-age e cinguetti di ' celletti uno si rilassa, dopodichè alla fine ti avvertono e poi si spengono le luci soffuse, restano due lampade e uno può rientrare in sè e nel mondo.

"Cos' è questo" fa ieri Orso mentre li porto dentro e già sono avvolta e sdraiata e lui raccatta un sassone da terra.
" Leccalo".
" Papà, ma è salato" si meraviglia lui.

Il nostro ritmo sta diventando questo: al mattino usciamo, passeggiamo al fiume e tiriamo sassi. Oggi abbiamo rotto la crosta di ghiaccio che si era formata sulla riva stanotte e guardavamo le schiazze, alcune con ancora sopra dei sassi più piccoli che non erano affondati.

Passiamo davanti questa vecchia casa in stile montanaro, costruite con tronchi interi o mezzi disposti orizzontalmente e gli intercapedini tappati da trecce di paglia, a volte intonacate a volte no. Casa di un nostro zio in campagna era anche fatta così, sono tutte case in legno.
Poi andiamo a fare merenda in pasticceria o in questo ristorante:


Oggi siamo andati a ioscrivere i bambini ai corsi di sci, abbiamo deciso, per il poco tempo che abbiamo, di fargli fare lezioni individuali. Mi dispiace solo aver scoperto che l' i-phone dopo un toto ore all' aperto si blocca e non fa foto. E mi preoccupavo un pochino che Orso si facesse prendere uno dei suoi infiniti attacchi di testardaggine come stamattina che si è impuntato su tutto.

A colazione ha rifiutato di mangiare e previdentemente gli abbiamo fatto dei panini, poi con enormi drammi perchè la pasticceria dove volevamo andare era chiusa, il capo se lo è portato verso la macchina.
" Ma che stannnpo facendo," chiedo a mia madre in piedi mentre io sono crollata su una panchina.
" Lo sta coccolando, adesso gli scalda le mani e gli ha messo i guanti e lo sta rivestendo e stanno arrivando.

Mi si sono presentati così, Orso imbacuccatissimo, guantio cappuccio del meglione di lana, cappuccio della giacca, baschetto sopra e occhiali da sci, voilà. A quel punto si è sbafato tre panini e abbiamo potuto ricominciare a ragionarci.

Poi il pomeriggio se lo è preso in consegna il maestro, si è fatto tradurre due istruzioni e li vedevo salire e scendere, lui tutto felice, gli sci a spazzaneve e le braccia allrgate ad angelo con la faccia più contenta della sua vita.

Il fratello, uguale. I maestri di sci in coda alla risalita, ognuno con qualche bambino a carico, in men che non si dica hanno cominciato a scambiarsi tutte le 4 parole di italiano che sapevano. Io e mia mamma, in prima fila, abbiamo fatto un casino, e incoraggia quello che è partito senza scapicollarsi sulla risalita, e ' oddio, non lo vedo, fa mia madre che è un' ansiosa storica, ma mn scendono, ma sarà caudto, ma si sarà rotto qualcosa" mentre erano già scesi e stavano di nuovo in fila e manco ce ne siamo accorte.

Ho avuto un lampo di genio a comprare a tutti e tre i pantaloni giallo fluorescente perchè si vedono a distanza. Alla fine della lezione, vedendolo così pieno di entusiasmo ho chiesto all' istruttore se era il caso di prendergli delle altre ore di lezione, perchè che ne so io che no scio, se ce la fa a fare due ore al giorno invece di una.
" Questo qui? Ma è un vulcano, certo che ce la fa" e allora domani andremo a vedere se ci si riesce.

Il capo, come è bello il capo nella neve, mi ricorda il nostro secondo inverno insieme in Canada, e poi fa bene vederlo con la faccia rilassata ogni tanto, anche se ha detto che deve ignorare me e mia madre che in effetti i primi giorni gli diciamo un po' troppe cose, mentre dovremmo limitarci a: vai a destra, vai a sinistra, stop. che abbiamo risolto lasciandolo a riposarsi mentre andavamo a portare i bambini a sciare.

Io invece mi faccio dei pisoli spaventosi il pomeriggio, e la notte dormo benissimo e la mattina mi sveglio bene perchè qui fa giorno prima che in Olanda, stamattina alle 6.50 era già pieno di luce.

E uno di questi giorni andiamo alle piscine termali dove ce n' è una che sfocia all' aperto e non vedo l' ora di provarla, mentre mercoledi la padrona di casa ci organizza a tutti un mega giro in slitta a cavallo con falò finale.

Non so voi, ma noi abbiamo deciso che ci torniamo quest' estate. Stay tuned

Aggiornamento nr. 1 dai monti Tatra

Volevo cominicare con anima slava nr. 1, ma toccherà aspettare. Ho appena scoperto la connessione wi-fi del bellissimo posto in cui siamo, appena fuori Bukowina Tatrtczanska, che il secondo sembra brutto e cattivo ma vuol dire semplicemente Bukowina nei Tatra, visto che di bukowine nel mondo slavo ce ne sono assai (e buk, significa quercia, ecco qui).

Viaggio comodissimo, bellissimo e praticamente senza traffico, di Krakow bella mia ho visto solo un attimo il Wawel e la chiesa dei Paolini mentre andavamo a casa di mamma, uno schizzo di studentati e il Jubilat, il mio grande magazzino preferito, l' unico che è rimasto un po' autentico e polacco in mezzo a tutti questi fighettissimi centri commerciali sorti come funghi e pieni d Zare e H&M.

Poi la mattina partiti per i monti, con sosta acquisto giubbotto invernale per il capo che non ne ha uno decente da quando è toprnato dal Canada 15 anni fa, ma tanto lui normalmente fa tutto in macchina e finora non gli è mancato troppo. E doposci e i famosi, desideratissimi occhiali da sci di orso che ieri ]è stato di cattivo umore perchè non si ritrovavano e stamattina li porta a spasso tutto orgoglioso. Nel frattempo, tutto in una notte, la temperatura è calada da - 2 a -11 e me ne sono accorta stamattina, prima di risalire in camera di corsa ad aggiungere un paio di mutandoni di lana e un maglione extra che male nonn fa. In casa muoio (dopo la colazione mi sono chiesta seriamente se non mi stessero venendo le caldane, ma forse errano solo le mervigliose salsicce e il burro di fattoria.

(il capo è finalmente uscito dalla doccia, andiamo a cercare un maestro di sci per gli gnorpoli, altri aggiornamenti seguono).

venerdì 18 febbraio 2011

Torno, ma riparto

Ve ne sarete accorti dal silenzio è stata una settimana un po' così.

Avrei voluto mettervi la recensione di un'ottimo nuovo ristorante appena aperto da amici, La Vina (la tilde spagnola non so come farla) in Maasstraat 72, che vi consiglio per qualsiasi grade occasione o anche piccola, a pranzo o a cena (menu diversi e cuochi diversi, io comunque ho assaggiato la cena della cuochetta giovane e bravissima, canadese di Vancouver che come tutti quelli che fanno cucina seria ha lavorato già in diversi paesi e posti. Le ostriche favolose. I vini, lasciamo eprdere, ci ho lasciato un patrimonio perché in compagnia di 6 sommelier beoni che hano scolato fiaschi come se piovesse, ma quanto erano buoni quei fiaschi pure loro 9io dovevo anche giudare, infatti ne ho portati a casa 3, di beoni, non di fiaschi).

Jacqueline, la proprietaria è dolcissima e competentissima, Antonino, il braccio destro, vale quanto un ambidestro. Entrambi colleghi sommelier AIS, e che voglia hanno di questa avventura. Antonino che per 23 anni ha lavorato presso un grande albergo, giungendo ala fine a dirigere il ristorante, sembrava felicissimo di ritrovarsi con dei vassoi in mano, anche se l'ho dovuto sfottere chiedendogli se si ricordava come si fa a sparecchiare. Andateci per fatti vostri che merita, e salutatemeli. Io ci porto la mia mamma e l'amica agopunturista che ha lo studio dietro l'angolo a pranzo appena rientro.

A proposito di agopuntura, ho finalmente capito che una delle cosette che da mesi mi da fastdio è sciatica. E ieri alla fine della settimana di corsa e con poco sonno, che ero proprio al limite e con la prospettiva di un giorno intero di viaggio in macchina ho chiamato in aiuto l'amica agopunturista che mi ha trovato un buco libero stamattina. Io odio gli aghi ve l'ho mai detto? Mi faceva più paura l'idea di un'eventuale epidurale che non un parto naturel. ma con lei mi trovo benissimo, anche perché apposta per me prende gli aghi giapponesi che sono invisibili. Ma funzionano, eccome se funzionano. Oggi al momento della chiappa mi sono detta: azzo adesso ricordo quelle penicilline dolorosissime che mi iniettavano da piccola. Ma niente di che, un pizzichino.

Poi alla fine la disgraziata mi fa: ti faccio vedere uno degli aghi che ho usato. E mi tira fuori una bestia di 10 cm. Io meno male che ero sdraiata di pancia o svenivo.

"Quello che hai sentito era l'ultimo pezzetto, e mi indica a mezzo cm. dall'impugnatura".

Adesso ci credo che il nervo sciatico sta molto in profondità. Però non ho più male quando salgo le scale e rispetto a ieri sera è un miracolo dell'agopuntrice. Se aveste bisogno in mia assenza, anche lei la trovate qui: http://www.bayat-acupunctuur.nl/. Parla inglese, francese e farsi, oltre all'olandese.

Infine vi avrei voluto dire della serata in cui abbiamo recitato per la Dante di Amsterdam (mercoledì sera) e in particolare del Caronte che mi viene tanto bene, tutti impressionati che lo sapessi a memoria, ma l'ho imparato in prima media e ancora ce l'ho messo bene. Del Signor G di Gaber che ho fatto con Silvia.

Di quanto mi faccia bene recitare e di quanto sia troppo stanca in questo momento, mi volevo prendere un sabbatico fino a giugno, poi quando l'ho annunciato abbiamo fatto una scaletta in cui mi ritrovavo e ci ho ripensato, ma dopo ieri, e con un po' di sofferenze reciproche, ho detto che il 19 marzo dovranno fare a meno di me, perché ho la fiera e c'è un limite alle cazzate che una donna può fare con la propria agenda.

Già, la fiera, che è questa: www.italia-al-dente.nl, quest'anno ho deciso di mettere insieme uno stand abruzzese e la cosa mi ha preso la mano, ma continua ad interessarsi gente, e non solo gli abruzzesi e i depliant vanno chiusi, il blog aggiornato, l'organizzatrice gestita, perché gli ultimi tavoli ce li ho io in opzione, e ogni volta per pura prudenza mi dico e le dico: senti, mi sa che chiudiamo qui e invece proprio stamattina le ho chiesto di aggiungerne uno e alla fine lo so come va, che l'altro interessato lascia perdere e i 10 tavoli li riempio io, però, ecco, se a qualcuno interessasse, a saperlo subito vorrei mettere ancora qualcuno.

Chi ci sarà e come e con che cosa sta già un po' qui: www.ambasciatricedabruzzo.blogspot.com.

Però tutto questo per un po' dovrà aspettare, perché doveva essere oggi ma abbiamo deciso che sarà domani perché mica uno si può massacrare a tutti i costi, insomma, partiamo per la Polonia dove ci aspetta la mia mamma (che devo chiamare perché stiamo mangiando e leggendo e qualcuno bloggando e ci siamo appena appena adesso detti: partiamo domattina presto che è meglio).

Perché oltre a dover fare una traduzione urgente di un'estratto di iscrizione alla camera di commercio avevo in un pentolone, avviata, la marmellata di peperoncino che stavo per consegnare armi, bagagli, barattoli e traduzioe da far timbrare in consolato e raccomandare ad Antonella, mio sostegno in quasi tutto quello che ho raccontato sopra, tranne l'agopuntura. Ma già che stavo cucinando un pranzo con tutti gli avanzi da finire prima della partenza ho passato, setacciato, imbarattolato e sterilizzato pure questa.

E avrei voluto dirvi della sentimentale anima slava che mi prende sempre a trabocchetto, e nello specifico ieri al Concertgebouw che è una enorme sala concerti meravigliosa (anche la sala piccola, su cui ho fatto una volta la performance futurista, non è male) dove ho accompagnato la classe di Ennio a vedere le Fiabe Russe, ed ho capito perché ultimamente a scuola stavano studiando melodie russe, è stato uno spettacolo interattivo, ma ve lo posterò a parte.

Insomma, ci sono state un sacco di cose che non ho raccontato nei giorni scorsi perché sono stata presissima, ma che dico presissima, ho superato me stessa, e mi pare di aver detto tutto.

E adesso che so che partiamo domani, che Ennio con un fogliettino disegnato in mano si è andato a prendere i vestiti da mettere in valigia, ed è sceso orgogliosissimo con una bracciata di roba, perfetta e dal cappuccio del maglione e dalle tasche si tirava fuori tutta la biancheria, e abbiamo riso tanto e l'ho complimentato, che forse, ma non ci credo, spedisco orso a fare lo stesso e vediamo cosa ne esce, che dobbiamo passare in biblioteca a restituire tre libri e prenderne altri per orso che deve far pratica di lettura non sillabata e lo faremo in vacanza, che ho appena cominciato a fare le valige, ma questo a casa mia presuppone almeno 6 bucati che sono già stati fatti.

Che in mia assenza l'Artista Borderline che mi voleva fare una visita a sopresa si dovrà accontentare di casa nostra, perché, porca miseria maschio, capisco la primavera e lórmone e l'ansia di vedermi, ma dirmelo uns econdo prima di prenotare il biglietto no? E comunque verrà qui e si divertirà anche senza di me, ma un minimo di casa in ordine gliela devo far trovare.


Ecco, dopo tutto questo io mi sa che mi vado a fare un pisolo e al resto ci si pensa dopo. Ma ci risentiremo, anche se per un po'sto via. Vi aggiorneremo sull'anima slava in loco. (Marò, quanti paczki e kremowki ho intenzione di mangiarmi).

domenica 13 febbraio 2011

Delizie domenicali

Arrivare in ritardo a una prova senza starci con la testa, però ci sono arrivata con i capelli lavati, che non tutte le domeniche riesco.

Scoprire che un mucchio di gente è venuta alla manifestazione che abbiamo indetto, a vedere insieme a noi Il Corpo delle donne e poi con lo striscione viola (ma chi l' ha portato? Boh) andare a gridare basta in Piazza Dam.

Se ci fosse stata la Questura avrebbe detto che eravamo in 25, quindi sapete che era il doppio. Tutta gente nuova che ci ha trovati tramite il sito di Repubblica, molti ricercatori, laureati Dams, che ve lo dico a fare. A parte che ieri pare ci sia stata in Museumplein la manifestazione con un mucchio di altra gente che oggi poi non c' era. E una può anche chiedersi il senso di sdoppiarle, ma siamo italiani e non lo saremmo se non ci facessimo i feudi.

Bella la discussione, belli gli interventi, belli i partecipanti, anche quelli che non hanno parlato. Tanti maschi, alcuni con figli appresso (ai miei ho rinunciato, causa prova antecedente, non potevo andare anche a riprendermeli).

Poi a casa, riempire la lista di domande per la terapeuta di Ennio che domani viene per l' intake di Orso, che non ha problemi ma si comporta strano a scuola ultimamente e la maestra ha dato l' allarme. Ci darà, spero, consigli su come prenderlo quando si mette a fare l' incazzato autolesionista con botte di resistenza passiva.

Ricordo questa cosa che avevo scritto almeno 3 anni fa:
"Me l'ha insegnato Orso, il mio secondo cucciolo che fra un po' fa quattro anni. Orso è una roccia. A volte sta li e pensa e io a un certo punto, in primavera, mi chiedevo: ma io lo so cosa pensa quel bambino, che sta sempre zitto e pensa? L’ho chiesto a suo padre: Ma tu lo capisci Orso, lo sai cosa pensa? (che anche Orso padre è un gran taciturno, però nella vita sembra cavarsela in qualche modo, voglio dire, a me c'è riuscito a convinceri a venire quassù per lui, e allora ho pensato che forse tra laconici si capivano a modo loro). Lui riflette e mi fa: un po’ si. Beato te, io no. Poi invece ho capito che forse non saprò cosa pensa ma so molto bene, e a un livello puramente fisico e istintivo, quello che prova. E allora non me ne importa affatto di sapere a cosa pensi, basta che io percepisca se sta bene o male e che riesca ad intervenire in modo adeguato. Cosa che finora mi riesce.


Ma Orso si sta aprendo molto anche lui crescendo, ha smesso di farsi venire le crisi di rabbia, che si butta per terra e non riponde, e adesso parla un sacco. Però mi ha insegnato una cosa fondamentale che mi sta aiutando un sacco nella vita, checché ne pensi Don Stalin, che non deve arrabbiarsi se non lo ascolto, perché io sono e resto distratta."

Insomma, lui è cresciuto e cambiato tanto da allora, ma io resto col mio limite di capire in modo indefinito cosa sente ma non sapere cosa pensi, e lì una professionista può aiutarmi, specie una che già ci conosce tutti perchè segue Ennio.

E poi cena e gioco dopo cena:
lenticchie,

pastinaca stufata brevemente con olio e acqua e il coperchio sopra,

e frittelline col miele che Orso mi ha aiutato a fare e rivoltare.


Ho vinto io.