mercoledì 5 ottobre 2011

Il metodo Peppina e i pomodori


È da quest' estate, da quel tocchetto di vacanze al mare che ci siamo fatti in Abruzzo che ho una serie di cose da raccontarvi e non ci sono riuscita. E stamattina, che mi sono alzata alle 4 per finire una lista di indirizzi per una cosina carina che sto facendo, e per scrivere una lettera in cui elenco alla scuola i punti discussi e il mio punto di vista sulla questione e che adesso sto aspettando ceh Zauberei scriva il post su Vasco che ci ha annunciato ieri, ecco, sarà il caso che vi racconti del metodo Peppina e come mi ha aiutato quest' estate per fare i pomodori, così mi rassereno.

Peppina è mia nonna Settimia Maria Giuseppa (quella nata dopo Quartina, Quintina e Sestina, e prima di Ottorina), le sue sorelle l' hanno sempre chiamata così. E nei momenti di tenerezza, mio padre che passava il resto del tempo a litigarci, legati a doppio filo questa madre e questo figlio che non so voi, ma io mi ci rivedo tel quel, con solo in più il senno di poi, quando guardo me e un figlio a caso, mio padre, dicevo, nei momenti di tenerezza e solo dopo gli 85compiuti, la chiamava " Peppì!".

E pure io allora ho iniziato a chiamarla Peppina, no perchè nonna non mi piacesse, che tanto Nonna Peppa ce la chiamavano tutti quelli che non ci erano parenti, i parenti la chiamavano zia Peppina, perchè la vita come fregatura ha questo, che quando ti fa il dono di una vita lunga e sana, ti fa anche il vuoto intorno di tutti quelli che hanno condiviso dei pezzi di infanzia e gioventù con te, e allora ri chiamano nonna, ti chiamano zia, ma nessuno che ti chiami come ti hanno sempre chiamata tua mamma e le tue sorelle. Così ce la chiamavamo noi ed era nelle intenzioni un gesto appena più tenero, più dolce, più nostro, più a cozza, di quanto potesse fare chiunque altro. Come mia madre, che per esempio l'ha accolta, amata e accudita fino alla fine senza mai cavarne una botta di tenerezza, quella che lei aveva per sua madre e le sue sorelle e l' avrebbe volentieri trasferito alla suocera, ma eh, le suocere abruzzesi, povere donne, quanto stanno messe male, mia madre in Peppina ha davvero avuto un rapposto difficile, ma mai come quello tra Peppina e Nonna Amalia sua suocera, che veramente è stata the mother-in-fucker-law-from-hell. e certi traumi una dopo se li tresferisce, senza avere gli strumenti per farci qualcosa, nei suoi rapporti successivi.

Però anche se per questa distanza forse mai veramente voluta da entrambe e che però c' era, mia madre si è sempre rivolta a lei come Mamma o Mà, ma in terza persona la chiamava pure lei Peppina. Non so se ho chiarito bene, finora.

Ora, Peppina è sempre stata un tipo girandolone, devo aver preso da lei, e la sua specialità era trovare passaggi e fare l' autostop. Uno dice vabbè, una signora anziana mica la lasci a piedi e che pericolo ci potrà mai essere, ma questo non rende giustizia alla sua abilità nel chiedere e ottenere informazioni, conoscere tutto di tutti, ed è inutile che mio padre le desse della pettegola, perchè non era così e soprattutto aveva una grande tolleranza per i casi della vita, purchè non riguardassero il buon nome e la vita sessuale dei parenti stretti, che lì avevamo dei codici e dei delitti d' onore specifici. Ma Peppina, e anche in questo forse ho ripreso da lei, aveva una grande capacità di ascoltare, di beccare tutti i casi umani del mondo che si vengono a sfogare con te ed avere una buona parola per ognumo. il che non è che sia una bella cosa proprio tutte le volte, c' è da dire e lo dico, ma come diceva sempre lei, ti guadagni tanto paradiso. (Lei almeno al paradiso ci credeva).

"La sua frase di apertura tipica, quando mi riferiva di qualche caso umano era sempre:
Sospiro
"Eh," pausa.

"Bisogna compatire". E noi compativamo perchè di compassione ne abbiamo le cantine piene.

Si diceva comunque del metodo Peppina. In genere tutte le volte che una situazione si risolve grazie a un comportamento, imitazione o stile tipico di come Peppina affronata la vita con i suoi piccoli e grandi intoppi, noi parlavamo del metodo peppina.

Vi faccio un esemoio, il massimo è stato quando è andata in Canadà. A oltre 75 anni decise di andare a Vancouver a trovare la sorella Mariannina, emigrata nel 1922 e mai più rivista di persona, anche se lettere e telefonate hanno mantenuto per anni i contatti. Senza sapere una parola di inglese parte e arriva. Però per casini di orari, fusi orari, che ci appuri, i nipoti che sarebbero dovuti andare a prenderla non c' erano perchè sapevano un altro orario. E lei si ritrova l`^, mai preso un aereo in vita sua. c' è da dire, altri tempi, arriva esattamente dall' altra parte dell' emisfero e si ritrova cos`^.

Recupera le valige, alza un pelo la voce e chiede:
"C' è per caso qualcuno che parla italiano?"
Ce n' erano parecchi, si sono precipitati a farsi raccontare il perchè e il percome e quello che abitava più vicino se l' è caricata in macchina e l' ha consegnata dai parenti increduli che stavano per uscire giusto giusto in quel momento per andarla a prendere.

Il metodo Peppina quindi si può fondamentalmente riassumere nella massima biblica: chiedete e vi sarà dato. (A parte che tutta la gente che ha letto Statale 17, storie minime transumanti , specialmente molti anziani, che si e mi chiedevano come è possibile che io così giovane (vabbè, comunque di un' altra generazione) abbia raccontato cose che erano antiche già quando le vivevano loro, io rispondo semplicemente: metodo Peppina.

Quest' estate io avevo due grossi progetti: spararmi più mare possibile a Casalbordino e fare i pomodori da riportarmi. Per i pomodori in genere ho i miei giri e i miei fornitori, ma siccome ci hanno fracassato un finestrino ed era agosto e mancava il pezzo e non si sa quando arrivava, vi dico solo che con la signorina della Crglass a Milano ci saremmo anche potute fidanzare da quante volte al giorno ci telefonavamo per riaggiornaric, e siccome con un vetro rotto io i 100 km. per andare dal mio contadno preferito a prendere i pomodori non li potevo fare e siccome stavamo lì inchiodati intorno a Casalbordino di cui conosco solo la stazione dei carabinieri per fare la denuncia del vetro e la panetteria dove prendevamo le pizzette da portarci al mare, ecco, io l' ultimo giorno di vacanza in cui bisognava davvero decidere qualcosa sui pomodori e non sapevo bene cosa, ho applicato il metodo Peppina.

Mentre andavo in panetteria dopo una notte insonne in cui mettevo in fila tutti i dati e tutto quello che c' era da fare per regolarmi (non ci dimentichiamo che mi stavano arrivando da Roma l' Artista borderline e Mente Miscellanea, che ancora non conoscevo di persona, per venire a fare i pomodori e rischiavano di ritrovarsi abbandonati al bivio di Ofena al calar della notte) mi tocca fermarmi perchè un' autogru sul quel viottolo stretto di campagn deve scaricare un pallet di mattoni per una villetta lì vicino. Per cui applico il metodo e chiedo al signore che mi fa cenno che posso ripartire:
" Scusi, ma lei non sa se da queste part c' è qualcuno che vende i pomodori per fare le bottiglie? perchè sa, vengo dall' Olanda, devo farli prima di ripartire ma abbiamo avuto un problema con il vetro e se non li compro qui non ce la farò mai, però no sono pratica e così e cosà" che secondo me è la cosa che avrebbe fatto chiunque nella mia situazione a parte gli olandesi.

Insomma, in men che non si dica mi ritrovo davanti al padrone di casa, che lui è di qui e conosce, che mi porta dentro, dove ci sono tre signore linde e pinte a prendersi il caffè (che mi offrono ma rifiuto er non disturbare, fate conto che l' abbia preso) a cui ripeto tutta la storia, che mi cercano il numero del loro fornitore che però non ne ha per questa sera perchè li ha tutti prenotati, ma se mi va bene domani me li porta
"Guardi, non si preoccupi se voi andate al mare, li facciamo lasciare qui" mi fa la padrona di casa e io mi sento anche un pelo pelino cretina e commossa da tanta disponibilità, anche se la riconosco benissimo.

Il problema è che non so se ci arrivamo, a sera. Allora ci mettiamo tutti a pensare e il marito fa:
"Il marocchino".

Salta fuori che appena entrati in Casalbordino, dopo il bivio dei carabinieri, proprio sulla strada c' è un marocchino che ha la frutta e verdura, ma lavora la sua di campagna e magari lui ce li ha.

Ringrazio, saluto e vado verso il paese e a un certo punto lo vedo il negozio, "Da Antonio il tunisino", che già solo l' insegna meriterebbe un' analisi degna di menti migliori della mia che mi chiedo come si chiami veramente Antonio, tipico nome tunisino, nevvero? Ahmet? Abdil? Boh.

Insomma, Antonio tr telefonate e gente che va e viene, in quei due mintui che gli ci vogliono per darmi retta, ho capito che è assalito da tutte le signore e i loro mariti di Casalbordino che si raccomandano per farsi mettere da parte i pomodori e lui calcola, smista, tiene conto di quelli che raccoglieranno stasera e quelli di domani e quelli di domenica, che manco il software logistico della TNT.Mi rendo conto che è una causa persa.

Insomma, ci provo e l' Olanda, eil vetro e i bambini che devo tirar su e senza passata della mamma come si fa, e se lei avesse, perchè sa. devo partire ma non so neanche bene quando e in quel momento mi ritelefona la signorina della Carglass ma anche lì mi deve richiamare che forse forse ci mettiamo d' accordo con il riparatore e torno da Antonio che forse si chiama Ahmet o Abdil eccetera, e lui chiama la moglie per chiederle se lì, in garage, non ci sono ancora quelle tre casse che ha visto stamattina. Ci sono.

Chiama, sposta, richiama, risposta e mi dice di dare a sua moglie mezz' ora intanto che io faccio la spesa e me li porta. E pensare che non ho neanche usato la mia arma segreta:
"Lei che come è me è un emigrante lo sa vero, cosa significa riportarsi le cose buone di casa all' estero". Non m,e la sono sentita.

E in questo ho deviato dal vero metodo Peppina che della compassione e delllimmedesimazione faceva il suo perno. Gliel' ho detto però quando sono andata a riprendermi quelle tre casse di pomodori, 75 kg., 100 vasetti bormioli piccoli e grandi e così anche per quest' inverno stiamo a posto.

Anche se il prossimo anno mi devo ricordare di dire agli aiutanti che il barattolo non va riempito fino all' orlo o si gonfia il coperchio, ci entra l' aria e siamo rovinati. Il che eprò mi ha liberato una ventina di barattoli che riciclerò per le cotogne che mi ha dato mia suocera.

Perchè dopo la stagione dei pomodori viene quella delle cotogne e mia suocera è un po' come Peppina in questo che ha tante amiche con alberi da frutto in giardino e una di quelle le ha procurato le cotogne per me. Perchè veramente, senza il metodo Peppina io come li farei crescere questi poveri bambini, che se potessero mangerebbero pizza surgelata e hamburger tutti i santi giorni, ma gli tocca la madre che gli tocca e bisogna compatirli, povere anime?

6 commenti:

Giorgia ha detto...

Che ridere il metodo Peppina, e come ci rivedo tutta la mia genealogia, anche se veneta e non abruzzese!
Inutile scappare dalla provincia, a parte rare eccezioni siamo tutti legati a cordone ombelicale doppio alle nostre terre, famiglie e origini, e da espatriati la nostalgia si sente ancora di più.
Le tue povere anime ringrazieranno quando avranno raggiunto l'età della ragione culinaria, non preoccuparti!

Amedeo ha detto...

Barbara, ma dici sul serio?! Cosa abbiamo combinato: sono esplosi dei barattoli?! Oddio, ma seria?!
Ma non ci posso credere, guardi, signora mia, uno com a 'mmi, che 'sse cose le facea da quanno teneva cing'anni, non ce se po' crede ...
(però t'avevo detto, cazzarola, che io ero solito fare le bottiglie e non i barattoli, dovevi esprimerti più chiaramente!!!)

ps: sto morendo dal ridere

romì ha detto...

ti adoro!

merendasinoira ha detto...

:-)

Mammamsterdam ha detto...

Ame, lo so, pure io vengo dalle bottiglie e poi ho capito che i barattoli e le bottiglie con il coperchio a vite non vanno riempiti completamente o si erpandono. L' unica cosa che succede è che la capsula del tappo si gonfia per la pressione interne, non chiude più benissimo e quindi ci entra dell' aria che fa muffa o acido, ma nessun pericolo, appena apri il barattolo te ne accorgi al volo.

Nulla da fare, come tutte le cose che uno fa automaticamente, cambiare il metodo ti frega, io non ci avevo minimamente pensato, comunque si tratta di una piccola serie di barattoli piccoli, devono essere stati gli ultimissimi.

Dome ha detto...

Allora ti conviene fare in fretta un giro dei barattoli e consumare quelli che hanno la capsula gonfia, se ancora buoni.