Mia cognata ungherese, povera donna, che è pure incinta e ci vuole poco per impressionarsi, sta ancora stranita.
Ieri mattina dai nonni segue il figlio duenne in camera dei cuginetti (i miei) per dargli il benvenuto e da un certo individuo specifico si sente bofonchiare come salutoi del mattino:
"What the f**k?"
Poi dicono che i bambini di oggi imparano subito le lingue.
Oggi pomeriggio, mentre seduto in terra davanti alla porta aperta si metteva le scarpe per uscire, predicava a Porky, un bassottino sedicenne più pestifero di lui ereditato da mia suocera, che non gli sembrava vero svincolare e farsi un giro fuori, sapendo che non può:
"Porky sta cercando di andare dalla sua padrona".
E poi voltandosi verso il cane con voce forte e determinata:
"Porky, la tua padrona è MORTA".
Una povera madre non fa a tempo a scendere a patti con i presunti disturbi di figlio 1, che figlio 2 decide di recuperare il terreno perduto.
Spero comunque che voialtri abbiate trascorso un bel weekend rilassante come il nostro in campagna. Che ogni volta che mi trovo su, in autunno, inverno, primavera o estate, mi viene sempre la tentazione di cambiar vita e stressarmi di meno, pensando all'idillio del paesino. Per fortuna dopo 3 giorni di mal di testa (troppo poco stress, evidentemente mi fa male) e grandi pisoli, mi passa.
domenica 19 settembre 2010
venerdì 17 settembre 2010
"Lei scrive cose su di me, mi piace", 'Il nostro è un rapporto di tipo intellettuale"
Ecco, se qualcuno capitasse qui oggi per la prima volta, questo mi sembra un ottimo riassunto delle puntate precedenti. È l'intervista che il quotidiano Het Parool di ieri ci ha fatto per la rubrica settimanale: Genitore e figlio.
(Onestamente, da quando ci hanno intervistati mi sono chiesta se Ennio avrebbe detto cose che ci avrebbero mandato per direttissima le assistenti sociali a casa. Interessante quello che tuo figlio racconta di te a un`estranea.

(la foto in versione veri duri è di Harmen de Jong: http://www.harmendejong.nl)
(Ennio, 8 anni)Mia madre è italiana e mio padre olandese. Con mia madre parlo soprattutto italiano, ma l'olandese lo so meglio. Prima mio padre non parlava italiano tanto bene, ma poi gli ho insegnato un paio di parole e improvvisamente è migliorato molto.
Ogni estate andiamo in vacanza in Italia, in macchina ascoltiamo gli audiolibri di Harry Potter. Quest'anno abbiamo ascoltato Crociata in jeans. A me e a mio fratello piccolo piace ascoltare gli stessi libri, ma io leggo libri molto più difficili. Mi piace un sacco Topolino ma lui non può ancora leggerlo.
In Italia abbiamo dormito da mia nonna, che ci aveva preso in affitto un appartamento. Una volta avevamo una casa, ma adesso si è tutta rotta per via del terremoto dello scorso anno. Non possiamo più dormirci, ma ci siamo entrati. Durante il terremoto io ero in Olanda e per fortuna anche nonna era appena arrivata in Olanda, altrimenti finiva sotto le pietre.
Durante le vacanze a volte sono stato a scuola in Italia, è stato bello. Non potevo capire tutto, ma è anche vero che non dovevo fare quasi niente. E siccome ero in vacanza non dovevo fare i compiti. Le scuole lì sono molto diverse, i bambini o pranzano a scuola, o vanno a casa prima di pranzo, ma poi devono anche fare i compiti a casa. E tornarci anche il sabato.
A scuola vado alla De Kleine Kapitein in Java Eiland, ma abito a Noord. Prima sono andato in un'altra scuola ma non mi sono trovato bene e poi sono venuto in questa scuola. Quando ero nel gruppo 3 abbiamo traslocato a Noord. I miei genitori vogliono che l'anno prossimo vado a una scuola a Noord, ma non sono molto contento. Lì non ho nessun amico.
A mia madre piace il teatro. Poi non ho molte cose da dire su di lei. Dà lezioni di cucina. Ed è molto allegra, ma a volte a teatro magari deve far finta di essere triste.
Ogni giorno a cena ci diciamo qual'era la cosa più bella e quella più brutta della giornata. Qualche volta ce lo dimentichiamo, ma poi qualcuno se lo ricorda e dobbiamo farlo. Io lo trovo noioso, perché allora non possiamo giocare con i lego. Oppure non so cosa raccontare. Mia madre invece si, ha anche un blog. Ci scrive cose, anche su di me. E questo mi piace.
Che voglio fare da grande? Io penso che farò il senzatetto. Non so perché lo penso. Mi sono anche immaginato che quando i miei genitori muoiono, io vengo ad abitare qui.
(Barbara, 43 anni) Cerco di rendere i miei figli indipendenti, lo considero il mio dovere di madre fare in modo che i tuoi figli possano cavarsela nella vita anche senza di te.
L'anno scorso ho detto a Ennio: fra undici anni vai a vivere da solo ed avrai una casetta tua. Mi ha risposto che sarebbe rimasto a vivere qui e che voleva fare il casalingo. A partire dal suo ottavo compleanno cerco di insegnargli a cucinare una volta alla settimana. In realtà finora è stato un fallimento, ci rifaremo in futuro. A scuola ha imparato a fare qualche cosetta per l'aperitivo, tipo le uova sode con la maionese, questo tipo di cose sa farle. In questo momento Ennio è in una fase di crescita, vuole tutto e niente, e io lo lascio libero di decidere cosa vuole dalla vita.
Nella nostra casa in Italia davo lezioni di cucina, ma adesso con il terremoto si è danneggiata. La casa l'abbiamo ricomprata quando sono nati i bambini, improvvisamente volevo che avessero un posto in Italia in cui stare insieme. A causa delle lesioni non possiamo entrarci e le riparazioni andranno per le lunghe.
Berend e io siamo linguisti di formazione e facciamo del nostro meglio per trasmettere l'italiano ai bambini. Un paio di volte li ho mandati a scuola in Italia e i progressi sono veramente enormi.
Io stessa sono figlia di una madre polacca e di un padre italiano. Non ho mai voluto diventare la madre italiana protettiva e superpreoccupata che sta sempre a strillare "non correre che cadi, non giocare, che sudi". Ma quello che sicuramente non voglio trasmettere ai bambini è questo culto della medietà tipicamente olandese, "fai normale che è fin troppo eccentrico quello". In quanto famiglia mista non
saremo mai la famiglia media.
In Ennio riconosco delle cose di me. Lui è sensibile e fragile, ma contemporaneamente ha questo forte senso di appartenenza al gruppo. Per me questo culto del gruppo così tipicamente italiano l'ho sempre trovato troppo pesante, ma dopo il terremoto mi sono anche resa conto che il posto da cui vengo può determinare moltissimo chi sono.
Lui è un bambino che può esprimere tutto a parole e io cerco di incoraggiarlo in questo. In questo periodo pensa molto alla morte. È un bambino felice, ma riflette molto sulle cose. Mentre con Orso è una cosa di sentimenti, con Ennio ho più un rapporto di tipo intellettuale.
Ormai sono due anni che abitiamo a Noord, ma ancora non ci siamo ambientati. Ci sono parecchi bambini qui a Noord che vanno a scuola a Java Eiland perché è la scuola a indirizzo Dalton più vicina. Se ci sarà posto dall'anno prossimo andrà probabilmente alla Montessori qui a Noord e penso che i nuovi amici verranno da sé.
(Onestamente, da quando ci hanno intervistati mi sono chiesta se Ennio avrebbe detto cose che ci avrebbero mandato per direttissima le assistenti sociali a casa. Interessante quello che tuo figlio racconta di te a un`estranea.

(la foto in versione veri duri è di Harmen de Jong: http://www.harmendejong.nl)
(Ennio, 8 anni)Mia madre è italiana e mio padre olandese. Con mia madre parlo soprattutto italiano, ma l'olandese lo so meglio. Prima mio padre non parlava italiano tanto bene, ma poi gli ho insegnato un paio di parole e improvvisamente è migliorato molto.
Ogni estate andiamo in vacanza in Italia, in macchina ascoltiamo gli audiolibri di Harry Potter. Quest'anno abbiamo ascoltato Crociata in jeans. A me e a mio fratello piccolo piace ascoltare gli stessi libri, ma io leggo libri molto più difficili. Mi piace un sacco Topolino ma lui non può ancora leggerlo.
In Italia abbiamo dormito da mia nonna, che ci aveva preso in affitto un appartamento. Una volta avevamo una casa, ma adesso si è tutta rotta per via del terremoto dello scorso anno. Non possiamo più dormirci, ma ci siamo entrati. Durante il terremoto io ero in Olanda e per fortuna anche nonna era appena arrivata in Olanda, altrimenti finiva sotto le pietre.
Durante le vacanze a volte sono stato a scuola in Italia, è stato bello. Non potevo capire tutto, ma è anche vero che non dovevo fare quasi niente. E siccome ero in vacanza non dovevo fare i compiti. Le scuole lì sono molto diverse, i bambini o pranzano a scuola, o vanno a casa prima di pranzo, ma poi devono anche fare i compiti a casa. E tornarci anche il sabato.
A scuola vado alla De Kleine Kapitein in Java Eiland, ma abito a Noord. Prima sono andato in un'altra scuola ma non mi sono trovato bene e poi sono venuto in questa scuola. Quando ero nel gruppo 3 abbiamo traslocato a Noord. I miei genitori vogliono che l'anno prossimo vado a una scuola a Noord, ma non sono molto contento. Lì non ho nessun amico.
A mia madre piace il teatro. Poi non ho molte cose da dire su di lei. Dà lezioni di cucina. Ed è molto allegra, ma a volte a teatro magari deve far finta di essere triste.
Ogni giorno a cena ci diciamo qual'era la cosa più bella e quella più brutta della giornata. Qualche volta ce lo dimentichiamo, ma poi qualcuno se lo ricorda e dobbiamo farlo. Io lo trovo noioso, perché allora non possiamo giocare con i lego. Oppure non so cosa raccontare. Mia madre invece si, ha anche un blog. Ci scrive cose, anche su di me. E questo mi piace.
Che voglio fare da grande? Io penso che farò il senzatetto. Non so perché lo penso. Mi sono anche immaginato che quando i miei genitori muoiono, io vengo ad abitare qui.
(Barbara, 43 anni) Cerco di rendere i miei figli indipendenti, lo considero il mio dovere di madre fare in modo che i tuoi figli possano cavarsela nella vita anche senza di te.
L'anno scorso ho detto a Ennio: fra undici anni vai a vivere da solo ed avrai una casetta tua. Mi ha risposto che sarebbe rimasto a vivere qui e che voleva fare il casalingo. A partire dal suo ottavo compleanno cerco di insegnargli a cucinare una volta alla settimana. In realtà finora è stato un fallimento, ci rifaremo in futuro. A scuola ha imparato a fare qualche cosetta per l'aperitivo, tipo le uova sode con la maionese, questo tipo di cose sa farle. In questo momento Ennio è in una fase di crescita, vuole tutto e niente, e io lo lascio libero di decidere cosa vuole dalla vita.
Nella nostra casa in Italia davo lezioni di cucina, ma adesso con il terremoto si è danneggiata. La casa l'abbiamo ricomprata quando sono nati i bambini, improvvisamente volevo che avessero un posto in Italia in cui stare insieme. A causa delle lesioni non possiamo entrarci e le riparazioni andranno per le lunghe.
Berend e io siamo linguisti di formazione e facciamo del nostro meglio per trasmettere l'italiano ai bambini. Un paio di volte li ho mandati a scuola in Italia e i progressi sono veramente enormi.
Io stessa sono figlia di una madre polacca e di un padre italiano. Non ho mai voluto diventare la madre italiana protettiva e superpreoccupata che sta sempre a strillare "non correre che cadi, non giocare, che sudi". Ma quello che sicuramente non voglio trasmettere ai bambini è questo culto della medietà tipicamente olandese, "fai normale che è fin troppo eccentrico quello". In quanto famiglia mista non
saremo mai la famiglia media.
In Ennio riconosco delle cose di me. Lui è sensibile e fragile, ma contemporaneamente ha questo forte senso di appartenenza al gruppo. Per me questo culto del gruppo così tipicamente italiano l'ho sempre trovato troppo pesante, ma dopo il terremoto mi sono anche resa conto che il posto da cui vengo può determinare moltissimo chi sono.
Lui è un bambino che può esprimere tutto a parole e io cerco di incoraggiarlo in questo. In questo periodo pensa molto alla morte. È un bambino felice, ma riflette molto sulle cose. Mentre con Orso è una cosa di sentimenti, con Ennio ho più un rapporto di tipo intellettuale.
Ormai sono due anni che abitiamo a Noord, ma ancora non ci siamo ambientati. Ci sono parecchi bambini qui a Noord che vanno a scuola a Java Eiland perché è la scuola a indirizzo Dalton più vicina. Se ci sarà posto dall'anno prossimo andrà probabilmente alla Montessori qui a Noord e penso che i nuovi amici verranno da sé.
Il compleanno delle maestre e weekend incombente
Le maestre del doposcuola hanno deciso di organizzare una festa collettiva di compleanno e hanno invitato ieri tutti i bambini e genitori, anche quelli che il giovedì non ci vanno.
E così proprio ieri che speravo di riportarmeli a casa e dimenticare il mondo fino a sera(e sono arrivata in ritardo a prenderli, in quanto mattina spostarella e trafficata, ma la maestra di Ennio manco se ne è accorta in quanto lui era trattenuto in classe per finire dei compiti su cui aveva folleggiato), abbiamo avuto giusto il tempo di rientrare, fare merenda, travestirci (che al compleanno della maestra si può andare a scuola in costume), ritrascinare Orso fuori che voleva portarsi costruzioni complicatissime, enormi ed instabili di lego per farle vedere e ogni volta c'è una discussione ed arrivare alla festa.
Abbiamo persino comprato le rose arancioni per le maestre (nuova discussione con Orso, che voleva un bouquet specialissimo e a parte per Anouk, suo amore dal nido e adesso se la ritrova al doposcuola magnum cum gaudio, ma non se ne è fatto nulla).
Ce ne siamo tenute 4 per noi in macchina + una per Dafna, da cui sarei passata in libreria a comprare het Parool, un quotidiano del pomeriggio (che io la mattina entro in edicola tutta zompettante, perché io e Ennio siamo stati intervistati per la rubrica "genitore e figlio" e me ne sono scordata già due volte che esce oggi e mi fanno non c'è, esce di pomeriggio, e poi io tra una corsa e l'altra me ne ero dimenticata, per fortuna ho chiamato Dafna per un ordine di grammatiche tedesche per un corso che mi comincia la settimana prossima e lei mi fa: siete bellissimi nella foto e io: mettimene da parteee 5 copieeee, ma ne aveva una sola).
E Orso fa: ma se le regali la rosa il giornale non te lo fa pagare e io noooo, il giornale devo pagarlo, che c'entra, tranne che aveva ragione lui e me l'ha regalato.
Café DosMarnixstraat angolo Willemstraat
che oltre alle tapas buone assai e la vista idilliaca dai finestroni, hanno un sacco di libri per bambini, le matite per colorare e il barista pescarese e cosa vogliamo di più?
Se non che in fase scarico e salita masserizia all'ospite padre hanno fatto sparire la borsa con il computer che uno bestemmia, pensa al file segreto con tuttele passord e i codici pin criptati ma sempre lì a portata di tutti, e soprattutto il trauma che ti voltei un attimo e non c'è nessuno nei paraggi e tracchete. che è sempre un trauma anche se purtroppo fa parte della sindrome da emigrazione che i primi tempi tutte le sfighe sono le tue perché sei troppo preso a guardare, assorbire, organizzarti e sopravvivere per stare attento alle cose a cui normalmente neanche devi badare perché le hai che vanno autonomamente.
Basta? Basta, perché siamo crollati a dormire come dei sassi. E oggi partiamo per il weekend dai nonni per festeggiare il nonno compleannardo, e quindi fino a lunedi non ci sentiamo.
Divertitevi pure voi questo weekend.
martedì 14 settembre 2010
"I bambini mi odiano"
"Isis mi racconta sempre quanto la fa ridere Ennio a scuola", mi fa una collega madre mentre ce li riprendiamo daldoposcuola il venerdì pomeriggio, che mancano tre minuti alla chiusura eppure ci vorrebbe un carrarmato per trascinarli fuori.
Mi fa piacere. Ennio è vero che ha questa strategia di accettazione di fare il clown, però si capisce che in qualche modo funziona.
Mi ricorda mio padre in collegio, il ragazzino più piccolo e magro di tutti, zoppo e orfano, che per difendersi e farsi amici i grandi si era:
a) specializzato in aprire i lucchetti degli armadietti, perché tutti, ma proprio tutti prima o poi si perdevano la chiave ed erano costretti a farsi aiutare da lui
b) faceva il simpatico e lo spiritoso ed è stato per tutta la vita l'anima delle feste. Poi uno dice Mendel.
Però lo stesso Ennio è da lunedi scorso che ogni mattina ne ha una. Si capisce che non vuole andare a scuola e ogni volta bisogna massaggiargli l'anima, e a me dispiace, e gli racconto che anch'io a scuola mi maltrattavano, ma che avevo anche degli amici con cui mi divertitivo. Lo sa, gli interessa, ma non gli risolve il problema contingente.
Ieri, dramma.
"Vieni a vestirti nel lettone che ne parliamo".
"Io non voglio andare a scuola".
Me lo coccolo, lo accarezzo, lo cullo, lo massaggio, gli spiego che devo andare a lavorare fuori Amsterdam e che se non sta platealmente male non può restare a casa. Gli chiedo qual'è veramente il problema.
"I bambini mi odiano".
La mia prima reazione è di compiacimento per la scelta lessicale, perché ce la stiamo facendo tutta in italiano. La seconda reazione è: finalmente che esce fuori, perché core de mamma, è chiaro che l'ho sempre sospettata una cosa del genere.
"Quali bambini esattamente?"
"Grlbl, blrgl blrbleg" mastica nel lenzuolo.
"Amore, io così non ti capisco, dai ripetimelo" (signore dammi la pazienza e meno male che oggi devo esserci alle 9.30 e non prima, dove devo essere).
"Capo, vieni a sentire".
"Ennio, dai, diccelo".
"I bambini più grandi" e quelli li conosco tutti, ce ne sono un paio in effetti.
"Che ti fanno?"
Insomma, pare lo prendano in giro e lo deridano, ordinaria amministrazione. Magari lo ignorano e basta.
"E poi anche in classe mia A, B, C e D".
Pure D, ma come, erano amici, ci siamo persino trovati simpatici noi genitori e che è, è stato pure al suo compleanno.
Il capo annuisce. Si, ha capito di cosa stanno parlando.
"Senti, ci sono due cose: ci sono dei bambini che maltrattano gli altri a scuola e quelli sono semplicemente stronzi, capita. Spesso ce ne sono altri che li seguono, o comunque non ti difendono semplicemente perché hanno paura. Hanno paura che poi vengono presi di mira loro".
Eh, figlio mio, le dinamiche di gruppo, che cosa complicata.
"Poi c'è un'altra cosa: ci sono dele maestre e dei maestri speciali che aiutano i bambini a imparare a rispondergli a quelli che ti prendono in giro. Lo sai che me l'ha detto la maestra Colinda tanto tempo fa, se ci volevi andare, perché possono insegnarti dei trucchi per difenderti".
Mi sembra interessato.
Poi a scuola tre secondi dopo entrato lo vedevo giocare, scherzare e ridere, e al volo ho avvertito la maestra che ci sono state delle crisi (ne avevamo parlato tempo fa), che finalmente ha detto che dipende dagli altri bambini e lei mi ha promesso di starci attenta.
"Capo, ho fatto bene a dirgli dello psicologo?"
"Si, ma io pensavo, se la situazione escala, di parlarne con la coordinatrice interna. Perché quel gruppetto lì in classe sua ha preso veramente di mira S. e credo che Ennio segua di conseguenza. E la scuola deve saperlo e fare qualcosa".
S. è l'amichetto preferito, un bambino d'oro, intelligente, sensibile, curioso. E con i genitori che hanno appena divorziato e anche se ha l'aria serena a casa nostra verso sera non si sente tranquillo da rimanere a dormire e delle volte lo vedo triste anche lui.
"Senti, seguiamo entrambi i percorsi. La scuola quando serve la metteremo di mezzo, ma sono 4 anni ormai che ci giriamo intorno, proviamo a chiedere consiglio a qualcuno".
Prché l'altra cosa che ho fatto a tempo a raccontargli ieri mattina è che da qualche mese da una maestra così che mi fa fare gli esercizi per non arrabbiarmi e non offendermi più ci sto andando anch'io, che mi sta davvero aiutando e che forse ne possiamo trovare una apposta per i bambini.
Mi è sembrato interessato. L'impegnativa del medico di famiglia e la lista di indirizzi ce l'ho da qualche parte, adesso toccherà ritrovarla.
(Continuo a pensare che forse sia esagerato portare un bambino dallo psicologo perché è eccessivamente sensibile, ma se io a 43 anni vedo risultati strabilianti dopo relativamente poche sedute e mi sento più sicura di me e vivo e comunico meglio, perché fargli fare tutta la via crucis anche a lui? Because it builds charachter? Non so, troppo carattere forse fa male pure lui).
Mi fa piacere. Ennio è vero che ha questa strategia di accettazione di fare il clown, però si capisce che in qualche modo funziona.
Mi ricorda mio padre in collegio, il ragazzino più piccolo e magro di tutti, zoppo e orfano, che per difendersi e farsi amici i grandi si era:
a) specializzato in aprire i lucchetti degli armadietti, perché tutti, ma proprio tutti prima o poi si perdevano la chiave ed erano costretti a farsi aiutare da lui
b) faceva il simpatico e lo spiritoso ed è stato per tutta la vita l'anima delle feste. Poi uno dice Mendel.
Però lo stesso Ennio è da lunedi scorso che ogni mattina ne ha una. Si capisce che non vuole andare a scuola e ogni volta bisogna massaggiargli l'anima, e a me dispiace, e gli racconto che anch'io a scuola mi maltrattavano, ma che avevo anche degli amici con cui mi divertitivo. Lo sa, gli interessa, ma non gli risolve il problema contingente.
Ieri, dramma.
"Vieni a vestirti nel lettone che ne parliamo".
"Io non voglio andare a scuola".
Me lo coccolo, lo accarezzo, lo cullo, lo massaggio, gli spiego che devo andare a lavorare fuori Amsterdam e che se non sta platealmente male non può restare a casa. Gli chiedo qual'è veramente il problema.
"I bambini mi odiano".
La mia prima reazione è di compiacimento per la scelta lessicale, perché ce la stiamo facendo tutta in italiano. La seconda reazione è: finalmente che esce fuori, perché core de mamma, è chiaro che l'ho sempre sospettata una cosa del genere.
"Quali bambini esattamente?"
"Grlbl, blrgl blrbleg" mastica nel lenzuolo.
"Amore, io così non ti capisco, dai ripetimelo" (signore dammi la pazienza e meno male che oggi devo esserci alle 9.30 e non prima, dove devo essere).
"Capo, vieni a sentire".
"Ennio, dai, diccelo".
"I bambini più grandi" e quelli li conosco tutti, ce ne sono un paio in effetti.
"Che ti fanno?"
Insomma, pare lo prendano in giro e lo deridano, ordinaria amministrazione. Magari lo ignorano e basta.
"E poi anche in classe mia A, B, C e D".
Pure D, ma come, erano amici, ci siamo persino trovati simpatici noi genitori e che è, è stato pure al suo compleanno.
Il capo annuisce. Si, ha capito di cosa stanno parlando.
"Senti, ci sono due cose: ci sono dei bambini che maltrattano gli altri a scuola e quelli sono semplicemente stronzi, capita. Spesso ce ne sono altri che li seguono, o comunque non ti difendono semplicemente perché hanno paura. Hanno paura che poi vengono presi di mira loro".
Eh, figlio mio, le dinamiche di gruppo, che cosa complicata.
"Poi c'è un'altra cosa: ci sono dele maestre e dei maestri speciali che aiutano i bambini a imparare a rispondergli a quelli che ti prendono in giro. Lo sai che me l'ha detto la maestra Colinda tanto tempo fa, se ci volevi andare, perché possono insegnarti dei trucchi per difenderti".
Mi sembra interessato.
Poi a scuola tre secondi dopo entrato lo vedevo giocare, scherzare e ridere, e al volo ho avvertito la maestra che ci sono state delle crisi (ne avevamo parlato tempo fa), che finalmente ha detto che dipende dagli altri bambini e lei mi ha promesso di starci attenta.
"Capo, ho fatto bene a dirgli dello psicologo?"
"Si, ma io pensavo, se la situazione escala, di parlarne con la coordinatrice interna. Perché quel gruppetto lì in classe sua ha preso veramente di mira S. e credo che Ennio segua di conseguenza. E la scuola deve saperlo e fare qualcosa".
S. è l'amichetto preferito, un bambino d'oro, intelligente, sensibile, curioso. E con i genitori che hanno appena divorziato e anche se ha l'aria serena a casa nostra verso sera non si sente tranquillo da rimanere a dormire e delle volte lo vedo triste anche lui.
"Senti, seguiamo entrambi i percorsi. La scuola quando serve la metteremo di mezzo, ma sono 4 anni ormai che ci giriamo intorno, proviamo a chiedere consiglio a qualcuno".
Prché l'altra cosa che ho fatto a tempo a raccontargli ieri mattina è che da qualche mese da una maestra così che mi fa fare gli esercizi per non arrabbiarmi e non offendermi più ci sto andando anch'io, che mi sta davvero aiutando e che forse ne possiamo trovare una apposta per i bambini.
Mi è sembrato interessato. L'impegnativa del medico di famiglia e la lista di indirizzi ce l'ho da qualche parte, adesso toccherà ritrovarla.
(Continuo a pensare che forse sia esagerato portare un bambino dallo psicologo perché è eccessivamente sensibile, ma se io a 43 anni vedo risultati strabilianti dopo relativamente poche sedute e mi sento più sicura di me e vivo e comunico meglio, perché fargli fare tutta la via crucis anche a lui? Because it builds charachter? Non so, troppo carattere forse fa male pure lui).
domenica 12 settembre 2010
Famiglie con due mamme: cosa gli chiedereste?
Ongi tanto mi capita in blog, forum e altro spezzare una lancia sulle coppie di donne che a un certo punto decidono di riprodursi tramite donatore e creare una famiglia con due mamme. perché a scuola ne abbiamo una in ogni classe dei figli e a me non sembra che queste mamme siano meno mamme di tutte le altre, come non mi sembra che ai loro figli manchi qualcosa o siano meno felici e spensierati degli altri.
Poi è uscita fuori tutta la discussione su Gianna Nannini e il si e il no eccetera, e a me è venuto in mente di intervistarle queste coppie di mamme, con cui passiamo sempre sotto silenzio la cosa e non ne parliamo, anche perché ci incontriamo sempre e solo davanti alla scuola e magari non c'è occasione.
Solo che oggi abbiamo fatto il pic-nic dei vecchi vicini di Java Eiland e addirittura dalla Frisia sono venute le prime due mamme senza papà che abbiamo conosciuto, che hanno prima avuto un bimbo poco più grande di orso, e poi due gemelli, e poi sono andate a vivere in campagna, come mi dicono che fanno spesso le coppie lesbiche che si danno alla vita bucolica. E io che mi chiedo sempre che tipo di accettazione abbiano in campagna rispetto alla grande città Amsterdam.
Queste due madri le ho sempre frequentate e coltivate pochissimo, ma erano molto amiche nonché vicine della mia amica M. quindi un po' di fatti loro li so. Secondo l'amica M. si vedeva che la madre che li aveva partoriti aveva preso il ruolo di mamma mentre l'altra faceva un po' da papà. Io questa impressione non l'avevo e la prendo con le molle perché M. è una che ha spesso idee strane, ma che ci vogliamo fare, ognuno ha le sue.
E poi ho sempre il complesso dell'impicciona, nonché quello del confessore e quindi tendo a non volerle chiedere le cose a meno che non vengano a raccontarmele. Però qualcuno meno discreto di me delle domande oggi deve averle fatte e ho sentito portata dal vento la parola 'donatore'.
Allora poi mi sono decisa e ho chiasto alla mamma due se le poteva interessare partecipare a un'intervista, isnomma, tutto il progetto che io le mando delle domande sulla loro decisione, i criteri di scelta, le eventueli difficoltà, fonti di informazioni, e poi anche la vita dopo con i bambini, se si sono sentite stigmatizzate, se i bambini hanno cominicato a fare domande, cose del genere. Perché è comunque una scelta di maternità molto consapevole e ragionata, mi sembra, se devi metter su tutto l'ambaradan.
Lei ne è stata entusiasta, quindi intanto ci voglio pensare molto bene alle domande che vorrei fare a loro e poi alle altre due famiglie che conosco, perché penso che quello che qui è una cosa comunque relativamente accettata, soprattutto come riconoscimento legale della famiglia, intendo (ma non so i dettagli) da noi è talmente tanto fantascienza che manco sulla questione Nannini si affrontano le domande vere.
Insomma, se anche a voi vengono in mente delle cose da chiedere in modo civile ed educato, cominciate a mettermele tra i commenti le vostre domande che poi rielaboro.
Poi è uscita fuori tutta la discussione su Gianna Nannini e il si e il no eccetera, e a me è venuto in mente di intervistarle queste coppie di mamme, con cui passiamo sempre sotto silenzio la cosa e non ne parliamo, anche perché ci incontriamo sempre e solo davanti alla scuola e magari non c'è occasione.
Solo che oggi abbiamo fatto il pic-nic dei vecchi vicini di Java Eiland e addirittura dalla Frisia sono venute le prime due mamme senza papà che abbiamo conosciuto, che hanno prima avuto un bimbo poco più grande di orso, e poi due gemelli, e poi sono andate a vivere in campagna, come mi dicono che fanno spesso le coppie lesbiche che si danno alla vita bucolica. E io che mi chiedo sempre che tipo di accettazione abbiano in campagna rispetto alla grande città Amsterdam.
Queste due madri le ho sempre frequentate e coltivate pochissimo, ma erano molto amiche nonché vicine della mia amica M. quindi un po' di fatti loro li so. Secondo l'amica M. si vedeva che la madre che li aveva partoriti aveva preso il ruolo di mamma mentre l'altra faceva un po' da papà. Io questa impressione non l'avevo e la prendo con le molle perché M. è una che ha spesso idee strane, ma che ci vogliamo fare, ognuno ha le sue.
E poi ho sempre il complesso dell'impicciona, nonché quello del confessore e quindi tendo a non volerle chiedere le cose a meno che non vengano a raccontarmele. Però qualcuno meno discreto di me delle domande oggi deve averle fatte e ho sentito portata dal vento la parola 'donatore'.
Allora poi mi sono decisa e ho chiasto alla mamma due se le poteva interessare partecipare a un'intervista, isnomma, tutto il progetto che io le mando delle domande sulla loro decisione, i criteri di scelta, le eventueli difficoltà, fonti di informazioni, e poi anche la vita dopo con i bambini, se si sono sentite stigmatizzate, se i bambini hanno cominicato a fare domande, cose del genere. Perché è comunque una scelta di maternità molto consapevole e ragionata, mi sembra, se devi metter su tutto l'ambaradan.
Lei ne è stata entusiasta, quindi intanto ci voglio pensare molto bene alle domande che vorrei fare a loro e poi alle altre due famiglie che conosco, perché penso che quello che qui è una cosa comunque relativamente accettata, soprattutto come riconoscimento legale della famiglia, intendo (ma non so i dettagli) da noi è talmente tanto fantascienza che manco sulla questione Nannini si affrontano le domande vere.
Insomma, se anche a voi vengono in mente delle cose da chiedere in modo civile ed educato, cominciate a mettermele tra i commenti le vostre domande che poi rielaboro.
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sabato 11 settembre 2010
Cenare senza cucinare
Bene, si può. Detto da quella che no, assolutamente, pacchetti, barattoli, robe prepronte, premasticate, predigerite e piene di E-numeri sospetti che nessuno ti dice cosa sono e quanto male ti fanno (e per chi legge l'olandese o il francese, c'è una guida fenomenale, in Olanda pubblicata dalla rivista Bouillon! che adesso esiste anche come applicazione i-phone, e che ti dice esattamente cosa sono quei numeri europei, e se ricerche hanno dimostrato se sono innocui, meglio lasciarli perdere, o non si sa bene quindi arrangiati).
Ma dicevo.
Settimana dura, anzi durissima, si rilavora, il libro autoprodotto sulle ricette e racconti abruzzesi di famiglia preme come un pazzo per venir fuori e tocca assecondarlo nei ritagli di tempo, le attività pomeridiane ricominciano e sappiamo che fare le lezioni di prova è peggio che poi portarceli definitivamente, tocca approntare la logistica. Mercoledì 4 lezioni da mezzora alla scuola di musica e io avanti e indré dalla macchina alla scuola per cambiargli aula, scambiare mezza parola con gli insegnanti ecc. Alle 18.30 mi sono addormentata sul divano della sala d'aspetto a nuoto mentre gli altri genitori parlavano di scuola calcio. Mi ha svegliata una telefonata).
Ma che tté faaa na poooora mammme? Come diceva la povera zia Vittoria.
Insomma, la povera mamma venerdì pomeriggio, grazia al capo che mette la macchina a disposizione, ne approfitta per mettersi in coda nel traffico per comprare calzoncini sportivi alle belve, che non se ne può più del patema mercoledi e venerdi 'azzo hanno ginnastica, dove sa la roba, e la roba non si trova. E belva One è in brache di tela e qualche paio di pantaloni e magliette a maniche lunghe non guastano. Belva Two ha ereditato e per ora non so ma ha 'armadio strapieno, occupato dall'ospite, quindi una bonifica la rimando a dopo.
Sono finita al Maxis, l'unica cosa che ho qui sottomano che assomiglia a quei centri commerciali dove arrivi solo in macchina, trovi di tutto di più per la spesa più il Burger King (una volta avevano la nursery, ora non più) e l'autolavaggio. Dov non paghi parcheggio. Dove oltre a due negozi di robe sportive, due supermercati, l'Hema, il Toy R Us, un gigante dell'animale domestico in cui non sono mai entrata, un paio di elettordomestici, trovo Villa Happ che è un negozio di vestiti per bambini un pelino più fighetto dei miei soliti H7M, C&A ndove non vado mai, ma stavolta ci sono andata e non avevano niente per los belvos.
Sbrigo tutto, mission accomplished e gli ultimi 10 minuti li dedico allo Xenos, un negozio che mi è difficile definire merceologicamente, ma dove mi diverto da pazzi sempre. E in cui compro accessori sparsi per il nostro hobby di infilar perline, 5 ometti in legno dimensione bambini tutti e cinque di un colore diverso, un contenitore in plastica da frigo con valvola per micrononde per le insalate al lavoro del capo, che di solito è costretto a dividerlo in due scatole, varie ed eventuali. E un pacco di tortillas e un barattolo di refritos, fagioli già conditi. Mi astengo da guacamole in barattolo e salsa nacho cheese, tanto a casa Orso la sostituisce con un resto di pesto fatto l'altroieri che sta ad appassire in frigo, scaldiamo le tortillas e i fagioli al microonde, le metto a tavola con il pesto, la mia labna fatta in casa e i cetrioli affettati ed ecco una cena completa di tutto, compresi i numeri E pronta in 4 minuti.
Ed io ancora a sorprendermi dov'è che sbaglio certe volte, perché stavolta se la sono sbafata tutti e due nonostante le proteste preliminari (a me la cucina messicana non piace) ed io meravigliata che la vita sia così semplice, ad aprire barattoli.
E voialtri a cosa ricorrete per le cene quando proprio non je la fate più?
Ma dicevo.
Settimana dura, anzi durissima, si rilavora, il libro autoprodotto sulle ricette e racconti abruzzesi di famiglia preme come un pazzo per venir fuori e tocca assecondarlo nei ritagli di tempo, le attività pomeridiane ricominciano e sappiamo che fare le lezioni di prova è peggio che poi portarceli definitivamente, tocca approntare la logistica. Mercoledì 4 lezioni da mezzora alla scuola di musica e io avanti e indré dalla macchina alla scuola per cambiargli aula, scambiare mezza parola con gli insegnanti ecc. Alle 18.30 mi sono addormentata sul divano della sala d'aspetto a nuoto mentre gli altri genitori parlavano di scuola calcio. Mi ha svegliata una telefonata).
Ma che tté faaa na poooora mammme? Come diceva la povera zia Vittoria.
Insomma, la povera mamma venerdì pomeriggio, grazia al capo che mette la macchina a disposizione, ne approfitta per mettersi in coda nel traffico per comprare calzoncini sportivi alle belve, che non se ne può più del patema mercoledi e venerdi 'azzo hanno ginnastica, dove sa la roba, e la roba non si trova. E belva One è in brache di tela e qualche paio di pantaloni e magliette a maniche lunghe non guastano. Belva Two ha ereditato e per ora non so ma ha 'armadio strapieno, occupato dall'ospite, quindi una bonifica la rimando a dopo.
Sono finita al Maxis, l'unica cosa che ho qui sottomano che assomiglia a quei centri commerciali dove arrivi solo in macchina, trovi di tutto di più per la spesa più il Burger King (una volta avevano la nursery, ora non più) e l'autolavaggio. Dov non paghi parcheggio. Dove oltre a due negozi di robe sportive, due supermercati, l'Hema, il Toy R Us, un gigante dell'animale domestico in cui non sono mai entrata, un paio di elettordomestici, trovo Villa Happ che è un negozio di vestiti per bambini un pelino più fighetto dei miei soliti H7M, C&A ndove non vado mai, ma stavolta ci sono andata e non avevano niente per los belvos.
Sbrigo tutto, mission accomplished e gli ultimi 10 minuti li dedico allo Xenos, un negozio che mi è difficile definire merceologicamente, ma dove mi diverto da pazzi sempre. E in cui compro accessori sparsi per il nostro hobby di infilar perline, 5 ometti in legno dimensione bambini tutti e cinque di un colore diverso, un contenitore in plastica da frigo con valvola per micrononde per le insalate al lavoro del capo, che di solito è costretto a dividerlo in due scatole, varie ed eventuali. E un pacco di tortillas e un barattolo di refritos, fagioli già conditi. Mi astengo da guacamole in barattolo e salsa nacho cheese, tanto a casa Orso la sostituisce con un resto di pesto fatto l'altroieri che sta ad appassire in frigo, scaldiamo le tortillas e i fagioli al microonde, le metto a tavola con il pesto, la mia labna fatta in casa e i cetrioli affettati ed ecco una cena completa di tutto, compresi i numeri E pronta in 4 minuti.
Ed io ancora a sorprendermi dov'è che sbaglio certe volte, perché stavolta se la sono sbafata tutti e due nonostante le proteste preliminari (a me la cucina messicana non piace) ed io meravigliata che la vita sia così semplice, ad aprire barattoli.
E voialtri a cosa ricorrete per le cene quando proprio non je la fate più?
giovedì 9 settembre 2010
Auguri ai figli di Abramo
Oggi è sia Rosh Hashanah, capodanno ebraico, che la festa della fine del Ramadan Id al-Fitr. Non capita spesso che coincidano, ma vedi che gli anni lunari prima o poi si incrociano.
Auguri a tutti gli interessati.
Auguri a tutti gli interessati.
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