Ieri ho avuto l'onore e il piacere di conoscere Letizia Battaglia, una donna straordinaria, che forse conoscerete come fotogiornalista che tanta parte del suo lavoro ha dedicato alla mafia che strangola la sua Sicilia.
Dico forse, perché in realtà da 20 anni viene sistematicamente ingorata dalla stampa e dai media italiani, e anche quando qualcuno suggerisce a un direttore il suo nome, perché oggettivamente è bravissima e fa fotografie fantastiche, sembra invece che lei non esista.
Non perché non esista davvero, ma evidentemente è pericolosa.
Fatto sta che oggi pomeriggio alle 17 la galleria Metis di Amsterdam in Lijnsbaangracht 316, se cliccate sul link trovate la piantina, inaugura una mostra di fotografie sue e della figlia Shoba Battaglia.
Pensateci molto bene ed andateci. Se non per motivi artistici o estetici, come gesto di opposizione a chi vuole zittire le voci che parlano.
Perché alla serata di ieri, completamente autofinanziata e chiusa praticamente in rosso da parte degli organizzatori, ma che ha ricevuto un grande interesse di pubblico, sono state dette cose molto interessanti.
Però un web magazine non ha esitato a annunciare che Letizia e Shoba sarebbero venute ad Amsterdam perché loro con i morti della mafia si sono arricchite. Come ci si arricchisca a fare foto che nessuno compra da 20 anni è per me un mistero, ma se qualcuno conosce il trucco può dirmelo, che avrei un mutuo da pagare e magari fa comodo anche a me.
Comunque come vedete la disinformazione e le cortine di fumo ci sono a tutti i livelli. Sta a noi decidere se guardarci attraverso.
venerdì 4 settembre 2009
giovedì 3 settembre 2009
Stasera ad Amsterdam: Tre donne contro la mafia

3 September 2009 Amsterdam, 20.00
Felix Meritis, Sala Sheffy, Keizersgracht 324, Amsterdam
Invito Conferenza: Tre donne contro la Mafia "con Laura Garavini, Letizia Battaglia, Petra Reski.
Per prenotare il biglietto
http://www.felix.meritis.nl/nl/reserveren/women-against-mafia
Le tre donne contro la mafia che questa sera parleranno del proprio lavoro sono:
Letizia Battaglia - fotografa, che penso non abbia bisogno di presentazioni, ma vi ricordo che durante il famoso processo Andreotti, la polizia, esaminando il suo enorme archivio, trovò le famose foto di Andreotti e Nino Salvo, che dicevano al processo di non conoscersi.
Petra Reski - scrittrice / giornalista, ha scritto un libro importante sulla penetrazione della mafia nel tessuto quotidiano in Germania
Laura Garavini - Parlamentare del PD eletta nella circoscrizione estero
Tutto questo è stato organizzato da alter/Native, un gruppo di italiani idealisti che vogliono avviare un dialogo su questioni transnazionali. Pr questo la maggior parte delle loro iniziative è in inglese. Per conoscerli meglio:
www.alternativeamsterdam.org
E visto che non li finanzia nessuno e anzi, per tutto quello che fanno anticipano le spese di tasca loro (devo dirvelo io cosa costa affittare una sala al Felix Meritis?), si chiede all'ingresso un contributo spese di € 7,50.
Women against Mafia gather three courageous and passionate women who each in their unique ways have contributed to the struggle against organized crime, in the impoverished land of Sicily as well as in the Europarliament and rich Western Europe.
Across Europe and across the entire world, organized criminal organizations rely on silence and passiveness to maintain their control and power over our political and economical institutions; only by raising consciousness and exposing the hard truth of their involvement at every level of society we have the opportunity to disrupt and eventually topple their unjust and ruthless empire.
Alter/Native with the collaboration of the the art gallery Metis.nl will present this unique occasion to get the broad perspective and the peculiar view of this three extraordinary women who like David risk their lives to stop the Goliath of the criminal dominion.
Donne contro la mafia, si riuniscono tre donne coraggiose e appassionate, che, ciascuno a suo modo, hanno contribuito alla lotta contro la criminalità organizzata, nella terra povera di Sicilia così come nella ricca Europa occidentale.
In tutta Europa e nel mondo intero, le organizzazioni criminali cercano il silenzio e la passività per mantenere il loro controllo e il potere sulle nostre istituzioni politiche ed economiche; solo da azioni di sensibilizzazione e di esposizione della realtà della loro partecipazione a tutti i livelli della società, abbiamo la possibilità di interrompere e poi rovesciare il loro impero ingiusto e spietato.
Alter / native, con la collaborazione della galleria d'arte Metis.nl presenteranno in questa occasione unica, la prospettiva ampia e la peculiare visione del presente delle tre donne straordinarie che, come David rischiano le loro vite per fermare il Golia del dominio criminale.
La foto di Letizia Battaglia è stata presa sul web
L'emancipazione economica delle femmine (nord, sud, sempre quello è)
Avendo sfatato nei giorni scorsi il mito dello stato e della società che appoggiano la madre lavoratrice nei paesi del nord (fermo restando che alcune cose che funzionano ci sono, ma bisogna vedere poi fino a che punto coincidono con un'emancipazione di qualche tipo delle donne), vogliamo parlare di quella economica?
Sempre premettendo che i casi particolari ci sono ovunque, e che c'è la crisi eccetera ecceterà, ma insomma, parliamone che poi si vedrà come butta, in fondo mi serve il vostro parere.
Io non so voi, ma la mia bisnonna aveva una suo lavoro, la Trattoria della pace a Ofena, diverso da quello del marito che faceva il carrettiere, e ci hanno cresciuto, studiato e maritato 9 figlie, che essendo femmine e senza fratelli era il caso di prepararle ad arrangiarsi da sole.
Di mia nonna paterna, poveretta, che è rimasta presto vedova e con due figli all'inizio della guerra, tutti quelli che l'hanno conosciuta dicono: Povera Peppina, quanto ha lavorato. Era lavoro sotterraneo (aveva due macchine per fare le maglie in casa), poi ha fatto la serva a tutte le sorelle e la famiglia intera, ma è riuscita a far diplomare i figli (mio padre a calci in culo, oltretutto) senza mangiarsi le terre di famiglia.
Mia madre e mia suocera hanno anch'esse sempre lavorato. E da mia madre ho imparato da subito che l'emancipazione economica per una donna è la cosa più importante, perché per quanto innamorato, un uomo prima o poi te lo ricorda che i soldi a casa li porta lui.
Io? Io mi sono laureata, prima e unica nella mia famiglia. Ho sempre lavorato, ma proprio tanto. Per dire, all'università da giugno a settembre lavoravo in albergo 18 ore al giorno senza mai saltare una sessione. L'anno che ho fatto l'Erasmus e mi dovevo occupare solo di quello (e avevo una signora biblioteca universitaria davanti casa) ho fatto 12 esami. Poi siccome non gli sembrava possibile me ne hanno riconosciuti 3, ma chi se ne frega. Quello che so non me lo toglie nessuno, solo l'alzheimer o una botta in testa.
Sono finanziariamente autonoma? No, col cavolo. Questa famiglia va avanti con il nostro tenore di vita solo perché il capo, che in teoria si è laureato anche lui in una facoltà inutile come lettere, mi è diventato informatico e fa pure il manager. Però mi diverto tanto, riesco a far mangiare tutti in modo sano e posso permettermi di dire di no ai lavori più noiosi, posto che mi decida ad imparare a dire di no quando i segnali negativi ci sono tutti.
Gliene sono grata ovviamente, ma non mi deve rompere le scatole (ogni tanto ci prova, per stanchezza). E io mi sento regolarmente in colpa, poi penso a quanto più in colpa mi sentirei se dovessi tenere i figli al doposcuola 5 giorni alla settimana e non poter fare il volontariato che faccio, a non avere per stanchezza la pazienza che mi ci vuole per sopportarlo, questo maschio introverso e work-o-holic che tenderebbe di suo alla melancolia se non ci fossi io a farlo incazzare quando ne ha bisogno, e mi passa. (Ci sono voluti quei 10 anni di introspezione, ma ci si arriva).
Da noi, in Abruzzo, una volta, ma neanche tanto tempo fa, c'erano uomini che si proponevano a una donna dicendogli: ti faccio fare la signora.
E io mi chiedevo sempre: ma stare a lavorare a casa facendo mestieri ingrati (so che c'è chi ama stirare, ma a me i lavori di casa, che si vede solo se non li fai, ma mai se li fai, sono la cosa più ingrata che esista, a meno che non ti paghino. Li si che ci vedo dell'emacipazione. Perché io ho l'idea deviata dell'emancipazione economica delle persone) e facendo credere all'uomo che ti mantiene e tiene i cordoni della borsa, mi sapete dire cosa ci sia di privilegiato?
Capisco quando ci si rompeva la schiena in campagna, che le donne si sono dovute inventare ogni sorta di superstizioni intorno alle mestruazioni (che si seccanole piante, vanno a male le conserve e i cibi) per riporarsi almeno quando i dolori ti stroncano. Oggi ci hanno tolto pure questa scusa, e dioneliberi se lavori sempre come una pazza, ma regolarmente ogni mese ti prendi un giorno di malattia perché il mal di testa ti spacca in due.
Una volta le partorienti e le puerpere avevano tutta la famiglia allargata che le aiutava e gli concedeva il privilegio dei 40 giorni dopo il parto per riprendersi. Adesso siamo delle cretine che si rovinano la salute pur di passare lo straccio prima che vengano le visite al neonato. E trovatemi un nido comunale che ti trovi un posto senza dover iscrivere il pupo due anni prima del concepimento, come minimo.
L'unica cosa che al Nord si sono inventati di buono è il part time. e il part time, benché sia un ottimo modo di spezzare la carriera alle madri che devono e vogliono ridurre nei primi anni di crescita del bambino, in realtà per certi lavori è la soluzione ideale.
Mi riferisco a tutti i lavori pagnotta, quelli che uno fa grata per soldi, ma non è che ti arricchiscano poi la vita interiore. Però è già tanto che uno possa decidere se e quando lavorare e quanto guadagnare.
Conosco una serie di persone, uomini e donne senza figli, che hanno scelto di lavorare 4 giorni alla settimana per tenersi un giorno per fare le loro cose: che possono essere uno studio che stanno facendo, la soddisfazione di ripulire casa e andare in palestra senza rovinarti il weekend, godersi un hobby o qualche altra attività creativa. Ma anche cominciare a mettersi in proprio con la sicurezza di un minimo di stipendio intanto che avvii l'impresa. Oppure, per gli eclettici tra di noi che gli piace fare tante cose diverse, ma che si intristiscono a fare sempre le stesse cose, averne due di lavori.
La maestra del doposcuola degli Gnorpoli, quella che abita vicino a noi, tre pomeriggi si spupazza i bambini perché le piacciono e le fanno allegria. gli altri giorni insegna yoga, perché bisogna pure rilassarsi nella vita. Prima che ti venga la sindrome da Erode.
Certo, tutte queste soluzioni sono un'ottima e santa cosa quando riesci a conciliare il tenore di vita che vuoi con i soldi che ti servono per permettertelo, e lasciarti anche dello spazio per te stessa.
La vera grande forma di emacipazione, a mio avviso, è semplicemente questa: poter scegliere.
E fateci caso, non costa neanche poi tanto, né allo stato né alle aziende. Riesci a far lavorare più persone senza incatenarle alla scelta: vorrei dedicare più tempo a mia figlia e a me stessa, ma il part time non me lo danno.
Poi qualcuno mi deve spiegare come mai sono proprio gli uomini che hanno tutte queste funzioni che sono impossibili da part-timizzare. Perché verrebbero bloccati nella crescita professionale. Perché i colelghi gli farebbero le scarpe. Perché gli toccherebbe fare lo stesso lavoro in meno giorni e l'unica cosa che gli cambia è lo stipendio.
Insomma, basterebbe un po' di buona volontà e qualche ammortizzatore sociale fatto bene.
Perché, parliamoci chiaro, io non ho niente in contrario a quelle persone che decidono di stare a casa e godersi i figli a costo di vivere con meno. E delle volte ci sono delle situazioni (malattie, handicap, genitori anziani ecc.) che davvero ti impediscono di conciliare lavoro e vita privata. Ma solo perché mancano i sostegni giusti. La cosa migliore che vedo in Olanda è che magari ci sono famiglie con problemi seri di handicap, che un tot di giorni vengono assistiti dai servizi sociali e riescono a lavorare, cosa che li tira fuori dall'isolamento sociale.
Insomma, ci si fa un gran cuko comunque. Meglio così però che adagiarsi, lamentarsi, o dio ne liberi, fare la signora e mettere il cervello al minimo.
Perché una cosa me la ricordo bene, del catechismo, ed è la parabola dei talenti. Si può decidere di vivere come amebe, che si lavori o meno. o si può decidere di fare qualcosa di sé stessi, non in nome di qualcosa di grande, giusto per giustificare il nostro passaggio su questa terra. altrimenti si finisce nel nichilismo.
Sempre premettendo che i casi particolari ci sono ovunque, e che c'è la crisi eccetera ecceterà, ma insomma, parliamone che poi si vedrà come butta, in fondo mi serve il vostro parere.
Io non so voi, ma la mia bisnonna aveva una suo lavoro, la Trattoria della pace a Ofena, diverso da quello del marito che faceva il carrettiere, e ci hanno cresciuto, studiato e maritato 9 figlie, che essendo femmine e senza fratelli era il caso di prepararle ad arrangiarsi da sole.
Di mia nonna paterna, poveretta, che è rimasta presto vedova e con due figli all'inizio della guerra, tutti quelli che l'hanno conosciuta dicono: Povera Peppina, quanto ha lavorato. Era lavoro sotterraneo (aveva due macchine per fare le maglie in casa), poi ha fatto la serva a tutte le sorelle e la famiglia intera, ma è riuscita a far diplomare i figli (mio padre a calci in culo, oltretutto) senza mangiarsi le terre di famiglia.
Mia madre e mia suocera hanno anch'esse sempre lavorato. E da mia madre ho imparato da subito che l'emancipazione economica per una donna è la cosa più importante, perché per quanto innamorato, un uomo prima o poi te lo ricorda che i soldi a casa li porta lui.
Io? Io mi sono laureata, prima e unica nella mia famiglia. Ho sempre lavorato, ma proprio tanto. Per dire, all'università da giugno a settembre lavoravo in albergo 18 ore al giorno senza mai saltare una sessione. L'anno che ho fatto l'Erasmus e mi dovevo occupare solo di quello (e avevo una signora biblioteca universitaria davanti casa) ho fatto 12 esami. Poi siccome non gli sembrava possibile me ne hanno riconosciuti 3, ma chi se ne frega. Quello che so non me lo toglie nessuno, solo l'alzheimer o una botta in testa.
Sono finanziariamente autonoma? No, col cavolo. Questa famiglia va avanti con il nostro tenore di vita solo perché il capo, che in teoria si è laureato anche lui in una facoltà inutile come lettere, mi è diventato informatico e fa pure il manager. Però mi diverto tanto, riesco a far mangiare tutti in modo sano e posso permettermi di dire di no ai lavori più noiosi, posto che mi decida ad imparare a dire di no quando i segnali negativi ci sono tutti.
Gliene sono grata ovviamente, ma non mi deve rompere le scatole (ogni tanto ci prova, per stanchezza). E io mi sento regolarmente in colpa, poi penso a quanto più in colpa mi sentirei se dovessi tenere i figli al doposcuola 5 giorni alla settimana e non poter fare il volontariato che faccio, a non avere per stanchezza la pazienza che mi ci vuole per sopportarlo, questo maschio introverso e work-o-holic che tenderebbe di suo alla melancolia se non ci fossi io a farlo incazzare quando ne ha bisogno, e mi passa. (Ci sono voluti quei 10 anni di introspezione, ma ci si arriva).
Da noi, in Abruzzo, una volta, ma neanche tanto tempo fa, c'erano uomini che si proponevano a una donna dicendogli: ti faccio fare la signora.
E io mi chiedevo sempre: ma stare a lavorare a casa facendo mestieri ingrati (so che c'è chi ama stirare, ma a me i lavori di casa, che si vede solo se non li fai, ma mai se li fai, sono la cosa più ingrata che esista, a meno che non ti paghino. Li si che ci vedo dell'emacipazione. Perché io ho l'idea deviata dell'emancipazione economica delle persone) e facendo credere all'uomo che ti mantiene e tiene i cordoni della borsa, mi sapete dire cosa ci sia di privilegiato?
Capisco quando ci si rompeva la schiena in campagna, che le donne si sono dovute inventare ogni sorta di superstizioni intorno alle mestruazioni (che si seccanole piante, vanno a male le conserve e i cibi) per riporarsi almeno quando i dolori ti stroncano. Oggi ci hanno tolto pure questa scusa, e dioneliberi se lavori sempre come una pazza, ma regolarmente ogni mese ti prendi un giorno di malattia perché il mal di testa ti spacca in due.
Una volta le partorienti e le puerpere avevano tutta la famiglia allargata che le aiutava e gli concedeva il privilegio dei 40 giorni dopo il parto per riprendersi. Adesso siamo delle cretine che si rovinano la salute pur di passare lo straccio prima che vengano le visite al neonato. E trovatemi un nido comunale che ti trovi un posto senza dover iscrivere il pupo due anni prima del concepimento, come minimo.
L'unica cosa che al Nord si sono inventati di buono è il part time. e il part time, benché sia un ottimo modo di spezzare la carriera alle madri che devono e vogliono ridurre nei primi anni di crescita del bambino, in realtà per certi lavori è la soluzione ideale.
Mi riferisco a tutti i lavori pagnotta, quelli che uno fa grata per soldi, ma non è che ti arricchiscano poi la vita interiore. Però è già tanto che uno possa decidere se e quando lavorare e quanto guadagnare.
Conosco una serie di persone, uomini e donne senza figli, che hanno scelto di lavorare 4 giorni alla settimana per tenersi un giorno per fare le loro cose: che possono essere uno studio che stanno facendo, la soddisfazione di ripulire casa e andare in palestra senza rovinarti il weekend, godersi un hobby o qualche altra attività creativa. Ma anche cominciare a mettersi in proprio con la sicurezza di un minimo di stipendio intanto che avvii l'impresa. Oppure, per gli eclettici tra di noi che gli piace fare tante cose diverse, ma che si intristiscono a fare sempre le stesse cose, averne due di lavori.
La maestra del doposcuola degli Gnorpoli, quella che abita vicino a noi, tre pomeriggi si spupazza i bambini perché le piacciono e le fanno allegria. gli altri giorni insegna yoga, perché bisogna pure rilassarsi nella vita. Prima che ti venga la sindrome da Erode.
Certo, tutte queste soluzioni sono un'ottima e santa cosa quando riesci a conciliare il tenore di vita che vuoi con i soldi che ti servono per permettertelo, e lasciarti anche dello spazio per te stessa.
La vera grande forma di emacipazione, a mio avviso, è semplicemente questa: poter scegliere.
E fateci caso, non costa neanche poi tanto, né allo stato né alle aziende. Riesci a far lavorare più persone senza incatenarle alla scelta: vorrei dedicare più tempo a mia figlia e a me stessa, ma il part time non me lo danno.
Poi qualcuno mi deve spiegare come mai sono proprio gli uomini che hanno tutte queste funzioni che sono impossibili da part-timizzare. Perché verrebbero bloccati nella crescita professionale. Perché i colelghi gli farebbero le scarpe. Perché gli toccherebbe fare lo stesso lavoro in meno giorni e l'unica cosa che gli cambia è lo stipendio.
Insomma, basterebbe un po' di buona volontà e qualche ammortizzatore sociale fatto bene.
Perché, parliamoci chiaro, io non ho niente in contrario a quelle persone che decidono di stare a casa e godersi i figli a costo di vivere con meno. E delle volte ci sono delle situazioni (malattie, handicap, genitori anziani ecc.) che davvero ti impediscono di conciliare lavoro e vita privata. Ma solo perché mancano i sostegni giusti. La cosa migliore che vedo in Olanda è che magari ci sono famiglie con problemi seri di handicap, che un tot di giorni vengono assistiti dai servizi sociali e riescono a lavorare, cosa che li tira fuori dall'isolamento sociale.
Insomma, ci si fa un gran cuko comunque. Meglio così però che adagiarsi, lamentarsi, o dio ne liberi, fare la signora e mettere il cervello al minimo.
Perché una cosa me la ricordo bene, del catechismo, ed è la parabola dei talenti. Si può decidere di vivere come amebe, che si lavori o meno. o si può decidere di fare qualcosa di sé stessi, non in nome di qualcosa di grande, giusto per giustificare il nostro passaggio su questa terra. altrimenti si finisce nel nichilismo.
mercoledì 2 settembre 2009
Divi si nasce
Durante l'Uitmarkt mi hanno fatto i provini (;-))alle belve.
Stanno qui http://carre.showpic.nl/ecards.asp?TFC=CA2GA3CJ8702092009160743
Stanno qui http://carre.showpic.nl/ecards.asp?TFC=CA2GA3CJ8702092009160743
Non vede i figli da due mesi (ma perché?)
Certe volte i giornali ti danno delle notizie che sollevano più interrogativi di quanti ne sciolgano: mi riferisco al padre disperato di Tivoli che non vede i figli da oltre due mesi.
Ma perché? La madre è stronza è gli sta facendo i giochetti di potere? Capita, anche se a orecchio sono più spesso gli uomini che usano i figli come strumento di ricatto.
O cerca di proteggere i figli da un padre che a suo avviso rischia di essere pericoloso?
L'unica cosa che leggiamo è che madre e sorella dell'uomo mandano i carabiieri per farlo allontanare da casa (perché?).
Lui con i ritagli di giornale sulla sua vicenda convince i carabinieri a farcelo stare (perché?).
Le autorità sanitarie potrebbero e vorrebbero sottoporlo a un trattamento sanitario obbligatorio, che non mi pare proprio sia l'equivalente di un'aspirina, che decidi tu se prenderla o non prenderla (e perché?)
Lui rifiuta dichiarandosi capace di intendere e di volere 9ma allora perché gli hano prescritto il TSO?).
Tante domande e nessuna risposta. Al punto che ti ciedi: ma è un povero cristo da compatire, o quella da compatire e la moglie che non solo è stata costretta ad allontanarsi da casa e sparire con dei bambini, ma non riesce a farsi prendere sul serio dai carabinieri neanche quel poco da poter rientrare in casa sua?
Che li scrivono a fare certi articoli, se mi devono mettere l'ansia e basta?
Ma perché? La madre è stronza è gli sta facendo i giochetti di potere? Capita, anche se a orecchio sono più spesso gli uomini che usano i figli come strumento di ricatto.
O cerca di proteggere i figli da un padre che a suo avviso rischia di essere pericoloso?
L'unica cosa che leggiamo è che madre e sorella dell'uomo mandano i carabiieri per farlo allontanare da casa (perché?).
Lui con i ritagli di giornale sulla sua vicenda convince i carabinieri a farcelo stare (perché?).
Le autorità sanitarie potrebbero e vorrebbero sottoporlo a un trattamento sanitario obbligatorio, che non mi pare proprio sia l'equivalente di un'aspirina, che decidi tu se prenderla o non prenderla (e perché?)
Lui rifiuta dichiarandosi capace di intendere e di volere 9ma allora perché gli hano prescritto il TSO?).
Tante domande e nessuna risposta. Al punto che ti ciedi: ma è un povero cristo da compatire, o quella da compatire e la moglie che non solo è stata costretta ad allontanarsi da casa e sparire con dei bambini, ma non riesce a farsi prendere sul serio dai carabinieri neanche quel poco da poter rientrare in casa sua?
Che li scrivono a fare certi articoli, se mi devono mettere l'ansia e basta?
Fatto
Nothing like a dedline to sharpen your mind. E allora, dopo questi ultimi giorni in cui leggevo, scrivevo, rileggevo, cancellavo, piangevo e ricominciavo da capo, ho finito il libro. Il libro sull'Abruzzo, intendo.
Perché ovviamente le idee migliori mi vengono a due giorni dalla scadenza.
L'ho spedito all'editore. Se va tutto bene esce a fine settembre.
Adesso tocca aspettare, ma intanto l'ho fatto.
E da domani ricomincio a vivere un po' normalmente, spero, che qui se non mi cerco un po' di incarichi il piatto piange.
Madò, ma che c'è crisi?
Perché ovviamente le idee migliori mi vengono a due giorni dalla scadenza.
L'ho spedito all'editore. Se va tutto bene esce a fine settembre.
Adesso tocca aspettare, ma intanto l'ho fatto.
E da domani ricomincio a vivere un po' normalmente, spero, che qui se non mi cerco un po' di incarichi il piatto piange.
Madò, ma che c'è crisi?
Etichette:
Abruzzo nel cuore,
comunicazioni di servizio
martedì 1 settembre 2009
Disse la mamma di Nijinsky
Ieri sono cominciate le lezioni di balletto di Orso e ci si è aggregato pure Ennio. Ora, io non so dove gli sia venuta quest'idea. Non so se e dove abbia veduto un balletto.
So solo che ieri nello spogliatoio si è messo a fare dei zompi che a casa non gli ho mai visto fare. Barisnikov.Boh.
Gli altri bambini, coetanei ma anche più piccoli, hanno già fatto lo scorso anno. Tutti bellini con i pantaloni e la scarpine nere e la maglietta bianca. I miei in calzoncini e magliette colorate, Orso in calzini alla caviglia.
A noi genitori hanno fatto guardare l'ultima mezz'ora in cui con il maestro facevano dei passi laterali su una musica rap, poi il gioco di ballare liberamente e bloccarsi quando si blocca la musica, che a un certo punto Orso "per vincere" stava fermo. O faceva un zompetto e poi si accucciava fermo a terra.
Ennio invece tra salti e ruote che si interrompeva la musica e lui era a mezz'aria, quindi gli toccava uscire, era meno calcolatore e più diva.
Al che la direttrice, che li guardava fare, minacciato Orso di farlo uscire se non ballava e si è rimesso in careggiata. Ho provato a spiegargli che l'importante non è vincere, ma ballare e divertirsi.
Comunque, continueranno per un paio di mesi e vediamo come va. spero che si divertano e spero che divertendosi imparino un po' di disciplina, secialmente Orso che tira a buttare ma visto che questa è una cosa che piace a lui spero di pieghi un po'(la maestra, non ho dubbi, sa come farsi sentire. Queste ballerine dolci, piccine ed esili di 70 anni, ragazzi, hanno la frusta incorporata).
e logisticamente questa classe di maschi e l'ideale: vicino casa, dopo il doposcuola così faccio un'uscita sola e uno snackbar (solo per i gelati) e il grill turco a fianco. Così le sere che il capo non torna a cena, li ficco lì e ci siamo pure spicciati con la cena.
Comunque l'idea di una classe di maschietti con il maestro giovane, che anche lui aveva iniziato da piccolo lì, mi sembra geniale. E mi ricorda sempre di più perché conviene vivere in città con i figli. In campagna, nei paesi, dove la trovavano mai la massa critica di 6 ragazzini per fargli la classetta apposta? che già un maschio che vuol fare balletto è tanto stigmatizzato, almeno a quest'età vorrei gli restasse solo il piacere di ballare.
So solo che ieri nello spogliatoio si è messo a fare dei zompi che a casa non gli ho mai visto fare. Barisnikov.Boh.
Gli altri bambini, coetanei ma anche più piccoli, hanno già fatto lo scorso anno. Tutti bellini con i pantaloni e la scarpine nere e la maglietta bianca. I miei in calzoncini e magliette colorate, Orso in calzini alla caviglia.
A noi genitori hanno fatto guardare l'ultima mezz'ora in cui con il maestro facevano dei passi laterali su una musica rap, poi il gioco di ballare liberamente e bloccarsi quando si blocca la musica, che a un certo punto Orso "per vincere" stava fermo. O faceva un zompetto e poi si accucciava fermo a terra.
Ennio invece tra salti e ruote che si interrompeva la musica e lui era a mezz'aria, quindi gli toccava uscire, era meno calcolatore e più diva.
Al che la direttrice, che li guardava fare, minacciato Orso di farlo uscire se non ballava e si è rimesso in careggiata. Ho provato a spiegargli che l'importante non è vincere, ma ballare e divertirsi.
Comunque, continueranno per un paio di mesi e vediamo come va. spero che si divertano e spero che divertendosi imparino un po' di disciplina, secialmente Orso che tira a buttare ma visto che questa è una cosa che piace a lui spero di pieghi un po'(la maestra, non ho dubbi, sa come farsi sentire. Queste ballerine dolci, piccine ed esili di 70 anni, ragazzi, hanno la frusta incorporata).
e logisticamente questa classe di maschi e l'ideale: vicino casa, dopo il doposcuola così faccio un'uscita sola e uno snackbar (solo per i gelati) e il grill turco a fianco. Così le sere che il capo non torna a cena, li ficco lì e ci siamo pure spicciati con la cena.
Comunque l'idea di una classe di maschietti con il maestro giovane, che anche lui aveva iniziato da piccolo lì, mi sembra geniale. E mi ricorda sempre di più perché conviene vivere in città con i figli. In campagna, nei paesi, dove la trovavano mai la massa critica di 6 ragazzini per fargli la classetta apposta? che già un maschio che vuol fare balletto è tanto stigmatizzato, almeno a quest'età vorrei gli restasse solo il piacere di ballare.
Iscriviti a:
Post (Atom)