venerdì 6 marzo 2009

L'architetto del pattume

Ecco, quando scopro questi miei coetanei creativi e designer mi viene un'invidia. Denis Oudendijk, meglio noto come the Garbage Architect crea a partire da oggetti che nessuno vuole più un sacco di cose bellissime.

Sul suo sito potete farvi un'idea. A parte che a me piacciono un sacco le sue installazioni fatte con le tanicone dell'acqua, per Lowlands. Ma assolutamente eccezionale trovo il suo Capsule Hotel. cullata a galleggiare nell'acqua, in un mio bozzolo. Ragazzi, come ci dormirei bene.

(e io che pensavo di non aver niente da imparare da nessuno sul riciclo del pattume).

giovedì 5 marzo 2009

Novità in arrivo

Sto covando quest'uovo da un bel po' e il commento di Lucia su quanto le siano servite le mie dritte su Amsterdam nella sua scorsa visita mi è sembrato il classico segnale divino: si, devi farlo (tanto lo facevo comunque).

Insomma, grazie a un tot di amici che mi sostengono e supportano (ne nomino un paio, Flavia, Chiara, Panzallaria, Michiel per il supporto tecnico ma ancora non lo sa, e soprattutto il capo, che la mia fase due conciderà con una sua fase due, a cui arriverà prima o poi), quest blog cambierà sede.

Finora, ve ne siete accorti è iniziato ed andato avanti come sfogo viscerale, con gli errori di battitura, gli anacoluti. Poi ho cominicato a starci più attenta, anche perché sapere di avere chi ti legge costringe un attimo a ripensarsi e migliorarsi, consapevolmente o meno.

Ho visto che se mi sbatto un pochino a fare e mettere foto, mi piace di più pure a me. Ho scoperto che la compulsività blogghistica può e deve essere moderata, altrimenti i lenzuoli di post che solo quelli eroici tra di voi (e sicuramente quelli che non hanno figli piccoli) riescono a leggere fino in fondo, sono belli e spontanei e viscerali, ma anche impegnativi.

E siccome scrivere bene, in modo preciso, conciso e to the point è un lavoro (guarda caso, è anche il mio lavoro) mi sono detta che c'è un sistema migliore per ottenere tutto ciò. E in primo luogo devo mettermi in proprio.

Quindi, vorrei dire nei prossimi giorni se dò retta alla pancia, nelle prossime settimane se fossi realistica e nel prossimo paio di mesi se mi limito a guardare l'agenda, ci saranno novità. Lo saprete continuando a leggere qui e sappiate fin da ora che idee e feedback sono il regalo più bello che mi potete fare. Oh, lo dite sempre che vi piace leggermi? e allora fate anche voi qualcosa per me stavolta (grazie).

mercoledì 4 marzo 2009

Salva!

La vita delle distratte a volte conosce sorprese indicibili a quelli organizzati.
Per esempio, io da oggi vado verso un finesettimana che lèvati! (e non che la prossima sia meglio), nel senso che oggi cominica il tourbillon.

Unica ancora di salvezza, mamma che arriva sabato per coprirmi i buchi (che proprio sabato ho promesso che l'amichetto preferito può venire a dormire qui, così sua madre si festeggia il compleanno cucinando alle amiche), ma io potendo eviterei proprio di tornare quella sera lì e godermi il corso di psicomotricità come si deve.

Oggi mamma mi ha chiamata due volte. Poi l'ho beccata.

Arriva domani. Io non l'avevo capito bene.

E la vita mi sorride, toh, guarda un po' fuori, è persino primavera.

martedì 3 marzo 2009

Complementarità

Io e il capo siamo fatti l'uno per l'altra.

Cioè, tranne tutte le volte che lui a me mi abbotta con tutto il suo perfezionismo del piffero, che a tutto serve tranne che a farmi avere una vita perfetta, e allora che mi rompi a fare? o con le sue paturnie inutili da olandese noioso e rompicoglioni.

O anche tutte le volte che il mio caos innato e creativo non lo tira ai matti. Per non parlare, della mia famiglia, dei miei amici, della mia italianità, lui, che da vero orso non si sogna altro che rintanarsi in una grotta per tutto l'inverno con il suo computer senza dover parlare ad anima viva. mi meraviglio non soffra di cefalee. O forse è per quello che lo si vede poco in casa.

Mi sfotteva per telefono l'amica F. l'altro giorno, al rientro dall'Italia, in cui raccontavo che ci era venuto a prendee all'aeroporto.

"Era contento di vedervi? Si, magari i primi cinque minuti a te si, poi si sarà ricordato e avrà pensato: madonnina".

A parte che è ateo, però si, potrebbe averlo fatto. Però lo dice la stessa amica che pochi giorni fa, ancora in Italia, mi chiedeva se noi ci rendiamo mai conto di come, visti dall'esterno, siamo perfettamente complementari.

Glielo riferisco devota: sai cosa mi diceva F. l'altro giorno? E gli spiego il concetto.

"Davvero?"fa piacevolmente sorpreso lui. "E da cosa si vede? Dal fatto che tu dici vaffan e io culo senza soluzione di continuità?"

Ecco, fa bene ogni tanto a ricordarmelo perché siamo cosi complementari. Mi fa ridere. Lo faccio ridere. Ci facciamo ridere.

lunedì 2 marzo 2009

Riapriamo i giochi

Insomma, io che mi censuro sempre stavolta soprassedo e ne tiro fuori una dal cassetto dei segreti. Che sono una che per tradizione familiare, intelletto ipertrofico, tanta timidezza, le paure che ti inculcano da piccola e il tipico padre geloso e terrorizzato italiano del sud, non è che io abbia un bel rapporto con il sesso.

Anzi, per mettermi l'animo in pace, ho deciso presto che era meglio non avercelo affatto, un rapporto con il sesso, che si risparmiano le rogne. Ci voleva il capo, così rassicurante, morbido e rotondo, ipetrofico e blasé anche lui, così coccoloso, con i riccetti soffici, quando l'ho conosciuto, che mi facesse fare due figli. Perché mi distrae e mi ha convinto che non è proprio sesso, cioè si, un pochino, ma è fondamentalmente amore e poi lui mi scalda così bene i piedi freddi a letto.

Insomma, a me a distrarmi un po'a chiacchiere, mi passa la paura, come ha ben scoperto a suo tempo anche l'amante virtuale, dio lo benedica, che mercoledì arriva a trovarmi e mi si installa in camera degli ospiti.

Per dire, mi sono ridotta a un collo andreottiano, da giovane, pur di mascherare le tette (le tette, dio buono, ma io mi rifiuto di averle, ecco, se mi rifiuto abbastanza me ne dimentico). Insomma, vorrei essere bella e bonazza per appagare un mio innato senso estetico, che sono pur sempre dei Gemelli e a noi, signora mia, il senso estetico ci frega sempre.

Ma fare l'oggetto sessuale, l'obiettivo di sguardi da pecora concupiscente, no, che mi viene l'ansia. Per dire, ho sviluppato una sola grandissima abilità nella vita, quella di smontare gli uomini prima che ancora gli venisse in mente di farmi il filo, e un grande istinto: io so sempre con certezza matematica quando a un uomo NON interesso sessualmente. Allora mi rilasso e ci si diverte un mucchio.

Ooh, sono anche simpatica e relativamente normale, basta organizzarsi in modo che la vita sociale non ne soffra, ma insomma, ho questo problemino, come altri hanno magari un callo fastidioso sotto al ditino. È uno degli effetti collaterali della timidezza, immagino.

Il teatro, devo dire, negli ultimi anni mi ha cambiata. Anche le maternità, che i figli mi hanno dato una consapevolezza diversa del mio corpo (cioè, quando sei incinta e allatti, non riesci più a ignorare facilmente di avere un corpo, anzi, io ci pativo che ero solo corpo. Una mucca. Mi sa che la depressione postnatale mi è venuta per quello).

Insomma, a furia di farmi spalpazzare sulla scena dai miei amici-fratelli-figli, farmi convincere a recitare in mutande e tacchi alti, buttar lì le gambe come mio miglior pregio interpretativo, cominciavo un pochino a uscire dal guscio, mettermi un tacco, ritirar fuori minigonne, sempre più per senso estetico che per farmi fischiare dietro per strada.

Poi quest'anno mi capitano, come raccontavo, i 3 maschi etero del gruppo, che osservano o fanno coppia con me, e la cosa mi ha messo un pelino in crisi. Che nel gruppo buttiamo fuori tutto e cerchiamo di parlarci chiaro, e come dire, loro hanno un modo da maschi etero di parlarne, che con tutta la delicatezza del mondo, diciamo che non ci ero abituata.

Raccontavo un paio di giorni fa alla mia amica, che io so benissimo da dove mi viene tutto ciò e che mio padre, per amore, precauzione, traumi suoi eccetera mi ha fatto un bel pasticcio. Solo che è morto nel '95, cosa faccio, una seduta spiritica per chiudere i conti? Non è serio.

Finché ieri, alla prova in teatro, Frans, che io dico sempre che amo perché mi ricorda tanto mio padre (mio padre e Woody Allen, c'è da dire) mi ha aperto una finestra interpretativa che finora ho cercato di evitare in tutti i modi. (Dimitri, è inutile che ti impermalisci perché tu hai tentato di aprirla due mesi fa e io te l'ho sbattuta sulle dita, tu sei il maschio etero, Frans è mio padre, per interposta persona, ma ha pur sempre 70 anni).

Però magari adesso sono più pronta a considerarla. Anche perché risolve un sacco di cose al mio partner in quella scena. Un bonazzo trentenne blasé che deve star lì a guardarmi le gambe.

Insomma, devo ringraziare Frans che mi sta risolvendo non solo una questione interpretativa, ma che se mi ci butto dentro bene, anche un paio di altre paturnie.

"Questo pezzo è tutto sui rapporti di potere, e la tua presa di potere qui è tutta sessuale. Scegli tu se questa scena vuoi giocartela alla Marilyn Monroe o alla Jayne Mansfield".

Lì per lì ero troppo agitata ad iperventilare per pensarci bene. Ma stamane ho visto la pubblicità di una rivista con MM in copertina, l'occhione ingenuo sgranato. A me l'occhione ingenuo sgranato mi viene tanto bene (anche perché mi sta calando di brutto la vista negli ultimi mesi).

Mi sa che me la gioco alla Jane Mansfield.

Che disgrazia, queste finestre interpretative che ti si spalancano davanti come un baratro.

Mare d'inverno


Io il mare d'inverno, o meglio la spiaggia, che il mare lo vedevo dalla finestra, l'ho scoperto quell'anno in seconda elementare che avremmo fatto le quattro stagioni a scuola per carnevale, e io il mare, e siamo andati un tot di pomeriggi a raccogliere conchiglie (che poi mio padre ha forato con il trapano e abbiamo cucito al vestito).

Da allora è una delle mie perversioni preferite. Ce ne sono di due tipi, quello della foto, acqua grigia come piombo fuso, cavalloni, schiuma, nuvole. E poi quello con il solicello pallido, che ad andarci a metà giornata se non tira vento fa quasi caldo, fa quasi anticipo d'estate.

Che in inverno in spiaggia trovi cose che d'estate non ci sono, trascinate dalla burrasca. Come questo troncone enorme, che se potessi mi porterei in giardino per farne una panchina (ma mi sa che Ryan Air non me lo permetterebbe).

Ci ho portato i bambini. Un pomeriggio libero, prima di andare dai parenti, e non solo in psiaggia a Roseto, ma proprio a Tortoreto, sulla mia spiaggia, il mio mare, al canalone di scolo delle acque piovane che è così bello per giocarci e costruire ponti, e dove una volta mi sono tagliata via un pezzettino di anulare scavando nella sabbia, che ho ancora una mezzaluna bianca (che ho fatto vedere alle belve).
E cosa fanno due belve nel canalone? Ennio costruiisce ponti e dighe (marò, sti bambini olandesi e la diga nel DNA).

Orso se non si bagna, infanga, impantana fino alle mutande e oltre non si diverte, e mica mi posso mettere a fare la madre rompi: stà attento, non ti bagnare? E he ce l'ho portato a fare allora?






Un'esperienza zen.
Fino a che non hanno trovato un pezzo di schiuma e si son messi a far barchette.

Poi li ho trascinati in macchina, ho spogliato Orso Sul marciapiede, ho ficcato scarpe e vestiti bagnati insabbiati in una busta e a casa di mio fratello ho ficcato tutto in lavatrice per renderli almeno invaligiabili.

Insomma, sono pronta per la beatificazione. Ho pure la foto fatta da Ennio.

domenica 1 marzo 2009

Come non perdonargliele?


Dicevo poc'anzi dei numeri da circo che Orso mi ha fatto all'aeroporto. Il tutto perché voleva assolutamente andare al bar a bere e mangiare un cornetto prima di passare i controlli.

E ci aveva visto giusto, che il bar interno era chiuso, per fortuna abbiamo preso da bere al negozietto.

E poi, mentre io presidiavo i sedili con il nostro cumulo di bagagli, lui ci invitava al tavolino del bar che aveva scelto:

"Venite qui, è bellissimo".

Noi ci siamo messi a leggere tra sedili e bagagli, lui invece con la massima calma si è goduto tutta la sua coca al tavolino, riflettendo, guardandosi intorno e cogliendo l'attimo.

Mi sa che questo mio figlio è quello che diventa il bonvivant-zen.