lunedì 12 maggio 2008

Al mare, al mare (versione famiglie)

(Vi avverto che questo è un post davvero lungo, però ci sono diverse foto e secondo me comunque è interessante per chi si vuole fare con il bel tempo anche un po'di mare e di dune e riserve naturali vicino Amsterdam. E poi è uno spaccato socio-antropologico sugli olandesi, che non guasta manco quello).


Supero faticosamente la terza e ultima duna, quella tutta di sabbia che è meglio camminarci senza scarpe, se la sabbia non scottasse, trascinandomi avanti un Orso esausto dalla camminatona. Gli altri sono andati tutti avanti, che Orso per l'ennesima volta mi ha chiesto di togliersi i sandali per spazzolar via tutti i sassolini e stecchi che ci si sono infilati.

Improvvisamente, alzo la testa stracca e vedo un sacco di mare blu tutto intorno davanti a me. E dietro, tutte le dune della riserva ricoperte di erba dura a ciuffi e mirti.

"Orso", faccio, "guarda c'è il mare"

Alza la testa, sbalordisce e si avvia per la discesa cantando:
"C'è il mare. Mare. Mare. Mare."

Ecco, solo per quello la scarpinata la rifarei (mi tocca comunque al ritorno).

Perché è così, uno fa figli e la vita cambia. Dovendo prenotare la babysitter, col cavolo che uno dopo il lavoro fa la botta di vita di andarsene al mare. Però ci sono altri vantaggi. al mare ci vai con i bambini.

Il cuginopreferito, dopo essersi lasciato con l'ex-fidanzata fatua, ha sofferto un paio d'anni e poi ha conosciuto Ilse, che è una santissima donna e un tipo completamente diverso dalla ex. Fanno sempre la coppia dorata che se la spassa, escono spessissimo, fanno sport, non c'è mai un weeekend in cui siano reperibili, vanno tutti gli inverni a sciare e in estate da qualche altra parte, in zaino e sacco a pelo, ma vanno in luoghi lontani.

Abbiamo tentato di vederci per fare giochi da tavolo insieme, lo scorso annno, contando sul fatto che erano incinti e forse un pelo più stanziali, macché. Il primo buco era dopo settimane, e lo abbiamo acchiappato al volo. Poi all'ultimo momento ci veniva pure male, ma non abbiamo osato disdire. che gli appuntamenti, anche tra amici carissimi, qui vanno così e bisogna abituarsi (sarà per questo che a un certo punto mi ero coltivata un gruppetto di amici italiani simpatici con cui improvvisare cene last-minute almeno 3 volte alla settimana. Poi dicono che gli stranieri non sono capaci di integrarsi).

E così quest'anno, che c'è anche la gnoccola di 8 mesi, vediamo che nonostante tutto sono bravissimi a mantenere il lifestyle di sempre. La gnoccola va al nido un paio di giorni alla settimana, un giorno papà lavora da casa (e diventa sempre più difficile lavorare, adesso che dorme di meno e interagisce di più) un giorno ce l'ha libero mamma con il part-time e gli altri due giorni ci pensano i vari nonni e la zia a turno. Grazie alla grande consuetudine con i nonni, i disgraziati quest'anno sono di nuovo andati a farsi la settimana bianca da soli, affidando la gnoccola alla nonna materna.

Pare che la gnoccola sia stata benissimo, la mamma ha patito molto più di quanto pensasse (meno male, ero divisa tra invidia e critica costruttiva non richiesta a tale notizia). Però ci sono andati e a differenza mia che affido da sempre i figli ad altri per poter lavorare, loro lo fanno anche per divertirsi, e alla lunga secondo me premia di più. Sono meno stanchi e sempre entusiasti di stare con lei e farci cose carine.

Comunque quest'anno, anche da parte loro è saltato fuori il nome magico: Bakkum. Hanno ottenuto una piazzola a Bakkum, il campeggio al mare di mezza Amsterdam.



Ora, c'è da dire che io sono due anni che sento parlare di Bakkum. Bakkum non è semplicemente un posto, è un luogo dello spirito. Nato dietro le dune della riserva naturale del Noord Holland, era inizialmente un luogo per far respirare aria buona ai poveri, poi è cambiato diventando il campeggio dei poveri e poi è cambiato ancora diventando il campeggio misto, di chi va lì che altre vacanze non se le può permettere, e di tutti i fighetti che prima andavano in sacco a pelo a farsi la Ruta Maya in America centrale, poi fanno figli e scoprono il piacere del campeggio a tutta stagione.

Ci sta persino Femke Halsema con i gemelli, la segretaria del partito che il capo vota da sempre (Femke ha la nostra età ed ha avuto questi due gemelli che avranno l'età di Orso o giù di lì, ed è stata la prima parlamentare a non fare mistero di quanto fosse stroncante coniugare due bambini piccoli che non dormono e stanno spesso male, con un lavoro pesante come quello del politico. Per fortuna il marito ha un lavoro che può gestirsi meglio e la vita quotidiana dei gemelli la organizza lui, li porta all'asilo e sta a casa i giorni che non ci vanno. Solo per questo la amo e la voterei, se potessi, perché ha una famiglia da gestire insieme al lavoro, come tutti, e sa quindi benissimo come vive il resto del paese figliomunito).

L'anno scorso poi sono state contagiate dal virus Bakkum anche Elly e Monique, che avevano superato varie liste d'attesa e ottenuto una piazzola su cui mettere un caravan. Come molte cose in Olanda, non basta avere la possibilità di pagarsele, devi anche superare la lista d'attesa. Perché poi, chi una volta ha passato un'estate a Bakkum con i bambini non si schioda più.

Funziona così: verso Pasqua il campeggio apre: ci sono un tot di giorni per piazzare il proprio alloggio: chi pianta una tendona militare del negozio di residuati bellici e poi se la decora, chi compra uno chalet in legno da giardino e ci piazza un rinfozo in telo impermeabile sul tetto, chi parcheggia un caravan o una roulotte, magari con annessa tenda davanti. A fine stagione si sgombra tutto e chi intende tornare affitta un rimessaggio dal contadino nei paraggi che, compreso nel prezzo, ti viene a tirare il caravan o roulotte con il trattore e te lo riporta la primavera dopo, prima di mandare le mucche al pascolo.

Allora è dall'anno scorso che si parla di andare una settimana o anche un paio di weekend a Bakkum a trovare Elly e Monique, i bambini giocano insieme, le madri arrivano il venerdì sera e passano tutta la notte a giocare ai Colonisti di Catan, i padri arrivano il sabato mattina con la prole e si va al mare, si cazzeggia e si fanno barbecue. Mai fatto.

Poi nel corso dell'anno scolastico si scopre che metà scuola ha una piazzola a Bakkum, magari in società con degli amici e si va a turno. Ora, la nostra è una scuola piccola, ma rende l'idea. Poi appare, sempre la scorsa primavera, un articolo su un paio di campeggi storici in vari punti di Olanda, quelli frequentati dai burini che stanno giorno e notte con lo stereo a palla e che ci vanno da generazioni e si seccano se arrivano persone diverse, e quelli frequentato dagli intellettuali che siccome approfittano delle vacanze per leggere, sono un po' più silenziosi e quelli misti dove gli intellettuali cercano di creare comitati autogestiti che stabiliscano regole contro i decibel dei burini. E alla voce Bakkum c'è la foto del caravan decoratissimo di una che abita nel nostro quartiere, e che a figli nel nostro asilo e scuola.

Poi quest'anno salta fuori che anche cuginopreferito e Ilse hanno conquistato una piazzola e ci hanno messo un rimorchietto con tenda dei genitori di lei. Non si scappa, ieri ci siamo andati nel pomeriggio.

La mattina io e i mostri allo zoo, che è il penultimo giorno di vacanza e manco li ho visti. Allo zoo spuntino di patatine fritte e Chocomel (Orso insiste per una Pepsi, va bene, cedo per la prima volta, altrimenti si frega la mia).

Papà ci preleva e senza code, che ci sono già state la mattina, verso le 2 andiamo a Bakkum. Il parcheggio visitatori del campeggio è stracolmo, attendamo pazienti mentre papà va a percheggiare altrove. La strada per arrivare era piena di alberi e circondata dal verde. Anche il campeggio è così. Poi con zio andiamo verso la tenda e incontriamo per caso Monique.

Ennio si guarda intorno per vedere se c'è qualche suo amico e comincia a fare la lista: c'è Anna, c'è Ella, c'è Yael, c'è Tjeerd. Anche Ramses e Ismael, gli ricordo io. Ah già, è vero.

La tenda degli zii sta sotto un alberone, davanti un plaid coloratissimo con cuscinoni per la gnoccola che ci gattona sopra. Di fronte il caravan di 2 o 3 bimbe, con tanti giocattoli carini che gli gnorpi si precipitano ad esaminare, mentre il padre delle bimbe tenta di avvitare un tavolino.

I vicini a fianco hanno messo fuori un tavolone gigantesco con ombrellone e ci stanno seduti in 7-8. Un po' più in là, e si ripete ad intervalli regolari, il rubinetto dell'acqua.


Ci carichiamo delle cose essenziali a andiamo in spiaggia. Per arrivarci sono un kilometro abbondante di strada trafficatissima da pedoni e ciclisti con carrettino a rimorchio e di boldercar, ovvero i carrettini di legno a quattro ruote con una stanga per tirarlo, usato per trasportare bambini e roba varia da spiaggia o da picnic. Alcuni pischelloni hanno anche uno skelter, macchinone a pedali a uno o due posti formato formula 1.



Insomma, prima siamo saliti sulla piattaforma rialzata del baretto per bere una cosa, e visto che non avevamo pranzato, per farci un paio di frittellone (pannekoek naturel con zucchero a velo e sciroppo per i mostri) panino al salmone e cozze con patatine fritte. I bambini hanno scoperto di essere capaci di saltara dalla piattaforma a oltre un metro di altezza, noi abbiamo guardato con il patema, io segretamente orgogliosa, il capo con disapprovazione che lui già prevede in quanti modi possono farsi male.

Poi abbiamo montato la tenda da spiaggia, che causa vento qui si usa al posto dell'ombrellone e pesa nulla (costa dai € 5 ai € 10 in posti tipo blokker, Xenos ecc). Ha la forma di mezzo igloo.

Siamo stati al sole, i bambini sono corsi avanti e indietro nell'acqua gelida e mucillaginosa (mai visto prima, ma quest'anno la trovo più pesante e verdastra) e hanno cstruito castelli e forti. Orso ha trovato una pozza un po' indietro di acqua poltigliosa di alghe marce e si è coperto mostruosamente di verde, per poi urlare dal freddo mentre cercavo di ripulirlo in mare.

Verso le sette di sera siamo tornati indietro, mentre proprietari di cani e alcune famiglie con adolescenti stavano giusto andando. Abbimo superato tutti i cancelli che separano i vari sentieri per escursionisti dal sentierone per la spiaggia. abbiamo scoperto che il povero Orso aveva una vescicona mostruosa sul piede e i sandali non li poteva portare, l'erba gli faceva male, l'ho portato un po' in braccio e mi ha ingiunto di camminare piano che gli veniva la nausea.

L'ho mollato al padre che se lo è preso sulle spalle fino alla stradina pavimentata dove poteva camminare.

Poi abbiamo cenato al ristorantino della piazzetta dei negozi, di fronte a un bellissimo galeone di legno munito di scivoli, palo dei pompieri e sabbia tutto intorno, pieno di bambini. ecco, i ristoranti con vista sulla piazzetta giochi, non ce ne sono mai abbastanza secondo me. Motivo in più per andare a Bakkum. E c'erano anche la pescheria in cui prendere pesce fritto, la gelateria e una serie di altre botteghine.

Poi, a buio fatto, abbiamo camminato per un sentierino tra gli alberi fino al parcheggio e per la strada il capo si è chiesto ad alta voce se una piazzola a Bakkum non fosse qualcosa per noi.

No, ho detto, perché la prendi per tutta la stagione e io in estate voglio andare in Italia. Ma quest'anno che stiamo traslocando, in Ityalia non ci andiamo e possiamo andarci una settimana o due. O possiamo fare a scambio i prossimi anni con qualcuno dei nostri amici, gli prestiamo la casa in Italia per due settimane e noi andiamo nel loro caravan. Ma ad agosto posiamo andare una settimana o un paio di weekend semplicemente in tenda e stare con i vari amici.

Che il virus di Bsakkum adesso ha preso anche me, dopo ieri, ma per me le vacanze al mare sono l'adriatico. Preferisco la mia mucillagine verdastra e calda, a quella gelida e sabbiosa del mare del nord. e c'è un limite alle patatine, pannenkoeken e pesce fritto che posso ingurgitare in una vacanza.

Al mare, al mare (versione fighetti)

Dove va Amsterdam al mare credevo di saperlo alcuni anni fa, ma ieri ho corretto il tiro. All'epoca dell'ex-fidanzata fatua del cugino preferito uscivamo parecchio insieme e grazie appunto a lei finivamo per fare tutte quelle cose da fighetti che se era per noi avremmo bellamente ignorato.

Così un tot di volte, verso le cinque di pomeriggio, dopo il lavoro se in settimana e altrimenti dopo la spesa e i bucati e l'ordinaria manutenzione se festa, ci dirigevamo in direzione overst, verso Bloemendaal o Zandvoort. In genere basta il primo giorno di sole perché il traffico in direzione della costa si intasi per intere mattinate. il bollettino code non fa altro che ripetere: se potete evitate le uscite (e giù una tiritera di località balneari). Insomma, si passano ore in coda a sudare e bestemmiare, un'esperienza finora bellamente evitata.

A Zandvoort se non altro ci si arriva anche in treno (stracolmo pure lui).

Invece i fighetti alle cinque di pomeriggio (di venerdì, spero) escono dall'ufficio, saltano in macchina e si dirigono ai vari chalet alla moda dei centri balneari, che col calare della sera si trasformano in ristorantini/discoteche. Tutte le grandi innovazioni aperitivistiche in questo paese cominicano nei locali da spiaggia, come per esempio un tot di anni fa l'introduzione del vino rosé come vino alla moda. Io lo ripeto sempre alle aziende eno-gastronimiche in cerca di clientela nuova qui, ma pochi mi danno retta.

Ti sparapanzi agli ultimi raggi del tramonto sul mare con la tua birretta o rosé in mano, se proprio sei un tipo sportivo ti vai a fare una passeggiata sulla battigia o sulle dune, se necessario ceni o continui a ingozzarti di bitterballen e patatine tra un drink e l'altro e vedi come butta. Tutto il senso dell'essere in vacanza in un normale giorno lavorativo, se non è efficienza questa.

Intanto il popolo bambinomunito ha già svuotato il parcheggio, piano piano si toglie di torno, e la spiaggia diventa il dominio di tutti coloro che di giorno ne sono interdetti: proprietari di cani, pischelloni e gioventù brada che si attarda, a volte un kite-surfer.

Ecco, non lo direi di molte altre cose, ma sono molto grata all'ex-fidanzata fatua per averci fatto scoprire questo passatempo dei giovani e belli e in carriera di Amsterdam (che senza macchina, scordatelo di andare e tornare in serata in tempi umani).

Pentecoste

Oggi nei paesi Bassi si festeggia il lunedi di Pentecoste, 50 giorni dopo Pasqua. Ebraismo e Cristianesimo (e i cristiani delle varie sottospecie tra di loro) danno interpretazioni diverse del significato della festa.

Io mi ricordo solo i fatto che sugli apostoli e Maria riuniti in casa della mamma di Marco evangelista, discese lo Spirito Santo in fporma di lingue di fuoco (san Giovanni parla invece di un soffio di vento) e che loro, ripieni dell'energia dello spirito Santo ricevettero il dono delle lingue.

In Italia non si festeggia se non in alcune regioni. Sarà per questo che gli olandesi in genere parlano tanto bene le lingue straniere?

Comunque c'è speranza, nell'aprile di quest'anno è stata presentata in Parlamento una proposta per ripristinare il lunedi di Pentecoste come giorno di vacanza.

In mancanza di una politica di investimenti seria per la scuola e la ricerca in Italia, affidiamoci ai doni dello spirito Santo. E teniamoci in Olanda e all'estero tutti i vari ricercatori, dottorandi e cervelli vari espatriati per poter lavorare grazie al proprio talento. Non ai santi patroni.

domenica 11 maggio 2008

Primizie


Come giustamente mi ricorda Roberta nel commento al post precedente, in Italia è arrivata la stagione delle ciliegie (e anche quella delle fragole, che da noi arriva tutto dopo).

È frutta che adoro fin da piccola, anche se ai bei tempi, in effetti, erano un lusso. Se ne compravano poche e le consumavamo con dedita attenzione. E con due compleanni a maggio e giugno la torta alle fragole era per la festa mia e di mio fratello.

Ultimamente mia madre mi diceva che solo da quando è in pensione e deve occuparsi solo di sé stessa, comincia a concedersi il lusso di mangiar ciliege, comprarle per sé stessa. Prima le prendeva solo per noi.

È verissimo. I miei figli, specie Orso, adorano le ciliegie e tutta la frutta molle in genere (lamponi, more, mirtilli) e guai a me se andiamo al mercano e le bancarelle ne sono piene. Urlano che vogliono le fragole finché non gliele compro.

Il mio problema è che in genere tutte le fragole in offerta sanno di poco. Sono acquose, e quelle enormi (di cui diffido, che mi sembrano tanto una cosa innaturale) pure spugnose dentro. Invece ogni tanto si trovano delle fragole meno rosse, meno grandi, costosissime e meravigliose. Che sanno davvero di fragola.

Non come tutto il cibo da fabbrica al sapore di fragola, che è rosa, ma da dove gli venga lo pseudosapore di fragola resta un mistero (Beppe Grillo lo spiegava una volta, ma devo aver rimosso).

Si tratta solo di superare la barriera mentale del prezzo, perché chiaramente siamo tutti così abituati alle fragole in offerta neanche tanto buone, (non sempre perlomeno) che correre il rischio facciano schifo anche quelle care è dura.

Così anche il capo in una delle nostre esplorazioni nei negozietti vicino casa nuova:

"Ma costano € 4,95, sei pazza. Sono quasi 11.000 lire".
"Si, ma se ci compriamo un barattolo di gelato Ben & Jerry's costa di più ed è meno sano. Queste almeno ce le godiamo".

Mi ha dato ragione. Ce le siamo godute fino all'ultima. Poi il giorno dopo, quelle rosse e grosse da supermercato, sono state un paio di giorni in frigo, che non ci davano più soddisfazione.

I piccoli piaceri della vita sono una grande cosa. ti tolgono al volo le brutte abitudini (che costano anche loro) e ti riconciliano con il mondo.

Adesso aspetto che arrivino le ciliegie. Quelle buone.

venerdì 9 maggio 2008

Benvenuto Laurens


Il 27 aprile è nato Laurens, 3280 grammi e una marea di capelli neri. Mirjam, non per fare torto a Ingemar, ma è tutto te. Auguroni, è bellissimo con quegli occhioni spalancati sul mondo (e grazie per le foto).




Un bacio,

Ba

giovedì 8 maggio 2008

Amsterdam e gli aspiranti suicidi (stetev' a la cas')

È arrivata la bella stagione, i bulbi è un bel po' che sbocciano e una nuova categoria di aspiranti suicidi comincia a diffondersi per Amsterdam.

Ora, Amsterdam è un bella città, la si visita bene a piedi, il turista si guarda intorno naso all'aria provvisto di informazioni di tutti i tipi e nessuno pensa di dirgli come non farsi male.

Lo faccio io per puro dovere civico.

No, non vi dico di stare attenti ai coffee-shop e a quello che ci fumate, perché la nederwiet prodotta localmente a dosi di principio attivo da 5 a 20 volte di più dal fumo che si trova altrove. Sono botte in testa chi non lo sa.

Non vi dico neanche di stare attenti a non cadere nei canali se vi siete fatti una birra di troppo.

Né vi proibisco di mangiare le crocchette o le patatine del Febo, anche se sono convinta che portino alla morte in tempi brevissimi.

Ma alle biciclette, porca puttana, ci volete stare attenti?

Che ad Amsterdam ci sono tante biciclette. Questo si è capito, spero. Non ci sono per caso: la gente ci va pure a spasso, ma soprattutto gli serve come mezzo di trasporto essenziale. Ci va cioè al lavoro, magari in ritardo per via del vento contro o del traffico. Ci deve andare a riprendere i figli dal doposcuola, prima che li consegnino all'assistente sociale. Deve andare alla stazione, prima che parta il treno. Deve precipitarsi a fare la spesa prima che il supermercato chiuda.

Poi nel tempo libero ci va anche in giro a cazzeggiare, ma le ore di punta ci sono anche e soprattutto per le bici.

Non per niente abbiamo queste bellissime piste ciclabili, che si distinguono da un semplice marciapiede perché:
1) hanno una pavimentazione rossa;
2) ogni tot di metri hanno uno stencil che rappresenta una bicicletta;
3) ci vanno sopra le biciclette;
4) hanno i semafori con la lucina a forma di bicicletta;
5) sono percorse da gente che ha due o più ruote sotto al culo e parecchia fretta.

Allora, puramente per la vostra incolumità personale, che qui in Olanda ci assicuriamo contro tutto e tutti, quindi pagarvi i danni per un incidente non è un problema, ma l'osso rotto fa male a chi è finito sotto, mi permetto affettuosamente di suggerirvi:

1) prendete le bici sul serio quanto un TIR che va a 130;
2) non camminate sulle piste ciclabili;
3) non vi mettete sulla pista ciclabile a fotografare quella bici personalizzata in modo così originale;
4) non comprate bici a 15 euro da tipi sospetti, vi rendete colpevoli di ricettazione;
5) se prendete in affitto una bici, ricordate che state pedalando in una città con un sacco di traffico, che dovete andare sulle piste ciclabili quando ci sono (e non contromano, possibilmente), dovete fermarvi ai semafori, e se se non siete capaci di andrci con sicureza, ma vi a tanto provare, andateci in un parco. E soprattutto non andateci in zona pedonale, che vi multano. E la bici in affitto, vedete di non farvela fregare, o almeno fate anche l'assicurazione insieme all'affitto. E soprattutto non fate quello che fanno i locali, che ci sono abituati. Di notte accertatevi di avere le luci accese, specie se siete vestiti di scuro. Se poi piove, siete praticamente invisibili per un'automobilista. E la polizia multa chi non ha le luci. e ricordatevi che qui si frena all'indietro con il pedale, la cosa meno istintiva quando dovete frenare di botto, se non ci siete abotuati.
5) state particolarmente alla larga dalle bici da carico con cassone, soprattutto se cariche di bambini: non sono manovrabili e con tutta la buona volontà del mondo, una madre tra il fare una schivata pericolosa per i bambini che le schizzano fuori e si tuffano di testa e mettere sotto il turista che non si sposta per tempo, sceglie la seconda opzione;
6) non passeggiate naso all'aria sulla pista ciclabile; e attenti quando le attraversate.
7) quel campanello insistente ce l'ha proprio con te.

Insomma, non mi fate come quei turisti americani che ad Eindhoven attraversavano in gruppo alla cazzo di cane una pista ciclabile che aveva il verde, per poi spaventarsi e dire: "Ma non si fermano proprio per nessuno".

L'unica è stata rispondergli:

"Scusi, ma lei a casa sua si mette ad attraversare lemme lemme un'autostrada scavalcando il guard-rail?"

"Ah, già, è vero, no, non lo faccio"

(Allora, lo dico per te, vai a 5 metri più in là dove ci sono le strisce pedonali, aspetta il verde, guarda a destra e a sinistra e poi attraversi. Ma a scuola, l'educazione stradale, non la insegnano? Non dico quella sessuale, dico come attraversare senza danni alla propria incolumità.

Insomma, io l'ho detto, voi fate come vi pare. Però il prossimo che mi sta tra i piedi quando ho fretta lo metto sotto, intesi? Poi non dite che non vi ho avvertiti.

PS: ma la vera maledizione biblica sono i gruppi turistici in bicicletta. Specie quelli senza guida. Madé, preferirei un branco di pecore in mezzo alla strada, fa meno impressione. Comunque un santo protettore l'avranno anche loro, spero.

Epiteti locali

Oggi ho tirato fuori la giacca di lino dalla bustona della tintoria che è ora (si, ad anni alterni mi ricordo persino di portare le cose in tintoria). Mi sono messa il collierino, gli orecchini e la fedina di diamanti (nessuno saprà mai che diamanti di scarto ho rimediato una volta, il capo, chiamato ad esaminarli con me, non faceva che dire: "Ma questo ha un punto nero enorme", "Si chiama inclusione amore e nella montatura non si vede più". che avevo chiuso per sempre cpon il vendere diamanti e volevo un souvenir di quel periodo).

Questo perché andiamo in esplorazione nella campagna ricca dell'Olanda, il Gooi. Dove i campi da golf superano i campi di luppolo, dove le villotte affondano nel verde, dove la concentrazione di SUV che ti frenano a due secondi dagli alluci mentre cerchi di attraversare è la maggiore del paese, dove genitori e figli giocano a hockey di default, dove tutto il complesso radio-televisivo del Paese è concentrato nel Media Park (dove fecero fuori Fortuyn, per capirci), ecc. ecc. Vado nel territorio delle mie lettrici, insomma. Quelle che leggono Seasons.

Quelle signore con giardino che leggono i miei resoconti culinari dall'Abruzzo, che bisognava nascondere la scollatura della mia vicina mentre facevamo in pomodori in bottiglia a Ofena per il reportage, anche se la vicina è nonna e portava un normalissimo zinale da lavoro, ma si, secondo la fotografa carampana, queste qui, abituate ai twin-set, minimo minimo gli pigliava uno sturbo. Da allora non ci ho scritto più per Seasons.

Queste signore che se gli racconto dei pranzoni di matrimonio sull'aia nella mia infanzia campagnola, con le ricette dei piatti che nonne, zie e vicine cucinavano per tre giorni di seguito, esclamano "Oh, bimba, che delizia" (Ach, kind, wat eeeenig!)

Ecco, è dagli epiteti che si riconosce la razza. A me sentirmi chiamare "kind" mi intenerisce solo se lo fa la nonna, qualcuno che conosco. Come epiteto generalizzato non mi dice niente, anzi, un filino mi secca. Paternalistico. Io sto ad Amsterdam, porca puttana, mica come voi affondata in campagna.

Ad Amsterdam, invece gli Amsterdamoni popolani ruspanti e doc ti chiamano tesoro. L'idraulico simpatico, la signora sessantenne sbiondita, cotonata ed abbronzata che mi passa il cartoccione di patatine fritte ("hier schat"), i muratori dalle impalcature, ma anche tutti i maschi gay e fatui di cui questa città abbonda, e che abbondano loro in tutte le professioni di servizio al pubblico, nei caffé, nei negozi, sul tram a timbrarti biglietti.

Ecco, a me sentirmi dire "schat" invece mi piace, indipendentemente da chi me lo dica. Un po' come in Canada, un'amica d'infanzia di mia nonna mai vista mi abbracciò dicendomi "Core me" e commuovendomi fino alle lacrime. Un po' come quei negozianti simpatici che ti dicono "stella". O che ti chiamano "bella" a ogni piè sospinto (ecco, questa è mia, io do'del bello/bella a chiunque mi capiti a tiro).

Questa cosa che anni fa scoprii che le ragazze olandesi che bazzicavano l'Italia (studentesse di italiano all'Università, in genere) le irritava da morire. Il sentirsi chiamare indiscriminatamente "bella". Per loro era un approccio indesiderato (e sono fatti così, che ti devo dire. Per approcciarli un minimo rilassati bisogna berci insieme, e capisci che se uno è astemio qui rischia di morire vergine. Nano, mi senti? PNV? Dico a te, non verresti quassù?)

Erano talmente rigide nei confronti del supposto macho nostrano, che magari gli sfuggiva che "bella" te lo dicono davvero tutti e che non significa niente. O significa tutto, perché a livello subliminale ti fa illudere di essere amato e coccolato, e ciò è sempre una soddisfazione.

Un po' come un conoscente polacco dei miei complimentoso al limite, che senza averla ancora conosciuta di persona esordiva al telefono con mia madre "Signora Margheritina buongiorno, ma la vedo davvero splendida oggi". La vedeva. (in Africa, mi dicono, la formula di saluto in certe zone è "Ti vedo". Brik, confermi?)

Insomma, visto che amarci non ci costa niente, amiamoci, amici miei, come diceva Hoffman ai discorsi commemorativi degli ex-soldati polacchi arenatisi in Italia dopo la guerra. Belli miei tutti quanto, vi auguro una bellissima giornata, io vado a perdermi tra i campi da golf e le villone nel verde in cerca di cucine e pavimenti.