sabato 29 ottobre 2011

Weekending


"Orso, Orso".
Mi fermano due sbarbini:
"C' è un bambino che si è perso che è andato dagli agenti".

Blocco i loro due colleghi a portata di mano, nel centro commerciale all' aperto che si va ormai svuotando nelle prime ore della sera. Perchè se i bambini escono da scuola alle tre, portanp a casa un amichetto, poi ne arrivano altri due per fare i biscotti, poi i biscotti finiscono tutti, cotti e mangiati, il capo ha fatto una ricerca sul sito dell' unione consumatori e tu armata di foglietto riporti a casa due amichetti e cerchi di comprare un ferro da stiro con serbatoio a parte entro le 18, è chiaro che tocca correre e un tiratardi come Orso mi si perde, a coronare il tutto.

Poi intanto che davo ai due agenti una descrizione della belva, io friggendo e lei, la surinamese, che si annotava tutto su un taccuino, aspetto, vestiti, quando l' hai visto per l' ultima volta, chiama il capo con cui avevo appena litigato al telefono sul modello di ferro da stiro e gli dico: si è perso Orso, sto con i poliziotti, ti dico dopo e riattacco e arriva una chiamata dal walkie-talkie:

"...craak, craak, bambino Orso Diga, indirizzo via, numero craakkk." e io che facevo si è lui, ma toccava aspettare finissero la descrizione completa e dicessero passo prima che l' altra potesse dire: dove siete, abbiamo qui la madre.

E poi dall' altro lato della stradina li ho visti arrivare, lui così piccolo lì in fondo che mica l' ho visto subito e gli vado incontro a passo controllato e poi chissenefrega, gli corro incontro a braccia aperte e lui corre anche e me lo prendo in braccio. che mica ci siamo guardate annate di CandyCandy per nulla.

"È stato bravissimo, ci ha detto subito dove abitava, vai da mamma e non riperderti".
"Hai avuto paura?"
"Si, ma due bambini mi hanno detto di andare dalla polizia, a me veniva un pochino da piangere, ma le lacrime non le avevo e non si vedeva e poi gli ho detto dove abitiamo perchè il tuo telefono non lo so".

Te lo tatuo sul cuore, figlio mio dispersivo.
Poi abbiamo comprato il ferro, poi siamo scappati dall' amica che abita accanto per un pit stop sanitario e io nel bel mezzo della descrizione ai poliziotti mi era venuta una pipì tremenda e a casa non ci sarei mai arrivata ma quel ferro ANDAVA comprato ieri per oggi che veniva la signora a stirare e già da due settimane mi dice che l' altro non scalda, mentre l' aspirapolvere da muratore monstre che abbiamo andrebbe pure sostituito con qualcosa di più leggero che non ti venga l' ernia a portarlo su e giu per tre piani, e Orso ha scelto il ferro su base estetica tra due modelli identici di Tefal in base al colore - stesso prezzo - e poi abbiamo trovato un aspirapolvere cordless della Dyson che ci fa tanto pendant e mi sa che vogliamo quello.

Stanotte botta da insonnia dovuta a crampi alla pianta del piede, non riuscivo a poggiare proprio nessun peso e già mi vedevo un weekend da invalida, invece oggi pomeriggio andava già meglio e siamo andati a comprare la zucca per fare una minestra Jack O' Lantern leftovers con lo zenzero e il coriandolo.

E l' ospite Insalatomistico ha fatto l' Insalata, cosa che gli ho imposto di fare finchè mi gravita per casa. Domattina cmpleanno di lily e cena sociale a sera con il gruppo. Il weekend che dovevamo dedicare alla dichiarazione redditi è saltato causa padre moribondo del commercialista che ha detto che chiede lui un rinvio e speriamo sia possibile, noi li avevamo esauriti i rinvii. Porello lui, che brutto weekend, ma il nostro è perfetto.

A patto che non si riperda nessuno e che il crampo passi, cosa che mi sta dicendo di non aver fatto.

Preavviso reportage Transumanza inversa


Oh cocche e cocchi, io lo so che mi state aspettando al varco con il reportage dela gita sulla Statale 17, in modo da capire se al prossimo giro veramente avete voglia di sbattervi e partecipare.

Solo che non ce la faccio. Ho troppe foto e troppe cose da dire. E le bestemmie che mi costa caricare foto qui sopra lo so solo io. Così ho deciso di farne un libro su Blurb e ci sto lavorando. Vi terrò informati.

Se volete venirci alla prossima, vi tocca farlo sulla fiducia, ma per incoraggiarvi, un paio di foto che come si caricano bene alle 3 di notte, nelle mie ore di veglia normali chissà perchè non ci riesco mai.


Capito perchè lo chiamano il piccolo Tibet e perchè Sergio Leone e la Cavani ci hanno girato dei gran bei film? (anche se il casting di Helena Bonham Carter come Chiara in Francesco, me la devono ancora spiegare, a parte le ambizioni internazionali).



Se cresci qui, cosa sia l' infinito, altro che ermo colle. Puoi solo partire per vedere cosa c è dietro l' orizzonte. Raramente è molto più bello di questo, e allora ritorni. E poi riparti. A volte la chiamano transumanza.


Un' altra casa in cui ho dormito da giovane. Ricordi belli (è stato l' anno dei fidanzati estemporanei a gogo, tutti bellissimi, come mi rinfacciava la compagna di casa Caterina quando l' unico amico brutto che avevo si era innamorato di lei, poi brutto, brutto, cosa sarà brutto, alla fine è successo che mi ci sono fatta un giretto io e confermo come sempre che quelli bruttini e intelligenti sono i migliori), un paio brutti e uno pesante. Questa è la cima della salita di Via ed Arco Ricci. Io abitavo in fondo. quell' inverno sono uscita poco di casa, pur di evitare la salita.



Insomma, fatelo questo colpo d' ala e ditemi se i primi di agosto, quando c' è l' adunanza degli ovini a campo imperatore e ci ammazzeremo di fila per un arrosticino (ma li prenoto prima) vi viene meglio come data. Sennò diventa intorno al 12 settembre, quando ci porto i 100 e più oriundi americani e canadesi che dallo scorso anno stanno organizzando l' Ofena Social Pic-nic.

Sappiatevelo.

giovedì 27 ottobre 2011

Nulla come il Moscato d' Asti per il risveglio mattutino

Che stamattina li avrei portati io gli Gnorpoli a scuola insieme alle bimbe e alle 8 meno tre ho messo a Orso lo zaino e la giacca e gli ho detto di andare a suonare da loro mentre io prendevo la macchina e che li avrei aspettati dall' altro lato della strada vicino alle strisce pedonali. Ed Ennio stava ancora con il naso nel libro per cui gli ho scaricato giacca e zaino sul tavolo ingiungendogli di farsi trovare anche lui.

Poi in quella luce blu delle albe d' autunno al mattino, mentre andavo verso casa delle bimbe e vedevo da dietro la loro finestra movimenti vari, me lo sono vista venire incontro e non ho capito subito cos' era quella macchia bianca sul giubbotto che quasi non me l' ha fatto riconoscere, ma era il pallone che ha deciso di portarsi a scuola "perchè dobbiamo portare tutti una palla mamma, e metterla con le altre sotto al tavolo della maestra", che mi veniva incontro con quel suo passo sciolto e lo zaino e la frangetta bionda, che io me lo coccolerei sempre questo mio figlio sul limitare d' età tra bambino grande e ragazzino piccolo.

E anche se ero distrutta e avvolta da quella specie di nebbia di quando ancora non ti sei svegliata del tutto e ti senti completamente rilassata, così rilassata che adesso vado a casa e mi rimetto al letto per smaltire questi ultimi giorni di lavoro, e il mio pensiero è andato al socio, il mio nuovo compagno di 1000 avventure, che invece mi ricorda tanto me prima che i figli mi ammorbidissero ed è uno che lavora fortemente, si agita intensamente e non pulisce il water. Perchè il socio tutto quello che noi abbiamo fatto ieri ad Amsterdam l' ha fatto l' altroieri a Berlino e poi alle 23 è tornato in ufficio, ha lavorato fino all' una, ha dormito lì, è andato alle 6 in palestra per farsi la doccia ha proseguito per l' aeroporto, recuperato il grupo, arrivato ad Amsterdam dove mi ha trovata fumante per tutte le cose che la sala NON aveva allestito come dicevamo noi, mentre aprivo scatole di vino per mettere il bianco nella cella frigo e il rosso che già ci stava tirarlo fuori per scaldarlo. E mancava il palco, mancava il microfono e una cosa che noi ci stavamo prevenendo da due settimane, lui ha chiamato me almeno 15 volte per raccomandarsi, io chiamavo l' hotel per dire: ditemi quando posso venire a controllare personalmente e al sento: ma no, ci pensiamo noi, ci mancherebbe, ecco, poi non l' hanno fatto e io mi incazzo, perchè l' avevo previsto. Ecco, ho pensato al socio che ha rifiutato di venire a dormire da me o dal fratello e ha deciso che si faceva un giro, si rilassava perchè l' idea di mettersi a letto all' una per poi essere in aeroporto alle 5 e in ufficio alle 9 gli toglieva il sonno, e quanto lo capisco, anche se io non ho più l' età. Allora alle 7 mentre spegnevo il telefonino gli ho mandato un messaggino di buon volo.

Mi è piaciuto lavorare con il socio, è un altro perfezionista dell' adrenalina come me ma sa un paio di trucchi che io nn so e che mi sta insegnando. E alla fine mi ha detto che sono geniale e che è contento di come è andata.
Poi chissenefrega, sono 25 anni che organizziamo fiere ed eventi, ci mettiamo sotto, e quel paio di amici e ospiti che sono anche amici e che per disgrazia loro sono arrivati in anticipo, li abbiamo messi al lavoro e via. Alle 16 la sala era come dicevamo noi, con tutti i produttori e i loro fantastici vini alla temperatura dovuta e gli ospiti sono arrivati, lentamente, inesorabilmente, e invece del solito 10% che conferma e non viene ne mancavano un paio per cause di forza maggiore e ne sono arrivati una ventina in più. Che per una manifestazione selezionatissima, senza VIP, senza tirapiedi, senza amici e solo professionisti, gli importatori c' erano tutti e anche alcuni ristoratori grossi.

"Mi hai mandato un messaggio così carino, che non ho potuto non venire", mi ha fatto uno mentre io mi chiedevo cosa cavolo gli avessi poi scritto.

Perchè ieri ho scritto personalmente di persona, uno a uno, senza fare nessun copiaincolla, a tutti quelli che non avevano risposto una roba del tipo:
Beh, allora ci vieni al Moscato o no? Sai, sono appena rientrata dall' Abruzzo e ho perso un po' il conto, ma sappi che siamo lì, dalle... alle..., se vuoi parcheggiare gratis lascia pure davanti casa mia che poi in 10 minuti col traghetto arrivi, e a proposito come è andata la tal cosa che mi dicevi?

Perchè io le lettere in serie proprio non ce la faccio a mandarle, anche se ci vuole più tempo, e tutti i miei inviti ci ho aggiunto una riga a mano. E anche se per un evento di questo tipo è follia, vedi che poi la gente viene. Per`ø non nego che sia stata una faticaccia.

Infatti stamattina alle 7, quando è suonato l' arpeggio del telefonino per ricordarmi che evviva, un nuovo giorno con tutto un mondo intorno era arrivato, mentre fuori è buio pesto, io ero completamente intontita. Vorrei vedere voi dopo corse in Abruzzo, corse a casa culminate nella serata del Consorzio Moscato d' Asti ad Amsterdam, e insomma, sono stata sob ria e parchissima e dopo tutte le corse mi sono arenata alla reception con occasionali sortite nella sala, per cui tutto quello che ho bevuto è stato in dosaggi omeopatici, ma l' omeopatia a oltranza ripetuta con piacere rischia anch' essa di intontirti la mattina dopo (o sono forse state le corse di carico, scarico e sgombro alla fine?)

L' unica cosa che mi era ben presente era che i bambini a scuola li avrei portati io, che il capo non era nel letto accanto a me e non era da nessuna parte, per cui alla fine gli ho telefonato ed era già al lavoro, ma guarda un po' le sorprese della vita.

E sono andata a svegliare Orso che di solito ha bisogno di 20 minuti per passare dallo stato di sonno a quelli di leggerissima veglia, quanto basta per (farsi) vestire e scendere le scale fino al tavolo della colazione dove si immerge in un giornalino e bisogna ricordargli di mangiare.

Stamattina invece al buio mi fa: sono sveglio da un sacco di tempo. (Devo ricordarmi di chiedere al capo se in effetti ce l' ha fatta ad inaugurare ieri il regime prestalletto di cui parlava ultimamente, visto che durante le vacanze dai nonni, vuoi la gara dei 4 giorni in piscina ("e poi ci mettevano la musica e bisognava ballare in acqua") in cui hanno vinto rispettivamente una medaglia di similoro e una di similbronzo) o l' aria buona di campagna, andavavo a dormire entro le 20 ed è una mano santa, signora mia, tocca mantenerle queste abitudini.

Che poi doveva ammortizzare secondo me la delusione di essere stato estromesso dal coro, ebbene si, ce l' ha fatta, e secondo me gli fa solo bene capire che ad azione corrisponde reazione. È vero che questo coro ha grandi ambizioni che riesce a realizzare ed è per bambini che si motivano da soli a stare attenti e concentrati a lezione, e a lui hanno dato tante opportunità di provarci, ma non esiste che per metà della lezione la maestra sta solo a riprendere lui.

"Orso, al coro hanno detto che è meglio se non ci vai più".
"Nooooo".
"Si, ma in fondo te l' avevano già detto alcune volte, comunque non fa niente, guarda, tu adesso puoi cominciare ad esercitarti a scuola su come stare attento senza disturbare (geniale questa mossa del capo, del maiale non si butta via mai niente), così poi riesci a farlo anche al coro e ti riprendono, se lo impari il prossimo anno ti rivogliono".
"Amore, ma tu lo sapevi, no? che eravate d' accordo così?"
"Ma l' anno prossimo sarò nel gruppo con gli altri bambini?"
"Dipende, il libro di solfeggio ce l' hai, possiamo andare avanti con il programma noi due così quando ricominci le cose che fanno gli altri già le sai".
"Ma poi tu non mi metti gli adesivi sulla pagina quando ho fatto bene".

Poi in confidenza gli ho spiegato che se per adesso lui si esercita a concentrarsi di più a lezione senza distrubare, magari quando andremo al concerto di natale di Ennio può chiedere lui alla Maestra Caro se può riprovarci e vedere se ha imparato.

Che un po' mi dispiace per lui, ma stamane sono così intontita che l' idea di due pomeriggi alla settimana senza corse dall' altro lato della città fa bene anche a me. Mi sa che vado a mettermi un rametto di menta in infusione nell' acqua bollente per svegliarmi sul serio.

martedì 25 ottobre 2011

Tornata-aggiornamento al volo


(Questi sono i fagioli di Onna che non mangiavo da quasi un paio di decenni e devo ringraziare Tiziana e Pasquale che li hanno coltivati, colti e cucinati, le ultime due apposta per me. Chi ha letto Statale 17 sa).

Sono tornata con mezzo pecorino in una tasca dell' impermeabile e svariate salsiccette nell' altra, più gli ultimi libri di Exorma che Maura mi ha messo in mano prima di uscire (bello un editore che ti ospita nelle trasferte romane e ti porta pure a Ciampino) con la borsa occupata da un' inutile zainetto del laptop, che alla fine mica l' ho usato, e due chili di torrone Nurzia nella borsa che se me l' avessero pesata avrei dovuto mettere in tasca anche loro, ma alla fine ci ho messo un panino e una bottiglia d' acqua che io lo so che la fame a tradimento in aereo mi prende immediatamente dopo il decollo e aspettare che passi il carrello non è fattibile.

Perchè noi emigranti ci portiamo veramente dietro la qualunque, come scoprono di volta in volta i poveri doganieri all' aeroporto, infatti stavolta di tre tra borsa e cestini strip tease dentro la macchinetta, erano due quelli con robe sospette, ma ci siamo distratti con il liquido potenziale poi non trovato nella borsa e ci siamo scordati dell' uncinetto di alluminio nella tascona dell' impermeabile, mentre cercavo di finire il basco in pura Lana d' Abruzzo di Roberta Castiglione, lana comprata in matasse bellissime e non voglio privarvi, se si caricasse, del filmino videoin cui suo marito me la arrotola in modo da impacchettarla per bene, e no, nella borsa non le avevo le altre otto matasse, almeno quelle no, perchè le ho caricate nel furgone di Monique e Dario insieme a 12 litri d'olio e un padio di cartoni di vino e svariati chiletti di fagioli di Paganica, lenticchie della montagna e ceci di Navelli, meno male che c' erano loro.

Che poi Ryan air mi ha punita lo stesso perchè da giorni cerco di fare il check-in e mi si bloccano tutti i computer da cui ho provato (3) nel momento in cui devo stampare, e mi hanno fatto pagare il supplemento, solo per scoprire che chissà come tra un blocco e l'altro il check-in l'avevo fatto e insomma, mi devo cercare l indirizzo e farmi rimborsare, oddio perchè questo calice mannaggiammè cioè mannaggiarraianer. (Se qualcuno l' indirizzo e una storia di reclamo riuscito ce l' ha, vi prego di passarmeli).

Vi lascio con questa trippa di rana pescatrice che in mezzo a varie cose favolose ho mangiato con Dario e Monique prima di lasciare Pescara quando ormai non ci speravo più di poter venire a Pescara e mangiarmi un po' di pesce buono e a questo giro speravo di farlo almeno per festeggiare il concomitante compleanno di Vic. Ma con lei non ci sono riuscita.


Il quale compleanno è comunque stato degnamente festeggiato, con Lucrezia che il pomeriggio prima ho beccato di nascosto a piegare origami con un manuale davanti per farle la scatolina e il bigliettino con il fermacapelli magnetico e che la mattina appena alzata e semicomatosa per prima cosa è venuta in cucina per appendere il festone e mettere il regalo sul tavolo, che mi ha confermato una cosa che diceva sempre mia madre, che avere una bambina per figlia è tutta un' altra cosa, è un po' come avere anche una mamma.


Vi lascio con la traccia di un' incomprensebile faida pescarese di cui non saprò mai nulla, ma mi piaceva troppo il manifesto.

E vi lascio con la promessa che, non appena sopravvivo alla Degustazione del Consorzio produttori del Moscato d'Asti che sto aiutando ad organizzare per domani ad Amsterdam (oggi sono a Berlino all' Adlon, beati loro) e alla dichiarazione dei redditi 2010 che se non la consegno entro il 1 novembre sono una donna finita, vi posto immantinente un dettagliatissimo reportage con foto e video e pop-up della Transumanza inversa per l' Aquila di questo weekend. Transumanza che diverse volte mi sono chuesta: ma chi me l' ha fatto fare, specialmente nei giorni precedenti in cui dopo essermi detta che vabbè, anche se non viene nessuno ci sono almeno tizio e caio a cui voglio bene e ce la facciamo tra di noi, e proprio invece Tizio e Caio hanno avuto sfighe, inciampi e scocciature inenarrabili last-minute e non sono venuti e io mi chiedevo chi me l' avesse fatto fare, e poi invece c' erano persone bellissime, ci siamo divertiti, abbiamo parlato e scambiato storie, rivisto amici e la rifacciamo. Cominciate a farvi benedire preventivamente perchè al prossimo giro le sfighe, gli inciampi e le scocciature le lasciamo fuori (senza voler male a nessuno, quanti femori può rompersi una mamma anziana?)

martedì 18 ottobre 2011

Lobotomizziamoci

Qualche giorno fa qualcuno, a ragione devo dire, si è arrabbiato. Si è arrabbiato molto per via di un fratello e di un amico difficilmente gestibile del fratello che gli hanno rovesciato una formazione di soldatini, gli hanno sfasciato un lego, giocavano per conto loro, insomma, i piccoli momenti in cui tutto sembra add insult to injury.

Vero che gli avevo detto: lasciali giocare per conto loro e tu vieni con me sul lettone a leggere un bel libro. Poi mi sono distratta al telefono con un cliente e ho dovuto interrompere la telefonata perchè sentivo dei colpi di sopra.

Lo trovo fumante davanti la porta del fratello, da dietro la quale senti i grandi ridacchiare e sfottere. La porta ha una serie di buchi (queste porte di plastica che come le sfiori si sfondano).

Lo prendo al volo, me lo porto nell' armadio a muro, ci sediamo, lo abbraccio e lo guardo negli occhi:
"Ho capito che sei molto arrabbiato, però senti, dobbiamo trovare un trucco. Pensiamo insieme a qualcosa che quando ti arrabbi così tanto ti può aiutare a non farti male tu e non far male agli altri e non sfondare le porte. E comunque quei due sopra sono due stronzi e lasciali perdere".

La porta sfondata in fondo è un dettaglio, ne abbiamo un altro paio inutilizzate nella baracca. Si cambia.

"Eh", fa la nonna, "Ma se vi mettete a cercare un trucco gli passa il messaggio che va bene arrabbiarsi".

E che devo fare secondo lei? La vita forse non ti mette in condizione di arrabbiarti a volte? L' importante è che non diventi un vizio e non ti metta nei guai, ma io imparare a lasciarla uscire la rabbia, controllandola e padroneggiandola senza inguaiarti questo si, la trovo un' enorme risorsa in tante situazioni. La chiamo la teoria dello scazzo propedeutico e funziona, signora mia, quanto funziona.

Ogni volta che ci ripenso mi incazzo.

No veramente, io sarei troppo creativa e caotica e magari rovino i figli, lui non si può arrabbiare perchè è sbagliato, il capo è musone e dovrebbe parlare e partecipare di più, figlio 1 al contrario è logorroico e bisognerebbe farlo stare zitto, lobotomizzateci, dai, che diventiamo buoni buoni e non diamo più fastidio a nessuno.

(Qualcuno mi deve spiegare perchè le persone più in gamba, ragionevoli, sensate, come diventano nonni o zii riescono a dire delle cazzate spaventose, che meno male che uno li conosce da tanto tempo e sa che non sono veramente così, ma certe volte ti viene il dubbio. Come mia madre che di figlio 2 neonato si preoccupava che crescesse con le gambe storte, e una volta i bambini li fasciavano per fargli venire le gambe dritte, non dovremmo forse fasciarlo anche lui? Che mi veniva da dire: guarda figlio uno che non l' abbiamo mai fasciato e ripetila questa stronzata. Ah, già, è vero, chissà perchè ho detto così. )

Ecco l' ho dovuto dire sennò continuavo ad incazzarmici. Gran cosa il blog.

lunedì 17 ottobre 2011

In partenza per l' Abruzzo

Domani parto, sto chiudendo ufficio, conti, fatture non pagatemi dal 2009, casa, e ho appena mandato un articolo per Genitori crescono.

Quello che voglio fare è:
- coccolarmi qualche zio che ne ha bisogno
- portare a pranzo una compleannarda
- far conoscere tra loro un paio di amiche blogger
- fare l' olio, se le olive sono pronte, perchè Dario scende con il furgone e magari me lo riporta su
- cucinare pane e frittata, col pane di Ofena
- accendere un fuoco
- comprare lo zafferano e i ceci di navelli da Amalia
- spararmi una stozza con il prosciutto tagliato a mano di De Paulis

Non so come andrà con il Viaggio all' Aquila, la transumanza inversa che voglio fare il 22 e 23 ottobre. Ho alcune conferme e un sacco di altre si sono perse per strada, per cause di forza maggiore, sfighe varie, silenzio. Vedremo sul momento, meglio farsi sorprendere.

Una ventata di ottimismo, a parte le belle reazioni allo spam su Facebook del weekend (grazie per non avermi insultata) è stato questo messaggio dall' Aquila, che ancora di più mi dice che in questo momento non sono i proclami che contano, ma i piccoli gesti:

"Perdonami se non riesco a starti dietro, in questa tua bella iniziativa, ma qui è un delirio. Credimi!
Ci diamo da fare come i pazzi e siamo in piena campagna elettorale. Nel senso che non è che io sto facendo campagna elettorale per me o per qualcuno, ma la stanno facendo altri, tutti, e noi siamo sotto attacco continuo. Tutti contro tutti. A scapito della verità, dell'onestà, del bene comune.
Tu ti incastoni, proprio come una perla, in questa melma. E' terribile! Non posso aiutarti, da ora, ma cercherò di fare il possibile, quando sarai qui. Se non mi assassinano prima , sarò a Fontecchio con te."


Se avete ancora dei dubbi, toglieteveli e venite. Vi aspetto a Popoli sabato 22 ottobre dalle 10 alle 10.30 in Piazza XX settembre. Chi viene e resta a dormire può prenotare al Borgo, dove ci fermeremo a dormire a 25 euro a testa in doppia (www.il-borgo.it). Il resto lo scopriamo per strada. Il 23 siamo all' Aquila verso le 11 di mattina in Piazza Duomo per contarci e metterci al lavoro.

Portatevi qualcosa di caldo per quando saliamo a Campo Imperatore, un paio di sacchi robusti e se li avete guanti da lavoro o da giardinaggio, zappette, quello che avete che non pesa troppo.

Per tutto il resto guardatevi la comunità su facebook (https://www.facebook.com/pages/Viaggio-All-Aquila-lungo-la-Statale-17/251084818262873) e gli altri post con l' etichetta: Viaggio all' Aquila su questo blog. E se non ce la fate a questo giro, promettetemi che da soli, per conto vostro o con i vostri amici, una volta o l' altra ci andrete.

Volevo farvi un post con le foto di Fausto alla manifestazione di Roma, che ho seguito sui social media, facendomi le mie idee. Io non sono brava con le manifestazioni di piazza, quel paio di volte che ci sono andata ho sempre avuto a posteriori l' idea che comunque la mia presenza era stata strumentalizzata dalle parti contro cui ci andavo. Non credo più nelle azioni contro, credo invece in quelle pro. Anche se saremo 4 gatti e non avremo nessuna risonanza mediatica, perchè non è questo il punto, io credo nei piccoli passi.

A che serve andare a strappare un' erbaccia che si sta mangiando il centro dell' Aquila? A che serve venire da fuori in una città esausta e adesso presa da discussioni interne di cui non so nulla? Io non ve lo posso spiegare, posso solo andarci e farlo.

Ce lo spiegheremo a posteriori a cosa è servito. Serve a chi ci va. Serve a me. Serve che 10 giorni fa mi stavo rendendo conto che a me si stava complicando la vita e scendere non era proprio il momento ideale. Poi il capo ha detto: ho visto quanti ti hanno risposto, non puoi non andarci, con i bambini me la vedo io, lavorerò da casa.

Vi lascio con una citazione di Antonio Machado, usatissima, scontatissima, resa banalissima dall' usura, ma che mi serve sempre quando non so perchè sto facendo qualcosa ma sento che la devo fare:

Caminante, no hay camino,
se hace camino a l' andar.


Questa è una transumanza, vediamo dove ci porta la strada.

sabato 15 ottobre 2011

E pensare che c' è gente che al sabato sera va a mangiare la pizza


Noi invece al sabato la mangiamo a pranzo. grazie alla congiunzione astrale che mi porta il sabato mattina alla Pakhuis Wilhelmina, un vecchio magazzino portuale in Veenkade trasformato in atelier, dove Marianne Wagemaker, che di suo crea tante cose bellissime, dà anche corsi per bambini, Un 3 anni fa ci è andato Ennio al corso del sabato, poi anche Orso, poi ci abbiamo festeggiato il compleanno di Ennio, poi abbiamo traslocato e Orso non faceva altro che chiedermi quando ci poteva tornare, bene ci è tornato. e Marianne con questi bambini è fantastica, oggi stavamo tutti i genitori fuori ad aspettare e li sentivi urlare di gioia dalle scale, sono usciti di corsa come una folata di vento quando alza via un mucchio di foglie secche.

E dietro l' angolo c' è la showroom di smeg dove il sabato mattina Antonella Barbella fa i corsi di pizza, e noi, con la scusa di aiutare a ripulire tutto, sono già due volte che ci andiamo a sbafare la qualunque. Anche se sul ripulire, non so con quanta attenzione lo facciamo (oggi siamo scappati via, ma Orso ha fatto una pizza anche per il suo amico Mattia, il figlio di Antonella, che così l' ha assaggiata pure lui).

Oggi quindi è andata così.








"Mamma, non sapevo di saper fare una pizza così buona".

Ma che voglio di più dalla vita? Poi, o è vero che i farinacei danno sonnolenza, o è il prezzo delle alzatacce delle ultime due settimane, ma io a casa mi sono abbioccata. Ho rifiutato di andare al supermercato a prendere il pane per i toast che Ennio voleva a pranzo (io gliel' avevo detto che se veniva con me a prendere il fratello passavamo da Antonella per la pizza), gli ho preso i bocconcini di merluzzo fritto dalla baracchetta qui di fronte e ho dormito, con tutta una serie di scocciatori, ma ho dormito fino a che il capo non è passato a dirmi che erano le 16.30, se volevo andare a comprare il ferro da stiro prima delle cinque, poi si è abbioccato 20 minuti pure lui, e poi basta, domani è un altro giorno.

Noi mica ci arriviamo svegli al sabato sera, ma scherziamo?

venerdì 14 ottobre 2011

Spetteguless del venerdì: bunga bunga, i Kaiser Chiefs e gli incidenti diplomatici

Apro la rubrica saltuaria degli spetteguless del venerdì, tutto vero e vi metto il link che lo conferma (in olandese), ma io ve la racconto come riferitami dal mio direttore di muoseo preferito presente alla manifestazione e che conoscendo l' italiano e l' olandese ha potuto seguire tutto rotolandosi dalle risate.

Succede che il Museo Allard Pierson dedica una mostra agli Etruschi e che ci sia stata l' apertura alla presenza dei soliti notabili. Succede che il museo chiede alla corrispondente a Roma del telegiornale NOS, Andrea Vreede, una conferenzina che lei accetta di tenere a titolo personale. Succede che la conferenza - e forse la mostra - siano incentrate sul discorso degli uomini di potere facendo dei paralleli tra ieri e oggi e si arriva a parlare degli uomini di potere oggi

"E dimmi tu, adesso, se si parla degli uomini di potere in Italia oggi, di chi parliamo?"
"Vendola? Il Papa?' faccio io la gnorri.
"Ma no, si parla di lui".

E parlando degli Etruschi, e Tarquinio il superbo, e il dossieraggio, la Vreede arriva anche a dire che appunto, gli Etruschi venivano descritti dai romani come dei pervertiti schiavi del sesso (ah, la povera tomba degli sposi) e questo, si sa, è un tipico mezzo per disumanizzare e sputtanare i propri nemici, insomma, presi dal parallelo tra ieri e oggi, la domanda alla sala è stata: chissà cosa ne penserebbero gli etruschi oggi del bunga-bunga?

Apriti cielo, l' ambasciatore italiano che purtroppo sa abbastanza olandese da percepire nel discorso le parole "Berlusconi" e "bunga-bunga", si alza, dichiara al pubblico che non gli sembra questa la sede per parlare di queste cose e abbandona precipitosamente la sala, inseguito ancora più precipitosamente dal sindaco di Amsterdam, il povero Eberardo del Viale (si chiama davvero così, ma in traduzione), che però nonostante gli sforzi non è riuscito a ricucire la cosa. Con il risultato che adesso ne parlano tutti, ma proprio tutti, e non potevo, cari lettori, esimermi dall' informarvi di cotanto argomento di costume.

La mia solidarietà comunque, e non lo dico per amor di patria, va tutta all' ambasciatore, che per dovere d' ufficio ne deve sentire di giudizi cretini sull' Italia e quando è troppo è troppo, e vi dirò, anch' io nel mio piccolo mi sono stufata da parecchio che ogni volta mi tirano fuori e Berlusconi e il bunga-bunga. Ma chiedetemi degli etruschi, piuttosto, di tutte le cose bellissime che abbiamo, e basta con queste associazioni di Italia con mafia, spaghetti, pizza e mandolino. ho capito la libertà di stampa (si giustificano sempre così), ma adesso manco i Kaiser Chiefs si possono più ascoltare. Basta andare su youtube e da qualche mese metà dei commenti citano Berlusconi, e l' altra metà, i non italiani, si incazzano perchè non capiscono i riferimenti.



Ecco, pure la poesia dei Kaiser Chiefs mi hanno dovuto rovinare, cosa ne avrebbero detto gli Etruschi, porelli, che sono pure tutti morti? E buon weekend a tutti.

Giorni di sole e rituali notturni


Non voglio confondervi le idee, sono in Abruzzo, oggi era grigio e pioveva a Pescara e mi sono fatta un pomeriggio di abbiocco mentre adesso mi aspetta il basco che mi sto facendo con le Lane d' Abruzzo finalmente prelevate oggi da Roberta e aggomitoloata con l' aiuto di Lucrezia.

Ma la tastiera non collabora, le foto non riesvo a downloadarle e avevo in bozza questo post da giorni con le foto di casa e dei pargoli che mi mancano, quindi eccovele o non avra mai piu senso postarle. Mentre i miei Gnirpoli inv ersione lupi di mare mi piacciono tanto.

Grazie, Singore dei Canali per averci fatto fare il famoso giro e per essere cosi bravo a intrattenere i bambini in genere. Grazie non moglie del Singore dei Canali per avergli regalato la barca.






Recuperare un amico dalle parti della stazione.

Pero adesso torno a sferruzzare il bsco che sospetto mi servira tutto sabato.

lunedì 10 ottobre 2011

Viaggio all' Aquila lungo la Statale 17: aggiornamenti e chi viene dalla Toscana

Sto sempre a pensare al viaggio all' Aquila del 22 e del 23, e intanto vi aggiorno su quello che succede anche senza di noi. Ieri è arrivato improvvisamente l' inverno, ma l' appuntamento era di andare a liberare dalla vegetazione invasiva le mura del pomerio e tanto è stato fatto. Se siete su Facebook una nota la trovate qui.

https://www.facebook.com/notes/antonio-di-giandomenico/le-mura-e-le-porte-dellaquila/10150334056829385

Come vedete quindi c' è un grandissimo bisogno di andare e fare e anche per noi per vederci e incontrarci.

Intanto vi ricordo i punti salienti: ci incontriamo sabato 22 alle 10 di mattina al centro di Popoli in Piazza XX Settembre. Ci si arriva con la A 25 da Roma e Pescara, uscita Popoli-Bussi. Chi da Roma vuole partire il venerdì pomeriggio e fare con calma può sempre dormire a Sulmona all' Hotel ovidius, che è carinissimo e in centro e la mattina così può partire con più calma alle 9. Se ci andate salutatemi Antonella (a cui ancora non ho scritto per avvertirla).

Mentre aspettiamo, i mattinieri arrivati per tempo si possono fare una passeggiatina a Popoli. Alle 10.20 si parte salendo verso l' ospedale sulla Statale 17 e facciamo le svolte di Popoli (segnatevele queste cose così se siete in ritardo e ci dovete raggiungere sapete che indicazioni chiedere) e proseguiamo per San Benedetto in Perillis. Con chi abita nell' Aquilano dall' altra parte, come Bianca che pensava di raggiungerci a Navelli, ci vediamo a Navelli alle 11.30 in piazza intorno alla fontana, così chi deve può approfittare del bancomat, perchè altri non ne incontreremo facilmente. Eccetera.

I dati essenziali per quel minimo di organizzazione che ci serve

Come ho già detto, questa è una gita autogestita e nessuno ci guadagna niente. Io ci ho messo la proposta e posso fare quel minimo di organizzazione per creare i contatti, ma non ci scordiamo che sto in Olanda e che il mio telefonino italiano +39 349 4250746 funziona solo quel paio di giorni prima, quando arrivo in Italia (nel resto del tempo vi beccate una voce incazzatissima che vi comunica il mio recapito solito, non fatevi impressionare).

Per dormire prenotate voi da Paola (www.il-borgo.it) che ci fa un prezzo di €25 in appartamentini dove la sera ci cucineremo.
Tel: 0862 61188
Cell: 338 631 8435
Email: prenotazioni@il-borgo.it

Oppure a Navelli da Francesca: (www.abruzzo-segreto.it) che ci ha fatto il prezzo di € 22 in camera doppia con prima colazione (e ha cosine buonissime locali).
Tel: 0862 959 447

Per il pranzo, pic nic in montagna con arrosticini, calcolo €20 a testa ma per prenotare e fare la spesa ho bisogno di sapere in quanti siete, quindi mi manderete un sms con: vostro nome, recapito e numero di persone. Per la cena la sera credo che con €8 a testa ci stiamo, vi compro delle cose buonissime prodotte localmente e ce le cuciniamo e mangiamo insieme. Cghi preferisce fare da se si porti il necessario.

Il giorno dopo all' Aquila alcuni posti sono aperti, direi che ognuno si arrangia.

Cosa portare?
Vestitevi caldi che è meglio togliersi un paio di strati che bestemmiare per il freddo, visto che saliamo in montagna (cappelli, foulard e guanti meglio portarseli), scarpe comode e per il po' di lavoro che facciamo un paio di sacchi di plastica robusti, chi li ha guanti da lavoro/giardinaggio, cesoie, e zappettina, chi non ce li ha fa a mani nude, o, se preferisce, con i denti.

Chi incontriamo?
I fantastici ragazzi del Trio 99 vorrebbero offrirci un concerto nel pomeriggio, spero che riusciamo anche a vederci con Matteo Grimaldi, giovane scrittore aquilano che se non fosse stato per questa storia e per Facebook non avrei mai conosciuto. Per entrambi vale: se non salta fuori un impegno di lavoro ci raggiungono e ci facciamo delle belle chiacchierate con loro. Altri amici aquilani devo ancora contattarli definitivsmente, ma sono anni ormai che ho imparato che non posso imporre agli altri le mie scadenze da olandese che un mese prima vuole conferme definitive.

Abbiamo abbastanza amici per fare il viaggio insieme e posso dirvi una cosa? Anche se alla fine non viene nessuno, anche se dovesse arrivare la neve a bloccarci, anche se il lavoro, la famiglia, gli impegni, ma voltete che non lo sappia? Io questo giro in un modo o nell' altro me lo sono sempre fatta per quello che significa per me e me lo farò anche da sola, pensandovi. Mi dispiace non portarci gli Gnorpoli, ma va bene anche così.

Venite per caso dalla direzione della Toscana?

Una conferma ce l' ho però e non a caso mi viene dalla Germania. Arianna, una mia lettrice storica che anni fa faceva un dottorato in Olanda e poi si è spostata in Germania, torna in Toscana per quella settimana e mi vuole raggiungere. Cerca o offre posti in macchina venendo da Pisa, nel senso che se non c' è nessuno lei pensava di affittarsi una macchina e scendere anche un giorno prima per farsi un giro anche per conto suo, ma se trova compagnia è meglio. Le fa eco Isabella da Lucca, che alcune vite fa ho conosciuto a Cracovia dove studiavamo tutte e due, lei polacco e inquadrata in un programma con borsa di studio, io russo, che poi ho abbandonato, da libera uditrice e a piede libero. Non ci siamo mai veramente perse di vista e mi fa piacere che mi voglia raggiungere per questo.

Se qualcuno pensa di venire da quelle parti lì scrivetemi: barbara@madrelingua.com o su Facebook e vi metterò in contatto, così vi parlate fra voi.

Vieni da un' altra parte?

Fammelo sapere così ti metto in contatto con altri che potrebbero fare la stessa strada.

Grazie a Sonia Arw che causa anche lei lavoro, ferie non godute e sostituzioni impossibili non potrà venire da Trento come avrebbe tanto voluto, ma ci ha scritto un comunicato stampa che vi allego qui sotto, se potete fatelo girare.

Un abbraccio e cerchiamo di vederci.

COMUNICATO STAMPA

Se nell’autunno del 2009 al grido di “Ho il titolo. Ho le foto. Ho le storie. Ho le ricette…” Barbara Summa, in (blog)arte Mammamsterdam (http://mammamsterdam.blogspot.com/), ha annunciato dal suo blog il primo passo del suo libro Statale 17. Storie minime transumanti pubblicato da Èxòrma, oggi, a due anni di distanza, è arrivato un altro annuncio, se possibile ancora più coinvolgente: 22 e 23 ottobre 2011, Viaggio all'Aquila lungo la Statale 17. Una transumanza, una gita, un viaggio dal vero nei luoghi di cui abbiamo letto e di cui Barbara Summa ha parlato nelle molte presentazioni del suo libro giunto già alla XX edizione. Chi vuole partecipare si aggiunga, una carovana di macchine colma di amici dell’Abruzzo lo attraverserà in un weekend di ottobre!

Un incontro lungo l’autostrada, una gita autogestita ma con una guida d’eccezione: Barbara Summa racconterà, introdurrà e ci farà entrare in relazione con i luoghi e le persone della sua giovinezza, che usciranno dalle pagine del libro e incontreranno chi vorrà sfidare se stesso e partecipare ad una gita così particolare. Seguendo la Statale 17: si incontreranno Popoli, San Benedetto in Perillis, Navelli, Capestrano, Ofena, Villa Santa Lucia e Castel del Monte, Campo Imperatore e Santo Stefano di Sessanio, Calascio e la Rocca, Caporciano e Bominaco, Fontecchio e infine l’Aquila. Questi nomi sono stati protagonisti delle cronache d’Abruzzo negli ultimi anni, e in questo viaggio diventano realtà, senza più la mediazione delle parole e delle pagine dei giornali e delle immagini della televisione: Barbara Summa con quest’idea offre la possibilità a chi vuole partecipare di aver a che fare a tu per tu con questi luoghi che evocano monti, curve e salite, paesi rotti da terremoto e paesaggi incontaminati salvi e in pace con la natura, di incontrare le persone che ci vivono e che li amano, di mangiare e bere i cibi e le emozioni d’Abruzzo; offre la possibilità di rendersi conto di quello che c’è, quello che si può fare e quello che bisogna fare in presa diretta, e non è poco.

Ogni informazione, aggiornamento o chiarimento sono reperibili sulla pagina Facebook creata per l’occasione (www.facebook.com/pages/Viaggio-All-Aquila-lungo-la-Statale-17/251084818262873) o sul blog (http://mammamsterdam.blogspot.com/search/label/%23viaggio%20all%27%20Aquila-SS17). Si tratta di un progetto che cambia e cresce ma con già alcuni punti chiari che dimostrano ancora come questi progetti nati dalla rete sono in grado di diventare quanto prima reali e concreti. Ci si muoverà in macchina e chi ha posti o ne cerca lo può far presente a barbara@madrelingua.com o solo dal 18 al 23 ottobre al numero: +39 349 4250746 oppure iscrivendosi alla pagina Facebook.

Si pranzerà in montagna, con una cifra fissa di 20,00 euro, senza doversi preoccupare di altro se non di mangiare e assaporare il cibo d’Abruzzo; si dormirà e ci si cucinerà e mangerà insieme a Fontecchio (www.il-borgo.it) dove ognuno potrà/dovrà prenotare in autonomia ma ad un prezzo di favore, in quanto membro di questo gruppo in esplorazione (25.00 euro a testa in appartamentini con bagno condiviso). All’Aquila si farà ‘da sé’ per mangiare e bere ma si farà ‘insieme’ nell’incontro che verrà organizzato con gli abitanti dell’Aquila. Perché Barbara Summa dice ai partecipanti che noi “Siamo gli amici che vengono da fuori, che restano solo un giorno, ma che in quel giorno vogliono fare qualcosa di più del tour disastri & sfighe. Vogliamo capire, vogliamo rimboccarci le maniche, vogliamo girare per L' Aquila com' è e farci spiegare cosa stiamo vedendo esattamente” .

Per informazioni:

http://mammamsterdam.blogspot.com/search/label/%23viaggio%20all%27%20Aquila-SS17

www.facebook.com/pages/Viaggio-All-Aquila-lungo-la-Statale-17/251084818262873

barbara@madrelingua.com

domenica 9 ottobre 2011

Al principe (Pier Paolo Pasolini)

AL PRINCIPE

Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita...
Per essere poeti bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono,
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.

Questa è la poesia di Pasolini che ho letto ieri sera alla Galleria Metis per l' inaugurazione di una mostra con le foto di Letizia Battaglia, una persona meravigliosa ed una grande artista, che ieri ho avuto il piacere immenso di rivedere. Mi dispiace solo di non aver avuto i 38 minuti di calma per poter guardare il film di Alfredo Jaar, "Le ceneri di Paolini", che andrò a vedermi con calma nei prossimi giorni (c' è tempo fino al 28 ottobre).

Se qualcuno vuole venirci con me dal mercoledi al sabato la galleria è aperta dalle 13 alle 18 e io mi sto chiedendo se andarci da sola (martedi) o con i figli (venerdì). Si esaminano proposte di compagnia.

giovedì 6 ottobre 2011

La storia della farfalla insonne

È da un po' che vi volevo raccontare le nostre storie delle farfalle, come prima quelle delle sette principesse, ma poi ogni volta me le scordo.

Sono storie che improvviso lì per lì da quando Ennio parla e ogni volta riattacca: raccontami una storia che non ho mai sentito. E vai di bibbia, e vai di miti greci, e vai di favole, ovviamente tutte a memoria al buio, e vai con la saga di nonno Ennio o i fatti di vari parenti, che se dobbiamo avere una mitologia familiare meglio cominciare da subito, ogni tanto mi invento dei cicli.

Quella delle farfalle però è una serie del mattino, adesso che ho deciso che invece di stressarmi per quei 15-20 minuti che servono a Orso a passare dalla catalessi profonda al grugnito chiamandolo, insistendo e rognando inutilmente, che quello manco si sposta, e io mi scoccio da sola a sentirmi, io che pure avrei bisogno di risvegli soft al mattino, ho deciso appunto di godermi un supplemento di pelandrite al mattino mettendomi nel letto di qualche figlio a caso e raccontando storielle inventate. Quando lo sento ridere capisco che Orso ormai è sveglio e non ha più scampo, in 180 secondi lo tuffo nei vestiti e lo piazzo in cima alle scale, dove poi la gravità fa il resto per farlo scendere a colazione.

Le farfalle sono nate così.

Stasera però rientro da yoga, a cui ho cominciato ad andare il giovedì sera che è la seconda sera scapicollata di seguito nella settimana, in cui il capo rientra con Ennio da lavoro e coro alle 8,05 e io abbandono Orso qualche minuto prima davanti alla cena pronta prontissima e mi precipito in via del martello qui dietro l' angolo dove c' è la palestra a cui qualche settimana fa mi ha trascinato Antonella. Che è una bella palestra molto improntata sulla socialità, e ad Antonella piace la roba sudatoria e aerobica a ritmi sudamericani, a me quella musica lì fa venire il nervoso e già corro il resto del tempo, in palestra vorrei fare con calma, e ho deciso di alternare il pilates-yoga che mi fa così bene alla schiena alla Balance ball. che è meglio che mi faccia bene a qualcosa anche se non mi interrogo di preciso su cosa, ma ne esco con i muscoli doloranti che bene mi deve fare per forza.

Comunque stasera rientro tutta sciolta nelle anche e con le scapole che vanno ancora una a est e una a ovest, pronta a cadere completamente rilassata a letto, neanche la doccia ho fatto per non rovinarmi la rilassatezza, niente, Ennio sta sveglio -a quest' ora, scandaloso - e vuole pure una storia. Che è diventata questa, con stornello finale.

C' era una volta una farfalla insonne che quando al tramonto tutte le farfalle si ritiravano in un fiore, avvoltolavano le ali e si mettevano a dormire per svegliarsi all' alba fresche e riposate, questa niente, proprio non riusciva ad addormentarsi. E si girava, e si rigirava, e al massimo dormiva alla fine un paio d' ore per pura esasperazione e si svegliava incazzata, con le ali stropicciate, la faccia accigliata e dioneliberi la incrociava la farfalla allegra, che la mattina era tutta un inno di gioia alla vita, rischiava di farsi sfanculare al primo trillo di "forza, sveglia tutti, ma guardate che bellissima giornata, tesoro ma hai dormito bene che ti vedo tutta stropicciata?" e lì via che la povera farfalla insonne non si teneva più.

Ci provava, eh, a darsi una ciucciatina di nettare di camomilla la sera, che poi ne usciva tutta tipsy e barcollante e sbandava di fiore in fiore intanto che se ne cercava uno per dormire (e a questo punto, la prima volta, Ennio mi ha interrotta per comunicarmi: mamma scusa ma le farfalle vivono un giorno solo, e lì ci siamo messi d' accordo come licenza poetica che per le nostre farfalle questo non vale, hanno vita lunga e regolare e caratteri vari e sulla descrizione ed interazione dei caratteri si regge tutto, sennò, figlio mio, ti tocca la divina commedia fino all' età della ragione, che non sarebbbe un' idea sbagliata ma si diceva, le farfalle).

Insomma, anche dopo le sbronze di camomilla, come si metteva a dormire, si tirava un po' le ali sui piedi se erano fraddi, niente, si girava e rigirava e più si rigirava, più si incazzava e più si incazzava, più si svegliava e la mattina non si poteva reggerla. Finchè una sera passò di lì un grillo che sentito il problema, le propose di dormire in un papavero.

"Un papavero, ma stai scherzando, che con tutto quel rosso io poi mi eccito e mi agito e non dormo più?"
"Si, ma col papavero si fa l' oppio e l' oppio fa dormire, lo usavano come anestetico se per esempio a qualcuno dovevano amputare un piede, quindi provaci".

Le altre farfalle decisero che le avrebbero fatto compagnia intorno al papavero fino a che non si addormentava, ma che per farlo sarebbe dovuta andare a letto presto.

"Ma siete pazze, a letto presto che io già non dormo e poi sto sveglia ancora di più rispetto a una notte normale e mi rigiro e mi innerovisco e non dormo".

"Fai come dice il grillo e piantala, tanto noi da qui non ci muoviamo finchè non dormi".

E lei andò a dormire nel papavero, si addormentò immediatamente, dormi 12 ore filate e la mattina si svegliò che era già mezzogiorno, e tutte le farfalle che la incrociavano si mettevano a ridere vedendola, perchè davvero, con quell' espressione riposata e felice era irriconoscibile dal cipiglio incazzato che aveva di solito la mattina.

(E adesso fate il viso rilassato-rincon-sorridente del mattino contrapposto a quello righio-incazzato di prima della cura del sonno, fateli a modo vostro, così come vi vengono).

"E poi?"
"E poi adesso dormi che è tardissimo, io ho tutte le anche molli e voglio andare a dormire. E se non dormi te le canto:

Fior di papavero
Se Ennio qui non dorme io mi incavolo,
lo appengo per i piedi sotto al tavolo,
fior di papavero
,

e non ridermi in faccia per piacere, dormi".

"Ricantamela".

Pier Paolo Pasolini ricordato ad Amsterdam sabato




Questo sabato apre la mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini dalla Galleria Metis di Rossana Alberico e Ron Lang. Insieme ai miei amici e colleghi di Quelli di Astaroth reciteremo alcune sue poesie, mentre Sebastiano e Stefano si occuperanno della musica e canzoni.

Per me spero sia l' occasione di reincontrare una gran donna che ho avuto l' onore e il piacere di conoscere, Letizia Battaglia, autrice della foto sopra che potrà essere acquistata alla Metis. Spero di vedervi e altrimenti la mostra continua fino al 28 ottobre esponendo anche grafiche e disegni di Marlene Dumas, foto di Graciela Iturbide e il film di Alfredo Jaar: Le ceneri di Pasolini


Pier Paolo Pasolini
8 ottobre, ore 16-19
Metis-NL Lijnbaansgracht 316
Amsterdam

www.metis-nl.com

mercoledì 5 ottobre 2011

Il metodo Peppina e i pomodori


È da quest' estate, da quel tocchetto di vacanze al mare che ci siamo fatti in Abruzzo che ho una serie di cose da raccontarvi e non ci sono riuscita. E stamattina, che mi sono alzata alle 4 per finire una lista di indirizzi per una cosina carina che sto facendo, e per scrivere una lettera in cui elenco alla scuola i punti discussi e il mio punto di vista sulla questione e che adesso sto aspettando ceh Zauberei scriva il post su Vasco che ci ha annunciato ieri, ecco, sarà il caso che vi racconti del metodo Peppina e come mi ha aiutato quest' estate per fare i pomodori, così mi rassereno.

Peppina è mia nonna Settimia Maria Giuseppa (quella nata dopo Quartina, Quintina e Sestina, e prima di Ottorina), le sue sorelle l' hanno sempre chiamata così. E nei momenti di tenerezza, mio padre che passava il resto del tempo a litigarci, legati a doppio filo questa madre e questo figlio che non so voi, ma io mi ci rivedo tel quel, con solo in più il senno di poi, quando guardo me e un figlio a caso, mio padre, dicevo, nei momenti di tenerezza e solo dopo gli 85compiuti, la chiamava " Peppì!".

E pure io allora ho iniziato a chiamarla Peppina, no perchè nonna non mi piacesse, che tanto Nonna Peppa ce la chiamavano tutti quelli che non ci erano parenti, i parenti la chiamavano zia Peppina, perchè la vita come fregatura ha questo, che quando ti fa il dono di una vita lunga e sana, ti fa anche il vuoto intorno di tutti quelli che hanno condiviso dei pezzi di infanzia e gioventù con te, e allora ri chiamano nonna, ti chiamano zia, ma nessuno che ti chiami come ti hanno sempre chiamata tua mamma e le tue sorelle. Così ce la chiamavamo noi ed era nelle intenzioni un gesto appena più tenero, più dolce, più nostro, più a cozza, di quanto potesse fare chiunque altro. Come mia madre, che per esempio l'ha accolta, amata e accudita fino alla fine senza mai cavarne una botta di tenerezza, quella che lei aveva per sua madre e le sue sorelle e l' avrebbe volentieri trasferito alla suocera, ma eh, le suocere abruzzesi, povere donne, quanto stanno messe male, mia madre in Peppina ha davvero avuto un rapposto difficile, ma mai come quello tra Peppina e Nonna Amalia sua suocera, che veramente è stata the mother-in-fucker-law-from-hell. e certi traumi una dopo se li tresferisce, senza avere gli strumenti per farci qualcosa, nei suoi rapporti successivi.

Però anche se per questa distanza forse mai veramente voluta da entrambe e che però c' era, mia madre si è sempre rivolta a lei come Mamma o Mà, ma in terza persona la chiamava pure lei Peppina. Non so se ho chiarito bene, finora.

Ora, Peppina è sempre stata un tipo girandolone, devo aver preso da lei, e la sua specialità era trovare passaggi e fare l' autostop. Uno dice vabbè, una signora anziana mica la lasci a piedi e che pericolo ci potrà mai essere, ma questo non rende giustizia alla sua abilità nel chiedere e ottenere informazioni, conoscere tutto di tutti, ed è inutile che mio padre le desse della pettegola, perchè non era così e soprattutto aveva una grande tolleranza per i casi della vita, purchè non riguardassero il buon nome e la vita sessuale dei parenti stretti, che lì avevamo dei codici e dei delitti d' onore specifici. Ma Peppina, e anche in questo forse ho ripreso da lei, aveva una grande capacità di ascoltare, di beccare tutti i casi umani del mondo che si vengono a sfogare con te ed avere una buona parola per ognumo. il che non è che sia una bella cosa proprio tutte le volte, c' è da dire e lo dico, ma come diceva sempre lei, ti guadagni tanto paradiso. (Lei almeno al paradiso ci credeva).

"La sua frase di apertura tipica, quando mi riferiva di qualche caso umano era sempre:
Sospiro
"Eh," pausa.

"Bisogna compatire". E noi compativamo perchè di compassione ne abbiamo le cantine piene.

Si diceva comunque del metodo Peppina. In genere tutte le volte che una situazione si risolve grazie a un comportamento, imitazione o stile tipico di come Peppina affronata la vita con i suoi piccoli e grandi intoppi, noi parlavamo del metodo peppina.

Vi faccio un esemoio, il massimo è stato quando è andata in Canadà. A oltre 75 anni decise di andare a Vancouver a trovare la sorella Mariannina, emigrata nel 1922 e mai più rivista di persona, anche se lettere e telefonate hanno mantenuto per anni i contatti. Senza sapere una parola di inglese parte e arriva. Però per casini di orari, fusi orari, che ci appuri, i nipoti che sarebbero dovuti andare a prenderla non c' erano perchè sapevano un altro orario. E lei si ritrova l`^, mai preso un aereo in vita sua. c' è da dire, altri tempi, arriva esattamente dall' altra parte dell' emisfero e si ritrova cos`^.

Recupera le valige, alza un pelo la voce e chiede:
"C' è per caso qualcuno che parla italiano?"
Ce n' erano parecchi, si sono precipitati a farsi raccontare il perchè e il percome e quello che abitava più vicino se l' è caricata in macchina e l' ha consegnata dai parenti increduli che stavano per uscire giusto giusto in quel momento per andarla a prendere.

Il metodo Peppina quindi si può fondamentalmente riassumere nella massima biblica: chiedete e vi sarà dato. (A parte che tutta la gente che ha letto Statale 17, storie minime transumanti , specialmente molti anziani, che si e mi chiedevano come è possibile che io così giovane (vabbè, comunque di un' altra generazione) abbia raccontato cose che erano antiche già quando le vivevano loro, io rispondo semplicemente: metodo Peppina.

Quest' estate io avevo due grossi progetti: spararmi più mare possibile a Casalbordino e fare i pomodori da riportarmi. Per i pomodori in genere ho i miei giri e i miei fornitori, ma siccome ci hanno fracassato un finestrino ed era agosto e mancava il pezzo e non si sa quando arrivava, vi dico solo che con la signorina della Crglass a Milano ci saremmo anche potute fidanzare da quante volte al giorno ci telefonavamo per riaggiornaric, e siccome con un vetro rotto io i 100 km. per andare dal mio contadno preferito a prendere i pomodori non li potevo fare e siccome stavamo lì inchiodati intorno a Casalbordino di cui conosco solo la stazione dei carabinieri per fare la denuncia del vetro e la panetteria dove prendevamo le pizzette da portarci al mare, ecco, io l' ultimo giorno di vacanza in cui bisognava davvero decidere qualcosa sui pomodori e non sapevo bene cosa, ho applicato il metodo Peppina.

Mentre andavo in panetteria dopo una notte insonne in cui mettevo in fila tutti i dati e tutto quello che c' era da fare per regolarmi (non ci dimentichiamo che mi stavano arrivando da Roma l' Artista borderline e Mente Miscellanea, che ancora non conoscevo di persona, per venire a fare i pomodori e rischiavano di ritrovarsi abbandonati al bivio di Ofena al calar della notte) mi tocca fermarmi perchè un' autogru sul quel viottolo stretto di campagn deve scaricare un pallet di mattoni per una villetta lì vicino. Per cui applico il metodo e chiedo al signore che mi fa cenno che posso ripartire:
" Scusi, ma lei non sa se da queste part c' è qualcuno che vende i pomodori per fare le bottiglie? perchè sa, vengo dall' Olanda, devo farli prima di ripartire ma abbiamo avuto un problema con il vetro e se non li compro qui non ce la farò mai, però no sono pratica e così e cosà" che secondo me è la cosa che avrebbe fatto chiunque nella mia situazione a parte gli olandesi.

Insomma, in men che non si dica mi ritrovo davanti al padrone di casa, che lui è di qui e conosce, che mi porta dentro, dove ci sono tre signore linde e pinte a prendersi il caffè (che mi offrono ma rifiuto er non disturbare, fate conto che l' abbia preso) a cui ripeto tutta la storia, che mi cercano il numero del loro fornitore che però non ne ha per questa sera perchè li ha tutti prenotati, ma se mi va bene domani me li porta
"Guardi, non si preoccupi se voi andate al mare, li facciamo lasciare qui" mi fa la padrona di casa e io mi sento anche un pelo pelino cretina e commossa da tanta disponibilità, anche se la riconosco benissimo.

Il problema è che non so se ci arrivamo, a sera. Allora ci mettiamo tutti a pensare e il marito fa:
"Il marocchino".

Salta fuori che appena entrati in Casalbordino, dopo il bivio dei carabinieri, proprio sulla strada c' è un marocchino che ha la frutta e verdura, ma lavora la sua di campagna e magari lui ce li ha.

Ringrazio, saluto e vado verso il paese e a un certo punto lo vedo il negozio, "Da Antonio il tunisino", che già solo l' insegna meriterebbe un' analisi degna di menti migliori della mia che mi chiedo come si chiami veramente Antonio, tipico nome tunisino, nevvero? Ahmet? Abdil? Boh.

Insomma, Antonio tr telefonate e gente che va e viene, in quei due mintui che gli ci vogliono per darmi retta, ho capito che è assalito da tutte le signore e i loro mariti di Casalbordino che si raccomandano per farsi mettere da parte i pomodori e lui calcola, smista, tiene conto di quelli che raccoglieranno stasera e quelli di domani e quelli di domenica, che manco il software logistico della TNT.Mi rendo conto che è una causa persa.

Insomma, ci provo e l' Olanda, eil vetro e i bambini che devo tirar su e senza passata della mamma come si fa, e se lei avesse, perchè sa. devo partire ma non so neanche bene quando e in quel momento mi ritelefona la signorina della Carglass ma anche lì mi deve richiamare che forse forse ci mettiamo d' accordo con il riparatore e torno da Antonio che forse si chiama Ahmet o Abdil eccetera, e lui chiama la moglie per chiederle se lì, in garage, non ci sono ancora quelle tre casse che ha visto stamattina. Ci sono.

Chiama, sposta, richiama, risposta e mi dice di dare a sua moglie mezz' ora intanto che io faccio la spesa e me li porta. E pensare che non ho neanche usato la mia arma segreta:
"Lei che come è me è un emigrante lo sa vero, cosa significa riportarsi le cose buone di casa all' estero". Non m,e la sono sentita.

E in questo ho deviato dal vero metodo Peppina che della compassione e delllimmedesimazione faceva il suo perno. Gliel' ho detto però quando sono andata a riprendermi quelle tre casse di pomodori, 75 kg., 100 vasetti bormioli piccoli e grandi e così anche per quest' inverno stiamo a posto.

Anche se il prossimo anno mi devo ricordare di dire agli aiutanti che il barattolo non va riempito fino all' orlo o si gonfia il coperchio, ci entra l' aria e siamo rovinati. Il che eprò mi ha liberato una ventina di barattoli che riciclerò per le cotogne che mi ha dato mia suocera.

Perchè dopo la stagione dei pomodori viene quella delle cotogne e mia suocera è un po' come Peppina in questo che ha tante amiche con alberi da frutto in giardino e una di quelle le ha procurato le cotogne per me. Perchè veramente, senza il metodo Peppina io come li farei crescere questi poveri bambini, che se potessero mangerebbero pizza surgelata e hamburger tutti i santi giorni, ma gli tocca la madre che gli tocca e bisogna compatirli, povere anime?

martedì 4 ottobre 2011

Ricapitolo per me e Orso


Intanto ho chiesto un appuntamento alla nostra direttrice per giovedi pomeriggio, appena abbiamo fatto tutti i colloqui, e le ho anticipato che vorremmo prendere una decisione importante.

"Capiscimi, la terapeuta, donna di vita e intelligenza e scienza ha detto di non poter fare più niente per lui, una maestra eccezionale come Laura non ne viene fuori, a questo punto tocca mettere in gioco l' artiglieria pesante. E se veramente dovrà andare in un altro tipo di scuola a quel punto il momento ideale, lo sai anche tu, è dopo le vacanze di ottobre e abbiamo solo 20 giorni".

Ora dovrei un attimo fare mente locale sul percorso fuori casa di questo figlio mio, così mi ricordo i momenti salienti da rievocare se la discussione/le discussioni dei prossimi giorni lo richiederanno.

A 8 mesi è entrato al nido e mentre io spogliavo e coccolavo il fratello in piena crisi isterica lui se ne è gattonan-gattonando andato sotto la sedia di Tjeerd e raccoglieva i pezzi di cracker e di mela che lui faceva cadere e se li mangiava tranquillamente, seduto a terra come un papa sul trono di San Pietro. L' ho guardato e mi sono detta:
"Io di questo figlio non mi dovrò mai preoccupare, se la cava benissimo da solo".

Quando è che è andata male e abbiamo iniziato a non fidarci del suo modo di risolversi le sue cose?

A due anni forse, quando al colloquio all' asilo la maestra sfogliando la sua lista mi fece:
"Ah, e un' altra cosa che abbiamo notato un po' tutti [NdM- nota della madre: oltre a giocare per conto suo, non interagire e parlare tra sè e sè in una lingua di sua invenzione -che sarebbe italiano, ma vabbè] lui non ti guarda mai negli occhi".
"Si, me lo avete detto esattamente due anni fa anche per il fratello, io vi ho spiegato che probabilmente è un mix di timidezza e buona educazione dell' Italia meridionale, e infatti adesso Ennio andando a scuola non lo fa più, non mi preoccuperei di questo".
"Ah, già, è vero".
Che il sospetto autismo, ci eravamo già passati.

Mettevo in ordine e rileggevo l' altro giorno la cartella di addio del nido, con le foto, i disegni, i collage e le osservazioni della santa maestra Anouk, suo unico e grande amore, che poi lo scorso anno si è ritrovata anche al doposcuola.
" Orso, scriveva Anouk, quando penso all' indirizzo didattico del nostro asilo, tu per me sei l' incarnazione del bambino autonomo e pieno di iniziativa. Ti vedo ancora sdraiato per terra, mentre posi attentamente un tappo di plastica in cima a una discesina che ti sei fatto con una scatola e lo fai rotolare giù. O mentre versi l' acqua da un contenitore all' altro, o fai un disegno, o giochi con i tuoi amici e inventi storie piene di fantasia".

Io all' epoca mi ero commossa leggendo come queste maestre avevano colto e assecondato il modo di fare di Orso.

E proprio lo scorso anno, in uno di quei pomeriggi irragionevoli, arrabbiati, sfacciati e testardi nel riprenderlo dal doposcuola, ho guardato sconsolata Anouk e le ho chiesto:
"Senti, ma almeno tu in questi giorni ne cavi qualcosa da Orso?"
"Effettivamente ha dei momenti che veramente non lo so".

Era una fase pure quella, lo scorso anno, poi ti è passata quando ti abbiamo iniziato a spiegare chiaramente che se siamo in gruppo bisogna collaborare e non fare troppo i testoni. Tocca ricordarcelo tutti i giorni, ma diciamo che va meglio.

A tre anni Anouk e Bianca mi dicevano che eri sempre preso da qualcosa, preferibilmente per conto tuo. Ti prendevi il treno e costruivi binari e svincoli e raccordi, poi ti stufavi e prendevi un libro e te ne andavi sul divano a riposare e guardartelo, poi magari un bambino faceva qualcosa di interessante e ti univi, poi un piccolo nella sdraietta si metteva a piangere e passavi a fargli una carezza in testa.

La mattina bisognava lasciarti in pace, che tu hai i rsvegli lenti e per questo ce la prendevamo con calma e ti portavo dopo aver lasciato Ennio a scuola, ed entravamo e già dietro la porta a vetri le tue amichette, Charlotte, Marit e Ghislaine cominciavano a saltellare e chiamarti con quelle vocine acutissime: Orso, Orso, Orso e tu nascondevi la testa nelle mie ginocchia tappandoti le orecchie e facevi: mi fanno male le orecchieeee.

A quattro anni hai iniziato scuola con la maestra Lizette di cui ti sei innamorato di colpo. Pativi un pochino quella classe rumorosissima e scatenata, tu che sei sempre stato troppo sensibile ai rumori molesti, e a volte urlavi anche tu per coprirli, ma dopo tre mesi i grandi se ne sono andati in terza e siete rimasti quelli un pochino più tranquilli. Tu continuavi a volerti sdraiare, ma nulla, a scuola non si può.

A cinque anni ti sei stufato di dover impiegare le tue energie migliori nello star fermo, zitto e seduto, ma non c' era verso, questa è la scuola. Hai cominicato a protestare, fare le boccacce, disturbare, ti è venuta una carica di energia fisica che non si sapeva da dove l' avessi presa, le maestre si sono inventate di mandarti ogni tanto a fare dei servizietti in giro così tu camminavi e ti levavi di torno e loro riuscivano a spiegare quello che dovevano senza sabotaggi. Ti anno dato il cuscino morbido per aiutarti a stare seduto e la presa larga per la penna, che tu continuavi ad afferrare a piena mano e non con le tre dita.

Alla fine di quell' anno ho scoperto che alla Montessori avevano in classe apposta i materassini per quelli come te, che pensano sdraiati sulla pancia, e avrei voluto pasarti lì ma non avevano posto per tutti e due voi e sapevo che saresti finito in classe da Laura, di cui ho una fiducia enorme.

Infatti in terza sei partito benissimo, hai iniziato a leggere e scrivere seriamente e goni giorno tornavi raccontandomi le parole nuove, e poi mi hai chiesto di aprirti un blog tuo in cui scrivere ogni giorno la parola che avevi imparato. La prima settimana hai stupito tutti chiedendo spontaneamente se potevi andare in corridoio a lavorare perchè gli altri ti distraevano.

A dicembre la maestra ci convoca e ci dice che non fai assolutamente niente, nulla, nada, rien. Che nessun tentativo di motivarti è riuscito, sei passivo. Non disturbi, non sei impertinente, ma non fai niente. Cobtemporaneamente cominci a lamentarti che non hai amici perchè ti dicono che puzzi e robe del genere. A scuola ci vai, non mi fai le scene da malato immaginario di tuo fratello, ma ti sei rassegnato.

Provi a fare lo stesso al coro, non ascoltare, stare sdraiato passivamente o fare il clown distraendo gli altri, ma lì ti parliamo seriamente dicendo che o ti ridimensioni o ne esci. Scendi a patti con te stesso e a parte i momenti di distrazione al coro non dai più fastidio.

A febbraio scopri lo sci.

Comntinui a fare il testone e le scenate di rabbia, ma piano piano, con l' aiuto della terapeuta da cui nel fratempo vai anche tu, impariamo un paio di trucchi. Ti parliamo seriamente. Ti cerco un' altra scuola tra giugno e luglio, ma non so neanche io perchè la cosa muore lì e non se ne fa niente. Forse troppi casini, forse ti volevamo dare l' opportunità di venirne fuori da solo, che ne so. So solo che no ero contenta che fossi finito in una classe mista 3/4 perchè se già ti anoiavi in terza tua, figuriamoci adesso che ti tocca sentire i piccoli imparare le cose che sai già.

Però intanto in estate prendi il diploma di nuoto e ti fa un gran bene al morale. Le vacanze ce le godiamo. Ricomincia la scuola e il primo giorno sei già in castigo. Continui a non fare niente.

Io mi sono fatta un' idea chiarissima da qualche parte, a un certo punto, tu hai deciso che la scuola non ti prende troppo sul serio. Che devi fare compiti ripetitivi e per te inutili e a te la ripetitività senza aggiunte creative ti ammazza. Tu sei un inventore e hai bisogno di sfide continue e anche di saggiare il tuo confine verso l' alto, sapere che arrivi fin lì e non oltre.

Ora, farti osservare dall' ennesima pedagoga 28-enne, piena di buona volontà e sicuramente competentissima per identificare una dislessia, un deficit di attenzione, sospettare situazioni che prevedano un test approfondito da parte di uno psichiatra, mi sembra una stazione passata che manca di rispetto a quello che stai cercando di comuniocarci. E la scuola che alla mia richiesta di appuntamento mi risponde che prima dobbiamo passare di lì e poi ci incontriamo per parlare, dopo che io mi sono resa conto di averla firmata un po' troppo in fretta quella liberatoria anche questa la trovo una mancanza di rispetto nei miei e nei tuoi confronti.

Mi stanno dicendo fra le righe che visto che io sono lka madre isterica che dice le cose e ci ripensa il giorno dopo, meglio far fare a loro che sanno quello che fanno? Bene, ti dirò, nei sei anni che ho a che fare con questa scuola non ho mai avuto, se non a livello individuale e occasionale con qualche maestra, l' impressione che i genitori vengano rpesi troppo sul serio, a meno che non siano del tipo che non molla e tiene duro e si fa valere.

Non è questa la scuola a cui pensavo di affidare i miei figli, quindi ancora di più, prima vi tolgo di lì meglio è.

domenica 2 ottobre 2011

La sfortuna di essere intelligenti

Premessa: questo post contiene mie osservazioni personali che al lettore poco abituato potrebbero sembrare discriminatorie. Non lo sono e sappiatelo, quindi qualunque commento che decida di confutare quello che sta qui su tale base, verra' cancellato. Potete contestarmi e fare a pezzi una a una le mie affermazioni, ve ne posso solo essere grata se mi insegnerete qualcosa di nuovo. Gradirei pero' tenere la discussione a un livello pari a quello che io presuppongo in chi mi legge, ognuno si regoli per se.

2 mesi fa, in una lunga estate piovosa, aveva lanciato un call for papers che a casa nostra traduciamo come "colla per paperi" che si intitolava: Lo stupido e' la misura di tutte le cose. Mi hanno risposto un sacco di persone intelligenti, con commenti intelligenti e alcuni dicevano di trovare offensiva o seccante la definizione di stupido che toccava a qualcuno. Altri si sono dilungati sulle diverse modalita' e forme in cui si puo' manifestare l' intelligenza, per esempio gente assolutamente geniale in qualcosa che nelle faccende quotidiane sembra un minus habens o viceversa, altri mi hanno tirato fuori Mario Cipolla che davvero e' stato il mio guru in questioni di intelligenza e stupidita', eccetera. Oh, mi avesse risposto un solo stupido che si sentiva chiamato in causa. Peccato.

Potrei quasi dire che esser stupidi e' la nostra migliore protezione dai dubbi sull' intelligenza. Siccome nella vita pero' la maggior parte dei luoghi in cui ci si forma un' opinione pubblica sembrano pensati da gente che ritiene i propri interlocutori degli incapaci, penso alla TV che ci propinano, al tono della maggior parte dei mass-media che ci circondano, ai forum di discussione ecc. e che gli unici barlumi di speranza ci tocca cercarceli con il lumicino e condividerceli tra noi in contesti ristretti e quasi carbonari, metto a disposizione con piacere questo spazio per una discussione provocatoria e leggera sui pro e contro dell' essere intelligenti.

C 'e' un motivo perche' io spesso mi dibatto in queste cose, chi mi conosce o mi segue su diversi media sa che negli ultimi mesi ho delle situazioni che necessitano di soluzione e che mi costringono a dibattermi su questa domanda, che peraltro ha funestato la mia infanzia, adolescenza ed eta' adulta fino a un paio di anni fa. Ovvero il fatto che dio sia ringraziato per avermi fatto intelligente, ma che seccatura conviverci pero'. Specia quando si vive in un mondo di stupidi.

Insomma un paio di annetti fa, vuoi la maturita', vuoi l' introspezione, vuoi il lavoro su me stessa, vuoi l' analisi, vuoi il fatalismo che sopraggiunge quando ti rendi conto che e' inutile stressarsi per cose che non e' in te risolvere, io ho deciso due cose:
1) che io sono intelligente e su certe cose sfioro il geniale e non permettero' piu' a nessuno di farmi sentire a disagio per questo;
2) se questa cosa puo' dar fastidio agli stupidi che incrocio nella vita, cazzi loro. Basta con l' educazione, e l' understatment, e il minimizzare.

Il che mi puo' comportare qualche piccolo intoppo nel quotidiano, soprattutto perche' vivo in un paese che ha fatto della medieta' il suo valore fondante. In Olanda si dice che i fiori che spuntano piu' alto del resto vanno decapitati, e il guaio e' che lo credono veramente. E trattandosi di un paese civile, evoluto e ricco, ti rendi conto effettivamente che non e' indispensabile essere intelligente per fare tante cose buone nella vita. E viceversa.

Un esempio, mia suocera e' medico, ha 4 figli ognuno a modo suo estremamente intelligente, ha visitato centinaia di bambini dai 0 ai 4 anni misurandone lo sviluppo al consultorio pediatrico. Una sera che cazzeggiando sul web con il mio maschio alfa ci siamo fatti un test (e sappiamo che i test alla cazzo, specie su Internet, lasciano il tempo ch trovano) ed e' risultato che appunto il mio amore e gioia superava in160 punti, le ho telefonato trionfante per comunicarglielo. non che io abbia mai avuto dei dubbi in proposito, senno mica ci facevo 2 figli, che io vengo da una famiglia dig ente che allevava pastori abruzzesi e mio padre da bambina mi spiegava sempre molto seriamente l' importanza di arrazzare con gente di razza, la sua risposta e' stata:
"B. ha 164 di IQ. Non ci credo, e' impossibile". E lo diceva seriamente.

Ecco, per dire i complessi degli olandesi.

Essere estremamente intelligenti oin realta' non aiuta molto nella vita quotidiana e uno dei motivi e' che tendiamo tutti a presupporre negli altri il nostro stesso livello per scoprire ogni volta, con estrema meraviglia e forse disillusione che non e' cosi'. In questo siamo parecchio stupidi, c' e' da dire. Raramente teniamo conto del livello degli altri, perche' cerchiamo sempre di metterli al nostro. Il grosso vantaggio invece e' che facendo cosi' quando incorci qualcuno di veramente intelligente la cosa e' assolutamente naturale e scontata, ci si annusa, riconosce, ma come se fosse nell' ordine delle cose. Di questo mi sto convincendo sempre di pida quando bazzico blog e social media, che sono un enorme strumento di selezione. Se mese dopo mese continui a seguire e conversare con persone che no conosci, fino a che magari le conosci meglio di tua madre, qualcosa vorra' dire.

Io da piccola ero considerata la bambina intelligente, ed e' una fregatura. Alle elementari ero bravissima, alle medie lo ero nelle materie che mi interessavano, al liceo mi hanno iscritta allo scientifico, che e' un po' l' ultimo posto che mi era congeniale, con l' idea che per imparare a studiare e ad avere un metodo, bisognasse stimolrmi con cose che non mi venivano spontanee e per cui mi dovessi sforzare. Che non era sbagliato come ragionamento, ma non teneva conto del fatto che per 5 anni io mi sia sentita l' ultima dei cretini incapaci. Fino a che il mio amico Sabatino, altro geniaccio matematico, uno che per dire, quando si stendeva a letto quella mezz' oretta dopopranzo si risolveva a memoria le equazioni trigonometriche di secondo grando con tutto il grafico, mentre io cara grazia che abbia imparato a risolverle per quel breve tratto in cui ho dovuto prendere un voto e poi ho dimenticato tutto. L' unica cosa che so fare e' calcolare l' IVA, ma l' ho imparato dopo.

Insomma Sabatino era dio e meno male che era un ragazzo simpaticissimo con cui andavo e vado molto d' accordo, ma per me sul lato matematica e fisica stava su un piedistallo su cui sapevo di non poterlo mai raggiungere. Fino al giorno in cui, discutendo certi temi che ci facevano fare e uno mio che era stato pubblicamente letto, lui con l' aria di chi vede la madonna fa: Certo, ma il fatto che tu hai una gran testa. Pardon, chi io? E me lo dici tu? Ecco, ci ho messo 5 anni a convincermi che quel paio di cose che so fare e che mi piace fare, li' ho poc gente che mi segue.

Essere intelligente mi ha dato un' infanzia solitaria. Che ci posso fare se leggere un libro interessante mi da piu' soddisfazione di barcamenarmi nell' insicurezza dei miei social skills con i coetanei? I miei insegnanti lo sapevano da sempre che avevo problemi di socializzazione e timidizza enormi, i miei genitori che mi vedevano in moltissimi contesti, soprattutto popolati di adulti, facevano una fatica enorme a crederci e infatti non ci credevano. I miei primi amici a cuore aperto me li sono fatti all' universita', per dire.

Ora io ho due figli parecchio felici e spensierati, che ci vogliamo un gran bene, socializzano ognuno a modo suo, sono bilingue e vivono una situazione familiare che gli permette enormi stimoli, andiamo all' estero in posti che per loro sono casa, vediamo gente, facciamo cose, leggiamo libri interessanti. Ma sono bambini estremamente intelligenti e creativi, che comunque in qualsiasi contesto scolastico ed extrascolastico si notano perche' parlano italiano con me, e dotati di una grande capacita di fare 2 + 2, di esprimere i loro disagi con me e il padre e, e qui e' la combinazione che li frega, estremamente sensibili. Come lo ero io.

Per questo motivo ogni volta che percepiscono uno scollamento tra quello che sono e quello che li circonda, cercano di spiegarselo. E siccome sono bambini intelligenti e sensibili, con dei processi di causa ed effetto molto adulti, ma sempre bambini, la colpa la cercano in se stessi. Sono sbagliato, non sono capace. sono stupido.

I bambini si fa fatica a prenderli sul serio perche ognuno di noi ha in mente cosa debba essere un bambino e cerchiamo di adeguarci a questa idea quando trattiamo con loro. I bambini intelligenti si fa ancora piu' fatica, perche ragionano in maniera cosi soprendente che certe volte ci scordiamo che sono bambini e magari ci aspettiamo che prendano loro decisioni troppo adulte per quel loro momento di crescita.

Tutto questo per dire che Orso da un paio d' anni, con alti e bassi, impensierisce a scuola e a dicembre ha deciso che se nessuno lo prende sul serio lui se ne frega di collaborare. Consegna tutto in bianco e non fa NULLA. Avete presente cosa significhi per una maestra dover ammettere che uno di 7 anni non riesci ad interessarlo? A motivarlo? A raggiungerlo? A capirlo? La sua maestra ha tentato di tutto.

La sua terapeuta ci ha detto, dopo averlo esaminato ed essersi fatta un' idea di come ragiona, che non puo' aiutarlo, ma di farlo testare. Io lo so a cosa pensa a qualcosa nella direzione del deficit di attenzione, ma io continuo a pensare che lui a un certo punto si e' sentito preso poco sul serio e si e' chiuso a riccio. Ha abbandonato la partita, non ci prova neanche piu'. Una sera che gli raccontavo la favola della bambina intelligente a scuola e cercavo di spiegargli che ci sono tanti modi di fare, essere e reagire mi ha detto subito: si e io sono il bambino stupiodo. Ci crede sul serio. E mi ricorda qualcuno.

Suo fratello grazie alla terapeuta ha imparato a gestirsi. La sua strategia originaria era quella di fare il clown, il simpaticone, farsi accettare per questo, ma la cosa lo stancava enormemente. Adesso ha imparato che non ha bisogno di farlo, ma si ritrova contro tutta una serie di bambini che lo scorso anno erano suoi amici e ne patisce. Al contrario, l' altro amico con cui aveva fatto baruffa, ma che sta esattamente nella stessa barca, solo che e' a un passo piu' avanti perche' e' stato testato, trovato super-iper-extra e dotato di programma individuale a scuola (l' ho appena saputo in confidenza da sua madre, che non vuole si risappia in giro), ecco, con questo amico si sono ritrovati. Continuano a volta a baruffare perche' entrambi convinti di saperne di piu' ed avere ragione, ma si sono ritrovati.

Io insisto con la storia che so qual' e' il problema, ma siamo anche due genitori affaccendati, che le tentano tutte per il bene dei figli, e che vanno un po' a tentoni e sono costretti a fidarsi degli insegnanti e degli esperti che li circondano.

A un certo punto il capo mi ha chiesto per favore di piantarla con la storia dell' intelligenza come fonte di tutti i mali perche' secondo lui inquinavo la discussione e ho tentato di farlo. Ma la mia sensazione di pancia, da due anni, e' che dobbiamo cambiare scuola, a trovarne un' altra che sia meglio, come faccio a saperlo con due colloqui con la direttrice? Perche' la nostra scuola conta alcune maestre meravigliose, ma non c' e' nessuno che da 30 anni lavora con i bambini e ne ha visti passare di tutti i tipi. Parlando con direttrici di altre scuole ne ho trovate che mi davano questa fiducia, ma erano scuole che non avevano posto per entrambi i miei figli.

Insomma, forse adesso ci sono: venerdi ho avuto un appuntamento con una di queste direttrici, con cui a giugno avevo lasciato perdere perche' non volevamo prendere decisioni affrettate prima della conclusione del percorso con la terapeuta ecc. E perche' temi che cambiare ambiente ai bambini sia comunque una fatica per loro, che magari basta dargli il tempo e la fiducia di uscirne fuori da soli. Ma vedo che non e' cosi'. E mi avevano consigliato di non dire troppo a questa direttrice e vedere prima come reagiva lei. Non l' ho fatto del tutto.

Ci sediamo, veniamo interrotte un paio di volte da una bima che si era fatta male e aveva bisogno di essere spalmata di pomata, con un' altra che la accompagnava, la meta' di lei, che le accarezzava la schiena contro il male. Poi da un' altra che doveva fare le fotocopie. Ho visto come ha trattato i bambini.

Poi attacco: sa, Orso da dicembre non fa nulla, pero' nel frattempo ha un livello di lettura di due anni sopra la sua eta' e i test di fine anno sono andati benissimo, ma ci dispiace che non riusciamo a motivarlo e c' e' tutto questo tragitto in corso, e la sua scuola vuole far intervenire un esperto esterno che lo osservi in classe e mi rendo conto che voi siete una scuola appena aperta e magari non avete proprio la possibilita' di accollarvi una situazione complessa in questo momento.

mi ascolta e chiede:
"Ma da quello che lei mi dice mi sembra che si tratti di un bambino di intelligenza superiore alla orma".

Sospiro e mi sento sgonfiare dal sollievo. Mi sta prendendo sul serio.
"Si, e' quello che io dico fin dall' inizio, ma vengo da una famiglia di insegnanti e so come sono seccanti le madri che vanno a scuola a pretendere che il loro bambino sia piintelligente della media".

Mi spiega il loro metodo, so che la loro scuola e la nostra no, partecipa a un programma apposta per questo tipo di bambini, mi fa vedere il materiale. Mi dce che anche suo figlio ha fatto esattamente lo stesso eprcorso di Orso. Io sono conquistata.

"Insomma, lo volete?"
"Io ho una gran voglia di provarci, e ho chiesto alla maestra della classe del fratello, anche se ha gia' 24 bambini, se si sente di prendere il 25 esimo cosi potete portarli entrambi qui se e' piu' semplice. Va bene, ci prendiamo pure Ennio se volete. Pero' se cambiano scuola, va fatto al piu' presto o a gennaio entrerebbero in classi gia' formate e sarebbe piu' difficile per loro ambientarsi".

Sono uscita saltellando e preoccupata: e adesso al capo come lo dico senza che sembri che gliel' abbia fatta alle spalle?

Beh, glil' ho detta cosi' come e' andata e lui vuole venire a parlare con la nuova scuola e provarci.

L' ho detto che ho sposato un ragazzo intelligente.
Adesos incrociamo le dita pero'.